Ultimo aggiornamento: 26.11.20

Principale vantaggio

La voce che viene fuori da questo Shure SM58 è calda e nitida e la fonte sonora è ben isolata; questo significa che non vengono amplificati i rumori di fondo. La qualità costruttiva è ottima con materiali realmente robusti  pronti a fronteggiare qualsiasi stress. Il microfono funziona bene anche in presenza di vento.

 

Principale svantaggio

Non presenta grossi difetti, certo questo modello non ha l’interruttore che potrebbe servire soprattutto a chi parla in pubblico piuttosto che cantare, inoltre i bassi sono un po’ accentuati ma che sia un difetto o meno dipende dai gusti personali.

 

Verdetto 9.8/10

Microfono dall’ottimo rapporto qualità/prezzo che pur non essendo un top gamma può trovare facile impiego anche presso quanti girano in tour con la propria band. È molto resistente e performante, se l’assenza dell’interruttore non è un problema per voi, non ci sono motivi per non comprarlo.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Microfono dinamico unidirezionale

In fatto di microfono Shure ha ben pochi rivali, non a caso è un marchio scelto da tantissimi professionisti che ne riconoscono l’ottima qualità ed affidabilità. Per quanto ci riguarda non abbiamo dubbi sul fatto che una volta provato un prodotto dell’azienda americana con sede a Chicago non si cambia più, tanta è la soddisfazione. Vista la premessa era impossibile per noi esimerci dal proporvi un microfono targato Shure. 

Non abbiamo pescato tra quelli top gamma preferendo qualcosa di semiprofessionale ma comunque ottimo in modo che non dobbiate spendere troppo denaro. Andiamo a vedere cosa ha da offrire lo SM58 LCE. È un microfono dinamico unidirezionale cardioide, questo ci fa capire subito che è adatto sia per esibizioni dal vivo sia in studio perché non capta i rumori di fondo. 

Voce calda e nitida

La voce risulta calda e nitida, forse i bassi sono un po’ accentuati ma questo può essere un pregio o un difetto a seconda delle preferenze di ciascun utente. Soffermiamoci un attimo sulla caratteristica cardioide, questa è uniforme ed isola ottimamente la principale sorgente sonora riducendo, al tempo stesso, il rumore di fondo. Da segnalare anche l’ottimo supporto antishock pneumatico che inibisce il rumore conseguente alla manipolazione del microfono.

I filtri anti pop e antivento sono molto efficaci, il che significa che è possibile sfruttarlo anche all’aperto senza preoccuparvi. A proposito, quasi dimenticavamo di dirvi che ha una risposta in frequenza da 50 a 15.000 Hz. Aggiungiamo un particolare giusto per quei pochi che non conoscono il marchio Shure che il microfono è molto solido, costruito con materiali ottimi.

In molti tra coloro che hanno avuto già occasione di provarlo, lo suggeriscono anche per l’utilizzo per la registrazione dell’audio per i video o per i podcast. Insomma, la versatilità d’uso è di quelle che non deludono. 

 

Robusto

Lo abbiamo detto nel primo paragrafo, non è il top gamma di Shure come potrebbero essere i microfoni della serie KMS, giusto per intenderci, ma questo non esclude che possa essere usato dal vivo anche per esibizioni di una certa importanza. Dopotutto le sue caratteristiche di accentuare la nitidezza e il calore della voce ne fanno un valido strumento in contesti del genere e va bene anche per i cori. 

Ma il microfono in esame può reggere all’uso intensivo di una tournèe piuttosto che di qualche sporadica esibizione? Secondo noi sì e lo diciamo perché certi della bontà strutturale del prodotto che, anche se sballottato a destra e manca, non perde colpi. Cosa manca? Beh potremmo dire che il modello in questione è privo di interruttore, perciò se lo ritenete indispensabile date un’occhiata allo SM58SE praticamente lo stesso modello ma con questa lacuna colmata. 

Di serie trovate un adattatore per asta antirottura che ruota a 180°. La presa offerta dal microfono è buona, non scivola di mano è reggerlo è molto comodo. Il rapporto qualità/prezzo è buono se non di più, anche se in assoluto non lo possiamo definire un prodotto economico. Mai come in questo caso, però, la soddisfazione e la qualità giustificano l’esborso superiore. Crediamo che sia uno di quei microfoni (i migliori modelliche possano durare a lungo nel tempo senza dare alcun problema di sorta e garantendo sempre delle performance di alto livello.

 

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Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Principale vantaggio

La qualità audio è ottima, otterrete un suono pulito in tutte le condizioni di lavoro, anche quelle estreme. È dotato di due custodie ma quella che realmente merita menzione è la tubolare in alluminio che si chiude perfettamente da entrambi i lati. In questo modo non c’è verso che entra neanche una goccia d’acqua e la protezione è assicurata anche dagli eventuali urti.

 

Principale svantaggio

Cercare difetti in questo microfono è praticamente una perdita di tempo, ciò non vuol dire che non ci siano aspetti negativi. Per la precisione, però, parliamo al singolare perché l’unico problema dello NTG3 è il prezzo: costa davvero tanto.

 

Verdetto 9.9/10

Se operate nel mondo del cinema, lavorate in TV o vi serve comunque un audio pulito e professionale per i vostri progetti audio/video, l’NTG3 vi soddisferà e non rimpiangerete per un solo istante il denaro speso per questo microfono di alto livello.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Per professionisti

Rode è certamente tra i produttori più famosi in fatto di microfoni (ecco la lista dei nostri migliori modelli). Che si tratti di dispositivi entry level oppure di top gamma, come nel caso dello NTG3, si ha sempre la garanzia di comprare buoni prodotti. Buono, per non dire ottimo, è a nostro avviso questo modello. 

Ma a chi si rivolge lo NTG3? Innanzitutto ai professionisti che operano nel mondo del cinema e della TV ma anche a quanti sono alla ricerca di una qualità audio ad alta risoluzione per i suoi progetti. Esattamente che tipo di microfono è? Si tratta di un modello a fucile super cardioide che può essere usato anche all’esterno, compreso quando il tempo è inclemente e con la pioggia. 

La tecnologia RF-Bias assicura una resistenza quasi totale all’umidità. Per quanto riguarda l’alimentazione, il microfono funziona esclusivamente con quella phantom a 48V, quanto all’uscita è la XLR a 3 pin.

Costruzione solida

Alla sua costruzione solida fa da contraltare un peso incredibilmente ridotto, si superano a stento i 160 grammi, il che è indubbiamente un innegabile valore aggiunto. I materiali sono ottimi, se ne ha l’impressione appena si ha il microfono tra le mani. Il dispositivo è costruito in ottone. 

Ha un diagramma polare chi si rivela di grande precisione: indipendentemente che il microfono sia usato su un’asta telescopica oppure su una videocamera, si ottiene sempre un suono pulito. Che dire del classico rumore di maneggiamento? È ridottissimo (13dBA) nonostante il Rode NTG3 abbia un’alta sensibilità. Ciò fa capire ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, il carattere prettamente professionale di questo microfono che non ha deluso nessuno grazie alle sue performance di alto livello.

 

Ottima custodia

È un microfono di gran valore (e naturalmente parecchio costoso) per tale ragione va tenuto al riparo da incidenti e Rode lo sa bene. Proprio per evitare spiacevoli inconvenienti ha fornito, compresa nel prezzo, una custodia di altissimo livello. Questa è realizzata in alluminio, è di forma cilindrica ed è sigillata su entrambi i lati; offre la protezione massima dagli agenti atmosferici. 

Invitiamo i nostri lettori a non sottovalutare il dettaglio appena descritto perché dà la misura della bontà del prodotto e dell’impegno di Rode nel mettere a disposizione dei clienti un dispositivo che sia professionale in tutto. Del resto l’azienda australiana è così sicura dello NTG3 che lo garantisce per ben 10 anni. 

Ma oltre all’ottima custodia, e naturalmente al microfono, cos’altro troviamo nella confezione? Un filtro antipop, un ottimo supporto per il microfono e una seconda custodia questa però è morbida, anche se adeguatamente imbottita. Abbiamo detto praticamente tutto sul microfono Rode, ci resta solo da aggiungere che è disponibile in due colori: potete scegliere tra il nero e (in questo caso dovete scegliere il modello NTG3B) e il satin nickel che è appunto il modello che vi abbiamo proposto.

 

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Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Principale vantaggio

Con i suoi dodici canali si può tranquillamente far fronte tanto alle esigenze che si presentano in piccoli contesti live sia in uno home studio recording. La sezione effetti è ottima e la qualità dei materiali di livello superiore.

 

Principale svantaggio

L’unico aspetto poco convincente da segnalare, anche tanto grave a essere sinceri, è il suo peso: sei chilogrammi non sono pochi da trasportare e si fanno sentire.

 

Verdetto 9.8/10

Ottimo rapporto qualità prezzo per un mixer che pur non essendo professionale è un valido strumento, che si presta egregiamente sia per l’uso durante piccoli live sia in uno studio di registrazione casalingo.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Interfaccia intuitiva

Siamo certi che molti di voi conosceranno il marchio Soundcraft, non fosse altro che per la sua storia ultra trentennale durante la quale ha accompagnato tanti professionisti nel loro lavoro di fonici, compositori e musicisti. Ora non fatevi spaventare perché il mixer che vi stiamo proponendo è stato progettato con il chiaro intento che potesse essere utilizzato anche da chi ha da poco cominciato ad approcciarsi a questo tipo di dispositivi. 

Certo, è innegabile che all’inizio ci si possa sentire un po’ spaesati ma è una sensazione che passa subito. Siamo certi che dopo il breve periodo di ambientamento converrete con noi che l’interfaccia utente sia intuitiva ed efficiente. 

