Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Sequencer – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Ci sono tante apparecchiature che possono semplificare la vita dei musicisti o almeno di quelli più aperti all’intervento massiccio della tecnologia, insomma, qualcosa che vada ben oltre quella che si può trovare in una chitarra o qualsiasi altro strumento elettrico. Tra queste “diavolerie” ce n’è una che ha fatto il suo debutto nel mondo della musica negli anni ‘70, come altre del resto, e che non ha mancato essa stessa di farsi “contaminare” con ulteriori nuove tecnologie. Stiamo parlando del sequencer (anche detto DAW, Digital Audio Workstation), uno strumento che serve per la creazione e la riproduzione dei segnali di controllo. L’argomento è molto interessante e siamo sicuri che i nostri lettori avranno piacere di leggere quanto segue. Come sempre abbiamo selezionato alcuni sequencer e di questi ve ne diamo un assaggio introducendovi subito due modelli: la Akai Professional Pro MPD232 è una DAW molto versatile vista anche la compatibilità con la maggioranza dei programmi musicali mentre la Korg SQ-1 stupisce per il rapporto qualità/prezzo e per la bontà dei materiali utilizzati.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Gli 8 migliori sequencer – Classifica 2020

 

Abbiamo selezionato una serie di sequencer tra quelli venduti online che avremmo piacere di proporvi. Abbiamo pensato di ordinarli secondo una nostra personale classifica e scrivere per ognuno una recensione con la quale evidenziare gli aspetti negativi e positivi dei sequencer. A vostra disposizione c’è un link che vi suggerisce dove acquistare a prezzi bassi l’articolo che più vi convince. Ciò non esclude che possiate trovare qualcosa di più economico pertanto è bene confrontare i prezzi.

 

Sequencer MIDI

 

1. Akai Professional Pro MPD232 Controller MIDI USB e Sequencer a 32 Step

 

Il nuovo Pro MPD232 è molto comodo per creare beat anche con il computer, è compatibile con qualsiasi programma musicale. Venduto a un prezzo interessante, ha sedici pad molto sensibili, anzi, forse troppo. Ecco siamo arrivati subito a quella che è la lamentela principale espressa dagli utenti: accade che si preme una volta il pad e l’azione si ripete due volte, proprio come se il tocco fosse doppio. Bisognerà prenderci la mano per evitare che questa cosa si verifichi. 

Il sequencer MIDI a 32 step gestisce e genera eventi per 64 parti. Pochi centimetri di spessore e 2 kg di peso fanno dello MPD232 uno strumento comodissimo da trasportare. La connettività USB è plug & play. Questa DAW si adatta sia in studio che live, per il musicista ci sono molteplici possibilità di collegamento e tanti controlli assegnabili a proprio piacimento. 

Interessante il pacchetto software che comprende il famoso Ableton Live Lite, una piattaforma che consente di produrre basi, remixare e registrare, MPC Essential per la produzione musicale a 64 bit e Sonivox per realizzare parti di batteria. Molti utenti hanno lamentato una certa difficoltà nell’usare questo software, inoltre le istruzioni sono presenti solo in inglese.

 

Pro

Versatile: Il controller si mette in luce per la sua versatilità e per la sua comodità nella creazione di beat al computer.

Compatibilità: Va d’accordo con qualsiasi programma musicale e il pacchetto software in dotazione farà felici in tanti.

Costo: Siamo parecchio soddisfatti del rapporto qualità prezzo, oltretutto lo MPD232 è compatto, leggero ma anche molto resistente.

 

Contro

Pad: Il problema principale riguarda i pad che probabilmente sono troppo sensibili, tanto è vero dopo averli premuti l’azione si ripeta due volte.

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Sequencer step

 

2. Korg SQ-1 compatta analogica 2 x 8 step sequencer

 

Lo SQ-1 è uno step sequencer tra i più venduti ed è l’erede diretto dello SQ-10, step sequencer lanciato sul mercato da Korg verso la fine degli anni ‘70 e che era solito fare coppia con il sintetizzatore analogico MS-20, anch quest’ultimo riportato a nuova vita. 

Molto interessante è la dotazione di connessioni, davvero ampia. Lo Sq-1 è stato sicuramente pensato per interfacciarsi con il nuovo MS-20 ma è totalmente compatibile anche con altri sintetizzatori. Il passaggio tra le varie modalità di sequencer è veloce e con i tasti step si possono realizzare delle performance estemporanee. 

L’alimentazione è a batteria e qui probabilmente c’è l’unica lamentela da segnalare, l’autonomia non è delle migliori, pertanto conviene sfruttare l’alternativa rappresentata dall’alimentazione tramite USB. La qualità dei materiali è buona, a cominciare dal telaio che è robusto. Ottima la risposta dei pulsanti e potenziometri vari, il tutto a un prezzo che non mancherà di incuriosirvi.

 

Pro

Connettività: Sono possibili tante connessioni, lo SQ-1 è in grado di interfacciarsi con qualsiasi sintetizzatore, anche se la migliore accoppiata è con lo MS-20.

Veloce: Passare da una modalità sequencer a un’altra è veloce e intuitiva, inoltre con i tasti step si possono realizzare performance estemporanee.

Materiali: Korg non ha risparmiato sui materiali nonostante sia riuscita a tenere basso il prezzo del sequencer.

 

Contro

Alimentazione: Usare quella tramite cavo USB diventa più un obbligo che una libera scelta vista la scarsa durata delle batterie.

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Sequencer drum

 

3. Novation Circuit Groove box con Synth, drum machine e sequence

 

La Novation Circuit Groove Box concentra in pochi centimetri tutto quello che serve per la produzione di musica moderna: avete a vostra disposizione e in una unica soluzione un synth serie Nova e un sequencer drum con groove box stand alone. 

Uno dei suoi punti di forza è la portabilità, inoltre non è necessario integrare il sequencer drum con un computer in quanto può essere usato in un canonico setup da studio in sync con altri hardware. Ad un primissimo impatto l’utilizzo potrebbe sembrare complicato ma basta molto poco per familiarizzare con il Circuit Groove Box. 

Interessante la funzione che regola metronomo e intonazione grazie alla quale le vostre tracce saranno sempre intonate e a tempo. La possibilità di aggiungere effetti, suoni e pattern in tempo reale aiuta ad ottenere beat e groove efficaci. L’alimentazione a batteria e gli altoparlanti integrati ne fanno anche un ottimo compagno da viaggio. Veri e propri aspetti negativi da segnalare non ce ne sono, tuttavia questo giocattolino non costa poco.

 

Pro

Portabilità: Il sequencer può essere portato ovunque, non solo perché compatto ma anche perché dotato di alimentazione batteria e speaker integrati.

Intonazione metronomo: Grazie alla funzione che regola questi due elementi le tracce sono sempre a tempo e ottimamente intonate.

Versatile: Tra i pregi da segnalare c’è la versatilità che contraddistingue il sequencer, che può essere usato non solo con il computer ma anche senza, in un setup con altri hardware.

 

Contro

Costoso: Difetti veri e propri non ce ne sono, possiamo solo segnalare che si tratta di un sequencer abbastanza costoso.

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Sequencer synth

 

4. Korg Volca Sample Sequencer campionatore midi e multi touch

 

Il Volca è un sequencer synth molto apprezzato dalla clientela, anche perché si trova in vendita a un buon prezzo. Uno degli aspetti interessanti è la possibilità di mettere insieme e campionare un centinaio di suoni campionati in tempo reale. Adatto per le esibizioni dal vivo, presenta un sistema di editing intuitivo: in un istante si inseriscono e rimuovono parti musicali. 

Un’altra cosa che ci è piaciuta è la funzione motion sequencer che registrando i movimenti delle manopole permette di aggiungere delle modifiche dinamiche variabili nel tempo. Sul fronte connessioni troviamo una porta MIDI IN e in/out Synth. È possibile l’uso delle cuffie. 

L’alimentazione presenta una doppia possibilità, collegando il Volca alla rete elettrica oppure usando le batterie, a riguardo l’autonomia è parecchio insoddisfacente. È importante aggiungere che l’alimentatore non è incluso nella confezione. Altra cosa che manca sono le istruzioni in italiano.

 

Pro

Prezzo: C’è più di un motivo che spiega il successo commerciale del Volca, il rapporto qualità/prezzo è sicuramente tra queste.

Motion sequencer: Tra le funzioni da portare all’attenzione dei lettori c’è sicuramente la Motion sequencer, che registra i movimenti delle manopole allo scopo di aggiungere al suono delle modifiche dinamiche variabili.

 

Contro

Autonomia batteria: Davvero ben poca cosa, si potrebbe risolvere alimentando il sequencer con la corrente elettrica ma bisogna comprare l’alimentatore in quanto non compreso nella confezione.

Istruzioni: Il sequencer non è uno strumento semplice da usare per chi non ha un po’ di esperienza, l’assenza di istruzioni in italiano di certo non aiuta a velocizzare l’apprendimento.

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Sequencer Roland

 

5. Roland DJ-202 Controller DJ a 2 canali

 

Niente male il sequencer Roland, lo diciamo mettendo ben in chiaro che si tratta di un entry level che però ha dalla sua una ottima flessibilità d’impiego. Due i canali e quattro i deck per questo interessante controller. I piatti sono a bassa latenza, cosa che indubbiamente facilita gli scratch. 

I suoni di batteria sono tra le cose che più hanno convinto della consolle, in più c’è modo di usare dei suoni personalizzati che vanno caricati nei quattro semple slot. Qualche critica è stata mossa dagli utenti ai potenziometri per la regolazione della velocità, non proprio precisi come ci si aspetterebbe, in particolare quando il potenziometro è in posizione centrale, nello spazio di tre tacchette, non si registrano variazioni. 

Alimentato tramite cavo USB, il controller è molto comodo da trasportare, il fatto che sia leggero non deve far pensare che sia poco robusto, anzi è vero il contrario.

 

Pro

Ottime potenzialità: Assodato che stiamo parlando di un controller entry level, il DJ-202 si fa apprezzare per performance e flessibilità d’uso.

Latenza piatti: IHanno una latenza bassa, caratteristica molto ricercata dagli amanti dello scratching che hanno un motivo in più per comprare questo articolo.

Robusta: La DJ-202 è costruita con buoni materiali, la qualità costruttiva generale e sicuramente di buon livello.

 

Contro

Potenziometri: Da rivedere quelli della velocità che presentano qualche piccolo problema di precisione, in particolar modo nella zona centrale.

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Sequencer analogico

 

6. Dark Time Analog Sequencer Blue LED’s

 

Per gli amanti degli strumenti vintage abbiamo pensato di proporre il sequencer analogico Dark Time Analog Sequencer Blue LED’s. Pur essendo stato progettato principalmente per una felice accoppiata con il sintetizzatore Dark Energy prodotto da Doepfer, ciò non toglie che possa tranquillamente essere impiegato con synth di altre marche, il risultato finale sarà comunque soddisfacente. 

Ci sono 16 livelli con interruttori On-Off, azzera, salta e arresta  diverse modalità di ripetizione. Non mancano le uscite CV/Gate. Siamo rimasti favorevolmente colpiti dall’oscillatore interno ma volendo il Dark Time può essere sincronizzato con un MIDI clock esterno. 

Molto buona è la qualità costruttiva, parliamo di un sequencer che si mettere in luce per la robustezza e l’affidabilità dei materiali. Il costo potrebbe essere un ostacolo per qualcuno.

 

Pro

Qualità costruttiva: Doepfer conferma la sua noma di mettere in commercio strumenti solidi e dalla indiscutibile qualità costruttiva.

Performante: Le sue prestazioni sono di alto livello, i musicisti che decideranno di comprare questo modello non resteranno assolutamente delusi.

Design: Fate un salto indietro nel tempo, fino agli anni ‘70; non resterete indifferenti al look vintage che contraddistingue il Dark Time.

 

Contro

Costoso: Tutto molto bello ma anche molto caro, è un sequencer che richiede uno sforzo economico che non tutti potrebbero voler sostenere.

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Sequencer Arturia

 

7. Arturia sequencer polifonico KeyStep a 32 tasti

 

Un controller e step sequencer MIDI compatto e potente, ecco come possiamo descrivere la proposta di Arturia. Presenta due modalità commutabili: arpeggiatore e sequencer. Il primo consente di generare arpeggi in diverse modalità e suddivisioni nel tempo, il secondo, invece, è in grado di creare ed elaborare pattern di 64 step con un massimo di 8 note di polifonia.

