Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Le canzoni più famose del mondo, apprezzate e suonate da tutti i musicisti e che si possono riprodurre anche sulla chitarra classica.

 

La chitarra classica è famosa per la sua elevata versatilità e profondità di utilizzo, per questo sono tantissimi i giovani e gli adulti che si avvicinano allo strumento affascinati dalla prospettiva di poter suonare un giorno i loro brani preferiti. Avrete sentito sicuramente in spiaggia, al parco o in piazza strimpellare delle canzoni pop italiane e internazionali, magari chiedendovi quanto sono difficili da eseguire e se con un po’ di studio ce la potete fare anche voi. Senza andare a prendere brani di musica classica vera e propria per i quali occorre necessariamente farsi seguire da un maestro a livello tecnico e teorico, vediamo quali sono quelli pop\rock più belli e divertenti da suonare.

 

Led Zeppelin – Stairway to Heaven

Nel film ‘Wayne’s World’ al protagonista viene assolutamente vietato di suonare Stairway to Heaven degli inglesi Led Zeppelin per provare una chitarra in un negozio. Questo perché è probabilmente il brano più studiato dai principianti e il motivo è molto semplice: contiene tutto. Tecnica, accordi in barrè, arpeggi e l’inserimento di note singole della scala. Non è uno dei brani più facili, ma il suo studio può aiutare ad elevarsi tecnicamente e allo stesso tempo divertirsi. Se tutti i chitarristi sono passati da Stairway to Heaven, un motivo ci sarà.

 

 

Metallica – Nothing Else Matters

L’inizio di Nothing Else Matters prevede un arpeggio con corde a vuoto facilissimo da eseguire, per questo molti principianti iniziano a studiare questo brano di Hetfield e compagnia, incoraggiati dalla semplice esecuzione dell’introduzione. Dopo qualche battuta, il brano diventa più complesso ma non impossibile. È un pezzo divertente, vario e che soprattutto vi farà fare parecchio stretching alle dita. D’altronde James Hetfield è famoso per la sua ‘mano di gomma’, quindi se avete bisogno di un brano per allenare la mano sinistra, Nothing Else Matters è perfetto.

 

Pink Floyd – Wish you Were Here

Meno complessa di molti brani rock, ma non per questo meno bella, Wish you Were Here ha un giro di accordi caldo che crea un’atmosfera davvero unica, come solo i Pink Floyd sapevano fare. Certo non è il pezzo più articolato della band, ma ha un’intro con un assolo in pentatonica molto semplice da realizzare e che potrete praticare senza fare troppa fatica. Sul giro di accordi ovviamente dovrete provare a cantare, per rendervi conto della giusta intonazione.

 

Lucio Battisti – La canzone del sole

Grande classico da spiaggia e immancabile nel repertorio di ogni chitarrista, La canzone del sole di Battisti è un pezzo molto semplice costruito solo su tre accordi e che potete imparare senza fare troppa fatica per poi cantarlo insieme agli amici nelle calde notti d’estate. Come ogni canzone che gira intorno a degli accordi, vi consigliamo di ascoltare bene la plettrata e di cantarla mentre la suonate, così imparerete quando cambiare correttamente l’accordo, allenando anche la coordinazione tra mani e voce.

 

Beatles – Yesterday

I chitarristi snob trovano il pop molto facile da suonare, ma non c’è niente di più sbagliato in questo preconcetto. Ogni genere musicale presenta le sue difficoltà, infatti Yesterday dei Beatles non è affatto semplice, con accordi minori alternati alle settime e con cambi veloci molto difficili a livello tecnico. Eseguire questo pezzo pulito e senza errori è una bella sfida, ma allo stesso tempo una grande soddisfazione. La musica malinconica riflette il testo struggente, da imparare e da tenere nel proprio repertorio.

 

Guns’n’Roses – Don’t Cry

L’arpeggio iniziale sul quale è costruito tutto il pezzo è abbastanza facile da imparare dato che si sviluppa su un giro di accordi intuitivo: LAm, REm e SOL. Anche la mano destra col plettro o con le dita non deve fare molta fatica dato che ci saranno solo pochi salti di corda. Nulla vi vieta di eseguirla solo con lo ‘strumming’ degli accordi, ma la vera bellezza del brano sta proprio nelle singole vibranti note degli arpeggi minori che riempiono l’aria di una certa tristezza per una storia passata. Consigliata per imparare un arpeggio semplice e divertente di un gruppo glam rock che ha composto alcuni dei brani più famosi degli ultimi decenni. Se siete fan di Slash poi, questo è un ottimo punto di inizio.

 

Bob Dylan – Knockin’ on heaven’s door

Bob Dylan ne ha scritti di giri di accordi e ci ha costruito sopra un’intera carriera. Il cantautore americano per eccellenza ha regalato molte perle alla musica folk e popolare, tra le quali la struggente Knockin’ on heaven’s door. Gli accordi e la plettrata molto semplici da eseguire, lo rendono un pezzo facile da imparare e anche da cantare. Si può eseguire anche sulla chitarra elettrica con un po’ di distorsione e gli accordi di quinta, come hanno poi fatto i Guns’n’Roses nella loro cover.

 

Nirvana – Smells like teen spirits

Semplice, efficace ed energetica, magari non è il pezzo che suonerete a vostra nonna per farle vedere come avete imparato a suonare la chitarra, ma può tornarvi molto utile per scaricare un po’ di stress e soprattutto rafforzare il barrè. In teoria andrebbe suonata sulla chitarra elettrica, ma si adatta molto bene anche alla classica o all’acustica grazie al ritmo deciso e all’arpeggio della strofa semplice, ma profondo.

 

 

Edoardo Bennato – Il gatto e la volpe

Avete presente il giro di DO? Eccolo qui sotto forma canzone nel pezzo famoso di Bennato. Se non avete mai suonato la chitarra ma volete provare a suonare e cantare qualcosa, allora questo brano è proprio quello che fa per voi. Non è un esempio di grande composizione, ma ha il suo fascino risiede nella facilità di esecuzione e non c’è niente di meglio che suonare un pezzo completo per l’autostima di un chitarrista principiante.

 

Giochi Proibiti

Se avete intenzione di prendere lezioni di chitarra classica, allora probabilmente il primo pezzo che studierete è proprio questo. Si suona con le dita in arpeggi che si sviluppano dalle corde a vuoto (come Nothing Else Matters dei Metallica) subito dopo i quali si inizia a creare un crescendo con accordi in barrè e scale.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Strumento affascinante per la sua incredibile profondità e la sua versatilità, richiede pratica, costanza e una buona conoscenza tecnica e teorica.

 

Chi non ha mai sognato almeno una volta di suonare la chitarra? È sempre bello vedere un gruppo di amici riunito in piazza, in spiaggia o al parco accerchiare il chitarrista di turno e cantare insieme i brani pop e rock della musica italiana o internazionale. Se volete iniziare a suonare la chitarra classica ci sono un po’ di cose che dovete sapere, in modo da poter iniziare i tuoi studi al meglio. 

Partiamo dal presupposto che sappiate com’è fatta una chitarra: l’avete vista suonare, l’avete anche tenuta in mano, avete provato a strimpellare le corde a vuoto o magari avete provato a farvi spiegare il giro di DO e forse l’avete anche imparato. E che dolore alle mani eh? Eh sì, la prima cosa che dovete sapere prima di iniziare a suonare la chitarra classica è che le mani e le dita soffriranno un bel po’.

 

I calli e lo stretching

La mano sinistra (la destra per i mancini) sarà usata per premere i tasti sulla tastiera della chitarra classica e di conseguenza sarà quella che dovrà soffrire un po’ di più. Le corde in nylon dello strumento sono un po’ più morbide di quelle in acciaio, ma questo non vi farà evitare la formazione di calli. Qualsiasi maestro vi dirà che gli accordi e le scale vanno eseguiti con le posizioni corrette, tenendo le falangi premute contro i tasti e in alcuni casi spingendo con il pollice dietro alla tastiera. In questo modo piano piano si inizieranno a formare dei calli sulle punte delle dita. 

Dopo aver fatto un po’ di esercizi, se le dita iniziano a farvi male fermatevi subito. Non abbiate paura se poi piano piano si iniziano a creare piccole ferite, lentamente si formeranno i calli e non avrete più dolore quando suonerete. Molti si chiedono se è possibile fare il ‘callo’ anche per il barrè, posizione che per suonare la chitarra classica è indispensabile. Il barrè si esegue tenendo il dito indice premuto contro tutti e cinque le corde ed è abbastanza faticoso da mantenere. Vi consigliamo comunque di imparare i vari accordi in barrè, anche se in seguito per altri generi musicali potrete sostituirli con delle posizioni alternative e decisamente meno faticose. 

Per quanto riguarda lo stretching della mano, a meno che non abbiate già una buona elasticità delle dita, potete fare degli esercizi di allungamento sia sulla tastiera sia senza lo strumento. Non strafate e appena sentite che le mani iniziano a essere doloranti interrompete subito gli esercizi e riposatevi. Come per i calli, anche l’elasticità della mano richiede il suo tempo.

 

 

Autodidatta o con il maestro?

Ultimamente il web è una grande fonte per tutti i chitarristi che vogliono imparare da autodidatti, con video tutorial che coprono le basi e i fondamentali fino ad arrivare allo studio delle scale modali applicate alla fusion e al jazz. Potete vedere video su qualsiasi genere musicale vogliate imparare a suonare sulla chitarra classica, sebbene ci sono da fare un po’ di distinzioni. 

Se volete suonare da autodidatti potete scegliere diversi generi da suonare con la classica tra i quali il blues classico (quello del Mississippi per intenderci), il pop, il rock acustico e quelli più complessi come il gypsy jazz o il flamenco. Vi consigliamo ovviamente di partire dai giri di accordi più semplici e magari iniziare a studiare la scala pentatonica nella posizione di LA minore per poter costruire dei fondamentali necessari per lo studio dei pezzi da principianti.

Se invece avete intenzione di prendere lezioni, tenete conto che un maestro di chitarra classica vi insegnerà proprio la chitarra classica. Cerchiamo di spiegarvi: la chitarra classica non è esattamente lo strumento che si strimpella, bensì quella che si utilizza per suonare… la musica classica! E l’approccio è totalmente diverso da quello che potete immaginare. 

Per questo se volete solo imparare i fondamentali per fare giri di accordi e scale, allora cercate un maestro di chitarra generico che vi potrà dare una bella infarinatura dei diversi stili, farvi imparare i fondamentali, sviluppare l’orecchio musicale e il senso del ritmo. Se invece amate la musica classica, cominciate a farvi crescere le unghie!

 

Le unghie? Ma non si può suonare col plettro?

Certo, la chitarra classica si può benissimo suonare con il plettro, ma lo stile ‘classico’ o il flamenco prevedono l’utilizzo delle dita, di conseguenza dovrete farvi crescere le unghie della mano destra e curarle come se fossero dei plettri. ìi, non è il massimo per l’estetica andarsene in giro con gli artigli, ma se volete davvero imparare il finger picking allora questa è l’unica strada possibile.

 

Per suonare la chitarra elettrica bisogna per forza imparare a suonare la classica, vero?

Se così fosse, tutti i chitarristi rock, hard rock e metal più famosi sarebbero anche dei grandissimi interpreti di musica classica. Sarebbe bello, ma non è così. Volete suonare la chitarra elettrica? Allora potete saltare a piè pari l’acquisto di una classica, procurarvi un modello elettrico ed un amplificatore per poter subito imparare la tecnica giusta per suonare i vostri generi musicali preferiti. 