Come processore troviamo l’AudioDNA, un nome di certo non nuovo per chi conosce le apparecchiature Digitech e Lexicon. Ma quanti canali ha questo mixer? Sono dodici, insomma è perfetto per delle piccole serate live. Ciò fa capire che non è un prodotto professionale ma neanche un giocattolo: diciamo che è un ottimo strumento intermedio.

Sezione effetti

Affrontiamo ora un tema tutt’altro che secondario sebbene trovi spazio soltanto nel secondo paragrafo, ma avevamo bisogno di fare una introduzione che mostrasse fin da subito il quadro generale, per poi scendere in alcuni dei dettagli più importanti, come la sezione effetti. Ok, abbiamo la vostra attenzione, procediamo. Abbiamo dodici varianti di ingresso mono ciascuno con due canali stereo e un “effects send” su ogni canale. A disposizione dell’utente ci sono 32 effetti (sono contenuti in due banchi da 16 con locazione memorizzabile in base alle proprie preferenze) con funzione Tap Tempo. 

Soffermiamoci un attimo qui per far capire a tutti di cosa parliamo. Qui siamo nella sezione dei controlli Delay, in pratica posizionando la relativa manopola a ore 12, le ripetizioni del suddetto delay si sincronizzano all’indicatore del LED tempo, il valore di partenza della nota è di ¼. Ora, valori inferiori comportano ripetizioni più veloci, con valori maggiori, invece aumenta il tempo tra le ripetizioni. 

Tornando ad aspetti più generali della sezione effects, ci sono tre controlli per i parametri degli effetti e la funzione per memorizzare le impostazioni degli effetti che sono stati pensati per essere adeguati sia alle applicazioni di sound reinforcement in sede live sia per l’home recording. Parliamo di effetti versatili e di qualità di immediato accesso grazie ai controller presenti sul pannello frontale. 

 

Struttura solida

La qualità di un mixer (lista dei migliori prodotti) si vede anche dalla solidità della struttura. Qui la qualità costruttiva è buona non soltanto dentro in termini di componenti elettriche e circuiti vari ma anche fuori. Da questo punto di vista ha ben poco da invidiare a mixer di fascia superiore. È compatto e questo è un altro vantaggio da non sottovalutare. 

Siccome qui di plastica ce n’è poca, inevitabilmente il mixer non può essere una piuma e se da un lato i suoi 6 kg contribuiscono a dare stabilità, dall’altro complicano un po’ il trasporto. Se sapete già che dovrete portarlo sovente in giro con voi, tenetene conto e magari valutate l’acquisto di una borsa confortevole per semplificare l’operazione. Tuttavia il suo peso “impegnativo” è l’unico aspetto negativo, se così si può definire, di una consolle per la quale c’è ben poco da lamentarsi anche perché il prezzo è vantaggioso e dunque un altro degli aspetti da annoverare tra quelli positivi.

 

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Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Principale vantaggio

È un mixer che, pur costando poco, dimostra di avere buone qualità. Il fatto che sia compatto e leggero ne facilita il trasporto e questo è sempre un bene per chi si sposta spesso per suonare in giro.

 

Principale svantaggio

Gli effetti sono una grossa delusione, appena percepibili, quello per la voce è stato il più criticato dai clienti. Deludente anche la potenza del segnale in uscita per le cuffie.

 

Verdetto: 9.6/10

È un buon mixer sebbene debba restare confinato a un utilizzo dilettantistico. Costrutto con buoni materiali, sa dare il suo contributo anche in piccoli contesti live come un piano bar o un karaoke.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Per principianti

Come prima cosa vogliamo mettere in chiaro un punto molto importante per noi: a discapito del nome scelto da Alto, questo mixer (ecco la nostra lista dei migliori modelli) non è professionale o almeno non lo è per noi. Perché si scelga di usare nomi fuorvianti resta un mistero. Non perdiamo altro tempo su queste questioni e andiamo al sodo.  

È un mixer realmente compatto, perfetto per essere trasportato. Dotato di cinque canali può essere impiegato in piccoli contesti live, pensiamo al classico duo. Ma torniamo sui canali per svelare qualche dettaglio in più. Ce n’è un mono dotato di ingresso microfonico, uno con ingresso bilanciato TRS ed equalizzatore a due band, altri due stereo TRS con ingressi bilanciati. Non è ancora finita perché c’è anche un ingresso a due tracce che dà modo di collegare un lettore musicale esterno. 

Quanto agli ingressi è possibile la configurazione rapida di un sistema audio, c’è modo di collegare microfoni sia dinamici sua a condensatore e persino wireless. Agli ingressi stereo possono essere collegate tastiere o altri strumenti. L’ingresso CD/Tape serve al collegamento di un lettore MP3 o Compact Disk. Per quanto riguarda le uscite, oltre a quelle principali, segnaliamo una dedicata alla registrazione, quella per le cuffie e una AUX.

Effetti appena percepibili

Non possiamo negare che una delle più grosse delusioni sia da parte nostra che di tanti utenti riguarda gli effetti che questo mixr promette. Che dire, le promesse non sono mantenute perché gli effetti sono appena percepibili, quello per la voce, poi, è particolarmente bersagliato dagli utenti rimasti delusi. Qui emerge con forza il livello amatoriale del mixer, inutile girarci intorno. 

Secondo problema: il segnale che esce dalle cuffie è imbarazzante per quanto è basso. A completare il trittico delle lamentele più gettonate è l’assenza delle istruzioni in italiano. Ora, siccome noi non siamo clienti di serie B e gli articoli li paghiamo tanto quanto li pagano i clienti delle altre nazioni che, invece, trovano le istruzioni nella loro lingua, ci sembra uno sgarbo. Ma chiudiamo qui la parentesi polemica, anche perché una cosa del genere non è la prima volta che capita e tanto meno sarà l’ultima.

 

Buon rapporto qualità/prezzo

Nonostante i problemi evidenziati nel paragrafo precedente siamo comunque convinti che il mixer Alto abbia un buon rapporto qualità/prezzo. Ad esempio, a far riguadagnare terreno c’è la elevata headroom con un basso rumore di fondo, il tutto a vantaggio di un range dinamico completo per ogni mix. 

È sicuramente una nota positiva il fatto che il pannello di comando e le manopole sono sono codificati a colori per un riconoscimento immediato anche quando c’è poca luce (attenzione, questo non vuol dire che siano illuminati). Troviamo comunque degli indicatori a LED per l’alimentazione phantom, i livelli di uscita e di picco. Non ci dispiace la qualità dei materiali, sempre tenendo conto del basso costo che caratterizza il mixer Alto.

 

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Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Principale vantaggio

Il mixer ha indubbiamente un buon rapporto tra qualità e prezzo, ha tante funzioni interessanti e dà modo agli aspiranti DJ di farsi le ossa. Molto bene anche la qualità costruttiva sia dal punto di vista dell’elettronico.

 

Principale svantaggio

Per un uso “impegnativo” con il giradischi non va bene, tutt’al più può servire a questo scopo nell’ambito di piccole feste private. Gli slider, inoltre, sono troppo morbidi.

 

Verdetto 9.7/10

Il mixer Behringer è tra quelli con il miglior rapporto qualità/prezzo, crediamo che per un principiante sia tra le migliori scelte possibili. Totalmente inadatto, invece, per un impiego professionale.

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Un mixer con tanti strumenti creativi

Quando si è alla ricerca di strumentazione con buon rapporto qualità/prezzo, Behringer è uno dei primi nomi a saltare fuori. Questo produttore, infatti, è famoso per i suoi entry level e le svariate soluzioni low cost. Per tale ragione nel decidere quale mixer economico proporvi abbiamo immediatamente dato una spulciata al catalogo Behringer. 

Il nostro occhio è immediatamente caduto sul DDM 400, un digital DJ mixer a 5 canali a 32 bit che non lesina in fatto di strumenti creativi. Il mixer (ecco i migliori modelli) ha un campionatore sincronizzato, quattro sezioni multieffetto e due contatori BPM. Ancora, c’è un crossfader digitale e funziona come controller MIDI per qualsiasi software dedicato ai DJ. 

Cinque canali

Dopo questa breve panoramica, entriamo nel dettaglio. I cinque canali sono indipendenti. Quelli da 1 a 4 sono stero e assegnabili al crossfader. Sono poi dotati di equalizzatori digitali a tre bande e si possono monitorare con le cuffie attivando l’interruttore PFL che trovate sopra al fader. Il quinto canale è dedicato al microfono, a riguardo ci sono due ingressi Mic XLR. La funzione Talk attenua il volume dei canali stereo in questo modo la voce sovrasta la musica ed è ben udibile. Al canale Mic non manca una sezione per gli effetti. 

Agli utenti è parecchio piaciuto il campionatore sincronizzato che permette di registrare uno spezzone audio e mandarlo in loop, senza che si verifichi una perdita di ritmo. Nel momento in cui la traccia è riprodotta in loop, l’utente può cambiare disco e magari mettere in coda d’ascolto i successivi brani. Sul fronte degli effetti segnaliamo il bit crusher, il delay, il riverbero e il pitch shift.

 

Solo per uso amatoriale

Bisogna sottolineare come questo mixer sia per uso amatoriale, nonostante in alcune descrizioni che potreste trovare online qualcuno tende a farlo sembrare un mixer che possa persino fare al caso di una discoteca. Ebbene, stiamo calmi e non esageriamo. 

È vero, anche da un punto di vista strutturale il mixer appare solido,anzi, non appare, lo è tuttavia i limiti ci sono a cominciare dalla meccanica degli slider che secondo gli utenti più esperti si sono dimostrati essere troppo morbidi. Se possibile la delusione è maggiore alla fatidica prova del vinile, qui emerge il carattere amatoriale del mixer. 

