Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

Microfono wireless – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Oggigiorno desideriamo che tutto sia wireless: i microfoni sono stati tra i primi dispositivi a essere realizzati senza fili, ed è proprio questo l’argomento che vogliamo proporvi. Il modello wireless, ovvero, libertà di parola in movimento, un tipo di microfono comodo anche quando si sta seduti davanti a un computer. Il campo di applicazione di questi dispositivi per la voce è ampio, si va dal lavoro agli aspetti più ludici, ed è nostra intenzione portare a conoscenza dei modelli più interessanti, indipendentemente che possano servire per il karaoke o per una conferenza, durante la quale dovete parlare a un pubblico. Tanto per cominciare, vi presentiamo due di quelli che secondo noi sono i microfoni più interessanti: Tonor Microfono Senza Fili Doppio Microfono Wireless UHF ha un buon rapporto qualità/prezzo. Li consigliamo per il karaoke o per parlare in pubblico. Puro divertimento, invece, con ShinePick Microfono Karaoke 4 in 1 Bluetooth Wireless LED, che costa poco e fa felice bambini e adulti.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Gli 8 migliori microfoni wireless – Classifica 2020

 

Abbiamo scritto una recensione per i microfoni che abbiamo scelto di presentarvi, questi sono organizzati secondo una classifica. Chi vuol sapere dove acquistare a prezzi bassi i dispositivi più venduti online che seguono, può cliccare sul link che forniamo.

 

 

1. Tonor Microfono Senza Fili Doppio Microfono Wireless UHF

 

Non nascondiamo di essere rimasti sorpresi dal microfono Tonor o, meglio, dai microfoni, visto che si tratta di una coppia. Cosa ci ha sorpreso in particolare? Sicuramente il rapporto qualità/prezzo. 

Chiariamo che stiamo parlando di un microfono entry level, buono per le serate di karaoke, per tenere una lezione o comunque parlare in pubblico; quindi se avete una band, anche amatoriale, non è il TW820 che vi consigliamo, ma per tutti gli altri impegni succitati è perfetto. 

La voce arriva chiara e il segnale è molto stabile. Una cosa importante da segnalare è che, come dichiarato dal produttore, il microfono non è compatibile con laptop e tablet. Se credete che con un adattatore il problema si risolva, le informazioni della casa produttrice dicono il contrario. 

È un peccato, poiché il nostro giudizio sarebbe stato ancora migliore. Buona la qualità dei materiali, i microfoni hanno un solido corpo in metallo che ci fa ben sperare circa la resistenza. Sempre sul corpo del microfono, c’è un utile piccolo display, che ci informa sul canale selezionato, la frequenza e lo stato della batteria.

 

Pro

Prezzo: Anche tenendo conto che i microfoni sono due, riteniamo di poter etichettare il Tonor come conveniente.

Materiali: I microfoni, così come la ricevente, sono solidi e ben costruiti, quindi la qualità delle strutture non ci ha deluso.

Qualità audio: La qualità della voce è buona, per essere un microfono entry level; è un dispositivo perfetto per il karaoke o per parlare in pubblico.

 

Contro

Incompatibilità: Come dichiarato dal produttore, il microfono non è compatibile con laptop e tablet pertanto, se ne cercate uno per questo scopo, non è il Tonor ciò che fa per voi.

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2. ShinePick Microfono Karaoke 4 in 1 Bluetooth Wireless LED

 

Lo ShinePick è un microfono palmare, altrimenti detto gelato, dal prezzo veramente basso. Il dispositivo si collega via Bluetooth, l’accoppiamento è istantaneo, ma c’è da dire che non tutti tollerano la voce che avverte l’avvenuta connessione, perché il volume del messaggio è troppo alto. 

Tutti hanno trovato parecchio divertente la funzione Audio Magica: che cosa fa? In pratica l’utente può scegliere tra quattro modalità oltre la voce naturale: vece di bambino, voce maschile, femminile e vecchio. 

Ci sono una serie di luci LED che lampeggiano al ritmo della musica. La qualità audio non è degna di nota, ma rispecchia comunque il prezzo del microfono, pertanto non possiamo lamentarci più di tanto. 

Ciò che invece dobbiamo assolutamente bocciare sono i materiali: la qualità costruttiva è scarsa, di conseguenza anche la durata, inoltre è tutto in plastica e l’interruttore ON/Off pare essere tra gli elementi più deboli, visto la facilità con cui è solito rompersi.

 

Pro

Prezzo: Il microfono si trova in vendita a un prezzo particolarmente basso, pertanto si acquista senza sforzi.

Audio Magica: È piaciuta parecchio la funzione che permette di cambiare la propria voce in quella di un bambino, donna, uomo o vecchio.

 

Contro

Materiali: Il livello qualitativo dei materiali è molto basso, il microfono è di plastica e l’interruttore ON/Off pare essere molto delicato.

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3. Willful Cuffie Bluetooth Senza Fili con Microfono Antirumore

 

Quelle di Willful sono cuffie con microfono wireless totalmente compatibile con i diversi sistemi operativi, sia per smartphone sia per computer, oltre a una serie di dispositivi Bluetooth. Andiamo subito alla qualità audio in entrata e in uscita, non eccezionale ma buona, sicuramente si ha quanto ci si aspetterebbe da un dispositivo in questa fascia di prezzo.

Insomma non ci sono rumori, il vostro interlocutore vi riceve forte e chiaro fin quando la connessione resta stabile: è questo il problema principale, infatti molti lamentano lo scollegarsi dalla cuffia dal telefono, dal computer e così via. 

Il microfono può essere disattivato in qualsiasi momento. Buona la qualità dei materiali, la cuffia è leggera, ma non pensate di riuscire a portarla per un paio d’ore senza problemi, perché dopo un po’ comincia a dar fastidio. 

Molto comoda la base di ricarica, inoltre l’autonomia della batteria ha soddisfatto tutti.

 

Pro

Audio: Per questa fascia di prezzo, possiamo dire che la qualità audio, sia delle cuffie sia del microfono, è valida.

Materiali: È un dispositivo che non delude per la qualità dei materiali, è solido ed ha la giusta elasticità, da un lato per adattarsi alla testa dell’utente e dall’altro per non spezzarsi.

Compatibilità: La cuffia riconosce qualsiasi dispositivo Bluetooth, inoltre non ci sono problemi di compatibilità con computer e smartphone.

 

Contro

Bluetooth: Dà un po’ di problemi, la connessione non brilla per stabilità e durante l’uso capita che la cuffia si disconnetta.

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4. Cocopa Microfono Karaoke Bluetooth Wireless con Altoparlante

 

Consideriamo il microfono Cocopa per quello che è, ossia un giocattolo, sebbene in qualche descrizione potreste leggere che si tratta di un dispositivo professionale. Si tratta fondamentalmente di un modello pensato per il karaoke, inoltre è dotato di altoparlante, quindi non serve un sistema di amplificazione.

Grazie alla connessione Bluetooth, potete contare sui vostri brani preferiti trasmessi in streaming, ma avvertiamo che il volume non è molto alto. È possibile anche il collegamento via cavo al computer o altro device. 

Divertente la funzione che consente di cambiare la voce in quella di un bambino o di un uomo. Il prezzo è molto basso, vero, ma bisogna anche dire che la qualità dei materiali è scarsa e non sono mancati i problemi di funzionamento. Lo ripetiamo, il microfono va considerato come un giocattolo: se cercate qualcosa per far divertire i vostri figli, fateci un pensierino.

 

Pro

Prezzo: Per acquistare il microfono spendete una cifra irrisoria e se lo regalate ai vostri figli si divertiranno sicuramente.

Cambio voce: Il microfono presenta una divertentissima funzione che permette di cambiare voce in quella di un bambino oppure in quella di un uomo.

 

Contro

Volume: È vero che il microfono è dotato di altoparlante ma è altrettanto vero che il volume non è molto forte e può capitare di coprire quanto esce dallo speaker con la propria voce. Anche per questo motivo si tratta di un dispositivo più adatto ai piccoli.

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5. Xiaokoa Microfono Senza Fili 2.4G Wireless Microphone Portata 50m

 

È un microfono ad archetto, pensato principalmente per parlare in pubblico e tenere le mani libere. Non lo consigliamo per il canto, in quanto non sufficientemente performante. La struttura è buona poiché parliamo di un oggetto leggero, comodo da portare e che si adatta perfettamente alla testa. 

Una volta messo resta in posizione ed ha una buona elasticità. La connessione (2.4 GHz) è molto stabile, e c’è la massima compatibilità con dispositivi quali altoparlanti, amplificatori e attrezzature audio in generale ma non con il computer e questo è un limite di cui tenere conto.

Buona la portata che in linea teorica e quindi in assenza di ostacoli arriva fino a 50 m. L’utilizzo è semplicissimo: parliamo di un microfono plug and play che però non può essere usato in concomitanza di un secondo dispositivo uguale, in quanto si verifica un conflitto tra i due. 

 

Pro

Segnale: Ottima la tecnologia di trasmissione, che regala un segnale incredibilmente stabile, la portata teorica è di 50 m.

Materiali: Ci sono piaciuti, in quanto riescono a far convivere leggerezza, elasticità e resistenza in un unico dispositivo.

Semplicità d’uso: Il microfono è plug and play. La cosa più difficile da fare è inserire il jack nello spinotto; una volta fatto si è subito pronti all’uso.

 

Contro

Collegamento esterno: Questo microfono non funziona se collegato a un computer, un limite non da poco, pertanto è bene tenerlo in considerazione.

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6. Tonor Microfono Wireless Set Radiomicrofono VHF con Display LED

 

Niente male questa coppia di microfoni VHF della Tonor, compagnia che non bada al risparmio nella scelta dei materiali per i suoi prodotti: infatti qui abbiamo un dispositivo ben costruito e resistente.

A parte qualche piccolo pezzo di plastica, è costruito in metallo, che fin da subito trasmette una sensazione di solidità. La qualità della voce è buona ma non si tratta di microfoni adatti al canto. Allora chi può essere utile questo prodotto? Sicuramente a chi deve parlare in pubblico. 

Sia chiaro, non è che se organizzate una serata karaoke a casa questi microfoni non vadano bene, ma se suonate in una band vi serve altro. Oltretutto la portata è di 20 m e detta così può anche suonare grandioso, ma bisogna tener conto che si tratta di una portata teorica, senza ostacoli tra il microfono e il ricevitore, in sostanza non potete allontanarvi più di tanto. 

Non può essere collegato con il computer: in definitiva il nostro giudizio è positivo e il prezzo sembra essere conveniente.

 

Pro

Solido: La qualità costruttiva dei microfoni è molto buona, i materiali sono di qualità e tutto appare molto resistente.

Audio: Niente affatto male la qualità audio, infatti la voce non presenta distorsioni o alterazioni e, al netto di un buon impianto di amplificazione, giunge all’ascoltatore in modo chiaro.

Costo: Tenendo conto dei diversi punti di forza, che caratterizzano la coppia di microfoni, riteniamo buono il rapporto qualità/prezzo.

 

Contro

Computer: Purtroppo questi microfoni non possono essere collegati a un computer, quindi se è questo l’uso che vorreste farne, non vanno bene per voi.