Tenete conto però che la chitarra elettrica ha le corde d’acciaio molto più dure di quelle in nylon, quindi la formazione dei calli sarà un po’ più ‘sofferta’. Il vantaggio è che il manico della chitarra elettrica è molto più stretto, quindi troverete l’esecuzione di scale e accordi più semplice. Ricordate però che per suonare la chitarra elettrica dovrete sviluppare una buona padronanza nell’utilizzo del plettro.

 

 

Come si distingue una valida chitarra classica?

Le chitarre classiche di qualità più alta si distinguono prima di tutto dai materiali con i quali sono state costruite e poi ovviamente dal suono. Se le note basse sono profonde al punto giusto e le alte invece risultano squillanti, ma allo stesso tempo dolci e piacevoli, allora vuol dire che ci siamo. Inutile dire che le buone chitarre classiche prodotte dalle liuterie più famose possono arrivare a costare cifre davvero incredibili, per questo per iniziare conviene sempre comprare un modello per principianti.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Parliamo di uno strumento affascinante, che permette di esprimersi in diversi generi musicali. Se non sapete quale modello scegliere, questi consigli potranno tornarvi davvero utili.

 

Spesso i chitarristi in erba sono erroneamente convinti di dover necessariamente imparare le basi dello strumento utilizzando una chitarra classica. In realtà non è proprio così, perché ogni tipologia di chitarra richiede uno studio particolare che implica una serie di conoscenze tecniche e teoriche diverse. 

Per questo non è detto che per imparare a suonare la chitarra elettrica si debba per forza passare da anni di studio della classica, perché sotto un certo punto di vista si potrebbe quasi parlare di due strumenti completamente diversi. Senza dilungarci troppo sui modelli elettrici, cerchiamo di capire com’è strutturata una chitarra classica e soprattutto come scegliere quella giusta per le proprie esigenze. 

 

Com’è fatta una chitarra classica?

La chitarra classica consiste in una cassa armonica che farà risuonare le corde toccate. Queste si estendono dal ponte alla paletta dello strumento e sono solitamente composte in nylon, un materiale molto morbido che permette di suonare usando le dita della mano destra e facilitare alcune difficili posizioni degli accordi. 

Sulla paletta troverete delle chiavette che servono ad accordare lo strumento. Le chitarre classiche standard montano 6 corde con accordatura Mi, La, Re, Sol, Si, Mi cantino, in inglese E-A-D-G-B-e. Confusi? Niente paura! La prima corda a partire da sopra è un Mi basso, infatti toccandolo produrrà un piacevole suono profondo. Anche il La e il Re si possono considerare bassi, infatti sono queste le corde che danno la ‘tonalità’ principale all’accordo e che permettono di creare la base melodica. Il Sol, il Si e il Mi cantino vengono considerate le corde ‘alte’, infatti sono quelle più utilizzate per gli assoli e gli arpeggi. 

Vi consigliamo di imparare i nomi delle note in inglese perché sono usate in molti manuali e soprattutto sul web. 

 

 

Con le dita o col plettro?

Per suonare la chitarra classica dovrete farvi crescere le unghie della mano destra (o della sinistra, se siete mancini) e dovrete anche curarle. Questo è assolutamente necessario per lo studio classico e per imparare il finger picking. In realtà la chitarra classica si può suonare anche con il plettro, oppure sempre con il finger picking ma in stile blues che comporta passaggi meno complicati. In realtà se volete studiare altri generi musicali più moderni, conviene orientarsi verso l’acquisto di una chitarra acustica. Tenete conto che il manico di una chitarra classica è abbastanza largo perché prevede ci sia molto spazio tra un dito e l’altro, mentre acustiche ed elettriche sono più strette dato che si suonano prevalentemente con il plettro.

 

Modello 

Non fatevi ingannare dalla falsa concezione che gli strumenti migliori per iniziare siano quelli che costano di più. La qualità di una chitarra classica varia in base ai materiali usati per la sua creazione, inoltre si trovano tantissimi modelli per principianti di ottima fattura e che non costano il proverbiale occhio della testa. Inoltre tenete presente che per i bambini dai 4 ai 7 anni occorre acquistare una chitarra classica 1/4 che avrà il manico più stretto e la tastiera più corta rispetto ai modelli standard. I modelli 2/4 e 3/4 sono per bambini dai 7 agli 11 anni di età, mentre quelli 4/4 sono per ragazzi ed adulti. 

Per scegliere un’ottima chitarra classica per principianti o intermedi non potete far altro che recarvi in un negozio di musica e provare con mano i vari modelli disponibili. Non basatevi solo sulle recensioni, perché il gusto per il suono è estremamente personale, quindi se avete l’occasione provatene il più possibile. Anche se non sapete ancora suonare, prendetele in mano, toccate le corde e iniziate subito a familiarizzare con la vostra futura chitarra classica. 

 

Attenzione alle corde 

Tutte le chitarre classiche vengono vendute con un set di corde di fabbrica montato sullo strumento. Quando acquistate il nuovo strumento assicuratevi di procurarvi anche un nuovo set di corde in nylon e cambiatele immediatamente. In realtà la soluzione migliore è portare lo strumento da un liutaio per farsi fare un bel setup, ma dato che i servizi di liuteria costano caro, se non avete grande disponibilità e volete risparmiare sarà sufficiente fare un bel cambio di corde. 

 

Accordare

Sebbene non ci sia assolutamente niente di male nell’accordare una chitarra ad orecchio, all’inizio può essere abbastanza difficile. Infatti è bene comprare un buon accordatore elettronico che vi permette di trovare subito la giusta tonalità senza perdere tempo. Una volta che avrete sviluppato un buon orecchio potrete anche farne a meno, sebbene per i concerti e per le esecuzioni di brani classici è sempre bene avere un’accordatura perfetta. 

 

 

Kit 

I chitarristi alle prime armi potranno trovare molto comodi i kit comprendenti chitarra classica, custodia, cambio corde e accordatore elettronico. Si tratta di una soluzione che permette di risparmiare e di avere subito tutto il necessario a portata di mano per poter cominciare. Le chitarre classiche dei kit non sono proprio le migliori in circolazione, ma per i principianti vanno più che bene. 

Ricordatevi che la chitarra è uno strumento abbastanza ‘spietato’ e che i primi anni non fa prigionieri: calli alle mani, dolori muscolari alla mano e la coordinazione tra mano destra e sinistra sono spesso dei deterrenti che fanno scappare i neofiti a gambe levate. L’entusiasmo iniziale può passare facilmente e la chitarra classica finisce in un angolo della casa a fare polvere. Per questo se non siete convinti e volete solo ‘provare’, o magari volete fare un regalo a un bambino o a un ragazzo, puntate su qualcosa di meno costoso con un bel kit. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Vi proponiamo una selezioni di dieci opere scritte ed eseguite da grandissimi musicisti del passato. Attenzione, perché l’ordine dei brani è casuale, non si tratta di una classifica.

 

Dobbiamo dire che non c’è musica che non possa essere suonata con un violino. È altrettanto vero che ci sono musiche pensate principalmente per tale strumento. Molte sono conosciutissime, anche se magari si ignora il compositore. Le composizioni possono essere di difficile esecuzione ma tutti quelli che stanno cercando dei violini venduti online perché sognano di imparare a suonare, non disperino perché con l’impegno potranno imparare le musiche che vi introdurremo a breve.

 

Il volo del calabrone

Probabilmente non esiste persona al mondo che almeno una volta non abbia avuto modo di ascoltare – anche solo parzialmente – Il volo del calabrone. Si tratta del terzo episodio dell’Opera “La favola dello zar Saltan” composta da Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov tra il 1899 e il 1900.  In vero il brano, che nella versione originale è accompagnato anche dal testo, non ha un titolo poiché è un interludio, ma è comunemente identificato, appunto, con Il volo del calabrone.

 

 

Le quattro stagioni

Le quattro stagioni è il titolo comunemente usato per indicare i quattro concerti solistici per violino; sono tratte da “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”; l’autore è Antonio Vivaldi. I concerti delle quattro stagioni si dividono in tre movimenti: il primo e il terzo sono in tempo Allegro o Presto; il secondo ha un tempo adagio.

 

Ciaccona in Sol minore per violino e basso continuo

Si ritiene che la Ciaccona sia stata composta da Tommaso Antonio Vitali ed è la sua opera più nota. Una delle sue caratteristiche principali è che nelle sue modulazioni tocca il Si bemolle, una tonalità inusuale per il periodo barocco.

 

Concerto per violino

Sul finire degli anni ’20 del 1900 stava nascendo un nuovo astro del violino: Samuel Dushkin. Il suo nome giunse a Stravinskij per bocca di Willi Strecker, direttore delle Edizioni Schott che approfittando di un soggiorno del noto compositore a Wiesbaden, tappa di un suo tour, ebbe l’ardire di chiedergli di comporre un concerto per Dushkin. Alla richiesta, Stravinskij esitò per un attimo poiché non essendo un violinista e non avendo una conoscenza approfondita delle tecniche dello strumento, riteneva di non essere all’altezza del compito. Alla fine si convinse a patto che Dushkin si prestasse a fare da consulente.

 

violinisti famosi

10 brani per violino da conoscere assolutamente

 

Duo Concertante

Igor’ Fëdorovič Stravinskij è l’autore di Duo Concertante per violino e pianoforte. L’opera è diretta conseguenza della collaborazione tra Stravinskij e il violinista Samuel Dushkin che l’anno prima (1931) si era concretizzata nel Concerto per violino in re. La cosa interessante era che Stravinskij inizialmente non amava unire pianoforte e strumenti ad arco ma la collaborazione con Dushkin lo convinse del contrario.

 

Concerto per violino e orchestra

Ludwig van Beethoven impiegò circa sei mesi per comporre il Concerto per violino e orchestra in re minore. L’opera è datata 1806 ed è in tre movimenti: Allegro ma non troppo, Larghetto e Rondò. Allegro. Non c’è interruzione tra il secondo e il terzo movimento. L’esordio dell’opera di al Theater an der Wien il 23 dicembre del 1806 da Franz Clement, violinista e direttore d’orchestra.

 

I 24 Capricci op. 1

Nella nostra selezione di certo non poteva mancare colui che è da più parti ritenuto essere il più grande violinista mai esistito al mondo. Ovviamente stiamo parlando del misterioso Nicolò Paganini. Nel 1820 il musicista pubblicò i 24 Capricci op. 1. Si tratta di composizioni dal carattere virtuosistico, chiaramente di difficile esecuzione vista la gran varietà di tecniche come ricochet, picchettati, pizzicati, decime e ottave.

 

Il trillo del diavolo

Il trillo del diavolo (titolo originale La Sonata per Violino in Sol Minore) è una sonata per violino e basso continuo. Autore è Giuseppe Tartini. L’esecuzione richiede un’ottima tecnica ed è davvero impegnativa. La struttura della composizione è di tre movimenti, vediamoli. Il primo è il larghetto affettuoso in 12/8. In questa fase l’esecuzione non presenta grosse difficoltà. Il secondo movimento, invece, è Allegro in 2/4. Qui la struttura si fa più complessa e il violino si rende protagonista di diversi passaggi virtuosistici. Il terzo e ultimo movimento è Andante Allegro Adagio con alternanza in 2/4 e 4/4.

 

Sonata n.1 per violino e pianoforte

Tra il 1878 e il 1879 Johannes Brahms compose l’opera di musica da camera Sonata n.1 per violino (ecco i migliori modelli) e pianoforte. La struttura prevede tre movimenti che sono vivace ma non troppo, Adagio in mi bemolle maggiore e Allegro molto moderato in sol maggiore. L’esordio dell’opera fu l’8 novembre del 1879 a Bonn e fu eseguita dal violinista Robert Heckmann e dalla pianista Marie Heckmann-Hertig.

