Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

Supporti per chitarra – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni del 2019

 

La chitarra, che magnifico strumento! Elettrica, acustica, folk, classica, a disposizione c’è una gran varietà di suoni che permettono di esprimersi, Esatto, perché la chitarra è uno strumento d’espressione oltre che musicale. Ovvio, non tutti ci riescono, molti si fermano alla mera esecuzione di brani altrui, altri invece hanno un tocco talmente personale che si riconoscono anche ascoltandoli semplicemente, magari suonando il pezzo di un altro. Prendiamo come esempio un musicista che non sa neanche lui con quanta gente ha suonato: Carlos Santana. Se c’è un suo assolo di chitarra su un pezzo, lo si capisce al volo. Ma non siamo qui per parlare di chitarristi bensì di un accessorio che torna molto utile a quanti possiedono una o più di questi strumenti, ovvero, il miglior supporto per chitarra. Tra i modelli selezionati vi suggeriamo in particolare questi due: l’Hercules GSP39WB che assicura una buona distanza tra muro e strumento e il Neewer – Universale che secondo noi va benissimo sia per chitarra classica che elettrica.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Come scegliere il miglior supporto per chitarra

 

Siete pronti per i nostri suggerimenti su quale supporto faccia maggiormente al caso vostro? Qui di seguito entriamo nello specifico del prodotto in modo da poter perfezionare un acquisto che vi soddisfi completamente.

Guida all’acquisto

 

Dove collocarlo

Ma come scegliere un buon supporto per chitarra? Beh, innanzitutto bisogna decidere se sia più conveniente uno a muro o magari uno da pavimento. I modelli a parete hanno un vantaggio da non sottovalutare, visto che permettono di recuperare spazio. Non temete, una volta fissati al muro orizzontale non c’è rischio che la chitarra possa cadere, accertatevi solo di usare buone viti e tasselli.

Ad ogni modo le chitarre non pesano tanto e oltretutto sono un bel complemento d’arredo, anche se probabilmente vostra moglie la penserà diversamente. Ciò nonostante disporre anche (dunque non solo) di un supporto a pavimento può tornare molto comodo: immaginate che state suonando e per una qualsiasi ragione siate costretti a posare la chitarra, tenendo il supporto vicino non avrete problemi.

 

Sul palco o a casa

Probabilmente non avete ancora deciso quale supporto per chitarra comprare, proviamo noi ad aiutarvi a giungere alla risposta. Generalmente chi si esibisce su un palco, anche a livello amatoriale, ha l’esigenza di disporre di almeno due chitarre, vuoi per timore che si spezzi una corda, vuoi perché ha bisogno di uno strumento con diversa accordatura o per una questione di suoni differenti.

Insomma, le ragioni possono essere tante. In un contesto live, chiaramente, dobbiamo escludere i supporti a muro. Ad un prezzo ragionevole si può prendere un supporto multiplo che permette di adagiare chitarre e bassi. Generalmente c’è lo spazio per almeno quattro strumenti ma se c’è la necessità, ce ne sono anche di più grandi. Questi supporti sono molto leggeri e pieghevoli, dunque il loro trasporto non è un problema.

Per prodotti del genere sul mercato ci sono diverse offerte interessanti come potrete vedere a breve dai nostri consigli d’acquisto.

Che sia stabile

Quale deve essere secondo voi una delle principali caratteristiche per un supporto? Che sia affidabile e stabile. Per i modelli da pavimento accertatevi sempre che abbiano la necessaria stabilità. La base deve appoggiare bene a terra. Attenzione perché non è una cosa scontata, i modelli più economici possono piegarsi in seguito a un colpo e perdere la necessaria stabilità.

Fate una comparazione tra diversi modelli e accertatevi di scegliere sempre quello più solido, per saperne di più leggete con attenzione ogni recensione vi capiti sotto mano. In questo caso affidarsi alla migliore marca del settore è una garanzia.

 

I migliori supporti per chitarra del 2019

 

Nello stilare la classifica dei migliori supporti per chitarra del 2019, abbiamo tenuto in conto di una serie di elementi come il rapporto qualità/prezzo, le opinioni pubblicate in rete che sono sempre una preziosa fonte di informazioni ma siamo anche andati a cercare i supporti più venduti online perché se tanta gente decide di affidarsi a un articolo un buon motivo ci sarà. Ora tocca a voi: leggete le nostre analisi e confrontate i prezzi.

 

Prodotti raccomandati

 

Hercules GSP39WB

 

Principale vantaggio:

Il supporto ha un sistema di bloccaggio della chitarra apprezzato da tutti, in pratica due piccole staffe si abbassano automaticamente appena si appoggia la chitarra, evitando il minimo movimento.

 

Principale svantaggio:

Piccolo, anzi, piccolissimo difetto che non riguarda strettamente il supporto bensì le viti e i tasselli in dotazione. Secondo alcuni non sono della migliore qualità e per stare più tranquilli, è preferibile sostituirli con qualcosa di meglio.

 

Verdetto 9.9/10

La nostra valutazione per il supporto Hercules non può che essere positiva. Secondo noi il prodotto è ottimo e affidabile: appendeteci la vostra chitarra senza timore.

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Descrizione Caratteristiche Principali

 

Solido

Un chitarrista non affida la sua chitarra a chiunque o a qualsiasi cosa. Noi siamo certi che il supporto Hercules sia in grado di conquistare la completa fiducia anche del musicista più premuroso, di quelli che la sera rimboccano pure le coperte allo strumento, tanto per intenderci.

Perché tale convinzione? Perchè è un supporto solido e con tutte le protezioni necessarie a evitare anche il minimo graffio alla chitarra; basta guardare alle zone morbide che avvolgono letteralmente lo spazio tra la paletta e il manico.

I materiali, a  nostro avviso, sono più che ottimi e il sistema di bloccaggio è semplicemente eccezionale. Pensate; nel momento in cui si appoggia la chitarra, due piccole staffe si sollevano per abbassarsi solo quando si afferra la chitarra con un piccolo movimento verso l’alto. In questo modo è più probabile crolli la parete piuttosto che si sganci lo strumento.

Adatto anche per chitarre classiche e acustiche

Capita che questo tipo di supporti non assicuri la distanza necessaria dalla parete e dunque lo strumento può accidentalmente venire a contatto con la superficie. Chiaramente un contatto del genere può dare origine a uno o più graffi. Ma il problema è anche maggiore per chi al muro vuole mettere una chitarra classica o acustica in quanto la cassa armonica rende quasi inevitabile il contatto con il muro.

Inevitabile se non avete il supporto Hercules che offre una buona distanza dalla parete, sufficiente ad evitare il tanto temuto contatto, anche per strumenti con cassa armonica. Chiaramente in questo caso specifico è comunque richiesta un po’ di attenzione in più quando si mette e toglie lo strumento ma queste sono raccomandazioni superflue per un chitarrista che ama la sua “bimba”.

 

Tasselli poco convincenti

Trovare punti deboli in questo supporto per chitarra è impresa ardua ma c’è chi si è messo d’impegno per trovare il classico pelo nell’uovo. E state pur certo che se un chitarrista si mette d’impegno, il difetto, per quanto piccolo e trascurabile, lo trova sempre.

Cosa c’è che non va a detta di diversi utenti? I tasselli e le viti. Eccesso di prudenza? È probabile ma è nostro dovere riportare le critiche avanzate. Sebbene il supporto sia solido, anzi, solidissimo, non convincono viti e tasselli in dotazione.

Questi sono considerati di qualità inadeguata al resto dell’articolo e poco sicuri. Dunque, se volete dormire sonni tranquilli senza il timore di essere risvegliati da un preoccupante rumore, andate dalla vostra ferramenta di fiducia e fatevi dare le migliori viti e tasselli disponibili. I meno ansiosi, invece, possono tranquillamente fare affidamento sulle viti in dotazione.

 

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Neewer – Universale 

 

È un supporto per chitarra da pavimento per un solo strumento. Si adatta sia alla chitarra (ma anche basso) elettrica sia a quella classica. Ha le dimensioni giuste per le due tipologie e un design davvero niente male.

L’apertura e la chiusura sono molto semplici ma non è regolabile. Tuttavia questo non dovrebbe essere un problema significativo perché, da quanto abbiamo avuto modo di capire dai commenti in rete, non si registrano problemi di incompatibilità con questo o quel modello di chitarra.

Ciò che invece non ha completamente convinto sono i materiali. Facendo fede ad alcuni commenti apparsi in rete, la struttura è piuttosto leggera e qualche colpo potrebbe anche deformare il telaio e compromettere, anche se di poco, la stabilità.

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RockJam RJGS01

 

Il RockJam RJGS01, secondo noi, è tra i migliori supporti in termini di rapporto qualità/prezzo. Se cercate qualcosa di davvero economico, perché non avete voglia o possibilità di spendere molto per un prodotto di questo tipo, non possiamo fare altro che consigliarvelo. Oltretutto, sempre basandoci su alcune testimonianze che abbiamo avuto modo di leggere in rete, è adatto sia alle chitarre elettriche sia a quelle classiche.

La struttura è piuttosto leggera e i materiali non sono quanto di meglio si possa trovare in giro, ma c’era da aspettarselo visto il prezzo. Chiaramente un professionista si affiderebbe ad altro ma se si vuol spendere poco, non attendete oltre e compratelo, chiudendo un occhio su ciò che non convince appieno ma comunque non abbastanza per pregiudicarne la funzionalità.

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König & Meyer 16280 Guitars holders

 

König & Meyer propone un supporto per chitarra a muro. È un oggetto abbastanza economico, lo si capisce dai materiali piuttosto ordinari ma comunque in linea con il prezzo dell’accessorio. Che dire, una volta montato la chitarra sta su e non lascia intendere che lo strumento possa cadere, anzi.

Probabilmente la distanza che intercorre tra muro è strumento non è sufficiente per una chitarra classica mentre quella elettrica non dovrebbe toccare il muro.

La cosa che più ha contrariato i clienti che hanno comprato questo modello è l’assenza delle viti e dei tasselli necessari per montare il supporto alla parete. Oltretutto, da quanto abbiamo avuto modo di capire dai commenti online il tipo di viti necessarie non sono neanche di facile reperibilità.

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Mugig – in Legno

 

Particolare, così possiamo descrivere il supporto Mugig, a cui aggiungiamo anche originale ed elegante. È certamente un bell’oggetto da vedere che funge, volendo, anche da complemento d’arredo. È pensato per le chitarre classiche, almeno per come la vediamo noi. Il montaggio è semplice, visto che si tratta di incastrare due pezzi.