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7. Sennheiser XSW 1-835 Sistema Microfonico Professionale Wireless per Canto 

 

Il Sennheiser è un microfono wireless di ottimo livello: ci si può fare un po’ di tutto, dal cantare davanti a un pubblico al parlare durante una conferenza o altro. Ha una capsula cardioide, la voce arriva calda e omogenea alle orecchie di chi vi ascolta e si possono usare fino a dieci microfoni in contemporanea (la confezione ne comprende soltanto uno). 

L’utilizzo è semplicissimo: basta accendere l’interruttore e siete pronti. La qualità costruttiva è a nostro avviso molto buona e tutto sommato il peso del palmare è contenuto. Lo ripetiamo, è un dispositivo di buona qualità su cui si può fare affidamento anche in contesti professionali.

Di conseguenza il prezzo non è basso, per cui sarebbe sprecato solo per cantare qualche canzone con gli amici, magari dopo aver bevuto qualche birra.

 

Pro

Audio: Siamo certi che resterete soddisfatti per la qualità audio, in quanto la voce arriva forte e chiara.

Materiali: Eccellente solidità costruttiva per il microfono in oggetto, infatti i materiali sono di prima scelta, per cui si tratta di un dispositivo costruito per resistere nel tempo.

Professionale: Lo XSW 1-835 può tranquillamente essere impiegato nell’ambito di contesti professionali, anzi, per un karaoke con gli amici sarebbe sprecato.

 

Contro

Costo: È un microfono professionale, dalle ottime prestazioni e realizzato con buoni materiali; il rovescio della medaglia è un prezzo alto.

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8. Shure-Blx24 pg58 microfono senza fili per mano 

 

In fatto di microfoni Shure è una garanzia: diciamo pure che è la marca più amata dai cantanti, infatti sono usati tantissimo a livello professionistico. Ottima la trasmissione della voce, con una qualità più che soddisfacente. Non stiamo parlando di un top gamma del catalogo Shure, ma siamo comunque su ottimi livelli. 

La portata del microfono dinamico, in condizioni standard, è di 100 m, inoltre il ricevitore può gestire fino a 12 microfoni. Utile l’indicatore LED che segnala lo stato dell’audio, in particolare, se i suoni sono eccessivi, si accende una spia rossa che segnala il pericolo di saturazione. 

Incredibile l’autonomia della batteria, che può arrivare fino a 14 ore, mentre la struttura del microfono è leggera, ma ciò non significa che non sia robusta, anzi.

 

Pro

Audio: Siamo molto soddisfatti per come la voce è riprodotta, è molto naturale, chiara e calda, infatti si tratta di un microfono indicato per cantare.

Materiali: Shure è una garanzia e, sebbene questo microfono non sia un top gamma, non delude.

Ricevitore: Ottimo anche questo elemento, solido, ben costruito, può gestire fino a 12 microfoni contemporaneamente.

 

Contro

Prezzo: Sebbene questo non sia il microfono più costoso targato Shue, il suo prezzo è comunque alto. Non è per tutti.

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Come scegliere un buon microfono wireless

 

Ogni giorno ci sono nuove e interessanti offerte sul mercato, ma accanto a queste ci sono anche delle autentiche trappole, che magari ingolosiscono perché la proposta è più economica di altre.

Spendere poco non è sempre sinonimo di risparmio: noi che facciamo questo mestiere lo sappiamo bene ma sappiamo anche che non è strettamente necessario comprare dispositivi della migliore marca, per avere la certezza di essere soddisfatti dell’acquisto. 

Nel caso dei migliori microfoni wireless del 2020, ad esempio, è importante che siano soddisfatte le esigenze dell’acquirente, quindi non si tratta di comprare il pezzo più valido in assoluto ma piuttosto quello giusto, un po’ come comprare un abito su misura. 

Ci sono una serie di vincoli che il cliente deve necessariamente rispettare; il budget è il primo di questi e quando i soldi sono pochi, decidere quale microfono wireless comprare diventa ancora più difficile perché bisogna confrontare i prezzi, leggere quanti più pareri possibile e fare un’attenta comparazione tra i vari modelli. 

Abbiamo fatto questo, oltre a raccogliere le informazioni necessarie a comprendere come scegliere un buon microfono wireless: le trovate qui di seguito.

Dinamico oppure a condensatore

Quando si parla di microfoni, che siano wireless o meno, c’è una distinzione importante da fare, che riguarda quella tra modelli dinamici oppure a condensatore. Non è nostra intenzione entrare in discorsi tecnici, che probabilmente poco interessano a chi ci legge, quindi ci limitiamo a dire qualcosa di generico.

Il microfono dinamico è preferibile per le esibizioni live e costa mediamente meno di quello a condensatore che però, badate bene, è indicato per chi deve registrare la sua voce, in quanto ha una maggiore sensibilità ed è anche più dettagliato. 

Quindi dove può trovare impiego un microfono dinamico? Sicuramente negli studi di registrazione e nelle radio, di conseguenza va bene anche per le registrazioni audio che si fanno a casa; pensiamo a un podcast oppure ai video da caricare su YouTube.

 

La portata

Un discorso sui microfoni wireless non può esimersi dalla portata ma soprattutto dal problema delle interferenze. I microfoni più economici non solo hanno una minore portata, ma soprattutto hanno più problemi legati alle interferenze. 

Vogliamo chiarire una cosa molto importante sull’entità della portata: quella che trovate indicata  sulla confezione fa riferimento a tot metri ma in assenza di ostacoli. Man mano che il segnale ne incontra uno nel tragitto tra la trasmettitore il ricevitore, il segnale perde forza e quindi rischia di essere disturbato. 

Ora, se vi esibite con una band dal vivo vi serve un microfono dalle buone portata e resistenza alle interferenze. Per un uso casalingo, magari per un microfono da usare al computer, il discorso sulla portata è relativo, l’importante è che la qualità audio sia buona.

Cambio di polarità

Una delle caratteristiche interessanti, che però non trovate in tutti i microfoni, è il selettore per il cambio di polarità: avercelo di certo non guasta. Le polarità selezionabili sono la omnidirezionale, da scegliere quando si vogliono riprendere le voci che arrivano da tutte le direzioni e la cardioide, che riprende esclusivamente la voce che arriva dall’area frontale.

Ci sono anche a supercardioide, che riprende le voci provenienti dall’area frontale, ma più ristretta e infine c’è la figura a otto, che riprende le voci provenienti davanti a da dietro.

 

 

 

Come utilizzare il microfono wireless

 

Il microfono è un dispositivo che torna utile in più occasioni. Volendo sintetizzare al massimo, il suo scopo è quello di permettere a chi parla (o canta) di farsi ascoltare. Si dirà che in fin dei conti fa la stessa cosa che fa un megafono, ma parliamo di due cose ben diverse, poiché un buon microfono non dovrebbe alterare la voce, cosa che invece un megafono fa.

La distanza dal ricevitore

La prima attenzione nell’impiego di un microfono wireless è sicuramente non superare la distanza massima dal ricevitore. A seconda del modello e della potenza del segnale questa può andare da qualche decina di metri a un centinaio. 

Tali valori, che trovate ben indicati sulla confezione e persino pubblicizzati per sottolineare la qualità del dispositivo, in realtà fanno riferimento alle condizioni standard. Cosa si intende? È una condizione che difficilmente potrete sperimentare e vi spieghiamo subito perché. 

Se il vostro microfono ha una portata di 100 m, non significa che se vi mettete a tale distanza tutto funzionerà alla perfezione poiché, lungo questo tragitto, che vi separa dal ricevitore, non dovrebbero esserci ostacoli o altri elementi di disturbo. Per rispettare tale portata dovreste vivere in mezzo al nulla, quindi cercate di non allontanarvi troppo dal ricevitore.

 

Effetto pop

Uno dei più grossi fastidi derivanti dai microfoni è l’effetto pop più o meno accentuato. Ciò può essere risolto? In effetti sì e senza neanche spendere troppi soldi. Basta mettere sulla capsula un filtro anti pop, che a volte è anche compreso come accessorio.

 

Vento

Può capitare di usare il microfono all’aperto, magari durante una giornata ventosa. Il vento è fonte di disturbo poiché il suo rumore è percepito dal microfono e quindi è amplificato fino a coprire la voce. Anche in questo caso arriva in aiuto un filtro, quello antivento, che come quello antipop è di semplice applicazione, perché si mette come un calzino.

Test

Soprattutto se state per andare in diretta, non fatevi cogliere impreparati e fate una prova microfono, innanzitutto per testare se funziona ma anche per la qualità dell’audio, ed eventualmente intervenite a migliorare la situazione.

 

 

 

Domande frequenti

 

Che differenza c’è tra un microfono dinamico e uno a condensatore?

Il microfono dinamico è dotato di un diaframma che si trova in un campo magnetico. Quando cambia la pressione dell’aria (fenomeno che si verifica per esempio, ma non solo, quando si parla al microfono) il diaframma vibra generando un segnale elettrico. Nel secondo caso, invece, c’è un condensatore composto da due lamine, una fissa l’altra mobile. 

La lamina mobile risente della variazione di pressione generata da un suono nell’aria. Un’altra differenza importante tra microfono dinamico e condensatore è che quest’ultimo ha bisogno di un alimentatore per polarizzare il condensatore. L’alimentazione, normalmente, è data dal cavo collegato al mixer.

Come collegare il microfono wireless al PC?

Collegare il microfono wireless al computer è semplicissimo. Dopo essersi sincerati della compatibilità tra i due dispositivi ci sono due possibili soluzioni: la prima è quella di collegare il ricevitore alla scheda audio del computer, in quanto basta inserire il jack nell’ingresso dedicato ed eventualmente scaricare i driver, per poi seguire una procedura guidata. 

Molto comodo, poi, il collegamento via Bluetooth che naturalmente deve essere presente sul computer e attivato. Fatto ciò, basta accendere il microfono e il computer immediatamente rileva il segnale: a questo punto si clicca su “aggiungi  Bluetooth” e una procedura guidata porta alla connessione in pochi istanti.

 

Come funziona un radiomicrofono?

Il radiomicrofono si compone di tre elementi che sono ll trasmettitore, il microfono e il ricevitore. Se il microfono è palmare allora in trasmettitore è al suo interno; altri tipi di microfono hanno il trasmettitore bodypack che è esterno e solitamente viene tenuto saldo agli indumenti. Al ricevitore arriva il segnale inviato dal trasmettitore e quindi all’amplificatore.

 

Sulla confezione del mio microfono wireless c’è scritto che ha la portata di 100 m, è davvero così?

La portata massima indicata sulla confezione del microfono, nonché nel libretto delle istruzioni, è puramente indicativa. La portata può essere tale solo se si rispettano le condizioni ideali, che sono l’assenza di ostacoli e altri elementi di disturbo del segnale. Queste condizioni non si verificano praticamente mai.

 

Che cos’è l’effetto pop?

Detto in parole semplici, l’effetto pop è una distorsione che emerge quando si pronunciano le cosiddette consonanti esplosive come la “p” o la “b”. Per prevenire questo problema si può fare ricorso a un filtro antipop.

Non riesco a usare il microfono all’aperto poiché, vivendo in una zona dove c’è molto vento, la voce diventa incomprensibile. Cosa posso fare?

