Ultimo aggiornamento: 02.07.20

 

Album dei Led Zeppelin – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Ci sono band che lasciano il segno più di altre, fino a diventare autentica fonte di influenza e ispirazione per gli altri e questo probabilmente è il massimo riconoscimento per un musicista, ovvero sapere che la sua musica ha spinto un ragazzino a imbracciare uno strumento e ascoltare nelle composizioni di tante band, echi di quanto lui ha composto in passato. Tutto questo è certamente accaduto per i Led Zeppelin che hanno dato un notevole contributo alla nascita del rock duro. La band inglese ha letteralmente dominato gli anni ‘70 presentando una forma inedita per quei tempi. All’interno della nostra guida troverete quelli che secondo noi sono gli album più interessanti del gruppo ma vogliamo darvi subito due assaggi: su Led Zeppelin IV trovate Black dog, Rock and Roll e Stairway to Heaven, canzoni che non hanno bisogno di presentazioni. Viaggiando a ritroso nella discografia della band troviamo Led Zeppelin II dove è presente, tra le altre Whole lotta love.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Gli 8 migliori album dei Led Zeppelin

 

È il momento della nostra classifica, bene o male ci troverete quasi tutti gli album dei Led Zeppelin in quanto al loro discografia è tutt’altro che sconfinata. Ciascun album è accompagnato da una recensione e un link utile a chi vuol sapere dove acquistare a prezzi bassi i dischi più venduti. Fate le vostre valutazioni e confrontate i prezzi.

 

 

1. Led Zeppelin IV rimasterizzato

 

Led Zeppelin IV (in realtà chiamato in questo modo per convenzione non avendo un titolo vero e proprio)… beh crediamo che il primo posto non possa che essere riservato al quarto lavoro in studio della band. Il motivo? Ve ne possiamo citare almeno tre giusto per non strafare: Black dog, Rock and Roll e (applauso, prego) Stairway To Heaven e dire che questo brano storico non fu neanche scelto come singolo (anche perché troppo lungo). 

In questo disco c’è la passione per il blues, l’attenzione per il folk e tanto rock and roll proprio come il titolo di una delle track presenti sul disco dove il compianto John Bonham picchia forte. Eh sì perché diamo il giusto merito al batterista. C’è poi “il brano”, quella “scala per il paradiso” che se ci pensate bene ha proprio la struttura di una scalinata che dal basso sale sempre più in alto, un lungo pezzo fatto di momenti diversi eppure così perfettamente legati l’uno all’altro, dove la voce di Robert Plant e la chitarra di Jimmy Page fanno da collante tra i diversi momenti.

 

La qualità audio dell’album non ha soddisfatto del tutto. Lascia delusi il packaging che è stato realizzato al risparmio. È nostra convinzione che masterizzare un disco debba anche essere l’occasione per arricchire anche l’aspetto visuale rispetto al passato.

 

Pro

Canzoni: Qui troviamo tre pezzi che di fatto sono entrati nel repertorio storico dei Led Zeppelin, Black dog, Rock And Roll e Stairway to Heaven.

Esecuzione: I brani sono seguiti alla perfezione, Robert Plant è in gran forma, Jimmy Page è ispiratissimo e la sezione ritmica Bonham/Jones sa essere violenta e delicata a seconda dei casi.

 

Contro

Audio: Non vogliamo dire che la qualità sia pessima ma neanche è come ce la saremmo auspicata, si doveva fare di meglio.

Packaging: La confezione è piuttosto povera, realizzata al risparmio. Le case discografiche dovrebbero sapere che i fan guardano a questi dettagli.

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2. Led Zeppelin II remastered CD

 

La lotta per il primo posto è stata dura e sebbene alla fine l’abbia spuntata Led Zeppelin IV è perché lì c’era Stairway to Heaven, che in pratica è come avere Maradona in squadra. Led Zeppelin II, seconda fatica della band, fu composta nei ritagli di tempo durante il tour. 

La band era sotto pressione, esausta ma nonostante ciò il risultato fu ottimo come dimostrano la famosissima Whole Lotta Love, Heartbreaker, Moby Dick dove il grande Bonzo ci delizia con uno dei suoi solo di batteria. C’è anche spazio per la cover Bring It On Home di Willie Dixon che chiude l’album. 

Del resto la scelta è stata naturale perché in Led Zeppelin II la componente “Chicago Blues” si sente, eccome, così come il rock e il folk. È un disco fresco, godibilissimo ma torniamo a evidenziare qualche pecca nell’audio così come l’assenza di un booklet corposo.

 

Pro

Brani: Non mancano pezzi degni di nota come Whole lotta love, Heartbreaker e Moby Dick caratterizzata da un bel solo di John Bonham.

Godibile: È uno di questi dischi che si ascoltano con piacere, è facile lasciarsi trasportare vista la sua bontà compositiva ed esecutiva.

 

Contro

Audio: Album rimasterizzato ma evidentemente non al meglio, vero quando i master originali sono vecchi il lavoro si complica ma si poteva fare di più.

Booklet: Ci risiamo, i fan si ritroveranno tra le mani un booklet poco curato e con il minimo sindacale, cosa abbastanza deludente.

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3. Physical Graffiti 40Th anniv.edit.

 

Abbiamo riflettuto a lungo se ritenere Physical Graffiti degno dell’ultimo gradino del podio. Del resto fin dalla sua pubblicazione è stato un lavoro che ha generato sentimenti contrastanti. Il fatto è che richiede un certo tempo per essere assimilato anche a causa della sua durata che supera gli 80 minuti. Questa volta è stato un album più ragionato dei precedenti e si sente. 

La band, dopo il forcing disco/tour/disco/tour che aveva caratterizzato la loro attività fino a Led Zeppelin IV, si era presa una meritata pausa. Rigenerate le batterie i quattro rocker sono stati pronti per comporre e registrare nuovo materiale, il risultato è Physical Graffiti dove la componente rock prende il sopravvento su quella blues. 

Jimmy Page suona degli assoli che si stampano in testa e magari è solo una nostra impressione ma a tratti si ha la sensazione di ascoltare qualche leggerissima influenza di Eric Clapton, ricordiamo che quello di Page fu il primo nome che suggerì agli Yardbirds quando lasciò la band. È un disco maturo, non abbiamo dubbi, e ha avuto il merito di far accrescere il successo dei Led Zeppelin, tuttavia dobbiamo anche dire che a tratti è dispersivo, fosse stato più concentrato, sarebbe stato meglio.

 

Pro

Maturo: Physical Graffiti ci presenta una band che ha oramai raggiunto la sua piena maturità artistica, desiderosa di innovarsi.

Assoli: Di questo album ci sono piaciuti gli assolo di Jimmy Page, essenziali ma completi, del resto non è mai stato un chitarrista che ama strafare mettendo la sua abilità al servizio delle canzoni.

 

Contro

Poco diretto: Come detto in precedenza è un album ragionato e proprio per questo è meno diretto, meno istintivo, una componente che ci è sempre piaciuta dei Led Zeppelin ma che qui non vediamo.

Durata: Se il disco non è semplicissimo da assimilare non è perché i pezzi sono brutti o eccessivamente complessi, il problema è la durata che potrebbe stancare dall’ascolto dopo la prima ora.

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4. House of the holy Super Deluxe

 

La prima cosa che si nota di House of the holy è che, rispetto ai quattro album precedenti, è il primo ad avere un vero e proprio titolo, ma è anche una delle opere più controverse visto che ha diviso critica e pubblico. Page e soci lo hanno composto con un relativa calma, hanno avuto modo di ragionare sul da farsi e la decisione presa è stata evidentemente quella di allontanarsi dalla matrice rock/blues che aveva fatto la loro fortuna fino a quel momento. 

Balzano agli occhi o meglio alle orecchie, una maggiore cura per gli arrangiamenti. La voglia di esplorare nuovi territori musicali vengono chiaramente a galla con il brano The Crunge, un pezzo decisamente funky ma è ancora più spiazzante e sorprendente il brano reggaeggiante D’Yer Mak’er. Forse l’episodio migliore è No Quarter, un pezzo lisergico, psichedelico e sicuramente dai tratti inusuali per la band ma sicuramente più adatto ai Led Zeppelin a differenza degli altri due succitati. 

L’edizione deluxe si fregia di un bel packaging, è ricca di contenuti con la versione del disco sia in vinile sia su cd, oltre a una serie e molto altro senza dimenticare il libro con foto dell’epoca, ritagli di giornali e altro materiale testuale. 

 

Pro

Confezione: È un box ben concepito dove il libro contenente foto, ritagli di giornale, lettere e altro materiale testuale è un valore aggiunto e appetibile per i collezionisti.

Ricco: C’è tanta musica, il disco è presente sia in vinile da 180 g sia in CD oltre a diverse versioni dei brani.

 

Contro

Non per tutti: Un disco fin troppo eterogeneo, la band esplora territori musicali che non le si addicono, ci riferiamo in particolare alla reggaeggiante D’Yer Mak’er.

Prezzo: Pur non essendo spropositato, bisogna dire che il costo è abbastanza alto, solo un super fan può essere disposto a spendere la somma necessarie.

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5. Led Zeppelin I Super Deluxe Edition box 2CD 3 LP

 

Nel 1969 i Led Zeppelin rilasciarono il loro primo full length e il Dirigibile spiccò il volo. Fin dal primo lavoro della band emerge l’amore per Willie Dixon e per la scena di Chicago, infatti sono ben due le cover sul disco del compianto bluesman che dopotutto negli anni ‘70 è stato tributato da tanti artisti rock. 

Vi proponiamo l’edizione Super Deluxe dell’album che presenta un bel packaging. Il box comprende l’album sia in versione CD che vinile ma probabilmente la vera chicca è il live del 1969 registrato a Parigi. 

Acquistando il box si ha diritto anche al download digitale delle canzoni, ma sappiamo che voi siete amanti della musica e preferite che questa suoni su un bell’impianto Hi-Fi piuttosto che sotto forma di file compressi da ascoltare su uno smartphone. Altre cose interessanti sono la replica del press kit che l’Atlantic Record all’epoca inviò alle riviste specializzate e un libro di 72 pagine. L’opera, come potete immaginare, non costa poco.

 

Pro

Completo: Il box è ricco, l’album è presente in formato CD e vinile, tutto il packaging è ben curato con un libro di 72 pagine e la replica del press kit della Atlantic Record.

Live: Di grande importanza è la testimonianza live risalente proprio al 1969, in occasione del concerto che fu registrato a Parigi.

Audio: Considerata anche l’età del lavoro originale possiamo dirci soddisfatti per la qualità audio, buona rimasterizzazione secondo noi.

 

Contro

Prezzo: Lo abbiamo detto, l’opera è completa pertanto ha un costo che non tutti sono disposti a sostenere a meno che non si sia di veri Led Zeppelin maniacs.

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6. Led Zeppelin III Super Deluxe edition box 2CD 2 LP

 

Led Zeppelin III non fu particolarmente amato dalla critica ai tempi della sua uscita ma del resto era la band stessa a non avere un buon rapporto con la stampa, anzi, spesso non ce lo aveva proprio il rapporto. In effetti all’epoca il disco poteva dare adito a pensare ad un certo ammorbidimento del sound, visto lo abbondare dei pezzi acustici sebbene Led Zeppelin III si apre con Immigrant Song, brano roccioso che poi è anche diventato uno dei cavalli di battaglia della formazione inglese. 

Anche in questo caso l’edizione deluxe comprende l’album sia su vinile sia su CD. In aggiunta ci sono una serie di versioni rough mix, alternative mix e un paio senza la voce, Friends per essere precisi oltretutto è un brano che non ci piace e Bathroom Soundtrack. 

Non manca il libro con tante foto e ritagli di giornale. Il contenuto può anche essere scaricato in formato digitale. Ottima la confezione, è un prodotto realizzato sicuramente con cura ma probabilmente troppo costoso.

