Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Principale vantaggio

I tasti Graded Hammer Standard (GHS) sono una grande innovazione rispetto a quelli classici delle tastiere, in quanto permettono al musicista di avere il giusto tocco. Questa caratteristica è ideale per i principianti che non possono permettersi un modello acustico in casa, ma non vogliono rinunciare a studiare e a eseguire gli esercizi con un buon ‘feeling’. La sintesi AWM è un ulteriore punto a favore che permette al pianoforte di riprodurre il tipico riverbero dei modelli a coda. 

 

Principale svantaggio

Le casse integrate lasciano abbastanza a desiderare per quanto riguarda il volume del suono. La potenza ridotta infatti può risultare limitante per concentrarsi attentamente sull’esecuzione senza venire distratti dai rumori esterni. Per questo è consigliabile infatti suonare con le cuffie, collegandole all’apposita entrata, oppure usare il pianoforte agli speaker esterni per le prove in saletta o per i concerti. 

 

Verdetto: 9.8/10

Yamaha è sempre una garanzia quando si tratta di produrre ottimi strumenti musicali e questo pianoforte digitale è l’ennesima conferma. I tasti pesati GHS e l’emulazione del riverbero tipico dei modelli acustici vi consentono di suonare e praticare senza dover rinunciare al tocco o alla qualità del suono. Le funzioni essenziali si adattano alle esigenze dei principianti che potranno cominciare subito a suonare senza alcuna confusione, mentre i musicisti intermedi apprezzeranno le tonalità cristalline che permettono di usare il pianoforte anche per eventi dal vivo o in sala prove. 

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DESCRIZIONE CARATTERISTICHE PRINCIPALI 

 

Tastiera

La caratteristica più interessante del pianoforte digitale Yamaha è la presenza dei tasti pesati. Una delle maggiori differenze tra i modelli acustici e quelli digitali infatti sta proprio nella tastiera, questi ultimi infatti presentano spesso tasti molto leggeri che non restituiscono il giusto tocco al musicista. 

I tasti Graded Hammer Standard di questo modello invece vi permettono di suonare regolando il vostro ‘feeling’ in base all’esecuzione dei brani, creando un vostro tocco personale che poi potrete trasporre facilmente su un pianoforte acustico. Se siete dei principianti e state studiando da un maestro, i GHS vi aiuteranno a perfezionare l’esecuzione dei brani nel dettaglio, senza farvi rimpiangere di non poter usare uno strumento acustico. 

Nel caso invece abbiate già maturato una buona esperienza, potrete apprezzare il ‘feeling’ della tastiera e usare il pianoforte digitale (controllare qui la lista delle migliori offerte) anche per concerti dal vivo o in sala prove con ottimi risultati. 

Suono

Per quanto riguarda il suono, lo strumento si attesta su buoni livelli, con tonalità chiare e cristalline, molto simili a quelle di un vero pianoforte. Per creare un suono di alta qualità, Yamaha ha sfruttato la particolare tecnologia AWM per campionare i suoni dei pianoforti acustici a coda e poi in seguito sintetizzarli per il suo modello digitale. Questo si traduce in un riverbero fedele in qualsiasi ambiente che vi permette di esibirvi dal vivo, suonare in casa o in sala prove apprezzando il suono dello strumento. 

Chiaramente il P45 B, come tutti gli altri modelli digitali, non arriva alla purezza di suono di un vero pianoforte a coda, ma ci va abbastanza vicino. L’unico neo sta nelle casse integrate poco potenti, per questo è consigliabile usare le cuffie per poter suonare con più chiarezza. Allo stesso modo, se volete suonare in contesti live o in sala prove, è consigliabile collegare il pianoforte a degli speaker esterni, regolando poi il volume dal mixer. 

 

Pratico

A differenza di molte tastiere che presentano una vastissima gamma di campioni, suoni e altre funzioni, questo modelli si presenta con un design molto semplice e funzionale. Si tratta di un’ottima soluzione se siete alle prime armi e non volete rimanere confusi davanti ad una vasta gamma di opzioni. 

Avrete a disposizione l’effetto chorus per dare più profondità agli accordi e dieci campioni sintetizzati da pianoforti autentici tra i quali scegliere in modo da trovare quello più adatto alle vostre esigenze. In questo modo potrete suonare brani di musica classica, jazz, rock e pop senza alcun limite. Nella confezione inoltre troverete anche il pedale per il sustain, cosa che vi permette di eseguire i brani nella loro completezza, senza lasciare nulla al caso. 

Le dimensioni ridotte dello strumento e il suo peso leggero, vi permettono di portarlo ovunque andiate e di sistemarlo in casa senza che occupi troppo spazio. Non manca lo stand per lo spartito, indispensabile per poter leggere la musica mentre suonate. 

 

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Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Tastiera Yamaha – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

La tastiera è uno strumento molto diffuso e non smette di veder accrescere la sua diffusione, tanto è vero che, chi ci sta leggendo in questo momento, è proprio perché desidera comprarne una. Magari si tratta della prima keyboard in assoluto oppure una seconda o una terza perché, si sa, man mano che si diventa bravi si ha bisogno di uno strumento più performante. I suggerimenti da darvi non ci mancano e ve lo dimostriamo subito con questi due: Yamaha Digital Keyboard PSR-F51 con 61 tasti è una tastiera molto economica, perfetta per i più piccoli, mentre Yamaha Digital Piano P-45B Pianoforte Digitale dal Suono Acustico ha un più che buono rapporto qualità/prezzo.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 8 migliori tastiere Yamaha – Classifica 2020

 

Quanti di voi sono in cerca di una tastiera Yamaha potrebbero trovare utile non soltanto la nostra classifica ma anche la recensione che abbiamo scritto per ciascuno strumento selezionato. 

Abbiamo messo a disposizione anche dei link, che riteniamo possano essere utili a quanti vogliono sapere dove acquistare a prezzi bassi le tastiere Yamaha più vendute online. Confrontare i prezzi e scegliete quale strumento comprare.

 

 

1. Yamaha Digital Keyboard PSR-F51 con 61 tasti 

 

La PSR-F51 è una tastiera molto entry level: il suo scopo principale è introdurre le persone, soprattutto i ragazzini, nel mondo delle keyboard. Ha 61 tasti non dinamici e non pesati ma, considerato il prezzo basso, ci saremmo meravigliati del contrario. 

Tuttavia ciò ci dice che chi, anche in un futuro prossimo, sogna di possedere un pianoforte, ma per adesso vuole semplicemente fare della pratica per apprendere i rudimenti, non troverà in questo il modello giusto. 

Una funzione molto interessante è la modalità duo, che permette a due persone di suonare: immaginiamo un padre che vuole insegnare al figlio a suonare la tastiera oppure due fratellini che si divertono e imparano insieme. 

L’utente può scegliere tra 120 strumenti (non aspettatevi una grande fedeltà di riproduzione) e 114 ritmi. Grazie al metronomo si può suonare a tempo, magari leggendo gli esercizi dallo spartito appoggiato sul leggio che trovate nella confezione. Quanto alle connessioni, è presente soltanto il jack per le cuffie, mentre l’alimentazione può essere a corrente oppure a batteria.

 

Pro

Modalità duo: La tastiera può essere suonata da due persone contemporaneamente, tale funzione può essere utile per l’apprendimento ma anche per divertirsi insieme.

Metronomo: La tastiera è dotata di metronomo, ovvero un elemento fondamentale quando si deve studiare musica e imparare a suonare.

 

Contro

Connessioni: Se escludiamo il jack per le cuffie non ci sono altre connessioni, per esempio non potete collegare la tastiera al computer.

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2. Yamaha Digital Piano P-45B Pianoforte Digitale dal Suono Acustico

 

Il P-45B è un buon piano digitale, pur trattandosi di un entry level. Il rapporto qualità/prezzo è valido e ben si adatta agli studenti alle prime armi oltre, naturalmente, a chi vuole imparare da autodidatta a suonare. 

Parliamo dei tasti, che sono una delle cose più importanti, soprattutto per chi sceglie un piano digitale. Hanno una buona dinamica, sebbene non perfetta, perché forse la tastiera manca di ampiezza, nel senso che, se suonati con eccessiva delicatezza, non viene emessa alcuna nota. 

Lo ribadiamo, in questa fascia di prezzo è una cosa che ci può stare. Buona la simulazione del riverbero tipico del pianoforte a coda, lo strumento ha inoltre dieci voci. Non mancano gli accessori, in particolare abbiamo gradito la presenza del pedale sustain la cui qualità possiamo ritenere in linea con quella del piano. 

C’è anche il leggio, grillino a dire il vero, e pertanto non lo riteniamo adatto a libri con spartiti particolarmente corposi. È un piano compatto, poco profondo in particolare pertanto è perfetto per chi ha problemi di spazio. 

Probabilmente, proprio il desiderio di ottenere un piano dalle dimensioni contenute ha portato a sacrificare le casse: per un ascolto migliore di ciò che si suona, consigliamo delle buone cuffie oppure un amplificatore.

 

Pro

Tasti: Sebbene la dinamica dei tasti non sia perfetta, possiamo ugualmente dirci soddisfatti, in quanto le sensazioni derivanti dalla risposta al tocco sono positive.

Sustain: Compreso nel prezzo c’è anche il suo pedale, cosa che ci convince ancor più che il prezzo sia vantaggioso.

 

Contro

Leggio: Se usate dei libri/spartiti corposi potreste trovare scomodo e inadeguato il leggio che è gracilino, secondo noi.

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3. Yamaha Digital Keyboard EZ-220 Tastiera Digitale Portatile 61 tasti

 

Con la EZ-220 restiamo nell’ambito delle tastiere per principianti. Troviamo 61 tasti dinamici e questa è sicuramente la prima buona notizia. È un modello pensato per l’apprendimento, in questo senso i tasti che si illuminano sono una cosa utile. 

Collegando la tastiera al computer si possono sfruttare svariati software; le voci sono 392 mentre gli stili musicali sono 100. Come accessori troviamo il leggio, mentre un discorso a parte merita l’alimentatore, poiché c’è un po’ di confusione in merito. 

Yamaha dichiara che questo è compreso nella confezione, ci sono clienti che effettivamente lo hanno trovato ma non mancano quelli che ne denunciano l’assenza. Qualcun altro afferma che l’alimentatore c’è ma è ben nascosto. Non aspettatevi un suono potente, visto che che gli speaker sono poco potenti. Le istruzioni, inoltre, non sono presenti in italiano.