La soluzione è più semplice di quanto si possa credere, infatti non serve un uragano affinché il vento disturbi la qualità audio durante l’uso del microfono. Il problema può essere risolto con un filtro antivento, ovvero un involucro di spugna da mettere sopra la capsula.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

Corda per chitarra – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Le corde sono un elemento fondamentale della chitarra: senza non è possibile suonare. Meno scontato, almeno per i meno esperti, è dire che non tutte le corde sono uguali e ce ne si rende conto dopo averne provate un bel po’, magari alla ricerca di quelle giuste. Il tema della nostra guida è abbastanza generale: andremo a vedere quelle per chitarra classica, per chitarra acustica e naturalmente per chitarra elettrica. Capirete che, data la vastità dell’argomento, sarà difficile riuscire ad accontentare tutti: nel frattempo cominciate a dare un’occhiata a questi due set. Per la chitarra acustica segnaliamo Elixir® 16152 Nanoweb® Set da 12 Corde per Chitarra Acustica, il cui suono caldo e brillante vi conquisterà, mentre per chi ha cominciato a suonare la chitarra classica ci sono le D’Addario EJ45 Normal Set Corde Classica Pro Arte, che hanno i timbri ben bilanciati e costano poco.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 7 migliori corde per chitarra – Classifica 2020

 

Vi proponiamo una classifica di quelle che, secondo noi, sono le corde per chitarra più interessanti. Vi invitiamo a leggere con attenzione la recensione che accompagna ogni set e a confrontare i prezzi. Nel caso vi interessi sapere dove acquistare a prezzi bassi i set di corde più venduti online, mettiamo a vostra disposizione diversi link.

 

 

Corde per chitarra acustica

 

1. Elixir® 16152 Nanoweb® Set da 12 corde per chitarra acustica

 

Siete in cerca di un suono caldo e brillante per la vostra chitarra acustica? Se non siete tipi che badano a spese, le Elixir non vi deluderanno. Il set comprende 12 corde realizzate in bronzo fosforoso e in rivestimento Nanoweb, che contrasta il formarsi dei depositi di sporco tra le spire di avvolgimento. 

Queste sono corde che fanno anche al caso di chi ha bisogno di un sustain realmente prolungato, una caratteristica che è piaciuta molto ai chitarristi che ne sono entrati in possesso. Le corde danno la sensazione di un tocco vellutato e hanno una grande suonabilità: sono di buona qualità, durano nel tempo e quindi l’investimento viene ammortizzato. 

Queste corde, ne siamo certi, possono fare al caso anche dei chitarristi più esigenti, che magari suonano come professionisti.

 

Pro

Sustain: È tra le corde per chitarra acustica che offrono il sustain più prolungato, quindi chi cerca queste caratteristiche non dovrebbe esitare oltre circa l’acquisto.

Suono: Questo è caldo e brillante ed è piaciuto a molti chitarristi, quindi non abbiamo dubbi sul fatto che piacerà anche a voi che state leggendo.

Longeve: Se ben tenute, le corde Elixir dureranno a lungo, basta asciugarle con un panno dopo aver suonato e passare uno dei prodotti dedicati alle corde.

 

Contro

Costo: Tante buone qualità comportano inevitabilmente o quasi un prezzo alto, per cui sono consigliate per chi suona uno strumento di buon livello.

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Corde per chitarra classica

 

2. D’Addario EJ45 Normal Set Corde Classica Pro Arte

 

Per chi ha cominciato da poco a suonare la chitarra classica e cerca delle corde a tensione normale, ma soprattutto dal buon rapporto qualità/prezzo, può testare le EJ45 di D’Addario che, come molti sapranno, è uno dei marchi leader. La prima cosa che balza all’orecchio, quando si fanno vibrare le corde, è l’eccellente bilanciamento tra i timbri. 

Premesso che la qualità della chitarra gioca un ruolo fondamentale, dobbiamo dire che le corde non hanno una grande proiezione o, per dirla in altre parole, non favoriscono la proiezione dello strumento; poi appunto, in base al tipo di chitarra che si ha si potrebbero avere delle sensazioni diverse. 

Parliamo dei materiali, la cui qualità è secondo noi adeguata al costo: i cantini sono fatti in nylon così come l’anima delle corde basse, rivestite in rame. Così è la tenuta dell’accordatura, a ogni modo anche in questo caso lo strumento ha il suo peso. Dopo averne valutati pro e contro possiamo giungere alla conclusione che si tratti di buone corde entry level.

 

Pro

Bilanciate: Anche le orecchie meno allenate non mancheranno di notare il buon bilanciamento dei timbri, che caratterizza le EJ45.

Costo: Considerato che si tratta pur sempre di corde D’Addario riteniamo il loro prezzo vantaggioso, perfette per chi cerca qualcosa di economico ma che non deluda.

 

Contro

Volume: Pur tenendo conto del peso che lo strumento ha, le corde hanno un volume basso.

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Corde per chitarra elettrica

 

3. Ernie Ball Power Slinky M-Steel 11-48

 

Gli amanti delle sonorità hard rock e blues potrebbero innamorarsi di queste corde per chitarra elettrica e non cambiarle più (il modello, perché purtroppo anche queste si usurano). Per quanto ci riguarda, ci è piaciuta la sonorità poiché ricca e piena. Eccellente la risposta sulla gamma bassa: se le metterete sul vostro strumento noterete un incremento del volume. 

Queste in particolare sono le 011, ma chi lo desidera le trova in altre scalature e c’è anche la versione ibrida. Ma cosa vuol dire M-Steele? Acciaio Maraging, ovvero una super lega che trova applicazione nel settore aerospaziale, si tratta quindi di un materiale che non teme gli stress. 

Sono corde molto resistenti, anche se è vero che per spezzare delle 011 ci vuole un bel po’ di impegno, ma lo diciamo a vantaggio di quanti stanno pensando di prendere corde più sottili. Costano qualcosina in più ma, e qui chiudiamo con l’ultima nota positiva, tengono l’intonazione che è una meraviglia. Sono però corde dure, per cui molti hanno riscontrato difficoltà con il bending.

 

Pro

Volume: I chitarristi che hanno montato le Ernie Ball in oggetto hanno notato un incremento del volume del loro strumento.

Sound: La sonorità è ricca è piena, offrono una grandiosa risposta sulle gamme basse. Sono perfette sia per chi suona rock duro sia per il bluesman.

Intonazione: Ha soddisfatto la capacità di mantenere l’intonazione, per cui anche dopo averle stressate per bene, i chitarristi più esigenti resteranno contenti.

 

Contro

Rigide: Le corde si presentano abbastanza dure e questo potrebbe comportare qualche difficoltà nel momento in cui ci si cimenta con il bending.

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Corde per chitarra acustica Martin

 

4. Martin MA540FX Corde per Chitarra Acustica 12-54

 

Siamo certi che i chitarristi troveranno molto interessanti le corde per chitarra acustica Martin MA540, e in particolare piaceranno a quanti si cimentano nel fingerpicking, quasi sembra siano state realizzate per questa tecnica: se siete fan di Tommy Emmanuel dovete assolutamente farle vostre. 

È il momento di entrare un po’ più nel dettaglio delle MA540 che, non lo avevamo ancora detto, sono fatte in fosforo. Dinamica e armonici sono perfetti, ottimo il sustain, anche se un orecchio più attento potrebbe notare un certo sbilanciamento sulle frequenze alte. 

Tuttavia la particolarità delle MA540 è un’altra: la loro flessibilità. Ciò è da sottolineare perché ricordiamo che stiamo pur sempre parlando di corde 012. Questa caratteristica agevola il passaggio di quanti arrivano dalla chitarra elettrica e magari erano abituati a delle 010 e persino a quanti provengono dalla chitarra classica con le corde in nylon. 

Costano un po’ ma crediamo che le MA540 riescano ad adattarsi a tutti i chitarristi.

 

Pro

Flessibili: Il punto di forza delle MA540 è la loro flessibilità, che agevola il passaggio dalla chitarra elettriche e persino da quella classica.

Suono: Le corde ci hanno convinto per la dinamica e per gli armonici, senza tralasciare il fatto che anche il sustain è promosso a pieni voti.

Fingerstyle: È nostra convinzione che queste corde siano perfette per il fingerpicking, quindi chi fa abbondante uso di questa tecnica e stile dovrebbe provarle.

 

Contro

Sbilanciate: Precisiamo subito che abbiamo voluto essere pignoli, ma dobbiamo dire che le corde sono un po’ sbilanciate sulle frequenze alte.

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Corde per chitarra elettrica morbide

 

5. Fender Original 150’s Vintage Nickel Ball End 009 – 042

 

Per tutti gli amici chitarristi in cerca di corde per chitarra elettrica morbide, suggeriamo le Fender Original 150’s vintage, che hanno un buon rapporto qualità/prezzo. Il set è di tre mute complete quindi in totale le corde sono 18. 

Non si tratta di corde per professionisti ma non per questo sono da buttare, anzi, il suono caldo e ricco vi conquisterà. Sono perfette soprattutto per il sound clean e chi ama certe sonorità vintage, com soltanto il nickel sa ricreare. 

Niente male il sustain, dicasi lo stesso della capacità di mantenere l’intonazione; inoltre facilitano parecchio il bending. Non aspettatevi una grande durata, si usurano in fretta, ma d’altro canto, se vi piace cambiare spesso le corde, queste vi faranno risparmiare un bel po’ di denaro senza pregiudicare la qualità del suono.

 

Pro

Costo: Si tratta di corde convenienti, visto che include ben tre mute, per cui, secondo noi, il rapporto qualità/prezzo è buono.

Suono: Le corde emettono un suono ricco e caldo, sono perfette per i puliti, senza tralasciare il buon sustain che le caratterizza.

 

Contro

Durata: Il problema fondamentale delle Fender in questione è che non hanno una lunga durata, infatti nel breve periodo perdono le qualità iniziali e vanno cambiate.

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Corde per chitarra Elixir

 

6. Elixir 11050 per Chitarra Acustica Light Rivestimento Polyweb

 

Se conoscete le corde per chitarra Elixir, sapete già che la qualità è di casa: abbiamo scelto di presentarvi le Acustic 80/20 bronze rivestite in polyweb da 012. Si tratta di corde altamente performanti, che non disdegnano di essere sfiorate da professionisti o comunque da chitarristi di livello avanzato. 

Hanno un grande sustain, il suono è caldo, i bassi e gli alti sono ricchi e l’intonazione è mantenuta a lungo: le riteniamo perfette per lo strumming. Le dita scivolano sulle corde in modo fluido, sono piacevoli al tatto. Pregio tutt’altro che secondario è la durata: queste corse, anche se suonate con costanza, mantengono a lungo le loro caratteristiche iniziali.

Ricordate di passarci su un panno morbido e vedrete che passerà molto tempo prima di doverle cambiare. Hanno un prezzo alto ma secondo noi ne vale la pena, poiché l’altra qualità è evidente, come del resto testimoniato da tanti chitarristi che hanno deciso di affidarsi a questo prodotto.

 

Pro

Performanti: Sono corde di alto livello che garantiscono performance sopra la media, adatte per chitarristi di livello avanzato.

Suono: Ottimo sustain, gli alti e i bassi sono ricchi e in generale offrono un suono caldo. Inoltre sono perfette per lo strumming.