Il prezzo potrebbe sorprendere ma poi, osservando più da vicino i materiali, si spiega tutto. La qualità del legno è modesta, i gommini antiscivolo, come testimoniato da qualcuno, rischiano di staccarsi dopo qualche mese. Secondo noi un oggetto del genere avrebbe meritato ben altra qualità in termini di materiali, anche se questo avrebbe comportato un aumento del prezzo ma crediamo che chi desidera un oggetto con tale estetica non se ne sarebbe fatto un grosso problema.

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Hercules GSP39WB

 

Hercules ha realizzato un supporto niente male. È costruito con buoni materiali ed è anche gradevole alla vista. Dà garanzie di solidità e affidabilità ma la cosa che più ci ha convinto è la distanza che intercorre tra la chitarra e la parete. Questa è tale da impedire anche il minimo contatto tra lo strumento e il muro in modo tale da prevenire qualsiasi rischio di graffio.

La distanza, inoltre, è ideale anche per chi ha una chitarra classica o acustica, notoriamente più ingombranti di uno strumento elettrico.

Il fissaggio è assicurati da tre viti con relativi tasselli compresi nella confezione. Sono di qualità sufficiente dunque, contrariamente a quanto accade per supporti più economici, non è necessario che vi rechiate dal ferramenta per comprarne di migliori. Dobbiamo dire che come supporto è un po’ caro dunque se si ha più di una chitarra da sistemare al muro, la spesa potrebbe salire vertiginosamente.

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Come utilizzare un supporto per chitarra

 

Pensavate che comprata la chitarra, non vi sarebbe servito null’altro? Sbagliato, ma non è colpa vostra. I meno esperti ben presto si accorgono di dover far fronte ad altre esigenze, una serie di accessori che è sempre comodo e utile possedere.

Per esempio, quando non suonate, fosse anche solo per interrompere un attimo per fare altro. Vi sarà sicuramente capitato che, mentre siete nel bel mezzo di un assolo con il pubblico che vi osanna… sentite suonare il campanello. Purtroppo stavate sognando a occhi aperti, ai chitarristi capita; dunque, cosa fate? Dovete appoggiare da qualche parte la chitarra e avere nelle vicinanze un supporto vi risolve il problema.

 

 

 

Due possibili scelte

Quando vi accingete a scegliere il supporto, fondamentalmente avete due scelte: c’è l’opzione da pavimento e quella da parete. Entrambi reggono la chitarra ma si tratta comunque di soluzioni diverse.

 

Il supporto da parete

Il supporto da parete è una soluzione salvaspazio perché vi permette di sfruttare il muro: appendete la vostra chitarra e l’afferrate quando vi serve.

L’installazione è semplice, a patto che sappiate usare un trapano. Un consiglio, verificate bene la qualità dei tasselli e delle viti che trovate nella confezione, spesso, nel caso di supporti economici, sono di scarsa qualità ma tutto si risolve comprando qualcosa di più adatto dalla vostra ferramenta di fiducia. Accertatevi che ci sia abbastanza spazio tra la parete e lo strumento, se volete sentirvi più sicuri, potete comprare del velcro o gommini adesivi da attaccare al muro in quei punti dove pensate possano esservi maggior possibilità di contatto.

 

Il supporto da pavimento

Il supporto da pavimento non richiede alcun tipo di installazione, si apre, si chiude e si può posizionare praticamente ovunque, visto che lo si può mettere anche in un angolino della stanza.

È certamente utile per sistemare la chitarra quando non in uso ma anche nel caso si debba interrompere per qualsiasi motivo la pratica; basta averlo a portata di cavo e non avrete bisogno di scollegare la chitarra, il che comporta spegnere l’amplificatore. In questo caso sarà sufficiente abbassare il solo volume dello strumento per evitare che le corde, vibrando accidentalmente, producano un suono.

Questo, chiaramente è il caso di una chitarra elettrica o comunque amplificata mentre per gli strumenti classici o acustici la questione non si pone.

 

 

Supporto multiplo

C’è chi non si accontenta di una sola chitarra, vuoi per una mera questione di collezione, vuoi perché piace avere a disposizione strumenti in grado di regalare suoni diversi da sfruttare in base alle esigenze.

Oltretutto chi va in tour o più semplicemente si esibisce dal vivo farebbe bene ad avere sempre una seconda chitarra. In casi del genere una buona soluzione sono i supporti multipli che possono ospitare due o più chitarre e/o bassi. Supporti del genere, chiaramente, sono da pavimento.

 

 

Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

Pedaliere per chitarra – Consigli d’acquisto e Recensioni del 2019

 

Dopo un po’ che si è comprato una chitarra elettrica (ma anche acustica) corredata da un buon amplificatore, ci si rende conto che manca ancora qualcosa. Dopotutto è cosa nota, il chitarrista alza sempre l’asticella pretendendo di più dal suo strumento, anzi, dalla sua strumentazione. È certamente una questione di sound che se in parte è creato dalle capacità espressive del musicista, dipende comunque dalla strumentazione e, nel nostro caso specifico dalla migliore pedaliera per chitarra del 2019. Con la guida che abbiamo realizzato cerchiamo di rispondere una domanda tutt’altro che banale: come scegliere una buona pedaliera per chitarra? Oppure, quale pedaliera per chitarra comprare? Per una risposta ricca di particolari, continuate la lettura, se invece volete andare subito al nocciolo della questione, passate alla descrizione di questi due modelli proposti dalla stessa azienda: la Zoom G3Xn, buona per chitarristi principianti ma esigenti e la Zoom G3n, adatta a chi ha pochi soldi da spendere.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Come scegliere la migliore pedaliera per chitarra

 

Spazio a una serie di suggerimenti volti a consentirvi di entrare più approfonditamente sulla questione relativa alla scelta di una pedaliera per chitarra. Al termine della nostra guida all’acquisto troverete anche le recensioni dei prodotti più interessanti, dal nostro punto di vista ma anche relativamente ai pareri espressi dagli acquirenti.

Guida all’acquisto

 

Pedale o pedaliera, questo è il dilemma

Prima di entrare nel vivo della questione relativa alla pedaliera multieffetto per chitarra e alle offerte disponibili sul mercato, vogliamo ricordarvi che si possono acquistare anche effetti singoli, insomma, il classico pedale, molto usato anche dai professionisti.

Diciamo che sulla questione ci sono quelle che potremmo definire due scuole di pensiero. Non è nostra intenzione metterci a discutere su chi ha ragione e chi torto. Possiamo dire la nostra personale opinione che è in favore delle pedaliere.

Ad ogni modo se ritenete che tutto ciò che vi serve sia un overdrive, un delay e un Wah Wah, li collegate in serie e via. Valutate, però, che il prezzo non si avvicini troppo a quello di una pedaliera della migliore marca perché poi potreste pentirvi di non aver scelto quest’ultima.

 

Entry level o professionale?

Ormai ne siete convinti, volete la migliore pedaliera, perfetto. Ricordate però, onde evitare di spendere soldi a vuoto di non strafare.

E siete dei principianti e la vostra strumentazione è classificabile come entry level forse è più conveniente puntare su una pedaliera sicuramente buona ma non professionale.

Potreste fare un ragionamento sul lungo termine dicendo: “È vero sono agli inizi ma il mio obiettivo è di diventare famoso e andare in tour”… Vi auguriamo di riuscirci ma è molto probabile che quando arriverà quel giorno, la vostra pedaliera sarà superata, obsoleta e nel frattempo non l’avreste sfruttata come meritava.

Preset e amp model

Non staremo qui a parlarvi di quali effetti deve avere una pedaliera perché bene o male li trovate tutti. Ciò che invece può interessare il principiante, sono i preset belli e fatti. In pratica, se non vi sentite pronti a creare il vostro suono potete affidarvi ai diversi che porta in dote la vostra pedaliera che magari ha proprio quello usato dal vostro chitarrista preferito.

Tenete presente che potete sempre agire su questi preset modificando i diversi parametri. Tra i parametri modificabili ci sono anche i simulatori degli amplificatori. E quei siamo arrivati all’altra caratteristica che potrebbe spingervi a comprare un modello piuttosto che un altro. In un multieffetto di medio livello potete scegliere tra una dozzina di amp model.

 

Le migliori pedaliere per chitarra del 2019

 

Siamo giunti ai nostri consigli d’acquisto durante i quali vi proporremo alcuni tra i modelli più venduti online in modo da permettervi di fare una comparazione. Ogni recensione è stata fatta tenendo conto dei tanti pareri presenti in rete ed espressi da altri acquirenti ed è fatta per soddisfare la curiosità anche di chi, prima dell’acquisto, confronta i prezzi.

 

Prodotti raccomandati

 

Zoom G3Xn

 

Principale vantaggio:

La pedaliera è di facile utilizzo e mette a disposizione del chitarrista diversi amp/cabinet model e fino a 150 patch.

 

Principale svantaggio:

Abbiamo poco da rimproverare alla pedaliera Zoom ma non ci sarebbe dispiaciuta la presenza di un ingresso per il microfono.

 

Verdetto 9.8/10

Come pedaliera entry level abbiamo ben poco di cui lamentarci. I suoni sono buoni e se ne possono editare di nuovi senza difficoltà. Per i chitarristi in erba è davvero ottima.

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Descrizione Caratteristiche Principali

 

Entry level

Le pedaliere Zoom sono molto stimate nel circuito dei chitarristi e la G3Xn non fa di certo abbassare gli standard. Precisiamo che si tratta di un multieffetto entry level ma dalle grandi potenzialità. Si possono usare simultaneamente fino a sette effetti e/o i simulatori di famosi amplificatori.

Questi possono essere messi in catena e nell’ordine che si preferisce. Soffermiamoci un attimo sui modelli di ampli e cabinet disponibili perché sono davvero interessanti. Sia gli amp model sia gli speaker cabinet sono cinque. Ne citiamo alcuni: per gli amp ci sono il Marshall JCM800, MESA Boogie e il Fender Twin Reverb mentre tra i cabinets più interessanti segnaliamo il Marshall 1960 A-type, il MESA Boogie Mark III e il Fender ’65 Twin Reverb.

 

Tante patch

La pedaliera può contenere fino a 150 patch metà delle quali sono dei preset di fabbrica. Tra queste troviamo suoni che ricreano quelli utilizzati da chitarristi famosi come Eddie Van Halen, Jimi Hendrix, Brian May e Jimmy Page, giusto per fare qualche nome. L’editing dei suoni è molto semplice e questo gioca a favore della G3Xn e chiaramente di chi la usa, soprattutto quando si è alla prima esperienza con una pedaliera.

La presenza di tre display consente di avere meglio sotto controllo tutti i parametri che si stanno impostando, la risposta delle manopole è immediata e precisa. Accogliamo con piacere la presenza del pedale d’espressione al quale, per esempio, si può assegnare il Wha-Wha oppure il volume.