In altre parole se volete collegare il vostro giradischi per una piccola festa privata, ci sta come soluzione ma per chi si esibisce a certi livelli, non va bene. Infine il Behringer non ha un buon rapporto segnale/rumore: alzando troppo il master si ottiene un suono “sporco”.

 

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Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Principale vantaggio

Tra gli aspetti più interessanti c’è sicuramente la facilità di utilizzo, è tutto estremamente intuitivo; ciò è molto importante soprattutto considerando che l’utente medio di questa consolle è alla sua primissima esperienza di DJing. C’è da dire, poi, che i pulsanti sono molto reattivi ed è tutto sufficientemente solido. 

 

Principale svantaggio

Avrebbe fatto comodo un selettore per scegliere il Cue, necessario all’assegnazione del canale di preascolto, e il mix del canale cuffie.

 

Verdetto 9.6/10

Per essere una consolle entry level ha parecchie frecce al suo arco. Il prezzo contenuto unitamente alla semplicità d’uso ne fanno una consolle ideale per quanti sono agli inizi.

Clicca qui per vedere il prezzo

 

 

DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI

 

Consolle per chi è alle prime armi

Per avviarsi al mondo del DJing non è necessario spendere grosse somme. Ci sono una serie di strumenti come un buon mixer (ecco la lista dei migliori prodotti) o consolle economica, in particolare che permettono di muovere i primi passi e fare la necessaria esperienza prima di compiere il salto di qualità con attrezzatura più performante. 

Per esempio, un buon inizio può essere rappresentato dalla Hercules DJ control Instinct S Series. Qui troviamo tutto ciò che serve al DJ in erba per prendere la necessaria confidenza con quello che è una componente fondamentale per l’attrezzatura di chi vuole far ballare la gente. Inevitabile esordire con la descrizione parlando dei jog, questi sono di dimensioni piccole ed hanno i sensori di pressione.

Tale caratteristica ha una importanza tutt’altro che secondaria in quanto consente di cimentarsi con gli scratch, anche se in una versione semplice per così dire, anche perché per un turntablism fatto seriamente c’è bisogno di jog più grandi. Sulla consolle troviamo 34 tasti e chiaramente ognuno ha la sua funzione, tuttavia ci teniamo a sottolineare la presenza di due leve per il valore del pitch, due feder per il volume e i potenziometri per gli equalizzatori.

Buona reattività dei comandi

Ai più attenti non sarà sfuggito un particolare: nel paragrafo precedente abbiamo parlato di pulsanti invece che di pad. Non abbiamo usato un termine improprio ma appunto, trattandosi di una consolle economica, al posto dei pad qui troviamo dei pulsanti fatti in plastica. La buona notizia è che questi pulsanti sono reattivi al tocco e retroilluminati. 

La modalità Touch Wheel serve per fare lo scratch oppure stoppare e riavviare il pezzo. Quanto descritto richiede un gesto semplicissimo, una leggera pressione con la mano. Se notate dei led rossi accesi posti lateralmente rispetto ai jog, significa che è attiva la funzione Touch Wheel. 

Buona la calibrazione dei cursori del volume ma manca un potenziometro fisico del gain il quale dipende dall’autogain messo a disposizione dal software Djuced che trovate all’interno della confezione. Altra piccola mancanza è quella di un selettore per scegliere tra il mix e il Cue del canale cuffia.

 

Consolle solida

Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: la Hercules DJ control Instinct S Series Party Pack è una consolle entry level ed è proprio in questa ottica che vi rendiamo partecipi della nostra soddisfazione per la scheda audio dotata di buone uscite sia master sia in cuffie. 

A proposito, comprendiamo i limiti di budget ma non risparmiate troppo sulle cuffie così avrete modo di apprezzare la potenza in uscita del canale dedicato a queste. Va da sé che se invece comprate delle cuffie troppo modeste l’ascolto è penalizzato. 

Sul versante estetico ci troviamo al cospetto di una consolle compatta, potete tranquillamente tenerla sulla scrivania, vicino al computer o dove vi pare, tanto non vi creerà problemi di spazio. L’ultimo discorso che vogliamo affrontare è inerente ai materiali. La sensazione che abbiamo avuto è di solidità, a discapito del prezzo, toccando con mano non sembra di essere un giocattolo plasticoso. Insomma, per noi i materiali sono buoni

 

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Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Drum machine – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Sono tanti i musicisti che si servono della drum machine. È uno strumento che può tornare utile in più casi, dal processo creativo di un brano fin’anche alla sua esecuzione vera e propria, quindi registrando un brano, se non addirittura un intero disco, e persino per l’esibizione dal vivo. La drum machine, sostanzialmente, sostituisce il batterista, le è affidato il compito di accompagnare il singolo musicista o il resto della band, poi è chiaro che per quanto possa essere di buona qualità la drum machine, non potrà mai dare lo stesso apporto di un batterista in carne e ossa, ma questa è una nostra opinione personale con la quale non necessariamente dovete trovarvi d’accordo. Ciò detto si può decidere di comprare una drum machine perché piace oppure perché diventa una scelta obbligata (trovare un batterista non è così facile). Qualunque sia la vostra motivazione, qui trovate degli strumenti interessanti come questi due: il Mooer Looper e Drum Machine Pedal è adatto ai chitarristi ed è costruito con buoni materiali. Chi invece è alla ricerca del drum sound tipico di tante hit degli anni ‘80 si innamorerà della Roland TR-08 Rhythm Composer Drum Machine.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 8 migliori Drum Machine – Classifica 2020

 

Per meglio aiutarvi a individuare le drum machine più interessanti, abbiamo organizzato i modelli selezionati secondo una classifica. Se volete conoscere nel dettaglio le caratteristiche di ciascuna, trovate tutte le informazioni all’interno della recensione scritta per ogni modello. Date un’occhiata al link che vi suggerisce dove acquistare a prezzi bassi gli articoli venduti online. Per una scelta oculata e un acquisto più soddisfacente ricordate di confrontare i prezzi.

 

Drum machine loop

 

1. Mooer Looper e Drum Machine Pedal

 

Mooer è uno di quei produttori poco conosciuti ma in grado di realizzare buoni prodotti come questo piccolo pedale. È una drum machine loop pensata per chitarristi e bassisti. Si tratta dunque di un valido compagno per jammare con qualche amico o anche divertirsi da soli. La struttura del pedale è molto solida, si può scegliere se usare loop e drum machine insieme o separatamente. 

L’utente ha a disposizione sedici stili di batteria, il tempo di registrazione si protrae fino a 20 minuti e non c’è limite alle sovraincisioni. Richiede un alimentatore 9V che però non è incluso nella confezione, in vero non è una novità per i pedali, peccato che non sia possibile alimentare il pedale con delle batterie cosa invece possibile con altri modelli. 

Vi diamo queste informazioni anche per evitare che una volta ricevuto il pedale non possiate usarlo immediatamente. Non è difficile da usare ma segnaliamo comunque l’assenza delle istruzioni in italiano.

 

Pro

Materiali: Il fatto che sia prodotto in Cina non significa che i materiali lascino a desiderare per qualità, anzi il pedale è bello solido.

Compatto: Essendo molto compatto questo pedale è facilmente trasportabile, entra tranquillamente nel vano di una custodia per chitarra, giusto per fare un esempio.

 

Contro

Alimentatore: Il pedale richiede un alimentatore da 9V che però va comprato a parte, avremmo gradito la possibilità di poter scegliere anche l’alimentazione a batteria.

Istruzioni: Pur non essendo difficile l’uso del pedale, un prodotto venduto in Italia è giusto che abbia un libretto d’istruzioni nella nostra lingua, cosa che manca.

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Drum machine Roland

 

2. Roland TR-08 Rhythm Composer Drum Machine

 

Se vi manca il drum sound di una miriade di hit uscite negli anni ‘80 allora dovreste fare più di un pensierino alla drum machine Roland TR-08 che è la riproposizione in chiave moderna della TR808. Il design ha quel non so ché di retrò che sicuramente farà piacere ai nostalgici, nel senso buono del termine. Ma cosa ha portato di nuovo la TR-08 rispetto all’illustre antenata? Un sequencer a sedici substep per ogni step che consente di tirare fuori fill di rullante molto dettagliati e intricate parti di hit hat. Molto utile è l’uscita trigger che dà modo di interagire con altri strumenti. 

Grazie al display LED avete un controllo più preciso di tempo shuffle. Totale libertà di programmare in step oppure suonare live senza dovervi fermare a cambiare la modalità. Altra differenza rispetto alla vecchia drum machine Roland sta nelle dimensioni che qui sono decisamente più compatte, quindi la TR-08 può essere trasportata con grande semplicità. 

Qualche parola dobbiamo necessariamente spenderla per dirvi dell’ottima qualità costruttiva: toccate con mano i pulsanti, le manopole e i selettori per saggiare la loro robustezza. Ascoltate ciò che suonate grazie al diffusore integrato e se non avete una presa di corrente nei paraggi, potete sempre alimentarla a batteria. Unico problema, vista l’assenza di LED può essere complicato usare la drum machine al buio.

 

Pro

Recupera il sound: Non trovate nulla di meglio per ricreare il sound che ha fatto la fortuna di tante hit uscite negli anni ‘80.

Sequencer: La drum machine è dotata di un sequencer a sedici substep per step grazie al quale si ottengono ottimi fill di rullante.

Materiali: È uno strumento molto solido costruito con materiali ottimi. Manopole, pulsanti  selettori non vi deluderanno per robustezza e risposta al tocco.

 

Contro

Attenzione al buio: La scelta di un design retrò ha imposto l’assenza delle luci LED che però tornano molto utili in condizioni di scarsa luminosità.