È possibile registrare in modalità live ma in questo caso dobbiamo riferire di non poche lamentele circa la poca precisione del sequencer Arturia. Ben fornito il comparto connettività con tre uscite CV, Sync IN/OUT e MIDI IN/OUT nonché MIDI mediante USB per sincronizzare e sequenziare qualunque strumento. 

La riposta di tasti è molto soddisfacente con una resa al tocco precisa e dinamica. Materiali più che soddisfacenti per qualità e prezzo alla portata di tutti.

 

Pro

Potente: A guardarlo così compatto non si immaginano le sue potenzialità: si possono generare arpeggi in diverse modalità e realizzare pattern fino a 64 step.

Tasti: Siamo rimasti parecchio contenti per la risposta di tasti che restituiscono un buon feeling oltre a essere dinamici.

Materiali: Pur avendo un prezzo alla portata di tutti, la qualità dei materiali non ne risente: la tastiera è solida, ben costruita.

 

Contro

Impreciso: Quando si registra in modalità live è emerso che il sequencer pecca in precisione, problema che è emerso in più recensioni scritte dagli utenti.

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Sequencer Roland professionale

 

8. Roland DJ 808 controller con integrato drum machine e mixer a 4 canali

 

Difficilmente non resterete stupefatti dal controller DJ 808, dotato di un mixer 4 canali, un processore vocale e capace di integrarsi alla perfezione con il software Serato DJ Pro. Inoltre ci sono pulsanti dedicati al controllo del loop, Hot Cue, Flip e le funzioni per Key Sync e loop in modo tale da regolare con grande semplicità l’intonazione ecc. 

Il sequencer Roland professionale ha in dote anche i suoni della famosa drum machine TR-S. Lodevole la risposta dei piatti caratterizzati da una latenza molto bassa, ottimi per lo scratching. Da segnalare che i piatti hanno integrati i display mediante i quali viene mostrato lo stato della riproduzione. I due deck, inoltre, possono essere controllati in simultanea da un singolo piatto. 

Molto buona la connettività con due porte USB AIRA vari strumenti ed effetti Roland usando un solo cavo. Il processore vocale VT Voice Transformer intona alla perfezione la voce. Insomma, le funzioni sono tantissime per quello che è un controller completo, anche se costoso e questo aspetto è l’unico svantaggio riscontrato.

 

Pro

Funzioni: Il controller ha tantissime funzioni che lo rendono uno strumento adatto ai professionisti più esigenti, ha un grande potenziale.

Piatti: Ottima la fattura dei piatti, sensibili al tocco, pronti nella risposta e con bassa latenza per scratch soddisfacenti.

Materiali: La consolle è molto solida, costruita con materiali di prim’ordine. Si capisce fin da subito che è uno strumento professionale.

 

Contro

Prezzo: L’unica nota dolente o se preferite, l’unico aspetto svantaggioso, è il suo prezzo che purtroppo è molto alto.

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Come scegliere un buon sequencer

 

È innegabile che quando si pensa a quale sequencer comprare si tengano d’occhio anche le offerte disponibili sul mercato, ma c’è anche chi non bada a spese preferendo andare sul sicuro acquistando un prodotto della migliore marca. Questa, spesso, è la scelta più dispendiosa ma che difficilmente riserva brutte sorprese. 

Ciò nonostante a chi ci chiede come scegliere un buon sequencer suggeriamo di fare una comparazione tra i diversi modelli. Bisogna letteralmente analizzare tutte le caratteristiche, valutare quelle che effettivamente servono e quelle che sono superflue perché magari adatte a professionisti, cosa che magari voi non siete. Un altro grande aiuto nell’individuare i migliori sequencer dl 2020 arriva dai pareri scritti da altri utenti e reperibili in rete. 

 

Hardware e software

È importante chiarire una cosa. Oggi quando si parla di sequencer, molto spesso si fa riferimento al programma, poi è chiaro che ci sono i controller che sfruttano i software installati sul computer. I sequencer fisici, invece, hanno iniziato a diffondersi negli anni ‘70, anche se qualcosa di simile era stato creato una ventina di anni prima con il Wall of Sound e l’Electronium. 

I sequencer fisici sono stati messi da parte per parecchi anni ma di recente sono stati riscoperti. Si tratta di strumenti molto costosi, questo è ben saperlo. Più pratici sono i cosiddetti sequencer logici che sfruttano il protocollo MIDI. I sequencer logici facilitano la programmazione di sequenze complesse anche grazie alle ampie interfacce grafiche. I sequencer logici, inoltre, hanno il vantaggio di integrarsi con i sintetizzatori virtuali e sfruttare l’espandibilità e la flessibilità di comunicazione che caratterizza i computer d’oggi.

Spendere il giusto

Tutti vorrebbero comprare il miglior sequencer ma bisogna fare i conti con il budget che si dispone, ma anche se questo fosse sufficiente è davvero necessario spendere tanto? Crediamo che il sequencer giusto sia quello che risponda alle esigenze dell’utilizzatore. Cosa significa? Prendiamo un professionista e un ragazzo che non ha mai visto un sequencer prima in vita sua. Il primo ha chiaramente bisogno di determinate garanzie e prestazioni che per un novellino sono superflue, anzi, potrebbero complicargli le cose. 

Conoscere un sequencer, imparare a usarlo sfruttandolo del tutto richiede tempo. Un sequencer per professionisti nelle mani di un principiante presenterà probabilmente un livello di difficoltà ostico da superare se non si hanno delle conoscenze pregresse. Quindi, in definitiva, fate un passo alla volta, cominciate con qualcosa di poco complicato, accumulate esperienza e poi passate a un livello successivo di qualità e complessità.

 

 

 

Domande frequenti

 

Cos’è il sequencer?

Il sequencer è un dispositivo che può essere fisico o logico, nel primo caso parliamo di hardware mentre nel secondo di software; è utilizzato nella musica per creare e riprodurre sequenze di segnali di controllo che permettono di comandare uno strumento musicale elettronico.

 

Che cosa vuol dire l’acronimo DAW?

L’acronimo DAW sta per Digital Audio Workstation, si tratta di un sistema elettronico che serve per la registrazione, montaggio e riproduzione dell’audio digitale. In particolare un DAW è in grado di manipolare i suoni. Quando si parla di DAW si fa riferimento a una combinazione di programmi per la registrazione multitraccia ed hardware audio con capacità di convertire il segnale mediante un convertitore analogico digitale.

 

Che cos’è il tracker?

Con il termine tracker si indicano genericamente qui programmi che servono a sequenziare la musica. Grazie al tracker l’utilizzatore può impostare dei campioni sonori in relazione a una linea di tempo su canali monofonici. L’inserimento delle note avviene attraverso la tastiera, quanto alla musica, si compone di diversi piccoli pattern multicanale che sono collegati tra loro mediante una lista superiore.

 

Quanto costa un sequencer? 

I prezzi dei sequencer variano molto. A influire sul costo ci sono le funzioni, la qualità dei materiali e il livello nel senso che ci sono sequencer per principianti e per musicisti e/o DJ affermati. In generale si spende dai 100 euro per un modello entry level fino a 800/900 euro o più.

 

Qual è la differenza tra un sequencer e un arpeggiatore?

La differenza non è grossa ma c’è. L’arpeggiatore prende un gruppo di note da una sorgente MIDI e le suddivide in uno schema ritmico ripetuto. Ci sono arpeggiatori che permettono di scegliere forme di pattern ascendenti, discendenti e di altro tipo che consentono all’arpeggio di essere più vario. Il sequencer permette di fare le cose appena descritte ma senza il bisogno degli input di note esterne. Di conseguenza il sequencer è più flessibile.

 

 

 

Come utilizzare il sequencer

 

Chi si trova per la prima volta al cospetto di un sequencer potrebbe capirci poco o nulla e persino scoraggiarsi in breve tempo, abbandonando l’idea di utilizzarlo. Cerchiamo di evitare che ciò accada dando dei piccoli consigli sull’utilizzo del sequencer.

La composizione del brano

Si compra un sequencer per comporre di brani, ma ciò come avviene? Ci sono due modi. Il primo sistema prevede la scrittura nota per nota. Sul computer c’è una schermata detta pianoroll, a sinistra è riprodotta una tastiera mentre a destra c’è la griglia per l’inserimento delle note. Ad ogni griglia corrisponde una nota della tastiera. 

L’inserimento della nota avviene in questo modo, si seleziona lo strumento matita, quindi si riproduce una barra all’interno della griglia. La durata della nota è proporzionale alla lunghezza della barra disegnata. In qualsiasi momento è possibile modificare la nota in durata, altezza, il volume e aggiungere degli effetti. 

Il secondo sistema per la composizione di un brano prevede l’uso di uno strumento MIDI mente il computer registra. La nota suonata dallo strumento viene inviata al sequencer come dato MIDI e, come visto nel primo caso, può essere modificata.

 

Collegare il sequencer hardware al Synth

Ci sono una serie di possibilità per collegare un sequencer hardware al synth. Una di questi è la connessione MIDI, basta un cavo DIN maschio/maschio. C’è poi la connessione CV, abbreviazione di Control Voltage, che si basa sul rapporto tra una tensione e l’intonazione degli oscillatori (o altri moduli). È importante sapere che ogni Volt equivale a una ottava. Per il collegamento del sequencer al computer, invece si sfrutta la connessione via USB.

Collegare il squencer con altro hardware

Qui entra in gioco il clock. Il clock è un impulso ritmico il quale può essere inviato a qualsi sintetizzatore. L’impulso comunica un ritmo ripetuto al fine che tutti  synth restino collegati. Il collegamento avviene mediante cavo che unisce le porte clock dei due hardware.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Rick Walker è la mente dietro l’idea di un festival dedicato interamente agli artisti che si esibiscono con la loop station. Nato come piccolo evento, oggi parliamo di un appuntamento internazionale da cui l’Italia non è esclusa.

 

Di festival musicali ce ne sono tanti, di tutti i tipi e generi con gli artisti più disparati. Ma noi vogliamo parlavi di uno evento in particolare, lo Y2K International Live Looping Festival, Sono due le particolarità di questo evento: la prima è che gli artisti che vi prendono parte si esibiscono con loop station, la seconda è che si tiene in 25 differenti Paesi (per un totale di 66 città) con ben 8 date in Italia per l’edizione del 2019. In particolare da noi l’evento si è svolto a Roma, Firenze, Milano, Livorno, Brescia, Settignano, Pozzolengo e Castiglione delle Stiviere. Magari se comprate una delle loop station vendute online potreste prendervi parte anche voi che ci leggete… naturalmente se siete bravi.

 

Rick Walker

Per capire la genesi di un evento così particolare che, per inciso, ha ottenuto un successo sorprendente, bisogna conoscere Rick Walker. Chi è costui? Si tratta di un polistrumentista appassionato di musica elettronica e specializzato negli strumenti a percussione. Ma Rick Walker è soprattutto il fondatore dello Y2K International Live Looping Festival, un evento messo in piedi nel 2001 e che, non con poca sorpresa dello stesso organizzatore, si è rinnovato di anno in anno fino ai giorni nostri, diventando sempre più importante.

Dal Bass looping festival allo Y2K International Live Looping Festival

Il seme del festival fu piantato nel 2000 con una serie di piccolissimi eventi locali ma l’anno seguente Walker pensò di mettere in piedi un Bass Looping festival con l’intento di organizzare uno showcase del bassista Steve Lawson al quale si aggiunsero Michael Manring  altri abili suonatori dello strumento. L’evento, del tutto gratuito, si tenne presso il Rio Theater di Santa Cruz in California e richiamo centinaia di persone. 

Il successo ottenuto fu la spinta per la seconda edizione che di fatto ebbe come conseguenza lo Y2K International Live Looping Festival. Fino ai giorni nostri si sono succeduti sul palco più di 70 artisti provenienti da 15 nazioni.

 

Oltre la California

Il successo dell’iniziativa si riscontra anche nel fatto di essere stato riproposto in altri 20 Paesi del mondo. Ma vediamo come è accaduto. L’ideatore del festival mandò una e-mail al sito Looper Delight per informare che avrebbe viaggiato in Europa per esibirsi in un live looping e chiedeva se qualcuno fosse interessato ad ospitarlo su un palco e magari mettere insieme altri artisti per un piccolo festival sulla scia di quanto fatto in California. Nel giro di due settimane risposero all’invito moltissimi artisti e si riuscì ad organizzare un tour di due mesi che toccò sette Paesi, in particolare Regno Unito ed Europa del nord. 

Da quel Momento Rick Walker ha viaggiato in 15 Paesi tra Asia, Europa, Nord e Centro America per promuovere la sua iniziativa. L’organizzazione internazionale del festival si è strutturata con dei rappresentanti locali che si occupano della promozione e organizzazione dell’evento nei rispettivi paesi di appartenenza. Ma non bisogna pensare a una organizzazione verticistica, si tratta piuttosto di una comunità che accoglie tutti gli appassionati.