 

Pro

Packaging: Il box è ben confezionato, tutto si trova all’interno di una custodia di buona qualità e ben realizzata, ottima anche per esposizione. Interessante il libro con foto e ritagli di giornale.

Audio: Il disco suona bene sia nella sua versione su CD sia su vinile, l’opera è stata fatta oggetto di un buon lavoro in fase di rimasterizzazione.

Versione digitale: Chi lo desidera può ascoltare il contenuto musicale del box anche in formato digitale scaricandolo.

 

Contro

Costo: Il prezzo è alto anche perché in questo caso i brani extra sono versioni rough mix, alternative mix che magari si ascoltano una volta sola.

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7. The Songs Remains The Same masterizzato 2 CD più booklet

 

The Songs Remains The Same è il primo live album dei Led Zeppelin, registrato tre anni prima al Madison Square Garden di New York, tour di supporto a Houses of the Holy. Vi proponiamo la versione remastered su CD, due per l’esattezza. La tracklist farà felici gran parte di fan, anche se qualcuno potrebbe stancarsi durante l’ascolto a causa di un paio di brani dilatati più del dovuto. 

Il suono ci è piaciuto, è evidentemente arricchito, migliorato rispetto all’edizione originale. L’esecuzione è buona, peccato che i brani non provengano tutti dallo stesso concerto ma selezionati tra quelli suonati dal 27 al 29 luglio del 1973. 

C’è un libretto di 24 pagine ma nonostante ciò ci sembra essere povero con più foto messe sulla stessa pagina dunque dal formato molto piccolo e poche note aggiuntive. È comunque un buon packaging ma sicuramente migliorabile. Il prezzo di questa versione è adeguato al prodotto.

 

Pro

Setlist: I fan resteranno molto contenti per i brani presenti sul CD, vi basti sapere che si parte con Rock And Roll e si chiude con Whole Lotta Love.

Qualità audio: C’è da ritenersi soddisfatti per la qualità della rimasterizzazione, tutte le canzoni di ascoltano bene, hanno un buon audio.

Prezzo: È nostra convinzione che il costo del CD sia adeguato e comunque parliamo di una somma alla portata di tutti, a queste condizioni non si può non comprarlo.

 

Contro

Booklet: Nonostante abbia 24 pagine, ci risulta ugualmente povero, non ci piace la scelta di inserire più foto sulla stessa pagina, perché così sono troppo piccole.

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8. Celebration Day 2CD e Blu-ray

 

Celebration Day è stata probabilmente l’ultima occasione, per poche migliaia di fortunati, di assistere a un concerto dei Led Zeppelin. Dietro la batteria siede Jason, il figlio di Bonham che magari “pesta” meno del padre prediligendo un approccio più tecnico ma che garantisce una qualità altissima. L’evento risale al 2007, fu organizzato per beneficenza in occasione della scomparsa Ahmet Ertegun, boss della Atlantic Records. 

La location è la O2 Arena di Londra. I Led Zeppelin in quell’occasione regalarono un’ottima esibizione almeno a giudicare dalle recensioni dell’epoca. Perché diciamo questo? Perché se è vero che il concerto si tenne nel 2007, il CD uscì nel 2012 e la sua pubblicazione restò in dubbio per molto tempo perché i pezzi così come erano stati registrati erano inutilizzabili e serviva un immane lavoro di postproduzione in studio per migliorare il tutto. 

Di qui il sospetto, lecito ma non confermato, che ciò che sentite su disco non è quello che avreste ascoltato se presenti all’evento. Questo formato comprende oltre a due CD anche il video concerto su Blu-ray.

 

Pro

Setlist: Comprende tanti classici che in pochi avrebbero anche solo sperato di tornare ad ascoltare dal vivo.

Blu-ray: Non solo potete ascoltare la musica dei Led Zeppelin ma potete anche guardarla grazie alla presenza di un Blu-ray che immortala l’esibizione.

Costo: Considerato che la confezione oltre ai due CD comprende anche il Blu-ray del concerto, possiamo ritenere il prezzo molto vantaggioso.

 

Contro

Artificioso: Tutte le tracce sono state sottoposte a un pesante lavoro di editing, post-produzione e tutto il necessario per migliorarle, ciò toglie magia al live che secondo noi dovrebbe essere l’esatta versione di ciò che si ascolta dal palco.

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Come scegliere un buon album dei Led Zeppelin

 

I Led Zeppelin non esistono più come band eppure continuano a vendere, tanto è vero che sul mercato, di tanto in tanto, escono nuove interessanti offerte, spesso chicche imperdibili per i fan mentre in altri casi è il classico raschiare il barile per racimolare qualche soldo in più, ecco perché è importante fare una comparazione tra tutti i titoli venduti online. 

Non preoccupatevi perché a questo gravoso compito ci abbiamo pensato noi, abbiamo preso nota dei pareri dei consumatori (nonché fan) e tenuto conto dei nostri gusti personali, abbiamo scelto i migliori album dei Led Zeppelin. Non abbiamo la pretesa che le nostre scelte coincidano con le vostre, ci mancherebbe. Tuttavia crediamo di essere riusciti a realizzare una sorta di percorso che permetta a chi sa poco o nulla della band di scoprirla e decidere autonomamente quale album dei Led Zeppelin comprare.

La scelta del supporto audio

Il miglior disco dei Led Zeppelin può essere comprato sia su CD sia su vinile. Non vogliamo stare qui a dirvi quale supporto offra un ascolto migliore anche perchè molto dipende dal vostro impianto Hi-Fi. PIuttosto analizziamo pro e contro oggettivi dell’uno e dell’altro formato. Cominciamo dall’aspetto economico. 

Più volte abbiamo raccontato di come il vinile sia tornato di moda tanto è vero che i dati di vendita superano proprio quelli dei CD e chi ha vissuto l’avvento di questo formato quasi stenterà a crederci pensando che il vinile era quasi scomparso per colpa dei compact disk. Le case discografiche, dunque, ne approfitto un po’ facendo lievitare i prezzi, infatti la differenza di costo tra un CD e un vinile dello stesso titolo può andare anche oltre una decina di euro. 

Spezziamo comunque una lancia a favore delle label perché la produzione del vinile ha un costo maggiore rispetto al CD. Copertina: è bella grande, è più facile notare i dettagli. Il CD, a suo vantaggio ha che può essere ascoltato anche in auto ed è più resistente.

 

Edizioni speciali

Come scegliere un buon album album dei led Zeppelin? Si può sempre partire da una edizione speciale. Bisogna però stare attenti a che siano davvero speciali e che valgano il prezzo richiesto. Cosa riteniamo debba avere una edizione speciale che attenzione, non significa debba essere deluxe? 

Sicuramente contenuti extra rispetto alla prima edizione, un booklet con foto, testi, soprattutto se come spesso accadeva in passato, non erano presenti, note e informazioni aggiuntive circa l’album. Insomma la confezione deve essere curata. Attenzione poi a quando leggete “limited edition” perchè ultimamente abbiamo notato che le edizioni non sono poi così limitate, infatti se ne trovano in vendita anche anni dopo la pubblicazione. Una autentica edizione limitata dovrebbe comprendere poche migliaia di pezzi nel caso di una grossa band come i Led Zeppelin.

Raccolte

Soprattutto per chi ha pochi o nessun disco dei Led Zeppelin può tornare utile comprare un Best Of, ovvero una raccolta dei loro brani più famosi. Questo è il modo più economico per avere una panoramica sulla musica della band e poi magari decidere quali dischi comprare tenendo conto delle canzoni che sono piaciute di più.

 

 

 

Cose che (forse) non sapete sui Led Zeppelin

 

Girano tante voci sui Led Zeppelin, spesso si tratta di leggende inventate di sana pianta, altre volte di fatti realmente accaduti, andiamo alla scoperta di queste dicerie e cerchiamo di scoprire se trovano conferma oppure no.

La groupie quattordicenne di Jimmy Page

Lori Maddox è una delle groupie più famose, la sua “carriera” è cominciato prestissimo. Effettivamente quando conobbe Jimmy Page aveva soltanto 14 anni. Se all’epoca la notizia fosse venuta fuori il chitarrista avrebbe avuto seri problemi legali.

 

Il patto con il diavolo

Tra le leggende che circolano sui Led Zeppelin c’è anche un presunto patto stretto con il diavolo in cambio della celebrità. Le voci sono nate soprattutto a causa dell’interesse che Page aveva per l’esoterista e controverso personaggio Aleister Crowley che in vero nulla aveva a che fare con il satanismo. La band, dal canto suo, ha lasciato che la gente dicesse ciò che voleva in merito non essendo interessata a smentire le dicerie. 

Anche il brano Stairway to Heaven è stato messo sul banco d’accusa in quanto, se ascoltato al contrario, conterrebbe un messaggio satanico. Bisogna capire chi, sano di mente, farebbe girare al contrario un disco. Lo stesso Plant, interpellato in merito, ebbe a dire che solo chi ha tanto tempo da perdere potrebbe mettersi ad ascoltare un disco al contrario in cerca di messaggi satanici.

John Bonham e i 40 shot di Vodka

Il 25 settembre del 1980 John Bonham fu ritrovato cadavere in una delle stanze della casa di Jimmy Page nel Windsor Berkshire. Ad ucciderlo fu il suo stesso vomito. Si dice che nelle ore precedenti alla morte il batterista ingerì 40 shot di Vodka. Ebbene, dal referto autoptico redatto dal medico legale incaricato di eseguire l’autopsia sul corpo di Bonham, emerse che nel sangue del batterista fosse presente l’equivalente di 40 shot di vodka.

 

 

 

Domande frequenti

 

Perché i Led Zeppelin si sono sciolti?

Lo scioglimento dei Led Zeppelin non fu dovuto a dissidi interni bensì al verificarsi di un tragico evento. Purtroppo il batterista John Bonham era solito bere parecchio. Bevve (e tanto) anche tra il 24 e il 25 settembre del 1980, quando si trovava a casa di Jimmy Page. Il batterista era talmente sbronzo che, incautamente, fu messo a dormire da solo in una stanza dell’abitazione. La mattina seguente Bonham fu trovato cadavere, morì soffocato dal suo vomito. In un comunicato emesso dalla band a seguito di quel tragico accadimento fu comunicato al mondo intero che per rispetto dell’amico deceduto e della sua famiglia i Led Zeppelin avrebbero cessato di esistere come band.

Che chitarra suona Jimmy Page?

Principalmente Jimmy Page suona la Gibson Les Paul. La famosa Number One fu comprata da Joe Walsh dei James Gang nel 1969. La particolarità di questa chitarra era il manico più sottile rispetto alle altre Les Paul. Il manico era stato cambiato da un liutaio in seguito a una riparazione commissionata da Walsh. Famosissima, poi, la chitarra a doppio manico Gibson ES 1275 a sei e 12 corde che Page usa per brani come Stairway To Heaven e Tangerine. Il chitarrista inglese, ad ogni modo, non disdegna Stratocaster e Telecaster.

 

Che cos’è il progetto Page and Plant?

A metà degli anni ‘90 Jimmy Page e Robert Plant si riunirono sotto il moniker Page and Plant registrando due duschi: No Quarter: Jimmy Page and Robert Plant Unledded (1995) e Walking Into Clarksdale (1998). Al primo album fece seguito un tour mondiale dove il sodalizio si avvalse della collaborazione di una orchestra orientale.

 

Dopo lo scioglimento i Led Zeppelin hanno pubblicato altri studio album?