Durata: Tutt’altro che secondaria la durata garantita da queste corde, infatti anche se suonate quotidianamente passerà un po’ prima di doverle cambiare.

 

Contro

Prezzo: Non sono corde che vale la pena montare su una chitarra da 100 euro, sono costose e richiedono uno strumento di buon livello.

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Corde per chitarra acustica D’Addario

 

7. D’Addario EFT16 Set Corde Acustica Flat Tops Phosphor

 

Le corde per chitarra acustica D’Addario EFT16 emettono un suono caldo e bilanciato. Secondo noi sono perfette per registrare e sapete perché? Perché non sono rumorose. Cosa vogliamo dire con ciò? Lo spieghiamo subito: quando cambiate posizione per passare da un accordo a un altro non si avverte quel tipico strazio provocato dalle dita a contatto con le corde.

Sicuramente vi sarà capitato di ascoltarlo in chissà quanti brani, ebbene, con le EFT16 avrete una registrazione pulita. Questo risultato è stato possibile grazie a una particolare lucidatura, cui D’Addario ha sottoposto le corde. Timbro e sustain sono quelli tipici delle corde di bronzo del marchio, molto validi. 

Un dettaglio da segnalare è che le corde sono chiuse in buste ecofriendly che le preservano dalla corrosione: non si tratta di una cosa scontata, vista la brutta abitudine che ha preso piede di mettere tutte le corde insieme, ma del resto, tenendo conto del prezzo, ci pare il minimo.

 

Pro

Silenziose: Una delle caratteristiche migliori è l’assenza di rumore nel passare da una posizione all’altro, il merito è dello speciale trattamento delle corde.

Suono: Le corde emettono un bel suono caldo, con dei timbri ottimi e un sustain eccezionale.

Anti rust: Le corde sono chiuse singolarmente in una busta eco friendly che previene l’arrugginimento, in questo modo non si hanno brutte sorprese all’apertura.

 

Contro

Costo: Il prezzo di queste corde non è affatto friendly, probabilmente vale la pena montarle solo su chitarre di buona qualità.

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Accessori

 

Bloccacorde per chitarra

 

Schaller Floyd Rose Capotasto Bloccacorde Chitarra Elettrica

 

Per una migliore tenuta dell’accordatura, potete scegliere un bloccacorde per chitarra di buona qualità come lo Schaller, che secondo noi è perfetto per essere abbinato a un ponte Floyd Rose (originale o su licenza). 

Questo costa tanto, ma dal punto di vista qualitativo c’è un abisso con quelli che si trovano in vendita a una manciata di euro. Affidabile e facile da montare, tenetelo presente per il vostro strumento se volete dotarlo di pezzi di indiscutibile valore.

Acquista su Amazon.it (€34.9)

 

 

 

Come scegliere una buona corda per chitarra

 

Provate a immaginare quante corde ci siano sul mercato, non ci riuscite vero? È comprensibile, la scelta è talmente ampia che paradossalmente trovare la muta giusta è difficile. Ma questo significa che anche le offerte sono parecchie: si va dalle corde della migliore marca a quella di produttori poco conosciuti. 

Vogliamo precisare che anche i grossi brand del settore hanno in catalogo qualcosa di più economico, anche se meno performanti delle corde top gamma. Dicevamo della vastità dell’offerta, ebbene una comparazione è d’obbligo per restringere il campo: ecco alcune delle migliori corde per chitarra del 2020. 

L’elemento soggettivo

Dobbiamo partire da un punto che secondo noi è molto importante per capire quale corda per chitarra comprare. Questo punto è l’elemento soggettivo: di buone, anzi, di ottime ce ne sono a bizzeffe ma la migliore corda per chitarra non è tale se non incontra quell’elemento di soggettività che è tipico di ogni chitarrista, è una questione di feeling. 

Ecco perché, prima di trovare quelle giuste, quelle che probabilmente si useranno per tutta la vita, può richiedere tanto tempo. Esistono chitarristi che hanno testato decine di marchi e modelli senza ancora aver trovato la muta adatta. 

L’unico modo per capire se c’è feeling con le coree è suonarle: per questo non tutte possono essere quelle indicate per voi.

 

Tensione e scalatura

Se non sapete come scegliere una buona corda per chitarra, sappiate che devono essere selezionate proprio in base al tipo di strumento. Come sapete c’è quella classica, l’acustica e l’elettrica: ciascuna ha delle corde dedicate. Nel caso di quelle per chitarra classica dovete tenere conto della tensione che si divide in tre livelli: bassa, media e alta. 

Le corse a bassa tensione, ma volendo anche quelle medie, sono consigliate ai principianti, a quanti suonano da poco e non hanno ancora sviluppato nelle dita sufficiente forza. Soprattutto le corde a bassa tensione rimandano l’affaticamento della mano, di conseguenza si agevola l’esercizio. 

Usando corde ad alta tensione, una volta che la mano è pronta, si ottiene un suono corposo e più forte. Nel caso delle corde per chitarra acustica ed elettrica non si parla di tensione bensì di scalatura, che riguarda lo spessore (che comunque determina la tensione). La scelta della scalatura dipende dai gusti del chitarrista ma anche dal genere che si suona. 

Insomma, performare heavy metal con delle corde 008 non è il massimo, ma anche ai jazzisti piace suonare con corde molto spesse. Naturalmente maggiore è la scalatura e più dre sono le corde. Diciamo che, per cominciare, le 009 sono perfette, oltretutto di solito sono quelle che trovate montate di default sulle nuove chitarre.

 

 

 

Come trattare le corde 

 

Quando si comincia a suonare, giustamente, ci sono un sacco di cose che si ignorano, spesso si tratta di banalità ma non per questo è scontato esserne a conoscenza. Per dare una mano ai novizi spiegheremo come comportarsi quando, per esempio, non si sa come cambiare le corde alla chitarra classica e così via.

 

Quando cambiare le corde

Una delle prime cose che il chitarrista in erba deve imparare è quando è giunto il momento di cambiare le corde, poiché queste non sono eterne, anzi, ce ne sono alcune che durano realmente poco. 

Ci si rende conto che le corde vanno sostituite da una serie di fattori. Per esempio, quando suonate vi rendete conto che hanno per perso brillantezza, che il suono non è più lo stesso di qualche tempo prima e questo è un chiaro segnale, certo, si può tirare ancora un po’ a campare, diciamo così, ma dipende da che chitarristi siete. 

Se avete problemi di “orecchie” (brutto guaio per un chitarrista) e dal suono non vi siete accorti di nulla, nel caso delle corde metalliche, quindi quelle per chitarra acustica e elettrica, noterete il comparire della ruggine: in questo caso avete atteso fin troppo.

La scalatura

Le corde differiscono per la scalatura: se volete che siano molto morbide e che magari favoriscano il bending, dovete necessariamente prendere delle 008; una scalatura media sono le 010, mentre quelle che solitamente trovate montate sulle chitarre elettriche nuove sono delle 009.  

Per un suono più corposo, heavy, consigliamo delle 011 oppure 012. Sono disponibili anche mute ibride, che magari hanno cantini più morbidi per facilitare il bending, e corde gravi più spesse per accordi più tosti. 

Nel caso della chitarra classica, invece, potete scegliere tra tensione bassa, media e alta. Le corde a tensione bassa sono molto morbide e sono ideali per i principianti così da diminuire le difficoltà iniziali.

 

Manutenzione

Le corde, affinché durino a lungo, hanno bisogno di un po’ di cura da parte vostra: sudore e sporco ne pregiudicano il suono e favoriscono l’ossidazione. Una buona norma è passare un panno morbido sulle corde dopo aver suonato e magari anche durante. 

Esistono, poi, dei prodotti dedicati alla pulizia delle corde. Qualche nome? Possiamo citare il D’Addario Planet Waves XLR8 oppure il GHS Fast Fret, ma ce ne sono comunque di diversi. Questi prodotti oltre a pulire le corde, le lubrificano anche. Il consiglio è di usarne un po’ prima di suonare e un altro po’ quando smettete.

 

Quando una corda si spezza

Soprattutto quando usate delle corde 008 o 009 può capitare che una si spezzi, in particolare il MI cantino. In questo caso conviene cambiare tutte le corde o solo quella rotta? Nel caso di parti nuove, si può anche cambiare la corda spezzata, anche se consigliamo di cambiarle tutte per evitare di averne alcune più usurate di altre. 

Chiaramente questa è una pignoleria ma chi ha detto che i chitarristi non siano pignoli? Ci sono vari tutorial, per esempio, se non sapete come cambiare le corde alla chitarra acustica.

Assestate le corde

Quando cambiate una o tutte le corde, queste hanno bisogno di assestarsi; all’inizio, infatti, noterete che non tengono l’accordatura neanche per un minuto, quindi dovete tornare ad accordare più volte. Per accelerare il processo conviene tirare più volte le corde (dopo aver accordato), in questo modo si assesteranno prima.

 

 

 

Domande frequenti

 

Voglio cambiare le corde della mia chitarra con un set di scalatura diversa, posso semplicemente sostituirle?

Dopo aver sostituito le corde, passando a una scalatura maggiore, è necessario un setup. Corde che esercitano una maggiore tensione richiedono una regolata al ponte, di dover sistemare l’intonazione e anche il truss rod; il manico, infatti, dovendo reggere una tensione maggiore tenderà a incurvarsi.

Ho una chitarra classica, posso montarci delle corde per chitarra acustica?

Non è una cosa possibile: le corde per chitarra acustica esercitano una maggiore tensione, quindi una mossa del genere vuol dire rischiare seriamente di rompere la chitarra, a cominciare dalla tavola armonica.

 

Un mio amico per pulire le corde della chitarra elettrica le mette a bollire in acqua: è un buon metodo?

Non sapete come cambiare le corde alla chitarra elettrica e, prima di farlo, volete provare a pulirle? In effetti far bollire le corde è un ottimo sistema di pulizia, lo sporco viene rimosso del tutto, ma ciò nonostante non è una pratica consigliabile poiché, essendo state già in uso, presentano comunque delle imperfezioni.

Riteniamo quindi molto più veloce e conveniente montarne delle nuove. Ma per restare in tema di pulizia delle corde, è bene sapere che, dopo aver suonato, queste vanno asciugare con un panno morbido: ancor meglio se si utilizza un prodotto apposito.

 

È vero che è meglio sostituire le corde una alla volta piuttosto che tutte insieme?

Cambiare una corda per volta è sicuramente preferibile. Toglierle tutte insieme per poi montare le nuove fa perdere di colpo tutta la tensione al manico che, di conseguenza, potrebbe richiedere di essere regolato.

 

Mi piace suonare musica heavy, che scalatura devo usare?

Per generi come l’heavy metal, il thrash, per non parlare di Death Metal, bisogna usare una calzatura alta. Chi non vuole esagerare, avendo corde troppo dure che magari complicano il bending, può montare le 011, mentre per un suono più pesante e magari per accordare in drop D o drop C consigliamo delle 012. Tenete presente che sarà necessario un setup alla chitarra.

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

La rete abbonda di risorse per musicisti. Qui di seguito abbiamo una ricca lista di siti che offrono tantissimi spartiti musicali, che possono essere scaricati anche gratuitamente.