 

 

Tema e variazioni

Si tratta di musica da camera per violino composta nel 1932 da Olivier Messiaen. L’esordio dell’opera davanti al pubblico fu il 22 novembre del 1932; ad eseguirla furono lo stesso Messiaen e la sua prima moglie Louise Justine Delbos. L’opera si divide in sei sezioni.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Banjo – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Vuoi comprare un banjo ma non sai quale scegliere? Dai un’occhiata alla nostra guida, ti possiamo dare qualche spunto utile per individuare il modello più adatto a te. Qui ti anticipiamo subito i due strumenti che ci sono piaciuti di più: Epiphone EFB0NACH1 MB-100, realizzato da una liuteria affiliata alla Gibson, vanta un ottimo rapporto qualità/prezzo, ha corpo in mogano e tastiera in palissandro. Ashbury GR37027 Ab-25 ha ottime finiture e tiene benissimo l’accordatura. Entrambi sono open back.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Guida all’acquisto – Come scegliere il miglior banjo?

 

Il banjo è un particolare strumento a corde di origini africane, reso popolare grazie alla musica afro-americana e successivamente diventato uno dei simboli della musica country statunitense. Infatti è difficile non associare il suo suono ad un’ambientazione “western” o ad intime atmosfere della musica “bluegrass”. Come per altri strumenti musicali, anche il banjo si distingue per tipologia e ditta di produzione, quindi a volte potrebbe non essere facile scegliere quello giusto. Per questo abbiamo preparato una guida con le recensioni dei modelli più apprezzati sul mercato: confronta i prezzi e le caratteristiche, magari tra questi c’è quello che stai cercando.

 

 

Open back o cassa di risonanza?

La principale distinzione che si deve fare quando si parla di banjo è quella tra gli strumenti open back e quelli con la cassa chiusa. I primi hanno la cassa aperta sul retro dello strumento, questo fa in modo che il suono non si propaghi in avanti creando una risonanza limitata a una zona circoscritta. Per certi versi un banjo open back può dare una sensazione di intimità, dato che lo si suonerà per lo più da soli nei momenti di relax.

Al contrario un banjo con la cassa di risonanza propagherà il suono in avanti verso un probabile pubblico, cosa che lo rende ideale per concerti dal vivo. Le migliori marche producono entrambi i modelli, ma la scelta del tipo è del tutto personale e dipende spesso dai gusti o dalle necessità.

 

Dimensioni

Oltre a questa distinzione, occorre specificare che il banjo può essere di diverse dimensioni, spesso a seconda del numero di tasti. La sua forma più comune è quella di banjo tenore a 19 tasti, ma in alcuni modelli il numero di corde può arrivare fino a cinque o addirittura a sei, con ben 22 tasti. Per cominciare è consigliabile acquistare un semplice banjo tenore, poi magari dopo aver acquisito un buon livello di abilità si potrà passare a un tipo con più corde o tasti.

I chitarristi che già hanno le mani allenate sulle sei corde si troveranno bene con un banjo più grande, magari da suonare con il plettro o i fingerpicks. Chi ha le dita un po’ larghe potrebbe avere qualche difficoltà a posizionarle tra le corde dello stretto manico di un banjo tenore. Per questo può essere una buona idea optare per un banjo-basso a quattro corde.

 

Materiali

Come ogni altro strumento, anche il banjo può essere trovato in modelli di diversa fattura che variano in base al prezzo. Un buon banjo fatto con del legno pregiato costerà sicuramente di più di uno con dei materiali di qualità più bassa che magari sarà più economico. Noi consigliamo di optare per uno strumento fatto con dei materiali magari non eccelsi, ma comunque di un livello rispettabile.

Anche se si è alle prime armi può essere una buona idea orientarsi verso un banjo di qualità media, così durerà nel tempo e nel caso ci si appassioni lo si potrà continuare a suonare per un po’ invece di sostituirlo immediatamente. Nella nostra classifica qui di seguito elenchiamo diversi banjo realizzati con buoni materiali.

 

I 5 Migliori Banjo – Classifica 2020

 

Il banjo è uno strumento africano che ha contribuito a dare il via alla musica afro-americana, reso famoso anche grazie alla famosa canzone “Dueling banjos” del film “Un tranquillo weekend di paura”. La selezione del modello dovrebbe dipendere dal tuo livello di abilità e inoltre dai materiali utilizzati per la costruzione. Ti presentiamo qui di seguito una selezione dei migliori banjo del 2020, con recensione annessa e basata sul gradimento generale degli utenti che li hanno acquistati e provati. Confronta i vari pareri e fai una comparazione per scoprire quale banjo comprare in modo da soddisfare le tue esigenze.

 

 

1. Epiphone EFB0NACH1 MB-100 Banjo, Naturale

 

Da una liuteria affiliata alla famosa azienda statunitense Gibson, ecco un banjo che potrai apprezzare per il suo ottimo rapporto tra qualità e prezzo.

Nonostante non sia tra gli strumenti più costosi in circolazione, può comunque vantare di un design piacevolissimo con corpo in mogano e tastiera in palissandro che lo rendono davvero piacevole da guardare e da suonare.

Si adatta molto bene alle esigenze dei principianti per imparare a suonare il banjo senza dover spendere troppo, ma anche a quelle di chitarristi intermedi o esperti che vogliono divertirsi un po’ con un altro strumento a corda.

Tieni conto che si tratta di un banjo open back, quindi il suono avrà un po’ meno dinamica e proiezione del suono specialmente sui tasti più alti, ma se vuoi solo divertirti un po’ probabilmente questo non sarà un problema. 

Questo banjo potrà fare la felicità di tutti i principianti che non vogliono spendere troppo, insomma proprio quello che ci vuole per iniziare a strimpellare, magari in un “tranquillo weekend di paura”. Vediamo quali sono i suoi vantaggi e svantaggi.

 

Pro

Design: Sebbene non sia molto costoso, la tastiera in palissandro e il corpo in mogano sottolineano una certa cura per i materiali e il design.

Versatile: Adatto sia a principianti sia a musicisti intermedi che vogliono cimentarsi con un nuovo strumento a corda e divertirsi.

Accordatura: Lo strumento può essere accordato facilmente tramite le chiavi sulla paletta, inoltre tiene molto bene l’accordatura in modo da non costringere il musicista a dover stringere o allentare le corde con frequenza.

Prezzo: Il modello si presenta con prezzi bassi che potranno attirare anche chi vuole semplicemente provare lo strumento senza spendere troppo.

 

Contro

Suono: Trattandosi di un banjo open back, il suono avrà meno dinamica, quindi si adatta bene solo alla pratica e non alle esibizioni dal vivo.

Clicca qui per vedere il prezzo

 

 

 

2. Ashbury GR37027 Ab-25 Banjo a 5 Corde, Acero, Naturale

 

Questo banjo potrebbe accontentare le esigenze di tutti gli amanti degli strumenti dai vividi colori chiari. Il prezzo è un po’ più alto rispetto ad altri modelli per principianti, questo perché si tratta di uno strumento dalle ottime finiture.

Sarà un vero piacere far scorrere le dita sulla tastiera in acero, apprezzando la qualità del suono prodotto da questo modello.

Gli utenti che lo hanno acquistato hanno apprezzato anche il fatto che l’Ashbury riesce a tenere molto bene l’accordatura, quindi non dovrai aggiustare la tonalità con le meccaniche ogni volta che lo suoni un po’. Conta che si tratta di un banjo open back, ovvero con il retro aperto.

Questo significa che non proietterà il suono verso il pubblico, perciò non è lo strumento perfetto per esibizioni live. Inoltre, si dovrebbe suonare senza il plettro.

Non è il banjo più economico in circolazione, ma si fa perdonare con la sua qualità di design e del suono. Chi non sa dove acquistare lo strumento nuovo, potrà cliccare sul link qui di seguito che porterà alla pagina del negozio online. Prima però è meglio dare un’occhiata ai pro e contro del prodotto per avere un quadro completo.

 

Pro

Tastiera: In acero, permette di suonare con una buona scorrevolezza, inoltre contribuisce alla qualità del suono dello strumento.

Design: Il colore chiaro dona al banjo un aspetto elegante, quindi sarà molto piacevole da vedere oltre che da suonare.

Accordatura: Tiene molto l’accordatura, così non si dovrà armeggiare con le meccaniche dopo ogni giro di accordi o scala.

Finger picking: Questo banjo va suonato senza il plettro, quindi si adatta molto bene a chi ha una certa dimestichezza nel finger picking o magari suona la chitarra classica.

 

Contro

Prezzo: Il costo elevato del prodotto lo rende adatto solo a musicisti intermedi o avanzati che vogliono provare un altro strumento a corda.

Acquista su Amazon.it (€311.73)

 

 

 

3. Rocket BJW01 Banjo Deluxe a 5 corde

 

Il Rocket si rivolge ai principianti e più in generale a quanti vogliono provare a suonare il banjo senza spendere troppi soldi. La qualità del suono è discreta così come la proiezione; sorprende invece il design molto curato in tutti i dettagli, anche quelli più piccoli. 

Lo strumento è a cinque corde ed è pensato soprattutto per il bluegrass ma c’è anche chi lo ha usato per la musica celtica ottenendo risultati soddisfacenti, dunque possiamo ritenerlo uno strumento abbastanza versatile. L’accordatura dà qualche noia, soprattutto quella della quinta corda. C’era da aspettarsi meccaniche non perfette. 

Interessante, poi, il fatto che nel prezzo sia compresa anche la custodia, anche se dobbiamo comunque dire che l’imbottitura è davvero minima; insomma, 5 mm di spessore non lasciano tranquilli ma almeno è molto buona per proteggere lo strumento dalla polvere che sebbene non dannosa quanto gli urti,è sempre bene evitare che attacchi il banjo.

 

Pro

Prezzo: Riteniamo che il prezzo di vendita sia buono e rispecchi il valore dello strumento, si tratta di fare un piccolo investimento, anche solo per togliersi uno sfizio.

Versatile: Dello strumento in esame abbiamo apprezzato la versatilità: si adatta a più generi, potete spiazzare tranquillamente dal bluegrass alla musica celtica.

Custodia: Sebbene l’imbottitura sia poca cosa, in virtù di un costo basso abbiamo accolto positivamente la presenza di una custodia.

 

Contro

Accordatura: La tenuta non è perfetta, in questo senso lo strumento presenta delle pecche, soprattutto alla quinta corda che pare essere quella che dà più problemi.

Clicca qui per vedere il prezzo

 

 

 

4. Cherrystone Banjo a 5 Corde in Legno di Mogano con Remo Fell

 

Quello proposto da Cherrystone è un buon modello per iniziare la pratica e, sebbene non sia il miglior banjo presente sul mercato, è comunque uno dei più venduti online per il suo prezzo conveniente.

Si tratta di uno strumento con il pot montato sul retro, quindi può proiettare il suono in modo efficace ed è dunque ideale se stai cercando un banjo per farti sentire anche da un possibile pubblico o per suonare in compagnia di altri musicisti.

Probabilmente se sei un chitarrista esperto dovresti cercare qualcosa di meglio ma per un principiante è più che sufficiente.

A detta degli utenti lo strumento ha un suono forte e chiaro, una caratteristica indispensabile per poter discernere le note e capire cosa si sta suonando in modo chiaro.

Concludiamo la nostra recensione con un elenco dei pregi e difetti di questo banjo che, come abbiamo visto, è riuscito a conquistare una buona parte di musicisti principianti grazie al suo prezzo conveniente e al suono di buona qualità.

 

Pro

Suono: Il banjo ha una chiarezza di suono molto apprezzabile che permette di capire bene cosa si sta suonando anche in presenza di altri strumenti.

