Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Principale vantaggio

La chitarra è costruita artigianalmente, si caratterizza per un ottimo suono e una eccellente suonabilità. Il manico è senza dubbio uno degli aspetti più interessanti, preciso e comodo: trasmette un buon feeling. Tutto ciò a un prezzo a dir poco vantaggioso.

 

Principale svantaggio

C’è davvero ben poco da ridire su una chitarra del genere, l’unica cosa che possiamo rilevare sul versante negativo sono l corde in dotazione che a noi non sono piaciute. È comunque un problema secondario poiché è sufficiente sostituirle con quelle che si preferiscono.

 

Verdetto 9.9/10

Non abbiamo il minimo dubbio che questa chitarra vi farà perdere la testa, crediamo che per rapporto qualità/prezzo sia tra le migliori. La consigliamo agli studenti di conservatorio che cercano uno strumento valido su cui esercitarsi e possibilmente senza dover spendere un sacco di denaro.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Costruzione artigianale

Il nome Alhambra dovrebbe essere abbastanza noto tra chi predilige la chitarra classica (i migliori modelli) come strumento ma se così non fosse vi aiutiamo a farvi una idea. Si tratta sostanzialmente di un’azienda che lavora artigianalmente ai suoi strumenti, esiste fin dalla metà degli anni ‘60. 

La costruzione degli strumenti, inclusa la 1C, avviene secondo un sistema collaudato nel tempo, sempre lo stesso tramandato dai vecchi artigiani ai giovani usando come materia prima legno nobile. La 1C è una chitarra dall’incredibile rapporto qualità prezzo destinata soprattutto agli studenti, in particolari quelli di conservatorio. 

È comunque uno strumento che ama esibirsi in pubblico anche perché ha un buon volume oltre alla qualità del suono che è notevole. Ci potete suonare praticamente di tutto, dal repertorio tipicamente classico a quello più moderno, al resto ci pensa l’abilità del chitarrista.

Materiali

Come abbiamo detto nel primo paragrafo Alhambra ci tiene costruire i suoi strumenti con legni nobili, di buona qualità. Per accorgermene vi basta imbracciare la 1C che, sebbene non sia una top gamma, non difetta in qualità. Ma ci preme dare qualche dettaglio in più. 

La tavola è in cedro massello, fasce e fondo, invece, sono in mogano laminato. Per la realizzazione di tastiera e ponte le sapienti mani degli artigiani spagnoli hanno lavorato dell’ottimo mogano rafforzato con ebano. Le corde vibrano una bellezza e il suono si propaga con forza grazie alle caratteristiche costruttive della chitarra e alle peculiarità dei materiali.

 

Ottimo manico

Difficilmente non vi innamorerete del manico della Alhambra. È molto scorrevole e confortevole, dà modo di suonare lo strumento con assoluta agilità. È preciso in ogni punto, segno che la chitarra è stata costruita con grande attenzione da parte dei maestri liutai. 

Toccate tasto per tasto e assaporate le vibrazioni, il feeling è incredibile per uno strumento che in fin dei conti non costa tanto. Per capire ciò che stiamo dicendo dovreste provare a fare un confronto con chitarre di marchi magari più noti che magari delocalizzano la loro produzione in Asia impiegando materiali sicuramente inferiori. È proprio il caso di dire che con Alhambra è tutta un’altra musica. 

L’unica cosa che potete fare per migliorare questo strumento e montarci le migliori corde possibili perché quelle in dotazione potrebbero non convincervi del tutto, poi non ci stancheremo mai di dirlo, la scelta delle corde è una cosa soggettiva. Per il resto segnaliamo che non ci sono accessori di alcun tipo compresi nel prezzo.

 

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Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Fender Stratocaster – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Al mondo esistono tanti marchi di chitarre ma ben pochi possono definirsi ed essere definiti leggendari; Fender è uno di questi tanto è vero che ci sono chitarristi immensi che hanno indissolubilmente legato il loro nome a questo marchio ma soprattutto a un modello in particolare, quello che conoscono anche i sassi: la Fender Stratocaster. I maligni potrebbero pensare che dopotutto è solo una questione di endorsement, ma non è così. È altrettanto vero che ci sono Fender Stratocaster e Fender Stratocaster nel senso che ci sono quelle più costose e altre più economiche. È vostre intento realizzare una guida che possa venire incontro a tutte le tasche, dunque non aspettatevi solo modelli da migliaia di euro. Curiosi di sapere quali chitarre abbiamo scelto? Per adesso vi diamo solo una anticipazione: la Fender Stratocaster American Special 0115600303 ha un buon rapporto qualità/prezzo e il suo sustain vi stupirà; la Fender Stratocaster Standard 0144602502, invece, si fa particolarmente apprezzare per un ottimo manico.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 8 migliori Fender Stratocaster – Classifica 2020

 

Non solo abbiamo scritto una recensione per evidenziare pregi e difetti del vostro possibile nuovo strumento, ma abbiamo anche organizzato le chitarre secondo una classifica, in questo modo avete un quadro più chiaro. Finita qui? Niente affatto, molti di voi vogliono sapere dove acquistare a prezzi bassi le chitarre quindi abbiamo messo a disposizione un link che vi rimanda a dei siti di e-commerce dove potete confrontare i prezzi dei modelli più venduti online.

 

 

Fender Stratocaster American Standard 

 

1. Fender Stratocaster American Special 0115600303

 

Con l’America Special Fender dà la possibilità a molti di realizzare il sogno di avere una Stratocaster realizzata negli Stati Uniti visto il costo non stratosferico. Sia chiaro, non stiamo parlando di una chitarra economica ma se non dipendete ancora da mamma e papà, potete sicuramente permettervela. 

I materiali sono buoni, abbiamo il corpo in ontano e il manico in acero sul quale trovano posto ventidue tasti jumbo. Buono il feeling con il manico, la mano scorre che è una meraviglia. Nooo, ha il palettone… beh fareste bene a farvelo piacere visto il sustain che regala. La risonanza è molto buona, fate una prova ad amplificatore spento per apprezzarla appieno. 

Andiamo subito a vedere i pick-up prima di preoccuparci delle meccaniche. La chitarra monta i Texas Special single coil con selettore a cinque posizioni. Come suonano? Secondo i nostri personali gusti, sul pulito li riteniamo poco cristallini e neanche i bassi ci entusiasmano.

Il ponte è vintage con sei sellette e la tenuta dell’accordatura è decisamente buona.

 

Pro

Costo: Lo abbiamo detto in fase di recensione, non è una chitarra economica, ciò non toglie che il rapporto qualità/prezzo sia buono, anche in virtù di materiali niente male.

Manico: Trasmette un buon feeling, resterete stupiti da come la vostra mano scorre su e giù, se vi piace suonare veloce, non avrete problemi.

Risonanza: Ottima quella della chitarra, cosa evidente anche suonando con amplificatore spento, il sustain vi piacerà.

 

Contro

Suoni puliti: Qualche piccolo malcontento potrebbe sorgere dall’ascolto dei suoni puliti che, oltre ad essere poco cristallini, i bassi sono fiacchi.

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Fender Stratocaster Mexico

 

2. Fender Stratocaster Standard 0144602502

 

Prima di cominciare mettiamo subito in chiaro che questa chitarra non va confusa con l’american standard, il modello è prodotto in Messico e costa decisamente meno. È questa l’unica differenza? Assolutamente no, quella più evidente è certamente nel numero dei tasti: la versione statunitense ne ha 22, quella messicana 21 jumbo medium. 