 

Robusta

Non è certo una novità per le pedaliere Zoom ma dobbiamo quantomeno ribadirlo: la struttura è molto robusta, non avrete mai la sensazione di avere un giocattolo sotto i piedi, neanche nel caso come di una entry level come questa. Analizziamo gli ingressi e le uscite perché è qui che abbiamo trovato una piccola mancanza. Oltre all’ingresso e all’uscita per il cavo della chitarra c’è l’uscita AUX e quella per la cuffia, Inoltre troviamo una uscita USB. Fin qui tutto bene.

Ciò che manca è un ingresso per il microfono; molto utile a chi, oltre suonare, si diletta a cantare. Certo, abbiamo voluto cercare il pelo nell’uovo e su tale mancanza si può anche sorvolare, ma ci sembrava giusto informare i nostri lettori.

 

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Zoom G3n 

 

La Zoom G3n è la sorellina minore della G3Xn. La differenza sostanziale sta nell’assenza del pedale d’espressione. Ora, tale mancanza non incide eccessivamente sul nostro giudizio positivo e se avete già un vostro pedale, lo collegate alla G3n e risparmiate qualcosina rispetto al modello G3Xn. In caso contrario vi suggeriamo di prendere la sorella maggiore.

Poi è chiaro, magari volete per ragioni vostre un pedale d’espressione a parte e allora la scelta della G3n è più che plausibile. Buona disponibilità di amp e cabinet emulation, citiamo l’immancabile Marshall JCM800 e il Mesa Boogie Mark III.

I preset, invece, sono 75 mentre gli effetti utilizzabili simultaneamente sono 7. Utilizzo semplice e buona qualità costruttiva sono le caratteristiche che completano la descrizione della G3n.

Se volete un multieffetto più economico ma sempre firmato Zoom, allora possiamo dirvi dove acquistare la Zoom G3n ma prima controllate sempre i pro i contro che abbiamo messo in evidenza per voi.

 

Pro

Simulatori di amplificatori: La scelta dei simulatori di amplificatori è ampia; tra quelli più interessanti come non citare il Marshall JCM800 e il Mesa Boogie Mark III.

User friendly: L’utilizzo di questa pedaliera non presenta particolari difficoltà si impiega poco a familiarizzare con tutte le funzioni.

Solida: Il multieffetto è da apprezzare anche per la qualità dei suoi materiali. A nostro avviso è una pedaliera molto solida.

 

Contro

Manca il pedale d’espressione: La Zoom G3n è priva del pedale d’espressione, a nostro avviso è comodo e torna sempre utile pertanto tale mancanza va assolutamente messa in risalto.

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Zoom B1XON

 

La nostra classifica prosegue con il multieffetto Zoom B1XON . Mettiamo subito le cose in chiaro: è un articolo per principianti o per essere ancora più specifici, secondo noi, torna molto utile soprattutto per arricchire quei classici pack che comprendono chitarra, amplificatore e tracolla.

Il prezzo, vero punto di forza a nostro giudizio, è bassissimo. Insomma, per fare un esempio potremmo dire che costa meno di un pedale Boss che magari vi dà solo l’overdrive. Poi chiaro, ragionando in termini di qualità; c’è un abisso tra i due prodotti.

Ci sono 100 effetti; tra questi citiamo distorsore, compressore, delay e reverbero e cinque possono essere usati simultaneamente. C’è il pedale d’espressione e l’uscita per le cuffie. I materiali non ci hanno particolarmente convinto.

Per quanti sono interessati soprattutto a pedaliere vendute a prezzi bassi, c’è la B1XON prodotta da Zoom.

 

Pro

Prezzo: Questa è la perfetta soluzione economica per il chitarrista alle primissime armi che magari vuole dare un po’ di spinta al suo amplificatore, oltre a disporre di una serie di effetti.

Pedale d’espressione: La presenza del pedale di questo tipo è sicuramente da accogliere con gioia considerata la fascia di prezzo nella quale si piazza questa pedaliera.

 

Contro

Materiali: È un multieffetto realizzato in economia e ciò si evince fin dai materiali neanche lontanamente paragonabili a quelli dei prodotti Zoom di fascia superiore.

Schermo: Il display non ci ha convinto, visto che lo riteniamo poco curato. A essere totalmente sinceri ci sembra più quello di un giocattolo.

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Digitech RP55 

 

Se vi dovesse capitare di parlare con chitarristi più esperti, è probabile che vi dicano di aver avuto almeno una volta una pedaliera Digitech.

In questo caso parliamo dalle RP55; un modello che in vero esiste da parecchi anni ma è stato sottoposto più volte a restyling. È un entry level che però fa più di quanto costi e crediamo che come prima pedaliera possa far felice il chitarrista in erba.

Forse trovate qualcosa in meno, in termini numerici di preset, la RP55 ne ha 40 e altrettanti spazi sono disponibili per i vostri suoni. 30, invece, i pattern di batteria mentre gli effetti disponibili sono 20. Interessante la possibilità di usare contemporaneamente fino a 8 effetti. Buoni, come da tradizione Digitech, i materiali scelti per l’assemblaggio.

Un altro multieffetto che costa davvero poco è lo RP55 di Digitech, produttore leader in fatto di pedaliere. La serie RP non è nuova ma comunque si aggiorna sempre. Questi sono i pro e i contro.

 

Pro

Prezzo: Il suo costo, secondo noi, è imbattibile, a queste cifre difficilmente potete trovare di meglio tanto nel catalogo Digitech quanto in quello di altre marche blasonate.

Otto effetti in contemporanea: Questa pedaliera dà la possibilità di combinare fino a otto effetti, molti se pensate che ci sono pedaliere più costose che si fermano a sette.

 

Contro

Pedale d’espressione: Lo sappiamo, visto il costo è da folli pretendere la presenza del pedale d’espressione ma noi ne segnaliamo comunque l’assenza.

Alimentatore assente: Un prezzo così basso si giustifica anche con l’assenza dell’alimentatore: dovrete comprarne uno a parte e, per tale motivo, non sono mancati i pareri contrariati.

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Zoom G1on

 

La G1on è una piccola pedaliera per principianti. Sicuramente buona per iniziare ma decisamente transitoria nel senso che, se vi appassionerete allo strumento, sentirete l’esigenza di passare a un qualcosa di più completo. Manca, ad esempio, il pedale d’espressione.

Buona invece, la selezione di effetti e preset che sono, in totale, 100. Si possono impiegare, simultaneamente, fino a 5 effetti. L’uso, come tradizione per le pedaliere Zoom, è piuttosto intuitivo. La pedaliera è compatta, questo farà piacere a chi cerca qualcosa che occupi poco spazio ma al contempo può essere scomoda a chi ha il piede grande. Per quanto riguarda i materiali, crediamo si assestino sulla sufficienza, nulla di più.

In chiusura torniamo a parlare di Zoom che con la G1on si rivolge a chi ha iniziato a suonare da pochissimo. Anche in questo caso abbiamo stilato una piccola lista di pregi e difetti.

 

Pro

Uso intuitivo: Zoom ci ha abituato per il carattere user friendly dei suoi prodotti, ciò è ancor più vero per questo modello.

Effetti: Buono il ventaglio di scelta per effetti e preset che in totale sono 100; non pochi per chi ha appena iniziato a suonare la chitarra.

 

Contro

Pedale d’espressione: La pedaliera è ridotta al minimo indispensabile e tra le priorità, evidentemente, non c’è il pedale d’espressione.

Poco più di un giocattolo: La sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa che non si discosta molto dall’essere un giocattolo è forte; una volta migliorati come chitarristi verrà naturale disfarsene per qualcosa di meglio.

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Zoom G3Xn 

 

È una pedaliera entry level ma destinata comunque a chi ha già abbastanza dimestichezza con lo strumento. Simultaneamente si possono usare fino a sette effetti tra i quali citiamo troviamo diverse distorsioni, delay, Wah Wah ecc.

In totale ci sono 150 memorie totali tra preset ed effetti programmabili. Per l’accompagnamento ci sono 68 pattern ritmici tra cui scegliere mentre grazie alla porta USB 2.0 si può procedere all’aggiornamento di sistema quando disponibile.

È anche possibile l’ascolto in cuffia. L’utilizzo è molto semplice e questo è, secondo noi, una nota di merito che merita di essere portata all’attenzione del lettore al quale sarà sufficiente una rapida lettura del manuale per padroneggiare tutte le funzioni.

Non c’è una scheda audio integrata e questo potrebbe rappresentare un piccolo problema per chi vuole stabilire un collegamento con il computer. Problema che si potrebbe risolvere acquistando una scheda audio esterna con funzione monitor o scegliere un altro modello.

Per i chitarristi alle prime armi e per tutti quelli che sono alla ricerca di un multieffetto da abbinare al loro strumento, abbiamo scritto una guida per scegliere la migliore pedaliera per chitarra. Iniziamo subito con un articolo davvero interessante prodotto da Zoom.

 

Pro

Semplice da usare: L’utilizzo della pedaliera Zoom è di grande semplicità, il chitarrista non avrà difficoltà a giostrarsi tra le 150 patch e i diversi modelli di amplificatori disponibili.

Pedale d’espressione: Ha il pedale d’espressione che è molto utile. Per esempio gli può essere assegnato il Wha-Wah oppure si può impiegare per controllare il volume.

Materiali: Tranquilli, non è un giocattolo e, se non ci credete, toccatela con mano: ciò è sufficiente per farvi apprezzare la sua qualità costruttiva.

 

Contro

Ingresso microfono: Peccato che alla pedaliera Zoom manchi un ingresso per il microfono, molto utile a chi si diletta a cantare mentre suona.

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Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

Accodare la chitarra con lo smartphone si può: abbiamo individuato le applicazioni più interessanti e meglio accolte dai chitarristi.

 

Accordare la chitarra è una delle prime cose che in assoluto bisogna imparare. Probabilmente sarebbe opportuno farlo con metodi tradizionali al fine di sviluppare la necessaria sensibilità dell’orecchio. Ciò non toglie che anche i professionisti usino la tecnologia per semplificarsi la vita, incluso utilizzano un ottimo accordatore per chitarra (i migliori modelli). Dopotutto, in particolar modo quando si registra un disco, ma anche quando ci si esibisce dal vivo, nulla può essere lasciato al caso e in questi contesti la precisione deve essere massima. 

Di accordatori in commercio ce ne sono a iosa e di tutti i prezzi ma li troviamo anche sugli store di Android e Apple. Avete capito bene, siamo parlano di app: è possibile, infatti, accordare la chitarra (e altri strumenti) con lo smartphone. Alcune di queste app sono del tutto gratuite, altre a pagamento e altre ancora sono disponibili in versione light oppure completa. Vediamo quali sono le più interessanti.