C’è a chi non piace

Se da un lato abbiamo visto che l’idea di servirsi della loop station per delle esibizioni del vivo è piaciuta tanto da portare oltre i confini della California un evento come lo  Y2K International Live Looping Festival, c’è chi ha mosso pesanti critiche gridando persino alla truffa. Naturalmente nella polemica non centra lo Y2K International Live Looping Festival ma niente di meno Ed Sheeran che si è servito proprio di una loop station per alcune esibizioni soliste, senza la band che lo accompagnava. 

In particolare il cantante fu ferocemente attaccato per la sua esibizione al Glastonbury del 2017. Una parte del pubblico riteneva una sorta di truffa l’uso di musica preregistrata a un evento live. La polemica portò il cantante a difendersi in prima persona su Twitter dicendo che non avrebbe mai creduto di doverlo spiegare ma tutto quello che fa nei suoi concerti è dal vivo e che usa una loop station e non delle backing track, per poi invitare i suoi detrattori a cercare la differenza su Google.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Aumentare la velocità con cui si suona la chitarra richiede studio e buona volontà ma anche una serie di trucchi che rendono tutto più semplice.

 

I chitarristi o almeno buona parte di loro, vogliono sempre correre, correre e ancora correre. Suonare veloce è la parola d’ordine, anche se sarebbe bene preoccuparsi innanzitutto di suonare bene come spiegato alle migliori lezioni di chitarra. Il chitarrista che non riesce a raggiungere una certa velocità rischia di sentirsi frustrato, incapace. È un approccio sbagliato, magari ascoltare di meno Malmsteen aiuta oppure vi torna ancora più utile una serie di trucchi o preferite, dei consigli che possono assecondare la vostra necessità di correre su e giù per il manico dello strumento.

La pennata alternata

Per suonare assoli veloci bisogna usare la pennata. Qualcuno potrebbe dire che abbiamo scoperto l’acqua calda. Sì, ma c’è il modo corretto di fare la pennata alternata e il modo sbagliato. Ma fermiamoci un attimo, magari chi ci legge è appena agli inizi e non ha mai sentito parlare di alternative picking. In sostanza dare la pennata alternata significa colpire la corda con il plettro dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto (e viceversa). Il movimento, però, deve essere controllato al fine di ridurlo al minimo e guadagnare tempo. 

Volendo fare un esempio grossolano, nel dare la pennata dall’alto in giù, non dovete avvicinarvi alla corda sottostante. Per facilitare la riduzione del movimento serve un punto d’appoggio che può essere rappresentato dal mignolo oppure mettendo la mano sulle corde e in parte sul ponte. Chiaramente la corda da suonare va lasciata libera di vibrare a meno che non si desideri eseguire una nota stoppata.

 

La posizione del pollice

Molto spesso un chitarrista non riesce a superare i suoi limiti a causa dell’impostazione sbagliata, intanto siamo passati dalla mano destra alla sinistra. In particolare prestiamo attenzione alla posizione del pollice che deve stare dietro al manico in una posizione centrale, non deve sovrastarlo come erroneamente fanno molti. Ciò va bene se si vuole fare il bending ma solo in questo caso. Tenendo il pollice nella posizione appena descritta le restanti dita sono più rilassate.

 

Economizzare i movimenti

Anche per la mano sinistra economizzare i movimenti è fondamentale per guadagnare velocità. Immaginiamo di voler suonare una scala; le dita devono restare il più possibile vicino alla tastiera, in altre parole, nel passare da una nota all’altra non vanno sollevate troppo ma il minimo indispensabile.

 

Sincronizzate le mani

Il trucco alla base della sincronizzazione di mano destra e sinistra è eseguire movimenti che siano sempre uguali.

 

Il plettro

Anche la scelta del plettro incide sulla velocità. Non parliamo tanto di spessore, che comunque deve essere heavy, di conseguenza dal millimetro in poi, ma di superficie. Usando i plettri a goccia (non con punta arrotondata) si riesce ad andare più veloci.

 

Piccole sequenze di note

Per sviluppare la velocità create delle sequenze di poche note: tre è il numero perfetto, come si suol dire. Tenendo a mente i consigli dati fino a questo momento, suonate le tre note (a metronomo) fin quando non avete interiorizzato del tutto il movimento, a quel punto aggiungete all’esercizio la corda sottostante. Per capirci, ora le note diventano sei distribuite equamente su due corde.

 

Il metronomo

Lavorare con il metronomo permette di conoscere a che velocità si sta suonando e sviluppare la capacità di andare a tempo. Riprendendo il discorso delle piccole sequenze fatto in precedenza, impostate il metronomo alla velocità che ritenete il vostro limite. Se commettere errori di esecuzione, diminuite la velocità e lavorate su quella fin quando non siete pronti per incrementarla. Alzate sempre l’asticella ma ricordate di abbassarla se vi capita di sbagliare.

 

Ripetere le parti sempre uguali

Esercitatevi su una scala di Sol maggiore in quanto i tasti da premere formano tre coppie identiche, naturalmente con note diverse. Il ripetere queste parti sempre uguali aiuta a farvi diventare più veloci.

 

Per non esitare

Quando si suona veloci non bisogna esitare altrimenti ci si ferma. Bisogna conoscere la diteggiatura di una scala alla perfezione ed eseguirla sempre con le stesse dita e con lo stesso tipo di pennata per evitare di fare confusione che invece si genera quando i movimenti non sono sempre uguali.

Velocità di pensiero

Mentre si sta suonando una posizione bisogna già visualizzare mentalmente la successiva. Ciò non solo aiuta a suonare veloci ma anche a restare concentrati su ciò che si sta suonando.

 

Capite i vostri limiti

Se il lunedì suonate una scala con il metronomo impostato a 70 è assurdo pensare di ripeterlo il martedì o il mercoledì successivo a 150. L’esecuzione sarà comprensibilmente pessima  e ciò può anche scoraggiarvi. Impostate una velocità “comfort” per così dire e incrementatela di poco alla volta e solo quando l’esecuzione è corretta. Cosa intendiamo di poco alla volta? Per esempio da 70 a 75 poi a 80 e così via.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Mettete a frutto la vostra abilità e diventate un punto di riferimento per gli aspiranti chitarristi: ecco alcuni suggerimenti per intraprendere l’attività di maestro.

 

Con la chitarra site bravi, sono anni che la suonate e la studiate. La teoria musicale per voi non è un mistero. Avete mai pensato di monetizzare le vostre conoscenze in materia? No, non incidendo un album o esibendovi dal vivo. Noi vogliamo suggerirvi un’altra strada, quella dell’insegnamento, dare lezioni private ad aspiranti chitarristi. 

Vogliamo però mettere subito in chiaro che essere grandi musicisti non equivale necessariamente a essere anche ottimi insegnanti. Trasmettere la conoscenza non è semplice, un insegnante, che si tratti di chitarra o di qualsiasi altra materia, deve essere paziente, capace di spiegare in modo chiaro e accompagnare l’allievo passo dopo passo lungo il percorso formativo.

Può essere una professione a tempo pieno?

Prima di lanciarvi in questa attività è bene fare un ragionamento. Dare lezioni di chitarra private può essere un lavoro a tempo pieno. Non vogliamo escludere a priori una possibilità del genere ma oggettivamente è difficile. Servirebbero tanti studenti, tanto per cominciare. L’unico modo per lavorare come maestro di chitarra a tempo pieno è farsi assumere da scuole di musica. Il plurale non è usato a caso perché probabilmente lavorare presso una sola scuola non basterebbe. È meglio vedere il lavoro di maestro come un modo per arrotondare.

 

Come trovare e farsi trovare dagli allievi

Un maestro ha bisogno di studenti, se non vi siete ancora fatti un nome, a maggior ragione dovete attivarvi per farvi conoscere. Siamo nell’era di internet ma il vecchio metodo di lasciare annunci nei negozi di strumenti musicali è sempre utile. Gli annunci poi vanno inseriti su quanti più portali web possibile. Aprire un blog con piccoli consigli e una pagina Facebook aiuta.

 

Linee guida

Siete convinti e soprattutto vi sentite all’altezza di dare lezioni private. Perfetto ma sappiate che nulla va improvvisato, bisogna essere professionali fin dall’inizio. Il primo passo è quello di preparare delle linee guida cui attenersi. Questo è utile tanto per l’insegnante quanto per lo studente. Avete studiato la chitarra quindi sapete che il percorso deve essere graduale, seguite con attenzione gli argomenti, gli esercizi e metteteli nell’ordine giusto. 

Le linee guida sono il punto di riferimento ma ricordate che date lezioni individuali, non dovete portare una intera classe allo stesso livello di conseguenza le lezioni vanno comunque personalizzate. Il docente deve essere in grado di comprendere limiti e potenzialità del suo allievo, sapere quando rallentare e quando accelerare il programma. Un buon maestro deve essere in grado di scegliere tra le lezioni di chitarra più vendute quelle da suggerire all’allievo per studiare quando è a casa.

 

Non siate noiosi

Un maestro noioso ha poco successo. Se il vostro approccio all’allievo è troppo formale e distante rischia di farvi perdere l’allievo. È importante stabilire un buon feeling con lo studente, è meglio un rapporto amichevole, dopotutto non siete a scuola e voi siete chitarristi, avete l’animo artistico, non siete professori di matematica, con tutto il rispetto per la categoria. Se risultate noiosi, pesanti, per non dire antipatici, c’è il rischio che lo studente vi abbandoni e con lui i suoi soldi. Naturalmente la simpatia, l’approccio amichevole non significa mancanza di professionalità, quella deve esserci sempre.

 

Non accettate qualsiasi studente sia disposto a pagarvi

Innanzitutto non prendete in carico più studenti di quanti possiate effettivamente seguirne. Altra questione, l’allievo sceglie il mastro ma anche quest’ultimo deve scegliere lo studente. Per una questione di onestà e professionalità dovete essere in grado di determinare se voi siete la persona giusta per lo studente “X” che si presenta da voi ma anche se non spreca tempo e denaro. Insomma, dovete avere l’onestà e la sincerità di dire “mi dispiace, ma la chitarra non fa per te”. Al tempo stesso, se da voi si presenta un metallaro e voi tutta la vita avete studiato chitarra classica, cosa che magari a lui non interessa, ditegli che il vostro approccio didattico potrebbe non fare per lui.

Le via del web

Il web e in particolare YouTube dà la possibilità di raggiungere milioni di persone. Tanti chitarristi hanno scelto la famosa piattaforma per dare lezioni di chitarra. Si va da piccoli tutorial a veri e propri corsi. È una strada che può essere battuta e che non esclude la possibilità di continuare a dare lezioni private face to face alla vecchia maniera. 

È chiaro che in questo caso i guadagni possono arrivare come anche no. Si può diventare ricchi o incassare pochi spiccioli se non addirittura niente. Dovrete investire in una buona attrezzatura come microfoni, telecamera, avere un luogo adatto dove fare le riprese senza essere disturbati ed avere un minimo di competenza nell’editing video. Inutile dire che dovete essere sciolti davanti all’obiettivo e saper essere coinvolgenti. Dovete fidelizzare gli utenti, dargli un motivo per iscriversi al vostro canale. Non pensate che sia semplice, anche perché la concorrenza è tanta e per pochi che hanno davvero successo, moltissimi altri falliscono.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Ci sono una serie di sbagli in cui tanti chitarristi incappano perché non seguiti da un maestro che possa correggerli. Vediamone alcuni dei più comuni.

 

Suonare la chitarra da autodidatti si può, oltretutto online ci sono tante lezioni di chitarra facili. Tuttavia all’autodidatta manca il sostegno di un buon maestro. La sua presenza fisica è importante per una serie di ragioni ma nel nostro articolo interessa una in particolare, quella di correggere errori d’impostazione che un chitarrista può portarsi dietro per tutta la vita. Vediamo quali sono gli sbagli più comuni che assolutamente vanno evitati. È molto probabile che leggendo l’articolo vi accorgiate immediatamente che molti degli sbagli indicati di seguito vi riguardano. È il momento di rimediare.

Il polso

Uno degli errori più frequenti riguarda sicuramente la posizione nella quale si tiene il polso. Vediamo prima la posizione corretta e poi quali errori si commettono. Il polso va tenuto basso rispetto alla mano. Molti, invece, tendono ad alzare il polso fino a tenerlo in linea con la parte superiore del manico, se non addirittura più su, appoggiando il pollice sopra. Se la posizione è corretta, quindi quella vista nel primo caso, le dita sono libere mentre alzando il polso, sono limitate nei movimenti.