Pot: Posizionato sul retro, dona dinamica al suono, in modo da potersi esibire di fronte a un pubblico.

Inesperti ma non solo: I principianti potranno comprare lo strumento per iniziare a praticare, ma potrà essere apprezzato anche da musicisti intermedi.

 

Contro

Materiali: Il design del prodotto lascia un po’ a desiderare sia a livello estetico sia per i materiali utilizzati per produrlo.

Clicca qui per vedere il prezzo

 

 

 

5. Kmise Banjolele, Ukulele da Concerto, a 4 corde

 

Abbiamo deciso di proporvi questo banjo ukulele per la gran quantità di accessori in dotazione anche perché il suo prezzo è piccolo così. È fin troppo evidente che si tratta di uno strumento per assoluti dilettanti, ma soffermiamoci un attimo sui succitati accessori così da darvi una idea di cosa troverete nella confezione. 

Cominciamo dall’accordatore a paletta, dotato di un display ampio e deliziosamente illuminato. La sua precisione è discreta, c’è anche una tracolla, tre plettri, una chiave e una custodia. Le finiture, secondo noi, sono un po’ grezze, un problema tipico degli strumenti economici. Altro problema che spesso e volentieri si riscontra negli strumenti di fascia bassa, è sicuramente la tenuta dell’accordatura, anche in questo caso la regola è confermata. 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il suono non è malvagio, anzi… è meglio di quanto ci saremmo aspettati. Se volete provare a suonare il banjo, il Kmise vi consente di farlo senza spendere troppo denaro e con tanti utili accessori.

 

Pro

Costo: È molto economico, si tratta di un investimento che bene o male tutti possono permettersi, anche solo per togliersi uno sfizio.

Dotazione: La quantità di accessori a corredo del banjo è notevole e ci trovate diverse cose interessanti come l’accordatore, la tracolla e la custodia.

 

Contro

Meccaniche: Sono scarsine e dobbiamo dire che ce lo aspettavamo, dunque non meravigliatevi se dovrete accordare lo strumento più volte.

Materiali: In linea con il prezzo, dunque non sono molto buoni. Quanto alle rifiniture, sono piuttosto approssimative, per nulla curate.

Acquista su Amazon.it (€109.99)

 

 

 

Come utilizzare un banjo

 

Il banjo è uno strumento musicale a corda, la sua forma ricorda quella di una chitarra ma il suono è più simile a quello di un mandolino. Ha origini africane, successivamente è diventato un vero e proprio simbolo della musica bluegrass e country statunitense.
Se avete appena acquistato questo strumento e non sapete come iniziare, date uno sguardo a questa piccola guida, in cui vi daremo consigli per procedere in modo giusto.

 

 

Banjo a 4 o a 5 corde

Il banjo è uno strumento utilizzato soprattutto dagli appassionati di musica jazz e country (e dintorni), in commercio è possibile trovarne di tre diversi tipi: da quattro, cinque e sei corde. Bisogna quindi capire quale tipologia di strumento si ha tra le mani, anche in base al numero di stringhe.
Per i principianti sarebbe meglio iniziare con un banjo a quattro corde, per via della sua semplicità. È il modello più classico, molto popolare tra gli anni Venti e Trenta, e oggi viene associato soprattutto al dixieland, alla musica celtica e al jazz ma, chiaramente, può essere usato anche per suonare altri generi. Al tempo, il suo potenziale risiedeva nelle tonalità più alte rispetto alla chitarra, che consentiva una migliore udibilità.
Il banjo a cinque corde è quello più diffuso, soprattutto tra i suonatori di bluegrass e folk. La quinta corda non prosegue lungo tutto il manico ma si ferma alla parte centrale, peculiarità che dona allo strumento il caratteristico suono definito “roll and bounce”.

Il banjo a sei corde è quello preferito dai professionisti: più complicato da suonare, offre un numero superiore di note da poter eseguire.

 

Fingerpicks

Il banjo può essere suonato con la tecnica “fingerpicking”, ovvero pizzicare (le corde) usando le unghie. Usare le unghie dopo un po’ di tempo può causare dolori e danni, è quindi importante utilizzare i fingerpicks, ovvero particolari plettri che rivestono i polpastrelli delle dita. Generalmente, questi plettri sono in celluloide per il pollice e in alpacca per indice e medio. Con questo accessorio scorrere lungo le corde è molto più semplice e l’esecuzione degli arpeggi più precisa. Inoltre, il volume sarà più alto.

 

Accordare il banjo

Come per gli altri strumenti musicali, prima di poter emettere suoni gradevoli con il banjo bisogna pensare all’accordatura. Questa operazione potrà sembrare complicata all’inizio, ma vedrete che dopo le prime volte le cose diventeranno naturali. Per accordare correttamente lo strumento, bisogna ruotare le chiavi situate all’estremità della paletta e stringere o allargare a seconda della tonalità. Per essere sicuri di accordare la corda giusta, seguitela con la mano lungo il manico, fino ad arrivare al perno corrispondente. In commercio esistono diversi modelli di accordatori, accessori molto utili che semplificano l’accordatura e restituiscono risultati più accurati.

 

 

La posizione delle mani

Dopo aver accordato lo strumento, bisogna pensare a posizionare le mani in modo corretto. Appoggiate la destra sul corpo del banjo (ovvero la parte più grande) all’altezza del ponte. La mano sinistra va invece posizionata sul manico, con il pollice posto sul retro, mentre le altre dita andranno sui tasti.

Le prime volte potrà sembrare tutto un po’ ostico e stancante ma, si sa, per diventare buoni musicisti bisogna perseverare. L’ultimo suggerimento è di studiare quotidianamente, con almeno 30 minuti al giorno in poco tempo si possono ottenere ottimi risultati.

 

 

 

» Controlla gli articoli degli anni passati

 

Questi prodotti sono tra quelli più consigliati, ma al momento non sono disponibili

 

Stagg BJM30 DL Banjo Bluegrass a 5 Corde

 

Se non sai come scegliere un buon banjo bluegrass, allora potresti aver trovato quello che fa per te. Sebbene sia un modello realizzato con materiali di qualità (il pot è in mogano e la tastiera in palissandro), può vantare un ottimo rapporto qualità-prezzo che lo rende ideale come primo acquisto.

È dotato di 22 tasti e di una buona proiezione del suono. In questo modo potrai suonarlo durante concerti o esibizioni, in compagnia di altri strumenti.

Una buona soluzione per qualsiasi principiante che si vuole avvicinare a questo particolare strumento ma vuole comunque un prodotto di qualità.

Anche i chitarristi più esperti potranno apprezzare la dinamica del suono e dilettarsi con un altro strumento a corda, divertendosi con accordi e scale.

Nella nostra guida per scegliere il miglior banjo abbiamo voluto aggiungere questo modello di Stagg che ha ricevuto pareri davvero positivi dagli utenti. Qui di seguito riportiamo le sue caratteristiche positive insieme all’unico difetto riscontrato.

 

Pro

Qualità-prezzo: Ci sono strumenti meno costosi in circolazione, ma nel caso si cerchi un buon banjo di qualità allora si potrà optare per questo modello dal prezzo ragionevole.

Suono: Avendo il pot sul retro, ovvero la cassa chiusa, questo banjo proietta il suono in avanti. È adatto quindi a chi si esibisce dal vivo o suona in un gruppo.

Materiali: I materiali di ottima fattura conferiscono allo strumento un aspetto elegante, inoltre la tastiera in palissandro risulta scorrevole sia nell’esecuzione di scale sia negli accordi.

 

Contro

Open back: Lo strumento ha la cassa chiusa, quindi chi cerca un banjo open back dovrà optare per un altro modello.

 

 

APC Instruments BJPT100 KOA Banjo

 

Tra i nostri consigli d’acquisto non mancano offerte molto appetibili come quella legata a questo banjo prodotto da APC Instruments.

Si tratta di uno strumento a otto corde e con cassa risonante, ideale se stai cercando un modello con una buona proiezione del suono, per godere della dinamica prodotta da ogni accordo o nota.

Inoltre potrai suonare con altri strumenti in esibizioni dal vivo, senza che il suono del tuo banjo venga coperto.

Sebbene sia indicato soprattutto per principianti, il modello realizzato da APC può comunque vantare un piacevole design e una buona scelta dei materiali, come per esempio il mogano e l’abete massello, utilizzati rispettivamente per la realizzazione del manico e della tavola.

Passiamo adesso all’elenco dei pro e contro del prodotto che potrà tornare molto utile per avere un’idea più chiara sulle sue caratteristiche prima di procedere all’acquisto. A tal proposito consigliamo sempre di cliccare sul link del negozio online per trovare i prezzi più convenienti.

 

Pro

Design: Il look elegante del banjo e i materiali di qualità utilizzati per la sua produzione lo rendono molto piacevole da vedere.

Suono: La cassa risonante di questo banjo garantisce un suono cristallino e preciso. Inoltre i chitarristi potranno ritrovarsi “a casa” grazie alle 8 corde.

Prezzo: Nonostante la sua qualità, lo strumento è venduto a un prezzo molto conveniente.

 

Contro

Non classico: Non è proprio il tipico banjo, quindi non è adatto a chi cerca un modello classico.

 

» Controlla gli articoli degli anni passati

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Stradivari è il nome sulla bocca di tutti quando si parla di violini, ma la liuteria nostrana, e in particolare quella cremonese, ci ha regalato tanti altri maestri.

 

Ci sono liuterie e liutai entrate a far parte della storia e della cultura Italiana. Il nostro Paese, da secoli, vanta una tradizione senza uguali. I preziosi segreti sono stati tramandati di generazione in generazione, molto spesso da padre a figlio, anche se non sono mancati illustri allievi che come si suol dire, hanno imparato l’arte e l’hanno messa da parte per poi diventare essi stessi liutai di fama mondiale. In un tale contesto il centro del mondo non può che essere Cremona con la sua liuteria tradizionale, un’arte tipica dell’artigianato locale, riconosciuta anche dall’UNESCO, specializzata soprattutto nella costruzione di strumenti ad arco come violini, viole e violoncelli.

 

Andrea Amati e famiglia

Il mito della liuteria cremonese ha avuto inizio con Andrea Amati che iniziò a costruire violini nel 1520. Pur non essendoci precise fonti a riguardo, molti studiosi sono concordi nel ritenere che fosse lui l’inventore del violino. Tutto ciò che resta della sua opera si riduce a 16 strumenti musicali costruiti tra il 1564 e il 1574. Gli strumenti sono divisi tra il museo di Oxford (UK), il South Dakota Museum (USA), il comune di Cremona e due collezioni private. 

Andrea ha avuto due figli che hanno seguito le sue orme, Antonio nato nel 1540 e Girolamo nato nel 1550. Non è certo se i due fossero effettivamente fratelli oppure fratellastri poiché Andrea si era risposato. Anche sulla vita dei due fratelli si sa molto poco. Di certo c’è che il rapporto tra i due non fu sempre idilliaco tanto è vero che si separarono nel 1588 come testimoniano anche alcune etichette riportanti solo i nomi dell’uno e dell’altro. 

Morto Antonio nel 1607 Girolamo riprese a usare etichette con i nomi di entrambi, evidentemente fu una scelta di marketing. Dei dieci figli avuti da Girolamo, il terzogenito Nicolò seppe tenere in alto il nome degli Amati diventando uno dei liutai più famosi della storia. L’ultimo liutaio della famiglia Amati sarà Girolamo II, secondogenito nato dal matrimonio con Lucrezia Pagliari.