 

Pro

Tasti: Sebbene si tratti di una tastiera per dilettanti di primissimo pelo, accogliamo con piacere la notizia che i tasti sono dinamici.

Connessione: La tastiera può essere collegata al computer e perfino al tablet, così da sfruttare diversi programmi musicali.

Finger Guide: La tastiera ha una forte vocazione didattica, per così dire, e i tasti molto utili all’apprendimento, in quanto si illuminano per farvi eseguire le note giuste.

 

Contro

Speaker: Ci hanno un po’ deluso gli altoparlanti, poco prestanti secondo noi, insomma non è viene fuori un bel suono e soprattutto non è potente.

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4. Yamaha Digital Keyboard YPT-260 Tastiera Digitale Portatile 

 

La YPT-260 è una tastiera economica, che possiamo suggerire a chi vuole instradare i bambini verso il mondo della musica. Costa poco e presenta alcune funzioni didattiche che possono aiutare nell’apprendimento: segnaliamo in particolare la modalità duo, che consente a due persone di suonare. 

Tantissimi i suoni disponibili: sono ben 400, sebbene la fedeltà sia quella tipica delle tastiere economiche. I tasti sono 61 ma non dinamici, la qualità di questi quindi non è eccezionale. Manca un pedale per il sustain però c’è il leggio. 

Chi lo desidera può ascoltarsi in cuffia così da non disturbare nessuno, anche se dobbiamo dire che il suono che esce dai piccoli altoparlanti è tutt’altro che potente. In generale la qualità dei materiali lascia a desiderare ma siamo anche consapevoli che sia difficile pretendere di più per una cifra simile.

 

Pro

Costo: Uno dei vantaggi evidenti tra l’altro, della YPT-260 è il suo prezzo, infatti per farla vostra spenderete poco.

Modalità duo: La tastiera offre la possibilità a due persone di suonare contemporaneamente, cosa che torna utile ai fini dell’insegnamento, ma anche a due fratelli o amici di divertirsi insieme suonando all’unisono.

 

Contro

Tasti: La qualità di questi è discutibile, in quanto non sono dinamici e anzi fin troppo leggeri. Inoltre non ci piace la sensazione al tocco.

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5. Yamaha Digital Keyboard PSR-S670 Tastiera Digitale con 61 Tasti 

 

Resterete sorpresi dalla gamma di voci che ha la PSR-S670: gli strumenti presentano una buona fedeltà di riproduzione rispetto a quelli originali, inoltre potrete sfruttare i multipad per realizzare delle sequenze melodiche e ritmiche. 

Si tratta di una tastiera che fa al caso di chi si dedica alla musica dance (anche se ben si adatta a una gran quantità di altri generi). Ci è piaciuto il suo carattere open-end ovvero la possibilità di espandere i contenuti, al fine di giungere a nuove soluzioni creative.

I tanti pacchetti di espansione possono essere gestiti con il programma Yamaha Expansion Manager e non manca la possibilità di crearne alcuni personalizzati. Eccezionali gli effetti DSP e, in particolare, il Real Distortion e il Real Reverb, grazie ai quali potete suonare la keyboard in modo dinamico, utilizzando il suono di una chitarra elettrica con distorsione. 

È indubbiamente una tastiera dalle grandi possibilità, ma dobbiamo avvertire che il prezzo è di quelli che richiedono un attimo di riflessione.

 

Pro

Suono: La fedeltà di riproduzione offerta da questa tastiera ci è piaciuta, la riteniamo molto accurata e siamo certi che in tanti la penseranno come noi.

Open-end: È possibile espandere i contenuti per realizzare nuove soluzioni creative, con lo Yamaha Expansion Manager infatti si gestiscono i pacchetti di questo tipo e si può persino personalizzarli.

Effetti DSP: Selezionando gli effetti Real Distortion e Real Reverb la tastiera può essere suonata in modo dinamico, simulando il suono di una chitarra distorta.

 

Contro

Prezzo: È una tastiera costosa, anche se non la più cara in assoluto, tuttavia la somma necessaria all’acquisto richiede un attimo di riflessione in più.

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6. Yamaha Tastiera elettronica psr-e363 Portable

 

La PSR-E363 è un’ottima tastiera entry level, adatta per chi vuole cominciare su uno strumento performante e non il solito giocattolo di cui ci si stanca in fretta. I tasti sono sensibili al tocco, l’utente può scegliere tra 500 voci e 165 ritmi di accompagnamento. 

Non manca la possibilità di collegare la tastiera al computer e sfruttare tutte le possibilità offerte da tanti programmi disponibi: peccato manchi un software in omaggio. Per fare pratica c’è la funzione Duo Mode, mentre la modalità Touch Tutor insegna a suonare a tempo. 

La funzione arpeggio crea in automatico dei modelli ritmici e melodici, basandosi sulle note che si suonano. È una tastiera avara di accessori: se escludiamo il leggio e naturalmente l’alimentatore non c’è altro, nè il pedale per il sustain né il già citato software.

 

Pro

Tasti: Una buona risposta l’abbiamo avuta dai tasti, sensibili al tocco, che secondo noi sono molto validi per una tastiera entry level.

Connettività: La tastiera può essere collegata al computer, in questo modo si possono sfruttare i programmi musicali e anche registrare la propria musica.

Apprendimento: Funzioni come la Duo Mode, che serve per suonare in due, e il Touch Tutor facilitano l’apprendimento.

 

Contro

Accessori: Avremmo gradito la presenza di un pedale per il sustain oppure di un software musicale, fosse anche in versione lite.

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7. Yamaha Digital Piano P-125B Pianoforte Digitale Compatto Dinamico Potente

 

IL P-125B è un pianoforte digitale di fascia media, sicuramente buono per lo studio. Ha 88 tasti pesati e dinamici, che restituiscono un feeling abbastanza realistico. Il piano riproduce il suono di 24 strumenti musicali e mette a disposizione del musicista 20 ritmi. 

È uno strumento compatto, progettato pensando a quanti hanno l’esigenza di trasportarlo, sta comodamente in una custodia morbida e non pesa molto. Gli speaker ci hanno deluso, il volume è molto basso, cosa che comunque sottolinea ulteriormente il fatto che questo è più uno strumento da studio che da esibizioni live. 

Buono il comparto connessioni, con la possibilità di collegare il piano a un computer. Come accessorio c’è il pedale per il sustain. Per quanto concerne i materiali, a nostro avviso la qualità è buona, insomma lo strumento è solido. Il prezzo non è altissimo ma comunque impegnativo.

 

Pro

Tasti: Dotato di 88 tasti, si sono fatti apprezzare per dinamica e sensibilità al tocco, tutto molto simile a quella di un pianoforte classico.

Trasportabile: Chi cerca un buon piano digitale, che sia anche comodo da trasportare, ha trovato nello P-125B la risposta alle sue esigenze.

Accessori: Oltre alla tastiera, nella confezione trovate un utile pedale per il sustain, quindi almeno per i primi tempi non dovrete comprarne uno.

 

Contro

Altoparlanti: Dagli speaker la musica suonata esce a un volume piuttosto basso, dettaglio che sottolinea come questo strumento sia pensato principalmente per lo studio.

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8. Yamaha PSS-A50 Tastiera Digitale Portatile e Leggera 37 Tasti 

 

Solo 37 tasti dinamici per questa tastiera che, vista le dimensioni compatte, è molto comoda da trasportare. La possibilità di collegare la piccola tastiera a un computer sicuramente ne espande le possibilità e questa caratteristica ha fatto aumentare il nostro giudizio di un voto. I suoni a disposizione sono 42, molto utile la possibilità di registrare frasi musicali e mandarle in loop. 

Non è comodissima da essere suonata, specialmente da adulti ma, se si prende la mano. le iniziali difficoltà diminuiscono. C’è una sola cassa, quindi potete immaginare che la qualità audio non è delle migliori. 

Trattandosi di una tastiera pensata anche per essere portata in viaggio, non poteva mancare la possibilità di alimentarla con le batterie. Il prezzo è basso e pensiamo che la PSS-A50 possa anche essere un bel regalo per un bambino o bambina.

 

Pro

Trasportabile: Come tastiera è sicuramente molto comoda da portare in giro, leggera e compatta, tanto che può entrare in uno zaino o borsa.

Tasti: Da segnalare che la tastiera è dotata di tasti dinamici e offre la possibilità di registrare brevi frasi musicali.

Connessione: La tastiera può essere collegata a un computer mediante il cavo USB, quindi può interagire con diversi programmi musicali.

 

Contro

Mono: Realizzare una tastiera così piccola ha inevitabilmente penalizzato la qualità audio, basti pensare che c’è una sola cassa.

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Come scegliere una buona tastiera Yamaha

 

Il mondo degli strumenti musicali è vasto, sconfinato, e anche se nel nostro specifico caso tratteremo soltanto delle migliori tastiere Yamaha del 2020, non è che il campo si riduca di molto, considerata l’ampiezza del catalogo di quella che, da più parti, è ritenuta essere la migliore marca o comunque una delle migliori. 

Bisogna fare una attenta comparazione tra i modelli e tra le offerte che si trovano sul mercato, leggere i pareri dei consumatori ed essere precisi nell’individuare pregi e difetti dello strumento più economico, così come quelli del più costoso. 

La selezione degli strumenti che trovate su questa pagina è frutto di un’attenta analisi: siamo consapevoli che a voi interessa anche capire come scegliere una buona tastiera Yamaha, indipendentemente dai nostri consigli d’acquisto. 

È giusto, anzi, giustissimo, quindi arricchiamo la nostra guida con delle dritte che possano aiutarvi a decidere nella più totale autonomia quale tastiera Yamaha comprare.

Idee chiare su tastiera e pianoforte digitale

Molti usano il termine tastiera in modo generico: va corrente, ha una serie di tasti bianchi e neri, ergo è una tastiera. Eppure queste stesse caratteristiche le troviamo anche in un pianoforte digitale. 

È importante, dunque, saper distinguere la migliore tastiera Yamaha da un pianoforte digitale. Una prima evidenza ci arriva dal numero dei tasti che, nel caso del pianoforte digitale, non sono mai meno di 76, ma basarci sono su questo punto sarebbe semplificare all’eccesso. 

Il pianoforte digitale ha tasti della dimensione più o meno identica a quelli di un pianoforte acustico, anche la pesatura e la dinamica sono molto simili, ma è chiaro che tutto dipende dalla qualità dello strumento. 