 

Dita a martelletto o a tenaglia

Non temete, non siamo impazziti inserendo un argomento di bricolage in un articolo dove si parla di errori con la chitarra. La posizione corretta delle dita è comunemente detta a martelletto, quindi le falangi devono essere piegate sufficientemente da premere le corde con la punta. Non a caso nella frase precedente abbiamo usato il termine “sufficientemente”. Non bisogna esagerare nel piegare le dita e passare dalla posizione a martelletto a quella che ricorda una tenaglia. Questo errore, che si accentua sui cantini, è una diretta conseguenza del polso tenuto in alto.

 

Il pollice

La posizione corretta del pollice è piatto e rilassato sul manico ma un errore molto comune è tenerlo piegato e teso, un po’ come se fosse a martelletto dietro al manico. Tale posizione comporta l’irrigidimento di tutta la mano.

 

La distanza corretta delle dita

Le dita devono restare vicino alle corde invece i chitarristi alle prime armi tendono a sollevarle tantissimo nel passaggio da una nota all’altra. Una simile impostazione complica la coordinazione con la mano sinistra, fa perdere velocità e pregiudica la pulizia del suono.

 

La postura del corpo

È importante assumere una postura corretta del corpo, quindi dritto. Il problema si verifica anche per l’esigenza del principiante di osservare la tastiera per avere chiaro dove mette le dita. Ciò comporta un ingobbamento da evitare a maggior ragione se si è nella fase dello sviluppo. Bisogna sviluppare il tatto ed essere in grado di sapere dove sono le note senza guardare la tastiera. È una cosa che viene fuori in modo abbastanza naturale, magari mentre vi esercitate fatelo davanti a uno specchio così avrete modo di guardare il manico e restare in posizione dritta.

 

Bocca rilassata

La bocca è parecchio trascurata, dopotutto chi mai potrebbe pensare che abbia una certa influenza sul modo di suonare la chitarra? Invece quando si suona si ha la tendenza a tenerla serrata, irriggidita. Tenere chiusa la mascella non permette di respirare come si dovrebbe e causa un irrigidimento che interessa anche collo, spalle e braccia e ciò non fa bene.

 

Appoggio sulla chitarra

Passiamo alla mano destra. È fondamentale trovare un appoggio sulla chitarra che consenta di tenere l’avambraccio penzolante e rilassare la spalla.

Polso rilassato

Il polso della mano destra deve essere rilassato e da ciò dipende anche il punto di appoggio dell’avambraccio, di cui abbiamo parlato un attimo fa.

 

Il plettro

Non va lasciata una porzione di plettro eccessiva. Dalle dita il plettro dovrebbe essere visibile per un paio di millimetri anche perché in questo modo si ha una maggiore sensibilità della plettrata. L’indice, poi, dono deve mai essere nella stessa direzione della punta del plettro. La posizione corretta dell’impugnatura prevede che l’indice sia leggermente curvato.

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Andiamo alla scoperta della loop station: che cos’è, a cosa serve, come funziona. Ne parliamo nel nostro articolo.

 

La loop station è uno strumento di grande utilità che viene in soccorso soprattutto di quanti non hanno una band ma desiderano un accompagnamento quando suonano. Le loop station più vendute sono anche un valido aiuto in fase di composizione perché il musicista ha modo di mettere in pratica le sue idee su come l prando dovrebbe suonare e capire effettivamente se la canzone funziona o se magari è il caso di apportare dei cambiamenti. Cosa non meno importante, è divertente. 

Chi suona sa molto bene che un conto è ascoltare soltanto il suo strumento e un altro è suonare su  una base. Facciamo un esempio stupido ma che dovrebbe rendere bene l’idea: potete registrare la parte ritmica della chitarra mandandola in loop così poi da suonarci sopra un assolo, il risultato è sicuramente più bello piuttosto che eseguirlo senza una seconda chitarra. Altra soluzione, potete suonare un assolo armonizzato. Insomma potete fare un bel po’ di cose divertenti. A ogni modo non crediate che la loop station serva solo per la chitarra, visto che ha svariate applicazioni.

 

Il loop

Fondamentale per il nostro discorso è capire di cosa stiamo parlando, pertanto bisogna dare la definizione di loop. Che cosa? Lo spieghiamo con parole semplici e sintetiche perché ciò che ci interessa è la chiarezza e i tecnicismi servono a ben poco in questo contesto. Il loop altro non è che una che una sezione nella quale un suono è riprodotto in continuazione. Quando parliamo di suono, ci riferiamo a qualsiasi, dunque può essere quello di una chitarra, un tamburo, la voce e così via.

La loop station

I looper si differenziano per la ricchezza di funzioni e di conseguenza di possibilità messe a disposizione del musicista. Si va dai pedali singoli a quelli multipli senza dimenticare le loop station virtuali quindi parliamo di software. Ciò detto, ci sono delle funzioni basilari comuni a qualsiasi modello. 

Prima di entrare nel dettaglio, vediamo come si stabilisce il collegamento con lo strumento. Torniamo all’esempio della chitarra. A questa va inserito il jack del cavo mentre l’altra estremità va nell’input del looper. Sulla loop station noterete sicuramente la dicitura Output, è lì che va un secondo cavo per stabilire il collegamento con l’amplificatore. Naturalmente la loop station va alimentata. L’alimentazione può essere a batteria oppure a corrente. Meglio prediligere questa ultima, non fosse altro perché non avrete problemi di autonomia.

 

La registrazione

Passiamo alla registrazione del suono che vi interessa mandare in loop. È molto semplice. Si avvia il tasto rec, che nel caso di un modello a pedali avviene con il piede, si suona e poi si preme stop per fermare la registrazione. Il bello è che alla traccia appena registrata ne potete sovrapporre un’altra e un’altra ancora. 

Le tracce possono essere di diversa natura nel senso che su una registrare la chitarra, su un’altra la voce, su un’altra un assolo e così via. Poi i limiti dipendono dal modello di loop station. Insomma, quanto detto fin qui fa capire che con un looper potete eseguire un brano musicale completo, anche perché molti modelli riproducono anche la batteria per quanto l’esecuzione dell’accompagnamento ritmico sia per ovvie ragioni poco vario.

Con le mani o con i piedi

Probabilmente dei nostri lettori saranno indecisi su che tipo di looper comprare. Non staremo qui a farvi discorsi su questo o quel modello in particolare ma è fondamentale almeno capire capire se volte usare le mani o i piedi. Perdonateci, abbiamo volutamente restare sul vago ma continuando nella lettura capirete cosa vogliamo dire. In sostanza la scelta è tra il o i pedali e la loop station desktop. 

Chi ha bisogno di tenere le mani libere, perché magari è un chitarrista, allora necessariamente deve prendere un modello semplice con un solo pedale per piccole registrazioni, oppure una loop station multimediale che offre molte più possibilità, naturalmente a un costo maggiore. Se invece siete dei DJ o comunque le mani le avete libere, allora per voi va benissimo una loop station desktop o per dirla i altre parole, una loop station da tavolo le cui funzioni si azionano a mano.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Oramai i concerti costituiscono una voce importante per le finanze di band e solisti, scopriamo la Top Ten dei tour più remunerativi di tutti i tempi.

 

Facciamo una premessa, l’industria musicale è profondamente e velocemente mutata negli ultimi anni. Sono diminuiti i guadagni (almeno così dicono) e il modo stesso di fruire la musica è cambiato. Napster ha rappresentato uno spartiacque, poi è arrivato YouTube e infine le piattaforme per l’ascolto della musica in streaming, anche queste ultime spesso criticate dai musicisti che lamentano scarsi ricavi a fronte di milioni di ascolti. 

Ma i CD, i vinili che un tempo costituivano una considerevole fetta dei guadagni per case discografiche ed artisti, chi li compra? Pochi fan affezionati, pochi romanticoni che ancora vogliono avere qualcosa tra le mani e magari dare il giusto riconoscimento economico all’artista che supporta. 

Cosa resta da fare alla band per guadagnarsi la pagnotta? Andare il tour con la migliore loop station, più di quanto facessero in passato perché è più conveniente suonare dal vivo che rinchiudersi in uno studio di registrazione, tanto i grossi nomi per fare ciò non hanno bisogno di nuove canzoni da proporre. Ci sono band, artisti, che con i tour hanno incassato davvero un sacco di soldi, vediamo quali sono i 10 tour più ricchi di tutti i tempi.

 

Ed Sheeran – Divide Tour

Con il Divide Tour, Ed Sheeran ha incassato 750.000.000 di dollari. Partito il 16 marzo del 2017 da Torino, la tappa conclusiva è stata a Ipswich (UK) il 26 agosto del 2019. In totale Ed Sheeran si è esibito per 260 volte, gran parte delle tappe si sono concentrate in Europa e Nord America ma non sono mancati spettacoli in Sud e centro America, Asia, Oceania e Africa.

U2 – 360° Tour

Qualcosina di meno in termini di incassi lo ha fatto registrare lo U2 360° Tour della band di Bono Vox. I quattro ragazzi di Dublino si sono dovuti accontentare, si fa per dire, di 736.421.584 di dollari. Il tour a supporto dell’album No line on the horizon ha avuto inizio il 30 giugno del 2009 dal Camp Nou, ovvero lo stadio del Barcellona. In totale le date sono state 110. Il tour europeo si è concluso al Millennium Stadium di Cardiff il 22 agosto, poi la band è volata in Nord America per esibirsi il 12 settembre al Soldier Field Stadium di Chicago. La tappa conclusiva della prima parte della tournée si è tenuta in Canada, nella città di Vancouver il 28 ottobre. 

E dire che band e management erano preoccupati che la crisi economica in corso avrebbe comportato una affluenza ridotta. Così non è stato, basti pensare che i 90.000 biglietti per la prima data sono stati venduti in 54 minuti mentre per la tappa in Olanda sono bastati 15 minuti per vendere 60.000 biglietti. In diversi casi gli U2 sono stati costretti ad aggiungere una seconda data per soddisfare la richiesta di biglietti. Il 6 agosto del 2010 scatta la fase due del tour e la band fa nuovamente il giro dell’Europa per poi volare in Oceania, Sud Africa e continente Americano. Tappa conclusiva è il 30 luglio 2011 al Magnetic Hill Concert Site di Moncton, Canada.

 

Rolling Stones – A Bigger Bang Tour

Il tour a supporto dell’album A Bigger Band è stato un notevole successo. Tenutosi tra il 2005 e il 2007 ha  portato nelle tasche degli Stones la ragguardevole cifra di 558.255.524 di dollari. È stato il quarantaduesimo tour mondiale per Mick Jagger e soci. Il primo dei 146 concerti si è tenuto a Toronto, Canada, il 10 agosto del 2005. La tappa conclusiva è stata alla O2 Arena di Londra dove la band si è esibita il 21, 23 e 26 agosto del 2007.

 

Coldplay – A head full of dreams

Il tour dei Coldplay, tenutosi tra il 2016 e il 2017, ha incassato 523.033.675 di dollari. La band dopo l’esperienza fatta nel 2014 con il Ghost Stories Tour in posti piccoli come teatri e music club, decisamente più intimi, torna a esibirsi negli stadi. Partenza il 31 marzo dallo Estadio Ciudad de La Plata in Argentina dove si replica il giorno seguente, la band visita i maggiori paesi del sud e centro America per poi volare in Europa, quindi Stati Uniti dove restano dal 16 luglio al 3 settembre 2017. Successivamente tocca a Oceania ed Asia, quindi nuovamente Europa, Nord e Sud America.

 

Roger Water – The Wall Live

Con questo tour l’ex Pink Floyd Roger Water ripropone per intero il disco The Wall. Si parte dall’Air Canada Center di Toronto con concerti che si alternano tra Stati Uniti e Canada per poi chiudere con due concerti in Messico prima di andare in Europa, Oceania, nuovamente Nord America e ancora Europa. Alla fine del tour gli incassi sono di 458.673.798 di dollari.

 

AC/DC – Black Ice Tour

Nonostante un disco tutt’altro che esaltante, il tour a supporto di Black Ice, tenutosi tra il 2008 e il 2010, fa registrare numeri importanti, a cominciare dagli incassi di 441.121.000 di dollari. La band si esibisce per 168 volte partendo dagli Stati Uniti il 28 ottobre 2008 e chiudendo il tour il 28 giugno 2010 al San Mames Stadium di Bilbao, Spagna.