In effetti la band nel 1982, dunque circa due anni dopo lo scioglimento, ha pubblicato l’album Coda. Sulla decisione di uscire con un disco postumo contenente brani inediti e composti in periodi differenti ci sono almeno due versioni: la prima è che la band era in debito di un disco con la Atlantic Records, dunque la decisione sarebbe stata presa per onorare un impegno contrattuale mentre la seconda versione fornita da Robert Plant in persona, è che fu un modo per arginare la vendita di bootleg che contenevano i pezzi finiti poi su Coda.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.07.20

 

Album dei Beatles –  Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

The Beatles o più semplicemente, come li chiamiamo noi, i Beatles sono uno di quei gruppi da ritenere fondamentali per la storia della musica popular. La storia dei “Baronetti” di Liverpool è stata breve ma intensa e soprattutto costellata di successi. Hanno venduto tanto e ancora oggi vendono tanto (al netto della crisi del mercato discografico, s’intende). Fatto sta che nonostante la band non esista più da tantissimo tempo, continua a conquistare nuovi fan, chissà quanti di quei nipoti di oggi hanno avuto una nonna urlante in prima fila a un concerto dei “Fab Four” e magari è proprio grazie a lei hanno scoperto la band di Liverpool. Anche noi vogliamo fornire il nostro contributo e dare ristoro alla vostra sete di conoscenza sulla band presentandovi alcuni album, come questi due: Abbey Road Anniversary Edition LP che è un disco collezionabile non tanto perché uscito in occasione del suo cinquantesimo anniversario quando per il fatto di essere un picture disc. Un altro over 50 è The Beatles box super deluxe limited, che è ricco di materiale inedito tra cui spicca un interessante libro.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
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Gli 8 migliori album dei Beatles – Classifica 

 

Abbiamo stilato una classifica che comprende non solo gli album più venduti online ma anche altri che secondo il nostro giudizio meritano la posizione assegnata. Ad ogni modo potrete leggere le nostre ragioni all’interno della recensione scritta per ciascun disco. Per chi volesse sapere dove acquistare a prezzi bassi l’album preferito dei Beatles può fare riferimento ai link sottostanti le recensioni. Per un acquisto ponderato invitiamo voi tutti a confrontare i prezzi.

 

 

1. Abbey Road Anniversary Edition LP picture disc da 180 g

 

Molti esperti o semplici appassionati di musica ritengono che Abbey Road sia il miglior album pubblicato dai Beatles. Il disco originariamente uscì nel 1969, la band è ormai agli sgoccioli della sua carriera in quanto ci sarà solo lo spazio per un ultimo lavoro l’anno seguente. Siamo, dunque, al cospetto di una formazione matura dal punto di vista tecnico e compositivo. Abbey Road è un nome, anzi, un luogo importante per la storia del gruppo, così si chiamano gli studi di registrazione di proprietà della EMI che a sua volta prende il nome dalla strada dove sono ubicati. 

Storica, poi, la copertina che raffigura i Beatles, in fila attraversare sulle strisce pedonali quella via per poi entrare negli studios. Abbey Road Anniversary Edition è un disco celebrativo per festeggiare i 50 anni dalla pubblicazione, la versione scelta è un picture disc quindi è anche un album da collezione. 

Ma scegliere la versione picture disc vuol dire rinunciare a una ventina di brani tra demo e outtakes presenti nella versione deluxe e disponibile sia in  CD che in vinile ma a un prezzo più alto. La qualità della rimasterizzazione è buona e il vinile è da 180 g quindi meno soggetto a deformazioni. Rispetto alla tracklist originale manca un brano, ovvero Her Majesty che in vero è un pezzo da una ventina di secondi.

 

Pro

Da collezione: Gli appassionati sono sempre sensibili ai picture disc, sul vinile in questione è perfettamente riprodotta la mitica copertina dell’album.

Qualità audio: In fase di rimasterizzazione è stato svolto un attento lavoro al fine di donare un suono degno di un’opera così importante.

Materiale: L’album è inciso su un vinile da 180 g, tale peso ma soprattutto spessore, lo rende meno soggetto a deformazioni.

 

Contro

Brani mancanti: Rispetto alla versione originale manca il breve brano Her Majesty, inoltre non ci sono le versioni demo e outtakes presenti sulla più costosa edizione deluxe.

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2. The Beatles box super deluxe limited 6 CD + Blu-ray  

 

The Beatles, questo è il titolo dell’album ma in realtà sono in pochi a chiamarlo così perché per la maggior parte delle persone è il White Album a causa della copertina totalmente bianca, una scelta che in fin dei conti si è rivelata vincente nella sua disarmante complicità. Abbiamo scelto l’edizione deluxe in formato CD uscita nel 2018 in occasione del cinquantesimo anniversario del disco. 

Diciamo subito che la qualità audio è buona, la rimasterizzazione non ha tolto nulla come a volte capita bensì ha aggiunto un significativo miglioramento che anche gli audiofili sapranno apprezzare. Imperdibile per i fan il libro di 164 pagine con foto del periodo, riproduzioni di manoscritti, l’introduzione di Paul McCartney e la spiegazione dell’opera da parte di Gilles Martin, foglio di George che produsse l’album. 

Utile il contributo del critico John Harris che riassume la storia del disco contestualizzandola nel periodo socio politico del 1968. Insomma, è un’opera completa e anche se non costa poco ogni vero fan dovrebbe avere.

 

Pro

Qualità audio: I sei CD godono di un’ottima qualità sonora, si nota che dietro c’è stato un duro lavoro per riportare a nuova luce i brani, comprese le versioni demo.

Libro: A rendere questa versione imperdibile non c’è solo la musica ma anche il libro di 164 pagine ricco di foto e aneddoti vari.

Blu-ray: Chi nel proprio impianto ha un dispositivo capace di leggere i Blu-ray audio potrà ascoltare altro materiale interessante anche in formato Dolby True HD 5.1.

 

Contro

Prezzo: L’unico aspetto svantaggioso di un’opera perfetta per qualità audio e packaging può solo essere il prezzo che è comprensibilmente alto.

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3. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band Anniversary Super Deluxe Edition 

 

L’operazione (commerciale) per commemorare il cinquantesimo compleanno di diversi album dei Beatles continua Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e sebbene occupi l’ultimo gradino del podio rimasto disponibile, sappiamo che altri titoli non avrebbero sfigurato in questa posizione, ciò detto lasciare questo album fuori dalla Top 3 sarebbe stato impossibile. 

Dopotutto l’album è da più parti ritenuto tra i dischi fondamentali del ventesimo secolo mentre la redazione americana di Rolling Stone lo piazza addirittura al primo posto dei 500 migliori album di sempre, ma dopotutto non è l’unico titolo della band di Liverpool collocato ai primi posti della suddetta classifica. 

Anche in questo caso abbiamo una copertina pensata per restare impressa nella memoria degli appassionati di musica. Per realizzarla Jann Haworth e Peter Blake svilupparono un’idea di Paul McCartney ed è considerata una autentica opera Pop Art. Ancora una volta Giles Martin riesce a dare nuovo splendore a ciò che il padre aveva fatto in precedenza con la prima edizione, la qualità sonora è molto buona, curata. In tutto ci sono cinque CD e un Blu-ray per l’ascolto in alta definizione. Non manca un libro ricco di fotografie dell’epoca. Il prezzo resta alto ma rispetto a quando è uscito potete trovarlo con un bello sconto.

 

Pro

Suono: Giles Martin svolge un lavoro egregio in studio riuscendo a migliorare il suono di un album che ormai ha 50 anni sul groppone.

Tracks: C’è davvero tanto da ascoltare, oltre alla tracklist originale trovate ad esempio il direct transfer del mixaggio in versione originale e molto altro.

Copertina: Ritenuta un vero esempio di Pop Art, ai tempi del lancio del disco fece discutere i più bigotti per la presenza di personaggi come Aleister Crowley.

 

Contro

Costo: L’edizione deluxe è ricca di materiale, chiaramente tanta carne al fuoco non può costare poco, fatevi due conti prima di comprare questa versione.

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4. Revolver remastered limited edition digipack

 

Se Rolling Stone riservò a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band il primo posto della sua classifica dei 500 migliori album di sempre, non bisogna scorrere troppo in basso le posizioni per imbattersi in Revolver, che infatti occupa il terzo posto. 

Su Revolver troviamo qualche indizio della direzione psichedelica che avrebbe intrapreso il suo successore, del resto i dischi dei Beatles uscivano a cadenza annuale (in alcuni casi anche meno) quindi è normale che elementi che caratterizzavano un album si trovassero magari in minor misura rispetto a quello successivo. 

Si conferma la buona qualità audio che caratterizza le rimasterizzazioni dei Beatles. Peccato per l’assenza di qualche bonus track, qui è presente la stessa tracklist dell’album uscito nel 1966 con la sola aggiunta del documentario Revolver che però è in lingua originale senza sottotitoli. Packaging nella media, quindi anche in questo caso non aspettatevi nulla di particolare.

 

Pro

Sound: Il suono dei Beatles comincia ad arricchirsi di elementi di una componente rock psichedelica che poi ritroveremo con maggior presenza in Sgt. Pepper.

Audio: L’album è stato ottimamente rimasterizzato secondo noi, la qualità audio ci soddisfa completamente e siamo certi soddisferà anche parecchi di voi.

 

Contro

Brani extra: Purtroppo non ci sono brani extra e rarità varie, il documentario è presente solo in lingua originale, senza sottotitoli.

Packaging: Anche sul versante del packaging c’è ben poco da aspettarsi, nessuna foto rara o note particolari, confezione poco curata.

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5. Rubber Soul remastered limited edition

 

Molto probabilmente Rubber Soul è il disco che certifica la maturità artistica della band. Non è passato di certo un secolo dal debut Please Please Me ma due anni scarsi, siamo nel 1965 tuttavia Rubber Soul è già il sesto lavoro dunque i Fab Four hanno avuto modo di fare esperienza sui vari aspetti che concernono la composizione e produzione di un album. 

I testi d’amore (piuttosto adolescenziale in vero) che facevano svenire le ragazzine cominciano a far posto a una certa varietà tematica. Come si ascolta il CD, ovvero com’è la qualità audio, per dirla in altre parole? 

Sicuramente buona, magari non da audiofili ma critiche negative sarebbero fuori luogo. Non ci sono tracce extra ma troviamo comunque un mini documentario che può essere visto solo su computer, naturalmente è in lingua originale e senza sottotitoli.

 

Pro

Nuovo stile: Affiorano i primi cambiamenti nello stile dei Beatles, ci sono tracce di psychedelic rock ma soprattutto una maggiore varietà a livello lirico.

Audio: Il disco è stato fatto oggetto di una buona opera di rimasterizzazione, a noi la qualità sonora ha soddisfatto.

 

Contro

Bonus track: Nessuna chicca per i fan che si ritrovano tra le mani la tracklist così com’era nel 1965, per questo non vale molto ai fini del collezionismo.

Documentario: Il Rubber Soul mini documentary può essere visto solo con il computer, sarebbe stato più comodo avere un disco compatibile con un lettore Blu-ray o DVD.

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6. Let It Be remastered limited edition

 

Let It Be ha l’ingrato compito di chiudere la carriera dei Beatles come band. Quando arrivò nei negozi era già noto che il quattro avrebbero separato le loro strade e non è che siano state tutte rose e fiori durante le registrazioni, anzi i litigi e abbandoni non sono mancati. Alla fine portare a termine il disco è stata una sorta di miracolo. 

Non è un gran disco ma neanche è da buttare via. Ci sono brani buoni ma nulla più, anche se alla fine un pezzo com Let It Be è riuscito meritevolmente a emergere per poi essere considerato a tutti gli effetti un classico, l’ultimo della storia dei Beatles che immaginariamente ci salutano sulle sue note; sarebbe stato perfetto come chiusura dell’album ma all’epoca fu scelto di inserirlo a metà strada. 

Abbastanza anonima è la copertina, quasi come se non si volesse perdere tempo a lavorarci su, molto più semplice piazzare quattro foto. Chiude il solito mini documentario che anche in questo caso può essere fruito solo dal computer.

 

Pro

Let it be: A nostro avviso l’episodio migliore del disco è la title track, un pezzo lento che arriva dritto al cuore, un vero classico ed evergreen.