 

GuitarTuna

Iniziamo con uno degli accordatori più apprezzati: si tratta di GuitarTuna. Prima cosa da sapere, oltre alla versione gratuita potete scaricare quella Pro che prevede un abbonamento mensile. Diciamo che abbiamo voluto darvi subito la cattiva notizia ma le restanti, credeteci, sono tutte buone. Con GuitarTuna potete accordare la vostra chitarra ma anche altri strumenti a corda, dunque violino, basso, banjo, ukulele ecc. 

Non prevede la sola accordatura standard (ecco vediamo che la vostra attenzione p cresciuta di colpo) ma anche quelle particolari come Drop D, per chitarre a 7 e 12 corde, aperte e così via. Non manca il metronomo e in generale l’app è di semplice utilizzo. Oltre quanto appena descritto, troviamo altri giochi utili ad imparare gli accordi. Sono disponibili, poi, quattro basi musicali fornite di tablature. Molto interessante, poi, la funzione che elimina i rumori ambientali che potrebbero interferire durante l’accordatura.

 

 

Fender Tune

Anche Fender ha messo a disposizione la sua app per accordare la chitarra. Caratterizzata da un’interfaccia semplice, a disposizione del chitarrista ci sono 26 tipi di accordatura. C’è una versione gratuita e una a pagamento ma non preoccupatevi, non compare la pubblicità nella versione free. Per eseguire l’accordatura ci sono quattro modalità: con la auto.tune, l’utente è guidato fino alla perfetta accordatura della corda. Se si opta per l’accordatura manuale, in questo caso, dopo aver selezionato uno degli strumenti disponibili, si tocca la corda sulla paletta virtuale. Con la modalità cromatica sono disponibili tutte le note.

 

N-track

Con N-Track potete accordare qualsiasi strumento a corda. L’utilizzo è di grande semplicità e possiamo dire che l’app è ben concepita. Anche in questo caso l’utilizzo dell’app è semplice: basta avvicinare lo smartphone alla chitarra e far vibrare la corda; in men che non si dica vedrete la nota corrispondente sullo schermo. Se gradite un tocco vintage, potete cambiare grafica e sarà una lancetta a segnalarvi la nota. Per l’accordatura manuale, invece, selezionate il diapason. Chi lo desidera può calibrare l’accordatore per le accordature speciali. Oltre la versione free c’è anche quella Pro a pagamento.

 

CoachTuner

CoachTuner è un accordatore cromatico utilizzabile con qualsiasi strumento a corde. Alla buona precisione si accompagna una grafica gradevole. Se scegliete la versione a pagamento, senza pubblicità e con più funzioni, avrete a vostra disposizione fino a 80 tipi di accordature. Dobbiamo segnalare che la pubblicità è di quelle invasive.

 

Boss Tuner

C’è qualche chitarrista che non abbia mai posseduto almeno un pedale Boss? Il famoso marchio di proprietà Roland mette a disposizione, gratuitamente, una buona app per accordare gli strumenti a corda. In pratica si tratta della riproduzione virtuale dell’accordatore a pedale Chromatic Tuner. Da segnalare che la app supporta anche lo schermo in orizzontale per una visualizzazione più ampia.

 

Pro Guitar Tuner

Altra app che ha fatto incetta di stelline sugli store è Pro Guitar Tune. Questa app altro non è che versione per smartphone già esistente per computer su guitarpo.com. Essendo un accordatore cromatico, potete usarlo per qualsiasi strumento a corde. La grafica è vintage, buona la precisione.

 

Accordatore e Metronomo

Tra le app gratuite Accordatore e Metronomo è una delle più interessanti. Anche in questo caso si tratta di un accordatore cromatico che dunque torna utile per diversi strumenti, non soltanto per la chitarra. Le modalità selezionabili sono due, quella appunto cromatica e quella pitch pitch. L’app consente, inoltre, di caricare degli spartiti per esercitarsi. Come suggerisce il nome, c’è anche il metronomo, disponibile in modalità flash light nel caso in cui non dovesse essere sufficiente il volume.

 

T4A

Accordatore cromatico molto reattivo questo T4A. L’interfaccia grafica è piuttosto semplice, magari poco accattivante ma quello che conta è la sostanza. Mette a disposizione 8 tipi di accordature, a cominciare dalla Standard per passare, poi, a quella in Mi bemolle, Drop D, Drop C ecc.

 

DoubleTune

Molto soddisfacente DoubleTune che serve ad accordare svariati strumenti. Le modalità di accordatura sono diverse e comprende anche quella per la chitarra a 12 corde. Molto interessante la funzione TuneGuard che permette di accordare lo strumento in assoluta sicurezza. In pratica un segnale visivo rosso segnala quando la corda è prossima a rompersi perché la si sta tendendo troppo. Non si tratta di un’app gratuita, a parte la versione di prova per 7 giorni. Trascorso questo tempo si potrà scegliere tra un abbonamento settimanale oppure annuale e da quello che abbiamo visto dei due quest’ultimo è più conveniente.

 

 

Guitar Tuner UX

Di questo accordatore gli utenti ne hanno elogiato soprattutto la semplicità d’utilizzo, anche se dobbiamo ammettere che graficamente è una app ben poco attraente. A disposizione dell’utente ci sono la modalità manuale, quella automatica e diversi tipi di accordature. È scaricabile gratuitamente.

 

 

Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

Oggigiorno ci sono tanti e svariati modi per accordare la chitarra: il mondo degli strumenti giusti è vasto e noi vi apriamo una finestra per conoscerli meglio.

 

Da quando esistono gli accordatori, la vita dei chitarristi (ma badate bene che funzionano anche con altri strumenti) si è semplificata. Chissà quanto tempo perdete per accordare la vostra chitarra perché magari non siete ancora sufficientemente bravi per farlo. Con l’accordatore, invece, questa noiosa ma indispensabile procedura diventa molto più celere e anche più precisa. 

Oggigiorno chiunque ha una chitarra ha un buon accordatore per chitarra, ma la domanda che ci poniamo, anzi, la domanda che vi poniamo è: sapete quanti tipi di accordatori esistono? Se la risposta è no, ve lo diciamo noi a patto che siate così pazienti da leggere fino in fondo il nostro articolo e chissà se al termine della lettura non vi rendiate conto che potreste avere un accordatore più adatto a voi rispetto a quello che avete attualmente.

 

Cromatico e polifonico

Preliminarmente vogliano trattare due termini che definiscono una caratteristica fondamentale dell’accordatore. Questo può essere cromatico o polifonico. Confusi, siamo stati poco chiari e/o avari di informazioni? È comprensibile ma quanto segue chiarirà meglio la questione. Un accordatore cromatico riconosce tutte le note, di conseguenza può essere usato per tutti gli strumenti, mostrandovi una nota per volta. 

La particolarità di un accordatore polifonico, invece, è di mostrare in contemporanea l’accordatura di tutte le corde. Ciò permette di avere sotto controllo lo stato generale dell’accordatura della vostra chitarra. Soprattutto in un contesto live, lo riteniamo un dispositivo di grande utilità e praticità.

 

 

L’accordatore stroboscopico

Vogliamo cominciare con un accordatore poco comune, anche perché è abbastanza costoso e probabilmente dal funzionamento neanche tanto immediato per l’apprendista chitarrista. Si tratta dell’accordatore stroboscopico. Per ovvie ragioni non stiamo parlando di quello inventato negli anni ‘30 da Conn ma di accordatori il cui funzionamento prende spunto proprio da quel modello e quindi dalla tecnologia strobe tuning. Da quanto ne sappiamo, attualmente sono prodotti e commercializzati soltanto da Peterson ma se avete altre notizie in merito, fatecelo sapere. Questo modello è capace di una misurazione del pitch molto precisa.

 

Accordatore portatile

Gli accordatori portatili iniziano fin dagli anni ‘70  e sono stati una grossa novità in quanto potevano essere messi in tasca o nella custodia della chitarra e portarseli dietro, ne troviamo sia per strumenti elettrici sia acustici. Questi accordatori possono riconoscere la frequenza delle note grazie a un microfono oppure, nel caso della chitarra elettrica, stabilendo un collegamento mediante il cavo. Tenete presente che nel caso di utilizzo del microfono, i rumori ambientali potrebbero essere fonte di disturbo.

 

Accordatore  a clip

L’accordatore a clip è molto comodo e non è disturbato dai rumori di fondo. Si applica sulla paletta della chitarra al fine di rilevare la vibrazione delle corde, riconoscerne la frequenza e mostrare sul display la nota suonata. Questo accordatore pensato principalmente per strumenti acustici, non risente dei rumori ambientali e volendo, può essere lasciato sulla paletta anche mentre si suona così da tenere sempre sotto controllo l’accordatura.

 

Accordatore a pedale

Molto utile, soprattutto in sede live, l’accordatore a pedale. È chiaramente pensato per gli strumenti elettrici e dà il vantaggio di avere un rapido accesso allo stato dell’accordatura ed eventualmente intervenire celermente in caso di necessità. Si integra alla perfezione con il vostro set di effetti e chiaramente, in un collegamento in serie, deve essere il primo.

 

Accordatore da rack

Se vi trovate in uno studio di registrazione, è da prediligere l’uso di un accordatore da rack. Si tratta di accordatori molto sofisticati e precisi, oltre che costosi e possono avere più entrate e uscite.

 

Accordatore da foro di risonanza

Questo tipo di accordatori sono una buona alternativa a quelli a clip, dunque, vanno bene per chitarra classica e acustica poiché progettati per essere agganciati al foro di risonanza della chitarra.

 

 

Accordatori per smartphone

Abbiamo app praticamente per tutto e non potevano mancare anche quelle per accordare la chitarra e che rappresentano una soluzione molto comoda: viene sfruttato il microfono del telefono e proprio per tale ragione alcuni ritengono che pecchino in precisione. Altri, invece, si dicono molto soddisfatti. Secondo noi, soprattutto come soluzione d’emergenza, è ottima.

 

Gli accordatori virtuali

Questo tipo di accordatori sono da usare con il computer. Oggi se ne trovano disponibili tantissimi gratuiti ma dovete sapere che ci sono in vendita anche dei software che quindi non richiedono la disponibilità di una connessione internet.

 

 

Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

L’accordatore ha semplificato la vita di chi deve accordare lo strumento, un problema che affligge soprattutto che è alle prime armi. Vediamo come usarlo.

 

La chitarra richiede di essere accordata spesso e volentieri, anche nel caso in cui, ad esempio, non si faccia uso della leva del vibrato oppure si abbiano buone meccaniche. Oltretutto l’accordatura va controllata ogni volta, prima di iniziare a suonare al fine di verificare che sia tutto in regola. Accordare lo strumento è una delle primissime cosa che deve fare il neofita e non solo perché in questo modo allena l’orecchio, ne sviluppa la sensibilità alle note ma anche perché suonare fin dall’inizio una chitarra scordata, fa “abituare male” l’orecchio. Insomma rischia di diventare uno di quei classici errori che se non sono corretti durante il primo periodo di formazione del chitarrista, ci si porta dietro per sempre. Chiaramente parliamo di scordature leggere.  