Aggiungiamo che ci sono anche tastiere i cui tasti ricordano molto da vicino, per risposta al tocco, quelli di un pianoforte. Se il vostro scopo è studiare proprio questo strumento, dovreste comprarne uno. Se avete mancanza di spazio o di denaro, un buon pianoforte digitale può essere una plausibile alternativa al modello classico. Lo stesso non si può dire della tastiera propriamente detta.

 

Tastiera dinamica e tastiera non dinamica

Un’altra differenza importante è quella tra tastiera dinamica e non dinamica. La prima è sensibile alla velocity, quindi il musicista può controllare questo parametro a seconda di come pigia il tasto. In pratica con un tocco delicato si ottiene un volume basso, forte, invece, con un tocco più deciso, sarà simile a quello del pianoforte. 

Le tastiere non dinamiche, invece, non hanno questa importante peculiarità: in qualsiasi modo venga pigiato il tasto, la nota suonerà sempre uguale. 

 

Tasti pesati, semipesati e non pesati

Capita spesso di confondere la pesatura dei tasti con la dinamica, tuttavia anche un tasto non pesato può essere sensibile alla velocity. Il tasto pesato è quello che hanno i pianoforti acustici, quindi sulle tastiere di buona qualità, così come sui modelli digitali, troviamo dei tasti che hanno l’anima di legno e il rivestimento di plastica. 

Questo tipo di tasti garantisce un controllo più accurato della nota suonata. Una seconda categoria è quella dei tasti semipesati, che non sono in legno rivestito di plastica ma presentano una barretta metallica e anche una molla. 

Infine quelli non pesati, che si trovano sulle tastiere più economiche, sono molto leggeri e aiutano a suonare più velocemente.

 

 

 

Come utilizzare la tastiera

 

Può capitare di comprare una tastiera musicale ma non sapere da dove cominciare, questo perché è la primissima in assoluto, quindi un po’ di imbarazzo è comprensibile. Soprattutto, poi, se ci sono tanti pulsanti, può diventare difficilissimo giostrarsi.

Mettetevi comodi

Suonare in piedi fa cool, se ne vedono a bizzeffe di tastieristi che suonano in questa posizione, magari tenendo anche la tastiera inclinata. La posizione è fondamentale e per trovare quella adatta conviene procurarsi uno stand per lo strumento e uno sgabello per voi. 

Certo, potreste appoggiare la tastiera su un tavolo, ma dovrete essere fortunati che quella sia l’altezza giusta. Sgabello e stand, invece, sono regolabili. Quando vi sedete sullo sgabello non dovete occuparlo tutto, ma soltanto la metà. 

Dopo aver appoggiato le dita sui tasti, tra il corpo e lo strumento deve esserci una distanza di 30 cm. La schiena deve stare dritta mentre collo e spalle devono essere rilassati. Tenete inoltre polsi e avambracci allineati.

 

Braccia e mani

Adesso concentriamoci sulla posizione delle braccia e delle mani: le prima devono essere rilassate e aderenti al corpo. Quanto alle mani, vanno tenute leggermente inclinate verso i pollici, facendo attenzione affinché i polsi siano più in basso delle nocche. 

Le dita mantengono una posizione lievemente arcuata.

 

Il collegamento con il computer

Sempre più persone sono interessate alla possibilità di collegare la tastiera con un computer, questo perchè si ha modo, ad esempio, di registrare i propri brani, oltre a sfruttare tutte le potenzialità che un buon software offre. 

Ma come si fa? Come possiamo collegare la tastiera al nostro computer? È semplicissimo, ma lo strumento in vostro possesso deve avere un’uscita per il cavo USB. Se presente, basta collegare il cavo in una delle porte USB libere, così da essere subito pronti.

 

Aumentare il sustain

Quando si suona, molto utile può essere aumentare il sustain, ovvero la capacità che ha lo strumento a mantenere il suono in un certo tempo. A tale scopo potete collegare un apposito pedale alla vostra tastiera: non è escluso che sia presente come accessorio ma in caso contrario vi consigliamo di comprarne uno.

Occhio alla polvere

È importante evitare che si accumuli la polvere sulla vostra tastiera, come fare? È molto semplice. Potete lasciare lo strumento all’interno di una custodia quando non è in uso oppure potete comprare un’apposita copertura.

 

 

 

Domande frequenti

 

La mia tastiera non si accende più, quale può essere il problema?

Come prima cosa controllate che il cavo di alimentazione sia ben inserito. Appurato ciò, potrebbe trattarsi di un problema dell’alimentatore. Se la vostra tastiera funziona anche a batterie, inseritele e, se si accende, vuol dire che è proprio questo il problema. Un modo più tecnico per saggiare la bontà dell’alimentatore è controllare con un tester il suo funzionamento.

Che cos’è una tastiera con i tasti dinamici?

Se la tastiera presenta dei tasti dinamici significa che il tastierista può emettere un suono più soave o forte, a seconda della forza o delicatezza con cui tocca i tasti. Oltre alla dinamica dei tasti bisogna valutare anche l’ampiezza. In altre parole una buona tastiera con tasti dinamici dovrebbe permettere di cogliere tutte le sfumature, in termini di intensità della nota suonata.

 

Non ho la possibilità di comprare un pianoforte ma vorrei imparare a suonarlo, ci sono valide alternative?

L’unica alternativa al pianoforte acustico è studiare su un pianoforte digitale con tasti dinamici e pesati. È importante questo dettaglio perché e l’unico modo per avere uno strumento con caratteristiche simili al pianoforte. 

 

Ho sempre suonato l’organo, mi consigliate una tastiera con tasti pesati oppure non pesati?

Chi viene da uno strumento come l’organo ma anche il clavicembalo, trova più naturale il passaggio da questi strumenti a una tastiera con tasti non pesati, in quanto simili a quelli degli strumenti succitati.

 

È vero che i tasti delle tastiere sono in avorio?

È assolutamente falso, anche perché non è ammesso dalle leggi di mezzo mondo utilizzare le zanne degli elefanti. I tasti delle tastiere, pertanto, possono essere in legno rivestiti di plastica (tasti pesati), in plastica con una lamina di metallo (semipesati) e infine di sola plastica (non pesati).

 

Ho bisogno di un maestro per imparare a suonare la tastiera?

Essere seguiti da un maestro è sempre la soluzione migliore ma non sempre percorribile. In alternativa, con risultati imprevedibili, si può studiare da autodidatta con il supporto di corsi da acquistare in rete e magari anche aiutandosi con le tante videolezioni che ormai abbondano su YouTube.

Che budget serve per una tastiera? 

Dipende se ci si vuole togliere uno sfizio oppure se l’intenzione è di imparare a suonarla. Nel primo caso si può spendere una cifra tra i 100 e i 150 euro. Se l’intenzione è di imparare a suonare conviene spendere qualcosa in più per prendere uno strumento che possa garantire delle decenti prestazioni con tasti dinamici e pesati. 

In questo caso un budget di 400 euro potrebbe bastare.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Tastiera MIDI – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Gli sviluppi tecnologici in campo musicale hanno letteralmente rivoluzionato il modo di fare musica. Vi siete mai chiesti cosa avrebbero potuto realizzare i geni del passato se avessero avuto la disponibilità degli strumenti che abbiamo noi? Beh, ok, forse tra le loro mani sarebbero stati superflui ma molti comuni mortali avrebbero potuto fare di più, lo diciamo avendo ben chiaro che il talento non è rinchiuso in un computer o in un software. Di cosa parliamo? Di MIDi o per essere più precisi, di tastiera MIDI, un controller in sostanza che permette di fare musica grazie a un computer ed a un buon software. Facciamo due esempi veloci prima di lasciarvi alla lettura della nostra guida: la Akai Professional MPK261 ha tasti con un feeling realistico, può fare anche al caso dei professionisti mentre per i principianti può andar bene la Alesis V61 che ha un interessante pacchetto software.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 8 migliori tastiere MIDI – Classifica 2020

 

Qui trovate la nostra classifica corredata di una recensione per ciascuno strumento selezionato tra quelli più venduti online e che hanno raccolto pareri in gran parte positivi. Sappiamo che molti dei nostri lettori sono interessati a sapere dove acquistare a prezzi bassi le tastiere MIDi, a tal proposito abbiamo fornito una serie di link grazie ai quali potete confrontare i prezzi.

 

 

Tastiera midi con tasti semi pesati

 

1. AKAI Professional MPK261 Tastiera MIDI e Controller 

 

La MPK261 è una tastiera midi con tasti semi pesati che si rivolge a musicisti professionali e producer. Lo strumento è autore di buone performance tanto i studio quanto dal vivo, può controllare  qualsiasi DAW, effetti e strumenti virtuali. La tastiera ha 61 tasti la cui risposta al tocco è realistica, l’utente non potrà fare a meno di notare quanto questa sia impeccabile e anche chi viene dal pianoforte si troverà a proprio agio. 

Ci sono 16 pad retroilluminati per quattro banchi, quindi un totale di 64, utilissimi a riprodurre loop, samples ecc. Da segnalare ancora i 24 controller Q-link suddivisi in otto pulsanti, otto manopole e altrettanti fader. La tastiera porta in dote un pacchetto di programmi che difficilmente si trova altrove, non solo per qualità ma anche per quantità con ben quattro software che sono il rinomato Ableton Live nella versione lite, Hybrid 3/SoniVox Twist che è un sintetizzatore virtuale ad alta definizione, lo MPC essential e il VIP 1.3. 

La qualità dei materiali è di alto livello, la tastiera è solida “pesante”. L’unica ragione che potrebbe impedirti l’acquisto della MPK261 è il suo costo ma chi cerca uno strumento professionale, sarà sicuramente disposto a sostenere lo sforzo economico.

 

Pro

Tasti: La tastiera li ha semipesati e hanno una risposta al tocco molto realistica, perciò anche chi è abituato con il pianoforte si sentirà comodo a suonare questo strumento.

Software: È impressionate la dotazione dei programmi, si tratta di un pacchetto completo con Ableton Live Lite, Hyrid 3/SoniVox Twist, MPC essential e VIP 1.3.

Materiali: Tastiera molto solida, la qualità dei materiali è evidente in ogni singola componente, con tutti i comandi che rispondono immediatamente.

 

Contro

Costo: Chi davvero desidera la MPK261 deve essere disposto ad affrontare un impegno economico non da poco.