Qualità audio: Il CD non suona affatto male, pur non stravolgendo il sound originale viene alzato il livello qualitativo dal punto di vista audio.

 

Contro

Mini documentario: Come elemento bonus è presente un mini documentario però come accaduto anche pr altri titoli, questo può essere guardato solo dal computer.

Copertina: Neanche ci hanno provato a realizzare una cover degna di essere definita tale, lavoro pressoché approssimativo con quattro comuni foto.

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7. Please Please Me remastered limited edition

 

Qui è dove tutto è cominciato (o quasi): siamo nel 1962 quando Please Please Me arriva sugli scaffali dei negozi di dischi e nessuno immagina che di lì a poco si sarebbe parlato addirittura di Beatlesmania. Love me do è il singolo che anticipa l’album, l’accoglienza di critica e pubblico magari non è eclatante ma lascia ben sperare. 

Il disco è composto da brani easy listening, a tratti acerbi con un certo non so ché di adolescenziale ma la formula funziona. A nostro avviso la tracklist comprende troppe cover. Il prezzo per questo CD non è affatto male ed è sicuramente una ragione in più per comprarlo. Qualità audio buona e immancabile mini documentario che caratterizza le versioni rimasterizzate del 2009 fruibile solo da computer. Ridotta la durata dell’album.

 

Pro

Gradevole: Chi ama la musica semplice, magari da ascoltare distrattamente, qui troverà una serie di tracce che gli allieteranno la giornata.

Prezzo: Il CD è venduto a un prezzo contenuto, questa è sicuramente una delle buone ragioni per comprarlo senza pensarci troppo.

 

Contro

Cover: Non critichiamo le cover nel merito ma per essere un debut album secondo noi ce ne sono fin troppe.

Durata: Sebbene il disco contenga quattordici brani la durata è di soli 34 minuti, secondo noi è troppo breve con una media di 2:40 per brano.

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8. Live at the Hollywood Bowl

 

Ci è sembrato giusto chiudere la nostra selezione con un album dal vivo perché dopotutto è in questo contesto che si distinguono i bravi musicisti da quelli meno bravi. In studio un pezzo lo si può ripetere all’infinito finché non viene bene ma dal vivo non ci sono seconde possibilità. Il live si compone di tredici pezzi registrati all’Hollywood Bowl di Los Angeles. La cosa interessante è che in quel posto i Beatles tennero tre concerti, sempre nel mese di agosto, ma tra il 1964 e il 1965, dunque abbiamo sullo stesso disco brani suonati a un anno di distanza. 

Non solo, perché l’album uscì una dozzina di anni dopo, nel 1977, e chissà se mai sarebbe stato pubblicato se non avesse cominciato a girare il bootleg Live! at the Star-Club in Hamburg, Germany del 1962. Il problema è che la qualità audio era pessima (senza contare le difficoltà d’ascolto dovute al baccano del pubblico) tanto è vero che ben due produttori storici del gruppo, George Martin prima e Phil Spector poi, rinunciarono al lavoro. Alla fine nel ‘77 George Martin, viste le insistenze della Capitol, compì un mezzo miracolo. Martin senior, però, non aveva a disposizione la tecnologia di Martin Junior incaricato di riportare alla luce il live. 

Il lavoro svolto dal figlio d’arte è stato lodevole e oggi la qualità audio è buona, in più rispetto alla prima edizione sono stati ripescati quattro brani extra, ovvero, You can’t do that, I want hold your hand, Everybody’s trying to be my baby e Baby’s in black. Il prezzo del CD è ottimo, molto povero il packaging.

 

Pro

Qualità audio: Giles Martin come sempre ha svolto un lavoro egregio, solo chi possiede la prima edizione del ‘77 può capire di che portata siano state le migliore audio.

Brani extra: Rispetto al live pubblicato nel 1977 qui troviamo ben quattro canzoni in più, all’epoca probabilmente rimaste escluse perché di pessima qualità o magari per mancanza di spazio.

Prezzo: Il costo di questo CD è poca cosa, parliamo di somme che si spendono senza pensarci su neanche un attimo.

 

Contro

Packaging: A lodevole lavoro fatto in studio non ha corrisposto un pari impegno nel fornire al disco una confezione migliore.

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Come scegliere un buon album dei Beatles

 

Sebbene i Beatles non esistano più, non di rado sul mercato escono nuove e allettanti offerte. Le abbiamo selezionate per voi dopo una comparazione certosina. Certo, oltre il prezzo va sempre tenuto conto del valore artistico dell’album, parliamoci chiaro: per acquistare un disco non si possono usare gli stessi parametri di riferimento che sono invece comuni ad altri oggetti proprio perché la musica è ben altra materia e soprattutto ha una componente soggettiva non irrilevante, tanto è vero che già ci immaginiamo le critiche che ci pioveranno addosso da parte di quanti non sono d’accordo con noi su quali sono i migliori album dei Beatles. 

I nostri sono pareri personali, è vero, tuttavia nei limiti del possibile cerchiamo di affidarci anche a quei pochi dati oggettivi applicabili a un gruppo musicale. Ciò detto non mancheremo di darvi delle indicazioni di carattere generale che vi aiutino a decidere quale album dei Beatles comprare senza condizionamenti da parte nostra. Insomma, dopo aver letto la nostra guida saprete come scegliere un buon album dei Beatles.

Prima edizione o ristampa

Diciamolo subito, trovare una prima stampa di qualsiasi album dei Beatles è impossibile a meno che non ci si rivolga a un collezionista. Un collezionista, però, perché mai dovrebbe privarsi della sua preziosa reliquia? Per denaro? Beh state certi che in quel caso non parleremmo di pochi soldi. Ecco perché le ristampe sono salvifiche e, pur non avendo grande valore, consentono a chi negli anni ‘60 non era ancora nato di ascoltare i dischi pubblicati proprio in quel decennio. 

Anche le ristampe vanno valutate con attenzione, ne possono essere fatte diverse edizioni nel corso degli anni e non tutte presentano lo stesso livello qualitativo. Ok, prendiamo la ristampa, ma su quale supporto? Oggigiorno gli album dei Beatles si trovano anche in CD. Perché diciamo “anche”? Perché quando i Beatles suonavano, i compact disk non esistevano. 

Diciamo pure che le ristampe su CD erano quelle che andavano per la maggiore ma come i più attenti sapranno, il vinile è tornato in auge quindi adesso è possibile trovare nuovamente il miglior album dei Beatles in questo formato. Qual è il supporto più economico? Le ristampe in CD mediamente costano meno rispetto a quelle in vinile.

 

Tracce extra e packaging

Ci sono alcune cose che possono rendere una ristampa ghiotta anche a chi magari ne possiede una precedente, certo, bisogna essere dei super fan per comprare due volte lo stesso album ma tant’è… quali sono queste cose? 

Sicuramente delle bonus track, pezzi live e/o versioni demo di brani rimaste in chissà quale archivio per decenni per poi uscire fuori e rappresentare l’occasione per commercializzare un vecchio disco. Anche il packaging è importante, i fan adorano booklet con foto, note e informazioni varie sul disco per non parlare delle edizioni deluxe.

Cofanetti e Best of

Chi desidera avere una panoramica sulla carriera dei Beatles per poi magari andare a pescare quei dischi dove ci sono i singoli che gli sono piaciuti, può prendere una raccolta che può contenere anche materiale raro o inedito. Un semplice Best of può anche costare poco ma quando sentite parlare di cofanetti o box il prezzo sale ma c’è da dire che in questo caso si ha anche un packaging più curato.

 

 

 

Quello che (forse) non sapete sui Beatles

 

Cosa sapete sui Beatles ma soprattutto cosa non sapete? No, qui non si parla di quando è uscito Please Please Me oppure Let It Be e neanche vogliamo raccontarvi del quinto Beatles. Questo spazio è riservato a curiosità e aneddoti riguardanti la band.

 

L’incontro che cambiò la storia

I beatles erano in quattro ma indiscutibilmente le due colonne portanti della band erano Lennon e McCartney, come si conobbero i due, come nacqua la loro amicizia? Si racconta che i due si incontrarono nel 1957 nell’ambito di un evento musicale per gruppi emergenti organizzato presso la St. Peter’s Church. Lennon aveva alzato il gomito, vide McCartney e lo avvicinò, cominciarono così a parlare di musica, questa fu la scintilla che fece nascere la loro amicizia.

Fan incontinenti

Leggenda o verità? Noi non c’eravamo dunque non possiamo confermare o smentire quanto dichiarato da Bob Geldof durante una intervista con Q Magazine del 2010. Il musicista dice di ricordare le chiazze di urina per terra durante i concerti dei Beatles, visto che pare che le giovani fan se la facessero letteralmente sotto per l’emozione di assistere allo show dei loro idoli.

 

Il Vaticano perdona, Rinfìgo Starr no

È noto che dalle parti del Vaticano siano bacchettoni e sul capo dei Beatles pendeva una sorta di scomunica, almeno fino al 2010 quando L’Osservatorio Romano li riabilitò. Sul “perdono” si espresse il batterista Ringo Starr: “Non me ne frega niente”.

 

L’America e la Beatlemania

Si dice che la Beatlemania arrivò negli Stati Uniti grazie a una ragazzina che, quasi indignata, telefonò a una radio locale chiedendo perché nel suo Paese non venisse trasmessa musica come quella dei Beatles. La protesta della giovane fan suscitò curiosità nel conduttore radiofonico che alla fine decise di trasmettere I want hold your hand. L’esempio venne seguito anche da altre radio e i Beatles conquistarono gli States.

Un’occasione persa per gli extraterrestri

Vi immaginate se la Beatlesmania scoppiasse anche tra gli (ipotetici) abitanti di altri pianeti? Beh se ciò non accadrà prendetevela con la EMI. Questi sono i fatti: il famoso astronomo Carl Sagan voleva che il brano Here come the sun venisse inclusa nel Voyager Golden Record, una registrazione con dei saluti pronunciati in tutte le lingue del mondo, musiche, immagini, suoni naturali e spedita nello spazio una sonda nell’ambito del programma Voyager del 1977. Era convinzione di Sagan che quella canzone dei Beatles fosse perfetta per testimoniare la natura pacifica dell’umanità. Ebbene la EMI non volle concedere i diritti.

 

 

 

Domande frequenti

 

Chi è il quinto Beatles?

Come tutti sanno la formazione comprendeva quattro elementi, tuttavia spesso si sente parlare di un quinto Beatles. Chi è costui? Si tratta del famoso produttore George Martin che lavorò a gran parte di dischi pubblicati dai Fab Four. Il suo contributo alla musica della band fu considerevole oltre che lodevole.

Chi ha ucciso John Lennon?

A uccidere John Lennon con quattro colpi di pistola sparati alle spalle fu Mark David Chapman, ex guardia giurata con conclamati problemi di droga e mentali. L’omicidio avvenne l’8 dicembre del 1980 all’esterno dell’abitazione del musicista (New York), mentre rincasava.

 

Cos’ha fatto come prima cosa Paul McCartney dopo lo scioglimento dei Beatles?

Il primo passo di McCartney dopo la fine dei Beatles è quello di pubblicare un solo album dal titolo “McCartney” nel 1970. Il disco, suonato interamente dal musicista e aiutato per i cori dalla moglie Linda, si compone di tredici pezzi scritti durante il suo periodo con i Beatles ma che per varie ragioni non erano stati mai registrati dalla band.

 

Con quale disco hanno esordito i Beatles?