 

 

Guarneri

Un’altra famiglia celebre della liuteria cremonese è Guarneri. Di loro, in vero non si sa molto. Tra le poche cose note c’è che Andrea Guarneri si formò presso la bottega di Nicolò Amati dal 1641 fino al 1645 come apprendista ma è certo che collaborò con Amati fino al 1654. Imparò molto dal maestro ma non lo superò mai. Dei suoi due figli Pietro e Giuseppe, solo quest’ultimo seguì le orme del padre. Il ruolo di Giuseppe nella realizzazione del piccolo violoncello (costruito un decennio prima di quello di Stradivari), fu determinante. 

Un discorso analogo lo si può fare con la viola contralto e anche in questo caso giocò d’anticipo su Stradivari. Dopo la morte del padre, Giuseppe proseguì con l’attività perfezionando e modificando il suo stile. Ebbe tre figli, il terzultimo Bartolomeo Giuseppe, conosciuto anche come Guarneri del Gesù, che si prefisse di fondere lo stile Stradivari con quello della scuola bresciana. 

Lo strumento più noto di Guarneri del Gesù è il Cannone di Paganini che è custodito presso il Palazzo Municipale di Genova dal 4 luglio del 1851. Lo strumento fu donato alla Civica Amministrazione dal suo proprietario Achille Paganini, figlio del celebre Nicolò, dopo la sua morte come espresso nel testamento.

 

Antonio Stradivari

Quando si parla di violini (ecco la lista dei migliori prodotti) storici non si può evitare di parlare del maestro dei maestri Antonio Stradivari; naturalmente nato a Cremona, anno 1644. Apprese l’arte presso la bottega di Nicola Amati. Sposò Francesca Ferraboschi, rimasta vedova e incinta; una condizione cui bisognò far fronte con un matrimonio combinato. 

Paganini aprì la sua bottega a Piazza S. Domenico nel 1680 insieme ai figli Omobono e Francesco. Quattro anni dopo morì Nicola Amati così lo scettro di liutaio più importante di Cremona passò ad Antonio Stradivari. Nei primi del ‘700 stradivari costruì alcuni dei suoi strumenti più famosi come l’Hellier, il Toscano e la viola Medicea. Pur non essendoci la certezza assoluta, è plausibile ritenere che fi stradivari il primo a portare avanti gli studi sulla modifica dell’inclinazione del manico. 

 

 

Quando la musica cominciò a essere ascoltata nei teatri, dunque in ambienti più grandi rispetto a quelli sui si era abituati, si presentò la necessità di un suono più potente. Di qui l’idea di inclinare il manico all’indietro incastrando e incollando parte di esso all’interno dello zocchetto così da resistere alla tensione. Si presentò anche l’esigenza di allungare la catena e la tastiera così da accedere alle posizioni più alte. Per la tastiera, inoltre, fu usato l’ebano poiché più resistente. Fu così che nacque il violino moderno. 

L’attività di Stradivari è distinta in quattro periodo. Il primo va dal 1666 al 1680. Durante questa fase si nota l’influenza stilistica del maestro Nicolò Amati. I violini realizzati in quest’epoca hanno l’etichetta “Antonius Stradivarius Cremonensis alunnum Nicolò Amati”. I secondo periodo, detto “amatizzato” va dal 1680 al 1690. In questi anni i suoi violini rispecchiano tutte le caratteristiche degli strumenti creati dalla famiglia Amati, sono più rotondi e ampi rispetto a quelli del primo periodo. 

In questa fase Stradivari realizza i primi violoncelli in forma grande. Tale forma è detta “A”. Nel terzo periodo che va dal 1690 al 1700 è il decennio degli strumenti lunghi caratterizzati da un suono più cupo. Il primo ventennio del ‘700 è detto “periodo d’oro”. Gli strumenti realizzati durante questo periodo sono i più costosi e ricercati. Il quinto periodo la mano di Nicolò è quasi assente; è il figlio Francesco a fare il grosso del lavoro ma ciò coincide con un peggioramento qualitativo del livello di produzione.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Chitarra Jazz – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

“Se non sai cos’è, allora è jazz”. Forse però per suonarlo è meglio saperne qualcosa e soprattutto usare una buona chitarra jazz. Se non avete il tempo di leggere la nostra guida, ci permettiamo di suggerire la Gibson ES-335 Antique Walnut, versatile ed elegante, con meccaniche di altissimo livello e ottimi materiali. In alternativa si potrà optare per la Stagg A300-WH che si rivela davvero convincente a livello di meccaniche, pick up e suono.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Guida all’acquisto – Come scegliere la migliore chitarra jazz?

 

Il jazz è la musica che si associa agli strumenti a fiato, primo su tutti al sassofono. In realtà la chitarra, sebbene spesso ricopra un ruolo secondario, è stata portata ad altissimi livelli da chitarristi come Joe Pass e George Benson che hanno conferito allo strumento un ruolo da protagonista nel genere.

Sul mercato ci sono tantissimi modelli di chitarra jazz che differiscono per qualità e prezzo. Visto che non si tratta proprio di strumenti per chi è alle prime armi, bisogna districarsi bene nella scelta tra un modello da usare come chitarra principale o magari uno sostitutivo per suonare in piccole esibizioni dal vivo o in sala prove.

La nostra guida potrebbe essere di aiuto per scegliere quello giusto in base alle proprie esigenze, per confrontare i prezzi e risparmiare un po’.

 

 

Chitarra principale, sostitutiva o per principianti?

Difficile consigliare questo tipo di chitarra a un principiante, a meno che non voglia subito cominciare a studiare con un maestro jazz e procurarsi immediatamente lo strumento adatto.

In questo caso, visto che le chitarre jazz delle migliori marche sono molto costose, consigliamo di comprare un modello dai costi contenuti che sia composto con materiali decenti. La stessa cosa vale se si sta cercando una chitarra jazz per sostituire quella principale, magari per tenerla di riserva durante un concerto o per usarla in sala prove.

In base al proprio grado di abilità e all’utilizzo che se ne farà, allora occorre valutare se spendere qualcosa in più e ritrovarsi tra le mani uno strumento affidabile oppure andare per la scelta più economica.

 

Componenti

Come per ogni strumento, anche per la chitarra jazz bisogna stare attenti alla qualità dei materiali. Soprattutto chi è già un musicista navigato vorrà dare un’occhiata a come è composta la chitarra che acquisterà, soprattutto per valutare se una volta comprata dovrà essere portata dal liutaio di fiducia per eventuali modifiche.

Solitamente quando si compra una chitarra jazz non troppo costosa, bisognerà mettere in conto anche le spese di liuteria per le eventuali modifiche all’action, ai tasti e al ponticello… a meno che non si sia capaci di farle da soli.

Nel caso non si guardi troppo il pelo nell’uovo e la si vuole usare solo per praticare in casa o dal maestro, allora si potrà anche evitare e risparmiare un po’, portando a casa una chitarra di riserva da battaglia che servirà a sostituire quella principale, tenuta in serbo per concerti importanti.

 

 

Accessori

Partiamo dal presupposto che molte chitarre jazz in vendita online potrebbero non avere alcun accessorio in dotazione, ma magari una custodia o un jack in più possono fare sempre comodo! Per questo si può controllare se con lo strumento verranno spediti anche questi oggetti.

Sul jack si potrebbe anche passare, ma una custodia per la chitarra è sempre ben accetta, soprattutto perché solitamente quelle buone non costano pochissimo. Questa è una verifica che può essere importante fare specialmente quando si acquista un modello con un costo più alto, in modo da cercare di ammortizzare un po’ sulla spesa di un’eventuale custodia rigida.

Sperando di essere stati esaurienti nella nostra spiegazione, invitiamo i nostri lettori a continuare la lettura della classifica con le recensioni dei prodotti più graditi dagli utenti.

 

Le 5 Migliori Chitarre Jazz – Classifica 2020

 

Speriamo che i nostri consigli d’acquisto siano stati utili a capire quali caratteristiche cercare in una chitarra jazz, ma per dare un’ulteriore mano ai nostri lettori presentiamo qui di seguito una classifica dei modelli più venduti e apprezzati. Così si potrà fare una comparazione tra le offerte e decidere quale chitarra jazz comprare senza spendere troppo.

I vari strumenti sono stati scelti in base ai pareri positivi degli utenti e sono tutti adatti per chi si avvicina ai generi jazz o blues e per musicisti navigati che hanno bisogno di una chitarra di riserva.

 

 

1. Gibson ES-335 Figured Antique Walnut 12887735

 

Principale vantaggio:

Questa chitarra vi stupirà per la sua grande versatilità, potete passare dal jazz all’hard rock con disinvoltura.

 

Principale svantaggio:

Quale svantaggio può mai presentare una chitarra del genere? Naturalmente il prezzo! Eh sì, costa tanto ma in fondo i soldi li vale tutti.

 

Verdetto: 10/10

Suono fantastico e design spettacolare, questa chitarra è adatta ai professionisti o comunque a chi con lo strumento ci sa fare.

Acquista su Amazon.it (€4199)

 

 

DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Versatile

La Gibson Es-335 è una chitarra che non ha certo bisogno di presentazioni. Stiamo parlando di una sorta di mito al quale non hanno resistito famosi chitarristi come Alvin Lee oppure Eric Clapton. È una chitarra nata per il jazz e prestata al blues ma che ha saputo servire anche altri generi musicali grazie alla sua versatilità, tanto è vero che ci potete suonare anche hard rock. 

E se venite da decenni passati su una solid body, non vi sentirete a disagio nel momento in cui imbraccerete questa semivuota. Dicevamo che volendo ci potete suonare persino hard rock, provate il pick-up al manico, non passerà inosservata l’aggressività del suono. Resterete sorpresi pensando a quanto sia “Jazzy” il pickup al manico. Avrete modo di spaziare da un genere all’altro con grande disinvoltura.

 

 

Manico e tastiera ottimi

Con il manico è amore a prima vista, scorrevole come pochi. La tastiera in acero, poi, è veloce, precisa lungo tutti i suoi 22 tasti. Chiunque vi appoggi le dita resta stregato e non se ne vorrebbe staccare più. 

Le meccaniche sono di quelle che non deludono mai. Anche qui la precisione è massima e l’accordatura è tenuta ottimamente. Il ponte è tune-o-matic con corde in titanio di serie, quindi al momento di cambiarle sapete già quale prendere. 

Come non notare, poi, l’ottimo bilanciamento dello strumento? Una chitarra del genere non la si ottiene semplicemente utilizzando buoni materiali, un ruolo determinante lo giocano i maestri liutai che hanno forgiato questa incredibile sei corde e chiunque abbia avuto la fortuna di maneggiarla può confermarlo.

 

Elegante

Abbiamo voluto dedicare l’ultimo paragrafo al design che è qualcosa di molto particolare, non tanto nella forma ma nella verniciatura, un bellissimo color legno con tutte le venature in risalto. È una chitarra elegante, dallo stile unico e che brilla di luce propria. 

È uno strumento che vediamo in mano ai professionisti e a quanti pur non guadagnandosi da vivere con la musica, sono davvero bravi. Non ce ne vogliano tutti gli altri ma una chitarra del genere non è per tutti, anche perché (e  qui arriviamo all’unico aspetto davvero negativo) costa parecchio, ma credeteci che i soldi li vale tutti, ve ne accorgerete se riuscirete quantomeno a provarla. Concludiamo con un’ultima buona notizia: nel prezzo è compresa la custodia; almeno la porterete a casa senza correre rischi.

 

Acquista su Amazon.it (€4199)

 

 

 

2. Stagg A300-WH Chitarra Elettrica Jazz Semi-acustica

 

A livello di materiali, design e suono si potrebbe considerare questa Stagg come una delle migliori, se non la migliore chitarra jazz, almeno tra i prodotti venduti online della stessa fascia di prezzo. Oltre a poter diventare la chitarra principale di musicisti che si stanno avvicinando a generi “leggeri” come blues o jazz, può essere una riserva di tutto rispetto per chi è solito fare molti live o partecipare a registrazioni in studio.