 

Madonna – Sticky & Sweet Tour 

Per supportare il disco Hard Candy, Madonna dà vita allo Sticky & Sweet Tour tra il 2008 e il 2009. Gli incassi non sono affatto male, 407.731.266 di dollari che valgono la settima posizione (per il momento) dei tour più remunerativi di tutti i tempi.

 

U2 – Vertigo Tour

Gli U2 hanno l’incredibile primato di occupare ben due posizioni nella Top 10 dei tour con maggiori incassi. Li avevamo lasciati al secondo posto con lo U2 360° Tour e adesso li ritroviamo all’ottavo con un incasso sicuramente sicuramente più modesto ma non per questo da buttare via: 389.047.630 di dollari intascati tra il 2005 e il 2006.

The Police – The Police Reunion Tour

Si sa, le reunion sono sempre una ventata di aria fresca per le tasche dei musicisti famosi. Con il tour The Police Reunion Tour tenutosi tra il 2007 e il 2008, Sting e compagni hanno messo da parte un gruzzoletto di 358.852.665 di dollari.

 

Bruce Springsteen – Wrecking Ball World Tour

Fate largo, arriva il Boss. Pensavate che Springsteen restasse fuori dalla Top 10? E invece no, anzi, per un pelo non ha superato i Police in classifica: l’incasso del tour tenutosi tra il 2012 e il 2013 è stato di 355.600.000 di dollari.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

Spartito per Chitarra – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Probabilmente la chitarra è lo strumento più suonato al mondo, nella cerchia di conoscenti molto spesso c’è almeno una persona che la suona. I motivi sono diversi ma non siamo qui per investigare su questo aspetto. Oltretutto se state leggendo questo articolo è perché la chitarra la suonate già. Può essere che lo facciate a orecchio oppure leggendo uno spartito. Ovviamente per leggere lo spartito bisogna quantomeno avere una infarinatura di teoria musicale, è necessario distinguere un DO da un RE sul pentagramma, riconoscere le pause, il tempo ecc., è vero, ci sono anche le tabulature ma non anticipiamo le cose, ne parleremo a tempo debito. Ciò che invece possiamo anticiparvi sono i titoli di due degli spartiti musicali che abbiamo scelto per voi: Guitar World 50 Greatest Rock Songs of All Time ci è piaciuto per la fedeltà delle trascrizioni mentre Iron Maiden: Somewhere Back in Time the Best of 1980  contiene tantissimi brani rappresentativi della storica band inglese.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Gli 8 Migliori Spartiti per Chitarra – Classifica 2020

 

Date un’occhiata alla nostra classifica e alla recensione scritta per ciascun spartito selezionato. Cercate le tab per un nuovo pezzo da imparare? Magari le trovate qui. Se vi interessa sapere dove acquistare gli spartiti a prezzi bassi, cliccate sul link che trovate in fondo all’analisi del prodotto. Ad ogni modo prima di prendere la vostra decisione confrontate i prezzi e prendete in considerazione anche i pareri di altri consumatori come voi e che potete facilmente reperire in rete.

 

 

1.  Guitar World 50 Greatest Rock Songs of All Time

 

Qui siamo al cospetto di un volume davvero  corposo. Potete spaziare tra la bellezza di 50 titoli dedicati alla musica rock o quasi. Le trascrizioni sono molto curate e fedeli ai brani originali e questa è sicuramente una delle cose più importanti per uno spartito musicale. Le pagine sono circa 500 quindi come potrete immaginare c’è qualche difficoltà a sistemarlo su un leggio ma anche a tenere le pagine aperte appoggiando lo spartito su un tavolo, forse sarebbe stato il caso di dividere Guitar World 50 Greatest Rock Songs of All Time in due parti per un uso più comodo. 

Da questo punto di vista forse risulta più agevole il formato e-book. Abbiamo detto che ci sono tanti brani ma a volte sembrano pescati un po’ a casaccio. Innanzitutto cosa ci fa Beat It di Michael Jackson? Ok, comprendiamo la presenza di Steve Lukather e Eddie Van Halen ma davvero non c’erano altri brani davvero rock da inserire al posto di un musicista pop? 

Ma forse il problema è che le idee su cosa scegliere mancavano sul serio altrimenti come spiegare la decisione di inserire due brani per lo stesso artista? È capitato con Van Halen, AC/DC e Jimi Hendrix, giusto per fare un esempio. Noi avremmo preferito 50 artisti per 50 canzoni.

 

Pro

Trascrizioni: L’aspetto più importante e meritevole di lode è sicuramente la fedeltà delle trascrizioni: i brani sono riportati identici agli originali, nota per nota.

Tante canzoni: Di certo con questo spartito non vi annoierete, ci sono ben 50 pezzi da imparare e quindi sarete impegnati per parecchio tempo.

 

Contro

Disomogeneo: Non sempre i brani di integrano perfettamente tra loro, abbiamo notato una eccessiva disomogeneità nella selezione delle canzoni e per noi Michael Jackson non è rock.

Scomodo: 500 pagine sono troppe per tenere lo spartito sul leggio e se lo appoggiate sul tavolo dovrete trovare un sistema affinché il libro resti aperto dove vi serve.

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2. Iron Maiden: Somewhere Back in Time the Best of 1980 1989

 

Sono tanti i chitarristi fan degli Iron Maiden, anzi, moltissimi hanno imbracciato la chitarra proprio grazie a loro quindi questa raccolta di brani con tabulature sarà sicuramente di grande interesse anche per molti dei nostri lettori. La qualità materiale del libro è buona. 

Il titolo della raccolta genera un po’ di confusione perché potrebbe trarre in inganno qualcuno credendo si tratti della setlist del Somewhere Back In Time tour, non è così anche se troviamo alcuni brani che effettivamente sono stati proposti dalla band in quel particolare show portato in giro per il mondo. La trascrizione degli accordi è buona, meno quella degli assoli, anzi alcuni mancano così come a nostro avviso sono colpevolmente assenti alcun brani come ad esempio The Rime Of The Ancient Mariner. 

Se poi la copertina e il titolo richiamano un discono come Somewhere in time, ci sembra assurdo come questo poi sia sottorappresentato con un solo brano, ovvero, Wasted Years, ed escludendo persino Heaven can wait. Insomma avremmo gradito una scelta dei brani più coerente con la copertina e il titolo della raccolta per non generare confusione nell’acquirente. Per il resto, se siete fan degli Iron Maiden, tutti i pezzi vi piaceranno e vi divertirete a suonarli.

 

Pro

Trascrizione accordi: Gli accordi sono riportati con buona fedeltà rispetto ai pezzi originali, le tabulature sono chiare e facilitano l’apprendimento veloce delle canzoni.

Qualità: Il materiale cartaceo è buono, la carta è sufficientemente pesante, difficilmente si sgualcisce e non c’è il rischio di ritrovarsi con fogli volanti.

 

Contro

Assoli: Se volete imparare gli assoli come vengono suonati su disco da Dave Murray e Adrian Smith, potreste restare delusi perché la fedeltà di trascrizione non è massima.

Manca qualche brano: Mancano colpevolmente alcuni pezzi, almeno The rime of the ancient mariner ed Heaven can wait, Somewhere in time è sottorappresentato nonostante sia protagonista della copertina insieme a Powerslave.

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3. Canzoni senza barré Superselezione di Successi Facilitati: 1

 

Abbiamo voluto proporvi questo titolo non tanto per il suo valore in sé quanto per il fatto che lo riteniamo di grande utilità a quanti hanno da poco cominciato a suonare la chitarra e trovano delle oggettive difficoltà a causa di una tecnica non ancora sviluppata. 

La particolarità dei brani proposti è che sono trascritti in una forma semplificata con accordi che non richiedono l’utilizzo del barrè, anche se per onestà va detto che qualcuno qui e lì è scappato, ma dopotutto almeno un FA maggiore dovreste riuscire a prenderlo se volete davvero suonare la chitarra. 

Canzoniere senza barré vi consente di farvi in modo semplice un repertorio sconfinato visto che si compone di 206 brani. Vero è che i più recenti risalgono al 2009 se non un po’ prima. La maggior parte dei pezzi è di pop italiano quindi è un titolo adatto a chi ama in particolare i musicisti nostrani.

 

Pro

Brani semplificati: Sé il barrè vi tormenta perché non riuscite a prendere la posizione corretta sulla tastiera, qui trovate brani con accordi semplificati.

Numero di brani: Con questo titolo potrete disporre di un repertorio immenso, da solo potrebbe bastarvi per tutta la vita visto che ci sono 206 canzoni.

 

Contro

Titolo ingannevole: Magari è esagerato dire che il titolo è ingannevole ma va comunque segnalato che qualche barré si incontra all’interno della raccolta.

Brani datati: I titoli sono tanti, è vero ma è altrettanto innegabile che siano un po’ datati, le canzoni più recenti risalgono al 2009 o giù di lì.

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4. Canzoniere Magnum. 330 Testi e Accordi

 

L’elemento che subito salta all’occhio è la corposità del canzoniere, i brani presenti sono tratti, persino troppi secondo alcuni utenti che hanno avanzato qualche perplessità in sede di recensione. Ma quante canzoni ci sono? La bellezza di 330 brani con accordi e testo. Si nota una certa predilezione per gli artisti italiani, anche se non mancano i successi internazionali. 

La tematica predominante è quella dei cuori infranti ma del resto questo è un argomento che ha fatto la fortuna della musica leggera tricolore. Tanti e prezzi del passato comunque accompagnati anche da canzoni più recenti, tuttavia resta uno sbilanciamento a favore delle prime. Inoltre l’organizzazione interna non è ben pensata e si ha un po’ di difficoltà a trovare subito il brano di interesse. 

Capita che gli accordi non sono riportati nella tonalità originale quindi diventa complicato se per esempio si vuol suonare sopra un pezzo che si ascolta dallo stereo o dal computer. Ottimo il prezzo.

 

Pro

Numero di brani: Dire che qui trovate un sacco di brani è poco, avrete a disposizione un repertorio sconfinato di 330 titoli.

Prezzo: Vista la corposità del volume, la vastissima scelta di canzoni, il prezzo di vendita è da ritenersi molto conveniente.

 

Contro

Imprecisioni: Qui è lì c’è qualche errore di trascrizione ma in particolare gli accordi non sempre sono della stessa tonalità dei pezzi originali.

Organizzazione: Molti utenti hanno trovato pessima l’organizzazione interna delle canzoni e hanno riscontrato difficoltà a trovare immediatamente il pezzo di loro interesse.

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5. J.S. Bach: 50 Solos for Classical Guitar

 

Per gli amanti della chitarra classica (a ogni modo siamo certi otterrete buoni risultati anche con quella elettrica) abbiamo selezionato questa raccolta di brani del maestro J.S. Bach appositamente arrangiati per il più famoso degli strumenti a sei corde. 

Per agevolare l’esecuzione dei brani, chi acquista questo titolo ha accesso a dei file audio di accompagnamento che possono essere scaricati o ascoltati in streaming. La qualità della carta è molto buona e anche il prezzo è soddisfacente. 

Tuttavia non sappiamo quanto questo titolo possa soddisfare i musicisti più esigenti e preparati. Gli arrangiamenti, spesso, danno la sensazione di essere fin troppo semplificati facendo perdere qualità alla musica del famoso compositore, questa è la critica che più di altre emerge nelle recensioni dei clienti.

 

Pro

Supporto audio: Di grande utilità per l’esecuzione dei brani si dimostra essere il supporto audio, è possibile scaricare i file oppure ascoltarli in streaming.

Materiali: La qualità della carta è buona, non si è badato al risparmio, i fogli non si sgualciscono e soprattutto non si staccano.

Costo: Anche valutando la buona qualità della carta ci riteniamo parecchio soddisfatti per il prezzo che è tutt’altro che eccessivo.

 

Contro

Eccessiva semplificazione: I musicisti più preparati troveranno eccessiva la semplificazione con i quali i pezzi sono stati arrangiati per la chitarra.

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6. Kill ‘Em All. Gitarre, Tabulatur

 

Kill’em all è il disco d’esordio dei Metallica e questo titolo n’è la trascrizione,anzi, rispetto alla tracklist originale troviamo anche la partitura delle cover “Am I Evil?” e “ Blitzkrieg” che furono inserite come bonus track alla ristampa del disco. Tale presenza aggiunge sicuramente valore all’articolo. 

Qui e lì c’è qualche imprecisione nella trascrizione e le tab non sono proprio chiarissime come riferiscono alcuni utenti, è un problema che non riguarda invece chi sa leggere e la musica perché in questo caso è tutto più preciso e chiaro. La qualità dei materiali soddisfa, in particolare la grammatura della carta. 