Dobbiamo dire che se vi avvicinate a questa chitarra prevenuti, commettere un grosso errore perché è meglio di quanto si possa immaginare. Ok, resta uno strumento per principianti ma perchè voler guardare questa cosa sempre in negativo? In fondo mica tutti fanno tour mondiali. Una delle cose migliori, secondo noi, è il manico siamo certi vi stupirà. 

L’elettronica è un po’ fiacca, monta tre pickup standard single coil che sinceramente cambieremmo con qualcosa di meglio, tenete presente che anche con questo upgrade spendereste di meno che comprando la versione americana, quindi è una spesa che secondo noi ci può stare, ha senso. Le meccaniche non sono affatto malvagie con una buona tenuta dell’accordatura  una intonazione soddisfacente su tutto il manico. Le rifiniture sono così così, diciamo poco curate rispetto all’americana.

 

Pro

Manico: Se c’è una cosa che vi stupirà di questa chitarra è il suo manico a 21 tasti medium jumbo, comodo e scorrevole.

Meccaniche: Un’altra nota positiva arriva sicuramente dalle meccaniche che sono al di sopra delle aspettative, buona la tenuta dell’accordatura.

Conveniente: Il rapporto qualità/prezzo è certamente positivo, spendendo una cifra ragionevole portate a casa una buona chitarra per principianti.

 

Contro

Pickup: Gli standard single coil pickup non ci hanno impressionato, sono fiacchi per i nostri gusti. Noi consigliamo di cambiarli alla prima occasione.

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Fender Stratocaster American Special

 

3. Fender Stratocaster American Elite 0114002700

 

Se siete di quelli che non vogliono sentir parlare di Fender Stratocaster Mexico, dunque costruite nel paese del Centro America, potete sempre prendere in considerazione la American Elite. Sottolineiamo come la sia una serie che comprende, oltre alla Stratocaster, la Telecaster e la Jazz. Non solo perché la casa per questa serie ha realizzato anche i bassi Precision e Dimension Bass e se siete mancini non preoccupatevi perché “mamma Fender” ha pensato anche a voi. 

Finite le comunicazioni di servizio, vediamo cosa offre la nostra Fender Stratocaster American Special. La prima cosa che colpisce è la versatilità dello strumento che dà modo da spaziare tra generi musicali anche distanti tra loro. Alla versatilità si accompagna un’ottima suonabilità, l’attacco del manico è arrotondato e questo è un vantaggio quando si suona su tasti più alti. Il manico è spettacolare con il suo profilo ibrido che comincia con la forma a C per poi passare a quella a D man mano che ci si avvicina al body. Monta pickup single coil noiseless. 

Le meccaniche sono impeccabili. Un appunto personalissimo sulla scelta di realizzare la paletta con le venature del legno in evidenza, a noi non è piaciuta, visivamente crea un brusco distacco dal resto della chitarra che a proposito, costa un bel po’ di soldini.

 

Pro

Versatile: Chi è in cerca di una chitarra che sia versatile dovrebbe seriamente prendere in considerazione la American Elite.

Suonabilità: Quando a una chitarra ci lavorano liutai di prim’ordine, ne beneficia la suonabilità dello strumento e s non ci credete, provate questa Stratocaster.

Meccaniche: Non avevamo dubbi, ad ogni modo è arrivata la conferma: le meccaniche di questa chitarra sono ottime.

 

Contro

Paletta: Non allarmatevi, la paletta non ha nessun difetto tecnico, il nostro appunto è puramente estetico: l’idea di lasciare in evidenza le venature del legno non ci è piaciuta.

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Fender Stratocaster Sunburst

 

4. Fender Vintera ‘60 Stratocaster 3 colori Sunburst

 

Con la serie Vintera Fender ha voluto riproporre strumenti ispirati a tre decadi fondamentali per la storia dell’azienda: gli anni ‘50, ‘60 e ‘70. La chitarra che abbiamo scelto sta nel mezzo, è una classic ‘60. Come molti sapranno, la produzione della Serie Vintera avviene in Messico quindi parliamo di prezzi accessibili, almeno rispetto alla produzione statunitense. 

Il profilo del manico (ha 21 tasti) è fedele a quello dell’epoca: C mid ‘60s, ma i pickup (Vintage-Style ‘60s) hanno una nuova sonorizzazione, anche se non è stato sacrificato il timbro vintage originale e per far ciò Fender ha lavorato parecchio sul trio dei pickup (naturalmente single coil). Abbiamo quindi un timbro cristallino, brillante. 

Monta un ponte a sei sellette Vintage-Style Synchronized Tremolo. La versatilità di questa Sunburst non è massima, sicuramente ottima per il blues e un certo rock ‘60/’70 ma se avete bisogno di una distorsione importante, allora resterete delusi.

 

Pro

Fedele riproduzione: Per chi cerca il sound tipico delle Fender dell’epoca non potrà che restare contento dell’acquisto. Da questo punto di vista è stato fatto un buon lavoro con i pickup.

Manico: Difficilmente Fender sbaglia i manici, anche quando si tratta di chitarre costruite in Messico come in questo caso.

Prezzo: Considerata la bontà della chitarra sia per materiali che per meccaniche, il prezzo è da accogliere favorevolmente.

 

Contro

Poco versatile: A nostro avviso la chitarra non è molto versatile ed obbliga a restare confinati i generi quali il blues e un certo rock degli anni ‘60/’70.

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Fender Stratocaster American Professional

 

5. Fender American Professional Stratocaster RW 3

 

L’American Standard Serie è stata una delle più fortunate per l’azienda statunitense che la lanciò nel 1987, da quel momento le vendite sono state sempre lusinghiere ma come molti sanno nel mondo delle chitarre emergono sempre nuove esigenze tecniche di suonabilità e precisione. La risposta è la serie Fender American Professional che da un lato mantiene il suono classico e dall’altro apporta le suddette migliorie tecniche. 

Principalmente sono due i tratti distintivi. Il primo è il manico detto “Deep C” che in sostanza riempie di più la mano rispetto a un classico manico C ma restando sottile  e veloce. In sostanza non si perde la velocità e si guadagna comfort. L’altra particolarità sono i pickup V-Mod. Entrare in dettagli strettamente tecnici sarebbe complicato ma possiamo dire che il magnete è progettato in modo tale da ottimizzare la sonorità in funzione delle corde e della posizione. 

Da segnalare che il timbro resta inalterato anche quando si abbassa il volume ciò è dovuto alla circuiteria treble bleed. Qualcosa dobbiamo aggiungerla sui materiali. Cominciamo dal corpo che è in ontano, manico e tastiera (22 tasti) sono in acero. Attenzione perchè la chitarra non costa poco.

 

Pro

Manico: Il Deep C così come lo ha battezzato Fender è un manico innovativo che non fa perdere nulla in velocità rispetto al classico manico C ma ne aumenta la comodità.

Pickup: I V-MOd hanno riscosso non poco successo tra i chitarristi per la loro capacità di ottimizzare le sonorità in funzione delle corde e della posizione.

Treble Bleed: Molto spesso quando si abbassa il volume si “scurisce” il suono, cosa che invece non accade con la circuteria treble bleed.