 

Molti sono interessati a sapere dove reperire gli spartiti per chitarra più venduti. In effetti sono parecchio utili per imparare i brani dei musicisti preferiti ma anche per apprendere nuovi esercizi da mettere in pratica per migliorare la propria tecnica. Ma, tornando agli spartiti dei chitarristi, il problema principale riguarda la qualità delle trascrizioni, visto che non è facile trovarne di fedeli all’originale, perché spesso presentano mancanze ed errori e non capita solo con le risorse gratuite disponibili in rete ma anche con gli spartiti che si pagano. Ad ogni modo non siamo qui per dirvi quali siano gli spartiti meglio trascritti, piuttosto vogliamo presentarvi alcuni siti dove è possibile trovarli. 

Le risorse in rete non mancano, anzi sono così tante che a un certo punto non si capisce neanche dove convenga cercare, è nostro intento darvi una mano in questo senso. Dobbiamo altresì avvertirvi che i tempi del “tutto gratis” in internet sono finiti, alcuni di questi siti che distribuivano gratuitamente gli spartiti hanno avuto guai con le autorità e chi non ha chiuso i battenti ha stretto accordi con case discografiche e associazioni a tutela dei musicisti e del copyright corrispondendo un compenso a chi gli compete. Va da sé che una simile situazione ha reso inevitabile la richiesta agli utenti di dare il loro contributo per usufruire del servizio. La buona notizia è che non di rado affianco agli account premium ci sono anche quelli free.

 

Ultimate Guitar

Ultimate Guitar è molto più di un sito dove si possono scaricare gli spartiti, dato che è un’autentica community che conta milioni di iscritti. Da lì non solo potete scaricare le tab ma trovate tantissimo altro materiale come recensioni musicali e di strumentazione nonché interviste a musicisti e video lezioni musicali. Molto utile anche il forum dove potersi confrontare con altri musicisti ed eventualmente chiedere aiuto o discutere di argomenti musicali.

911Tabs

Molto interessante è 911Tabs. Più che un sito dove scaricare tabs e spartiti vari è un motore di ricerca pensato e ottimizzato per questo scopo. Come si può leggere nella sezione “about us” di 911Tabs, è come Google ma più piccolo e più accurato, il suo target sono le tabs e le relative informazioni. Il motore di ricerca ha indicizzato oltre 4 milioni di spartiti, in pratica stiamo parlando di una fonte inesauribile.

 

1000Note

Un sito italiano è 1000Note, online dal 2014. Fino a oggi sono stati creati 10.000 spartiti. Perché parliamo di spartiti creati? Perché il materiale che potete scaricare è stato scritto dallo staff di 1000Note, anche se da un paio di anni si è sviluppata una volenterosa community che dà il proprio prezioso apporto nella stesura degli spartiti, che sono organizzati in base agli artisti. Tra le altre risorse interessanti disponibili sul sito c’è anche la sezione Tutorial.

 

Chordify

Un sito che potrebbe piacere parecchio ai nostri lettori chitarristi (e non solo) è Chordify. Immaginate di voler suonare una delle vostre canzoni preferite ma di non aver la minima idea su quali siano gli accordi. Potete cercarlo sul motore di ricerca interno oppure copiare il link della canzone da YouTube per esempio e incollarlo nell’apposito box di ricerca. In un attimo Chordify vi mostra gli accordi. Con un account free c’è il limite di soli tre brani, quindi per un accesso illimitato bisogna sottoscriverne uno premium. Ad ogni modo non aspettatevi una trascrizione precisissima, così come otterrete i soli accordi senza gli assoli.

 

Free Guitar Lesson

Una risorsa che può essere di grande aiuto ai tanti lettori che ci seguono è Free Guitar Lesson. A parte le video lezioni, cliccando sulla sezione Guitar Scale trovate riportate le TAB delle più comuni scale. La parte grafica è accompagnata da una audio in modo da poter suonare all’unisono. È un sito semplice ma ben organizzato, anche se forse non ricchissimo di materiale ma ad ogni modo crediamo che valga la pena visitarlo.

 

Guitariff

Una vasta scelta di brani sono messi a disposizione sul sito Guitariff. È scritto in francese ma non crediamo che la lingua costituisca un problema per navigare sul sito. Gli spartiti sono disponibili in formato testuale ma anche MIDi, in questo caso però è necessario scaricare GuitarPro che purtroppo non è gratuito, anche se è disponibile la versione trial.

Songster

Un sito di facile accesso, immediato e pulito nella grafica è Songster. L’utente ha a disposizione tantissime Tab dei generi e artisti più disparati. Sono disponibili due possibilità di accesso, una gratuita e l’altra a pagamento detta Songster Plus che ha un costo è di 9.90 $ al mesi. Cosa ottiene l’utente pagando questa somma? Mentre la funzione Playback, ovvero la possibilità di ascoltare suonare la tab, è disponibile per entrambi i tipi di accesso, la versione plus dà modo di stampare le tab, modificare il tempo di esecuzione così da potersi esercitare sui passaggi più complicati, c’è anche la funzione loop, quella per silenziare la tab e ancora, la funzione per modificare la tonalità del brano, una applicazione e niente pubblicità. 

Una cosa importante da aggiungere è che le tab riportano tutti gli strumenti della band, quindi prima chitarra, seconda chitarra, linee vocali, basso e batteria, ciascuna partitura selezionabile separatamente. Gli utenti che lo desiderano possono condividere le loro tab.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

Magari il termine Guitar Hero è passato di moda ma ciò non toglie che questi personaggi abbiano avuto, negli anni, una grande influenza su milioni di chitarristi.

 

Guitar Hero: li ami o li odi. In effetti alcuni sono noti per il loro caratteraccio e per le manie da rockstar ma non mancano quelli che hanno mantenuto nel tempo una certa umiltà e disponibilità verso il pubblico e i fan smaniosi di un autografo. Tuttavia non sono queste le ragioni dell’odio o dell’amore, la questione è prettamente musicale perché capita che la musica finisca per essere al servizio della tecnica quando invece dovrebbe essere il contrario (almeno per chi scrive), ovvero, la tecnica al servizio della musica. 

Ma chi sono i Guitar Hero, termine che ha dato anche il nome a un famoso videogame? Si tratta di chitarristi in possesso di una grande tecnica, capaci di suonare a velocità impressionante, di andare su e giù per il manico fino a fargli prendere fuoco. Il termine è nato negli anni ‘80 in ambito heavy metal ma oggi possiamo definirlo desueto. 

Possiamo affermare senza timore di smentite che i Guitar Hero siano stati vittime dell’avvento del grunge come molti altri del resto. Grunge a parte, questi “eroi della chitarra”, anche se magari nessuno li chiama più così, continuano a essere un modello per quanti si avvicinano alla versione elettrica dello strumento, tanto è vero che gli spartiti per chitarra venduti online di questi musicisti sono molto ricercati.

 

Neoclassical Metal

Se c’è un genere che più di tutti ha contribuito a sviluppare la figura del Guitar Hero, questo è senza ombra di dubbio il Neoclassical Metal, che appunto ha preso piede negli anni ‘80 sebbene, a nostro avvisto, le sue radici vadano ricercate un decennio prima con Ritchie Blackmore che in un certo senso ha fatto da apripista. Lui, prima di altri, aveva cominciato a mescolare l’hard rock con elementi di musica classica nei Deep Purple (e a riguardo non dimentichiamo il contributo dell’immenso Jon Lord che aveva una preparazione classica). 

Fonte d’ispirazione per il Neoclassical Metal sono appunto la musica classica e barocca ma non immaginatevi la presenza di orchestre o comunque di strumenti quali violini, oboe e clarinetti, nulla di tutto questo. Il metal neoclassico negli anni ‘80 prevedeva gli strumenti tipici del rock, incluse le tastiere. Se dovessimo fare il nome di un solo grande musicista del passato che più di altri ha influenzato i chitarristi neoclassici, diremmo Niccolò Paganini. 

Volendo invece fare il nome di un solo guitar hero che ha portato in alto la bandiera del Neoclassical Metal, diremmo senza ombra di dubbio, e senza pensarci neanche un secondo, Yngwie Johan Malmsteen. Lui è il primo chitarrista che vi presenteremo e non ce ne voglia chi non troverà neanche citato il suo Guitar Hero preferito, anche perché non è nostra intenzione dire che Tizio è migliore di Caio.

Yngwie Johan Malmsteen

Yngwie Johan Malmsteen è un chitarrista svedese in possesso di una tecnica impressionante, capace di suonare assoli a una velocità sconvolgente senza disdegnare dal vivo di fare diverse evoluzioni con lo strumento. Ha un carattere non facile, i più gentili che hanno avuto a che fare con lui lo definiscono un tantino scontroso. Figlio di musicisti, si appassiona molto giovane alla musica classica al punto che chiamerà suo figlio Antonio, come Vivaldi. L’altra grande fonte d’ispirazione per Malmsteen è Niccolò Paganini. 

Inseparabile dalla sua Fender Stratocaster (ne possiede tantissime), colleziona anche Ferrari, il che lascia intendere come con la musica sia riuscito a mettere da parte qualche dollaro… La carriera di Malmsteen non ha sbocchi in Svezia, che all’epoca di certo non era il centro del mondo musicale. Un suo demo viene recapitato a Mike Varney, uno che di chitarristi ne capisce ed è un autentico talent scout, basti pensare che gente del calibro di Paul Gilbert, Greg Howe e Tony MacAlpine sono stati lanciati da lui. 

Varney è il boss della Shrapnel Records e aggrega subito Malmsteen (trasferitosi negli USA) all’allora nascente progetto Steeler, successivamente lo dirotta sui nascenti Alcatrazz con i quali registra il debut album No Parole From Rock N’ Roll (1983). Malmsteen non è ama essere un gregario o comunque il semplice componente di una band, i riflettori devono essere puntati su di lui quindi l’anno dopo lancia i Rising Force che solo all’apparenza sono una band, in realtà si tratta del suo progetto solista. Il Neoclassical Metal è nato.

 

Jason Becker

Jason Becker merita di essere menzionato non solo perché è un grande chitarrista ma anche per la sua tenacia che gli permette di continuare a comporre musica nonostante la vita gli sia stata avversa: agli inizi del 1990 gli venne diagnosticata la SLA che lo ha paralizzato del tutto. Becker riesce a comporre musica con il supporto del computer e di alcuni amici musicisti. 

La sua carriera è stata incredibile, a soli 16 anni si mette in mostra con i Cacophony insieme a un altro grande delle sei corde: Marty Friedman che anni dopo si unirà ai Megadeth. L’esperienza con i Cacophony dura lo spazio di due ottimi dischi: Speed Metal Symphony e Go Off!. Seguono il solo album Perpetual Burn prima di unirsi a David Lee Roth in sostituzione di Steve Vai (non uno qualsiasi). Durante le prove del tour, nel 1990, avvertì i primi sintomi della malattia.

Eddie van Halen

Oltre a essere un grande chitarrista Eddie van Halen è un autentico innovatore dello strumento ma per favore non veniteci a dire che ha inventato il tapping! Ecco approfittiamo per smentire questo mito. Certamente van Halen ha reso famoso il tapping nel mondo e lo ha portato a livelli estremi ma il primo a utilizzare questa tecnica fu Roy Smeck che la applicava all’ukulele mentre per il tapping sulla chitarra ci piace ricordare Vittorio Camardese. 