 

Quando le corde sono nuove

Prima di entrare nel vivo del discorso sul miglior accordatore per chitarra, vogliamo fare una raccomandazione da attuare quando si montano delle corde nuove. Chi ha un minimo di esperienza sa, o almeno dovrebbe, come comportarsi in questo caso ma chi è del tutto nuovo alla chitarra probabilmente ignora quanto stiamo per dire. Non è una colpa, nessuno nasce sapendo già le cose: l’apprendimento è un processo che prevede tentativi ed errori. 

Quando le corde sono nuove, perdono l’accordatura nel brevissimo tempo, molto spesso mentre state accordando la corda successiva, quella precedente si è già scordata. Ciò accade perché le corde, per loro caratteristiche, hanno bisogno di assestarsi. Per velocizzare tale processo ed evitare di perdere tempo, una volta montata la corda e accordata, va tirata verso l’alto e rilasciata. Ciò, chiaramente la farà scordare ma ripetete questo gesto fin quando al verificare l’accordatura, questa sarà corretta.

 

 

La notazione anglosassone

Se usate un accordatore è necessario imparare la notazione anglosassone perché è questa che viene impiegata. Fin da piccoli siamo abituati a chiamare le sette note come Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si. Ora “traduciamo” le note in inglese. A (La) – B (Si) – C (Do) – D (Re) – E (Mi) – F (Fa) – G (Sol). Come vedete, cambia anche l’ordine cui siamo abituati questo perché in questo caso è seguito un ordine alfabetico.

 

L’accordatore

Un tempo accordare la chitarra per i meno esperti era una cosa un po’ più difficile. Era necessario affidarsi a un diapason, a un altro strumento che desse una nota di riferimento oppure, in assenza di tutto ciò, al proprio orecchio e potete scommetterci che ci sono abili musicisti in grado di accordare molto bene lo strumento grazie all’udito. Oggi ci sono dispositivi che consentono di accordare alla perfezione la chitarra (ma non solo) e velocemente. 

Naturalmente stiamo parlando dell’accordatore. In vero ne esistono di diversi, anche se per qualità alcuni sono più precisi di altri, tuttavia qui siamo nel campo dei perfezionisti maniacali. Quali sono gli accordatori disponibili? Cominciamo dall’accordatore cromatico a clip. Chiariamo subito il termine “cromatico”; questo indica che l’accordatore è in grado di riconoscere tutte le note. Perché è detto a clip? Perché, appunto, ha una clip che gli permette di essere fissato sullo strumento; sulla paletta per essere più precisi. Tale accordatore, privo di microfono, riconosce la frequenza delle note mediante le vibrazioni e la mostra sul display. 

L’accordatore con microfono, non ha bisogno di essere fissato sulla chitarra in quanto, appunto, è dotato di microfono attraverso il quale cattura la frequenza della nota suonata. L’accordatore, comunque, va tenuto il più possibile vicino alla fonte del suono. Altri accordatori elettronici possono stabilire il collegamento con lo strumento mediante un cavo: tale dispositivo si usa per le chitarre elettriche. Questi modelli possono essere anche a pedale. Infine chiudiamo questo paragrafo con l’accordatore polifonico, detto in tal modo perché riesce a mostrare in contemporanea l’accordatura di tutte le corde.

 

 

Usiamo l’accordatore

Siamo giunti al momento clou del nostro articolo: dopo aver visto quanti e quali accordatori ci sono, è il momento di capire come procedere nel loro uso. Nulla di più semplice dovete tendere o allentare la corda affinchè sul display non compaia la nota corretta. Attenzione perché la sola comparsa della nota, ad esempio E non significa che l’accordatura del vostro Mi sia perfetta.

Dovete prestare attenzione anche a un altro indicatore grafico che può cambiare da modello a modello. Questo indicatore ci aiuta ad ottenere la nota perfetta e dirci se dobbiamo tendere o allentare la corda ancora un pochetto, fosse anche un quasi impercettibile giro della chiave.

 

 

Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

Pedali multieffetto – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni del 2019

 

Quale chitarrista non ha mai sentito un bel wah-wah, un chorus o magari un flanger? Sebbene ultimamente l’effettistica per chitarra sia in disuso tra i vari guitar heroes, fino agli anni 90 i vari suoni per chitarra sono stati parte principale nella composizione di assoli e intere canzoni. E vorremmo ben vedere, sono sonorità fantastiche! Se come noi gradite gli effetti e state cercando un buon pedale multieffetto, ma non volete spendere troppo allora siete nel posto giusto. Nel caso però non abbiate tempo di leggere la nostra guida, allora possiamo subito suggerirvi il pedale Zoom MS-60B per i bassisti amanti della sperimentazione. I chitarristi principianti o intermedi invece potranno apprezzare il NUX MG-100, dotato di tantissimi preset e basi per divertirsi e allenarsi.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Come scegliere il miglior pedale multieffetto

 

Che siate bassisti o chitarristi, non dovreste proprio fare a meno di un buon pedale multieffetto anche se magari lo usate solo a casa. Fa sempre bene divertirsi un po’ cambiando sonorità, specialmente nel caso si vogliano riprodurre alcuni pezzi dei propri artisti preferiti. Nella nostra guida si potranno trovare validi consigli su come scegliere un buon pedale multieffetto tra i vari disponibili sul mercato. Inoltre si potranno confrontare i prezzi dei modelli in classifica, controllando anche i loro lati positivi e negativi nella recensione apposita.

 

Guida all’acquisto

 

Numero di effetti

Stabiliamo subito che tra pedali multieffetto per chitarra e basso non c’è grande differenza. Questi contengono spesso gli stessi suoni che ovviamente variano in base allo strumento, l’unica aggiunta in più dei pedali per chitarra è il pedale adibito alle variazioni di alcuni effetti e al controllo del volume. È molto importante controllare quanti effetti sono disponibili come pre-set e quanti se ne possono creare.

I prodotti della migliore marca solitamente hanno un egual numero di preset e di banchi vuoti personalizzabili, in modo da permettere ai principianti di provare subito varie sonorità e farsi l’orecchio per capire quali sono quelle più adeguate ai propri gusti. Inoltre nel caso si voglia studiare un pezzo particolare, grazie ai preset sarà possibile trovare subito l’effetto giusto.

Gli intermedi potranno invece creare i propri suoni, magari aggiustando le frequenze, il delay o il riverbero tramite tasti e manopole sul pedale. Potranno usare un pedale multieffetto per sostituire la classica pedaliera su legno, in modo da poter avere un oggetto più pratico da portare in sala prove o nei locali con il palco stretto.

 

Basi e emulatore

Chi si esercita a casa probabilmente passa ore su youtube a cercare le backing tracks adatte per provare a improvvisare in un determinato stile o studiare un pezzo particolare. Ma nel caso ci si volesse allenare sul groove da soli, o magari provare dei giri di accordi composti su un ritmo, senza scomodare il proprio batterista? Semplice, basta usare le basi presenti sul pedale multieffetto.

Spesso i modelli con le basi ritmiche hanno un prezzo leggermente più alto rispetto agli altri, ma i musicisti alle prime armi potrebbero voler fare questa spesa in modo da avere la possibilità di allenarsi su un ritmo e migliorare il proprio senso del tempo. Solitamente si può scegliere anche la velocità della base e impostare un metronomo, ideale per eseguire diversi esercizi tecnici, provare le scale o serie di accordi. Oltre alle basi ritmiche, una funzione in più da cercare in un pedale multieffetto è l’emulazione degli amplificatori.

Selezionando un tipo di amplificatore di una determinata marca e grandezza disponibile sul pedale, si potrà emulare il suo suono. Certo, il più delle volte sarà molto digitale, ma può aiutare a variare sonorità e iniziare a capirci qualcosa nel complicato mondo dell’ingegneria musicale. Grazie a questa funzione si potrà anche collegare la pedaliera ad un mixer per evitare di portarsi cassa e preamplificatore dietro ogni volta che si va fuori a suonare.

Pedali a effetto singolo

Non è raro trovare dei pedali che si concentrano su un singolo effetto. Questi sono adatti a chi ha già una buona padronanza dello strumento o magari sta cercando un determinato sound per esibirsi con una cover band. Il vantaggio di questi tipi di pedali è che avranno un suono molto più cristallino e chiaro, con su variazioni basate sull’effetto base.

Per esempio un pedale chorus avrà effetti molto particolari come lo Stutter Chorus o il Flowing Shimmer, ideali per il blues, il pop o il country, ma che sono difficilmente utilizzabili nei generi più “pesanti”. Per questo sebbene si possa venire attratti da un modello simile, consigliamo soprattutto ai principianti di optare per un pedale con più effetti, in modo da sviluppare un gusto personale e capire quali sono quelli preferiti.

 

I migliori pedali multieffetto del 2019

 

Nei nostri consigli d’acquisto su come scegliere un buon pedale multieffetto abbiamo analizzato le caratteristiche principali da cercare in un modello. Invitiamo i musicisti che ci leggono a fare una comparazione tra le varie offerte, decidendo quale pedale multieffetto comprare senza sprecare i propri soldi. Gli articoli recensiti qui di seguito sono tra i più venduti e apprezzati dagli utenti online.

 

Prodotti raccomandati

 

Zoom MS-60B

 

In sala prove i chitarristi fanno i cattivi e non lasciano che il bassista si sbizzarrisca con vari suoni? È arrivato il momento di ribellarsi con questo ottimo pedale multieffetto per basso. Dispone di più di 30 effetti preimpostati per poter cercare suoni innovativi da proporre alla propria band o magari per divertirsi a casa in accompagnamenti fantasiosi.

I musicisti più avanzati potranno anche cercare il suono giusto per le proprie parti soliste, ideale nel caso si suoni in un gruppo progressive o funk. Oltre agli effetti preimpostati, se ne potranno creare altri 50 per una personalizzazione senza limiti.

Come tutti i pedali digitali che si rispettino, anche questo ha un accordatore cromatico che permette di intonare il basso con precisione. Mancano però il metronomo e la drum machine per esercitarsi, cosa che molti utenti avrebbero gradito.

Un bel pedale per bassisti quello che abbiamo appena visto. Prima di decidere se portarlo al prossimo live, date un’occhiata alla lista di pro e contro che lo caratterizzano.

 

Pro 

Effetti preimpostati: Sono ben 30 e si possono usare in modo diverso in base allo stile suonato. Il pedale dà il meglio di sé spaziando tra diversi stili, cavandosela egregiamente dal funk al progressive.