 

Contro

Prezzo: Fender Stratocaster Made in USA equivale a chitarra costosa, rompere il salvadanaio difficilmente sarà sufficiente.

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Fender Stratocaster Jimi Hendrix

 

6. Fender 0145802305 Jimi Hendrix

 

Non poteva mancare una chitarra dedicata ai mancini e soprattutto al chitarrista mancino più famoso del mondo, quindi ecco a voi la Fender Stratocaster Jimi Hendrix. La prima caratteristica che balza agli occhi è la particolare paletta rovesciata che in questo modo dà un maggior mordente ai cantini, la seconda è il pickup al ponte, anche in questo caso a posizione, o meglio, inclinazione invertita. 

Ciò genera un suono caldo, le armoniche superiori sono accentuate. In generale si ha un suono rotondo. Ad ogni modo i tre pickup single coil sono gli American Vintage ‘65. Il manico in acero ha il profilo C e tasti medium jumbo. È un manico veloce e che siamo sicuri molti apprezzeranno. Il corpo è in ontano. 

Se da un lato la chitarra è perfetta per chi vuole ricreare sonorità alla Jimi Hendrix o più in generale del rock di quel periodo è sicuramente una scelta ottima. Va bene anche per il blues ma la chitarra è poco versatile. Non adatta ai destrorsi.

 

Pro

Struttura: La paletta rovesciata non è un fatto puramente estetico, così fatta ha il pregio di rendere i cantini più mordenti.

Pickup al ponte: La scelta di invertire la l’inclinazione del pickup al ponte ha come conseguenza delle armoniche superiori accentuate e un suono rotondo, caldo.

Manico: Ha il profilo a C e tasti medium jumbo, si dimostra essere comodo e molto scorrevole, le dita si muovono agilmente lungo l’intera tastiera.

 

Contro

Solo per mancini: La chitarra va bene solo per i mancini, questa è una limitazione e l’unico piccolo difetto, se così si può definire, dello strumento.

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Fender Stratocaster Squier

 

7. Fender Stratocaster Squier SB kit chitarra elettrica e amplificatore

 

Per chi sta pensando di comprare la sua chitarra e una serie di accessori indispensabili e ha ben poco denaro da spendere , suggeriamo un kit come questo che comprende una Fender Stratocaster Squier, un piccolo amplificatore, una bag per il trasporto della chitarra, tracolla, cavo e accordatore. 

Naturalmente le aspettative non devono essere eccessive per questo kit ma il prezzo è comunque interessante. Per fare un po’ di esperienza la chitarra va bene, ma la immaginiamo soprattutto tra le mani dei ragazzini che poi progredendo dovranno necessariamente passare a un modello superiore. 

Il manico non è malvagio considerata la fascia di prezzo, le meccaniche sono abbastanza scadenti. La distorsione è fiacca, l’amplificatore va sicuramente bene per esercitarsi ma non di più. La bag è priva di imbottitura, e quanto al cavo ne abbiamo visti di migliori. Abbastanza preciso è l’accordatore.

 

Pro

Prezzo: Considerando i diversi accessori che si accompagnano alla chitarra, riteniamo che il prezzo sia conveniente.

Manico: Tenendo conto che parliamo di una chitarra di fascia bassa, ci ha sorpreso non poco. È comodo e abbastanza scorrevole.

 

Contro

Meccaniche : L’accordatura non tiene un tempo sufficiente, soprattutto se le corde sono stressate con i bending per non parlare dell’uso della leva.

Scarsa potenza: La potenza sonora non è un pregio di questa chitarra la cui distorsione lascia non poco a desiderare.

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Fender Stratocaster HSS

 

8. Fender 0147202352 chitarra elettrica Stratocaster HSS Deluxe

 

Se volete andarci giù pesante ma senza rinunciare al sound della Fender, la soluzione è questa HSS Deluxe, sigla che come molti sapranno indica la presenza di un pickup humbucking al ponte e i consueti due single coil. 

La versatilità di questa Fender Stratocaster HSS è probabilmente il suo pregio principale, ci potete suonare di tutto o quasi. È una messicana con manico C a 22 tasti, veloce e comodo. Le meccaniche sono di buona qualità e l’accordatura tiene a lungo. 

La qualità costruttiva è di buon livello e il fatto che sia realizzata in Messico non deve far nascere pregiudizi. Grossi appunti da fare non ne abbiamo, magari poteva essere un tantino più leggera.

 

Pro

Manico: Possiamo definirla anche una costante, ma trovare un manico deludete in una Fender Stratocaster è cosa assai ardua.

Versatile: La chitarra ci piace anche perché è molto versatile, si presta a suonare generi disparati da quelli più duri ai più soft.

Pickup: Riteniamo che i pickup siano molto buoni, conferiscono un suono grosso e molto presente, chiaro  definito.

 

Contro

Peso: Non è il modello più leggero in circolazione, però per il resto grosse rimostranze su questa HSS Deluxe non ne abbiamo. 

Clicca qui per vedere il prezzo

 

 

 

Come scegliere una buona Fender Stratocaster

 

Sul mercato non mancano offerte interessanti per le migliori Fender Stratocaster del 2020 ma non potendole riportare tutte, abbiamo fatto una comparazione al fine di individuare quelle realmente imperdibili. Oltretutto riteniamo che una scrematura sia utile ai nostri lettori per evitare di fornire loro una guida troppi dispersiva.

 

Ci preme, inoltre, fornire a quanti gentilmente ci leggono gli elementi necessari a comprendere da soli come scegliere una buona Fender Stratocaster anche perché l’acquisto di una chitarra è una cosa molto personale e a dirla tutta, sebbene stiamo parlando di un grandissimo marchio, anzi, per alcuni è la migliore marca, non è detto che i suoi strumenti, per quanto buoni, siano adatti alla musica che si vuol suonare e a sound che si cerca.

 

Il budget

Nel decidere quale Fender Stratocaster comprare c’è un vincolo o se preferite un paletto che difficilmente può essere eluso, ovvero il costo. Alcuni modelli, infatti, sono per le tasche di chi fa il professionista o comunque ha delle entrate tali che gli consentono di togliersi uno sfizio costoso. Dunque, come prima cosa stabilite il vostro budget e poi mettetevi alla ricerca della migliore Fender Stratocaster possibile per le vostre possibilità. 

Non disperate perché uno strumento più economico si può trovare, anche se magari non è quello dei vostri sogni. C’è sempre la possibilità di comprare una chitarra usata (anche se alcune particolarmente rare costano più di una nuova) ma ammesso che vi abituate all’idea di non essere stato il primo per il vostro strumento, ci sono sempre delle insidie dietro l’angolo soprattutto se non si ha la necessaria esperienza se quella chitarra ha dei problemi, per carità, nulla che non possa essere risolto da un buon liutaio che però, giustamente, va pagato.

 

Americana, Giapponese o Messicana

Sul luogo di fabbricazione della Fender si dicono tante cose, alcune vere, altre leggende. La casa chitarrista, del resto come tante aziende, ha delocalizzato la sua produzione da tempo, naturalmente senza abbandonare gli States. I paesi principali dove avviene la produzione, oltre ai succitati USA, sono Messico e Giappone, più altri minori dove è delocalizzata la produzione di strumenti più a buon mercato. 