Ciò non toglie che il buon Eddie possa essere considerato di diritto un Guitar Hero. Quanto alla sua carriera musicale, è indissolubilmente legata al nome dei Van Halen di cui fa parte anche il fratello maggiore Alex.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

È possibile avvicinarsi a uno strumento utilizzando Internet? A giudicare dalle tante offerte in rete si direbbe proprio di sì, perciò vi suggeriamo alcuni dei maestri virtuali più bravi secondo noi.

 

Imparare a suonare uno strumento non è mai cosa semplice. E sottolineiamo imparare che è cosa ben diversa che strimpellare. La chitarra è uno dei più diffusi e per questo c’è anche una considerevole domanda di maestri perché aspiranti chitarristi volenterosi non mancano, desiderosi di trascorrere ore ed ore sui migliori spartiti per chitarra esercitandosi con dedizione. 

La figura del maestro è importante, fondamentale e trovarne di bravi non è poi così semplice. Un maestro capace deve avere il dono di spiegare cose complicate in modo semplice, deve essere paziente, amare il lavoro che fa, essere animato da passione, essere desideroso di trasmettere le sue conoscenze all’allievo. 

La didattica, però, si è arricchita di nuovi strumenti, visto che ci sono i metodi magari corredati da DVD (un tempo avevano le musicassette in allegato), sicuramente utili ma la figura del maestro non poteva certo essere sostituita così. Questi metodi comunque sono sempre una soluzione da tenere in conto per chi vuole formarsi da autodidatta. In tempi recenti c’è stata l’esplosione dei corsi di chitarra online, alcuni gratuiti, altri a pagamento, e altri ancora che presentano contenuti free ed altri che richiedono una somma da pagare per avere accesso e, sebbene internet ci abbia ormai abituato a pretendere tutto gratuitamente, pagare per i servizi offerti da un maestro, anche se online, ci sembra giusto. 

La domanda è: questi corsi online per chitarra sono utili o sono una perdita di tempo e denaro? Il nostro pensiero è che siano utili a patto di rispettare due condizioni fondamentali: la prima è che il maestro sia bravo nello spiegare ma anche nell’impostazione del corso e la seconda è che l’allievo si impegni.

La rete offre anche la possibilità di “lezioni mirate” nel senso che si tratta più che altro di video tutorial utili a chi magari sa già suonare la chitarra (bene o male) ma vuole imparare questa o quella canzone. In questo caso si trovano parecchi filmati dove tutti i passaggi sono spiegati con attenzione. Co che però vogliamo fare ora è proporvi alcuni dei corsi di chitarra online che abbiamo ritenuto interessanti.

 

Lezioni di chitarra

Lezioni di chitarra è un sito che merita davvero di essere quantomeno visitato. Chi c’è dietro questo sito? Claudio Cicolin, che tra l’altro è un volto molto noto che ha saputo construirsi credibilità e reputazione grazie a YouTube. Il sito è ben strutturato e ricco di risorse disponibili gratuitamente. Cicolin risponde proprio a quella figura di maestro a cui abbiamo fatto cenno in precedenza. Il suo modo di spiegare, pacato ed entusiasta al tempo stesso, fa sì che non ci si annoi seguendo le sue lezioni. Insomma, il buon Claudio dà prova di essere non solo un bravo chitarrista e un ottimo insegnante ma anche un gran comunicatore e chissà che non sia proprio quest’ultima dote il segreto del suo successo.

Massimo Varini

Un altro maestro che ha saputo costruirsi fama e credito su YouTube è Massimo Varini. Parliamo di un musicista completo che non si dedica esclusivamente alla didattica, infatti ha condiviso palchi e studi di registrazione con famosi artisti italiani. Qualche nome? Laura Pausini, Francesco Renga, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Vasco Rossi e molti altri. I suoi manuali sono stati tradotti anche in inglese e spagnolo, il che ne attesta la caratura internazionale. 

Tutte le lezioni di Varini sono disponibili gratuitamente sul suo canale YouTube, piattaforma che utilizza anche per alcune dirette durante le quali è possibile porre delle domande. Il nostro consiglio è comunque quello di accompagnare queste lezioni con il materiale cartaceo. Come spiega Varini? Bene e in modo chiaro, magari non ha la stessa verve di Claudio Cicolin ma questo non significa che risulti noioso e infatti le sue lezioni si seguono con piacere.

 

Tonino Tomeo

Con oltre 20 anni d’esperienza in fatto di insegnamento, Tonino Tomeo è un chitarrista stimato. Sul suo sito Suonare la Chitarra sono presenti una serie di video corsi gratuiti e lezioni di chitarra online a pagamento. Queste lezioni sono in streaming e l’utente ha a disposizione tre opzioni: la singola lezione, della durata di un’ora, al costo di 30 euro, un pacchetto di quattro lezioni per altrettante ore al prezzo di 100 euro e dodici settimane di guitar coach più un’ora di consulenza, per 100 euro. Attenzione a non confondervi, queste non sono dodici settimane di lezione ma una diretta streaming per mettere in ordine il metodo di studio. Le lezioni vanno prenotate. Le iscrizioni iniziano 7 giorni prima della data stabilita e si chiudono due giorni prima dell’inizio delle lezioni.

Dentro la musica

Video Corso di Chitarra Online è la sezione dedicata a questo strumento da Dentro la Musica. L’allievo ha a disposizione un maestro che porta avanti le lezioni, che sono a difficoltà graduale. Le lezioni possono essere seguite in accordo alla disponibilità dello studente. Ci sono due tipi di account, uno gratuito e l’altro a pagamento. L’iscrizione gratuita dà accesso a video lezioni non riservate e l’accesso a risorse per i non iscritti. L’account a pagamento dà invece diritto a lezioni riservate, podcast (anche questi riservati) e una serie di articoli di approfondimento. Per l’account a pagamento è previsto un abbonamento di 27 euro al mese che si rinnova automaticamente ma che può essere disdetto in qualsiasi momento.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

Spieghiamo in linea generale il funzionamento della drum machine, o meglio, come utilizzarla appena tirata fuori dalla confezione. Concludiamo poi l’articolo suggerendovi alcuni modelli. 

 

La drum machine è quello strumento che permette di avere un accompagnamento ritmico a chi non ha un batterista, è uno strumento pertanto che interessa principalmente chi si esibisce da solo e vuol programmare la sua base di accompagnamento ma anche e soprattutto a quanti si dedicano alla musica elettronica, vedi producer e DJs. 

Può essere fisica oppure virtuale, nel qual caso parliamo di un software da caricare sul computer, oppure stomp box. Questa è una drum machine economica che torna utile a chitarristi, bassisti e tutti quelli che tengono in mano uno strumento perché si attiva con il piede come qualsiasi effetto a pedale. 

Ma concentriamoci sulle drum machine più complesse che richiedono qualche spiegazione in più per imparare ad usarle. Chiaramente le informazioni che leggerete sono a carattere molto generale perché sarebbe impossibile essere più dettagliati vista la miriade di modelli esistenti, che oltretutto sono sempre più ricchi di funzioni.

 

Avvio

Come prima cosa, per evitare danni ai diffusori audio, azzerate il volume. Sempre per evitare danni, prima di mettere l’interruttore su On assicuratevi di aver fatto tutti i collegamenti necessari. Tenete presente che l’alimentazione oltre a corrente può essere anche a batteria. Qual è la il primo tasto che va premuto dopo l’accensione dell’interruttore? Esatto, play. Dopo aver attivato il play, si accendono le varie luci. 

Non vi sfuggirà il fatto che i tasi sono 16, il numero non è casuale. Ai tasti si assegna la battuta. Sedici tasti sono necessari a formare il 4/4. Dunque, se volete comporre una battuta standard dovete premere i tasti secondo la sequenza 1,5,9,13, come vedete si va di quattro in quattro. 

Avete composto la battuta ma bisogna anche inserire l’elemento percussivo, quindi grancassa, rullante e così via. Schiacciando “closed” inserite il suono all’interno del ritmo. Ciascun elemento del drumkit ha una manopola per il volume e per regolare l’ampiezza del suono. La prima è indicata con “Vol” mentre la seconda generalmente è indicata come “tone”.

La regolazione del tempo

Chiaramente si può intervenire sul tempo modificandolo a proprio piacimento. Come per i metronomi, anche in questo caso si parla di battuta per minuto. L’assegnazione del valore del tempo avviene mediante pulsanti o manopola.

 

Il pattern

Il ritmo va assegnato a un pattern in modo da richiamarlo all’occorrenza immediatamente. In automatico la drum machine assegna il ritmo al primo pattern ma l’utente può spostarlo e salvarlo nella posizione che preferisce. Ricordate, poi, che potete sempre modificare il pattern.

 

La scelta del drumkit e il salvataggio

Ogni drum machine mette a disposizione degli utenti una serie di suoni riconducibili a un determinato drumkit oltra a una serie di strumenti a percussione. L’utente ha una scelta più o meno ampia a seconda del modello. Tutte le impostazioni vanno salvate prima di spegnere, operazione piuttosto intuitiva visto che basta pigiare il tasto “save”.

 

Backup e ripristino

Se la vostra drum machine può essere collegata al computer è opportuno fare un backup per non perdere nulla di quanto fatto in precedenza. Perché farlo? Beh per una qualsiasi ragione l’utente potrebbe fare il ripristino e tornare alle impostazioni di fabbrica. Collegate il dispositivo al computer via USB, attendete la preparazione del drive e, al compimento dell’operazione, aprite il file di backup che si trova nell’omonima cartella dei drive dalla drum machine  e copiatelo sul computer. 

Per ripristinare il file di backup bisogna nuovamente collegare la drum machine al computer quindi copiare il file nella cartella backup dei drive e, in questo modo, torna tutto come prima.

 

Le drum machine più interessanti secondo noi

Abbiamo pensato di suggerire alcuni modelli di drum machine che dal nostro punto di vista sono da ritenersi interessanti. Non potevamo che cominciare con un prodotto Roland che in catalogo ha la famosa TR-08 nonché evoluzione della TR808. Questa è la risposta a quanti cercano di ricreare quel sound che ha caratterizzato tante hit di musica dance negli anni ‘80. Non a caso anche il design ha qualcosa di vintage. Certo, va bene la possibilità di riprodurre le sonorità degli anni ‘80 ma bisogna sempre guardare avanti, dunque nel presente e nel futuro. Rispetto alla TR808 qui c’è un sequencer a 16 substep. Siamo sicuri che vi innamorerete dei fill di rullante. La libertà di programmazione è massima così come massima è la flessibilità in contesti live.

Di certo non potevamo fare un torto a Korg non citando Volca Drum. Ci sono piaciute parecchio le tante e diverse sfumature sonore che spaziano da suoni estremamente realistici di famose batterie acustiche a quelli decisamente sperimentali ed elettronici. Non manca un sequencer a 16 step per creare un bel po’ di pattern. Ad ogni modo Volca porta in dote parecchie funzioni ma ci vorrà qualche tempo per padroneggiare lo strumento come si deve.