Il primo disco pubblicato dai Beatles è stato Please Please Me, uscito nel 1963. Una curiosità è che il disco negli Stati Uniti fu pubblicato con un titolo diverso Introducing… The Beatles e segna anche l’inizio della proficua collaborazione con il produttore George Martin.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.07.20

 

Album dei Queen – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

Ci sono band, artisti, che conoscono pure i sassi, tra questi ci sono anche i Queen il cui nome è indissolubilmente legato a Freddie Mercury, cantante carismatico dalla voce unica e versatile come pochi. Con la morte del singer, la band ha sostanzialmente ridotto al minimo la sua attività. Diciamo che ha congelato la carriera perché nonostante un evidente immobilismo, lo scioglimento non è mai stato ufficializzato. I Queen ci sono ma non sono più gli stessi, cosa vogliamo dire? Che della formazione originale sono rimasti Brian May e Roger Taylor che hanno sostanzialmente lanciato due entità parallele alla band che fu di Mercury: la prima è stata Queen + Paul Rodgers, la seconda Queen + Adam Lambert. Chi vuole avvicinarsi alla musica della band britannica, cosa dovrebbe ascoltare? Innanzitutto questi due album: Sheer Heart Attack farà felici i fan dei Queen più rock, per esempio con un brano come Stone Cold Crazy, mentre Live at the Rainbow Deluxe contiene la registrazione di diversi pezzi che la band non ha più suonato dal vivo.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Gli 8 migliori album dei Queen – Classifica 2020

 

Abbiamo stilato una classifica per proporvi gli album dei Queen più venduti online secondo le nostre preferenze, consapevoli che questa non coinciderà con i pareri di tutti. Per meglio comprendere le nostre scelte, trovate una recensione per ogni disco, questa è accompagnata da un link che vi suggerisce dove acquistare a prezzi bassi l’album. Prima di comprare un nuovo disco, confrontate i prezzi.

 

 

1.  Sheer Heart Attack

 

Con Sheer Heart Attack i Queen probabilmente gettarono le definitive basi per la loro esplosione commerciale. Fino a quel momento la band non era in grado di potersi permettere un tour mondiale da headliner, anche se si erano esibiti negli Stati Uniti per supportare il precedente Queen II ma solo come band di supporto. Ad ogni modo l’esperienza fu utile per far girare il nome del gruppo negli States, peccato che i Queen furono costretti a tornare in patria anzitempo a causa di un problema di salute che aveva colpito Brian May. 

Ma veniamo a Sheer Heart Attack, un disco decisamente più rock rispetto ai due lavori precedenti, del resto ricordiamo che siamo a metà anni ‘70 e il pubblico dell’epoca si mostrava particolarmente ricettivo a sonorità più hard. Qui troviamo le hit Now I’m here e Killer Queen. 

Noi aggiungiamo un altro brano che è persino migliore dei primi due citati, secondo la nostra opinione: Stone Cold Crazy con le sue sfumature heavy metal. La versione in vinile che vi proponiamo non presenta alcuna bonus track, mentre c’è per esempio la ristampa in CD del 2011 rilasciata dalla Island/Universal che in più ha un EP.

 

Pro

Sound: Se vi piacciono i Queen più rock, Sheer Heart Attack non vi deluderà, date un ascolto a Stone Cold Crazy.

Brani: Il disco comprende le hit Now I’m here e Killer Queen, due canzoni che riscossero un immediato successo fin dalla pubblicazione del lavoro.

Qualità audio: Al di là del valore dei pezzi che compongono il disco, i fan sono rimasti soddisfatti per la qualità audio, il vinile suona bene.

 

Contro

Niente bonus track: Il disco comprende la tracklist originale così come era nel 1974, quindi non trovate neanche un brano extra.

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2. Live at the Rainbow Deluxe

 

Originariamente Live at The Rainbow era in formato video: si tratta di un concerto che la band registrò nel 1974. Alle spalle i Queen avevano tre studio album, non moltissimi per giustificare un live ma, visti gli esiti, a conti fatti è stata un’ottima scelta. 

Dopotutto Freddie Mercury e soci hanno sempre regalato ottime prestazioni dal vivo e questo disco n’è la prova. I brani sono eseguiti con grande maestria, dato che ormai i quattro membri erano ingranaggi di una macchina ben rodata. 

L’aspetto più interessante è che la setlist di Live at the Rainbow si incentra sui primi tre dischi e buona parte di questi brani, negli anni successivi, non sono stati più eseguiti dal vivo dunque parliamo di rarità. Unica nota stonata è il costo che è alto rispetto alla media dei CD.

 

Pro

Setlist: Qui troviamo diversi pezzi che in futuro i Queen non suoneranno mai più dal vivo pertanto possiamo parlare di autentiche rarità.

Esecuzione: I Queen sono sempre stati un’ottima live band e la perfetta esecuzione dei brani qui presenti ne è la prova.

Packaging: La confezione è ben realizzata, è stata messa una certa cura in questo e i fan sicuramente gradiranno le belle foto.

 

Contro

Prezzo: Non possiamo certo dire che il prezzo sia competitivo, conviene cercare bene in rete per vedere se si possa risparmiare qualcosina.

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3. Innuendo

 

Non potevamo lasciare Innuendo fuori dal podio per una serie di ragioni. Una di queste è senz’altro il tragico evento di cui gli stessi compagni di Freddie erano rimasti a lungo all’oscuro: il singer stava morendo a causa dell’AIDS. 

La sua è stata letteralmente una corsa contro il tempo per portare a termine il disco che di fatto è diventato il suo testamento, mentre la canzone The Show Must Go On, famosa in ogni angolo della terra, la possiamo ritenere una sorta di epitaffio. Ma è la title track a nostro avviso il brano più interessante, un pezzo capace di mutare pelle di continuo dove trovano spazio il flamenco e il rock. 

Nonostante le forze lo stessero abbandonando, Freddie Mercury regala una delle sue migliori prove dietro al microfono. Non possiamo dirci del tutto soddisfatti per la qualità d’ascolto perché i bassi sono piatti e in generale il suono manca di dinamica.

 

Pro

Voce: Freddie Mercury ha fornito una prova superlativa dietro al microfono, cosa da mettere ulteriormente in rilievo per il fatto che le sue condizioni di salute stavano precipitando.

The Show Must Go On: Il disco contiene questa straordinaria hit, si tratta di un brano molto famoso e che ha lasciato un segno nella storia della musica.

Title Track: Il brano di apertura, nonché quello che da il titolo all’intero lavoro, è un pezzo che riesce a cambiare più volte pelle in pochi minuti. Il risultato non vi lascerà indifferenti.

 

Contro

Qualità audio: Gli audiofili probabilmente noteranno una certa mancanza di dinamica e i bassi che secondo noi suonano un po’ piatti.

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4. A Night At The Opera

 

Al quarto posto troviamo A Night At The Opera, un disco che se avessimo piazzato al primo posto in pochi avrebbero avuto da ridire. L’album racchiude in sé tutta la musica che in quel periodo andava per la maggiore: c’è il progressive, c’è una spruzzata di rock duro e quel glam i cui vessilli erano stati portati in alto da David Bowie e Marc Bolan (morto un paio di anni dopo) con i suoi T. Rex. 

Ciò però non deve far credere che A Night At The Opera sia una sorta di calderone dove tutto è mischiato senza senso e ancor peggio che sia un album privo di personalità, anzi, questo è un disco dei Queen al 100%, sono loro l’ingrediente speciale di questa minestra e sono loro che le danno sapore. 

È qui che troviamo quel brano che ha dato anche il titolo al film biografico di Freddie Mercury: Bohemian Rhapsody, un pezzo storico che da solo vale l’acquisto del disco. Qualche episodio meno riuscito c’è, è giusto dirlo. Liberi di smentirci ma ad esempio You Are My Best Friend è un pezzo che ci dice poco, sa di già sentito persino per l’epoca.

 

Pro

Vario: È un disco che fa della varietà uno dei suoi punti di forza e nonostante ciò, non suona mai disomogeneo.

Bohemian Rhapsody: C’è un pezzo come Bohemian Rhapsody che da solo è sufficiente a giustificare l’acquisto di A Night At The Opera.

Suono: L’album è stato ottimamente registrato e prodotto, basti pensare che la band si servi di sette studi di registrazione diversi.

 

Contro

You Are My Best Friend: Se in un disco ci sono un paio di episodi sottotono, è una cosa normale. Per questo album abbiamo individuato il punto debole nel pezzo You Are My Best Friend, scontato e noioso.

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5. A Day At The Race

 

Se citiamo A Night At The Opera di conseguenza non possiamo ignorare A Day At The Race che è molto più del proseguimento del discorso intrapreso con il disco precedente, in quanto possiamo ritenerlo parte della stessa opera, del medesimo procedimento creativo. 

Basti pensare, infatti, che nelle intenzioni della band i due lavori sarebbero dovuti uscire come un doppio album. Se così non fu è perchè la casa discografica ritenne l’operazione troppo pericolosa sotto il profilo commerciale. Sul disco la band suona egregiamente, Freddie come sempre è in grande spolvero, la voce è calda e si sente; il cantante non ha paura di osare. 

Hit non ne mancano a cominciare da Somebody To Love, anche se i rocker preferiranno pezzi sulla scia di Tie Your Mother Down e White Man. Brani meno convincenti sono You Take My Breath Away e The Millionaire Waltz, per carità non critichiamo questo pezzo sotto il profilo tecnico ed esecutivo, semplicemente non ci piace nel complesso.

 

Pro

Cantato: Ancora una volta il buon Freddie fa vedere di che pasta è fatto e di cosa è capace con la sua voce, non smette mai di stupire.

Qualcuno da amare: L’album contiene la hit Somebody to love, un pezzo ancora oggi attuale ed ascoltato tantissimo anche da chi non è esattamente un fan dei Queen.

Qualità audio: Questa è la versione rimasterizzata del 2011 e crediamo che sia stata fatto un buon lavoro, la qualità audio ci soddisfa.

 

Contro

Questione di gusti: Tra i pezzi meno convincenti riteniamo di dover segnalare You Take My Breath Away e The Millionaire Waltz.

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6. Queen II

 

Il secondo disco in assoluto dei Queen, datato 1974, nonostante la band sia agli inizi mette già in mostra le qualità dei quattro inglesi e ci regala un assaggio delle sonorità che caratterizzeranno il loro intero percorso musicale. Pietra miliare della storia del rock, miscela rock, heavy metal, rock psichedelico e parti solo strumentali, strizzando l’occhio allo stile dei Led Zeppelin. 

Si tratta di una sorta di concept album, visto che quasi tutte le canzoni sembrano collegate tra loro da un filo conduttore sia musicale sia delle tematiche trattate. Vogliamo in particolare citare White Queen e The March of Black Queen, che sembrano quasi in contrapposizione l’una con l’altra e che regalano una complessità davvero notevole (e che portò la band a non riproporle mai dal vivo).

Unica nota stonata il brano The Loser in the End, composto da Roger Taylor, e che appare decisamente slegato dal file rouge dell’album e che, anche all’epoca dell’uscita, ricevette feroci critiche. 

 

Pro

Innovazione: Parliamo di uno dei dischi più significativi della storia del rock per la capacità di miscelare più generi e influenzare, nel tempo, numerose band heavy metal o di progressive metal.

Concept: Nonostante non lo si possa definire un concept album, la maggior parte dei brani presenti appaiono legati tra loro sia musicalmente sia per le tematiche trattate.

Bianco e nero: I due brani White Queen e The March of Black Queen raggiungono vette di complessità e sonorità che ancora oggi riescono a stupire.

 

Contro

The Loser in the End: Questo brano composto da Roger Taylor è il classico anello debole della catena e appare slegato dal resto del lavoro. 

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7. Greatest Hits II

 

Greatest Hits II non è uno studio album ma una raccolta dei più grandi successi dei Queen, la seconda in ordine cronologico (poi ne usciranno molte altre). La prima edizione arrivò nei negozi di dischi nel 1991, circa un mese prima della dipartita di Freddie Mercury e proprio sull’onda emotiva della morte del cantante fece registrare dei lusinghieri dati di vendita per essere un semplice “Best Of”. 