Ideale per il solo: La possibilità di imprimere carattere al suono del basso gli consente di emergere con forza negli a solo più impegnativi.

Personalizzabile: Non ci sono solo quelli di default, è possibile trovare il suono effettato preferito combinando a piacimento le funzioni offerte dal pedale.

 

Contro

Mancano metronomo e drum machine: Per esercitarsi in casa o per studiare le parti di un pezzo sarebbe stato comodo poter contare sulla scansione del tempo integrata al pedale, manca pur non essendo il modello più economico in commercio.

Acquista su Amazon.it (€80)

 

 

 

NUX MG-100 

 

Tra i migliori pedali multieffetto del 2019 troviamo questo pratico e compatto NUX, una buona soluzione per i chitarristi principianti o intermedi che non hanno voglia di costruire la classica pedaliera sulla tavolozza in legno.

Il suo ottimo rapporto qualità-prezzo lo rende un articolo molto interessante, con 58 effetti selezionabili e la possibilità di combinare fino a 8 effetti. Davvero un sogno per i solisti che vogliono sbizzarrirsi con un’ampia varietà di suoni, magari emulando i loro “guitar heroes” preferiti.

Inoltre, questo pedale multieffetti per chitarra emula 13 diversi modelli di amplificatore, così lo si potrà utilizzare senza cassa e testata, attaccandolo direttamente al mixer in sala prove e durante i live. L’unico neo è che le basi di accompagnamento a volte si sincronizzano male, quindi non sono molto precise.

Non tutti amano le soluzioni artigianali e apprezzano le pedaliere piene di cavi e connessioni montate alla tavoletta di legno dal gusto un po’ démodé. Specie chi sta appena iniziando e non ha ancora un grande arsenale per moltiplicare il suono della propria chitarra potrebbe trovare interessante la soluzione che abbiamo appena visto. Rivediamo in breve tutte le caratteristiche essenziali.

 

Pro 

Multieffetto: Di base si possono scegliere fino a 58 effetti che a loro volta si combinano per usarne fino a otto contemporaneamente. Una buona gamma di scelta per trovare le sfumature di suono adatte al proprio stile.

Emula l’ampli: Si possono ricreare fino a tredici diversi modelli di amplificatore che così risparmia l’incomodo di collegare al mixer testata e cassa a parte.

Personalizzabile: Gli effetti piacciono parecchio agli utenti che l’hanno testato in concerto o in sala prove per la grande possibilità di sperimentazione offerta.

 

Contro

Non perfettamente sincrono alle basi: Stando ai pareri degli acquirenti, il loro nuovo strumento non sempre suona perfettamente in sincronia con le basi di accompagnamento disponibili insieme al pedale.

Acquista su Amazon.it (€104.99)

 

 

 

Zoom B1XON

 

I bassisti… nessuno li capisce eppure hanno così tanto da esprimere! Soprattutto quando hanno un pedale del genere tra i piedi, con 75 effetti programmabili per creare un suono personale e usarlo sia per le composizioni sia durante le esibizioni dal vivo. I principianti potranno divertirsi a casa, sperimentando e iniziando a sviluppare un gusto per gli effetti.

Di questi se ne potranno utilizzare 5 simultaneamente, creando un sound originale. Il tutto è impostabile con 12 simulazioni di amplificatori che permettono di variare ulteriormente il suono e scegliere la configurazione più adatta per vari contesti.

A differenza di altri modelli venduti online, questo pedale multieffetto per basso ha una batteria elettronica incorporata con ben 68 variazioni ritmiche. Una vera e propria chicca sia per i musicisti più esperti sia per i principianti che potranno esercitarsi e sviluppare il proprio groove. Il prodotto funziona a batterie o con alimentatore che va comprato a parte.

Ecco un’altra bella proposta per basso. Questa volta le funzioni incluse sono interessanti e piacevolmente sorprendenti. Rivediamole in breve qui di seguito.

 

Pro 

Programmabile e ricco di effetti: Il buon numero di effetti di base si può ulteriormente personalizzare cercando il giusto mix tra cinque effetti da far suonare contemporaneamente, per creare il proprio suono unico.

Con drum machine incorporata: Il basso senza la batteria non funziona e qui troviamo una bella base ritmica per tenere il tempo e provare le proprie basi o a solo.

Simula l’ampli: Sono dodici soluzioni che si possono simulare per controllare il suono in uscita esattamente come si desidera facendo qualche prova.

 

Contro

Batteria poco duratura: Quella in dotazione è destinata a esaurirsi presto e se si vuole ottenere maggiore autonomia bisognerà cercare dove acquistare a parte l’amplificatore più adatto.

Acquista su Amazon.it (€63)

 

 

 

Mooer Reverie Chorus

 

A livello di qualità prezzo, questo potrebbe essere il miglior pedale multieffetto per il Chorus disponibile online. È adatto a chi deve aggiungere questo effetto alla sua pedaliera, o ne ha bisogno per composizioni e cover particolari che lo richiedono.

Con 5 modalità di Chorus si potrà dare profondità al proprio suono, selezionando fino a 8 modulazioni come lo Stutter Chorus per le ritmiche o il Flowing Shimmer per creare atmosfere o assoli particolari. Non manca il Phaser per arpeggi o accordi, mentre i fan del blues o country blues potranno gradire il suono Talking Rotary per esprimersi al meglio sulle scale pentatoniche.

Si avrà quindi a disposizione una vasta gamma di suoni che potranno essere mescolati tramite il pedale tap tempo, ideale per creare assoli su una ritmica o piacevoli armonizzazioni. Probabilmente questo articolo è più adatto a musicisti intermedi con un orecchio già sviluppato per certe sonorità, mentre ai principianti consigliamo un pedale con una più vasta gamma di effetti.

L’estetica un po’ rétro non limita il ventaglio di possibilità e stili che si possono ottenere con questa pedaliera. Rivediamo in breve cosa offre e perché vale la pena sceglierlo per accompagnare la propria chitarra.

 

Pro 

Tante modulazioni: Il pedale consente di sperimentare tante possibilità il suono che la propria chitarra può emettere. Sono cinque le tipologie d’effetto da modulare con otto effetti e regolare con cinque livelli di controllo.

Specifico per il Chorus: Questo tipo di effetto è pensato per i veri esperti che hanno già sviluppato un orecchio affinato rispetto alle svariate possibilità che riesce a offrire.

Per appassionati e puristi del suono: Il pedale multieffetto consente di avventurarsi alla ricerca del suono perfetto per produrre o riprodurre le suggestioni tipiche dei propri chitarristi di riferimento.

 

Contro

Per amatori: Non è per tutti, ma solo per chi è in grado di dare il giusto tocco dosando e modulando le frequenze e le armonie del suono per ottenere effetti misurati al millesimo.

Acquista su Amazon.it (€103)

 

 

 

DIGITECH BP50 Bass Signal Processor

 

Tra i pedali multieffetto per basso venduti online, il DIGITECH è probabilmente quello più semplice da utilizzare. Si adatta molto bene ai bassisti in erba o ai dilettanti che vogliono divertirsi un po’ con vari suoni, anche se i musicisti intermedi o esperti che si esibiscono dal vivo potrebbero voler cercare qualcosa di più performante.

Il pedale rimane comunque di buona qualità e può emulare 11 amplificatori e cabinet, ideale per i neofiti che sono ancora alla ricerca del proprio suono preferito.

Tra i vari effetti programmabili si trovano i classici Flanger, Phaser, Delay (analogico e digitale) e il Pitch oltre ad altri più particolari. Chi non ha voglia di personalizzarli potrà trovare subito pronti 40 preset di fabbrica con i quali divertirsi.

Prezzi bassi e passione per lo strumento non sempre vanno d’accordo e per portare a casa questo pedale dovrete essere disposti a spendere qualcosina in più. Vediamone in breve le caratteristiche per aiutarvi a decidere se merita di far parte della band.

 

Pro 

Ideale per fare esperienza: Ha tanti effetti di base e non lesina in qualità e numero di possibilità che può imprimere al suono del basso.

Tanti effetti presenti: Sono ben 40 quelli inclusi di fabbrica tra cui smanettare alla ricerca della soluzione con cui sentirsi più a proprio agio.

E altrettanti memorizzabili: Altrettanti effetti possono essere creati dall’utente e memorizzati per ritrovarli presto, il bello è che si possono combinare simultaneamente fino a otto effetti.

 

Contro

Per iniziare: La quantità di suoni a disposizione si addice di più a chi non ha trovato la propria strada e non sa ancora su quale strada affinare il proprio stile. Non un motivo valido per escluderlo dalla nostra guida per scegliere il miglior pedale multieffetto, chiaramente.

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Come utilizzare un pedale multieffetto

 

Alcuni chitarristi preferiscono avere collegati in serie diversi pedali e creare personalmente il loro set. Altri, invece, sono decisamente favorevoli alle pedaliere multieffetto. Non staremo qui a dire chi ha ragione e chi torto, anche perché sono due soluzioni rispettabilissime e valide. Tenete presente che se decidete per la prima opzione, sarà praticamente inevitabile un noise suppressor, per non parlare del fatto che vi servirà più spazio.

 

 

Il collegamento all’amplificatore

Il collegamento della pedaliera multieffetto all’amplificatore è piuttosto semplice. Generalmente sul retro trovate un ingresso per il jack della chitarra e un’uscita che permette di portare il segnale al vostro amplificatore. Questo ci dice che avrete bisogno di due cavi.

Ricordatevi di impostare l’amplificatore in modalità clean.

 

Ascolto in cuffia

Non è strettamente necessario essere in possesso di un amplificatore per usare la pedaliera a patto che questa abbia un’uscita per la cuffia. In questo modo di potrà suonare la chitarra senza disturbare i vicini. La raccomandazione, però, è di avere dei buoni auricolari che possano restituire un suono il più possibile fedele.

 

I preset

Se non siete degli smanettoni, potete accontentarvi dei diversi preset che solitamente le pedaliere portano in dote. Avrete un ampio ventaglio di scelta e tante sfumature di suoni. È una scelta che suggeriamo soprattutto ai principianti e a chi non ha ancora la confidenza necessaria con la pedaliera.

 

Trovate il vostro sound

Prima o poi, però, al chitarrista viene l’esigenza, oltre che lo sfizio, di settare il suo sound personale, qualcosa che magari si presti bene alla canzone che si vuole suonare. Ma un’esigenza del genere può presentarsi a chi vuole un suono identico al suo chitarrista preferito.

Ve lo diciamo, ottenere un risultato fedelissimo non è semplice, bisognerebbe essere in possesso dei parametri usati dal musicista, senza contare che la fedeltà del suono comporterebbe anche l’uso della stessa strumentazione oltre ad altre variabili che non stiamo qui ad elencarvi.