In ultimo vogliamo proporvi il Moor Looper che è una drum machine a pedale perché noi non ci scordiamo degli amici chitarristi e bassisti. Questo stomp box si dimostra di grande utilità sia se si vuole suonare insieme a qualche amico sia da soli. Ci sono sedici stili di batteria tra cui scegliere. La funzione loop permette di registrare fino a 20 minuti di materiale e poter fare tutte le sovraincisioni che vi pare. Completa il tutto una struttura molto solida.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

Quali sono i fattori da considerare prima di trovare una drum machine che soddisfi tutte le vostre esigenze? Dimensioni, memoria e molto altro… ovvero tutto quello di cui parliamo in questo articolo.  

 

Soprattutto chi si sta interessando solo ora alle drum machine potrebbe sentirsi spaesato a causa dei tanti modelli e delle funzioni che li caratterizzano. Un aiuto per decidere cosa comprare immaginiamo possa essere ben gradito. Per noi sarebbe facile dire, comprate questa che è la drum machine più venduta, ma sappiamo che i dati di vendita non bastano, ognuno ha le sue esigenze senza contare i limiti di budget. 

Prima però chiariamo cosa fa la drum machine, magari qualcuno è giunto fin qui solo perché ne ha sentito parlare, si è incuriosito e vuol saperne di più. Ebbene, una drum machine produce il suono delle batterie e di altri strumenti a percussione dando la possibilità di programmare i ritmi. Ora che abbiamo chiarito a tutti di cosa stiamo parlando, andiamo a vedere alcuni consigli utili a individuare quella che vi calzi a pennello. I consigli che vi diamo non sono in ordine d’importanza, perché bene o male bisogna considerarli tutti nel complesso per trovare il prodotto adeguato alle proprie necessità. 

 

Dimensioni

Le dimensioni contano e quelli che dicono il contrario mentono o ignorano. La questione è un’altra perché non sempre la cosa grande è quella migliore. Valutate lo spazio che avete a disposizione, nonostante le recenti drum machine non siano ingombranti come i primissimi modelli, ci sono alcune più piccole di altre, pensate che ne esistono persino di tascabili, delle dimensioni di una calcolatrice e in effetti ci somigliano anche, avrete capito che stiamo parlando della Teenage Engineering. 

Ora, senza arrivare a tale estremo, una drum machine compatta è più facile da sistemare in casa o da portare in giro e le dimensioni non incidono sul suono. D’altro canto uno strumento più grande è anche più comodo da suonare vista la superficie maggiore.

Suono

Ci sono drum machine che danno la possibilità di caricare dei suoni, altre no. È chiaro che sarebbe preferibile un modello che dia ampie possibilità di personalizzazione, dunque uno strumento flessibile, versatile tuttavia c’è chi si accontenta dei suoni integrati ritenendoli sufficienti a soddisfare le sue esigenze. Oltretutto è chiaro che più funzioni presenta la drum machine più il prezzo sale, quindi è anche una questione di budget.

 

La memoria

La capacità di memoria è un’altra di quelle caratteristiche da valutare con grande attenzione prima dell’acquisto. Chiaramente anche in questo caso molto dipende dalle esigenze personali. Chi si limita a suonare in casa per divertimento personale non ha bisogno di una memoria grande ma il discorso cambia se ci si esibisce in pubblico, e per pubblico non intendiamo necessariamente migliaia di persone ma anche contesti quali una festicciola perché si pone la necessità di caricare e salvare diversi tipi di patterns.

 

Compatibilità digitale

Bisogna prediligere quei modelli che assicurano una totale compatibilità digitale altrimenti parliamo di una drum machine che ha fatto il suo tempo, che è inadeguata. Uno strumento che possa interfacciarsi con il computer ma anche con tablet e smartphone vuol dire avere tante ulteriori possibilità di fare musica e anche di condividerla.

 

La qualità del suono

Si parla di strumenti musicali pertanto la qualità del suono non è di certo un aspetto secondario. Generalmente la qualità del suono è direttamente proporzionata al prezzo quindi qui c’è sempre il solito paletto del budget ma al di là di questo aspetto, cercate di ascoltare come suonano i modelli che vi interessano perché c’è chi cerca suoni più caldi, chi suoni più realistici e chi più sintetici. 

In merito è sempre utile citare il famoso caso della Roland TR-808 che quando uscì fu pesantemente criticata per il suono poco realistico fino ad essere ritirata dal mercato per poi diventare un autentico oggetto di culto con l’esplosione della musica elettronica e dello Hip Hop.

 

Possibilità di caricare i samples

Capita di comprare una drum machine per poi pentirsene perché mette a disposizione pochi samples che attenzione, ad alcuni possono anche bastare. Tuttavia riteniamo sia più conveniente comprare uno strumento che dia dia modo di caricare samples, oltretutto online ce ne sono disponibili tantissimi gratuitamente (e legalmente s’intende).

Drum machine fisica o virtuale

Al principio le drum machine erano solo fisiche ma oggi esistono anche quelle virtuali. La differenza è intuibile, la prima tipologia la toccate con mano, potete integrarla a un sintetizzatore e creare dei pattern da mandare in loop. Quando si parla di drum machine virtuale, invece, si fa riferimento a un software da caricare sul computer. Queste versioni stanno avendo un buon successo complice la disponibilità di computer sempre più potenti e una certa convenienza economica rispetto ai modelli fisici.

 

Il prezzo

Quanto spendere per una drum machine? Dipende molto da cosa ci volete fare. Se vi serve uno strumento per cominciare a fare pratica in casa, senza grosse ambizioni, almeno per il momento, meglio prendere qualcosa di economico, per il futuro si vedrà. Spendere poco vuol dire anche avere a disposizione poche funzioni, poca versatilità e magari suoni poco soddisfacenti. 

Se quelli elencati sono un problema e magari vi esibite dal vivo, fate uno sforzo e prendete un buon modello, in questo caso avrete bisogno di almeno 350 euro per una drum machine semi professionale mentre per qualcosa adatto ai professionisti non si può scendere sotto i 600/700 euro.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

Roland ha sicuramente scritto pagine importanti in fatto di drum machine ma ci sono tanti altri marchi che vale la pena scoprire e che elenchiamo qui di seguito.

 

In musica non tutti ricorrono a un batterista in carne e ossa, c’è chi si affida a una macchina per sostituire questa fondamentale figura. Di cosa stiamo parlando? Della migliore drum machine. Questo strumento trova largo impiego nella musica elettronica ma non solo, ci sono anche band rock o di altro genere che ricorrono a questa, anche per le esibizioni dal vivo. La drum machine è utile anche per chi ad esempio è solo ed ha bisogno di un accompagnamento ritmico, pensate che per i chitarristi ci sono drum machine stomp box. 

È nostro intento parlarvi di alcuni dei produttori che hanno immesso sul mercato ottimi strumenti e per tale motivo sono ritenuti tra i migliori in questo specifico campo. Prima, però, a vantaggio dei meno informati, spieghiamo brevemente cos’è una drum machine o se preferite, cosa fa: in sostanza riproduce il suono di strumenti a percussione secondo un ritmo. 

All’inizio le drum machine erano in grado di eseguire esclusivamente ritmi preprogrammati poi, verso la fine degli anni ‘60 c’è stato l’avvento della PAIA, la prima drum machine programmabile. Bisogna comunque attendere un altro decennio per una programmazione più incisiva e riuscire a comporre dei ritmi con la massima libertà. A rendere tutto questo possibile fu la CR-78 prodotta da Roland. Ci pare quindi doveroso cominciare il nostro viaggio proprio con questo famoso e stimato marchio.

 

Roland

Un discorso sulle drum machine non può prescindere da Roland, colosso giapponese che si dedica alla produzione e commercializzazione di diversi strumenti musicali, anche se è apprezzata soprattutto per tastiere, pianoforti e batterie, soprattutto elettroniche, naturalmente includiamo anche la drum machine. 

Abbiamo fatto cenno alla CR-78 che appunto è stata la prima nel suo genere a consentire la composizione di ritmi propri. Tuttavia non è stata la CR-78 a dare la fama a Roland in questo settore bensì una drum machine che per molti è qualcosa di mitologico: la TR-808, arrivata sul mercato nel 1980. 

Il paradosso è che all’epoca la TR-808 fu un fiasco commerciale. La critica principale riguarda i suoni che erano poco realistici ma c’è da dire che la musica elettronica e lo Hip Hop ancora non erano esplosi come fenomeno. Eppure quel suono sintetico e osteggiato dagli amanti delle sonorità rock raccoglieva sempre più consensi nel sottobosco fino a diventare un oggetto di culto, anche perché Roland dopo circa tre anni ritirò dal mercato la TR-808; c’è gente disposta a pagare cifre scandalose pur di possederne una.

Alesis

Alesis è famosa soprattutto per le batterie elettroniche, ma non manca nel suo catalogo di interessanti drum machine. L’azienda è stata fondata ad Hollywood nel 1984 e fin da subito si è messa in luce per i suoi strumenti tecnologicamente avanzati. 

Nel 1987 arriva sul mercato la prima drum machine, la HR-16, famosa per essere stata usata dai Godflesh per il loro primo album “Streetcleaner”, è interessante far presente che il sito Loudwire descrisse la HR-16 che si poteva ascoltare sul disco come la più devastante drum machine di tutti i tempi. Tuttavia Alesis sarò ricordata molto più probabilmente per la SR16 e la SR18 ancora oggi presenti in catalogo.

 

Korg

Un altro nome molto apprezzato dai musicisti è Korg che regala sempre prodotti innovativi. L’azienda giapponese esiste dagli anni 60 e non ha mai fatto registrare un calo qualitativo. La serie Volca è presente sul mercato da un trentennio.

 

Native Instrument

Native Instrument è un marchio relativamente giovane, l’azienda è stata fondata a Berlino nel 1996, una città molto ricettiva alla musica elettronica. Inizialmente Native Instruments si dedicava ai software  per poi estendere la sua produzione. È venuta così fuori la Maschine MK3 che non è solo una drum machine, è molto di più perché dà la possibilità di produrre beat, armonie e melodie. È uno strumento che inevitabilmente conquista quanti si dedicano alla musica elettronica.

 

Elektron

Poco più giovane di Native Instrument è Elektron, restiamo in Europa ma ci spostiamo più a nord, in Svezia, più precisamente a Goteborg dove l’azienda è stata fondata nel 1998. Ben presto il marchio Elektron è diventato un punto di riferimento per tanti appassionati di musica elettronica, DJs, producer ecc. La drum machine e sampler Digitakt ha fatto incetta di critiche positive. È compatta, solida, user friendly e potente.

 

Akai

Akai non si limita alla sola produzione di strumenti musicali ma più in generale all’elettronica di consumo. A noi, naturalmente, interessa il ramo Akai Professional che è quello dedicato alla musica. Questa divisione si affacciò sul mercato agli inizi degli anni 80. Akai Professional ha sempre avuto un occhio di riguardo per la musica elettronica e quindi anche per le drum machine.

Arturia

A Grenoble, in Francia ha sede Arturia, azienda fondata nel 1999. Arturia è specializzata in strumenti elettronici quindi drum machine ma anche sintetizzatori, controller MIDI e software. In particolare in catalogo ci sono due drum machine: la DrumBrute e la DrumBrute Impact.