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Drum machine Korg

 

3. Korg Volca Drum Modulo Synth Percussioni

 

La drum machine Korg fa parte della ampia serie Volca. Di questo strumento abbiamo apprezzato la vasta gamma di sfumature sonore: si va dal suono realistico tipico della batteria a quello più sperimentale, per così dire. C’è uno step sequencer a sedici step che permette di creare altrettanti pattern. 

Ma le funzioni e le potenzialità offerte da Volca sono davvero tantissime e questo significa che dovrete prendervi un po’ di tempo per padroneggiarne l’uso. Dobbiamo assolutamente menzionare il display LCD: è molto luminoso e visibile, ottimo anche in condizioni di scarsa luminosità. Attraverso la connessione sync la drum machine può essere collegata a synth, groove machine e naturalmente a tutti gli strumenti della serie Volca. 

Mediante il connettore MIDI IN è possibile usare la drum machine come modulo sonoro per una digital audio workstation oppure servirsi di un controller MIDI. Dimensioni compatte e possibilità di alimentazione a pile, nonché la presenza di un altoparlante integrato fanno della drum machine Volca uno strumento facile da trasportare e utilizzabile ovunque. A proposito, l’alimentatore non è incluso.

 

Pro

Sfumature sonore: Siamo sicuri che non mancherete di apprezzare l’ampia gamma di sfumature sonore che questa drum machine mette a vostra disposizione.

Funzioni: La drum machine ha tante funzioni e potenzialità e lo step sequencer a sedici step è solo un esempio.

Compatta: Lo strumento è davvero compatto, facile da trasportare  e potenzialmente utilizzabile ovunque grazie all’alimentazione a batteria e l’altoparlante integrato.

 

Contro

Alimentatore: Purtroppo aprendo la confezione vi accorgerete dell’assenza dell’alimentatore, perciò tale accessorio va comprato a parte.

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Drum machine Akai

 

4. Akai Professional Fire (Software Bundle) Controller MIDI USB per FL Studio 

 

Siamo al cospetto di un controller hardware che Akai ha realizzato per integrarlo alla piattaforma DAW FL Studio. Per chi ha dimestichezza con il suddetto software ci vorrà molto poco per familiarizzare con il controller che è praticamente plug and play: vi ritroverete immediatamente ad incidere tracce ed assemblare pattern grazie alla matrice 4 x 16. 

Ci è piaciuta la sensibilità di pad alla velocity, mentre la retroilluminazione RGB facilita l’uso del controller al buio. Per inserire i pattern sul sequencer step basta un istante. Akai Professional ha un ottimo controllo tattile e manuale con manopole estremamente sensibili al tocco. 

È importante precisare che la versione in oggetto è quella bundle che porta in dote il programma FL Studio Fruity Fire Edition ma volendo si può comprare Akai Professional Fire a un costo inferiore. La qualità dei materiali è buona.

 

Pro

Plug and play: Il controller è subito pronto all’uso, basta collegarlo al computer e lanciare il programma FL Studio.

Pad: Sicuramente da elogiare i pad in particolare per la loro sensibilità alla velocity. Grande sensibilità anche per le manopole.

Materiali: Akai ha costruito un buon controller anche dal punto di vista dei materiali che sono di buon livello e siamo certi non deluderanno nessuno.

 

Contro

Computer: Chiaramente un controller del genere ha senso acquistarlo solo se si è disposti a usarlo sempre e comunque insieme al computer.

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Drum machine analogica

 

5. IK Multimedia Uno Drum Analog/PCM Drum Machine

 

Abbiamo per voi una drum machine analogica che si candida a diventare uno dei modelli più venduti. Uno dei punti di forza è la semplicità d’uso e programmazione. A disposizione si ha una ampia gamma di suoni. La batteria analogica è riprodotta molto bene. 

L’utente può impiegare fino a dodici elementi. Ci sono cento preset di batteria che possono essere modificati a proprio piacimento. La risposta dei comandi al tocco è immediata e precisa ma dobbiamo dire che le manopole sono troppo ravvicinate e quindi scomode da usare. 

La Uno Drum è molto leggera e può stare tranquillamente in una borsa per laptop. Doppia alimentazione con cavo USB oppure con le batterie. A riguardo dobbiamo dire che l’autonomia è ridotta e intanto sconsigliamo di usare le pile.

 

Pro

Suoni: La drum machine mette a disposizione dell’utente una ampia gamma di suoni per dare sfogo a tutta la creatività che si possiede.

Preset: Si può scegliere tra ben cento present che oltretutto possono essere modificati a proprio piacimento.

 

Contro

Manopole: Ci tocca muovere una critica negativa alle manopole: il loro problema è che sono così ravvicinate da risultare scomode da gestire.

Autonomia: Sconsigliamo di alimentare la drum machine con le batterie perché l’autonomia è poca cosa, meglio connettere il cavo USB.

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Drum machine Elektron

 

6. Elektron Digitakt Drum Computer & Sampler

 

La drum machine Elektron è un autentico gioiello, è uno strumento che sicuramente non sfigura tra le mani di un professionista. A questo punto avrete già capito che per farla vostra dovrete mettere da parte un bel po’ di soldini ma una volta racimolata la somma necessaria, resterete contenti per l’acquisto. 

La Digitakt Drum ha otto tracce audio interne e otto MIDI. Grande spazio in memoria con 1 GB a disposizione e 64 MB per i semple. Tuttavia se tale quantità di memoria non dovesse bastarvi potete sempre servirvi di una memoria esterna. La risposta di pulsanti e potenziometri è ottima, immediata, Il display è ben concepito, comodo da leggere. 

La qualità costruttiva è sopra la media, è una drum machine solida, pesante, magari non il massimo in fatto di trasportabilità ma non è stata pensata per questo. Non è uno strumento per principianti e non solo perché costa un sacco ma anche perché l’utilizzo non è così immediato.

 

Pro

Suoni: Questa drum machine è professionale sotto tutti i punti di vista, se la vostra intenzione è avere a disposizione ottimi suoni, qui li trovate.

Pulsanti: Ben realizzati pulsanti e potenziometri: tutti i controlli rispondono con precisione massima per un risultato finale incredibile.

Materiali: Sono molto buoni, questa drum machine ha una qualità costruttiva di prim’ordine: è robusta e affidabile.

 

Contro

Complicata: Se pensate di accendere la drum machine ed essere pronti a divertirvi non è così: l’uso è complesso e serve un po’ di studio prima.

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Drum machine 808

 

7. Roland DJ 808 DJ Controller con Integrato Drum Machine e Mixer a 4 Canali

 

Siamo sicuri che Roland DJ 808 vi stupirà. Il controller si integra con il noto programma musicale Serato DJ Pro. Ha un mixer con quattro canali e un processore vocale. Quando si parla di Roland difficilmente non vengono in mente le drum machine e in particolare la TR-S i cui suoni sono riprodotti fedelmente in questo modello. 

I piatti si caratterizzano per la bassa latenza quindi sono l’ideale per lo scratching. La vostra voce non è al meglio e tenete per la vostra esibizione? Non preoccupatevi perché in vostro soccorso arriva il VT Voice Transformer che intona la vostra voce evitandovi brutte figure. 

Lo avrete capito, a vostra disposizione ci sono davvero tante funzioni che però si ripercuotono sul prezzo di questa drum machine 808. Sotto il profilo costruttivo la consolle è bella robusta.

 

Pro

Piatti: Ci sono piaciute parecchie cose del controller e tra queste ci sono sicuramente i piatti che hanno un’ottima risposta e sono a bassa latenza, caratteristica importante per lo scratching.

Ricca di funzioni: Uno strumento professionale come questo mette a disposizione tante funzioni che tornano utili in svariate occasioni.

Solida: Il controller Roland è il frutto dell’uso di ottimi materiali che ne conferiscono grande solidità, magari non è indistruttibile ma sicuramente molto resistente.

 

Contro

Prezzo: Il vero problema della consolle Roland è il suo costo che è molto alto. Ad ogni modo bisogna tener conto che si tratta di uno strumento per professionisti.

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Drum machine Alesis

 

8. Alesis SR16 Drum Machine con 233 Suoni di Batteria Effetti Digitali Supporto Midi

 

In fatto di batterie elettroniche e drum machine Alesis è sicuramente tra i leader del settore. La SR16 è una macchina entry level adatta per generi musicali come rock, blues e tutti quelli che sono lontani dalla musica elettronica. 

L’utente ha a disposizione 223 suoni ma non tutti sono molto realistici, in particolare ci lasciano perplessi alcuni rullanti. Molto interessante è la funzione Dynamic Articulation: in pratica ogni timbro di batteria dà una risposta diversa in base alla pressione esercitata sul pad, ciò si traduce in una grande espressività musicale. 

L’uso è molto semplice, il comparto connettività comprende l’ingresso MIDI quello per il foot switch. Non ci piacciono molto i materiali, tutto un po’ “plasticoso”.

 

Pro

Dynamic Articulation: La risposta di ogni timbro di batteria è influenzato dalla pressione che si esercita sui pad, in questo modo si ottiene una buona espressività musicale.

Uso semplice: L’utente è praticamente in grado di usare la drum machine appena la tira fuori dalla confezione, l’uso è molto semplice.

 

Contro

Suoni: Non aspettatevi una grande fedeltà dei suoni, in particolare non ci piace come vengono resi alcuni rullanti.

Materiali: Sono economici, la drum machine non trasmette una sensazione di grande solidità, ad ogni modo non costa molto.

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Come scegliere una buona drum machine

 

Abbiamo fatto una comparazione delle offerte disponibili sul mercato e abbiamo avuto modo di notare che al fianco di drum machine della migliore marca se ne trovano anche altre che pur essendo prodotte da brand meno noti, presentano comunque caratteristiche interessanti e in grado di regalare buone performance come testimoniano i tanti pareri che i consumatori hanno pubblicato in rete. 