Ha un ponte jazz in metallo pressofuso e una tastiera in palissandro da 20 fret, materiali di qualità che si aggiungono al corpo in acero. Il colore bianco la renderà molto piacevole da vedere e da suonare in privato o davanti al pubblico nei locali.

Gli utenti ne hanno lodato il suono di buon livello dei due pick-up e un bilanciamento ottimale tra volumi e toni.

Secondo i pareri dei consumatori, la chitarra jazz Stagg A300-WH è uno dei migliori modelli, tra quelli disponibili sul mercato a prezzi bassi.

 

Pro

Estetica: Il look rétro della Stagg salta subito all’occhio ed è ulteriormente impreziosito dalla combinazione dei colori; il corpo principale e il manico sono verniciati in bianco perlato, il manico invece è nero.

Materiali: Il corpo e il manico set-in sono realizzati in acero duro, mentre la tastiera è in legno di palissandro, proprio come per il modello esaminato in precedenza.

Meccanica: Gli acquirenti hanno apprezzato molto la meccanica, in metallo pressofuso, e le possibili regolazioni che offre per avere un’accordatura perfetta.

Bilanciata: Possiede due manopole per il controllo volume e due per il controllo del tono, questo le permette di raggiungere un bilanciamento ottimale nel timbro del suono.

 

Contro

Custodia: Secondo gli acquirenti è una gran bella chitarra, ma purtroppo viene venduta priva della custodia per il trasporto, che va acquistata separatamente.

Acquista su Amazon.it (€351)

 

 

 

3. Ammoon Jazz Bass Style 4 Corde Basso Elettrico

 

Se non si sa come scegliere una buona chitarra jazz per principianti, allora si potrà optare su questo kit con chitarra, amplificatore, jack e custodia.

Ideale se si sta iniziando a studiare jazz o blues con un maestro o da autodidatti e si vuole acquistare lo strumento adatto senza spendere troppo.

L’amplificatore non è particolarmente potente, ma è più che sufficiente per studiare esercizi o allenarsi su accordi e scale senza disturbare familiari o coinquilini. La custodia permette un facile trasporto dello strumento, così si potrà andare a lezione prendendo l’autobus o a piedi. Occorre specificare che la chitarra va bene solo per principianti e che magari i musicisti intermedi potrebbero voler cercare un prodotto diverso.

Non è propriamente una chitarra, si tratta infatti di un basso elettrico jazz; abbiamo voluto inserirlo lo stesso in questa guida per due ragioni: è il modello più economico ed è ideale per il jazz e il blues.

 

Pro

Kit: Viene venduto in un kit di montaggio che comprende tutti i pezzi che compongono il basso, più il set di corde ovviamente.

Personalizzabile: Il corpo del basso è realizzato in legno di tiglio, essendo parte di un kit non è verniciato, quindi è personalizzabile al massimo, a seconda dei gusti personali.

Economico: Il prezzo è estremamente vantaggioso, e questo è uno degli aspetti che gli acquirenti hanno apprezzato maggiormente, oltre alle prestazioni e al timbro sonoro.

Materiali: I materiali di costruzione sono buoni; legno di tiglio, acero duro e palissandro.

 

Contro

Pick up: I pick up forniti nel kit, secondo gli acquirenti, non sono di buona qualità ed è preferibile sostituirli il prima possibile.

Acquista su Amazon.it (€146.99)

 

 

 

4. Epiphone ETBWNAGH1 Broadway Chitarra Elettrica

 

La Epiphone Broadway è una chitarra archtop che si caratterizza per un buon rapporto qualità/prezzo. Ha un suono classico, monta due pickup Alnico Classic che però presentano un certo disequilibrio di volume con quello al manico che suona più forte di quello al ponte. 

Il corpo è in acero mentre il top è in abete; la tastiera è in palissandro. Le meccaniche sono buone. Abbiamo notato una certa preponderanza delle corde medio basse e il suono risulta cupo. La situazione, comunque, può essere migliorata con le giuste regolazioni dell’equalizzatore. L’action, a nostro avviso, va regolata poiché troppo alta. 

Le rifiniture non sono perfette ma diciamo che siamo in linea con strumenti di fascia medio bassa. In definitiva è una chitarra che vediamo bene per principianti ma anche per chitarristi di livello medio. Al netto di qualche piccolo difetto, possiamo ritenerci più che soddisfatti.

 

Pro

Qualità/prezzo: Siamo convinti del fatto che questa chitarra Epiphone abbia un rapporto qualità/prezzo di sicuro interesse; è da da provare.

Meccaniche: Sono molto buone, soddisfacente la tenuta dell’accordatura anche quando ci si concede qualche bending di troppo.

 

Contro

Pickup: Secondo noi c’è troppa differenza tra il volume del pickup al manico rispetto a quello al ponte: ciò crea uno squilibrio che a qualcuno potrebbe non piacere.

Action: Riteniamo che l’action sia troppo alta, sarebbe opportuno farla sistemare a un liutaio di fiducia per migliorare la suonabilità.

Acquista su Amazon.it (€599)

 

 

 

5. Gear4Music Chitarra Semiacustica San Diego Sunburst

 

Una chitarra entry level, dedicata a chi si approccia per la prima volta allo studio dello strumento e si vuole subito tuffare sugli standard jazz. Ha un aspetto vintage molto convincente, il corpo come il manico e le finiture sono proprio quelle che ricordano gli strumenti dei grandi del jazz e dello stile country.

Si fa apprezzare la classica finitura sunburst, cioè nera sui bordi e che sfuma sui toni del legno naturale verso il centro. Proprio come le Fender o le Gibson suonate dai migliori chitarristi.

Il corpo è in acero come il manico, mentre la tastiera è in palissandro, sulla qualità dei legnami usati per la realizzazione della chitarra nulla da ridire, dunque.

La qualità del suono riserva piacevoli sorprese, specie considerando che si tratta di un modello economico e non destinato ai puristi del suono. È una classica sei corde che si fa suonare comodamente anche grazie alla forma hollow-body cioè asimmetrica a favore del musicista. Inclusi ci sono anche il cavetto per collegarla all’amplificatore e la custodia per trasportarla con facilità.

 

Pro

Molto economica: È la chitarra perfetta per chi inizia a dedicarsi allo studio dello strumento. Quindi non ha intenzione di spendere subito una cifra eccessiva.

Legnami di qualità: Palissandro per la tastiera e acero per il manico e il corpo sono in grado di trasmettere grande qualità e un suono pulito alla chitarra.

Look vintage: La forma del corpo hollow body con l’incavo asimmetrico da un lato e la finitura sunburst del corpo le conferiscono un aspetto deliziosamente simile a quello degli strumenti d’epoca.

 

Contro

Entry level: Il prezzo basso è ben rapportato alla qualità dello strumento, ma il suono che emette non entusiasma i puristi più esigenti.

Acquista su Amazon.it (€243)

 

 

 

Come utilizzare una chitarra jazz

 

Il jazz è un genere musicale che ha in sé il gene della sofferenza ma anche della ribellione. Come molti sapranno è nato dai canti degli schiavi afroamericani che, in questo modo, cercavano di darsi conforto durante la raccolta del cotone. Da lì il jazz ha iniziato a trovare nuove forme di espressione attraverso degli strumenti musicali. Musicisti, spesso senza aver studiato seriamente musica ma dotati di un “grande orecchio”, si riunivano per delle jam session. Poi, con il tempo, tutto è diventato più professionale, per così dire. In questo genere sono tantissimi gli strumenti che possono essere impiegati e naturalmente non poteva mancare la chitarra jazz.

 

 

Una precisazione

È indubbio che ci siano chitarre più adatte a suonare jazz piuttosto che un altro. Basti pensare che in questo genere, solitamente, si usa una chitarra con suono pulito, dunque non servono pick up capaci di generare potenti distorsioni. Ma una grande influenza ce l’ha anche il tipo di legno e la costruzione. Poi molto dipende anche dalla versatilità dello strumento.

 

Tre tipi di chitarre

Adesso vediamo più nello specifico quali tipi di chitarre meglio si adattano al jazz; possiamo individuarne tre tipi: archtop, semivuote e a corpo solido. Una chitarra archtop si caratterizza per il ponte regolabile di tipo stoptail, i fori a forma di “F” sulla cassa armonica e il tremolo bigsby.

Il corpo della chitarra, inoltre, è piuttosto grande e questo conferisce una risonanza forte. Le chitarre semivuote, oltre al jazz fanno la loro balle figura anche nel vecchio rock n’roll e nel blues, pensiamo a B.B. King, per esempio. Una chitarra semivuota, rispetto alla archtop ha dimensioni più contenute.

Ma per il resto sono abbastanza simili. La chitarra a corpo solido, delle tre è la più versatile perché riesce ad adattarsi a più generi musicali. È più leggera e riesce a coprire diverse scale sonore.

 

 

La scelta delle corde

Ma quali corde bisogna montare su una chitarra per suonare jazz? Bella domanda ma difficile da rispondere perché in gioco ci sono tantissimi fattori, troppi per mettere d’accordo tutti i chitarristi. Scalatura, materiali, marche ecc. sono tutti elementi che concorrono nel determinare il suono della corda.

Volendo ridurre il tutto a un’imbarazzante dicotomia, possiamo distinguere tra corde lisce e ruvide. Ebbene, non sono pochi i chitarristi ad affermare che per suonare jazz siano preferibili le corde lisce. Ma ripetiamo le variabili in campo sono davvero tante.

 

 

» Controlla gli articoli degli anni passati

 

Questi prodotti sono tra quelli più consigliati, ma al momento non sono disponibili

 

Cherrystone GSH-17-BK Jazz Chitarra Elettrica GSH

 

Tra le migliori chitarre jazz del 2020 abbiamo incluso questo modello di Cherrystone che si presenta con un ottimo rapporto qualità-prezzo. A testimoniarlo ci sono le diverse opinioni positive di musicisti jazz con esperienza dal vivo alle spalle che l’hanno acquistata come chitarra di riserva. È stata realizzata in legno di palissandro e ha un buon suono su entrambi i pickup, mentre la tastiera è ben rifinita per permettere una buona scorrevolezza.

Può essere l’acquisto giusto per chitarristi già abili in altri generi che vogliono cimentarsi un po’ in qualcosa di diverso o magari vogliono aggiungere una chitarra jazz alla propria collezione senza spendere troppo.

Come altre chitarre semi-acustiche vendute a questo prezzo, anche la Cherrystone potrebbe dover essere portata dal liutaio per un primo settaggio, soprattutto se la si vuole suonare dal vivo.

La nostra guida per scegliere la migliore chitarra jazz inizia con un modello Cherrystone, contraddistinto da un eccellente rapporto qualità-prezzo.

 

Pro

Tipi di legno: I materiali di fabbricazione sono di ottima qualità; il corpo della chitarra e il manico, infatti, sono realizzati in acero duro, mentre la tastiera è in palissandro.

Prestazioni: È una chitarra apprezzata anche dai musicisti jazz di professione che, molto spesso, sono soliti usarla come chitarra di riserva per le esibizioni dal vivo.

Sonorità: Il suono che produce ha un timbro molto corposo e “scuro”, merito anche del doppio pick up di tipo Humbucker, ideale per il jazz.

Semi-acustica: Trattandosi di una chitarra semi-acustica, può essere suonata anche collegandola a un amplificatore elettrico.

 

Contro

Messa a punto: È una buona chitarra jazz, venduta a un buon prezzo, ma gli acquirenti consigliano di portarla da un liutaio per farla mettere a punto come si deve, prima di cominciare a suonarla, specialmente se la si usa per esibizioni.