 

Behringer

Behringer è un’azienda tedesca attiva nel settore degli strumenti musicali dal 1989. Ha un catalogo abbastanza vario ma al momento troviamo una sola drum machine (analogica) che però merita di essere segnalata per le buone critiche ricevute, si tratta della RD-8 che comprende 16 drum sounds e 64 step sequencer, il tutto racchiuso in una scocca dal design vintage.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

Questo dispositivo mette a disposizione dell’utente una gran varietà di strumenti che permettono non solo di registrare un brano ma anche di modificarlo e correggere eventuali errori.

 

Con il suo avvento il sequencer ha avuto un impatto non indifferente sulla musica e sono stato oggetto di uno sviluppo non da poco, basti pensare che inizialmente si parlava solo di sequencer hardware, poi cos’è accaduto? 

C’è stato lo sviluppo del protocollo MIDI negli anni ‘80 ma anche quello dei computer che sono diventate macchine sempre più potenti e dalle dimensioni contenute, condizioni che indubbiamente hanno favorito l’avvento dei sequencer logici. In questo campo la tecnologia ha fatto grandi passi in avanti e a scadenza regolare abbiamo nuove versioni dei software sequencer che permettono a tutti o quasi di fare musica, vediamo come.

 

Cosa fa il sequencer 

Diamo una versione sintetica di cosa fa un sequencer economico. Gestisce altezza e durata della nota, la forza con la quale è suonata, l’articolazione e molto altro. Tutto ciò com’è possibile? Attraverso il protocollo MIDI. Per riprodurre un brano MIDI interviene il cosiddetto virtual instrument o il synth. 

Qui c’è un discorso di qualità, di fedeltà di riproduzione. Non è il sequencer che determina la qualità del suono ma gli strumenti virtuali che possono essere sintetici o campionati, quindi registrazioni di note suonate da veri strumenti piuttosto che da synth. Quindi, per chiarire, non spetta al sequencer la produzione dei suoni perché si limita a dare informazioni sulla durata delle note.

 

Strumenti virtuali per tutti

C’è una gran quantità di library per strumenti virtuali, ci sono quelli dedicati alle orchestre, utilissime per chi si cimenta nella creazione di colonne sonore per il cinema, quelle dedicate al jazz, al pop e così via. Va da sé che una buona library costa tanto sia per chi la produce sia per chi la compra.

La composizione del brano

Con il sequencer ci sono due modi per comporre un brano, nota per nota oppure suonando uno strumento collegato al computer. Vediamo come si fa. L’utente si trova davanti il piano-roll. La schermata del monitor è divisa in due parti. Sulla sinistra notate una tastiera virtuale ma non in posizione orizzontale, bensì verticale. A destra c’è una griglia che occupa la quasi totalità dello schermo, al suo interno si inseriscono le note. In corrispondenza di ogni tasto della tastiera c’è una riga sulla griglia. 

Ora, se si vuole inserire una nota, bisogna selezionare lo strumento matita e andare a “disegnare” (si fa per dire) una barra, questa deve essere in corrispondenza della nota di cui si ha bisogno. La durata della nota è determinata dalla lunghezza della barra. È sempre possibile intervenire modificando la durata della nota allungando o accorciando la barra, cambiare l’altezza trascinando la barra in alto o in basso, aumentare o diminuire il volume e inserire gli effetti.

Passiamo al secondo modo di composizione. Molti utilizzano la tastiera MIDI ma ci si può servire di qualsiasi strumento che possa essere collegato al computer. Lo strumento, che sia la tastiera, la chitarra, la batteria o altro, suona la nota che poi è inviata al sequencer in formato MIDI. 

Cosa si vede sul computer? Nè più nè meno che le note suonate riportate sotto forma di barre sulla griglia. Magari siete bravi e il brano è perfetto così com’è oppure avete commesso degli errori, avete suonato una nota sbagliata, o avete l’esigenza di modificare qualcosa, è possibile? Certo che sì. Potete intervenire manualmente come abbiamo spiegato in precedenza quindi aggiungere o togliere delle note, modificarne lunghezza, volume, aggiungere effetti ecc.

 

L’editing

Un brano può essere editato, vediamo come si fa. In precedenza abbiamo detto che si può modificare la forza con la quale la nota è premuta. Per fare ciò bisogna intervenire sul parametro Velocity che può assumere un valore da 0 a 127. Generalmente si usa un codice a colori che aiuta a capire se la velocity è alta, bassa media. 

In generale il colore blu indica un valore basso, viola vuol dire che la forza è media e rosso quando la velocity è massima. Come per un file di testo, anche qui si possono usare le funzioni di taglia, copia e incolla. Ciò può essere fatto con una singola nota oppure con un gruppo di note.

La quantizzazione

La quantizzazione è di grande utilità perché con la sua azione rende un brano ritmicamente preciso attraverso la correzione delle note che sono in anticipo oppure in ritardo.

 

Il loop

Il loop permette di ascoltare un segmento di traccia (o anche interamente) in riproduzione continua. Una funzione comoda perché in questo modo potete incidere una traccia e utilizzarla il tempo che vi serve. Pensiamo a una sequenza di accordi da usare per tutta la durata del brano, basta suonarla una sola volta e poi mandarla in loop per tutta la canzone.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 05.08.20

 

Come si scrive una brano? Al netto del talento, c’è una sorta di ricetta da seguire che forse non vi regalerà il successo ma vi semplificherà le cose.

 

Come si scrive una canzone, o meglio, come si scrive una canzone di successo? Diciamo che non è necessario essere grandi musicisti, altrimenti non si spiegherebbe il perché di tante hit che di grande hanno ben poco, pensiamo ai tormentoni estivi oppure a quei brani reggaeton che sono l’uno uguale all’altro. 

Qui possiamo fare una prima riflessione su come intendere la musica. Facciamolo secondo i due estremi di una scala dove a un estremo c’è l’arte e all’altro un prodotto di consumo, come quelli che si comprano al supermercato. Abbiamo parlato di due estremi, ma questa non è una dicotomia, non è necessariamente l’una o l’altra, non è bianco o nero, in mezzo c’è dell’altro e ciascun compositore decide dove posizionarsi su questa scala. Poi è chiaro che in gioco ci sono anche fattori quale la bravura, l’abilità.

 

La struttura

Una canzone per essere vincente, deve innanzitutto essere memorizzabile facilmente dell’ascoltatore e a questo scopo strutturare il brano secondo una sequenza collaudata aiuta. Ecco, vedete, lo schema, stiamo già cercando in qualche modo di imbrigliare l’arte ma lo ripetiamo siamo su una scala, ci muoviamo lungo un continuum tra due estremi e voi decidete dove collocarvi. 

La struttura tipica di un brano prevede l’intro, anzi può prevedere l’intro perché è più che altro un’opzione, il primo verso, il bridge, il chorus, il secondo verso (ce n’è può essere anche un terzo e così via) e l’outro (opzionale). Adesso smontiamo questa struttura e andiamo a vederla più nel dettaglio.

L’intro, come detto, è opzionale e se si vuole creare un brano d’impatto, diretto fin dalla prima nota se ne può tranquillamente fare a meno. Il verso racconta la storia della canzone, introduce eventualmente dei personaggi. Il bridge non lo troviamo sempre, non è raro che si passi dal verso al chorus direttamente. Il bridge, come dice la parola, ha la funzione di fare “da ponte”, canalizza l’interesse dell’ascoltatore verso il ritornello. Il bridge, di solito, si differenzia per ritmo, anche per tonalità o strumenti usati. Possono essere usati come bridge degli accordi ripetuti come in una sequenza Fa Sol7 Fa Sol7.

Il chorus, ecco, qui si concentra buona parte del successo di una canzone, soprattutto in ambito pop. Pensateci, a un concerto cosa canta principalmente il pubblico? Il ritornello, che appunto, ritorna, si ripete più volte in un brano (e ammettiamolo,  a volte si esagera). Nella maggior parte dei casi il ritornello contiene anche il titolo del brano. Un brano di successo commerciale ha la sua forza nel ritornello che deve essere accattivante e facile da ricordare. Il ritornello da solo triana il brano. Verso, bridge ecc. Possono fare schifo ma se il ritornello è vincente, lo sarà l’intera canzone, tanto è il ritornello che l’ascoltatore, soprattutto quello distratto, ricorderà.

Come per l’intro, anche l’outro non è indispensabile ma ha la funzione di non interrompere bruscamente il brano. Aggiungiamo che si può anche riprendere l’intro per concludere la canzone.

 

La pratica

Se vi è capitato di leggere interviste a dei musicisti, può succedere che l’intervistatore chieda loro come avviene il processo compositivo o per dirla in altro modo, viene chiesto se si compone prima la musica o prima le parole (e la melodia). 

La risposta non è mai univoca, ciascuno ha il suo sistema senza dimenticare i tanti casi in cui la canzone è scritta a quattro o più mani come spesso accade nelle band. In tutti i casi si parte da una idea, un semplice motivetto che comincia a girare in testa dal nulla (attenzione perché il rischio che sia di un brano già esistente c’è), magari mentre si è in auto o in una sala d’attesa.

C’è l’idea, c’è l’input ma poi bisogna lavorarci sopra, magari con il sequencer più venduto, ma bisogna essere consapevoli che il risultato finale potrebbe fare schifo e non convincere abbastanza da ritenere di incidere il pezzo su un eventuale disco. Non avete idea di quanti brani vengono scartati. 

Se una band o un solista pubblica un album di dieci pezzi, è probabile che altrettanti composti siano stati cestinati o lasciati nel cassetto in attesa dell’ispirazione giusta per tornare a lavorarci sopra e migliorarli. Ecco, questo può essere un consiglio: non buttae via mai nulla, quel brano che oggi fa schifo potrebbe essere ripreso anche dopo 10 anni e diventare un buon pezzo.

Gli accordi sono la struttura armonica che regge il brano. Per un pezzo pop ne possono bastare tre. Qui lo scopo è creare una progressione di accordi. Immaginiamo un pezzo scritto in scala di Do con la seguente struttura: Do, Fa, Sol che si trovano sul I, IV e V grado, questa rappresenta la progressione. La progressione resta invariata anche se si cambia la tonalità ma cambiano gli accordi. 

Alcune progressioni sono più efficaci di altre tanto è vero che caratterizzano molti pezzi di successo. Vale come esempio per tutte quella I,V,vi,IV. Avrete notato che abbiamo scritto “vi” in terza posizione, questo perché si tratta di un accordo minore. In sostanza che cos’è la progressione? Uno schema, in pratica siamo tornati sul discorso fatto all’inizio.

Avete la melodia e gli accordi ma questa manca ancora di personalità, è qualcosa di ancora indefinito. Come volete che suoni la melodia? Pop, rock? Che sentimenti volete trasmettere? Rabbia, tristezza, felicità? E soprattutto quali strumenti per l’esecuzione? L’arrangiamento cambia le caratteristiche di un brano, lo può stravolgere e gli esempi sono evidenti soprattutto in quelle cover degne di essere definite tali, ovvero, non la semplice riproposizione di un pezzo ma la sua trasformazione, come quando una hit pop viene suonata in versione metal oppure jazz con modifiche dell’armonia, della melodia, del ritmo, della strumentazione oltre che dello stile.