Il prezzo magari non sarà vantaggioso ma ci pare quantomeno onesto rispetto al numero di brani presenti e alla già succitata qualità della carta. È uno spartito adatto ai fan dei Metallica metallari mentre se per voi i “Four Horsemen” sono quelli più melodici di Nothing Else Matters, The Unforgiven e simili, allora non è lo spartito che fa per voi.

 

Pro

Pezzi extra: Rispetto alla tracklist originale qui troviamo anche due brani extra che sono le cover “Am I Evil?” e “Blitzkrieg”.

Materiali: La qualità della carta è molto buona, in particolare ci riferiamo alla grammatura, anche la stampa è ottima.

 

Contro

Trascrizione: Non sempre le tab risultano chiare e c’è qui e lì qualche imprecisione che per essere superata richiede la conoscenza delle note sul pentagramma.

Brani inadeguati ai fan dei Metallica più soft: Queste tab non sono adatte ai fan dei Metallica più melodici, se i vostri brani preferiti sono quelli tipo Nothing Else Matters, allora l’articolo non fa per voi.

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7. Pino Daniele per Chitarra Classica. Soli e Duetti. Con CD Audio

 

Sappiamo che i fan di Pino Daniele sono tanti e le sue canzoni sono spesso proposte dalle band che sono solite esibirsi in pub e locali del genere, insomma, bene o male chi si dedica alla musica Italiana e naturalmente anche napoletana ha almeno un brano di Daniele in repertorio.

Se siete fan del musicista o volete colmare lacune della vostra band questo spartito saprà esservi utile. I brani sono dodici e la trascrizione delle note è perfetta, crediamo ci sarebbe stato spazio per inserire qualche pezzo in più. 

Sei pezzi sono per una sola chitarra, altri sei sono per duetto e c sono anche le parole. In più è allegato un CD con la riproduzione dei brani. Purtroppo dobbiamo avvertire che lo spartito è privo di tabulature, quindi se non sapete leggere le note vi servirà a ben poco.

 

Pro

Scelta: È vero che i brani potevano essere qualcuno in più ma ci sono comunque i titoli più rappresentativi del musicista partenopeo.

Trascrizione: Tra i meriti di questa raccolta c’è la fedeltà di trascrizione delle canzoni, tale caratteristica ha fatto sì che gli utenti restassero molto soddisfatti dell’acquisto.

CD allegato: Il Compact Disc in allegato con l’esecuzione dei brani è un valido supporto e aiuto pr lo studio e l’apprendimento degli stessi.

 

Contro

Tab: Non è una raccolta adatta a chi non sa leggere la musica, purtroppo sono assenti le tabulature la cui presenza, invece, avrebbe fatto molto comodo.

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8. Ennio Morricone for Classical Guitar. Ediz. Inglese e Italiana

 

Mauro di Domenico è uno stimato chitarrista classico e anche l’autore di questa interessante raccolta dedicata al maestro Ennio Morricone, composta da dodici brani ottimamente trascritti e arrangiati per chitarra. È interessante notare come il Maestro in persona si sia complimentato per il lavoro svolto da Di Domenico, il che rappresenta una garanzia per la qualità del prodotto.

Il testo è accompagnato dalla riproduzione video dei brani per opera dello stesso autore. Non ci sono i tabulati, bisogna essere in grado di leggere la musica ma anche essere già in posseso di una buona capacità nel suonare lo strumento. 

Insomma, non è un titolo che consigliamo ai novellini e agli strimpellatori ma a chi di musica ne mastica abbastanza e non intendiamo come ascoltatore ma come esecutore.

 

Pro

Trascrizione: I brani sono arrangiati molto bene e la trascrizione è eccellente, i musicisti che sono venuti in possesso della raccolta lo hanno riconosciuto con gran piacere.

Benestare di Morricone: Il lavoro di Di Domenico è stato apprezzato dal Maestro Morricone in persona e questo è già sufficiente a comprendere la bontà di quanto fatto.

Filmati: La raccolta è accompagnata da un video per ciascun brano dove è possibile ascoltare e vedere l’autore nell’esecuzione.

 

Contro

Tabulature: Non aspettatevi di trovare le tabulature, è una raccolta per chi sa leggere la musica e ha una buona preparazione chitarristica.

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Come scegliere un buon spartito musicale

 

Ci siamo messi alla ricerca degli spartiti più venduti online e dobbiamo dire di aver trovato delle offerte parecchio allettanti sul mercato, tanto è vero che è stato necessario fare una rigorosa comparazione perché non potevamo inserirle tutte tra le nostre proposte. Non pretendiamo di accontentare tutti i nostri lettori, dopotutto la musica è talmente vasta che sarebbe impossibile, tuttavia siamo fiduciosi del fatto che molti di voi troveranno il miglior spartito per chitarra che cercano da tempo. Ma come prima cosa vogliamo mettervi in condizione di capire da soli come scegliere un buono spartito per chitarra, pertanto è importante leggere con attenzione la nostra guida senza saltare nessun paragrafo.

Le tab

Mettiamo il caso che non sappiate leggere le note sul pentagramma, quale spartito per chitarra comprare nel vostro caso? Sicuramente uno con le tab, tabulature, tablature o intavolatura (questo è l modo corretto di chiamarle) che dir si voglia. 

Ma cosa vuol dire uno spartito con le tab? È molto semplice, oltre alla trascrizione del brano con le note, subito sotto il pentagramma sono riportate sei righe che rappresentano le corde della chitarra. Su queste righe troviamo dei numeri che indicano i tasti oltre a una serie di segni che possono simboleggiare un bending, il tremolo ecc. 

A seconda dei casi nella parte superiore del pentagramma possono essere riportati gli accordi nella seguente forma: è disegnata una porzione del manico con la posizione delle dita sulla tastiera.

 

La scelta degli spartiti

Indipendentemente dal fatto che vogliate comprare i migliori spartiti del 2020 con le tab oppure senza, ci sono altri aspetti da valutare. Mettiamo che vi piaccia un gruppo e vogliate imparare le sue canzoni, già ma quali? Ora al netto della disponibilità del materiale, potete scegliere tra uno spartito che riporta un intero disco oppure una raccolta delle hit. 

È chiaro che nel caso di band con tanti dischi alle spalle, molti pezzi che magari vi piacciono restano esclusi da queste raccolte di hit che comunque possiamo considerare i brani più rappresentativi. Qui entra in gioco anche la questione economica: la raccolta ha il vantaggio di racchiudere in un solo “libro” chiamiamolo così, le canzoni più importanti, famose e numericamente parlando possono tranquillamente essercene anche una ventina che non sono poche. 

Comprare uno spartito per ciascun disco diventa dispendioso ed è molto probabile che ci saranno diversi pezzi che non studierete perché magari non vi stimolano. Insomma, la questione è da valutare con attenzione.

Per costruire un repertorio vario

Ma che succede se avete una band, un duo o magari vi esibite anche da soli e vi serve un repertorio vario, anche se magari inquadrato in un solo genere? In questo caso avete bisogno di un canzoniere che contiene i brani di maggior successo e quindi che il pubblico ama ascoltare. Qui la scelta è davvero ampia, si va da quelli dedicati al pop italiano alla musica internazionale. 

Atri contengono sia artisti italiani sia stranieri e sono ricchi di cosiddetti evergreen. Per scegliere dovete avere ben chiaro quale sia il vostro pubblico, a quale audience volete rivolgervi. Quello del canzoniere è sicuramente il metodo più economico per avere un repertorio vario e che bene o male riesce a soddisfare un vasto pubblico.

 

 

 

Domande frequenti

 

Dove acquistare gli spartiti per chitarra?

Gli spartiti possono essere comprati presso i negozi di strumenti musicali oppure sugli store online e, negli ultimi anni, è facile anche trovare la versione eBook, per i più diffusi eReader sul mercato.

 

Che cos’è la tabulatura?

La tabulatura, più correttamente detta intavolatura ma anche abbreviata come tab, rappresenta l’alternativa al pentagramma per chi non sa leggere le note. Questo sistema di notazione è pensato per gli strumenti a corda come la chitarra. In questo caso la grafica riporta sei linee che corrispondono alle corde dello strumento (nel caso di un basso le linee sono quattro). Su queste linee sono riportati dei numeri che corrispondono al tasto su cui premere la corda per rirpodurre la nota esatta.

 

Com’è fatto un pentagramma?

Il pentagramma si compone di cinque linee parallele. Come si può facilmente  notare tra queste cinque linee si formano quattro spazi. Sa sulle linee sia all’interno degli spazi si scrivono le note. Il pentagramma si distingue in semplice, doppio e triplo. Il pentagramma semplice è per voce e strumenti musicali caratterizzati per una limitata estensione fonica. Quello doppio è usato per scrivere i brani per pianoforte, arpa e fisarmonica tra gli altri. Il triplo, infine, si usa principalmente per le orchestre o comunque per composizioni di una certa complessità.

 

Ho uno spartito ma il nome delle note è diverso da quello che ho imparato fin da piccolo, cosa cambia?

In sostanza non cambia nulla. Le classiche note Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si sugli spartiti sono riportati con la notazione anglosassone che sono, segundo lo stesso ordine sopraindicato: C, D, E, F, G, A, B.

 

Che cos’è un canzoniere?

Quando il termine si riferisce agli spartiti musicali si intende una raccolta corposa di brani di vari autori, band e musicisti solisti. Nella maggior parte dei casi si tratta di canzoni famose, recenti e nuove. Il canzoniere, inoltre, solitamente riporta i soli accordi e il testo della canzone ma non sono trascritti, per esempio, gli assoli.

 

 

 

Come utilizzare lo spartito per chitarra

 

Grazie agli spartiti per chitarra potete imparare a suonare i brani dei vostri musicisti preferiti, certo, però bisogna essere capaci di usarli ovvero saper leggere le note o a limite la tabulature. Nel primo caso serve più impegno mentre nel secondo si riesce a tirare fuori qualcosa di buono anche se non si conosce molto bene la teoria musicale.

Il pentagramma

Lo spartito si compone di tanti pentagrammi. Più o meno tutti ne hanno familiarità anche grazie alle lezioni di musica che si fanno presso la scuola media. Il pentagramma ha cinque righe e quattro spazi dove sono scritte le note. Ma bisogna giungere una cosa che probabilmente non vi è sfuggita osservando la partitura che avete sotto mano. 

Non sempre le note sono confinate tra le cinque righe i quattro spazi, alcune si trovano all’esterno ma al tempo stesso avrete notato che riportano anche un trattino. Questo trattino che di fatto cambia la grafica della nota è detto taglio addizionale e rappresenta il prolungamento del pentagramma.

 

La figura delle note

Le note hanno diverse figure in relazione alla loro durata. Capita poi che la nota sia rappresentata con un semplice pallino. Quando è così significa che alla nota non è stato assegnato alcun valore e visto che ci siamo, quali sono i valori principali? Senza andare a investigarli tutti ci limitiamo a dire che sono la semibreve che vale quattro quarti, la minima due quarti, la semiminima un quarto e la croma che vale un ottavo.

 

L’importanza delle chiavi

All’inizio del pentagramma c’è sempre una chiave. Esistono tre categorie che sono quella di Sol, detta anche chiave di violino, quella di Fa e infine la chiave di Do. Perché sono importanti le chiavi? Perché determinano le note presenti sul pentagramma.