 

 

Ashbury GR54058 Ag-175 Chitarra Jazz

 

Tra i modelli di chitarra jazz elettrica più venduti online rientra anche questa Ashbury dal design davvero elegante che non mancherà di fare felici i musicisti più esigenti.

Si adatta molto bene per suonare il jazz e in effetti il suo aspetto estetico non lascia molti dubbi. Potrà essere acquistata come prima chitarra semi-acustica da chitarristi intermedi o esperti con lo strumento che stanno iniziando ad avvicinarsi al jazz come genere.

Forse i principianti assoluti potrebbero voler cercare un modello meno costoso di questo, mentre chi già suona jazz dal vivo potrebbe volerla acquistare per usarla come riserva durante live o prove in saletta. Viene venduta senza nessuna dotazione, consigliamo di munirsi di custodia rigida per il trasporto in modo da tenerla protetta da urti o scossoni.

Non sapete dove acquistare un nuovo modello di chitarra jazz ben fatta, anche se non troppo economica? Allora lo strumento di Ashbury potrebbe essere proprio quello giusto per voi.

 

Pro

Arch Top: La chitarra Ashbury è un modello Arch Top, cioè ha il corpo con un archetto mancante, in modo da consentire di arrivare più facilmente ai tasti più alti.

Materiali: È realizzata interamente in legno di mogano, fatta eccezione per la tastiera invece, che è fatta di legno di palissandro con inserti madreperlati.

Pick up: Ovviamente è dotata di due pick up di tipo Humbucker, in modo da offrire il giusto timbro sonoro che è tanto caratteristico dei generi come il jazz e il blues.

Ponte: La caratteristica distintiva della chitarra Ashbury è il suo ponte di tipo Tune-O-Matic; questo permette di regolare la perfetta distanza dalla selletta al capotasto indipendentemente, per ogni singola corda.

 

Contro

Costo: Rispetto alle altre chitarre esaminate nella scheda, la Ashbury è la più costosa.

 

 

SubZero New Orleans

 

Per chi vuole risparmiare sull’acquisto di una chitarra jazz, abbiamo scelto questo modello molto economico che può essere ideale sia per i principianti che per chitarristi di altri generi musicali in transizione verso il jazz o il blues.

D’altronde perché spendere troppo per provare? La qualità dei materiali non è assolutamente male, il manico in mogano assicura una buona scorrevolezza delle dita sulla tastiera che permetterà di praticare le scale e gli accordi con più facilità. Il ponte in legno è completamente regolabile, in modo da adattarlo alle proprie esigenze.

Probabilmente se la si vorrà usare per concerti dal vivo o per ottenere risultati ottimali sarà meglio portarla da un liutaio per farle fare un set-up.

Ecco un altro modello di chitarra jazz che si distingue per il suo prezzo decisamente vantaggioso, ma di qualità leggermente inferiore rispetto alle altre chitarre con cui è messa a confronto.

 

Pro

Prezzo basso: Apprezzata soprattutto per il suo costo contenuto, la chitarra SubZero è ideale per chi vuole cimentarsi con i generi jazz e blues ma non ha ancora la giusta dimestichezza.

Materiali: Non sono di qualità eccelsa, ma sono buoni e garantiscono una bella sonorità; il corpo e il manico sono realizzati in mogano, la tastiera in palissandro.

Pick up: Anche in questo caso il doppio pick up di tipo Humbucker garantisce al suono la giusta corposità e profondità che caratterizzano il genere jazz.

Archetto: L’archetto mancante è un dettaglio che gli acquirenti hanno apprezzato molto, dato che consente di raggiungere le note più alte sulla tastiera, con estrema facilità.

 

Contro

Meccanica: Ha bisogno di un liutaio che sostituisca le meccaniche e la metta a punto, in modo da migliorarne la qualità.

 

 

Cherrystone GSH-17-BK Jazz Chitarra Elettrica GSH

Principale vantaggio:

Considerato che siamo al cospetto di una chitarra economica, possiamo esprimerci positivamente sulle meccaniche che tengono l’accordatura meglio di quanto ci saremmo aspettati.

 

Principale svantaggio:

Il capotasto è la cosa peggiore di questa chitarra, soprattutto il Mi cantino tende a uscire dalla sua sede. Andrebbe sostituito e se siete in grado di farlo da soli, non pensateci su due volte.

 

Verdetto 9.6/10

Per un principiante la chitarra Cherrystone può essere un buon punto di partenza. Le meccaniche sono sufficienti ma le finiture approssimative.

 

 

Descrizione Caratteristiche Principali

 

Buona per i principianti

Non ci vuol molto a capire che la chitarra Cherrystone si rivolge ai chitarristi principianti. È uno strumento economico e la sua analisi va fatta tenendo conto di questo particolare. Dunque, non aspettatevi grandi cose ma una chitarra la cui qualità è coerente con il suo prezzo.

Le caratteristiche evidenti a occhio nudo sono il ponte fisso e due pick-up humbucking. Il corpo è in palissandro mentre il manico in acero. Salendo più su con lo sguardo e fermandoci all’estremità del manico, anche l’occhio meno esperto nota la poco soddisfacente qualità del capotasto. Non meravigliatevi se il Mi cantino uscirà spesso e volentieri dalla sua sede. Vorremmo dirvi di cambiarlo ma la domanda è: conviene rivolgersi a un liutaio e spenderci dei soldi? Lasciamo a voi la risposta.

Meccaniche sufficienti

Le meccaniche sono una parte fondamentale dello strumento. Su queste vogliamo esprimere un giudizio positivo che però, badate bene, si assesta su una sufficienza. Il 6 è dato tenendo conto del prezzo della chitarra. Insomma, la situazione poteva essere peggiore invece la tenuta dell’accordatura è accettabile in questo caso specifico.

Le chiavi girano bene e non sono ballerine come capita negli strumenti economici. Non stiamo qui a discutere sull’action perché è una questione soggettiva. Facendo per il manico un ragionamento simile a quello fatto per le meccaniche, possiamo ritenerci soddisfatti per la sua scorrevolezza, poi è chiaro, quello di una Fender Stratocaster è lontano anni luce.

 

Bel design

Bello il design, tipico di una chitarra jazz palesemente mutuato dalle ben più costose Gibson. Alcune persone si sono lamentate per le rifiniture non curate. Insomma, c’è qualche imperfezione che si nota con uno sguardo ravvicinato. Abbiamo detto che si tratta di una chitarra jazz ma se suonate blues va bene lo stesso. Per generi più duri non la consigliamo perché i pickup, anche se humbucking non sono così potenti.

Tanto i potenziometri (uno per il volume e tre per il tono) quanto il selettore del pickup sono in una posizione comoda da raggiungere con la mano, anche nel corso di una performance.

 

 

» Controlla gli articoli degli anni passati

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Ci sono strumenti che acquisiscono un valore stratosferico, vuoi perché realizzati da grandissimi maestri liutai del passato, voi perché appartenuti a musicisti famosi: scopriamo quali sono i più costosi.

 

Ci sono strumenti che hanno un valore non quantificabile per la loro importanza storica. Tuttavia la domanda è: si può dare un prezzo alla storia? Come avrete modo di notare dalla classifica degli strumenti più costosi al mondo, la risposta è affermativa. Non fraintendeteci, nella nostra Top Ten non troverete soltanto “pezzi da museo” ma anche strumenti musicali che hanno raggiunto cifre astronomiche per essere appartenute ad artisti dei nostri tempi, pensiamo, per esempio, alla Stratocaster di Eric Clapton. 

Ma come potrete facilmente immaginare, a dominare la nostra classifica è Stradivari; sono i suoi i violini più venduti. Il collezionismo di strumenti musicali è un mercato molto ampio e remunerativo e proprio la presenza di tanti facoltosi collezionisti, contribuisce a far salire vertiginosamente i costi. Durante le battute d’asta con oggetto strumenti rari, si assistono a veri e propri duelli a suon di milioni.

 

Viola Stradivari Macdonald

Stradivari è famoso nel mondo per i suoi violini ma l’abile liutaio costruiva anche strumenti come le viole. Se i primi sono rari, le seconde lo sono ancora di più. La Macdonald – chiamata così in onore di un suo precedente possessore – ha un valore stimato in 45 milioni. La stima si spiega per una serie di fattori. Innanzitutto il fatto di essere una delle dieci viole Stradivari di cui si conosce l’esistenza, poi il periodo nella quale è stata costruita dal maestro, nel 1719 che rientra nel cosiddetto periodo d’oro che va dal 1700 al 1720, poi l’ottimo stato di conservazione. 

La viola è stata parte della collezione di illustri personaggi. È appartenuta al Godfrey Bosville, terzo barone di Macdonald che la fece sua negli anni venti dell’800. Nel 1964 fu acquistata da Peter Schidlof del Quartetto Amadeus. I suoi eredi hanno messo all’asta lo strumento.

 

 

Violoncello Stradivari Duport

Il violoncello Stradivari Duport ha un valore di 20 milioni. La sua costruzione risale al 1711 e prende il nome da Jean-Pierre Duport che n’è stato il proprietario nei primi del 1800. E chissà se l’ammaccatura che si dice sia stata provocata da Napoleone Bonaparte abbia fatto diminuire o aumentare il suo valore. Si racconta, infatti, che Duport concesse all’imperatore di suonarlo ma questi fu piuttosto maldestro nel maneggiarlo e con gli stivali abbia provocato l’ammaccatura.

Nel 1943 lo strumento passò a Auguste-Joseph Franchomme per 22.000 franchi e fu anche preso a modello dal liutaio Jean Baptiste Vuillaume. Tutt’altro che maldestro è stato Mstislav Rostropovich che ha suonato il violoncello dal 1975 fino al 2007 quando morì.

 

Violino Stradivari Lady Blunt

Dobbiamo scorrere fino al terzo posto per trovare il primo violino Stradivari che comunque occupa tutto il podio, si aggiudica medaglia d’oro, argento e bronzo e più in generale monopolizza la classifica degli strumenti più costosi. Il suo valore è stimato intorno ai 16 milioni di dollari e deve il suo nome a Lady Anne Blunt quindicesima baronessa di Wentworth e figlia di Lord Bayron e fu costruito nel 1721.

 

Violino Stradivari Hammer

Costruito nel 1707 , il suo valore è stimato sui 3,5 milioni di dollari, prende il nome da Christian Hammer, un collezionista del diciannovesimo secolo.

 

Violino Stradivari Lady Tennant

La costruzione dello Stradivari Lady Tennant risale al 1699 e il suo valore è di 2 milioni di dollari. Nel 1900 entrò in possesso di un uomo di affari scozzese che lo comprò per omaggiare la sua signora; fu in quell’occasione che il violino venne battezzato Lady Tennant, in onore della donna che lo ricevette in dono.

 

Piano Steinway Z

Il pianoforte apparteneva a John Lennon che lo usò per comporre quello che probabilmente è il suo brano più famoso: Imagine. Lennon comprò il piano nel 1970. Nel 2000 il cantante George Michael si aggiudicò all’asta il piano spendendo la somma di 1,7 milioni di dollari. All’epoca l’ex Wham dichiarò che quel pianoforte valesse ogni centesimo speso.

 

Blackie Stratocaster

A un’asta di Christie’s, New York, la Blackie Stratocaster appartenuta a Eric Clapton fu venduta per 960.000 dollari. Lo strumento fu costruito dal chitarrista nel 1970 che scelse le parti migliori da tre chitarre. Ma forse la storia merita di essere raccontata nel dettaglio pur restando sintetici. Clapton comprò da Show-Bad sei chitarre Stratocaster degli anni ’50 spendendo poche centinaia di dollari.