Secondo molti pareri se si vuole il top della Fender, bisogna lanciarsi senza indugio sugli esemplari made in USA che guarda caso sono i più costosi, altrimenti bisogna ripiegare su Messico o Giappone. 

Ma perché le Fender statunitensi costano di più? Diciamo che in fase di produzione sono usati i migliori materiali possibili e l’attenzione per le rifiniture, i più piccoli dettagli, è massima. Ma è anche vero che il costo del lavoro è superiore negli USA rispetto, ad esempio, al Messico. Tuttavia il discorso non è così scontato come sembra. Innanzitutto bisognerebbe ragionare sulla serie, alcune sono più riuscite di altre, poi va valutato il suono, il feeling che lo strumento trasmette. 

Insomma, l’ideale sarebbe toccare la chitarra con mano e vi assicuriamo che non è la prima volta che un chitarrista entra in un negozio per comprare una Fender made in USA per poi uscire con una chitarra messicana perché ha valutato positivamente il rapporto qualità/prezzo.

 

 

 

Domande frequenti

 

Come sapere dove è stata costruita una Fender Stratocaster?

Quando si decide di comprare una Fender Stratocaster, soprattutto di seconda mano è bene conoscere il paese di produzione. Le differenze non sono poche, a cominciare dal prezzo. Una chitarra costruita negli USA vale di più di una costruita in Messico e ancor di più di una prodotta in Indonesia. Per sapere immediatamente il paese di costruzione basta guardare sul retro della paletta dove è riportato a chiare lettere.

 

Come fare il setup di una Fender stratocaster?

Il setup della chitarra comprende vari aspetti, noi ci concentreremo su quelli principali che sono tre: action, intonazione e trussrod. Di tutte le regolazioni l’action è quella più personale. Ma cosa intendiamo quando parliamo di action? In sostanza si tratta della distanza delle corde dalla tastiera, alcuni la prediligono più alta, altri più bassa. 

Ipotizzando che il manico sia dritto e che l’action al capotasto sia perfetta, per modificare l’altezza delle corde, regolate le due brugole che si trovano su ogni selletta. Per regolare l’intonazione si tna ad agire sulle sellette ma come capire se ciò è necessario? Suonate una corda a vuoto e verificate che sia accordata con un accordatore, posti che sì premete la corda al dodicesimo tasto e controllate con l’accordatore: se la nota è crescente dovete far arretrare la selletta. 

Per fare ciò vi serve un cacciavite. Fate fare un giro alla vite e ricontrollate l’intonazione. Nel caso in cui il manico necessiti di essere regolato, un campanello d’allarme arriva alle vostre orecchie: se è eccessivamente dritto sui primi tasti le corde non vibrano al meglio o come si dice nel gergo, frustano. Se invece la curvatura è troppa, le corde frustano sulla seconda ottava. Per regolare il truss rod si agisce su una vite che si trova a una delle due estremità del manico. La vita deve girare di un quarto, lasciare al manico il tempo di assestarsi ed eventualmente dare un altro quarto di giro.

 

Come risalire all’anno di costruzione di una Fender Stratocaster?

Si risale all’anno di produzione attraverso il numero seriale. Fender mette a disposizione un archivio dove basta riportare il codice per conoscere l’anno di produzione della chitarra. In vero una data viene riportata sul tacco del manico ma questa può essere fuorviante in quanto riguarda l’anno di produzione del manino ma non significa che l’intera chitarra sia stata costruita proprio in quel periodo.

 

Come cambiare il battipenna di una Fender Stratocaster?

La sostituzione del solo battipenna è molto semplice, basta svitare tutte le viti che lo tengono fisso al body e sollevare le plastiche dei potenziometri e del selettore pickup.

 

 

 

Come utilizzare la Fender Stratocaster

 

Dopo aver atteso tanto finalmente avete tra le vostre mani una fiammante fender Stratocaster nuova di zecca. Se siete assoluti principianti abbiamo per voi alcune dritte che potrebbero farvi comodo.

Controllate l’accordatura

Prima di suonare va controllata l’accordatura dello strumento. Un orecchio allenato capisce immediatamente che qualcosa non và in una o più corde. Oggi la tecnologia mette a disposizione strumenti che garantiscono una accordatura precisa quindi perché non usarli. Pertanto insieme alla chitarra comprate anche un accordatore. 

Di accordature ce ne sono diverse ma almeno quella standard dovete conoscerla ed è la seguente MI, LA, RE, SOL, SI, MI, attenzione perchè queste note sull’accordatore vi appariranno con altre lettere, ovvero, E, A, D, G, B, E. 

 

Accordare in Drop D

Ci sono generi dove si fa un largo uso della accordatura in Drop D: il blues e il metal su tutti. L’accordatura prevede che la sesta corda a vuoto suoni un RE invece del consueto MI. Tale scelta semplifica prendere i power cord ma da allo strumento anche un suo più cupo.

 

Accordare in Drop C

Un altro tipo di accordatura che permette di avere un suono più pesante è quella detta Drop C ed è usata per generi come metal, da alcune band stoner, ecc. Si ottiene accordando le corde secondo questa sequenza: DO, SOL, DO, FA, LA, RE. Un’accordatura del genere richiede di usare corde che siano almeno 011. 

Ma veniamo a un aspetto fondamentale: se il vostro scopo è suonare la chitarra in Drop C, evidentemente la Fender Stratocaster non è quella che fa per voi. Quindi, prima di comprare una chitarra, cercate di avere ben chiaro cosa volete suonare e quale è il sound che vi interessa.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Siete dei fan del mandolino napoletano? Qui trovate alcuni utili consigli su come cominciare a suonare il famoso strumento partenopeo.

 

Se il suono del mandolino napoletano vi affascina, forse è il caso di comprarne uno, anzi, magari lo avete già fatto altrimenti perché sareste qui in cerca di suggerimenti su come cominciare a suonare questo strumento tipico della tradizione musicale partenopea e non solo. Perfetto, allora cominciamo pur essendo consci che non potremo mai sostituirci a un maestro.

 

L’acquisto

Come prima cosa è fondamentale essere in possesso di un mandolino. Ricordate, volete imparare a suonarlo, ovvero, siete intenzionati a studiare ed esercitarvi. Per farlo nel modo giusto vi serve uno strumento quantomeno decente dal punto di vista costruttivo. Questo cosa significa? Che innanzitutto scordatevi di comprare il mandolino su una bancarella di quelle dove vendono i souvenir per i turisti. 

Non vi diciamo neanche di andare presso la bottega di un liutaio ma almeno entrate in un negozio di strumenti musicali e fatevi consigliare uno strumento per principianti ma adatto allo studio quindi nulla che non sia capace di tener l’accordatura per più 10 minuti (il famoso mandolino comprato sulla bancarella con poche decine di euro). Il vostro budget dovrebbe essere intorno ai 200 euro, 150 se siete proprio a corto di liquidità.

Metronomo e accordatore

Già che vi trovate in un negozio di strumenti musicali, chiedete al negoziante che vi faccia vedere qualche metronomo, vi servirà quando finalmente comincerà a suonare lo strumento. Qui ve la potete cavare davvero con poco, non serve qualcosa di professionale almeno per ora. Cos’altro manca? Accordatore. 