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Tastiera MIDI 61 tasti

 

2. Alesis V61 Tastiera Controller MIDI USB a 61 Tasti

 

La V61 è una tastiera MIDI a 61 tasti entry level. Il principianti sicuramente troveranno spunti interessanti in questo modello a cominciare dalla semplicità di utilizzo, cosa fondamentale per i beginner. I tasti sono di dimensioni standard ma con un range dinamico che non riesce a cogliere tutte le sfumature. 

Proviamo a spiegarci meglio, in pratica suonano troppo piano o troppo forte. La situazione peggiora con gli otto pad che secondo noi sono la vera delusione della V61, la risposta al tocco non ci soddisfa, molto spesso è necessario un doppio click ma in fondo, guardando il prezzo c’era da aspettarselo poiché tastiere MIDI dotate anche di pad solitamente costano il doppio o quasi della V61. 

Quanto detto non cambia il fatto che riteniamo la Alesis un buono strumento MIDI, anche se per principianti. Comodo l’editor per la modifica dei messaggi MIDi che la tastiera manda al computer. A far salire il punteggio c’è il pacchetto software che comprende Pro Tools, Ableton Live Lite 9, Expand!2, MIni Grand e DB-33. Nel complesso riteniamo buona la qualità costruttiva. Volendo si può aggiungere un pedale sustain.

 

Pro

Software: Davvero niente male il pacchetto software messo a disposizione da Alesis per i suoi clienti, questi fanno sembrare il prezzo ancor più conveniente.

Editor: Mette a disposizione dell’utente un metodo semplicissimo per la modifica dei messaggi MIDI inviati al computer dalla tastiera.

 

Contro

Pad: Abbiamo ben pochi dubbi sul fatto che i pad rappresentino il punto debole della tastiera, la risposta al tocco è molto deludente.

Sensibilità dei tasti: Il range dinamico dei tasti non riesce a catturare tutte le sfumature, insomma la risposta al tocco è tale che vengono esclusi i valori medi, in altre parole o si suona piano oppure forte, non c’è una via di mezzo.

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Tastiera MIDI 49 tasti

 

3. Novation LaunchKey Controller Tastiera USB per Ableton Live 49 Key

 

La tastiera Novation LaunchKey ha 49 tasti ed è pensata particolarmente per interagire con il programma Ableton Live, questo però non significa che non possa funzionare con altri software, basta rimapparla. Presenta sedici drum pad retroilluminati oltre a svariate manopole e slider. 

La dinamica dei tasti ha fatto storcere il naso a più di un utente, questi oltretutto dopo qualche tempo cominciano a traballare leggermente. Molto meglio la risposta al tocco dei pad una cosa tutt’altro scontato per strumenti che si collocano in tale fascia di prezzo. Sicuramente chi ha una predilezione per Ableton Live troverà in questo modello un ottimo strumento da usare a livello dilettantistico o poco più. 

La qualità costruttiva, se escludiamo il problemino di tasti traballanti, è buona nel suo complesso. Il costo non è spropositato al valore della tastiera, insomma, alla fine siamo sicuri che il divertimento non verrà meno.

 

Pro

Pad: I 16 presenti sono retroilluminati e hanno favorevolmente impressionato per la risposta al tocco, non era una cosa scontata trattandosi di una entry level.

Ableton Live: La tastiera funziona con qualsiasi programma musicale dopo la necessaria rimappatura, così com’è è perfetta per Ableton Live.

Prezzo: Dopo averne valutato pregi e difetti possiamo ritenere che il prezzo della tastiera sia quantomeno appropriato allo strumento.

 

Contro

Tasti: Qualcosa di meglio ce lo aspettavamo dai tasti, a parte la scarsa dinamica, dopo un po’ cominciano a traballare.

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Tastiera MIDI M Audio

 

4. M-Audio Keystation 49 MK3

 

La M Audio MK3 è una tastiera dal buon rapporto qualità prezzo. Chiariamo immediatamente che si tratta di una entry level ma in questa categoria si difende bene. Sebbene vi stiamo proponendo la version da 49 tasti sappiate che è disponibile anche quella da 61 con identiche caratteristiche. 

I tasti semipesati non ci sono affatto dispiaciuti, si riescono a cogliere le differenti sfumature del tocco. Cospicuo è il pacchetto software in dotazione, nello specifico troviamo il ProTools First, l’immancabile Ableton Live Lite, XPand!2, MIni Grand e Velvet. 

Niente male… peccato che molti utenti abbiano trovato ostico il processo di registrazione necessario all’accesso ai programmi. È presente anche l’ingresso per il pedale sustain. Poco convincente i materiali, la bassa qualità spiega il prezzo altrettanto basso al quale è possibile comprare la MK3.

 

Pro

Tasti: Visto il costo avevamo qualche dubbio ma alla fine ci siamo ricreduti sulla dinamicità dei tasti che garantiscono una buona risposta al tocco per essere una tastiera entry level.

Costo: La MK3 ha un buon rapporto qualità/prezzo. Con una spesa contenuta si può cominciare a fare un po’ di pratica con l’universo MIDI.

 

Contro

Pacchetto software: Ben vengano i programmi in dotazione che a queste cifre sono praticamente regalati, tuttavia bisognerebbe facilitare l’accesso con un sistema di registrazione downloading meno macchinoso.

Materiali: Plastica, plastica e ancora plastica: se c’è una cosa di cui tanti utenti si sono lamentati è la qualità dei materiali.

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Tastiera MIDI 25 tasti

 

5. Korg nanoKEY2, mini controller tastiera MIDI USB 

 

Più che una vera e propria tastiera MIDI 25 tasti, nanoKEY2 è un pad controller che però può essere suonato proprio come una keyboard. Suonarci sopra non è comodissimo viste le ridotte dimensioni ma risponde perfettamente alle esigenze di chi ha la necessità di tenerla sempre nella borsa insieme al laptop magari per registrare al volo qualche idea musicale. 

Come si sarà capito trasportare la nanoKEY2 non è un problema, anzi, diciamo pure che la trasportabilità è uno dei suoi punti di forza. I tasti non brillano per reattività ma è possibile estendere le ottave fino a coprire l’intera gamma delle note. 

L’alimentazione via USB consente il collegamento non solo con il computer ma anche con lo iPAd tramite apposito Camera Connection Kit. Manca un ingresso per il pedale sustain che comunque può essere attivato tramite l’apposito pulsante.

 

Pro

Pratica: La nanoKEY2 punta molto sulla praticità, è perfetta per chi fa musica anche quando si trova in viaggio, sta dentro una borsa per laptop, è leggera e sottile.

Costo: Il prezzo è così basso che si può comprare il controller anche soltanto per togliersi uno sfizio e garantirsi divertimento a basso costo.

 

Contro

Tasti: Anche a causa delle dimensioni molto ridotte, la tastiera non è molto comoda da suonare e ci vuole un po’ prima di farci la mano. I tasti non sono molto reattivi.

Sustain: Non c’è un ingresso per il pedale sustain ma viste le dimensioni è anche comprensibile, tuttavia dobbiamo segnalare il problema. C’è comunque un apposito pulsante.

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Tastiera MIDI Akai

 

6. Akai Professional LPK25 Tastiera MIDI Controller Portatile USB 

 

La Akai LPK25 è una tastiera comoda da trasportare sia per le sue dimensioni compatte sa per l peso, potete farla entrare senza difficoltà nella borsa per il vostro computer. Ha 25 tasti, piccoli in vero e questo comporta qualche problema in quanto non è molto comoda da suonare. 

I tasti, poi, hanno una velocity sbilanciata che non permette di ottenere una risposta adeguata alla pressione esercitata. Per il sustain c’è il pulsante ma non l’ingresso per il pedale, non mancano i pulsanti per la trasposizione delle ottave, comodo l’arpeggiatore integrato, sono disponibili anche quattro banchi di memoria. 

La tastiera porta in dote un software editor ma è comunque compatibile con i più famosi programmi musicali. Concludiamo con i materiali e il prezzo: soddisfacenti entrambi, le plastiche sono resistenti e il costo è basso.

 

Pro

Materiali: Anche alla luce di un prezzo contenuto, ci ha sorpreso la qualità dei materiali che è buona per essere una entry level, dunque economica.

Trasportabilità: Può essere la tastiera giusta per chi ha la necessità di portarsela dietro anche quando è lontano da casa, è compatta e leggera.

Costo: La tastiera si trova in vendita a un prezzo non impegnativo, un dettaglio che è stato positivamente commentato in diverse recensioni scritte dagli utenti.

 

Contro

Tasti: La velocity dei tasti è sbilanciata di conseguenza non si ha una risposta adeguata al tocco. I tasti, oltretutto, sono piccoli dunque scomodi da suonare.

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Tastiera MIDI Akai MPK Mini MKII

 

7. Akai Professional MPK Mini MKII White

 

La MPK Mini MKII si fa immediatamente notare per il suo design curato a cominciare dal colore invertito dei tasti che sono 25. C’è un joystick che serve per la gestione dinamica della modulazione e del pitch. Completano il comparto dei controlli otto pad, fin troppo sensibili secondo alcuni utenti, e altrettante manopole. 

La tastiera è plug & play quindi non serve scaricare drive ed è compatibile sia con Mac sia con Windows. Per il collegamento al computer serve il cavo USB che comunque è in dotazione. Bello il pacchetto di programmi in dotazione anche se l’installazione non è un processo immediato a giudicare dalle lamentele. Ma di preciso cosa prevede il pacchetto software? 

Cominciamo con lo Hybrid 3 e il Sonivox Wobble. Nel primo caso si tratta di un synth che ricrea i timbri dei sintetizzatori più in voga nella moderna produzione musicale oltre ai suoi più vintage. Quanto al Sonivox Wobble, si tratta di un sintetizzatore elettronico virtuale. Un appunto dobbiamo muoverlo ai materiali che non sono di buona qualità, tuttavia aggiungiamo che la tastiera non costa tanto quindi le due cose si bilanciano.

 

Pro 

Stile: Esteticamente si fa indubbiamente notare per la scelta di “invertire” la colorazione dei tasti e dei diesis. Il design è particolarmente funzionale con pad e joypad tutti semplici da raggiungere.

Plug & Play: Il collegamento con il computer – Mac o Windows che sia – è molto facile, visto che è sufficiente collegare la tastiera Midi alla porta USB e la configurazione avviene in automatico. 

Software: In dotazione ci sono alcuni programmi che consentono di sfruttare al meglio la tastiera e che sono compresi nel prezzo di vendita, non particolarmente impegnativo.

 

Contro

Materiali: La qualità complessiva delle plastiche utilizzate non incanta e quindi non trasmette la giusta sensazione di solidità.