La lettura delle tab

Leggere le tab è molto semplice. A sinistra è indicata la notazione anglosassone per meglio riconoscere la corda. Su ogni linea, generalmente tratteggiata è indicato un numero che indica il tasto sulla quale la corda va pigiata. Se il numero è 0, significa che la corda va suonata a vuoto. La lettera H indica che la nota va suonata con la tecnica dell’hammer on mentre la lettera P sta per pull off. Il trattino indica lo slide mentre una breve linea ondeggiante sta a segnalare l’uso della leva del vibrato. Un arco che unisce due numero indica il legato mentre la freccia curva segnala il bending.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Loop station – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Oggi è molto più facile fare musica rispetto a qualche anno fa. La tecnologia, come nella maggior parte degli aspetti della nostra vita, ha agevolato i musicisti o aspiranti tali mettendo a disposizione una serie di strumenti che facilitano la creatività o più semplicemente l’esecuzione musicale. Chiaramente se non si è bravi e se non si studia non sarà certo una qualsiasi innovazione che vi “regalerà” il talento. Da questo discorso, chiaramente, teniamo fuori certi trucchetti da studio di registrazione. Ma non addentriamoci in certi territori perché oggi ci interessa parlare d’altro. Di cosa? Di un “aggeggino” che potrebbe tornarvi molto utile per creare la vostra musica, mettere insieme le idee che mano a mano si trasformeranno in una canzone. L’argomento del giorno è la loop station. Non sapete di cosa si tratta? Non preoccupatevi, avremo modo di spiegarlo più avanti. Se invece sapete già qualcosa sull’argomento e tutto ciò che vi interessa e sapere cosa ha da offrire il mercato degli strumenti musicali, vi rimandiamo subito a due articoli ma sappiate che la nostra selezione ne comprende ben altri quindi per avere un panorama più ampio meglio visionare tutte le loop station che abbiamo scelto. Dicevamo dei primi due modelli della nostra selezione, eccoli: Boss RC 300 pedal looper è una loop station stereo adatta a diversi strumenti. Restando all’interno dell’offerta dello stesso produttore abbiamo un modello da tavolo che consente di usare in simultanea cinque tracce stereo, la Boss RC 505 che farà felici soprattutto i beatboxer.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 8 migliori loop station – Classifica 2020

 

Se siete ancora indecisi su quale loopstation comprare, forse può aiutarvi la nostra classifica. Per ogni strumento trovate una recensione dettagliata all’interno della quale sono messe in luce le caratteristiche principali ma anche pregi e difetti che sono emersi anche grazie ai pareri di altri consumatori. Per chi volesse sapere dove acquistare a prezzi bassi gli articoli venduti online e da noi scelti, può cliccare sui link sottostanti, senza dimenticare di confrontare i prezzi.

 

 

1. Boss RC 300 Pedal Looper

 

Siamo rimasti molto colpiti dalla RC 300, il nuovo prodotto Boss ha dimostrato di essere una loop station molto potente e mette a disposizione dell’utente tre tracce stereo indipendenti. L’utilizzatore, così, è libero di creare, sovrapporre e modificare i loop. C’è la funzione autorecording che libera il musicista dalla preoccupazione di avviare la registrazione; questa, infatti, parte appena si comincia a suonare. A proposito, il tempo di registrazione è di 3 ore. 

Ma veniamo al comparto pedali cominciando da quello d’espressione che può essere assegnato ai vari parametri. Ci sono, poi, footswitch ampi, comodi da attivare anche per chi ha un piede grande mentre tre fader indipendenti assicurano il rapido controllo del volume delle tracce. A proposito, se c’è la necessità si possono collegare un ulteriore pedale di espressione e altri footswitch, dunque parliamo di uno strumento espandibile. 

Non mancano una serie di effetti quali flanger, transpose, effetti vocali, modulator e altri. Altra cosa che non manca sono i pattern ritmici in memoria e sui quali suonare. Collegando la RC300 si può salvare una copia di backup delle frasi suonate e trasferire i file WAV dal computer alla loop station. Ottimi i materiali e prezzo, come potete immaginare, alto.

 

Pro

Triplo loop stereo: A disposizione del musicista ci sono tre tracce stereo indipendenti per una grande libertà di creare, sovrapporre e modificare i loop.

Autorecording: Con questa funzione l’utente deve semplicemente cominciare a suonare il suo strumento affinché si avvii la registrazione.

Footswitch: Sono abbastanza ampi e distanziati da consentirne un utilizzo comodo anche a chi ha il piede grande; inoltre la loop station è espandibile con altri footswitch e con un pedale di espressione secondario.

 

Contro

Costo: Tante funzioni interessanti e una buona qualità costruttiva non possono avere un prezzo contenuto, perciò cominciate a mettere da parte un bel gruzzolo.

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2. Boss RC 505 Loop Station

 

I beatboxer leggeranno con molto interesse l’analisi del looper Boss RC 505 e naturalmente anche i cantanti troveranno pane per i loro denti con questo looper da tavolo. Cominciamo dalle tracce stereo che sono ben cinque e possono suonare simultaneamente. Per un agevole controllo manuale del loop i tasti per funzioni quali record – overdub –  play così come lo stop, sono indipendenti. 

Grazie ai cursori si può eseguire un rapido mixaggio dei livelli dei loop. Il suono può essere modificato durante l’esecuzione servendosi dei diversi effetti a disposizione. Potete personalizzare il controllo del loop in tempo reale. Gli ingressi sono presenti in buon numero così da aver modo di mixare da diverse sorgenti audio mentre create i loop. Segnaliamo l’ingresso per il microfono (XLR), quello da ¼ dove, per esempio, si può collegare la chitarra o altri strumenti e un minijack utile per collegare lo smartphone. 

Non manca l’ingresso USB per stabilire il collegamento con il computer. L’utilizzo della loop station, dobbiamo dirlo, non è così intuitivo, o almeno non lo è per i principianti, anche se visto il prezzo di vendita della RC 505, chi la compra dovrebbe avere già fatto un po’ di esperienza con strumenti simili. Da segnalare l’assenza dell’alimentatore.

 

Pro

Tracce stereo: A disposizione del musicista ci sono cinque tracce stereo che possono essere usate anche simultaneamente.

Comodo controllo: La loop station offre un controllo manuale con i tasti per le diverse funzioni indipendenti l’uno dall’altro.

Materiali: La qualità è di alto livello come si ci si aspetta da un prodotto top gamma di Boss: la loop station è solida e resistente.

 

Contro

Poco intuitiva: Non pensate di accendere la loop station ed essere pronti a usarla, o almeno non se siete a digiuno di esperienza pregressa, l’uso non è intuitivo.

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3. DigiTech JamMan Solo XT JMSXT

 

Nella nostra selezione non poteva mancare un brand come Digitech i cui prodotti sono tra i più venduti e le permettono di contendere a Boss la leadership del settore. Ma cosa abbiamo qui? Un pedale solido, secondo noi adatto soprattutto ai chitarristi che presenta funzioni quali auto record (la registrazione si avvia nel momento in cui si inizia a suonare), auto quantize e i BPM, ovviamente regolabili. 

Interessante la possibilità di collegare insieme più JamMan XT al fine di realizzare un sistema multiloop di alto livello. Chiaramente ciò comporta un esborso economico non da poco, anche perché il pedale DigiTech, ve lo assicuriamo, non costa poco.. L’utente può memorizzare fino a 35 minuti di loop stereo ma aggiungendo una mIcroSD, il tempo di memorizzazione arriva fino a 16 ore. 

Collegando il pedale al computer si possono sfruttare le potenzialità del JamManager Loop Librarian che consente di organizzare ed archiviare i loop. L’alimentatore è incluso. C’è almeno all’inizio qualche difficoltà a capire come utilizzare il pedale anche perché mancano le istruzioni in italiano.

 

Pro

Funzioni: Racchiuse in un pedale piccolo, compatto, ci sono tante funzioni interessanti che permettono di espandere la creatività del musicista.

Multiloop: Il pedale può essere collegato ad altri identici, ciò dà modo di realizzare un sistema di prim’ordine.

Telaio: La qualità dei prodotti DigiTech si vede anche nei materiali usati per costruirli e il pedale in questione appare davvero solidissimo.

 

Contro

Istruzioni: Già di per sé l’uso del pedale non è immediato per i neofiti, a ciò va segnalata l’assenza di un manuale d’istruzioni in italiano che di certo non facilita le cose.

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4. Boss RC 30 Loop Station 

 

Due tracce indipendenti e tre ore massime di registrazione per la Boss RC 30. L’utente può realizzare e sovrapporre loop su più livelli. Ogni traccia può essere controllata con i cursori e i tasti di selezione. L’immancabile funzione autorecording fa avviare la registrazione nell’istante esatto in cui si comincia a suonare. 

La RC 30 è compatibile con tanti strumenti, naturalmente a cominciare dalla chitarra ma anche basso, tastiera e voce, tra gli altri. Ci sono una serie di effetti interessanti come il bend down che serve per l’alterazione delle note oppure lo step phaser che cambia la fase a passi incrementali e la lista potrebbe continuare. La RC 30 non trascura i cantanti, infatti c’è un ingresso XLR per microfono e per chi volesse usare quello a condensazione non c’è problema poiché è completa di alimentazione phantom.  

Non molti i ritmi a disposizione, sono soltanto dieci, tra questi citiamo rock, blues, pop e funk. La porta USB consente il collegamento al computer e caricare da quest’ultimo i file WAV. Quanto alla facilità di utilizzo, chi non ha mai usato uno strumento del genere prima, potrebbe avere qualche difficoltà almeno per i primi tempi.

 

Pro

Compatibilità: Può essere usata con strumenti anche molto diversi tra loro, si va dalla chitarra alla tastiera passando anche per la voce.

Loop sovrapponibili: Trattandosi di un dispositivo a due tracce l’utente ha modo di sovrapporre i loop su più livelli, oltretutto può registrare fino a tre ore di materiale.

 

Contro

Ritmi: Dobbiamo dire che non c’è una grande varietà di ritmi disponibili, ce ne sono soltanto dieci e questo potrebbe rappresentare un limite.

Uso: Non è esattamente uno strumento user friendly; chi è alla prima esperienza con un articolo del genere avrà delle difficoltà a comprenderne bene il funzionamento.

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5. Ammoon AP-09 Mini Loop Chitarra Elettrica Semplice Effetto a Pedale

 

Abbiamo pensato di proporre un pedale per i principianti, dunque è bene mettere le mani in avanti e avvertire di non alzare troppo l’asticella delle aspettative. La particolarità dello AP-09 sta sicuramente nelle sue dimensioni; è davvero piccolo e questo semplifica il trasporto. 

Per darvi un’idea delle misure, possiamo dire che sta nel palmo della mano, ciò però non deve preoccupare chi magari ha il piede grande perché l’attivazione del pedale è comunque agevole. È possibile registrare per un tempo massimo di 10 minuti. 

Segnaliamo che il suono del loop a tratti risulta confuso ma, come detto in apertura, si tratta di uno strumento non professionale e venduto a un prezzo parecchio abbordabile. L’uso è molto semplice e la qualità dei materiali buona, insomma, il pedale è bello solido.

 

Pro

Costo: Come prezzo è uno dei looper più economici che si possano trovare in giro, se il vostro budget è piccolo, lo AP-09 è da tenere in considerazione.

Pratico: Le sue dimensioni molto contenute ne fanno un pedale pratico, facilissimo da trasportare, pensate, sta nel palmo della mano.

Materiali: È un pedale solido, costruito con materiali che conferiscono resistenza, anche a qualche urto di troppo.

 

Contro

Loop confuso: Capita in alcuni frangenti che il loop sia confuso per non dire inascoltabile. Problemi come questi vanno tenuti in grande considerazione.

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6. Nux Loop Core effetto per chitarra elettrica memoria per 99 utenti

 

Un looper interessante che non costa neanche tanto è quello proposto da Nux. Il loop core è uno stompbox che riteniamo adatto soprattutto per chi suona la chitarra. Compatto e resistente, ci riteniamo molto soddisfatti dei materiali che lo compongono. Può registrare in stereo o mono fino a 6 ore. Varia la sezione dei ritmi con 40 opzioni tra cui scegliere. 

È una loop station che fa sicuramente al caso di chi suona a livello amatoriale ma che ha comunque già acquisito una buona esperienza. Ad ogni modo il prezzo lo rende accessibile a tutti o quasi e si ha la certezza di portare a casa uno strumento affidabile che garantisce il divertimento. 

Non c’è l’alimentatore ma, pur essendo certamente una mancanza da giudicare negativamente, va detto che questa è la prassi per gli stompbox. Bisogna prendersi un po’ di tempo per capire bene come usare il looper e l’assenza di un manuale in italiano non fa che dilatare i tempi di apprendimento delle funzioni.

 

Pro

Costo: Non ve lo regalano, questo è certo, tuttavia possiamo dirci contenti del rapporto qualità/prezzo, inoltre il vosto, anche se non dei più bassi, è comunque accessibile.

Materiali: Il pedale si è fatto apprezzare per la sua solidità e dunque, qualità costruttiva. Pigiate pure senza timore, non si romperà.

 

Contro

Istruzioni: Chiaramente avrete bisogno di un certo periodo di apprendimento per capire bene il funzionamento della loop station, l’assenza di un manuale in italiano non aiuta chi non parla inglese.

Alimentatore: Anche se generalmente gli stompbox sono veduti privi di alimentatore, segnaliamo ugualmente tra gli aspetti negativi la mancanza di questo.

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7. Boss RC-1BK Loop Station Looper Effects Pedal

 

Il pedale RC 1 è il looper entry level del catalogo Boss, infatti è il più economico di tutta la serie da quando il marchio di proprietà Roland ha cominciato a commercializzare i looper (2001 per gli amanti della precisione). Tra i punti di forza dello stompbox come non porre l’accento sulla semplicità d’uso. Del resto Boss ha puntato molto su questo aspetto con l’intento di dare un prodotto che fosse entry level non solo per il prezzo ma anche per dar modo a chi non ha esperienza con strumenti del genere di cominciare immediatamente a divertirsi. 