Pertanto se cercato qualcosa di più economico ma che non sia un giocattolo, state certi che qui troverete la proposta adatta a voi. Leggendo le informazioni che seguono avrete modo di acquisire le informazioni necessarie ad essere in grado di capire come scegliere una buona drum machine.

La prima drum machine

Decidere quale drum machine comprare non dipende dalla sola volontà ma anche dal budget di cui si dispone. La somma di denaro che ciascuno può permettersi di spendere è indiscutibilmente un paletto. Anche se si hanno tanti soldi, non è detto che si debba sprecarli per uno strumento che va ben oltre le esigenze personali. 

Possiamo dividere gli strumenti musicali in tre categorie: quelli per dilettanti, musicisti di livello medio/avanzato e i professionisti. Chiaramente questi ultimi sono quelli che con la musica si guadagnano da vivere e naturalmente devono avere una strumentazione top gamma. La differenza è che i musicisti professionisti dal loro investimento hanno ( o dovrebbero avere) un ritorno economico.

Chi è alla sua prima drum machine, è giovane e deve ancora imparare a usarla dovrebbe cominciare con un modello base, che costa poco. Non è solo una questione di denaro, la migliore drum machine con tanti pulsanti, funzioni ecc. rischia di essere dispersiva per il neofita e magari si getta la spugna alla prima difficoltà. 

Quindi il consiglio che possiamo darvi è di comprare la drum machine in accordo con la vostra conoscenza dello strumento oltre che del denaro di cui disponete.

Che genere di strumento suonate

A dire il vero parlare delle migliori drum machine del 2020 è piuttosto generico. La scelta deve tener conto del genere musicale che si suona e anche dello strumento. Per esempio di sono drum machine dedicate alla chitarra che sostanzialmente hanno la forma di un pedale. Chi fa musica elettronica, invece, ha bisogno di qualcosa di completamente diverso e con una varietà di suoni ed effetti che per esempio sarebbero del tutto inutili e quindi superflui per un musicista rock. 

È pertanto fondamentale che prestiate attenzione a ciò al momento di comprare il vostro nuovo “giocattolo” come ci piace affettuosamente chiamare gli strumenti musicali, eh sì perchè mettete una bella chitarra nuova in mano a un chitarrista e osservategli il viso, vedrete la stessa espressione di un bambino il giorno della Befana.

 

 

 

Domande frequenti

 

Cos’è la drum machine?

La drum machine è uno strumento capace di riprodurre il suono degli strumenti a percussione ed eseguire dei ritmi. Le sue origini risalgono agli anni ‘30 del secolo scorso ma all’epoca si parlava di rhythm machine; il primo esemplare fu costruito da Leon Theremin e poteva eseguire sedici diversi ritmi. 

La seconda generazione di rhythm machine eseguiva esclusivamente ritmi preprogrammati. Bisogna attendere al 1969 per la prima drum machine programmabile: la PAiA. Tuttavia è nel 1979 che si comincia ad avere la possibilità di programmare in modo incisivo con la drum machine e comporre i propri ritmi. Tale possibilità fu data dalla Roland CR-78.

 

Cosa sono la drum synth e la drum sampler? 

Le drum synth sono drum machine che riproducono i suoni grazie a un sintetizzatore digitale o analogico che si basa su forme d’onda semplici. Questo era il principale sistema di produzione che caratterizzava le prime drum machine, quindi ogni modello aveva un suo sound caratteristico che però non era simile a quello dei veri strumenti a percussione. Tale scarsa fedeltà sonora è stata sfruttata e apprezzata da dj e produttori di musica elettronica. 

Le drum sampler, invece, oltre ad avere capacità di sintesi hanno anche capacità di campionamento. Molte drum sampler hanno degli ingressi audio per il campionamento diretto della batteria e di tutti gli altri strumenti a percussione. È possibile, inoltre, caricare sample già esistenti.

 

Come funziona la drum machine?

Premesso che ogni drum machine ha le sue caratteristiche, in linea generale la programmazione può essere fatta in due modi. Nel primo modo l’utente crea dei pattern da zero schiacciando i relativi pulsanti che eseguono la riproduzione dei suoni. Nel secondo caso si usano gli step sequencing dove si inseriscono all’interno di una barra di sedici step dei suoni singoli. L’utente, poi, può intervenire sul tempo, inizio, stop e volume dei suoni.

 

Perché la Roland TR-808 è così importante?

La TR-808 è stata una delle prime drum machine programmabili messe in commercio ma il lancio nel 1980 fu un fiasco poiché i suoni non erano ritenuti realistici. Viste le critiche Roland interruppe la produzione della TR-808 nel 1983 con soli 12.000 esemplari sfornati. È importante sottolineare che in quel periodo la musica elettronica non era ancora un fenomeno di massa, anche se sarebbe esplosa di lì a poco. 

I suoni sintetici e particolari della TR-808 facevano al caso di musicisti e producer Dance e Hip-Hop e tante hit degli anni ‘80 hanno come protagonista proprio la drum machine Roland, tanto da farla diventare oggetto di culto nell’ambito della musica elettronica.

 

 

 

Come utilizzare una drum machine

 

A seconda delle esigenze musicali ci sono diverse drum machine. Per esempio un chitarrista che necessita di un accompagnamento ritmico preferirà quella a pedale, anche se magari non proprio programmabile mentre un appassionato di musica elettronica cercherà un modello che sia più adatto al suo scopo e alla sua musica. Poi c’è chi non ha trovato il batterista giusto e quindi ha deciso di affidarsi ad una macchina che almeno è certo non andrà mai fuori tempo. 

Play

Come per gran parte delle “cose elettroniche” tutto comincia premendo il tasto play. Fatto questo semplice gesto i tasti si illuminano uno alla volta e noterete l’assenza di suoni. La tastiera è formata da sedici tasti, questo perché è tramite questo elemento che si segna la battuta, quindi sedici tasti formano il classico quattro quarti. Volendo creare una battuta standard che tiene il tempo bisogna premere i tasti 1-5-9-13. 

Nella parte superiore ci sono i vari elementi della batteria da inserire nel set. Si seleziona per esempio kick (la grancassa) e si assegna l’elemento. Si preme closed e si inserisce il suono in qualsiasi parte del ritmo si desideri. Per ogni elemento della batteria trovate due manopole Vol e Tone. La prima regola il volume, la seconda l’ampiezza del suono. 

 

Il tempo

Il display mostra il tempo che può essere aumentato o diminuito. It tempo è riportato in battuta per minuto come con qualsiasi metronomo. Per assegnare il valore del tempo basta girare la relativa manopola oppure i pulsanti +/-, dipende dal modello di drum machine.

 

I pattern

Quando si crea un ritmo bisogna selezionare il pattern su cui successivamente salvarlo (entreremo nel dettaglio in seguito). Di default una drum machine assegna il primo pattern generalmente indicato con la lettera A, ad ogni modo l’utente è libero di scegliere il pattern che preferisce. Un pattern è sempre modificabile.

 

Drum kit 

La drum machine dà la possibilità di scegliere tra diversi drum kit ciascuno con il suo suono peculiare. Il numero di drum kit e la fedeltà sonora dipende dal modello della drum machine. Si va dai suoi tipicamente elettronici a quelli di una batteria acustica.

Save

Una volta che il ritmo creato vi conviene non spegnete la drum machine prima di aver premuto il tasto save altrimenti tutto il lavoro andrà perso. Ricordate che anche dopo aver salvato la base, potete sempre modificarla successivamente.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Sequencer – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Ci sono tante apparecchiature che possono semplificare la vita dei musicisti o almeno di quelli più aperti all’intervento massiccio della tecnologia, insomma, qualcosa che vada ben oltre quella che si può trovare in una chitarra o qualsiasi altro strumento elettrico. Tra queste “diavolerie” ce n’è una che ha fatto il suo debutto nel mondo della musica negli anni ‘70, come altre del resto, e che non ha mancato essa stessa di farsi “contaminare” con ulteriori nuove tecnologie. Stiamo parlando del sequencer (anche detto DAW, Digital Audio Workstation), uno strumento che serve per la creazione e la riproduzione dei segnali di controllo. L’argomento è molto interessante e siamo sicuri che i nostri lettori avranno piacere di leggere quanto segue. Come sempre abbiamo selezionato alcuni sequencer e di questi ve ne diamo un assaggio introducendovi subito due modelli: la Akai Professional Pro MPD232 è una DAW molto versatile vista anche la compatibilità con la maggioranza dei programmi musicali mentre la Korg SQ-1 stupisce per il rapporto qualità/prezzo e per la bontà dei materiali utilizzati.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Gli 8 migliori sequencer – Classifica 2020

 

Abbiamo selezionato una serie di sequencer tra quelli venduti online che avremmo piacere di proporvi. Abbiamo pensato di ordinarli secondo una nostra personale classifica e scrivere per ognuno una recensione con la quale evidenziare gli aspetti negativi e positivi dei sequencer. A vostra disposizione c’è un link che vi suggerisce dove acquistare a prezzi bassi l’articolo che più vi convince. Ciò non esclude che possiate trovare qualcosa di più economico pertanto è bene confrontare i prezzi.

 

Sequencer MIDI

 

1. Akai Professional Pro MPD232 Controller MIDI USB e Sequencer a 32 Step

 

Il nuovo Pro MPD232 è molto comodo per creare beat anche con il computer, è compatibile con qualsiasi programma musicale. Venduto a un prezzo interessante, ha sedici pad molto sensibili, anzi, forse troppo. Ecco siamo arrivati subito a quella che è la lamentela principale espressa dagli utenti: accade che si preme una volta il pad e l’azione si ripete due volte, proprio come se il tocco fosse doppio. Bisognerà prenderci la mano per evitare che questa cosa si verifichi. 