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Tastiera MIDI Native Instruments

 

8. Native Instruments Komplete Kontrol S88

 

La S88 si rivolge a una clientela che cerca una tastiera MIDI performante da usare anche a livello professionale. Non aspettatevi di pagare poco, anzi, il prezzo potrebbe spaventarvi. La tastiera presenta 88 tasti dinamici, è perfetta tanto in studio quanto dal vivo come si evince dal feeling che fin da subito la S88 trasmette. 

Ha i comandi touch ed è compatibile con i più famosi software musicali. Siamo certi che vi piacerà la guida multicolore che torna utile non solo quando c’è poca luce così come è sicuro che vi riterrete soddisfatti per i due display a colori ad alta risoluzione. La qualità dei materiali è di alto livello, toccate con mano e saggiatene non solo la solidità ma l’intera qualità costruttiva. 

Altra cosa da segnalare è che ci sono ben due ingressi per i pedali da assegnare a piacimento. È ingombrante, pesante ma se avete uno studio o comunque lo spazio, il problema non si pone.

 

Pro

Tasti: Sono ottimi sotto tutti i punti di vista, la risposta al tocco è molto realistica, quasi paragonabile a quella di un pianoforte.

Guida multicolore: Di grande utilità è la guida multicolore e non solo quando la luce è poca, ottimi i due display ad alta risoluzione.

Materiali: Qualità costruttiva molto buona, la tastiera è solida e dà un senso di indistruttibilità,  utilissimi i due ingressi assegnabili per i pedali.

 

Contro

Ingombrante: Non è un oggettino discreto nel senso che occupa un bel po’ di spazio ed è anche pesantuccio, a proposito, a giudicare dal prezzo la pagate al chilo.

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Come scegliere una buona tastiera MIDI – Classifica 2020

 

Orientarsi tra le tante offerte disponibili sul mercato non è semplice poiché non tutte sono realmente valide. È necessario, quindi, fare una comparazione attenta prima di decidere quale tastiera MIDI comprare. Spesso per avere garanzie sulla buona qualità si preferisce comprare un nuovo strumento della migliore marca e in effetti è così ma c’è chi non può per questioni di budget e quindi deve orientarsi su qualcosa di più economico. 

Inevitabilmente la qualità sarà inferiore ma con un’attenta ricerca si può riuscire a trovare una tastiera a buon prezzo senza per questo essere un giocattolo. Per sapere come scegliere una buona tastiera MIDI senza svenarvi vi consigliamo di leggere per intero la nostra guida e naturalmente prendere visione delle migliori tastiere MIDI del 2020 che abbiamo selezionato.

Il MIDI

Innanzitutto chiariamo che cos’è il MIDI la cui comprensione ci pare essere un punto fondamentale per poi procedere all’acquisto della migliore tastiera MIDI. La spiegazione che segue non vuol scadere nel tecnicismo, lo scopo è di dare una risposta quanto più chiara e semplice possibile pertanto, detto in parole povere il MIDI (acronimo di Musical Instrument Interface) è un protocollo standard di comunicazione che favorisce l’interazione degli strumenti con il computer. Con MIDI si fa riferimento anche a un’interfaccia digitale e ad un connettore. Lo scopo ultimo è la creazione e la trasmissione di dati.

 

Numero dei tasti

Una prima discriminante nella scelta è il numero dei tasti o per usare un termine più tecnico, la prima discriminante sono le ottave. Ma volendo tornare all’utilizzo di un linguaggio meno specialistico, le tastiere generalmente vanno da 25 a 88 tasti. Se non ci sono problemi di spazio e budget noi consigliamo sempre un modello a 88 tasti tuttavia non mancano i casi dove è conveniente uno strumento dalle dimensioni compatte, pensiamo a chi si dedica al DJing o più in generale alla musica elettronica dove non è necessaria una grande estensione in termini di ottave. In casi come questi una tastiera da 25/35 tasti è sufficiente. Una buona misura intermedia per chi si diletta a fare musica a casa, senza impegno, è quella da 49 o 61 tasti.

 

La dinamica

Il numero dei tasti non è l’unica cosa da tenere in conto poiché questi si distinguono per la loro dinamica, per il peso. Si distinguono tre tipi di tasti: pesati, semi pesati e non pesati. I pesati sono quelli più vicini i tasti del pianoforte, permettono un controllo massimo dell’intensità del suono, trasmettono un feeling molto realistico. Gli strumenti più economici hanno i tasti non pesati e sono sconsigliati a chi ha già una certa bravura e cerca una tastiera performante.

Controller

A seconda del modello di tastiera questa può avere anche un’altra serie di controlli oltre ai tasti, questi possono essere di pad, dei fader o dei knob (una manopola rotante). Anche i controller appena elencati possono avere una risposta più o meno adeguata quindi bisogna valutare questo dettaglio con attenzione e non lasciarsi incolore solo perché la tastiera magari ne ha in abbondanza ma a discapito della qualità.

 

 

 

Come utilizzare la tastiera MIDI

 

Oggigiorno sono pochi i musicisti che non fanno utilizzo di una tastiera MIDI, è uno strumento molto comodo per comporre musica o comunque abbozzare delle idee da sviluppare, magari, insieme agli altri membri della band. Una tastiera MIDI, tuttavia, dà anche la possibilità di registrare interi brani con una miriade di strumenti musicali, sebbene si sia una sola persona. 

Il bello è che se nel vostro brano volete inserire degli strumenti ad arco oppure a fiato, anche se non sapete suonare, non c’è problema perché non solo potete eseguire la musica con la tastiera ma potete anche intervenire sul materiale registrato correggendo gli errori. Se quanto avete letto fino ad ora vi ha incuriosito, non vi resta che proseguire.

 

Installare il programma

La prima cosa da fare è “preparare” il computer per la tastiera MIDI, in altre parole bisogna installare un programma per fare musica. Ce ne sono tanti, scegliete quello che più vi aggrada, ad ogni modo trovate quasi sempre ne trovate almeno uno nella confezione della vostra tastiera. Installate il programma, se avete un MAC che è già dotato di GarageBand va benissimo anche così. 

 

Il collegamento della tastiera

Completata l’installazione va collegata la tastiera, in sostanza si tratta di soltanto collegare un cavo perchè sono plug & play. Quale cavo? Naturalmente quello USB. Ci sono delle alternative che sono quelle di usare un cavo MIDI/USB oppure se in vostro computer è dotato di una scheda audio MIDI, in questo caso potete usare i comuni cavi MIDI. Ricordate dal computer di selezionare l’input (la tastiera) e l’output (gli altoparlanti del computer per esempio).

 

La velocity

A seconda della bontà della vostra tastiera i tasti presentano una certa dinamica, insomma una risposta al tocco. Ora, volendo ipotizzare che la vostra abbia un’ottima velocity, se pigiate delicatamente il tasto otterrete un suono debole, se pigiate con forza media il suono avrà intensità altrettanto media mentre se ci metterete più energia nel pigiare il tasto, avrete un suono forte. Insomma è come con il pianoforte.

Scegliere il software adatto

Non è detto che dobbiate farvi piacere il software che trovate allegato alla tastiera. Questo, infatti, potrebbe non rispondere alle vostre esigenze e non è l’unico che possa funzionare con il vostro modello MIDI. Uno degli elementi chiave nella scelta del giusto programma è la fedeltà di riproduzione degli strumenti, ce ne sono alcuni che per esempio danno la sensazione di ascoltare una vera e propria orchestra.

 

 

 

Domande frequenti

 

Come collegare la tastiera MIDI al PC?

Per stabilire un collegamento tra la tastiera MIDI ci sono due possibili vie ma entrambe prevedono l’uso di cavi. Come noto il computer è dotato di una scheda audio integrata e anche di porte USB, pertanto la prima soluzione prevede l’utilizzo di un cavo MIDI/USB che generalmente trovate nella confezione della vostra tastiera. 

Se invece avete un computer con integrata (ma può essere anche esterna) una scheda audio MIDI IN/OUT allora avete bisogno del classico cavo MIDI. Quindi in sostanza, si tratta di collegare il cavo alla porta USB del computer o i alternativa alla porta MIDI.

Come funziona una tastiera MIDI 

Nell’ambito del protocollo MIDI gli strumenti possono essere fondamentalmente di due tipi: i cosiddetti controller, ed è questo il caso della tastiera MIDI e i sound module, per esempio sintetizzatori e drum machine. Una volta collegato il dispositivo al computer e caricato il synth nella DAW accade che nel momento in cui si suona una nota la tastiera invii un messaggio al computer il quale genera il suono. È bene precisare che il messaggio inviato dalla tastiera non contiene alcun suono ma un numero binario con le informazioni sulla nota da suonare e come deve essere suonata.

 

Che cosa è una tastiera MIDI?

Altro non è che un hardware che serve a controllare il gesto del musicista che pigia i tasti. La tastiera MIDI è muta, questo significa che non è in grado di emettere suoni ma solo di inviare messaggi al computer sfruttando il protocollo MIDI.

 

Quali sono le connessioni MIDI?

L’interfaccia MIDI si compone di tre connettori che sono MIDI IN, MIDI OUT E MIDI THRU. Il primo connettore riceve i messaggi e li interpreta, il secondo connettore invia i messaggi mentre il terzo duplica i messaggi che arrivano dal MIDI IN per mandare una copia si altro dispositivo. Il connettore MIDI THRU serve per collegare gli strumenti in cascata.

 

Quanti tasti ha una tastiera MIDI?

Le tastiere MIDI possono avere dai 25 agli 88 tasti.

 

Come riconosco un tipico cavo MIDI?

Il cavo in questione presenta un connettore DIN a cinque poli e il suo prezzo, solitamente, varia in un range tra i 5 e i 10 euro.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Abbiamo sintetizzato (parola che non abbiamo usato a caso…), cercando di essere il più possibile chiari, i passi da fare per programmare questo dispositivo, che può sembrare complicato ma che, con un po’ di pratica, riuscirete a sfruttare senza problemi.

 

Dobbiamo pensare al sintetizzatore com qualcosa di recente, anche se nel campo musicale se n’è cominciato a fare un utilizzo significativo negli anni ‘60. Naturalmente lo strumento non è rimasto immutato fino ai giorni nostri, basti pensare al passaggio dall’analogico dei primi sintetizzatori a quelli digitali degli anni ‘80 senza dimenticare quei sintetizzatori che pur essendo digitali simulano l’analogico e naturalmente i virtual synth. 