Tempismo perfetto? Cinico calcolo? Decidete voi, per quanto ci riguarda vogliamo concentrarci sulla musica. Sul CD troviamo 17 brani pubblicati tra il 1982 e il 1991, sono canzoni note ai più ma secondo noi l’utilità di Greatest Hits II sta nella possibilità, per chi non possiede l’intera discografia dei Queen, di avere sotto mano molti classici del gruppo. 

Anche chi non è un fan sfegatato può trovare in questa raccolta brani che sicuramente apprezza ma non al punto da andare a comprare diversi dischi solo per ascoltare un paio di pezzi. Quella che potete comprare oggi non è la prima edizione del ‘91, si tratta di una ristampa. La qualità audio non è eccelsa e volume basso.

 

Pro

Hit: In un solo CD ci sono tutti i brani di successo che i Queen hanno pubblicato nell’arco di un decennio.

Scorrevole: La raccolta offre un ascolto scorrevole, piacevole, si arriva alla fine e il tempo sembra essere volato nonostante si siano ascoltati diciassette brani.

 

Contro

Live: Sarebbe stato un omaggio gradito dai fan allegare un secondo CD con delle esibizioni dal vivo, situazione in cui i Queen danno il meglio.

Audio: La grossa delusione di questa raccolta sta nella qualità dell’audio che è poco curata, persino il volume è troppo basso.

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8. Bohemian Rhapsody

 

Bohemian Rhapsody è la cosa più recente in fatto di uscite sotto il nome dei Queen. Trattasi della colonna sonora per l’omonimo film biografico su Freddie Mercury. Come molti sapranno il lungometraggio di Bryan Singer ha avuto un grande successo con lunghe file ai botteghini dei cinema di tutto il mondo, segno che il nome dei Queen e soprattutto del loro cantante non è stato dimenticato. 

La vera chicca di Bohemian Rhapsody sono i cinque pezzi registrati al Live Aid del 1985 che mai prima d’ora erano stati resi disponibili in formato audio. Ci sono alcuni brani rivisitati e per i collezionisti crediamo sia imperdibile la fanfara della 20Th Century Fox riveduta ed eseguita da Brian May e Roger Taylor e Doing All Right che vede la partecipazione di Tim Staffell, compagno di May negli Smile. 

Per i nostalgici degli anni ‘80 informiamo che il titolo è disponibile anche in musicassetta oltre che in CD, vinile e formato digitale.

 

Pro

Live Aid: Finalmente i fan dei Queen possono ascoltare una parte della loro esibizione al Live Aid del 1985 che in precedenza non era disponibile in formato audio.

La fanfara: Brian May e Roger Taylor riprendono la classica fanfara della 20Th Century Fox e la rieseguono a modo loro.

Smile: Brian May torna in uno studio di registrazione insieme al suo vecchio compagno ai tempi degli Smile, Tim Staffell, per la rivisitazione del brano Doing All Right.

 

Contro

Copertina: Ci saremmo aspettati un lavoro grafico migliore, invece si ha la sensazione che non sia stata prestata la giusta attenzione alla realizzazione della copertina, oltretutto poco originale.

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Come scegliere un buon album dei Queen

 

Chi oggi volesse acquistare i migliori album dei Queen del 2020 potrebbe cavarsela davvero con poco, infatti sul mercato ci sono un bel po’ di offerte, anche se queste riguardano in particolare i CD, quanto ai vinili, complice il ritorno di fiamma per questo supporto, il prezzo può anche essere triplicato. Dunque, se cercate la soluzione più conveniente, sappiate che il compact disk è in molti casi più economico. 

Ad ogni modo il costo è una faccenda secondaria in questo momento, per adesso ci interessa aiutarvi a capire come scegliere un buon album dei Queen. Il compito non è semplice e non perché la band non abbia sfornato lavori degni di nota, anzi, la difficoltà è data dalla soggettività che caratterizza la musica, sappiamo fin da ora che non potremo mettervi tutti d’accordo, anzi, abbiamo già messo in conto le critiche alle nostre scelta magari da fan sfegatati di Freddie Mercury e soci, tuttavia siamo sicuri di poter mettere a disposizione dei lettori una serie di elementi utili a formarsi una propria opinione e decidere quale album dei Queen comprare.

Il supporto

Nel caso di band importanti come i Queen le case discografiche sono solite operare delle ristampe su CD e vinile. Di conseguenza la prima scelta da fare è circa il supporto sul quale ascoltare la musica. Se avete solo il lettore CD oppure soltanto il giradischi, la scelta è obbligata ma se invece possedete entrambi i dispositivi allora vi tocca riflettere e fare una comparazione dei pro e dei contro tra i due formati. 

Lo abbiamo detto, a differenza che in passato, quando ci fu il boom dei compact disk, attualmente è probabile che un vinile costi più del CD, ci sono casi in cui il prezzo può anche essere del triplo. Allora bisogna chiedersi: conviene comprare tre album dei Queen in CD oppure uno solo in vinile? 

La risposta potrebbe sembrare scontata ma, credeteci, non lo è e dipende dal tipo di ascoltatore. Per esempio c’è l’ascoltatore che pensa che un supporto valga l’altro, c’è chi ritiene che nulla suoni meglio di un vinile (ne siamo sicuri sia sempre così?) e chi al contrario pensa che il top dell’ascolto lo garantisca il CD (non dimentichiamo la qualità dell’impianto Hi-Fi che è determinante). 

Anche in questo caso è difficile mettere tutti d’accordo, tuttavia dobbiamo aggiungere qualcosa sul formato vinile e anche sulla qualità audio che preferiamo trattare in paragrafi separati per dare il giusto risalto alla questione.

 

Caratteristiche del vinile

Abbiamo più volte detto di come ci sia questo rinato interesse per il vinile, di conseguenza le case discografiche si sono attivate per trarne profitto con il risultato di stampare qualsiasi cosa in questo formato e vendere titoli vecchi come se fossero nuovi di zecca. Tutto lecito, per carità, peccato che non sempre all’ascoltatore si dia un prodotto all’altezza e considerato che spesso chi compra il vinile è anche un audiofilo, diventa difficile ingannare persone tanto pignole e attente. 

Il discorso è questo, comprare una ristampa in vinile dei Queen non significa automaticamente avere un album che suona meglio del CD. Quali sono le caratteristiche da controllare prima dell’acquisto, diciamo quelle informazioni cui si può avere accesso prima di pagare? 

Sicuramente la grammatura. A nostro avviso conviene comprare vinili da 180 g perchè quando si stampano possono contenere maggiore dinamica, ma non è questo l’unico motivo per preferirli a formati più leggeri. Un disco “pesante” è meno soggetto a deformarsi, poi è chiaro che dipende anche dalla qualità della mescola vinilica. Tenete presente che un disco nuovo può arrivare già deformato, il problema può verificarsi durante l’imballaggio, il trasporto ecc. Se il disco è da 180 g questi rischi diminuiscono.

Qualità audio

Nel caso di una band come i Queen, che ha dischi vecchissimi in catalogo, è ovvio che nei negozi si trovino le ristampe. Queste possono essere rimasterizzate, in tal caso è ben specificato, oppure no, anche se va detto che in caso di titoli molto vecchi la rimasterizzazione è indispensabile in quanto il master è soggetto a deterioramento. 

Ad ogni modo rimasterizzare vuol dire spendere altro denaro, cosa che non sempre i discografici sono interessati a fare. Il risultato è un disco che potrebbe suonar male. Sia chiaro che non tutti preferiscono gli album masterizzati, c’è chi non vuol perdere il suono originale così come il disco venne concepito all’epoca in fase di registrazione e mixaggio.

 

 

 

Domande frequenti

 

Quanti sono gli album dei Queen?

Tra l 1973 e il 1995 i Queen hanno registrato quindici studio album, è interessante notare come l’ultimo sia postumo alla morte di Freddie Mercury. Made in Heaven uscì circa quattro anni dopo la scomparsa del cantante ma nonostante ciò è possibile ascoltare la sua voce. Ciò fu possibile perché il cantante incise delle tracce vocali affidando il compito ai compagni di comporne la musica.

 

Chi erano gli Smile?

Di fatto gli Smile sono stati il prototipo dei Queen. Della band facevano parte Tim Staffell, Brian May e Roger Taylor, in pratica il 50% dei Queen. Brian May scrisse insieme  a Tim Staffell la canzone Doing All Right che poi venne riutilizzata sul debut album dei Queen, dunque cantata da Freddie Mercury.

 

Quanti solo album ha inciso Freddie Mercury?

Sebbene i Queen fossero per Freddie Mercury un’attività a tempo pieno, l’estroso cantante trovò il tempo e la creatività per incidere due solo album tra il 1985 e il 1988: Mr. Bad Guy e Barcelona. La cosa è ancora più stupefacente se si pensa che all’epoca i Queen in media pubblicarono un disco ogni due anni che poi naturalmente promuovevano andando in tour per tutto il mondo. 

 

Quanti Solo album ha inciso Brian May?

Tra il 1983 e il 2000 Brian May ha inciso tre solo album full lenght e un EP: Brian May + Friends (EP), Back to the light, Another World e La musique de Furia, quest’ultimo ha fatto da colonna sonora per il film Furia.

 

Dopo Made in Heaven i Queen hanno pubblicato altri studio album?

Sotto il nome di Queen + Paul Rodgers hanno pubblicato nel 2008 The Cosmos Rocks. Della formazione originale fanno parte soltanto Brian May e Roger Taylor.

 

 

 

Cusiosità sui Queen

L’interesse per i Queen non è mai scemato, ancora oggi i loro dischi si continuano a vendere. Ciò che è stato non tornerà più ma restano le pagine di storia della musica che hanno scritto e fatto impazzire milioni di fan. Proprio gli aficionados dei Queen potrebbero essere interessati a conoscere curiosità e aneddoti sui loro beniamini, li accontentiamo.

A chi si devono nome e logo della band?

Indovinate un po’? Tanto il nome scelto per la band quanto il logo furono un parto della mente di Freddie Mercury. Il cantante cercava un nome che in qualche modo riuscisse a essere regale e scioccante e sappiamo tutti quanto sia importante la Regina per gli inglesi. Quanto al logo fu concepito e disegnato da Mercury.

 

Quali sono i rapporti tra John Deacon e i restanti membri dei Queen?

Non ci sono rapporti e non ce ne sono stati neanche in occasione della presentazione per il film biografico su Freddie Mercury. Roger Taylor in una intervista al Sunday Express non ha esitato a definire il compagno come una persona fragile al punto tale di non volerne più sapere di restare nel mondo della musica, una decisione presa definitivamente sei anni dopo la morte dell’amico Freddie, evento che evidentemente ha pesato molto per lui tanto da lasciare a May e Taylor la totale libertà di fare ciò che gli pare con il nome dei Queen.

La regina e la principessa

C’era un forte legame tra Diana Spencer e Freddie Mercury. A riguardo il cantante ebbe modo di raccontare un aneddoto. Come si può immaginare la principessa non poteva mettere il naso fuori senza essere paparazzata o comunque riconosciuta dalle persone. Un giorno si trovarono insieme Lady D, Mercury e il comico Kenny Everett, erano a casa di quest’ultimo. 