Il sequencer MIDI a 32 step gestisce e genera eventi per 64 parti. Pochi centimetri di spessore e 2 kg di peso fanno dello MPD232 uno strumento comodissimo da trasportare. La connettività USB è plug & play. Questa DAW si adatta sia in studio che live, per il musicista ci sono molteplici possibilità di collegamento e tanti controlli assegnabili a proprio piacimento. 

Interessante il pacchetto software che comprende il famoso Ableton Live Lite, una piattaforma che consente di produrre basi, remixare e registrare, MPC Essential per la produzione musicale a 64 bit e Sonivox per realizzare parti di batteria. Molti utenti hanno lamentato una certa difficoltà nell’usare questo software, inoltre le istruzioni sono presenti solo in inglese.

 

Pro

Versatile: Il controller si mette in luce per la sua versatilità e per la sua comodità nella creazione di beat al computer.

Compatibilità: Va d’accordo con qualsiasi programma musicale e il pacchetto software in dotazione farà felici in tanti.

Costo: Siamo parecchio soddisfatti del rapporto qualità prezzo, oltretutto lo MPD232 è compatto, leggero ma anche molto resistente.

 

Contro

Pad: Il problema principale riguarda i pad che probabilmente sono troppo sensibili, tanto è vero dopo averli premuti l’azione si ripeta due volte.

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Sequencer step

 

2. Korg SQ-1 compatta analogica 2 x 8 step sequencer

 

Lo SQ-1 è uno step sequencer tra i più venduti ed è l’erede diretto dello SQ-10, step sequencer lanciato sul mercato da Korg verso la fine degli anni ‘70 e che era solito fare coppia con il sintetizzatore analogico MS-20, anch quest’ultimo riportato a nuova vita. 

Molto interessante è la dotazione di connessioni, davvero ampia. Lo Sq-1 è stato sicuramente pensato per interfacciarsi con il nuovo MS-20 ma è totalmente compatibile anche con altri sintetizzatori. Il passaggio tra le varie modalità di sequencer è veloce e con i tasti step si possono realizzare delle performance estemporanee. 

L’alimentazione è a batteria e qui probabilmente c’è l’unica lamentela da segnalare, l’autonomia non è delle migliori, pertanto conviene sfruttare l’alternativa rappresentata dall’alimentazione tramite USB. La qualità dei materiali è buona, a cominciare dal telaio che è robusto. Ottima la risposta dei pulsanti e potenziometri vari, il tutto a un prezzo che non mancherà di incuriosirvi.

 

Pro

Connettività: Sono possibili tante connessioni, lo SQ-1 è in grado di interfacciarsi con qualsiasi sintetizzatore, anche se la migliore accoppiata è con lo MS-20.

Veloce: Passare da una modalità sequencer a un’altra è veloce e intuitiva, inoltre con i tasti step si possono realizzare performance estemporanee.

Materiali: Korg non ha risparmiato sui materiali nonostante sia riuscita a tenere basso il prezzo del sequencer.

 

Contro

Alimentazione: Usare quella tramite cavo USB diventa più un obbligo che una libera scelta vista la scarsa durata delle batterie.

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Sequencer drum

 

3. Novation Circuit Groove box con Synth, drum machine e sequence

 

La Novation Circuit Groove Box concentra in pochi centimetri tutto quello che serve per la produzione di musica moderna: avete a vostra disposizione e in una unica soluzione un synth serie Nova e un sequencer drum con groove box stand alone. 

Uno dei suoi punti di forza è la portabilità, inoltre non è necessario integrare il sequencer drum con un computer in quanto può essere usato in un canonico setup da studio in sync con altri hardware. Ad un primissimo impatto l’utilizzo potrebbe sembrare complicato ma basta molto poco per familiarizzare con il Circuit Groove Box. 

Interessante la funzione che regola metronomo e intonazione grazie alla quale le vostre tracce saranno sempre intonate e a tempo. La possibilità di aggiungere effetti, suoni e pattern in tempo reale aiuta ad ottenere beat e groove efficaci. L’alimentazione a batteria e gli altoparlanti integrati ne fanno anche un ottimo compagno da viaggio. Veri e propri aspetti negativi da segnalare non ce ne sono, tuttavia questo giocattolino non costa poco.

 

Pro

Portabilità: Il sequencer può essere portato ovunque, non solo perché compatto ma anche perché dotato di alimentazione batteria e speaker integrati.

Intonazione metronomo: Grazie alla funzione che regola questi due elementi le tracce sono sempre a tempo e ottimamente intonate.

Versatile: Tra i pregi da segnalare c’è la versatilità che contraddistingue il sequencer, che può essere usato non solo con il computer ma anche senza, in un setup con altri hardware.

 

Contro

Costoso: Difetti veri e propri non ce ne sono, possiamo solo segnalare che si tratta di un sequencer abbastanza costoso.

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Sequencer synth

 

4. Korg Volca Sample Sequencer campionatore midi e multi touch

 

Il Volca è un sequencer synth molto apprezzato dalla clientela, anche perché si trova in vendita a un buon prezzo. Uno degli aspetti interessanti è la possibilità di mettere insieme e campionare un centinaio di suoni campionati in tempo reale. Adatto per le esibizioni dal vivo, presenta un sistema di editing intuitivo: in un istante si inseriscono e rimuovono parti musicali. 

Un’altra cosa che ci è piaciuta è la funzione motion sequencer che registrando i movimenti delle manopole permette di aggiungere delle modifiche dinamiche variabili nel tempo. Sul fronte connessioni troviamo una porta MIDI IN e in/out Synth. È possibile l’uso delle cuffie. 

L’alimentazione presenta una doppia possibilità, collegando il Volca alla rete elettrica oppure usando le batterie, a riguardo l’autonomia è parecchio insoddisfacente. È importante aggiungere che l’alimentatore non è incluso nella confezione. Altra cosa che manca sono le istruzioni in italiano.

 

Pro

Prezzo: C’è più di un motivo che spiega il successo commerciale del Volca, il rapporto qualità/prezzo è sicuramente tra queste.

Motion sequencer: Tra le funzioni da portare all’attenzione dei lettori c’è sicuramente la Motion sequencer, che registra i movimenti delle manopole allo scopo di aggiungere al suono delle modifiche dinamiche variabili.

 

Contro

Autonomia batteria: Davvero ben poca cosa, si potrebbe risolvere alimentando il sequencer con la corrente elettrica ma bisogna comprare l’alimentatore in quanto non compreso nella confezione.

Istruzioni: Il sequencer non è uno strumento semplice da usare per chi non ha un po’ di esperienza, l’assenza di istruzioni in italiano di certo non aiuta a velocizzare l’apprendimento.

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Sequencer Roland

 

5. Roland DJ-202 Controller DJ a 2 canali

 

Niente male il sequencer Roland, lo diciamo mettendo ben in chiaro che si tratta di un entry level che però ha dalla sua una ottima flessibilità d’impiego. Due i canali e quattro i deck per questo interessante controller. I piatti sono a bassa latenza, cosa che indubbiamente facilita gli scratch. 

I suoni di batteria sono tra le cose che più hanno convinto della consolle, in più c’è modo di usare dei suoni personalizzati che vanno caricati nei quattro semple slot. Qualche critica è stata mossa dagli utenti ai potenziometri per la regolazione della velocità, non proprio precisi come ci si aspetterebbe, in particolare quando il potenziometro è in posizione centrale, nello spazio di tre tacchette, non si registrano variazioni. 

Alimentato tramite cavo USB, il controller è molto comodo da trasportare, il fatto che sia leggero non deve far pensare che sia poco robusto, anzi è vero il contrario.

 

Pro

Ottime potenzialità: Assodato che stiamo parlando di un controller entry level, il DJ-202 si fa apprezzare per performance e flessibilità d’uso.

Latenza piatti: IHanno una latenza bassa, caratteristica molto ricercata dagli amanti dello scratching che hanno un motivo in più per comprare questo articolo.

Robusta: La DJ-202 è costruita con buoni materiali, la qualità costruttiva generale e sicuramente di buon livello.

 

Contro

Potenziometri: Da rivedere quelli della velocità che presentano qualche piccolo problema di precisione, in particolar modo nella zona centrale.

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Sequencer analogico

 

6. Dark Time Analog Sequencer Blue LED’s

 

Per gli amanti degli strumenti vintage abbiamo pensato di proporre il sequencer analogico Dark Time Analog Sequencer Blue LED’s. Pur essendo stato progettato principalmente per una felice accoppiata con il sintetizzatore Dark Energy prodotto da Doepfer, ciò non toglie che possa tranquillamente essere impiegato con synth di altre marche, il risultato finale sarà comunque soddisfacente. 

Ci sono 16 livelli con interruttori On-Off, azzera, salta e arresta  diverse modalità di ripetizione. Non mancano le uscite CV/Gate. Siamo rimasti favorevolmente colpiti dall’oscillatore interno ma volendo il Dark Time può essere sincronizzato con un MIDI clock esterno. 

Molto buona è la qualità costruttiva, parliamo di un sequencer che si mettere in luce per la robustezza e l’affidabilità dei materiali. Il costo potrebbe essere un ostacolo per qualcuno.

 

Pro

Qualità costruttiva: Doepfer conferma la sua noma di mettere in commercio strumenti solidi e dalla indiscutibile qualità costruttiva.

Performante: Le sue prestazioni sono di alto livello, i musicisti che decideranno di comprare questo modello non resteranno assolutamente delusi.

Design: Fate un salto indietro nel tempo, fino agli anni ‘70; non resterete indifferenti al look vintage che contraddistingue il Dark Time.

 

Contro

Costoso: Tutto molto bello ma anche molto caro, è un sequencer che richiede uno sforzo economico che non tutti potrebbero voler sostenere.