Costa poco… ma non sarà un giocattolo? È qui il bello perché il rapporto qualità/prezzo è buono e il pedale ha la classica solidità di tutti gli stompbox marchiati Boss. Naturalmente funziona anche a batteria ma diciamo che la consuma rapidamente. Meglio l’alimentatore che non è incluso nella confezione. Tale assenza è stata l’unica lamentela mossa dai clienti, la facciamo nostra e ve la segnaliamo. 

Molto utile il loop indicator che mostra lo stato del pedale, ad esempio se è in modalità di registrazione, overdub o play; inoltre dà indicazioni sulla lunghezza del loop o per dirla in modo più specifico, ad ogni giro delle lucette corrisponde un loop.

 

Pro

User friendly: È un pedale molto semplice da usare, pensato proprio per chi è alla sua prima esperienza con un looper.

Materiali: Da questo punto di vista Boss si conferma una garanzia: lo stompbox è molto solido, pesante, insomma si capisce subito che non è un giocattolo.

Loop indicator: Innegabile l’utilità del loop indicator che mostra in modo univoco lo stato del pedale; inoltre dà anche indicazioni sulla lunghezza del loop.

 

Contro

Alimentatore: Potete usare il pedale con una batteria da 9 V ma si consuma rapidamente, meglio un alimentatore che però va comprato a parte.

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8. Donner Looper Effetto a Pedale per Chitarra e Basso

 

Per chi ha appena iniziato a mettere insieme a sua strumentazione ed è incuriosito dal looper ma non è intenzionato a spendere troppo denaro, il Donner è da prendere in considerazione. Sia chiaro che parliamo di un pedale per dilettanti, utile a familiarizzare con i loop e dare sfogo alla propria creatività, magari nel chiuso della propria stanza. 

Il pregio assoluto è certamente il prezzo, è tra i modelli meno costosi che si possano trovare in giro, nonostante questo lo stompbox si presenta molto resistente, insomma il case è solido. È mono, dunque non fa al caso di quanti hanno bisogno di un looper stereo. 

È molto semplice da usare e questo è sicuramente un aspetto a favore del principiante. La durata della registrazione arriva fino a 10 minuti.

 

Pro

 

Costo: A nostro avviso il vero e più evidente punto di forza del pedale Donner è il suo costo, basta davvero una manciata di euro per comprarlo.

Materiali: Proprio alla luce di un costo contenuto sono ancor più da apprezzare i materiali per la loro qualità: il pedale è solido e resistente.

Facile: Non sapete come usare un looper? Allora questo pedale fa proprio per voi perché non presenta particolari difficoltà nell’uso.

 

Contro

Mono: È uno stompbox mono, di conseguenza l’acquisto è da escludere per quanti hanno bisogno di una loop station stereo.

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Come scegliere una buona loop station

 

Sono tante le offerte che vi attendono, noi abbiamo preso in considerazione quelle che più di altre ci hanno convinto a cominciare da quelle della migliore marca. Visto che sul mercato c’è  così tanta “carne al fuoco” abbiamo fatto una comparazione tra le migliori loop station del 2020 al fine di restringere il campo. 

Naturalmente tra i criteri che ci hanno portato alla scelta definitiva abbiamo anche pensato a chi non dispone di un grosso budget dunque non mancherà qualche strumento più economico che magari può fare al caso dei principianti che giustamente non se la sentono di investire grosse somme.

Pedale singolo o pedaliera

Come scegliere una buona loop station? Beh forse prima bisognerebbe chiarirsi le idee se per le proprie esigenze è più adatto un pedale singolo o magari qualcosa di più complesso come un looper multitraccia. Molto spesso, diciamo pure sempre, una buona pedaliera multieffetto comprende anche la funzione loop. 

Diciamo che sono tutte buone soluzioni soprattutto se per la maggior parte del tempo suonate a casa, perché se invece frequentate gli studi di registrazione lì trovate una infinità di soluzioni che fanno passare la scelta della migliore loop station in secondo piano. Dicevamo, pedale singolo o pedaliera? Si tratta della solita questione delle preferenze di ciascuno. Ci sono musicisti che aborrono l’uso di un multieffetto, per loro è molto meglio collegare singoli pedali in serie e costruire in questo modo la componente effettistica a misura. 

Altri, invece, ritengono sia molto più comodo una pedaliera compatta senza dover collegare cavi su cavi. Oltretutto questa soluzione è anche più economica rispetto all’acquisto di un singolo pedale per ogni effetto o funzione.

 

Per tutti gli strumenti

C’è un altro punto importante da chiarire. C’è chi pensa che la loop station serva solo per la chitarra. Non è assolutamente così. Qualsiasi strumento può essere mandato in loop, anche la voce. Ma come, la voce è uno strumento? Esattamente, la voce va considerata a tutti gli effetti uno strumento. Come si studia la chitarra, si studia anche canto.

Loopstation da desktop

Fino ad ora abbiamo parlato di pedaliere ma uno strumento del genere serve principalmente a chi ha la necessità di tenere le mani libere, o meglio, impegnarle in altro. Per queste persone l’unica soluzione è servirsi dei piedi. Tuttavia esistono anche le loopstation da tavolo o per usare un termine più appropriato, loopstation desktop; queste sono molto usate, ad esempio, dai DJ. 

 

 

 

Domande frequenti

 

Come funziona una loop station?

Una loop station o looper registra e riproduce continuamente una frase musicale di breve durata. Per avviare la registrazione si preme il pulsante rec e stop per fermarla. Dopodiché si schiaccia start per far partire la frase registrata. A seconda del modello possono esserci uno o più pulsanti.

 

Come si collega una loop station?

Il collegamento base prevede l’inserimento del jack, per esempio della chitarra, nell’ingresso. Un secondo cavo, invece, va collegato all’output del looper e terminare nell’amplificatore o altro diffusore dell’audio.

 

Quanto costa una loop station?

I costi sono piuttosto vari, si va dai circa 35 euro per un modello entry level ai 400/500 euro per loop station di livello superiore.

 

Che cos’è la funzione autorecording?

Molte loopstation hanno la funzione autorecording. In pratica la registrazione si avvia nell’esatto momento in cui si comincia a suonare.

 

Esistono solo loop station a pedale?

In effetti no, ci sono anche loopstation da tavolo adatte a DJ e beatboxer e più in generale per tutti quelli che possono usare le mani perché non impegnate a reggere uno strumento.

 

 

 

Come utilizzare una loop station

 

Tra le “diavolerie” a disposizione dei musicisti c’è la loop station altrimenti detta looper. Si tratta di una componente che torna utile tanto in studio (o nella vostra camera poiché tutti grossomodo cominciano così) che dal vivo. A cosa serve? Come suggerisce il nome la sua funzione è di mandare un loop un segnale audio o nel nostro caso specifico, una frase musicale. Ma esattamente, cos’è un loop? È una sezione nella quale un suono è riprodotto ripetutamente. 

Scegliere il looper

La prima cosa da fare è scegliere il looper più adatto. Si va dai pedali singoli a quelli multipli, questi ultimi, chiaramente, hanno più funzioni ma sono anche molto più costosi. Per cominciare la scelta migliore è sicuramente quella di uno stompbox. A prezzi accessibili se ne trovano di buoni marchi e diciamo che anche un dilettante assoluto può azzardarsi all’acquisto di un singolo pedale e avere un buono strumento.

 

Il collegamento

Vediamo adesso come stabilire un collegamento. Prendiamo un caso semplice. Vi servono due cavi con jack. Il primo cavo va inserito nello strumento, per esempio la chitarra e nell’input che trovate ben evidenziato. Ad ogni modo lo trovate alla destra del looper. A sinistra c’è l’uscita. Qui va inserito l’altro cavo che poi, a sua volta, va inserito nell’ingresso del vostro amplificatore.

Batteria o alimentatore

Nel caso dei singoli pedali avete anche anche la possibilità di alimentarli con batteria 9V, il nostro consiglio è comunque quello di prediligere sempre l’alimentatore, anche quando questo non è compreso con il looper poiché la batteria ha scarsa autonomia ed è una soluzione scomoda nella maggior parte dei casi e assolutamente da escludere nel caso di esibizioni live. 

Se prendete la saggia decisione di usare un alimentatore, dovreste comprare quello suggerito dal produttore poiché in caso di guasti, il vostro diritto di garanzia potrebbe non essere riconosciuto. Ciò detto, la loop station funzionerà con qualsiasi alimentatore ma naturalmente va rispettato il voltaggio per evitare danni anche seri.

 

Se avvertite fruscii o un suono disturbato

Potrebbe capitare che si verifichino fruscii o altri tipi di disturbo del suono. Prima di pensare che il looper sia guasto controllato che la batteria, se in uso, sia sufficientemente carica. Verificate l’integrità dei cavi, magari muoveteli per vedere se si presentano disturbi. Controllate anche il cavo dell’alimentatore.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Principale vantaggio

La risposta dei controller è ottima, così come la qualità audio, infatti il mixer è dotato dei mic preamp D-Pre che solitamente sono in dotazioni di modelli di fascia superiore.

 

Principale svantaggio

Nulla di davvero grave, ma segnaliamo comunque l’impossibilità di fornire l’energia al mixer mediante un alimentatore a corrente ma solo mediante il computer stesso oppure con delle batterie.

 

Verdetto 9.7/10

È un dispositivo pensato principalmente per chi si dedica a realizzare video tutorial su YouTube o magari dei podcast. Inoltre è costruito con materiali di buona qualità.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Per YouTuber

Oggigiorno gli YouTuber spuntano fuori come funghi. Dopotutto l’idea di lauti guadagni è allettante ma non crediate che sia così semplice, anzi, è tutto molto complicato. Fatto sta che aziende come Yamaha hanno fiutato subito l’affare, non nel senso che hanno aperto un canale YouTube al loro CEO che dalla sommità della sua poltrona in pelle umana si cimenta in tutorial di vario genere. 

No, l’affare fiutato sono il crescente numero di aspiranti YouTuber in giro per il mondo in cerca di buona attrezzatura, possibilmente non troppo costosa ma fondamentale a realizzare video di buona qualità audiovisiva. La risposta della multinazionale giapponese è lo AG03. 

Di cosa si tratta? Di un piccolo mixer (ecco i migliori modelli) in grado di trasformare il computer una stazione radio o video. I contenuti online vengono riprodotti con un suono ad alta risoluzione e ciò indipendentemente che stiate usando piattaforme per il live streaming come, ad esempio YouTube Live o Ustream, oppure per la produzione di podcast e video on demand.

Loopback

L’apporto dato dallo AG03 alle vostre produzioni audio e video è evidente fin da subito. Ci sono funzioni interessanti come Loopback che consente trasmissioni live da varie sorgenti audio in contemporanea con musica in background dal computer. 

Un altro punto di forza, secondo noi, sono i mic preamp. Qui Yamaha deve essere stata colta da un momento di generosità e infatti ha dotato il mixer di mic preamp D-Pre che sono noti per la loro grande qualità e presenti su consolle di registrazione top gamma. 

Questi mic preamp catturano qualsiasi sfumatura audio, anche la più sottile con un grande vantaggio per performance strumentali e/o canore. Non ci dilunghiamo troppo sulle connessioni perché qui c’è comprensibilmente poca roba. Abbiamo un imput con alimentazione phantom e una uscita per le cuffie.

 

Controller

Veniamo ai controlli presenti sul mixer. La situazione è snella nel senso che ci sono due potenziometri per il volume e un fader da 60 mm, il tutto all’insegna di un controllo semplice e veloce. Avete bisogno di aggiungere un pizzico di riverbero alla vostra trasmissione radio? Basta un tocco, quello dello 1-Touch effect. 

Se invece volete un suono chiaro e centrato, allora premete 1-Touch Comp/EQ. La compatibilità con gli iPad di seconda generazione è oro prezioso. Andiamo a vedere i materiali. Qui troviamo un bal chassis in solido metallo. Il trasporto, poi, è di quanto più semplice ci sia in quanto si tratta di un mixer compatto ma soprattutto parecchio leggero nonostante la grande resistenza cui abbiamo fatto cenno un attimo fa. 

A disposizione c’è anche il famoso software musicale Cubase Al per produrre la vostra musica. Concludiamo con l’alimentazione: questa può avvenire via USB oppure tramite batterie mentre non si può usare un comune cavo e, volendo essere parecchio pignoli, lo segnaliamo come punto a sfavore.

 

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