Ad ogni modo, con tanta pazienza, si possono ottenere buoni risultati. Si può partire da uno dei tanti preset e modificare i vari parametri, dunque equalizzatori, delay, chorus ecc., oppure partire da zero.

 

 

Il salvataggio

Quando avete finalmente ottenuto il tipo di suono che stavate cercando, non dimenticate di salvarlo pigiando il tasto store. Oltre a salvare il risultato ottenuto bisogna assegnargli un nome e una posizione. Questa sarebbe meglio che fosse coerente con l’uso che ne fate.

È molto importante stabilire un ordine preciso se siete soliti esibirvi dal vivo e dovete trovare immediatamente il suono da voi creato.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

L’attività di DJ può essere molto remunerativa: molti hanno iniziato dietro una piccola consolle e hanno fatto tanta gavetta mentre ad altri la fama è piovuta letteralmente addosso.

 

I DJ oggigiorno sono vere e proprie star e si fanno pagare profumatamente. Parliamo di cifre astronomiche; milioni di dollari accumulati serata dopo serata. Perché parliamo di soldi? Perché sono una conseguenza diretta della fama acquisita. Molti di questi DJ trasformano in oro tutto quello che toccano, ecco perché sono tanti gli artisti famosi in cerca di collaborazioni, anche soltanto per un singolo, certi, che il successo sarà garantito. Vi proponiamo una lista dei dieci DJ più famosi al mondo e che devono la loro fama a molto più che a un ottimo mixer (controllare qui la lista delle migliori offerte).

 

Calvin Harris

Il suo nome praticamente ogni anno figura in cima alla lista dei DJ più ricchi. I musicisti fanno una lunga fila pur di strappargli una collaborazione e non sono poche le cantanti a essere finite tra le sue braccia, pensiamo a Rita Ora oppure un’altra assidua frequentatrice delle vette alte delle classifiche non solo musicali ma anche e soprattutto delle più ricche come Taylor Swift. La fama per Adam Richard Wiles (il suo vero nome) è arrivata molto presto, a 21 anni con i singoli De Bongos e Brighter Days

 

The Chainsmokers

In questo caso parliamo di un duo e, sul fronte economico, neanche loro sono messi male. Andrew Taggart e Alex Pall affiancano alla carriera di DJ quella di producer. Il successo è arrivato nel 2014 con il singolo #Selfie, abbastanza presto se si pensa che la loro carriera come duo di DJ EDM ha avuto inizio nel 2012 a New York, città natale di Alex Pall mentre il socio è originario di Portland.

 

 

Tiësto

Tijs MIchiel Verwest, classe ‘69, originario di Breda, Olanda, è tra i DJ più famosi al mondo ma voi, probabilmente, lo conoscete come Tiësto: è tra i maggiori esponenti della musica trance ma ha prodotto e produce tantissima house.

Di gavetta ne ha fatta parecchia a differenza di alcuni suoi colleghi che hanno raggiunto la fama relativamente presto. Tiësto ha iniziato a 16 anni e dopo qualche tempo tutte le più importanti discoteche olandesi se lo contendevano ma la vera popolarità, quella internazionale, arriva nel 2000: da quel momento in poi è un autentico crescendo come DJ ma soprattutto come producer.

 

Steve Aoki

Figlio del wrestler Rocky Aoki ma noto soprattutto per la catena di ristoranti cucina giapponese Benihana, Steve Aoki è nato a Miami nel 1977, ha fondato la sua etichetta Dim Mak Records nel 1996, quando aveva appena 20 anni. Evidentemente lo spirito imprenditoriale è di famiglia. È una presenza costante nelle discoteche più importanti del mondo e nei festival.

Da segnalare la fondazione che prende il nome dal DJ: la Aoki Foundation che supporta la ricerca sulle malattie degenerative del cervello con lo scopo dichiarato che un giorno possano essere definitivamente curate. La fondazione, inoltre, sostiene anche altre cause come i diritti degli animali e si pone l’obiettivo di aiutare le popolazioni colpite da calamità naturali.

 

Marshmello

Marshmello è l’alias di Christopher Comstock, nato a Philadelphia nel 1992. La fama è arrivata dopo alcuni remix di Jack Ü (duo composto dai colleghi Skrillex e Diplo) e Zedd. La sua musica è una miscela di EDM e Trap. L’identità di Marshmello è stata a lungo un mistero, infatti si esibiva portando in testa una maschera a forma di marshmallow, qualcosa di simile a quanto fatto da deadmau5. Una curiosità interessante è come si è arrivato a capire chi si celasse dietro questa maschera.

Skrillex stava tenendo un’intervista quando ricevette una telefonata rispondendo “Chris”. Quella fu la conferma ai sospetti che già da qualche tempo circolavano: si riteneva che Marshmello fosse DJ Dotcom, lo pseudonimo usato da Christopher Comstock, poiché aveva un tatuaggio identico (sulla gamba) a quello di Marshmello. 

 

Diplo

Thomas Wesley Pentz, classe 1978, in arte Diplo è un DJ di fama mondiale e un affermato produttore; inoltre è membro del progetto dancehall Major Lazer e Jack Ü oltre ad aver fondato l’etichetta Mad Decent. Originario di Tupelo (Mississippi) la sua carriera come DJ ha avuto inizio a Philadelphia. Il successo è arrivato nel 2003 con il remix di Never Scared, anche se a quei tempi usava lo pseudonimo di Hollertronix. Tra le sue collaborazioni segnaliamo quella con M.I.A., Shakira, Robyn, Bruno Mars, Snoop Dogg e molti altri.

 

David Guetta

La sua carriera è iniziata verso la metà degli anni ‘80 ma David Guetta è ancora sulla cresta dell’onda. A soli 17 anni ha fatto il suo esordio dietro la consolle del Club Broad di Parigi. Successivamente pubblica una serie di singoli osannati da critica e pubblico. Come producer il DJ francese ha riscosso un grandissimo successo con il brano I Gotta Feeling dei The Black Eyed Peas (2009).

 

 

Martin Garrix

Martijn Gerard Garritsen, vero nome di Martin Garrix, è stato folgorato sulla via di di Atene nel senso che a deciso di diventare un DJ dopo aver assistito all’esibizione del connazionale Tiësto ai Giochi Olimpici tenutisi nella capitale greca nel 2004. La carriera di producer inizia nel 2012 quando lancia i singoli TSA, Keygen e BFAM. Inutile dire che per i suoi DJ set c’è la fila dei promoter.

 

Deadmau5

Joel Thomas Zimmerman è il vero nome di deadmau5 che è solito esibirsi indossando una grossa maschera da topo. Il suo stile musicale è immediatamente riconoscibile ma al tempo stesso di difficile collocazione. Certo è che sono riconoscibili le influenze techno, trance e tech-house.

 

DJ Snake

Dalle banlieue parigine, più precisamente da Ermont, arriva William Grigahcine, in arte DJ Snake. Vanta, tra gli altri una collaborazione con Lady Gaga per la quale ha co-prodotto l’album Born This Way. La musica è stata la sua rivincita e oggi è uno dei DJ più pagati al mondo.

 

Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

Quanto costa avviare una radio da ascoltare via Internet? Quale attrezzatura è necessario possedere? Vi spieghiamo tutto nel nostro articolo.

 

Il web ha decisamente rivoluzionato le nostre vite. Vero, sono tantissime le tecnologie che hanno avuto un incredibile impatto su di noi ma internet entra a pieno titolo in una ipotetica Top 5 visto che ha delle potenzialità incredibili. La rete ha cambiato il nostro modo di rapportarci alle persone, ha inciso pesantemente sul lavoro e ridotto incredibilmente le distanze, il tutto standosene tra quattro mura (ok, però di tanto in tanto uscite a prendere una boccata d’aria). 

Lo ribadiamo, grazie a internet si possono fare tante cose. Volete un esempio? Creare una web radio con un budget piccolo così. Certo, a qualcuno potrebbe sembrare anacronistico parlare di radio e persino paradossale se il confronto è con la rete, ma non è così. Questo “medium caldo” come lo definì Marshall McLuhan, famoso teorico dei mezzi di comunicazione di massa, ha ancora tanti estimatori, dalla casalinga che ascolta, magari distrattamente, la radio per avere un po’ di compagnia durante le faccende domestiche a chi macina chilometri con la sua auto, spostandosi da un posto all’altro. 

Se da tempo sognate di fare gli speaker radiofonici ma non ne avete mai avuto l’opportunità, vi piacerebbe suggerire della musica nuova da ascoltare o più semplicemente lanciare anche voi i pezzi più gettonati del momento, potete farlo con un piccolo budget e chissà che questo, un giorno, non possa trasformarsi in un lavoro vero e proprio per voi; dopotutto l’importante è cominciare, poi si vedrà. 

Allora vediamo di cosa avete bisogno per lanciare la vostra piccola web radio, precisiamo che al fine di contenere i costi vi proporremo una strumentazione per principianti. Nel calcolo della spesa non considereremo il computer in quanto presente in tutte le case o quasi; tuttavia tenete presente che questo, per essere funzionale allo scopo deve rispettare dei requisiti minimi che sono un processore Intel ì5 o equivalente e almeno 8 GB di RAM.

 

 

Software di automazione radiofonica

Per cominciare preoccupiamoci del software. Molti di voi potrebbero pensare che questa sia la voce più dispendiosa ma vi smentiamo subito. È vero, ci sono programmi di automazione radiofonica che costano tantissimo ma noi ve ne proponiamo uno distribuito gratuitamente; si tratta di Radio DJ. Dobbiamo precisare che Radio DJ funziona solo con sistema operativo Windows 7 e successivi. Il programma dà la possibilità di utilizzare tre player e sfruttare un database per il vostro archivio musicale. Buone le possibilità di programmazione e interfaccia grafica ben realizzata.

 

Il microfono

Il microfono potremmo dire che è il miglior amico dello speaker, il ponte di collegamento con l’ascoltatore. Con circa 20 euro potete comprare il Behringer Ultravoice XM8500. È un microfono dinamico che restituisce un suono chiaro: è sensibile al suono che arriva frontalmente, dunque la vostra voce ma smorza con buona efficacia quello proveniente dalle altre direzioni al fine di garantire la protezione dai feedback. Il microfono, inoltre, contrasta bene anche gli effetti del respiro e i “pop”.

 

Supporto microfono

Comprato il microfono, avete bisogno di un supporto da tavolo per tenerlo in piedi ed avere le mani libere. Per voi abbiamo scelto il supporto Newer 40094544. Costa 17,00 euro circa e si adatta a qualsiasi microfono. L’altezza è regolabile e ruota a 180°. Ottima la base, pesante e ampia abbastanza da garantire la massima stabilità.