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Sequencer Arturia

 

7. Arturia sequencer polifonico KeyStep a 32 tasti

 

Un controller e step sequencer MIDI compatto e potente, ecco come possiamo descrivere la proposta di Arturia. Presenta due modalità commutabili: arpeggiatore e sequencer. Il primo consente di generare arpeggi in diverse modalità e suddivisioni nel tempo, il secondo, invece, è in grado di creare ed elaborare pattern di 64 step con un massimo di 8 note di polifonia.

È possibile registrare in modalità live ma in questo caso dobbiamo riferire di non poche lamentele circa la poca precisione del sequencer Arturia. Ben fornito il comparto connettività con tre uscite CV, Sync IN/OUT e MIDI IN/OUT nonché MIDI mediante USB per sincronizzare e sequenziare qualunque strumento. 

La riposta di tasti è molto soddisfacente con una resa al tocco precisa e dinamica. Materiali più che soddisfacenti per qualità e prezzo alla portata di tutti.

 

Pro

Potente: A guardarlo così compatto non si immaginano le sue potenzialità: si possono generare arpeggi in diverse modalità e realizzare pattern fino a 64 step.

Tasti: Siamo rimasti parecchio contenti per la risposta di tasti che restituiscono un buon feeling oltre a essere dinamici.

Materiali: Pur avendo un prezzo alla portata di tutti, la qualità dei materiali non ne risente: la tastiera è solida, ben costruita.

 

Contro

Impreciso: Quando si registra in modalità live è emerso che il sequencer pecca in precisione, problema che è emerso in più recensioni scritte dagli utenti.

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Sequencer Roland professionale

 

8. Roland DJ 808 controller con integrato drum machine e mixer a 4 canali

 

Difficilmente non resterete stupefatti dal controller DJ 808, dotato di un mixer 4 canali, un processore vocale e capace di integrarsi alla perfezione con il software Serato DJ Pro. Inoltre ci sono pulsanti dedicati al controllo del loop, Hot Cue, Flip e le funzioni per Key Sync e loop in modo tale da regolare con grande semplicità l’intonazione ecc. 

Il sequencer Roland professionale ha in dote anche i suoni della famosa drum machine TR-S. Lodevole la risposta dei piatti caratterizzati da una latenza molto bassa, ottimi per lo scratching. Da segnalare che i piatti hanno integrati i display mediante i quali viene mostrato lo stato della riproduzione. I due deck, inoltre, possono essere controllati in simultanea da un singolo piatto. 

Molto buona la connettività con due porte USB AIRA vari strumenti ed effetti Roland usando un solo cavo. Il processore vocale VT Voice Transformer intona alla perfezione la voce. Insomma, le funzioni sono tantissime per quello che è un controller completo, anche se costoso e questo aspetto è l’unico svantaggio riscontrato.

 

Pro

Funzioni: Il controller ha tantissime funzioni che lo rendono uno strumento adatto ai professionisti più esigenti, ha un grande potenziale.

Piatti: Ottima la fattura dei piatti, sensibili al tocco, pronti nella risposta e con bassa latenza per scratch soddisfacenti.

Materiali: La consolle è molto solida, costruita con materiali di prim’ordine. Si capisce fin da subito che è uno strumento professionale.

 

Contro

Prezzo: L’unica nota dolente o se preferite, l’unico aspetto svantaggioso, è il suo prezzo che purtroppo è molto alto.

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Come scegliere un buon sequencer

 

È innegabile che quando si pensa a quale sequencer comprare si tengano d’occhio anche le offerte disponibili sul mercato, ma c’è anche chi non bada a spese preferendo andare sul sicuro acquistando un prodotto della migliore marca. Questa, spesso, è la scelta più dispendiosa ma che difficilmente riserva brutte sorprese. 

Ciò nonostante a chi ci chiede come scegliere un buon sequencer suggeriamo di fare una comparazione tra i diversi modelli. Bisogna letteralmente analizzare tutte le caratteristiche, valutare quelle che effettivamente servono e quelle che sono superflue perché magari adatte a professionisti, cosa che magari voi non siete. Un altro grande aiuto nell’individuare i migliori sequencer dl 2020 arriva dai pareri scritti da altri utenti e reperibili in rete. 

 

Hardware e software

È importante chiarire una cosa. Oggi quando si parla di sequencer, molto spesso si fa riferimento al programma, poi è chiaro che ci sono i controller che sfruttano i software installati sul computer. I sequencer fisici, invece, hanno iniziato a diffondersi negli anni ‘70, anche se qualcosa di simile era stato creato una ventina di anni prima con il Wall of Sound e l’Electronium. 

I sequencer fisici sono stati messi da parte per parecchi anni ma di recente sono stati riscoperti. Si tratta di strumenti molto costosi, questo è ben saperlo. Più pratici sono i cosiddetti sequencer logici che sfruttano il protocollo MIDI. I sequencer logici facilitano la programmazione di sequenze complesse anche grazie alle ampie interfacce grafiche. I sequencer logici, inoltre, hanno il vantaggio di integrarsi con i sintetizzatori virtuali e sfruttare l’espandibilità e la flessibilità di comunicazione che caratterizza i computer d’oggi.

Spendere il giusto

Tutti vorrebbero comprare il miglior sequencer ma bisogna fare i conti con il budget che si dispone, ma anche se questo fosse sufficiente è davvero necessario spendere tanto? Crediamo che il sequencer giusto sia quello che risponda alle esigenze dell’utilizzatore. Cosa significa? Prendiamo un professionista e un ragazzo che non ha mai visto un sequencer prima in vita sua. Il primo ha chiaramente bisogno di determinate garanzie e prestazioni che per un novellino sono superflue, anzi, potrebbero complicargli le cose. 

Conoscere un sequencer, imparare a usarlo sfruttandolo del tutto richiede tempo. Un sequencer per professionisti nelle mani di un principiante presenterà probabilmente un livello di difficoltà ostico da superare se non si hanno delle conoscenze pregresse. Quindi, in definitiva, fate un passo alla volta, cominciate con qualcosa di poco complicato, accumulate esperienza e poi passate a un livello successivo di qualità e complessità.

 

 

 

Domande frequenti

 

Cos’è il sequencer?

Il sequencer è un dispositivo che può essere fisico o logico, nel primo caso parliamo di hardware mentre nel secondo di software; è utilizzato nella musica per creare e riprodurre sequenze di segnali di controllo che permettono di comandare uno strumento musicale elettronico.

 

Che cosa vuol dire l’acronimo DAW?

L’acronimo DAW sta per Digital Audio Workstation, si tratta di un sistema elettronico che serve per la registrazione, montaggio e riproduzione dell’audio digitale. In particolare un DAW è in grado di manipolare i suoni. Quando si parla di DAW si fa riferimento a una combinazione di programmi per la registrazione multitraccia ed hardware audio con capacità di convertire il segnale mediante un convertitore analogico digitale.

 

Che cos’è il tracker?

Con il termine tracker si indicano genericamente qui programmi che servono a sequenziare la musica. Grazie al tracker l’utilizzatore può impostare dei campioni sonori in relazione a una linea di tempo su canali monofonici. L’inserimento delle note avviene attraverso la tastiera, quanto alla musica, si compone di diversi piccoli pattern multicanale che sono collegati tra loro mediante una lista superiore.

 

Quanto costa un sequencer? 

I prezzi dei sequencer variano molto. A influire sul costo ci sono le funzioni, la qualità dei materiali e il livello nel senso che ci sono sequencer per principianti e per musicisti e/o DJ affermati. In generale si spende dai 100 euro per un modello entry level fino a 800/900 euro o più.

 

Qual è la differenza tra un sequencer e un arpeggiatore?

La differenza non è grossa ma c’è. L’arpeggiatore prende un gruppo di note da una sorgente MIDI e le suddivide in uno schema ritmico ripetuto. Ci sono arpeggiatori che permettono di scegliere forme di pattern ascendenti, discendenti e di altro tipo che consentono all’arpeggio di essere più vario. Il sequencer permette di fare le cose appena descritte ma senza il bisogno degli input di note esterne. Di conseguenza il sequencer è più flessibile.

 

 

 

Come utilizzare il sequencer

 

Chi si trova per la prima volta al cospetto di un sequencer potrebbe capirci poco o nulla e persino scoraggiarsi in breve tempo, abbandonando l’idea di utilizzarlo. Cerchiamo di evitare che ciò accada dando dei piccoli consigli sull’utilizzo del sequencer.

La composizione del brano

Si compra un sequencer per comporre di brani, ma ciò come avviene? Ci sono due modi. Il primo sistema prevede la scrittura nota per nota. Sul computer c’è una schermata detta pianoroll, a sinistra è riprodotta una tastiera mentre a destra c’è la griglia per l’inserimento delle note. Ad ogni griglia corrisponde una nota della tastiera. 

L’inserimento della nota avviene in questo modo, si seleziona lo strumento matita, quindi si riproduce una barra all’interno della griglia. La durata della nota è proporzionale alla lunghezza della barra disegnata. In qualsiasi momento è possibile modificare la nota in durata, altezza, il volume e aggiungere degli effetti. 

Il secondo sistema per la composizione di un brano prevede l’uso di uno strumento MIDI mente il computer registra. La nota suonata dallo strumento viene inviata al sequencer come dato MIDI e, come visto nel primo caso, può essere modificata.

 

Collegare il sequencer hardware al Synth

Ci sono una serie di possibilità per collegare un sequencer hardware al synth. Una di questi è la connessione MIDI, basta un cavo DIN maschio/maschio. C’è poi la connessione CV, abbreviazione di Control Voltage, che si basa sul rapporto tra una tensione e l’intonazione degli oscillatori (o altri moduli). È importante sapere che ogni Volt equivale a una ottava. Per il collegamento del sequencer al computer, invece si sfrutta la connessione via USB.