Per studiare lo strumento e suonarlo è fondamentale che questo sia accordato. Il modo più semplice è farlo con un accordatore. Anche in questo caso potete cavarvela con poco ma se il budget si è esaurito, potete scaricare una delle tante app gratuite per l’accordatura, magari la precisione non sarà massima ma per ora può andar bene così.

 

La mano sinistra

Adesso vediamo l’impostazione delle mani cominciando dalla sinistra, inutile dire che se siete mancini quanto segue vale per la mano destra. Dove va messa la mano sinistra? Sul manico che deve essere tenuto tra il pollice il dito indice. Fate il modo che il palmo della mano resti a una distanza molto breve dal manco, ciò è importante per consentire alle dita la necessaria libertà di movimento. Con la punta dei polpastrelli si premono le corde, per migliori risultati si raccomanda di tenere le unghie corte. Ogni dito suona su due tasti.

 

La mano destra

Passiamo alla mano destra. Assicuratevi che il polso abbia una posizione ricurva, appoggiate l’avambraccio sul bordo della parte alta del mandolino, all’altezza dello attaccacorde. Il plettro è tenuto tra il pollice e l’indice mentre il dito mignolo può fungere da appoggio sul mandolino, ciò favorisce la precisione nell’esecuzione.

 

Il plettro

Ne abbiamo fatto cenno un attimo fa ma è opportuno spendere qualche parola sul plettro. Come detto il plettro si tiene tra due dita: il pollice  e l’indice, la punta deve essere rivolta verso le corde. Quanto allo spessore dipende dalle vostre preferenze, a ogni modo sono da preferire quelli duri anche per una maggiore flessibilità del polso.

 

Cominciate lentamente

Ricordate? Qualche paragrafo più su vi abbiamo detto di comprare un metronomo. Ebbene, è il momento di tirarlo fuori dalla sua bella confezione. Per eseguire gli esercizi, che devono essere a difficoltà crescente e in linea con il vostro grado di preparazione che in questa fase dovrebbe essere pari a zero, bisogna andare piano. Impostate la velocità del metronomo a quello che ci piace definire “livello di comfort”, ovvero quella che riuscite a seguire senza sforzi. 

Non importa se vi sembrerà di andare pianissimo, significa che al momento è questo il vostro limite. Con la pratica riuscirete di volta in volta a incrementare la velocità ed eseguire gli esercizi senza commettere errori, con la necessaria fluidità. Cercate di suonare il mandolino tutti i giorni, fosse anche per pochi minuti, oltre ovviamente alle vostre sessioni di studio vero e proprio.

Imparate dai grandi

Concedetevi il tempo per ascoltare e magari vedere, i grandi mandolinisti suonare. Vanno letteralmente studiati per carpirne i segreti, lo stile, la tecnica. Una volta che avete imparato a suonare una canzone, provate cercate l’esecuzione su YouTube o magari mettete un disco, un CD o quello che è e provate a suonarci su, non solo vi aiuterà a migliorarvi ma è anche una cosa molto divertente.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

In cerca di brani da suonare con il mandolino? Ve ne proponiamo alcuni che non dovrebbero assolutamente mancare nel vostro repertorio.

 

La musica tradizionale napoletana, in particolare, deve molto al suono caratteristico del mandolino, potremmo parlare di trademark vero e proprio. Ci sono brani antichi, anzi, intimissimi, ancora oggi suonati ed ascoltati ritenuti patrimonio della musica mondiale. Vediamo, dunque, quali sono i pezzi più famosi da eseguire con il mandolino più venduto.

 

‘O sole mio

Quando abbiamo cominciato a ragionare su quali potessero essere i brani più famosi per mandolino avevamo una certezza, una scelta sicuramente scontata ma inevitabile. Dovevamo necessariamente cominciare con un brano cantato in tutto il mondo, che ha fatto conoscere Napoli in ogni angolo della terra e interpretato anche dai grandi tenori come Pavarotti e Caruso, giusto per fare due nomi. 

‘O sole mio fu scritta nel 1988, il testo fu opera del giornalista Giovanni Capurro che fece musicare le sue parole ad Eduardo Di Capua, anche se stando a una sentenza del tribunale di Torino del 2002, diede il suo contributo alla scrittura della musica anche Alfredo Mazzucchi. La canzone è stata interpretata da centinaia di cantanti, anche se molti ritengono che la migliore sia quella di Enrico Caruso (ma non manca il partito pro Luciano Pavarotti). Ma ‘O sole mio è stata riproposta anche in altre lingue come It’s now or never, cantata da Elvis Presley.

Funiculì Funiculà

Non meno rappresentativa di Napoli è Funiculì Funiculà. Il brano fu composto da Giuseppe Turco e Luigi Danza che si occuparono rispettivamente delle parole e della musica. A ispirare Turco fu l’apertura della funicolare del Vesuvio nel 1879. Il brano debuttò alla Reggia di Quisisana di Castellammare di Stabia e quindi al festival di Piedigrotta. In poco tempo la melodia divenne famosa in tutto il mondo e anche in questo caso tenori famosi la inclusero nel loro repertorio com il già citato Pavarotti ma anche Mario Lanza.

 

‘O surdato ‘nnammurato

Un altro brano rappresentativo e che sicuramente è nel cuore di tutti i mandolinisti (e non solo) è sicuramente ‘O surdato ‘nnammurato. Il testo della canzone fu scritto dal poeta Aniello Califano nel 1915 e quindi musicata da Enrico Cannio. La canzona è ispirata alle vicende di un soldato al fronte che, a causa della guerra, è costretto a stare lontano dalla donna che ama. Il brano è stato reinterpretato da tantissimi cantanti ed è così ancora oggi. È un evergreen della musica napoletana al pari di ‘O sole mio e Funiculì Funiculà, un trittico imprescindibile per l repertorio di qualsiasi mandolinista.

 

Reginella

Molto famosa, anche se probabilmente non come i due brani succitati, è Reginella. Il classico brano napoletano fu scritto nel 1917 da Libero Bovio (parole) e Gaetano Lama (musica).

 

I’ te vurria vasà

Scritta nel 1900 da Vincenzo Russo (parole) e musicata da Eduardo Di Capua, prende spunto dalla difficile storia d’amore dell’autore, un modesto calzolaio che aveva il cuore in pena per Enrichetta Marchese, figlia di un facoltoso gioielliere che si opponeva alla relazione tra i due innamorati. Non sappiamo se alla fine il povero calzolaio ebbe modo di coronare il suo sogno d’amore, tuttavia il brano ebbe grande diffusione e fu interpretato non solo da tanti artisti napoletani ma anche da molti cantanti internazionali.

 

Luna rossa

Luna rossa fu scritta nel 1950 con le parole ad opera di Vincenzo De Crescenzo e la musica di Antonio Vian. È tra i brani più recenti e tecnici della musica tradizionale napoletana ed è stata reinterpretata da famosi artisti di fama mondiale come Frank Sinatra.

 

Torna a Surriento

Altro brano famosissimo è Torna a Surriento scritta nel 1894 dai fratelli De Curtis e presentata per la prima volta al pubblico nel 1902 al cospetto dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli. Anche in questo caso il brano è stato ripreso da cantanti famosi di portata internazionale come Dean Martin, Elvis Presley, Bono e gli immancabili tre tenori Pavarotti, Carreras e Domingo.