Parlando del più e del meno la principessa chiese ai due che piani avessero per la serata. Freddie rispose che avrebbero fatto un salto alla Royal Vauxhall Tavern, un locale che ospita clientela omosessuale ma anche un posto dove le risse erano da mettere in conto, insomma, un posto poco adatto a una reale. I due cercarono di persuadere la principessa ma lei fu irremovibile. Fu a quel punto che Freddie ebbe l’idea di travestire Lady D da uomo, nessuno ci avrebbe fatto caos anche perché tutte le attenzioni sarebbero state per Freddie Mercury e infatti così fu.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.07.20

 

Album dei Pink Floyd – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Ci sono band che abbattono le barriere generazionali, così capita che a un concerto possiate vedere un sessantenne seduto al fianco di un quindicenne. Vero che una cosa del genere è più probabile a uno show di un gruppo rock piuttosto che a quello di una boyband o di uno di quei “fenomeni” che vengono fuori dai talent show… ma mettiamo da parte la nostra vena polemica, dopotutto ognuno è libero di ascoltare la musica che gli pare. Dal canto nostro vogliamo parlarvi proprio di uno di quei gruppi capace di abbattere le suddette barriere generazionali e anche se i Pink Floyd come gruppo non esistono più, date uno sguardo a cosa accade quando c’è un tour di David Gilmour o Roger Waters. È il momento di rispolverare la discografia di questa seminale band o meglio, rispolverare una parte, abbiamo selezionato otto album e perdonateci fin da ora se non riusciremo a mettere d’accordo tutti, intanto eccovi un anticipo della nostra selezione: The dark side of the moon è ritenuto da gran parte della critica come il miglior disco della band, assolutamente da ascoltare il brano Time. Come ignorare poi la rock opera The wall? È un altro di quei lavori cui dare la priorità qualora siate a digiuno della produzione del gruppo.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Gli 8 Migliori Album dei Pink Floyd – Classifica 

 

Vi proponiamo la nostra classifica con i dischi dei PInk Floyd, sottolineiamo che quello che potete leggere in ogni recensione sono i nostri pareri personali. Vi interessa sapere dove acquistare a prezzi bassi uno o più dischi da noi segnalati e venduti online? In questo caso fate riferimento ai link che trovate a margine di ogni recensione. Prima di augurarvi una buona lettura e naturalmente un buon ascolto, vi ricordiamo di confrontare i prezzi.

 

1. The dark side of the moon

 

The dark side of the moon è uno dei dischi più famosi dei Pink Floyd, la copertina con il prisma triangolare, opera di George Hardie (che lavorava per il noto studio di grafica e fotografia Hipgnosis) è probabilmente nota anche ai sassi. L’album fu pubblicato nel 1973 e, un po’ per rimanere in linea con quell’epoca, abbiamo scelto di presentarvi il formato in vinile piuttosto che quello in CD, comunque disponibile per chi non ha un giradischi. A proposito, parliamo di vinile da 180 grammi, quindi qualcosa di bello solido da tenere tra le mani. 

Interessante notare che pur non essendo un concept album i brani che lo compongono sono legati da una specie di filo conduttore. La band nei testi affronta temi quali la morte, l’avidità e la pazzia. A nostro avviso il pezzo più riuscito è Time. Ci pare giusto segnalare la bella prova di Clare Torry su The great gig in the sky che anzi, stando a una sentenza, è addirittura coautrice del brano quando prima del 2005 neanche appariva nei credits. 

La tracklist in studio la trovate riproposta anche in versione live. Quali difetti ha questo album? Beh la qualità della rimasterizzazione non ha convinto tutti i fan e agli audiofili non è sfuggito che toni medi e alti sono tagliati, inoltre chi ha avuto modo di fare un confronto con la prima edizione del disco ha notato un suono meno brillante.

 

Pro

Time: Sull’album troviamo uno dei pezzi più belli scritti dalla band, almeno secondo noi, che, non a caso, è diventato una presenza costante delle esibizioni dal vivo.

Clare Torry: Impossibile restare indifferenti alla prova vocale di Clare Torry sul brano The great gig in the sky: è da applausi.

Brani live: Rispetto alla versione originale sono stati aggiunti alcuni pezzi registrati dal vivo, in sostanza è riproposta la stessa tracklist della versione studio.

 

Contro

Rimasterizzazione: A non tutti è piaciuto il lavoro in fase di rimasterizzazione, innanzitutto il suono è poco brillante ma volendo entrare più nel dettaglio, i toni medi e alti sono tagliati.

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2. The wall

 

Un disco? No signori, qui abbiamo una rock opera. Siamo nel 1979, la band ha alle spalle oltre un decennio di attività e dunque di esperienza e considerata l’abilità compositiva dei musicisti, ci sono tutte le condizioni per un lavoro ambizioso e che come i fatti hanno dimostrato, ha rappresentato e rappresenta una pietra miliare della musica. 

Pink è una rockstar consumata dai suoi tormenti interiori, il padre è morto durante la Seconda Guerra Mondiale, evento certamente importante ma non il solo che spinge Pink a costruirsi un muro immaginario dietro il quale isolarsi. È sicuramente uno dei primi album da comprare per chi ancora non conosce la band perché è uno dei più rappresentativi. 

Non ci sono bonus track per questa ristampa ma considerata la mole di musica che c’è, pensiamo sia una scelta comprensibile. Peccato per la qualità audio che non è stata migliorata. Per alcuni la durata potrebbe essere eccessiva.

 

Pro

Ricco di atmosfere e sfumature: È un album pregno di suggestioni e dettagli da cogliere, ma anche un viaggio claustrofobico nella follia di un uomo. 

Tanti brani vincenti: L’album presenta tanti brani che si mantengono su alti livelli, impossibile non citare Another brick in the wall nelle sue tre parti e Comfortably numb.

 

Contro

Durata: È un disco lungo e questo potrebbe comportare un calo di attenzione dell’ascoltatore o comunque l’impossibilità di sentire l’album tutto d’un fiato.

Qualità: Non che l’audio sia pessimo tuttavia in tanti si sarebbero aspettato un miglioramento che a quanto pare la rimasterizzazione non ha apportato.

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3. Wish you were here

 

Con Wish you were here siamo al cospetto di un altro grande classico, un lavoro sul quale aleggia il fantasma di Syd Barrett (anche se all’epoca era ancora vivo) la cui inevitabile separazione dalla band a causa dei suoi problemi mentali aveva evidentemente lasciato un profondo segno, un tormento collettivo gridato in Shine on you crazy diamond, un messaggio per l’amico Syd. 

Ma Wish you were here non è solo un tributo all’amico, è anche un attacco al music biz come dimostra Welcome to machine. Un’altra perla assoluta è la title track, ancora una volta dedicata al Syd Barrett. 

Difetti… non c’è niente da fare, pare esserci un problema con la masterizzazione dei dischi dei Pink Floyd, qui il suono è un po’ piatto. Oltretutto un disco di tale importanza avrebbe meritato se non qualche bonus track quantomeno un packaging migliore.

 

Pro

Brani: Ci sono almeno due brani fondamentali non per l’album ma per tutta la carriera dei PInk Floyd e per la storia della musica: Shine on you crazy diamond e la title track.

Immediato: È uno di quei dischi immediati, subito assimilabili pur non essendo composto da “canzonette”. Complice la durata media, si ascolta tutto d’un fiato.

 

Contro

Audio: A nostro avviso il suono dell’album è un po’ piatto, si sarebbe dovuto fare qualcosa di più in fase di rimastering.

Confezione: Per la ristampa di un disco così importante ci saremmo attesi un po’ d’impegno in più per la realizzazione del packaging.

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4. Ummagumma

 

Ammettiamo di aver avuto non poche indecisioni sul fatto di inserire o meno Ummagumma nella nostra selezione e in quale posizione. Consapevoli che non è certo un uno di quei lavori da podio alla fine abbiamo comunque ritenuto di riservargli una onorevole quarta posizione, anche perché rappresenta una svolta, che tra l’altro all’epoca gran parte della critica accolse favorevolmente. Non è un disco facilmente digeribile secondo noi, lo si ama o lo si odia, non sono ammesse vie di mezzo. 

A impreziosire il lavoro danno un contributo alcuni brani dal vivo che sono praticamente l’unica testimonianza live dei primi Pink Floyd, escludendo il Live at Pompei. A proposito di parte live, ci preme sottolineare il brano Careful with that axe, Eugene, scritto a otto mani e precedentemente pubblicato solo come singolo e dove spicca su tutto l’improvvisazione di Gilmour. 

La versione studio è quasi frutto di una sorta di sfida tra i membri della band, ognuno ha il compito di scrivere materiale per dieci minuti, in completa autonomia. Il difetto che possiamo riscontrare è probabilmente che l’album a tratti è prolisso rischiando di annoiare durante le parti strumentali che forse avrebbero potuto essere più concentrate. È possibile trovarlo in vendita a un buon prezzo.

 

Pro

Live: Il disco contiene una manciata di pezzi registrati dal vivo che sono una rara testimonianza dei primi Pink Floyd in sede live.

Careful with that axe, Eugene: Questo brano è praticamente una chicca, era stato pubblicato solo come singolo, la band lo ripropone dal vivo, imperdibile l’improvvisazione alla chitarra di Gilmour.

Prezzo: I rischi che il disco possa non piacere sono in buona parte attenuati dal prezzo basso della versione in CD.

 

Contro

Prolisso: È nostra opinione che il disco sia eccessivamente prolisso in alcuni frangenti strumentali, cosa che può annoiare l’ascoltatore.

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5. Animals Discovery Edition

 

Anno 1977, i Pink Floyd danno alle stampe Animals. Si tratta di un disco che la critica aveva accolto con una certa freddezza ma è stato rivalutato. A livello di lyrics c’è tutta l’influenza di George Orwell e del suo libro La fattoria degli animali. 

L’album, quindi, è un concept, le specie animali rappresentano le classi sociali, quindi siamo ancora una volta al cospetto di una critica al capitalismo. Ma questo è anche un disco che fatta eccezione per Dogs, scritto a quattro mani insieme a David Gilmour, è partorito da Roger Waters che si è occupato di testi e musiche. 

Nel complesso non ha una lunghezza eccessiva ma se escludiamo Pigs on the wing part 1 e 2 che aprono e chiudono il disco i restanti tre brani variano dai 10 ai 17 minuti, quindi belli lunghi. La versione Discovery Edition ha decisamente deluso per il packaging, un sottile cartoncino come cover e un libretto che definire striminzito è poco. Anche la qualità audio poteva essere migliore.

 

Pro

Coraggioso: Chi non ama la musica commerciale non potrà che apprezzare il coraggio della band a proporre un disco impegnato a livello di concept e volutamente ostico, di certo non è radio friendly.

Concept: Crediamo che il concept alla base dell’album sia ben pensato, una critica spietata al capitalismo mossa servendosi del genio letterario di Orwell. 

 

Contro

Packaging: Il confezionamento di questa Discover Edition ha deluso tutti i fan, una cover fatta con un modesto cartoncino e un libretto che se non ci fosse stato, avrebbe fatto lo stesso per quanto è striminzito.

Audio: Se sono state apportate delle migliorie a livello audio, noi non ce ne siamo accorti, è una ristampa poco curata sotto tutti gli aspetti.

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6. Meddle Discovery Edition

 

Un disco registrato nei ritagli di tempo durante il tour, Meddle arrivò nei negozi nel 1971 e portava in dote due pezzi che definire fondamentali è poco: la strumentale One of these days con il basso che la fa da padrone (gli appassionati di calcio e programmi sportivi la ricorderanno come sigla del programma Rai Dribbling) e la suite Echoes dura la bellezza di 23 minuti e 30 secondi. 

Non è stato un successo immediato ma è un altro di quei lavori che è stato riscoperto nel tempo riguadagnando terreno in termini di vendite. La versione Discovery non è male come suono anche se qualche audiofilo, siamo certi, qualche difetto riuscirebbe a trovarlo con il suo impianto Hi-Fi da 10.000 euro. 

Tuttavia dobbiamo affidarci al malcontento di quanti sono rimasti delusi dal packaging, un misero cartoncino e con all’interno un libretto o meglio, un foglietto che non rende giustizia al disco.

 

Pro

One of these days: La linea di basso del brano si stampa nella mente fin dal primo ascolto, impossibile non restarne coinvolti e affascinati.

Echoes: Proporre un brano che supera abbondantemente i 23 minuti tanto da coprire tutto il lato B di un disco, è scelta che denota coraggio e voglia di libertà di espressione.

Audio: Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla qualità audio che non sempre è soddisfacente per le ristampe dei dischi dei Pink Floyd.