Collegare il squencer con altro hardware

Qui entra in gioco il clock. Il clock è un impulso ritmico il quale può essere inviato a qualsi sintetizzatore. L’impulso comunica un ritmo ripetuto al fine che tutti  synth restino collegati. Il collegamento avviene mediante cavo che unisce le porte clock dei due hardware.

 

 

Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Rick Walker è la mente dietro l’idea di un festival dedicato interamente agli artisti che si esibiscono con la loop station. Nato come piccolo evento, oggi parliamo di un appuntamento internazionale da cui l’Italia non è esclusa.

 

Di festival musicali ce ne sono tanti, di tutti i tipi e generi con gli artisti più disparati. Ma noi vogliamo parlavi di uno evento in particolare, lo Y2K International Live Looping Festival, Sono due le particolarità di questo evento: la prima è che gli artisti che vi prendono parte si esibiscono con loop station, la seconda è che si tiene in 25 differenti Paesi (per un totale di 66 città) con ben 8 date in Italia per l’edizione del 2019. In particolare da noi l’evento si è svolto a Roma, Firenze, Milano, Livorno, Brescia, Settignano, Pozzolengo e Castiglione delle Stiviere. Magari se comprate una delle loop station vendute online potreste prendervi parte anche voi che ci leggete… naturalmente se siete bravi.

 

Rick Walker

Per capire la genesi di un evento così particolare che, per inciso, ha ottenuto un successo sorprendente, bisogna conoscere Rick Walker. Chi è costui? Si tratta di un polistrumentista appassionato di musica elettronica e specializzato negli strumenti a percussione. Ma Rick Walker è soprattutto il fondatore dello Y2K International Live Looping Festival, un evento messo in piedi nel 2001 e che, non con poca sorpresa dello stesso organizzatore, si è rinnovato di anno in anno fino ai giorni nostri, diventando sempre più importante.

Dal Bass looping festival allo Y2K International Live Looping Festival

Il seme del festival fu piantato nel 2000 con una serie di piccolissimi eventi locali ma l’anno seguente Walker pensò di mettere in piedi un Bass Looping festival con l’intento di organizzare uno showcase del bassista Steve Lawson al quale si aggiunsero Michael Manring  altri abili suonatori dello strumento. L’evento, del tutto gratuito, si tenne presso il Rio Theater di Santa Cruz in California e richiamo centinaia di persone. 

Il successo ottenuto fu la spinta per la seconda edizione che di fatto ebbe come conseguenza lo Y2K International Live Looping Festival. Fino ai giorni nostri si sono succeduti sul palco più di 70 artisti provenienti da 15 nazioni.

 

Oltre la California

Il successo dell’iniziativa si riscontra anche nel fatto di essere stato riproposto in altri 20 Paesi del mondo. Ma vediamo come è accaduto. L’ideatore del festival mandò una e-mail al sito Looper Delight per informare che avrebbe viaggiato in Europa per esibirsi in un live looping e chiedeva se qualcuno fosse interessato ad ospitarlo su un palco e magari mettere insieme altri artisti per un piccolo festival sulla scia di quanto fatto in California. Nel giro di due settimane risposero all’invito moltissimi artisti e si riuscì ad organizzare un tour di due mesi che toccò sette Paesi, in particolare Regno Unito ed Europa del nord. 

Da quel Momento Rick Walker ha viaggiato in 15 Paesi tra Asia, Europa, Nord e Centro America per promuovere la sua iniziativa. L’organizzazione internazionale del festival si è strutturata con dei rappresentanti locali che si occupano della promozione e organizzazione dell’evento nei rispettivi paesi di appartenenza. Ma non bisogna pensare a una organizzazione verticistica, si tratta piuttosto di una comunità che accoglie tutti gli appassionati.

C’è a chi non piace

Se da un lato abbiamo visto che l’idea di servirsi della loop station per delle esibizioni del vivo è piaciuta tanto da portare oltre i confini della California un evento come lo  Y2K International Live Looping Festival, c’è chi ha mosso pesanti critiche gridando persino alla truffa. Naturalmente nella polemica non centra lo Y2K International Live Looping Festival ma niente di meno Ed Sheeran che si è servito proprio di una loop station per alcune esibizioni soliste, senza la band che lo accompagnava. 

In particolare il cantante fu ferocemente attaccato per la sua esibizione al Glastonbury del 2017. Una parte del pubblico riteneva una sorta di truffa l’uso di musica preregistrata a un evento live. La polemica portò il cantante a difendersi in prima persona su Twitter dicendo che non avrebbe mai creduto di doverlo spiegare ma tutto quello che fa nei suoi concerti è dal vivo e che usa una loop station e non delle backing track, per poi invitare i suoi detrattori a cercare la differenza su Google.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 26.11.20

 

Aumentare la velocità con cui si suona la chitarra richiede studio e buona volontà ma anche una serie di trucchi che rendono tutto più semplice.

 

I chitarristi o almeno buona parte di loro, vogliono sempre correre, correre e ancora correre. Suonare veloce è la parola d’ordine, anche se sarebbe bene preoccuparsi innanzitutto di suonare bene come spiegato alle migliori lezioni di chitarra. Il chitarrista che non riesce a raggiungere una certa velocità rischia di sentirsi frustrato, incapace. È un approccio sbagliato, magari ascoltare di meno Malmsteen aiuta oppure vi torna ancora più utile una serie di trucchi o preferite, dei consigli che possono assecondare la vostra necessità di correre su e giù per il manico dello strumento.

La pennata alternata

Per suonare assoli veloci bisogna usare la pennata. Qualcuno potrebbe dire che abbiamo scoperto l’acqua calda. Sì, ma c’è il modo corretto di fare la pennata alternata e il modo sbagliato. Ma fermiamoci un attimo, magari chi ci legge è appena agli inizi e non ha mai sentito parlare di alternative picking. In sostanza dare la pennata alternata significa colpire la corda con il plettro dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto (e viceversa). Il movimento, però, deve essere controllato al fine di ridurlo al minimo e guadagnare tempo. 

Volendo fare un esempio grossolano, nel dare la pennata dall’alto in giù, non dovete avvicinarvi alla corda sottostante. Per facilitare la riduzione del movimento serve un punto d’appoggio che può essere rappresentato dal mignolo oppure mettendo la mano sulle corde e in parte sul ponte. Chiaramente la corda da suonare va lasciata libera di vibrare a meno che non si desideri eseguire una nota stoppata.

 

La posizione del pollice

Molto spesso un chitarrista non riesce a superare i suoi limiti a causa dell’impostazione sbagliata, intanto siamo passati dalla mano destra alla sinistra. In particolare prestiamo attenzione alla posizione del pollice che deve stare dietro al manico in una posizione centrale, non deve sovrastarlo come erroneamente fanno molti. Ciò va bene se si vuole fare il bending ma solo in questo caso. Tenendo il pollice nella posizione appena descritta le restanti dita sono più rilassate.

 

Economizzare i movimenti

Anche per la mano sinistra economizzare i movimenti è fondamentale per guadagnare velocità. Immaginiamo di voler suonare una scala; le dita devono restare il più possibile vicino alla tastiera, in altre parole, nel passare da una nota all’altra non vanno sollevate troppo ma il minimo indispensabile.

 

Sincronizzate le mani

Il trucco alla base della sincronizzazione di mano destra e sinistra è eseguire movimenti che siano sempre uguali.

 

Il plettro

Anche la scelta del plettro incide sulla velocità. Non parliamo tanto di spessore, che comunque deve essere heavy, di conseguenza dal millimetro in poi, ma di superficie. Usando i plettri a goccia (non con punta arrotondata) si riesce ad andare più veloci.

 

Piccole sequenze di note

Per sviluppare la velocità create delle sequenze di poche note: tre è il numero perfetto, come si suol dire. Tenendo a mente i consigli dati fino a questo momento, suonate le tre note (a metronomo) fin quando non avete interiorizzato del tutto il movimento, a quel punto aggiungete all’esercizio la corda sottostante. Per capirci, ora le note diventano sei distribuite equamente su due corde.

 

Il metronomo

Lavorare con il metronomo permette di conoscere a che velocità si sta suonando e sviluppare la capacità di andare a tempo. Riprendendo il discorso delle piccole sequenze fatto in precedenza, impostate il metronomo alla velocità che ritenete il vostro limite. Se commettere errori di esecuzione, diminuite la velocità e lavorate su quella fin quando non siete pronti per incrementarla. Alzate sempre l’asticella ma ricordate di abbassarla se vi capita di sbagliare.

 

Ripetere le parti sempre uguali

Esercitatevi su una scala di Sol maggiore in quanto i tasti da premere formano tre coppie identiche, naturalmente con note diverse. Il ripetere queste parti sempre uguali aiuta a farvi diventare più veloci.

 

Per non esitare

Quando si suona veloci non bisogna esitare altrimenti ci si ferma. Bisogna conoscere la diteggiatura di una scala alla perfezione ed eseguirla sempre con le stesse dita e con lo stesso tipo di pennata per evitare di fare confusione che invece si genera quando i movimenti non sono sempre uguali.

Velocità di pensiero

Mentre si sta suonando una posizione bisogna già visualizzare mentalmente la successiva. Ciò non solo aiuta a suonare veloci ma anche a restare concentrati su ciò che si sta suonando.

 

Capite i vostri limiti

Se il lunedì suonate una scala con il metronomo impostato a 70 è assurdo pensare di ripeterlo il martedì o il mercoledì successivo a 150. L’esecuzione sarà comprensibilmente pessima  e ciò può anche scoraggiarvi. Impostate una velocità “comfort” per così dire e incrementatela di poco alla volta e solo quando l’esecuzione è corretta. Cosa intendiamo di poco alla volta? Per esempio da 70 a 75 poi a 80 e così via.