Marechiaro

Inizialmente si trattava di una poesia del noto poeta partenopeo Salvatore Di Giacomo intitolata A fenestrella e Marechiaro che successivamente fu musicata da Francesco Paolo Tosti. Il testo è un tributo alla bellezza del Golfo di Napoli.

 

Munasterio ‘e Santa Chiara

La canzone fu scritta a metà del ‘900. Le parole sono di Michele Galdieri mentre la musica è di Alberto Barberis. Munasterio ‘e Santa Chiara è uno dei brani partenopei più famosi del dopoguerra. Uno dei maggiori interpreti fu Claudio Villa. La canzone parla di un emigrante napoletano che sogna di tornare a Napoli ma è timoroso di trovarsi di fronte una città distrutta dalla guerra.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Dai Vinaccia ai Calace passando per Mozart e Beethoven, il mandolino ha saputo conquistare anche la musica colta.

 

Cosa pensate quando qualcuno vi parla di Napoli? Al Vesuvio, sole, la pizza, Maradona, il mare… cos’altro manca? Ah sì, il mandolino. Certamente siamo al cospetto dei classici luoghi comuni, ma non solo. Quando parliamo del mandolino napoletano discutiamo non di un semplice strumento musicale, uno come tanti altri, ma di uno strumento identitario. Il mandolino è per Napoli ciò che ad esempio il violino non è per Cremona. Pensateci, se vi dicessimo “violino”, non sarebbe Cremona la prima cosa cui pensereste ma probabilmente vi verrà in mente Stradivari o Paganini. Ma se vi dicessimo “mandolino”, la mente volerebbe immediatamente a Napoli. 

È cosa nota, le espressioni musicali hanno un peso non trascurabile nei processi identitari: ciò vale tanto a livello personale quanto sociale e dunque collettivo. Non a caso si parla di musica tradizionale. Ma non vorremmo addentrarci troppo in discorsi etnomusicologi e concentrarci sul mandolino napoletano.

 

Il mandolino e la musica colta

Il mandolino, secondo alcune fonti, fa la sua comparsa nel XVII secolo mentre per altre ciò avviene nel XVIII secolo. Ciò che appare più certo è che la produzione dei mandolini napoletani da parte dei Vinaccia ebbe inizio a metà del ‘700. I Vinaccia sono una famiglia di celebri liutai e pertanto daremo loro giusto risalto con un paragrafo dedicato. 

Il mandolino nasce come strumento della musica popolare, nonostante ciò viene nobilitato riuscendo a trovare uno spazio importante anche nella cosiddetta musica colta e persino nell’opera lirica. Basti pensare che un grande maestro come Antonio Vivaldi ebbe l’ardire di comporre un concerto per mandolino: Concerto in Do maggiore Op.3 n.6. Beethoven compose quattro sonatine per mandolino ma lo strumento trovò spazio anche nel Don Giovanni di Mozart.

 

La famiglia Vinaccia

Indissolubilmente legata alla storia del mandolino napoletano è quella della famiglia Vinaccia, longeva dinastia di liutai che presumibilmente iniziò l’attività intorno al 1750, a tal proposito il mandolino più antico pervenuto ai giorni nostri e attribuibile ai Vinaccia risale al 1752. La firma è Filius Januari Vinaccia. Per quanto riguarda gli ultimi esemplari, riportano la data del 1914. In totale si contano cinque generazioni di liutai Vinaccia. C’erano alcune caratteristiche distintive dei loro mandolini che erano intarsiati e impreziositi con finiture di avorio e madreperla sulla tastiera e sul manico. Un’importante innovazione si deve a Pasquale Vinaccia che sostituì le classiche corde in budello o ottone con quelle in acciaio armonico.

 

La famiglia Calace

Un’altra famiglia liutaia, oltretutto ancora oggi in attività, è la Calace. La prima liuteria risale al 1825 per opera di Nicola Calace che in quel periodo si trovava in soggiorno forzato a Procida per ragioni politiche. Nicola Calace, però, era noto soprattutto per le chitarre, fu con il figlio Antonio che iniziò la costruzione dei mandolini in quel di Napoli (dove risiedeva). Ebbe due figli, Nicola e Raffaele, che impararono l’arte del nonno e del padre realizzando a loro volta mandolini sempre più ambiti. 

Il sodalizio, però, si interruppe a causa di dissapori tra i due fratelli, Raffaele, inoltre era anche uno stimato compositore e musicista, al punto da guadagnarsi l’appellativo di “Paganini del Mandolino”, visto che compose più di 180 opere e si esibì in giro per il mondo senza dimenticare i suoi preziosi apporti nel perfezionamento del miglior mandolino. Nicola, invece, decise di emigrare in America dove sbarcò nel 1906 e, insieme all’amico Nicola Turturro, portò la tradizione dei Calace oltreoceano, avviando negli USA la sua attività di liutaio. 

Mandolinisti famosi

Di Raffaele Calace abbiamo già detto ma non è l’unico grande mandolinista meritevole di menzione. Michele Salvatore Cicciano, per esempio, è ritenuto uno dei grandi dello strumento. Nacque a Napoli nel 1874 e vi morì nel 1944. Un altro nome molto importante è quello di Giuseppe Anedda che però era Cagliaritano. Visse tra il 1912 e il 1997 ed ebbe numerosi riconoscimenti per la sua abilità con lo strumento. 

Ma il mandolino non è solo uno strumento del passato e non mancano ottimi mandolinisti contemporanei come Carlo Aonzo, Ugo Orlandi, Mauro Squillante, Emanuele Buzi, Dorina Frati e Duilio Galfetti, tra gli altri.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Principale vantaggio

A nostro avviso il vero punto di forza dell’ukulele Eko è il suo prezzo, costa poco e pertanto può essere un investimento fattibile per un bambino.

 

Principale svantaggio

Le meccaniche lasciano molto a desiderare, la tenuta dell’accordatura è scarsa e la discutibile qualità delle corde in dotazione di certo non aiuta.

 

Verdetto 9.6/10

Consideriamolo per quello che è, una sorta di giocattolo che è sicuramente buono nelle mani di un bambino ma insoddisfacente per un adulto che vuole imparare a suonare lo strumento. Apprezziamo lo sforzo di Eko di dotare lo strumento di una serie di accessori tenendo comunque il prezzo basso.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Economico

Vogliamo partire subito parlando di quella che probabilmente è la caratteristica più vantaggiosa dell’ukulele soprano Eko, ossia il prezzo. È uno strumento che si porta  a casa con una manciata di euro pertanto si presta molto bene a una simpatica idea regalo. La questione da capire, però è se questo strumento sia per bambini o per adulti. Insomma, è un giocattolo oppure no? 

Ci abbiamo riflettuto a lungo su e siamo arrivati alla conclusione che trattasi di un ukulele (i migliori modelli) vero ma molto, molto, economico. Del resto Eko non fa cenno da nessuna parte che questo modello sia un giocattolo. È chiaro che la premessa fa capire che non bisogna avere grandi aspettative nei confronti di questo strumento a corde.

Meccaniche e materiali

Punto debole dell’ukulele sono le sue meccaniche, assolutamente da bocciare. Non tengono l’accordatura e questo è un problema non da poco. Le corde in dotazione non vanno bene, meglio sostituirle fin da subito, anche per ottenere un leggero miglioramento a livello di suono. 