Di queste sei, tre le regalò rispettivamente a Stevie Winwood, George Harrison e Pete Townshend. Delle restanti tre, seleziona le parti migliori per assemblarle in un unico strumento. La chitarra fa il suo esordio nel 1973 al Rainbow Concert e accompagna Clapton sul palco fino al 1985 poiché le sue condizioni non ne consentivano più un uso professionale.

 

Martin OM-45 De Luxe Authentic 1930

La CF Martin ha realizzato soltanto quindici esemplari di questa chitarra uno dei quali se lo aggiudicò il musicista country Roy Rogers, Il suo valore è di 555.000 dollari ma pensate, per una replica potreste arrivare a pagare fino a 100.000 dollari.

 

Viola Gasparo Bertolotti da Salò

Gasparo da Salò è uno dei più importanti liutai della storia. Cinquant’anni della sua vita (1540 – 1609) li ha dedicati alla costruzione di strumenti a corda. Nel 2004 la sua viola fu venduta alla ragguardevole somma di 543.000 dollari.

 

 

Violoncello Gennaro Gagliano

I Gagliano sono stati un’importante famiglia di liutai napoletani. Alessandro fu allievo di Stradivari. Il suo secondogenito Gennaro realizzò questo violoncello che nel 2009 fu ceduto all’asta per 362.500 dollari.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Grazie alla preziosa opera della fondazione Bracco sono stati svelati i segreti dello strumento visibile presso il Museo del Violino di Cremona.

 

Da secoli Cremona è la capitale della liuteria. I mastri hanno tramandato i loro segreti solo ai più fidati apprendisti. Non c’è manuale scritto, un libro dove si spieghi come costruire un buon violino, tutto era tramandato oralmente per evitare che la “ricetta magica” si diffondesse incontrollatamente. 

Tutto ebbe inizio nel 1539 presso la bottega dell’artigiano Andrea Amati, naturalmente a Cremona. Tramandò la sua arte ai discendenti. Presso la bottega Amati si formarono Guarneri e Stradivari che ben si guardarono da rendere pubblico i loro segreti di abili liutai se non ai più fidati apprendisti. Chi seppe apprendere proficuamente l’arte liutaia fu certamente Lorenzo Storioni. È proprio di lui che vogliamo parlarvi; grazie ai mezzi messi a disposizione dalla scienza è stata condotta un’analisi accurata sul piccolo violino Bracco allo scopo di svelare i segreti alla base della sua costruzione.

 

Il Piccolo

Il violino creato da Lorenzo Storioni ha una misura ridotta. La sua creazione risale alla fine del ‘700. Uno degli aspetti più interessanti è certamente lo stato di conservazione, oltre che per il suo formato che lo rendono un oggetto molto raro: misura, infatti, 40 mm in meno rispetto allo standard. È un violino per bambini di 10 anni che se costruito ai giorni nostri sarebbe stato classificato come “violino ½”.

 

 

Il progetto I Cantieri del Suono – Violino Storioni 1793

Il progetto con al centro il piccolo violino Bracco – nome scelto in onore della fondazione che si è prodigata per l’indagine – si è sviluppato secondo tre fasi. La prima fase è stata lo studio storico, organologico e filologico dello strumento unitamente a una campagna diagnostica per analizzare materiali e caratteristiche tecniche costruttive.

 La seconda fase è stata quella del restauro affidato a maestri liutai d’indubbia fama. La terza è stata la presentazione delle conclusioni scientifiche e l’esposizione al pubblico inserendo lo strumento nelle Collezioni Civiche Liutarie presso il Museo del Violino di Cremona. Le indagini scientifiche hanno avuto corso presso il laboratorio Arvedi dell’Università di Pavia. Gli studiosi hanno applicato tecniche quali indagini fotografiche, microscopiche, radiografiche, endoscopiche e spettroscopiche grazie alle quali è stato possibile determinare i materiali e quindi vernici, pigmenti e i trattamenti cui è stato sottoposto il legno. In particolare sono state rinvenute tracce di vernice a base d’olio e resine naturali come per gli Stradivari. 

È stata rilevata, inoltre, la presenza di gesso che aveva lo scopo di ostruire i pori del legno prima della verniciatura. Questo è un altro punto di contatto con gli Stradivari. Da sottolineare, poi, la presenza di tre chiodi disposti a triangolo che hanno la funzione di ancorare il manico al violino. Questo particolare non è mai stato riscontrato negli Stradivari poiché nel tempo hanno subito diversi interventi di rimaneggiamento.

 

Una copia del Piccolo

Grazie alla collaborazione con la Scuola Internazionale di Liuteria è stato possibile realizzare una copia del Piccolo che consente di ascoltare un violino costruito con le tecniche e i materiali impiegati a Cremona sul finire del ‘700, chiaramente senza pretendere di replicare fedelmente il suono dell’originale.

 

 

Lorenzo Storioni

Lorenzo Storioni raccolse la pesante eredità lasciata dai liutai che si resero protagonisti dell’incredibile stagione creativa fin dalla prima metà del ‘700. Visse poco distante dall’isolato dove gli Stradivari, i Guarneri e gli Amati svolgevano le loro attività quotidiane. Ebbe modo di entrare in stretto contatto con i discendenti dei grandi liutai come Francesco, nipote di Ruggeri, Paolo e Antonio II figlio e nipote di Stradivari senza dimenticare Nicola, nipote di Carlo Bergonzi.

Nel 1771 Storioni sposò Teresa Marini che diede alla luce Giuseppe diventato poi primo violoncello del Teatro alla Scala nonché insegnante presso il conservatorio di Milano. Storioni ebbe come apprendista Giovanni Rota che frequentò la sua bottega tra il 1782 e il 1786. All’inizio del XIX Storioni lasciò Cremona. Dagli appunti del conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue si apprende che Storioni, oltre a Cremona, fu liutaio anche a Napoli, Trieste e Venezia. 

Da sottolineare che proprio nel periodo post trasferimento è fatto risalire un violino con etichetta 1804 dove l’indicazione Cremona è depennata in favore della dicitura Flumio. È lecito supporre si trattasse della città di Fiume. Dai registi di una parrocchia di Cremona si deduce che nel 1810 il liutaio fece ritorno nella sua città natia. Sul registro, infatti, si legge il suo nome con la qualifica di fabbricante di violini. Tuttavia in quel periodo Storioni ha problemi di salute che gli impediscono di svolgere regolarmente la sua attività. Dopo due anni, sui registri dell’anagrafe, alla voce “condizioni di impiego” si legge “impotente” ossia, non è in condizioni di lavorare. Nel 1816 sopraggiunse la morte.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.02.20

 

Genio assoluto, violinista inarrivabile: su Paganini si è detto di tutto e di più, persino che avesse stretto un patto con il diavolo ma alla base della sua bravura potrebbe esserci una rara malattia.

 

Più di chiunque altri il violino si associa inevitabilmente a Niccolò Paganini, il più grande violinista di tutti i tempi. Il suo talento finì ben presto sulla bocca di tutti, i suoi Capricci sono celebri in tutto il mondo, divenne una sorta di rockstar che tutti volevano ascoltare suonare e sarebbe riuscito a tirare fuori della musica incredibile persino da un violino economico.

 

Un losco figuro

L’aspetto di Paganini, il suo stile, diciamo così, si avvicinava a quello del losco figuro. Il suo look non passava inosservato e probabilmente ha contribuito ad alimentare alcune dicerie sulle quali torneremo tra un attimo. Aveva i capelli lunghi, arruffati, qualche dente gli mancava e il naso era piuttosto pronunciato. Cupo, indossava solo abiti neri e portava sempre delle lenti blu che spiccavano sul magro viso pallido. Chissà se ci fosse un calcolo dietro il suo look, fatto sta che l’aurea di mistero che aveva intorno a sé contribuì ad accrescere la sua fama. 

Ma a differenza di tante presunte star moderne della musica, Paganini il talento ce l’aveva davvero. Era talmente bravo che sul suo conto iniziarono a circolare delle voci oltretutto avvalorate dal suo aspetto. La sua abilità era tale da spingersi oltre i limiti umani. Si diceva che il musicista avesse siglato un patto con Satana. Quando sopraggiunse la morte nel 1840, Il vescovo di Nizza vietò la sepoltura in terra consacrata, allora il corpo fu imbalsamato e sistemato nella cantina della casa, dove era deceduto. Solo nel 1853 ricevette degna sepoltura nel cimitero di Gaione prima e in quello della Villetta a Parma.

 

 

Una malattia rara il segreto di Paganini

Che Paganini non godesse di ottima salute è cosa nota aveva contratto la tubercolosi e la sifilide ma secondo le ricerche più recenti soffriva anche di una malattia che probabilmente fu il segreto della sua abilità tecnica. Secondo alcuni studiosi è molto probabile che Paganini soffrisse della sindrome di Marfan, una patologia autosomica dominante che interessa il tessuto cognitivo. 

Le manifestazioni della sindrome sono diverse ma tra quelle che riguardano i muscoli e lo scheletro, le persone colpite dalla sindrome denotano una maggiore altezza rispetto alla media, eccessivamente magri, dita lunghe e affusolate. Sembra essere l’identikit di Paganini che proprio grazie alle sue dita riusciva a correre velocemente sulla tastiera del suo violino, a compiere salti melodici di diverse ottave e alternare rapidamente note suonate con l’arco a pizzicate. Il grandioso violinista, dunque, era un disabile che seppe trarre un vantaggio dalla sua condizione, anche se pagato a caro, carissimo prezzo.

 

Paganini non ripete

“Io sono come Paganini, non concedo il bis”. “Paganini non ripete”. Quante volte avrete sentito dire queste frasi cult pensando che il violinista fosse un tipo altezzoso, snob, pieno di sé. Ma come spesso è accaduto con Paganini, si tratta di una diceria o quasi. In vero la famosa frase ebbe origine nel 1818. Era febbraio e in programma al Teatro Carignano di Torino c’era una esibizione di Paganini alla quale assistette Carlo Felice di Savoia. Il nobile mandò un suo emissario per chiedere al Maestro di ripetere un brano. La risposta del violinista fu netta: “Paganini non ripete”.  

Ci fu immediata ritorsione: a Paganini fu fatto divieto di suonare il terzo concerto in programma per l’affronto subito da Carlo Felice. Va detto che non si trattava di un affronto, semplicemente Paganini non era in grado di ripetere innanzitutto perché gran parte di ciò che suonava era frutto di improvvisazione, poi perché il suo modo frenetico, viscerale, di suonare gli causava lesioni ai polpastrelli.

 

Un uomo generoso

Probabilmente le sofferenze provate da Paganini hanno contribuito ad avvicinarlo alle persone meno agiate. A dispetto delle voci che giravano sul suo conto, in più occasioni ha sfoggiato la sua generosità (senza mai farne vanto, sia chiaro) aiutando i bisognosi e musicisti in difficoltà.

Non di rado i proventi dei suoi spettacoli venivano destinati ai poveri e agli ammalati delle città che ospitavano le sue esibizioni. Tutto ciò era in netto contrasto con un’altra diceria che circolava sul conto di Paganini, ossia, che era uno spilorcio.

 

 

L’importanza del figlio

Nella vita di ogni genitore i figli hanno una grande importanza ma Achille, così si chiamava il figlio del violinista diede un grande aiuto al genitore quando i suoi problemi di salute si aggravarono.

Quando perse l’uso della parola, il figlio fungeva da messaggero poiché era in grado di leggere dalle labbra del padre. Dopo la morte di Niccolò, Achille si attivò finché tutto il lavoro del padre non andasse perduto, riordinò le opere e tramandò ai nipoti l’affetto per il nonno.