 

Contro

Packaging: È un disco confezionato in economica, la versione in CD presenta un cartoncino che contiene uno scialbo libretto.

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7. The Piper at the Gates of Dawn Discovery Edition

 

Psichedelia allo stato puro, questo è il debut album che ha goduto della geniale follia di Syd Barrett, autore di gran parte dei pezzi, non a caso dopo la sua fuoriuscita l’elemento psichedelico dei Pink Floyd è andato scemando. 

L’importanza dell’album è innegabile e non solo perché è stato il primo lavoro della band, ma anche per la presenza di quello che poi è diventato un essere mitologico il cui nome si è legato indissolubilmente ai Pink Floyd nonostante il compianto Syd Barrett abbia preso parte a soli due dischi, nulla se si pensa alla vasta discografia, eppure ha lasciato il segno sia nei compagni d’avventura sia nei fan. 

Troviamo due CD, uno in versione mono come l’originale e l’altro, rimasterizzato e stereofonico, così da cogliere le migliorie apportate a livello di qualità del suono. Abbastanza ricco il libretto con dodici pagine che ci sembrano adeguate all’opera mentre la custodia è quel cartoncino che i fan proprio non riescono a digerire.

 

Pro

Psichedelico: Tutti i fan del rock psichedelico troveranno in questo album tutto ciò che cercano, è un lavoro fondamentale per il genere.

Audio: La rimasterizzazione stereo del disco è ben realizzata, basta fare un confronto con la versione mono compresa nella confezione per cogliere le migliorie.

Libretto: Ci possiamo sicuramente ritenere soddisfatti per il libretto accluso con le sue dodici pagine che ci sembrano adeguate all’importanza dell’opera.

 

Contro

Packaging: Non proprio il massimo, soprattutto per chi acquista dischi e CD anche per collezionismo… 

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8. Pulse

 

Impossibile non riservare un posto a un album dal vivo, dimensione nella quale i Pink Floyd hanno sempre dimostrato di trovarsi a proprio agio. Pulse fa seguito allo studio album The Division Bell. 

La band si è separata da Roger Waters da oltre un decennio e inevitabilmente è un’assenza pesante dal vivo, un vuoto che non si può colmare e sinceramente è questo l’unico ma grosso problema di Pulse. Del resto si sa, all’epoca i reunion tour non andavano ancora di moda. 

Sul palco salgono David Gilmour che aveva preso in mano lo scettro, Nick Mason e il compianto Richard Wright cui ormai i fan erano abituati a vederlo andare via e tornare. La qualità audio è eccellente e il packaging ben curato e del resto non poteva essere diversamente. Qui trovate i più grandi successi della band, peccato che manchi Lui.

 

Pro

Audio: La qualità della registrazione audio è ottima, se avete un buon impianto Hi-Fi chiudendo gli occhi vi sembrerà di essere lì.

Setlist: La scaletta è stata ben concepita e bilanciata tra i migliori successi scritti dalla band, è un disco da far ascoltare anche a quei pochi che non conoscono i Pink Floyd.

Packaging: Il CD è ben confezionato, ci sono tante foto belle da guardare mentre ci si lascia rapire dalla musica.

 

Contro

Manca una figura fondamentale: Un disco del genere inevitabilmente risente della mancanza di Roger Waters, la cui presenza sul palco avrebbe aggiunto un grande valore a Pulse.

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Come scegliere un buon album di Pink Floyd

 

Non di rado si trovano delle interessanti offerte sul mercato che danno modo a tutti di collezionare i migliori album dei Pink Floyd del 2020, chiaramente si tratta di ristampe ma questo non rappresenta un problema se non si è dei veri collezionisti. Dobbiamo comunque sottolineare come ci siano delle differenze di prezzo non di poco conto tra CD e vinile (più caro rispetto al compact disk), molti produttori stanno puntando proprio su questo formato visto il rinato interesse, ma non sempre prestano la necessaria cura nella produzione, magari andremo a vedere questo aspetto caso per caso quando parleremo dei dischi. 

Il nostro intento è aiutare i fan a decidere quale disco dei Pink Floyd comprare o quantomeno quale comprare per primo perché come detto, un fan vuole avere l’intera discografia dei suoi musicisti preferiti. Come abbiamo intenzione di fare ciò? Dando quante più informazioni possibile non solo sull’opera da un punto di vista artistico ma anche ad esempio se ci sono delle bonus track o altre chicche che fanno sempre piacere ai fan. Dunque, se vi interessa sapere come scegliere un buon album dei Pink Floyd continuate con la lettura.

Tra psichedelia e rock progressivo

Dare consigli musicali non è così semplice come sembra, questo  perché la musica è qualcosa di soggettivo se non addirittura intimo. Sì la critica è solita fare la classifica del miglior disco dei Pink Floyd, di Hendrix, dei Beatles e così via. Questa comparazione sono solite farle influenti riviste come Rolling Stone, Billboard e nel nostro piccolo, in un certo senso, è ciò che stiamo facendo anche noi. 

Ma quali sono i parametri usati da queste riviste per stilare le loro classifiche? I dati di vendita? Il giudizio personale e sottolineiamo “personale” di chi stila le posizioni? A noi interessa che il disco piaccia ai nostri lettori ecco perché se questi ci chiedono un consiglio, gli rispondiamo con una domanda: preferite di più la musica psichedelica, space rock o magari un certo progressive rock? 

Nei primi due casi vi conviene gettarvi su quella che ci piace definire l’era Barrett, ovvero quando la band si chiamava The Pink Floyd e appunto c’era Syd Barrett, quindi parliamo dei primi due dischi The Piper at the Gates of Dawn e A Saucerful of Secrets.

Bonus track e raccolte 

Capita di avere due dischi identici ma solo all’apparenza, si tratta di edizioni diverse, la prima magari riporta fedelmente la tracklist del disco originale l’altra invece un paio in più se non addirittura un secondo CD o vinile. Capita che la casa discografica per rendere più appetibile sul mercato una ristampa aggiunge delle bonus track, queste possono essere dei pezzi dal vivo, delle versioni demo di brani famosi, versioni alternative e così via. 

C’è il caso poi, di album realizzati in formato diverso per determinati mercati, accade spesso con il Giappone, non di rado queste versioni hanno un pezzo in più, si tratta di dischi d’importazione quindi costano anche di più ma sono molto collezionati. Soprattutto chi non conosce bene i Pink Floyd può essere interessato ad avere una panoramica sulla produzione musicale della band, in questo caso la soluzione migliore e anche più economica è comprare una raccolta altrimenti detta Best Of.

 

 

 

Domande frequenti

 

Quanti album hanno fatto i Pink Floyd?

Facendo riferimento ai soli album registrati in studio, i Pink Floyd hanno lanciato sul mercato quindici dischi nel periodo compreso tra il 1967 e il 2014.

 

Dopo quale album Roger Waters ha lasciato i Pink Floyd?

L’ultimo album dei Pink Floyd che vede la presenza di Roger Waters è The Final Cut, uscito nel 1983. È interessante notare come tutto il lavoro sia stato composto da Waters che è anche la voce solista. L’unica eccezione è rappresentata da una strofa cantata da David Gilmour per il brano Not now John. 

In molti sono concordi nel definire The Final Cut come un solo album di Waters nonostante in studio di registrazione mettano piede anche il già citato David Gilmour e Nick Mason che però si limitano a suonare i loro strumenti. Assente, invece, Richard Wright che aveva lasciato la band a causa di dissidi con Waters. Significativa la dicitura sul retro dell’album “di Roger Waters, eseguito dai Pink Floyd”.

 

Qual è il concept alla basa di The wall?

Il disco ruota intorno alla figura di Pink, un personaggio di pura invenzione che però molti ritengono essere una sorta di ibrido tra Roger Waters e Syd Barrett. Pink è un musicista orfano di padre (morto in guerra, come quello di Waters) che nel corso della vita ha esperito una serie di avvenimenti negativi che lo hanno spinto a costruirsi intorno un muro immaginario che se da un lato rappresenta una protezione, dall’altro lo soffoca e lo spinge alla follia. 

La storia di Pink comincia praticamente dalla sua infanzia, divenuto un musicista affermato, riflette sul suo rapporto con la madre ma anche su quello con i fan. La relazione con la moglie è in crisi, la coppia non comunica, a quel punto Pink si rinchiude dietro il muro ma resta solo, isolato. Un’overdose quasi lo uccide ma viene strappato alla morte dai suoi produttori che sono solo interessati a far salire Pink sul palco e continuare a guadagnare denaro. 

Pink arriva alla conclusione che c’è un solo modo per vincere la sua solitudine: deve analizzare la sua vita privata. Per fare ciò mette in piedi un processo, c’è un giudice mentre madre, moglie e maestro ricoprono il ruolo di testimoni a carico. L’esito del processo è la condanna, ma non c’è carcere bensì l’obbligo di abbattere il muro che si era costruito intorno esponendosi così, senza difese, ai suoi simili.

 

Cosa ha fatto Syd Barrett dopo l’uscita dai Pink Floyd?

Syd Barrett aveva seri problemi mentali (non è stato mai chiaro di quale patologia soffrisse), in molti inizialmente pensavano che recitasse la parte dell’anticonformista ma la verità era un’altra. Uscito dai Pink Floyd ha brevemente intrapreso una carriera solista durata lo spazio di due album: “The Madcap Laughs” e “Barrett”. Successivamente si è dedicato alla pittura e al giardinaggio facendosi vedere molto poco in pubblico fino alla morte avvenuta nel 2006 a causa di un tumore al pancreas. Aveva 60 anni.

 

 

 

Come utilizzare un album dei Pink Floyd

 

I Pink Floyd sono una band seminale, purtroppo non esistono più e non solo perché il gruppo si è sciolto da tempo ma anche a causa della scomparsa di Richard Wright e Syd Barrett, che comunque pur avendo suonato solo sui primi due dischi, la sua importanza per il gruppo è riconosciuta da tutti. A portare in tour i classici dei Pink Floyd ci pensano da una parte David Gilmour e dall’altra Roger Waters. Per fortuna i dischi incisi, restano.

Vinile o CD

Su quale supporto va ascoltato un album dei Pink Floyd, su vinile oppure su CD? Dalla “competizione” abbiamo escluso le vecchie musicassette, anche se pare stiano tornando di moda. Tenete presente che i vinili che potete comprare oggi sono delle ristampe e spesso neanche di buona qualità, ad ogni modo assicuratevi di comprare un vinile da 180 grammi. I compact disk hanno un buona qualità, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi dischi incisi dai Pink Floyd, questo vale anche per le ristampe.

 

Impianto Hi-Fi

Innanzitutto lasciate perdere gli MP3 la musica compressa fa perdere un sacco di sfumature che per essere colte richiedono un buon impianto Hi-Fi il quale è anche più importante del supporto su cui è incisa la musica. Non diciamo che serve un impianto per audiofili ma deve essere comunque di medio livello almeno. Il volume deve essere sostenuto ma qui si pone il problema dei vicini e delle altre persone che vivono in casa e bisogna capire che non tutti apprezzano la buona musica. Nella peggiore delle ipotesi, usate delle cuffie ma che siano buone.

 

Acustica

Se ascoltate i Pink Floyd in cuffia l’acustica della stanza è irrilevante, ma in caso contrario sistemate lo stereo in un ambiente adeguato, meglio se ampio e con pochi ostacoli (mobili). I diffusori è preferibile che si trovino all’altezza delle orecchie. Per quanto ci piaccia ascoltare la musica a volume alto, ricordate che questo deve essere proporzionato o se preferite, calibrato all’ambiente per un ascolto pulito.

In compagnia

La musica è bella s ascoltata da soli, magari per isolarsi dal mondo ma è altrettanto bella da ascoltare in compagnia, riunitevi con amici appassionati, ascoltate il disco e poi discutete delle vostre impressioni.