Ultimo aggiornamento: 24.08.19

 

Grazie alla preziosa opera della fondazione Bracco sono stati svelati i segreti dello strumento visibile presso il Museo del Violino di Cremona.

 

Da secoli Cremona è la capitale della liuteria. I mastri hanno tramandato i loro segreti solo ai più fidati apprendisti. Non c’è manuale scritto, un libro dove si spieghi come costruire un buon violino, tutto era tramandato oralmente per evitare che la “ricetta magica” si diffondesse incontrollatamente. 

Tutto ebbe inizio nel 1539 presso la bottega dell’artigiano Andrea Amati, naturalmente a Cremona. Tramandò la sua arte ai discendenti. Presso la bottega Amati si formarono Guarneri e Stradivari che ben si guardarono da rendere pubblico i loro segreti di abili liutai se non ai più fidati apprendisti. Chi seppe apprendere proficuamente l’arte liutaia fu certamente Lorenzo Storioni. È proprio di lui che vogliamo parlarvi; grazie ai mezzi messi a disposizione dalla scienza è stata condotta un’analisi accurata sul piccolo violino Bracco allo scopo di svelare i segreti alla base della sua costruzione.

 

Il Piccolo

Il violino creato da Lorenzo Storioni ha una misura ridotta. La sua creazione risale alla fine del ‘700. Uno degli aspetti più interessanti è certamente lo stato di conservazione, oltre che per il suo formato che lo rendono un oggetto molto raro: misura, infatti, 40 mm in meno rispetto allo standard. È un violino per bambini di 10 anni che se costruito ai giorni nostri sarebbe stato classificato come “violino ½”.

 

 

Il progetto I Cantieri del Suono – Violino Storioni 1793

Il progetto con al centro il piccolo violino Bracco – nome scelto in onore della fondazione che si è prodigata per l’indagine – si è sviluppato secondo tre fasi. La prima fase è stata lo studio storico, organologico e filologico dello strumento unitamente a una campagna diagnostica per analizzare materiali e caratteristiche tecniche costruttive.

 La seconda fase è stata quella del restauro affidato a maestri liutai d’indubbia fama. La terza è stata la presentazione delle conclusioni scientifiche e l’esposizione al pubblico inserendo lo strumento nelle Collezioni Civiche Liutarie presso il Museo del Violino di Cremona. Le indagini scientifiche hanno avuto corso presso il laboratorio Arvedi dell’Università di Pavia. Gli studiosi hanno applicato tecniche quali indagini fotografiche, microscopiche, radiografiche, endoscopiche e spettroscopiche grazie alle quali è stato possibile determinare i materiali e quindi vernici, pigmenti e i trattamenti cui è stato sottoposto il legno. In particolare sono state rinvenute tracce di vernice a base d’olio e resine naturali come per gli Stradivari. 

È stata rilevata, inoltre, la presenza di gesso che aveva lo scopo di ostruire i pori del legno prima della verniciatura. Questo è un altro punto di contatto con gli Stradivari. Da sottolineare, poi, la presenza di tre chiodi disposti a triangolo che hanno la funzione di ancorare il manico al violino. Questo particolare non è mai stato riscontrato negli Stradivari poiché nel tempo hanno subito diversi interventi di rimaneggiamento.

 

Una copia del Piccolo

Grazie alla collaborazione con la Scuola Internazionale di Liuteria è stato possibile realizzare una copia del Piccolo che consente di ascoltare un violino costruito con le tecniche e i materiali impiegati a Cremona sul finire del ‘700, chiaramente senza pretendere di replicare fedelmente il suono dell’originale.

 

 

Lorenzo Storioni

Lorenzo Storioni raccolse la pesante eredità lasciata dai liutai che si resero protagonisti dell’incredibile stagione creativa fin dalla prima metà del ‘700. Visse poco distante dall’isolato dove gli Stradivari, i Guarneri e gli Amati svolgevano le loro attività quotidiane. Ebbe modo di entrare in stretto contatto con i discendenti dei grandi liutai come Francesco, nipote di Ruggeri, Paolo e Antonio II figlio e nipote di Stradivari senza dimenticare Nicola, nipote di Carlo Bergonzi.

Nel 1771 Storioni sposò Teresa Marini che diede alla luce Giuseppe diventato poi primo violoncello del Teatro alla Scala nonché insegnante presso il conservatorio di Milano. Storioni ebbe come apprendista Giovanni Rota che frequentò la sua bottega tra il 1782 e il 1786. All’inizio del XIX Storioni lasciò Cremona. Dagli appunti del conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue si apprende che Storioni, oltre a Cremona, fu liutaio anche a Napoli, Trieste e Venezia. 

Da sottolineare che proprio nel periodo post trasferimento è fatto risalire un violino con etichetta 1804 dove l’indicazione Cremona è depennata in favore della dicitura Flumio. È lecito supporre si trattasse della città di Fiume. Dai registi di una parrocchia di Cremona si deduce che nel 1810 il liutaio fece ritorno nella sua città natia. Sul registro, infatti, si legge il suo nome con la qualifica di fabbricante di violini. Tuttavia in quel periodo Storioni ha problemi di salute che gli impediscono di svolgere regolarmente la sua attività. Dopo due anni, sui registri dell’anagrafe, alla voce “condizioni di impiego” si legge “impotente” ossia, non è in condizioni di lavorare. Nel 1816 sopraggiunse la morte.