Insomma, di acqua sotto i ponti n’è passata ma una cosa, almeno concettualmente, non è cambiata ed è la programmazione; ciò vale tanto per il sintetizzatore più economico quanto per quello più costoso.

 

Le fasi della programmazione

Per semplificare la programmazione del sintetizzatore conviene procedere seguendo l’ordine delle sei fasi che elenchiamo: oscillatore, filtro, inviluppo, velocity e LFO. Per una maggiore chiarezza divideremo queste fasi in paragrafi separati così da dare a ciascuna il necessario risalto e presentare un quadro più chiaro.

Oscillatore

Cosa fa un oscillatore? Genera una forma d’onda, si tratta di un suono grezzo che verrà modificato nelle fasi seguenti. Alcune di queste forme sono note ai più per averle studiate a scuola, come ad esempio la sinusoide. Questa particolare onda è priva di armonici, ragion per cui è poco usata nella sintesi sottrattiva mentre è ottima per la sintesi additiva in quanto la somma di più sinusoidi permette di creare qualsiasi tipo di onda. 

Proseguiamo con l’onda quadra, composta da armoniche dispari, e con l’onda triangolare che da un punto di vista armonico è simile alla quadra con la differenza che l armoniche superiori si attenuano velocemente quindi si ottiene un timbro diverso. Nell’onda a dente di sega, invece, si trovano tutte le armoniche; è caratterizzata da un segnale di partenza più ricco. Quindi cosa si fa? Si sceglie la forma d’onda e si impostano l’ottava e il pitch.

 

I filtri

I filtri più comuni, quindi che non mancano in nessun sintetizzatore, sono quattro ovvero, low pass, high pass, band pass e band reject. Il low pass permette di ottenere un suono più cupo escludendo la parte alta dello spettro delle frequenze della forma d’onda scelta. Il filtro high pass è l’opposto: la parte bassa dello spettro di frequenze della forma d’onda viene eliminata e questo fa ottenere un suono più squillante. 

Il band pass, invece, è un filtro che opera intorno a una certa frequenza e ha un raggio di intervento variabile in base al parametro resonance (sul quale torneremo tra un attimo). Il band reject è l’opposto del band pass: le frequenze intorno al punto di cut off (anche qui ci torneremo tra un attimo) sono attenuate, non ci sono variazioni, invece, per il resto dello spettro. 

Per dare la forma al suono bisogna intervenire su due parametri dei filtri che sono il cut off e la resonance. Il primo rappresenta la frequenza in base alla quale il filtro high pass o low pass comincia ad agire, nel caso del band pass o del band reject, invece, è la frequenza intorno alla quale l filtro lavora. Quando si imposta il valore resonance si enfatizza l’intervento del filtro.

 

Inviluppo

L’inviluppo controlla il volume dei cosiddetti sub eventi del suono ovvero i diversi livelli di tensione che sono programmabili nella durata. Quali sono questi sub eventi? Il tempo di attacco, il tempo di decadimento, il tenuto e il decadimento finale. Il parametro del tempo è controllato da attacco, decadimento e decadimento finale. 

Il livello di tensione di stazionamento, invece, è controllato dal tenuto. Si produce l’inviluppo quando il generatore riceve due comandi: trigger e gate. Il trigger è un impulso di tensione caratterizzato da una durata molto breve e che fa cominciare da capo l’inviluppo. Il gate, invece, è una tensione continua la cui durata è legata al sustain.

 

Velocity

La regolazione del velocity interviene, com’era facile immaginare, sulla velocità dei tasti e serve per ottenere un suono soft, forte o dinamico.

LFO

LFO sta per Low Frequency Oscillator e può generare una forma d’onda base. Questa forma, che non è controllata da una tastiera, non produce una nota specifica, bensì si aggancia a una frequenza impostata. In sostanza l’LFO ha la funzione di una modulazione ritmica in base alla frequenza impostata. Ma di preciso, cosa si può modulare? La frequenza dell’oscillatore o la sezione di amplificazione allo scopo di generare effetti come il tremolo. Se l’LFO è applicato a un filtro, si creano oscillazioni ritmiche. Assegnando la modulazione al pitch dell’oscillatore si ottiene l’effetto vibrato.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Nel corso del tempo il synth, più di altri strumenti, si è evoluto passando dall’analogico al digitale per poi, in un certo senso, tornare al punto di partenza con una soluzione che potremmo definire ibrida.

 

Il sintetizzatore ha avuto un impatto non indifferente sul modo di fare musica, diciamo pure che si è trattato di un evento rivoluzionario, una innovazione che ha spalancato nuovi orizzonti ai musicisti più creativi che per primi hanno saputo incorporare questo strumento nelle loro composizioni e che oggi è diventato diffusissimo. È interessante notare poi l’evoluzione del sintetizzatore più venduto dagli albori, quando era parecchio ingombrante e analogico ad oggi, decisamente più compatto e digitale, persino virtuale.

 

A cosa serve

Ma in sostanza a cosa serve un sintetizzatore? Cosa fa? È uno strumento che appartiene alla categoria degli elettrofoni ed è in grado di generare dei segnali audio che possono esser sotto il controllo diretto di un musicista o di un sequencer. Il synth imita strumenti musicali reali ma può anche creare suoni ed effetti che magari neanche esistono in natura. Principalmente il sintetizzatore è comandato grazie a una tastiera, per intenderci una come quella del pianoforte. Ad ogni modo esistono anche synth che possono essere comandati mediante altri controller.

Come funziona

Ci sono una serie di componenti che danno il loro contributo alla creazione del suono, vedremo quali tra un attimo. Prima, però, vogliamo sottolineare che la tecnologia in fatto di synth è mutata non poco dagli anni ‘60 ad oggi, basti pensare che i primo modelli erano analogici, caratterizzati da un suono instabile, erano privi di memoria quindi non si potevano salvare i suono creati e richiamarli semplicemente premendo un pulsante. 

La riproduzione degli strumenti, poi, non era il massimo in fatto di fedeltà fatta eccezione per i sintetizzatori davvero costosi usati in campo professionale. Oltretutto, almeno fino agli anni ‘70, questi apparecchi erano monofonici. Poi cosa accade? Successe che negli anni ‘80 si passò dall’analogico al digitale: la rivoluzione nella rivoluzione. Tra i vantaggi più evidenti con il passaggio c’è la possibilità di memorizzare i suoni creati, la polifonia e una fedeltà di riproduzione degli strumenti anche in modelli di sintetizzatori più economici. 

Nel frattempo, però, cresce la nostalgia verso il suono analogico così nel nuovo decennio appaiono nuovi sintetizzatori. Negli anni ‘90, infatti, fanno la loro comparsa i virtual analog synth. In sostanza si tratta di strumenti capaci di emulare i circuiti dei vecchi synth analogici pur tuttavia restando digitali. 

 

Le componenti chiave

Come promesso, vediamo alcune delle componenti chiave di un sintetizzatore e come si comportano. Cominciamo dall’oscillatore; la sua funzione è di scegliere l’onda sonora caratterizzante il suono. A disposizione ci sono cinque onde, ovvero, sine, triangle, noise, square e sawtooth. All’oscillatore vanno applicati dei parametri: il volume, che riguarda l’onda ma non il suono, l’octave che serve a scegliere l’ottava sulla quale suona l’oscillatore, con il parametro semi si sceglie la tonalità in semitoni e infine il detune. 

Un’altra componente importante è il filtro o meglio, i filtri visto che ce n’è più di uno. Il lowpass, per esempio, taglia le frequenze che superano la soglia impostata tramite il cutoff. Lo highpass, invece, taglia le frequenze inferiori alla soglia precedentemente impostata. Per tagliare tutti i suoni esterni alla banda selezionata c’è il notch. Naturalmente anche il filtro ha dei parametri come il cut off che abbiamo citato un attimo fa e che indica le frequenze sulle quali lavorare. 

Per enfatizzare le frequenze, si agisce sul parametro della risonanza. 

Adesso parliamo dell’inviluppo. Cos’è o meglio, cosa fa? Determina una variazione di tensione nel tempo. Per fare ciò, si serve di alcuni parametri. L’attack, ad esempio, riguarda il tempo necessario per arrivare al massimo. Il decay, invece, indica l’ammontare di tempo necessario all’inviluppo per arrivare al livello di sustain precedentemente indicato. Il sustain, infine, agisce in modo tale che il decay si mantenga stabile in un dato tempo.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Sembra una calcolatrice ma serve a fare musica elettronica. Andiamo alla scoperta di questo particolare synth realizzato da Teenage Engineering.

 

Di tanto in tanto saltano fuori nuovi strumenti, almeno nella forma e nelle dimensioni. Per esempio, a quanti di voi piacerebbe mettere in tasca il miglior sintetizzatore, andarsene in giro e tirarlo fuori all’occorrenza perché magari si è colti da improvvisa ispirazione? Chissà quante potenziali hit sono andate perse proprio perché non si aveva lo strumento a portata di mano. Pazienza. 

A ogni modo le cose sono cambiante e s vi piace la musica elettronica, potreste riuscire a comporre un pezzo EDM mentre siete sull’autobus, magari ispirati dal traffico, dalle porte che si aprono e chiudono o da qualsiasi altra cosa. Ma lasciamo perdere questi ipotetici e bizzarri scenari per lasciare spazio al protagonista del nostro articolo: il Pocket Operator che c’è addirittura chi gli ha attribuito il merito di aver cambiato la musica elettronica, noi però, non ci spingiamo a tanto.

 

Di cosa stiamo parlando

Wow un articolo sui Pocket Operator! Ma di cosa stiamo parlando? Comprendiamo che a molti il nome possa dire ben poco pertanto diamo una doverosa spiegazione a chi ha meno dimestichezza con il mondo dei sintetizzatori. Non possiamo dire che si tratti di una novità assoluta perché sono in commercio dal 2015. L’idea è venuta agli ingegneri della Teenage Engineering. 

Apriamo un attimo una parentesi su cosa sia un sintetizzatore così che anche il profano abbia gli elementi necessari a capire di cosa stiamo parlando. Il sintetizzatore è uno strumento musicale che genera dei segnali audio. Questi segnali possono imitare strumenti musicali, suoni ed effetti di vario genere. 

Capito cosa fa un sintetizzatore è il momento di capire cos’ha di così particolare un Pocket Operator: è tascabile, sta nel palmo della mano, ricorda una calcolatrice ma non serve per fare moltiplicazioni, divisioni ecc. Presenta 23 tasti, due potenziometri e uno schermo LCD per un design decisamente spartano. Ora, un Pocket Operator da solo non basta a svolgere il lavoro di un sintetizzatore ma soltanto una parte, tanto è vero che al momento esistono nove tipi diversi. 

