Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Ci sono marchi che sono diventati pietre miliari e che, ancora oggi, producono i migliori strumenti: scopriamo quali sono.

 

Dietro ogni grande batterista si nasconde una batteria altrettanto grande… certo, di solito è chi suona a nascondersi dietro lo strumento ma questi sono dettagli. La questione è che ci sono marchi che hanno fatto la storia della batteria e in questo articolo vogliamo ricordargli dando loro il tributo che meritano. Non vogliamo stare qui a dilungarci con l’introduzione; meglio andare subito al sodo per non sottrarre spazio ai marchi storici ma prima vogliamo precisare che l’ordine con cui vi parleremo dei vari marchi non vuole essere una classifica in quanto è nostra intenzione mettere tutti i produttori sullo stesso livello.

 

Ludwig

Sebbene il nome tradisca la provenienza tedesca, in realtà la Ludwig è un’azienda americana. A fondarla nel 1909 furono i fratelli William e Theobald Ludwig che erano figli di un immigrato tedesco. Tutto ebbe inizio con l’apertura di un negozio di batterie a Chicago; fece così la sua comparsa il marchio Ludwig & Ludwig. Uno dei contributi più importanti dati allo strumento da parte dei due fratelli, fu il pedale per la gran cassa. Non che non ne esistessero già; i primi esemplari risalgono addirittura all’800 ma lo perfezionarono e resero più funzionale. Ma questo era solo il primo passo di un successo secolare. 

Negli anni ’20 Ludwig è stato il maggior produttore di batterie a livello mondiale ma la crisi del ’29 fu un brutto colpo da assorbire, tanto è vero che William (suo fratello era morto qualche anno prima) dovette convergere la sua azienda nella C.G. Conn Company per poi distaccarsene nel 1955, anno in cui nasce la Ludwig Drum Company. Proprio tra la fine degli anni ‘60 e i ‘70 l’azienda conosce un periodo di splendore con Ringo Starr dei Beatles come endorser. Al roster si aggiunsero Ian Paice dei Deep Purple, John Bonham dei Led Zeppelin, Nick Mason dei Pink Floyd, Roger Taylor dei Queen, Bill Ward dei Black Sabbath e tanti altri. 

Ma torniamo per un attimo a Ringo Starr cui la Ludwig deve davvero molto perché fu sua l’idea del marchio ben evidente sulla pelle della grancassa. Nessuno lo aveva fatto prima e Ringo pensò di farlo proprio in occasione della partecipazione dei Beatles all’Ed Sullivan Show al quale assistettero 73 milioni di persone circa e tutti notarono il marchio Ludwig che sovrastava il logo The Beatles. Non c’è da meravigliarsi se all’epoca le Ludwig fossero tra le batterie più vendute.

 

 

Gretsch

È ancora un tedesco emigrato negli States a gettare il seme per la nascita di un altro grande marchio di strumenti musicali. Tutto ha avuto inizio quando Friedrich Gretsch nel 1883 aprì un negozio di strumenti musicali a Brooklyn. Quando Friedrich morì, fu il figlio quindicenne Fred a prendere in mano gli affari di famiglia. La giovane età non gli impedì di ottenere buoni risultati che mantenne fino al 1942 quando lascio tutto in mano ai suoi figli. 

La popolarità dell’azienda cresceva di pari passo a quella di fenomeni musicali quali il rock n’ roll e il rockabilly. Nel 1967 la società fu venduta alla Baldwin che però non seppe tenere alto il nome del marchio così nel 1985 Fred Gretsch Jr. tornò in possesso dell’azienda e grazie a una nuova linea di chitarre vintage e di batterie gli affari tornarono su alti livelli.

 

Rogers

Ancora una volta gli Stati Uniti sono testimoni della nascita di un grande marchio di strumenti musicali; questa volta per merito di un immigrato irlandese, Joseph Rogers che nel 1849 avvia una promettente attività dedicata alla produzione delle pelli per batteria. Bisogna attendere il 1930 per la commercializzazione delle batterie ad opera del figlio di Joseph il quale acquista i fusti da altri produttori e monta le sue pelli. 

Nel 1953 l’azienda viene ceduta a Henry Grossman che grazie al prezioso aiuto del progettista Joe Thompson e ad una efficace operazione di marketing riesce a far imporre sul mercato il marchio Rogers. Di produzione Rogers è il rullante Dyna-Sonic commercializzato tra il 1960 e la metà degli anni ’80. L’innovazione più importante portata da questo rullante sta nella cordiera e nel sistema tendicordiera che donava sonorità più chiare e nitide.

 

Premier

Altro grande marchio quando si parla di batterie è Premier (il nome originario era Premier Drum Company), società messa in piedi nel 1922 da Albert della Porta, un batterista di Londra, e dal costruttore George Smith. Al principio Premier lavorava per conto di terzi per poi prendere la decisione di produrre batterie con il loro marchio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, come accadde per molte altre aziende, Premier fu costretta a riconvertire la produzione per fornire all’esercito i mirini per i carri armati e aerei. Ciò fece della fabbrica un obiettivo strategico e dunque non scampò ai bombardamenti. Ma la produzione non si fermò, semplicemente si trasferì a Leicester. 

Gli anni ’60 furono un periodo d’oro per Premier e grazie ai proventi fu possibile aprire nuovi stabilimenti indispensabili per far fronte all’aumento delle richieste. Dopo l’abbandono della famiglia avvenuto nel 1984 e un periodo che potremmo definire di transizione, nel 1987 la Yamaha incorpora Premier per poi passare ad altri proprietari più volte. Il marchio ha registrato un certo declino con il secolo nuovo, la produzione dei fusti e dell’hardware è stata delocalizzata a Taiwan salvo poi riprendere la produzione in Inghilterra nel 2012 ma solo per gli strumenti di fascia alta.

 

 

Slingerland

Nata come fabbrica di ukulele e banjo nel 1912, nel 1928 statunitense Slingerland avvia la produzione di percussioni. I suoi strumenti fanno breccia nel cuore di parecchi jazzisti di primo piano.

Uno di questi, Buddy Rich, fu il primo endorser nel 1936. Il periodo tra il 1960 e 1970 fu particolarmente splendente per il marchio grazie a batteristi immensi come Neil Peart e Carmine Appice che si affidarono a Slingerland. Trascorso questo periodo aureo, inizia il declino, anche perché dal Giappone arrivava una concorrenza spietata. Il marchio viene ceduto e dopo diversi passaggi diventa di proprietà della Gibson.

 

 

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