Quanto ai materiali abbiamo il corpo in tiglio, il manico è in okoumè mentre il palissandro è stato usato per tastiera e ponte. La qualità dei materiali è in linea con il prezzo di vendita, dunque bassa. Ma passiamo a cose più liete. Vogliamo parlarvi dell’estetica e dobbiamo dire che qui Eko ha fatto centro. La verniciatura è curata, c’è stata attenzione per i dettagli, buone le rifiniture e una cosa del genere è tutt’altro che scontata per uno strumento economico.

 

Accessori

Il costo dell’ukulele Eko vi sembrerà ancora più vantaggioso dover aver letto degli accessori a corredo. Cosa troviamo? Un accordatore, una borsa/custodia e una muta di corda di ricambio che, visto che ne abbiamo sconsigliato l’uso, vi servirà a poco. Ora, includere questi accessori è stato certamente uno sforzo da parte di Eko che va apprezzato. 

Tuttavia la qualità degli accessori non è chissà cosa. La borsa, ad esempio, non ha la minima imbottitura. In pratica è utile per tenere lo strumento al riparo dalla polvere o per un comodo trasporto, facendo la necessaria attenzione agli urti, s’intende. Quanto all’accordatore, vi conviene prenderne uno a clip.

 

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Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Principale vantaggio

Siamo rimasti favorevolmente colpiti dalla qualità dei materiali, che è molto buona in particolar modo se la rapportiamo al prezzo.

 

Principale svantaggio

Il suono del violino risulta un po’ chiuso, anche se va detto che cambiando le corde in dotazione si nota un piccolo miglioramento.

 

Verdetto 9.7/10

È uno strumento che riteniamo perfetto per i giovanissimi allievi. Non costa molto ed ha il benestare di tanti maestri. Oltretutto è ben accessoriato con custodia, archetto e colofonia. Insomma c’è tutto il necessario per cominciar, voi dovete metterci solo l’impegno.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Per studenti

Come suggerisce il nome stesso, il violino (ecco la lista dei nostri migliori modelli) è pensato per gli studenti. È uno strumento didattico. Nel leggere le recensioni degli utenti abbiamo riscontrato che molti professori hanno dato la loro approvazione agli allievi che lo hanno comprato per esercitarsi. 

Studiare su uno strumento performante è condizione indispensabile per un buon apprendimento. Il suono è un po’ chiuso, almeno stando a quanto dichiarato da vari clienti. A ogni modo per un giovane allievo pare essere proprio la soluzione ideale. Ci teniamo comunque a precisare che gli studenti cui facciamo riferimento non sono di certo quelli del Conservatorio, per loro, com si può immaginare, serve un violino di ben altro livello e costo.

Materiali

In rapporto al prezzo da pagare la qualità dei materiali è sicuramente buona. Lo strumento è costruito in abete ed acero. Quanto alla tastiera, costruita in ebano, è piaciuta per la sua scorrevolezza. Il violino, poi, è ben bilanciato e comodo da imbracciare. 

Manca l’appoggio per la spalla, si tratta di un accessorio la cui assenza non va trascurata e consigliamo vivamente di comprarlo a parte per evitare, in futuro, di avere dei dolori. Poca attenzione è stata riservata alle finiture, oltretutto il violino poteva essere meglio verniciato.

 

Accessori

Il violino è accompagnato da una serie di accessori molto utili. Cominciamo dalla custodia. Questa è rigida, ben fatta  sicuramente in grado di assicurare la necessaria protezione allo strumento. Naturalmente trovate l’archetto e c’è anche la colofonia. Tuttavia la qualità di questa resina pare non aver convinto  tanti invitano a usarne altra di miglior qualità.  

C’è poca soddisfazione anche per le corde in dotazione, da molti indicate come le responsabili del suono chiuso di cui abbiamo parlato in precedenza. Sostituendo le corde con altre più buone si sono notati dei miglioramenti.

 

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Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Principale vantaggio

Disponibile in tanti bei colori, l’ukulele è verniciato con cura. Il suo look non mancherà di fare conquiste e il prezzo abbordabile sarà di sicuro uno stimolo in più all’acquisto

 

Principale svantaggio

Presenta i classici difetti degli strumenti economici dove le pessime meccaniche sono solo la punta dell’iceberg; anche il manico, infatti, lascia parecchio a desiderare a causa della sua imprecisione.

 

Verdetto 9.6/10

Se lo comprate come un giocattolo da dare a un bambino sarete contenti voi e il piccolo, se lo usate come oggetto d’arredo non mancherete di fare bella figura ma come strumento musicale, ha degli evidenti limiti, che giustificano il buon prezzo.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Disponible in tanti colori

Nella produzione di questo ukulele (controllare qui la lista delle migliori offerte) alla Mahalo hanno decisamente puntato sul look. I colori disponibili sono tanti  tutti molto belli. Tuttavia non è solo una questione di colori, parliamo della verniciatura che è stata realizzata con grande cura tanto da far sorgere il sospetto che questo sia più un oggetto da esposizione che uno strumento vero e proprio. 

Lo sappiamo, non si dovrebbe pensar male ma nel corso della lettura avrete modo di capire il perché di questa nostra affermazione. Dunque, assodato che i colori e in particolare la qualità della verniciatura è un punto di forza, vediamo cosa altro c’è di positivo. Sicuramente il prezzo che è alla portata di tutti. Un costo così basso, unito a dei bei colori inevitabilmente rendono l’ukulele molto appetibile.

Meccaniche

Le premesse probabilmente lo lasciavano intendere a uno strumento economico difficilmente si accompagnano meccaniche decenti e purtroppo la regola è confermata. L’ukulele è provvisto di meccaniche di scarsa fattura e ciò si ripercuote inevitabilmente sulla tenuta dell’accordatura che va sistemata ogni mezz’ora circa. Di certo è un bel fastidio. A complicare le cose c’è il manico che difetta in precisione. 

Dobbiamo dire che anche in questo caso non siamo sorpresi del problema che, anzi, è molto comunque con strumenti in questa fascia di prezzo. Adesso avrete capito perché in apertura abbiamo parlato di oggetto da esposizione, tutt’al più di un giocattolo da mettere nelle mani di un bambino.

 

Materiali di bassa qualità

Per ovvie ragioni i materiali dovevano essere necessariamente di bassa qualità ma sono comunque in linea con il prezzo. Il corpo e la tastiera sono in acero, il manico in natowood, il capotasto in ABS. È importante segnalare, anche perché siamo stati parecchio critici, che lo strumento monta dell corde Aquila, praticamente uno dei migliori marchi in fatto di corde per ukulele. 

La confezione comprende anche una borsa per il trasporto (non è imbottita) o per proteggere l’ukulele dalla polvere. In conclusione se volete togliervi lo sfizio di provare a suonare un ukulele, fate l’acquisto e vi divertirete anche. Poi se vi stancherete, come detto in precedenza, potrete sempre usarlo come oggetto da esposizione.

 

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Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Principale vantaggio

La cosa che più ci è piaciuta della chitarra Pacifica sono i pickup. Ce ne sono tre: uno al ponte, uno centrale e l’altro al manico. Il pickup al ponte è un humbucking mentre gli altri due sono single coil. Le performance sono buone sia con i suoni puliti sia con quelli distorti.