Considerato che in media questi synth costano sui 60 euro (qualcuno di più, qualcun altro di meno), comprali tutti è una spesa non indifferente. Ad ogni modo i modelli indispensabili sono tre: la drum machine PO-12 Rhythm, il PO-16 Factory per le melodie e il PO-14 Sub per le linee di basso. Questi strumenti possono essere collegati tra loro ma anche con altri synth.

 

Come si usa

Chiaramente il principiante dovrà fare un po’ di pratica per destreggiarsi con disinvoltura tra tanti pulsanti che, lo ricordiamo, sono 23 per synth. L’alimentazione è a batteria. Il synth ha una cassa incorporata ma come potete immaginare non è la soluzione migliore per apprezzare l’audio, meglio se vi servite delle cuffie. Sintetizziamo i passi da fare per cominciare a produrre musica, ad ogni modo se avete difficoltà i trovano un bel po’ di tutorial su YouTube. 

Potete scegliere tra sedici pattern preimpostati oppure crearne uno voi. Potete scegliere tra due modalità: quella detta a griglia e la live. Nel primo caso selezionate un punto del brano dove inserire un suono mentre in modalità live suonate sulla base selezionata. Potete arricchire il tutto con degli effetti. Se il risultato vi piace, potete salvarlo. A proposito c’è spazio per sedici pattern che possono anche essere combinati tra loro.

A chi serve

Il Pocket Operator può essere usato a livello professionale? Sebbene altrove leggerete di sì e che anche i più grandi producer se ne sono immediatamente innamorati, è nostra convinzione che si tratti di uno strumento adatto a un utilizzo amatoriale. È sicuramente comodo da trasportare ma quanto all’uso, i tasti sono davvero piccoli. 

Oltretutto, come già accennato in precedenza, per avere tutti i suoni ed effetti a disposizione, bisognerebbe comprare l’intera serie e comunque per produrre qualcosa di interessante servono almeno i tre modelli di Pocket Operator che abbiamo citato prima. Potete certamente togliervi lo sfizio ma non aspettatevi che il Pocket Operator possa sostituire i synth cui siamo stati abituato fino a oggi.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

C’è più di un modo per acquisire il suono di un piano con il computer, perciò vediamo quali sono le alternative e come procedere.

 

Un tempo, anche chi non era professionista, aveva un solo modo per registrare la propria musica: recarsi presso uno studio di registrazione. Le cose sono cambiate e per fortuna oggi basta un computer cui collegare un pianoforte digitale e un buon software musicale. E, se fino a qualche anno fa, la procedura era più complicata oggi è tutto plug and play, perciò basta collegare lo strumento e si è pronti per registrare.

 

I cavi

Come avviene il collegamento tra il computer e lo strumento musicale? Naturalmente via cavo. Quale? Ma certo, quello USB. Oggi tutto si collega in questo modo… peccato che avete un pianoforte digitale economico privo di interfaccia USB, disdetta! Quindi che si fa? Rinunciate all’idea di incidere il vostro brano? Assolutamente no perché c’è un’alternativa. Ciò che vi serve è un cavo con due jack da 3,5. Se l’uscita delle cuffie del piano richiede un jack più grande, allora avete bisogno anche di un adattatore ma non preoccupatevi perché non costano praticamente nulla, così com il cavo. 

Allora, come si procede? Inserite un’estremità del cavo nell’ingresso cuffie del piano mentre l’altra estremità va collegata nell’ingresso microfono del vostro computer. Non spaventatevi se dalle casse integrate del vostro piano non sentite l’audio, non si è rotto nulla, semplicemente l’audio bypassa le casse proprio perché è inserito il jack nell’uscita dell cuffie pertanto dovete ascoltare la musica che suonate dalle casse del computer. 

Prima abbiamo accennato all’interfaccia USB. Rispetto alla prima soluzione la preferiamo sicuramente, pertanto se il vostro piano digitale è dotato dell’interfaccia succitata, è preferibile servirsene anche perché la qualità audio della registrazione è migliore. Il collegamento è semplicissimo, basta usare una delle porte USB libere del vostro computer. 

C’è un altro tipo di cavo che potete usare ma in questo caso vi serve anche una scheda audio con interfaccia MIDI. Il cavo in questione, lo avrete capito dal tipo di scheda audio che vi serve, è appunto quello MIDI. Cercate sul vostro piano digitale l’uscita MIDI OUT e inserite il cavo mentre l’altra estremità va collegata alla porta MIDI IN della scheda audio che naturalmente a sua volta va collegata al computer.

 

Software musicali

I software musicali hanno grandi potenzialità e permettono a un solo utente di comporre un intero brano utilizzando diversi strumenti, chiaramente non è il software a darvi le doti tecniche necessarie e tantomeno il talento ma non è questo il punto. Ad ogni modo se commettete un errore potete sempre intervenire successivamente per apportare le correzioni. 

Vediamo alcuni di questi programmi. Vorremmo cominciare con Garage Band che i possesori di computer Mac a anche iPad e iPhone trovano già installato sul loro dispositivo, dunque non c’è neanche bisogno di comprare una licenza. Questo non deve far pensare che il programma sia fatto male, anzi. Possiamo considerarlo come uno studio di registrazione racchiuso nel vostro computer. 

Per Windows è molto utilizzato Audacity. Graficamente magari non sarà molto attraente ma è abbastanza semplice da usare e, cosa da non sottovalutare, è gratis. Magari si incomincia a fare pratica con Audacity e in seguito, volendo, si può passare a qualcosa di più completo. 

Molto popolare è Cubase che negli anni ‘90 ha spopolato e che, nel corso del tempo, si è arricchito sempre più di nuove funzioni che ne hanno fatto uno dei preferiti da professionisti. Logic Pro è un altro programma che dovrebbe interessare ai possessori di Mac con la differenza che, rispetto a GarageBand, va comprato (tuttavia parliamo di un prezzo competitivo). 

Se ciò che vi interessa è la musica elettronica, la EDM, Ableton Live è il programma che fa per voi. Il software mette a disposizione tanti effetti e strumenti virtuali. Ma lo ribadiamo, prendete in considerazione Ableton solo se vi piace la musica da ballare e poco impegnativa. Reason mette a vostra completa disposizione uno studio di registrazione virtuale ed è fedele amico di molti artisti famosi.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Scegliere il giusto strumento per cominciare lo studio non è semplice ma noi proviamo ad aiutarvi suggerendovi alcuni modelli in grado di rispondere sia ai più esigenti sia a chi non ha tanti soldi da spendere.

 

La decisione è presa, volete cominciare a suonare il pianoforte digitale. Questa consapevolezza, però, è solo il primo passo. Si deve decidere quale piano comperare e la scelta non è poi così semplice viste le tante marche e modelli disponibili. Certo, bisogna fare i conti con il budget ma se l’intenzione è quella di studiare fin da subito con serietà lo strumento, la spesa dovrà necessariamente essere alta. Ad ogni modo abbiamo selezionato strumenti per tutte le tasche che passiamo subito a presentarvi.

 

Yamaha NYDPS52

Abbiamo pensato di partire subito forte con quello che probabilmente è il pianoforte elettrico più venduto o comunque uno dei più venduti. Non lo diciamo noi, Yamaha in fatto di tastiere e pianoforti è da considerarsi leader del settore insieme  a pochi altri. Questo modello lo consigliamo a chi è deciso a studiare con serietà e dedizione lo strumento, anche perchè la spesa da sostenere è alta, siamo sui 1.160 € ma la cifra è coerente con la qualità del piano, disponibile in bianco e nero. 

Punto di forza è sicuramente la fedeltà del suono che si richiama al pianoforte a coda CFIIIS usato da tanti musicisti di alto livello. Il piano può simulare quattro diversi reverberi che sono quelli di una sala di medie dimensioni, una sala concerti grande, quello tipico di una sala raccolta e infine il riverbero di un live club. Molto bene anche i tasti dinamici e che restituiscono un feeling simile a quello di un piano acustico.

Yamaha Arius NYD143

Chi non vuol rinunciare al marchio Yamaha, può comprare un buon piano ma spendere meno di quanto servirebbe per l’NYDPS52, dunque possiamo suggerire il modello Arius NYPD143 al costo di circa 899 €. Anche in questo caso la spesa da sostenere non è irrisoria ma permette comunque di avere uno strumento affidabile e un prezzo ragionevole per chi aspira, un giorno, a diventare pianista. 

Parliamo dunque di un piano digitale non professionale ma comunque ricco di spunti interessanti come il tocco e la qualità del suono. La meccanica dei tasti facilita il miglioramento della tecnica e abitua a sviluppare la forza delle dita così da rendere più semplice il passaggio al pianoforte acustico. Anche in questo caso il suono si avvicina a quello dello Yamaha CFIIIS. La 192 note di polifonia danno modo di eseguire le composizioni pianistiche più complesse. Molto fedele anche il sustain ottenuto con i pedali.

 

Roland RP102

In fatto di tastiere e pianoforti digitali il grande competitor di Yamaha è sicuramente Roland e pertanto non potevamo esimerci da proporvi questo marchio. Per l’occasione abbiamo scelto lo RP102. Anche in questo caso si tratta di uno strumento per chi ha ambizioni che vanno ben oltre a quelle dello strimpellatore medio. Chi decide di comprare l’RP102 è perché vuole studiare seriamente lo strumento e quindi è disposto a investire un migliaio di euro o poco meno. 

Di questo strumento vi innamorerete della tastiera, caratterizzata da meccanica pesata che supporta un suono pieno è un tocco dal grande feeling. Il timbro è ricco, espressivo mentre il suono vi avvolge grazie agli ottimi diffusori audio. L’interfaccia del piano è semplice ed è dotato anche di Bluetooth per un rapido collegamento con smartphone e tablet  così sfruttare le potenzialità della app Roland Piano Partner 2.

 

Gear4Music SDP-2

Fino a questo momento abbiamo visto strumenti, per così dire, impegnativi, destinati soprattutto a chi ha le idee ben chiare in merito alla sua volontà di studiare con profitto il piano o comunque esibirsi a certi livelli. Per i meno decisi, ma soprattutto per quei genitori che vogliono regalare un piano digitale al figlio e capire se la passione per la musica è sincera e tale da richiedere in futuro una strumentazione migliore, abbiamo pensato di segnalare il piano SDP-2 che si porta a casa con circa 300 € ed è pure accessoriato. 