 

Mixer

La vostra strumentazione non può prescindere da un buon mixer. Ancora una volta ci affidiamo a Behringer, azienda nota per il buon rapporto qualità/prezzo dei suoi strumenti. Con meno di 50 euro potete fare vostro il modello Xenyx 302 USB, pensato per i piccoli home studio. È compatto, si adatta perfettamente ad una scrivania.

 

 

Cuffia

Il microfono l’abbiamo preso, il mixer anche… cosa manca? Certo, le cuffie. Uno speaker radio senza cuffie è uno speaker nudo. Il modello HPH50 di Yamaha costa circa 30 euro. Vero è che sono cuffie di fascia bassa ma certamente in linea con la strumentazione che vi abbiamo proposto fono questo momento; la resa è discreta e avete la garanzia di un marchio come Yamaha.

 

Piattaforma streaming

Siamo quasi pronti: ora che avete comprato l’attrezzatura necessaria c’è ancora una cosa da fare. Serve una piattaforma streaming per raggiungere gli ascoltatori. Anche in questo caso abbiamo scelto per voi una gratuita o quasi. Newradio richiede soltanto un costo di attivazione pari a 5 euro.

 

Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

Il mondo del djing è maschilista? Forse lo è ancora ma tante donne stanno lavorando per strappare lo scettro ai maschi e in Italia la situazione fa ben sperare.

 

Il mondo della musica è sempre stato in qualche modo precluso alle donne o quantomeno in alcuni ambienti. Pensiamo al mondo del rock dove fino a qualche anno fa era raro vedere una donna dietro al microfono, ma anche in altri ruoli. Le band, nella maggior parte dei casi, sono tutte composte da uomini. Il mondo dei DJ, se possibile è, anzi, è stato ancor più maschilista. 

Poi, piano a piano, è aumentato il numero delle signorine che si sono piazzate dietro una consolle e molte sono diventate anche parecchio famose; autentiche star, anche sui social, un luogo (virtuale) di vitale importanza ai fini della fama. Ma com’è messa la situazione italiana? Non male come avrete modo di leggere tra un attimo perchè è nostra intenzione presentarvi alcune delle figure di spicco delle Disk Jokey nostrane dietro ai mixer più venduti.

 

Anfisa Letyago

In vero Anfisa è siberiana ma è napoletana d’adozione. Proviene da un piccolo villaggio che conta un centinaio di famiglie, Novosibirsk. Il passaggio da un luogo così tranquillo e quasi disabitato a una città caotica come Napoli è stato traumatico almeno agli inizi ma poi Anfisa si è ambientata al punto da dichiarare di sentirsi un po’ napoletana. 

La musica che predilige è l’EDM ma nel corso del tempo è eclettica, un’esigenza dovuta alle tante serate che fa, per un pubblico dai gusti molto ampi. Ma non fraintendete, Anfisa è piuttosto selettiva, bada alla qualità e per questo difficilmente si esibisce per più di quattro volte al mese tra Italia e resto d’Europa dove ormai è richiestissima. Quanto al suo rapporto con i social, dice di farne un uso razionale, ma non manca mai di attenzione verso i suoi fan cui, naturalmente, deve il suo successo.

 

 

Nausica

Nausica descrive il suo modo di approcciarsi alla consolle con tre parole: tecnica, grinta  e colore. La ragazza abruzzese ha un obiettivo chiaro: diventare una top DJ, magari come Nina Kraviz che ammira molto. Prima di esibirsi, racconta, le tremano le gambe ma una volta che si trova davanti alla consolle la paura e il nervosismo passa: diventa improvvisamente sicura di sé e dei suoi mezzi un po’ come capitato quando qualche anno fa è salito sul palco del Modena Park, di fronte e una marea di persone in attesa del concerto di Vasco Rossi. Il fatto che sia di bell’aspetto per Nausica non è necessariamente un vantaggio, anzi, può essere penalizzante perché deve sempre dimostrare di essere lì non perché bella ma perché è brava: in questo senso deve faticare il doppio dei suoi colleghi maschi con i quali, precisa, va più d’accordo che con le donne del suo ambiente; è lei stessa  a definirsi una “ragazza mascolina”.

 

Laura Palmer

Quando non è Tying Tiffany è Laura Palmer, pseudonimo che usa per la sua attività parallela di DJ. Le sue radici musicali affondano nella new wave e nel post punk, quando era più giovane, racconta, passava con disinvoltura da un concerto Hard Core presso un centro sociale alle classiche serate della Riviera Romagnola. Ha sempre prediletto la contaminazione tra la musica rock e quella elettronica. Sul web è molto attiva, lo usa soprattutto per promuovere il suo lavoro e cosa importante, cerca sempre di rispondere ai suoi fan.

 

 

Tami

Le sue origini si dividono tra la Moldavia e il Vietnam ma vive in Italia da circa 18 anni. Il suo progetto, come dichiarato dalla DJ, mira a un “taglio musicale ricercato”. Il suo incontro con la musica è avvenuto molto presto, quando aveva 5 anni: sua nonna le regalò una pianola e da quel giorno ha capito che la musica era la sua strada. Tami non le manda certo a dire ed è molto critica con la scena femminile djing italiana: la descrive come piatta e costituita per lo più da “ragazze immagine che mettono dischi”. “L’aspetto fisico – continua Tami – ha una rilevanza determinante sulla musica.” Ma la particolarità di Tami sta anche nei DJ set che propone dove a differenza di molte altre suo colleghe, si incentrano su rap, trap e afrobeat.

 

Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

La rete è ricca di interessanti strumenti per la creazione di musica, mixaggio dei brani e tools per DJ. Tanti sono open source, altri disponibili in versione free o a pagamento; scopriamoli.

 

Oggi giorno praticamente tutti possono creare delle basi musicali anche senza avere conoscenza della teoria e magari senza aver mai imbracciato uno strumento. Come? Grazie ai potenti mezzi che la tecnologia mette a vostra disposizione; il computer nel nostro caso specifico. Ma badate bene, tra i suddetti mezzi la creatività non è compresa: quella dovete mettercela voi. Tutto molto bello, ma quanto costa? Poco, anzi, In molti casi nulla. Molti servizi online mettono a disposizione, gratuitamente, gli strumenti per creare delle basi musicali. Vogliamo presentarvi le novità più interessanti, magari da affiancare al miglior mixer.

 

JamStudio

JamStudio è sostanzialmente un servizio offerto gratuitamente, anche se è possibile sfruttare altre funzioni a pagamento. Cosa fa? Dà la possibilità di creare delle basi musicali, ma cosa importante, in modo molto semplice. Non va scaricato alcun programma: basta aprire il browser e digitare l’indirizzo. Giunti sulla homepage, cliccate su “Try it now”: si apre l’interfaccia. 

Noterete subito un box con i principali accordi. Anche selezionandoli a caso si riescono ad ottenere dei buoni risultati. È disponibile anche una lista di strumenti tra cui scegliere. Accanto al nome di ogni strumento trovate la classica icona dell’altoparlante per attivare l’audio o silenziarlo con un semplice click. 

Sulla sinistra c’è la barra per modificare il tempo. È sempre possibile ascoltare ciò che si sta facendo, anche prima di completare il brano. Per salvare il brano, se non già fatto, bisogna registrarsi al servizio mediante il pulsante “Join Free”. Cliccando su “All Access Pass Granted” e poi su “MP3 Mixer” si dà il nome alla base appena creata e via posta elettronica arriva il File MP3.

 

 

Audiotool

Se JamStudio non vi ha convinto o volete comunque vagliare più soluzioni, potete provare con Audiotool. Anche in questo caso non ci sono programmi da scaricare, tutto avviene direttamente mediante il browser ma a differenza di JamStudio, prima di cimentarci con con le tante funzioni a disposizione dovrete registrarvi. Non preoccupatevi perché è tutto gratis. 

Completata la registrazione cliccate su Start Creating e per un nuovo progetto scegliete la voce Empty. Volendo potete anche modificare delle basi già presenti. Dalla barra laterale trascinate al centro gli strumenti musicali che andrete ad utilizzare. Per ascoltare quanto creato basta cliccare su Play. Il tasto Add Track, invece, serve per aggiungere una o più tracce. Chiaramente avete modo di modificare il tempo. 

 

Soundation

Un altro interessante sound creator da utilizzare direttamente via browser è Soundation il quale consente di registrare, mixare e condividere la propria musica con altri utenti. Mette a disposizione degli utenti pre profili di account: uno free, uno detto ntro e infine l’account premium che come potete immaginare è il più completo. Utilizzare la versione free può essere utile a farsi un’idea più chiara su Soundation ma secondo noi i limiti sono troppi. 

Ma di preciso cosa vi offre un account Free? Potete creare dieci progetti, disporre di oltre 700 loops ed effetti vari, strumenti virtuali ed esportare la vostra musica in file MP3 ma di bassa qualità. Tenete presente che con la versione Intro i file sono esportati in formato wav e sono ad alta qualità, inoltre ci sono altre funzioni come record live audio, la possibilità di importare tracce per 100 MB, esportare i progetti (dunque non solo i file audio) e cosa da non sottovalutare, interagisce con i controller MIDI.

 

Audacity

Pur se graficamente un po’ spartano, Audacity conquista ogni giorno nuovi estimatori che ne apprezzano, tra le altre cose, il suo carattere user friendly. In questo caso parliamo di un software da scaricare ma è importante sottolineare che è un open source. Tra le funzioni segnaliamo record live audio, convertire per esempio le vostre vecchie musicassette in file digitali, editare e sfruttare una miriade di effetti.

 

 

Mixxx

Mixxx è un DJ tool che permette di mixare la musica in modo del tutto gratuita: è open source. Dopo aver completato l’installazione vi troverete al cospetto di un’interfaccia semplice con i controlli di base: 2 deck e il mixer. Sul pannello di configurazione potete scegliere la scheda audio, controller midi e settare una serie di parametri. La funzione sync è precisa e abbiamo poco da ridire anche sulle curve di equalizzazione. In definitiva è un programma discreto che permette di prendere la necessaria confidenza con il mixing prima si lanciarsi su qualcosa di più completo ma, ahinoi, a pagamento.

 

Virtual DJ

Virtual DJ è uno dei software più popolari in questo campo. Ricco di funzionalità e semplice da usare, questo programma consente di partire da semplici basi per poi progredire esponenzialmente. I principianti lo adorano e i professionisti che lo apprezzano non sono pochi. È compatibile con tutti i mixer e controller più famosi ed è plug and play, dunque vi basta collegare, per esempio, il controller per una configurazione automatica e veloce. L’interfaccia della mappatura è intuitiva e capace di autoapprendimento al fine di creare mappature personalizzate. Con Virtual DJ si possono mixare anche i video, sono supportati praticamente tutti i formati, anche quelli 4K.