 

Principale svantaggio

Le meccaniche sono alquanto modeste, la tenuta dell’accordatura non ci soddisfa neanche un po’. Conviene sostituirle con qualcosa di meglio alla prima occasione. È un peccato perché l’intonazione su tutto il manico ci pare buona.

 

Verdetto 9.6/10

La riteniamo una chitarra adatta ai giovani aspiranti chitarristi; dotata di buoni pickup per essere una entry level, se accoppiata con un amplificatore decente può dare belle soddisfazioni. Precisiamo che la chitarra è venduta senza accessori dunque deve essere vostra preoccupazione comprare tutto il necessario.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Entry Level

La Pacifica 012 RD è una chitarra entry level (ecco i migliori modelli) che si rivolge a giovanissimi aspiranti chitarristi ma anche a chi ha qualche anno in più ma nessuna esperienza in fatto di chitarre. Uno degli aspetti interessanti è certamente il prezzo: l’impegno economico richiesto è davvero minimo e ciò rende lo strumento una potenziale idea regalo. 

Immaginiamo che i lettori vogliano sapere qualcosa in più sui materiali. Chiaramente non ci si può aspettare molto visto la bassissima fascia di prezzo dove si colloca questa Pacifica, ad ogni modo il corpo è in Agathis mentre il manico è in acero. La tastiera ha 22 tasti. 

Torniamo un attimo sul manico perché vale la pena riportare le nostre sensazioni in merito. Pur trattandosi di una chitarra economica, ci riteniamo soddisfatti per come è scorrevole. La struttura, poi, è leggera e bilanciata.

I pickup

È giunto il momento di parlare dei pickup che secondo noi sono la vera sorpresa dello strumento; certo, per tirare fuori il massimo delle loro potenzialità serve un buon amplificatore che difficilmente è nella disponibilità di chi compra una chitarra così economica. 

Tuttavia facciamo finta che abbiate preferito destinare la maggior parte del vostro budget proprio all’amplificatore; attaccata la chitarra vi accorgerete della versatilità dei pickup: a proposito c’è un humbucking al ponte e due single coil rispettivamente al manico e al centro con selettore a cinque posizioni. 

Le aspettative sono state soddisfatte sia con i suoi puliti che con quelli distorti che lo ripetiamo, con un buon amplificatore e una pedaliera si possono tirar fuori dei suoni distorti niente male, anche se con la Pacifica 012 non ci potete suonare thrash e cose di questo tipo.

 

Tenuta dell’accordatura insufficiente

Dopo l’entusiasmo dovuto ai pickup torniamo con i piedi per terra. Premessa: la chitarra ha una decente intonazione lungo tutto il manico, il ponte è il classico Vintage Tremolo stile Fender tanto per intenderci ma andateci piano con la leva del vibrato. 

La questione è che la tenuta dell’accordatura non ci ha convinti, questo era uno dei nostri timori principali ma purtroppo sono problemi che si riscontrano spesso e volentieri nelle chitarre economiche. Volendo potreste cambiare le meccaniche con qualcosa di più performante ed affidabile, magari non subito ma più in là quando migliorando come chitarristi emergeranno in voi altre esigenze perché magari vi piace fare bending su bending. 

La chitarra è venduta senza alcun tipo di accessori, non solo non trovate cavi, metronomo, accordatore ma neanche una custodia quindi tenete conto che oltre allo strumento dovrete comprare anche tutto il necessario per suonare.

 

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Ultimo aggiornamento: 02.04.20

 

Principale vantaggio

Riteniamo che la chitarra abbia un rapporto qualità/prezzo (controllare qui la lista delle migliori offerte) notevole. È uno strumento di fascia media ma le sue prestazioni sono di livello superiore.

 

Principale svantaggio

Poco da ridire sulla chitarra se non che è un po’ pesante e ciò è sempre scomodo, soprattutto se si suona diverso tempo in piedi. I pickup ProBucker al ponte e al manico, poi, vi sorprenderanno.

 

Verdetto 9.8/10

Se dovessimo consigliare una chitarra a un principiante che sogna una Gibson Les Paul ma non ha il denaro sufficiente, non avremmo alcun dubbio nell’indicare questa Epiphone.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Chitarra di fascia media

Una buona chitarra ma al tempo stesso economica è la Epiphone Les Paul Standard Plus Top Pro dove il rapporto qualità/prezzo è da considerare con favore. Chitarra, quindi, di fascia media ma con una buona resa a giudicare dai pareri espressi da quanti l’hanno acquistata. Il corpo di questo interessante strumento è in mogano massello mentre la tavola è in acero fiammato. 

In sostanza si tratta degli stessi materiali, relativamente parlando, che troviamo anche nelle Les Paul firmate Gibson. Chiaramente in quel caso la qualità è migliore ma stiamo parlando anche si una chitarra che costa qualche migliaio di euro mentre nel nostro caso ne bastano poche centinaia per comprarla. 

Rispetto al manico la paletta ha una angolatura di 14°; perché ci teniamo a riportarvi questo dato? Perché una paletta realizzata in questo modo incrementa la pressione sul capotasto, di conseguenza si ha più sustain.

 

Buoni pickup

Una vera sorpresa si riveleranno, per chi non li conosce ancora, i pickup ProBucker riprogettati da zero e lanciati sul mercato poco meno di un decennio fa in occasione del 140esimo anniversario di Epiphone. I pickup si ispirano agli osannati PAF, vero oggetto di culto tra gli estimatori della Gibson e in particolare della Les Paul. 

La cosa bella è che si riesce a ottenere una ottima riproduzione dei PAF a costi contenuti, ricordate stiamo parlando di una chitarra di fascia media. Ma cerchiamo di essere concreti e sintetici descrivendo il suono con poche e semplici parole che diano immediatamente l’ida di cosa dovranno aspettarsi le orecchie di chi deciderà di acquistare il modello in esame: i pickup ProBucker hanno un suono caldo e corposo. 

In particolare al manico c’è il ProBucker 2 mentre al ponte c’è il ProBucker 3 che ha un’uscita maggiore. I pickup, inoltre, hanno il coil tapping (da non confondere con lo split coil) che si attiva mediante il potenziometro del volume.

 

Hardware degno di nota

Niente male l’hardware con il ponte locktone Tune-o-matic facile da regolare e che mantiene ottimamente l’accordatura grazie alla collaborazione con le meccaniche Grover 14:1. L’estetica non mancherà di fare breccia nei cuori di chi adora le chitarre vintage. Tutto sembra decentemente rifinito con una discreta verniciatura. 

Ma allora questa chitarra è perfetta? È un vero affare così come l’abbiamo presentata fino a questo momento? Allora, stiamo calmi. L’abbiamo elogiata ma sempre come strumento di fascia media, perciò non significa che possa reggere il confronto con una Gibson Les Paul perché è e resta una Epiphone per principianti, che comunque si affezioneranno talmente allo strumento che difficilmente lo venderanno quando arriverà il momento di passare a una chitarra più professionale. 

Magari la terranno come chitarra di scorta da suonare di tanto in tanto ricordando con un sorriso quando sbagliavano mille volte l’intro di Sweet child o’ mine, mentre adesso eseguono l’assolo finale a occhi chiusi proprio grazie alle tante volte che si sono esercitati con questa Epiphone. Piccola critica da muovere in chiusura: la chitarra è un po’ pesante.

 

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