Nella confezione, infatti, sono compresi oltre allo strumento uno stand, lo sgabello ad altezza regolabile, un paio di cuffie per esercitarsi senza disturbare, il pedale del sustain e un leggio. I tasti sono 88 mentre le voci sono 8: due pianoforti classici, clavicembalo, vibrafono e due tipi di organo. Non mancano riverbero, chorus e metronomo. C’è l’interfaccia USB per collegare il piano al computer. Non aspettatevi molto dai tasti, che sono leggeri e poco dinamici così come la qualità del suono che è piacevole ma non si avvicina neanche lontanamente a quella dei tre modelli sopraelencati Yamaha e Roland.

Casio VDP-S100

Concludiamo con il Casio CDp-S100, pianoforte digitale entry level che costa sui 350 €. Ha 88 tasti e 10 timbri. In dotazione c’è il pedale per il sustain. Un piano piuttosto semplice e senza grosse pretese ma rappresenta comunque un buon punto di partenza per quanti non vogliono spendere troppi soldi. Immancabile l’app dedicata, in questo caso c’è la Chordana Play For Piano con una libreria che contiene 60 brani ed un menù chiaro e leggibile. Due possibilità di alimentazione: a corrente (l’alimentatore è compreso) oppure a batteria.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Prima di precipitarvi in negozio o ad acquistare online questo strumento, prendete nota di alcune informazioni importanti da conoscere.

 

Il pianoforte è uno degli strumenti più conosciuti e apprezzati dagli amanti della musica. Quando se ne vede uno da vicino difficilmente si resiste alla tentazione di sfiorare i suoi tasti ma possederne uno proprio è tutt’altra cosa rispetto a un fugace incontro. Magari vi piacerebbe averne uno ma ci sono almeno due problemi da affrontare, il primo è sicuramente lo spazio; un pianoforte a coda è abbastanza ingombrante e poi il costo senza contare che accordare uno strumento del genere non è cosa da tutti e spesso bisogna far venire a casa una persona esperta. Che fare… lasciare il sogno chiuso nel cassetto? Beh magari quel cassetto potreste lasciarlo socchiuso per il momento e comprare il miglior pianoforte digitale.

 

Tastiera e pianoforte digitale non sono la stessa cosa

Per cominciare è opportuno uscire subito da un equivoco piuttosto frequente: tastiera e pianoforte digitale non sono la stessa cosa. Indubbiamente ad occhi profani le similitudini sono fin troppe ed è facile cadere in errore. Allora mettiamo in evidenza quelle che sono le differenze principali cominciando dal numero dei tasti. 

Un pianoforte digitale ha un minimo di 76 tasti mentre la tastiera può averne di meno. Per pesatura e dimensioni i tasti del piano digitale si avvicinano molto di più a quelli di un pianoforte acustico. Ora immaginiamo un’ipotetica domanda di un aspirante musicista: voglio imparare a suonare il piano ma al momento non ho lo spazio e il denaro per comprarne uno, mi conviene cominciare gli studi su una tastiera o su un piano digitale? La risposta, forse anche scontata, è che sì, conviene studiare sul piano digitale. Vogliamo comunque essere chiari, questa soluzione va intesa come un ripiego.

Il tipo di tasti

I tasti vanno valutati con attenzione, non è soltanto una questione di numeri, la quantità serve a poco se non accompagnata dalla qualità. Toccate con mano, percepite con attenzione le sensazioni che vi danno i tasti, queste devono essere il più possibile simili a quelle di un pianoforte acustico dove la forza impressa dalle dita deve essere tale da spingere il martelletto a colpire la corda e farla vibrare. 

Chiaramente ciò non avviene in un piano digitale ma, a seconda della qualità dello strumento, si può simulare la dinamica. I tasti possono essere in plastica oppure in legno e possono essere semipesati oppure pesati. Va da sé che la sensazione più realistica la danno i tasti pesati di legno.

 

Il pedale per il sustain

A seconda del modello che comprate potrebbe esserci oppure no il pedale del sustain; magari c’è ma non è soddisfacente. Fatto sta che il pedale vi serve e dovete imparare a usarlo. Per convincervi di ciò vi spieghiamo di cosa si tratta. Il sustain, questo è un discorso che vale per tutti gli strumenti, è la capacità di mantenere il suono nel tempo. 

Tale caratteristica è naturale per lo strumento ma la durata del sustain non è identica per tutti ed esigenze musicali possono richiederne una maggiore dilatazione nel tempo; è qui che entra in gioco il pedale. Lasciate perdere i pedali troppo economici, compratene uno solido e che non si sposti di continuo sul pavimento.

Gli accessori indispensabili

Dopo aver dedicato un paragrafo a parte al pedale per il sustain allo scopo di dargli il meritato risalto, vediamo quali altri accessori sono indispensabili o quasi per cominciare lo studio dello strumento. Di sicuro non deve mancare un metronomo da usare durante gli esercizi. Se il piano non n’è dotato, vi serve anche uno stand ad altezza regolabile. 

Le tastiere si suonano anche stando in piedi ma non un pianoforte, quindi visto che un giorno vi piacerebbe comprarne uno, vi serve anche un buono sgabello. Quanto al leggio, solitamente è compreso con il piano elettrico. Se dovete esibirvi in pubblico, vi servirà anche un buon amplificatore. 

Ora, amplificatore a parte, molto spesso questi accessori possono essere tutti compresi insieme al piano digitale e magari ci sono anche le cuffie tuttavia si tratta di strumenti piuttosto economici che potrebbero non far al caso di chi vuole studiare musica seriamente. Da uno strumento economico non potete aspettarvi dei tasti che si avvicinino a quelli di un pianoforte tradizionale e, come avrete capito, questo è uno degli aspetti più importanti.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21.10.20

 

Quante volte avete sentito di invenzioni o importanti scoperte scientifiche nate per caso? Insomma, anche nella scienza il “fattore c” ha la sua importanza ma non è l’unico. 

 

Per inventare qualcosa di rivoluzionario ci vuole anche un po’ di fortuna ma se vi dicessimo che pure dal gioco possono nascere delle invenzioni? Beh, a essere sinceri non lo diciamo noi ma Steven Johnson, anzi, Steven Berlin Johnson così se lo “googlate” non rischiate di imbattervi in informazioni su una brutta malattia che niente ha a che vedere con il nostro articolo. 

Ma chi è Steven Berlin Johnson? È un giornalista e scrittore statunitense con numerosi libri all’attivo e collaborazioni con Wired, Slate e Discover Magazine. Vogliamo proporvi il suo ragionamento sulle invenzioni perché lo riteniamo parecchio interessante e riguardano anche gli strumenti musicali, anzi, praticamente è da lì che parte il suo discorso, subito dopo la morte di alcuni dinosauri. Cosa c’entrano? Lo scoprirete tra un attimo ma mettetevi comodi perché il nostro viaggio comincia da molto lontano.

 

Il flauto

Il ragionamento di Johnson comincia con la morte, quella di un orso, un mammut e un grifone. Il primo muore in Slovenia, il secondo e il terzo in quella che oggi conosciamo come la Germania. Si tratta di animali diversi morti in epoche differenti. All’apparenza non hanno nulla in comune se non l’appartenenza al mondo animale, ma c’è dell’altro; le loro ossa, finite nelle mani dell’uomo, sono state trasformate in flauto. 

Dal flauto alla tastiera

Pensateci un attimo: l’uomo inventa praticamente da sempre. Crea oggetti utili, pratici, fondamentali alla sua sopravvivenza. Un flauto che utilità può mai avere? Perché inventarlo se non serve a cacciare, a coltivare e così via? Eppure è questo che l’uomo fa, inventa cose anche per divertirsi. Detta in questo modo sembra tutto troppo frivolo eppure gran parte delle invenzioni ludiche sono la scintilla per grandi trasformazioni non solo nella scienza ma anche a livello politico e sociale. 

Ma torniamo al flauto. Alla fine si trattava di soffiare l’aria in un tubo al fine di produrre dei suoni ma poi l’idea alla base stessa dello strumento è stata usata per qualcosa di più complesso come l’organo, nato circa 2000 anni fa. In questo caso i suoni erano attivati mediante l’uso di piccole leve con le dita: è così che è nata la prima tastiera musicale economica. Si è passati al clavicembalo poi al pianoforte. Alla metà del diciannovesimo secolo la tastiera non serviva più solo per generare suoni ma anche lettere. Sapete come veniva chiamata la prima macchina da scrivere? Il clavicembalo scrivente. 

 

L’evoluzione musicale

Sempre dall’idea del flauto nacque un altro strumento. Durante il rinascimento islamico tre fratelli di Bagdad costruirono un organo automatizzato, una sorta di carillon gigante. L’organo suonava le canzoni grazie a delle istruzioni codificate impresse su un cilindro. Per cambiare canzone bastava sostituire il cilindro. In sostanza si trattava di uno strumento programmabile. 

Comprendete l’importanza di questa invenzione e quali sono state le sue conseguenze? Non gente che ballava in strada, era nato un rudimentale concetto di hardware e software. Riflettete, giustamente associamo hardware e software ai computer che nacquero per scopi militari ma questi concetti sono giunti a noi non per necessità e ancor meno per attaccare o difendersi da un nemico ma solo per la felicità di osservare una macchina che suona da sola. Per 700 anni le macchine programmabili servivano solo per fare musica, nel 1700 erano un oggetto destinato all’elite parigina, giocattoli nelle mani di persone facoltose. 

Molti uomini di spettacolo usavano cilindri codificati per controllare i movimenti dei cosiddetti automi. Jacques de Vaucanson inventò un suonatore automatico di flauto e da lì prese l’idea per realizzare il telaio programmabile. Il problema era il costo dei cilindri e il tempo necessario per farli. Le cose cambiarono con un altro inventore francese, Jacquard che pensò bene di sostituire i cilindri con schede di carta perforate che successivamente ispirarono Charles Babbage per inventare il motore analitico ossia il primo computer programmabile. Lo sapevate? Fino agli anni ‘70 la schede perforate sono state usate per i computer.

Antenati dei PC

La domanda da porsi, a questo punto, è la seguente: cosa ha reso possibile la nascita dei computer così come li conosciamo oggi? Ok, i militari hanno avuto il loro ruolo, tuttavia sono stati indispensabili altri oggetti come carillon robot suonatori di flauto, tastiere, disegni su tessuto ecc. Il succo del discorso è che un sacco di idee e tecnologie che hanno cambiato il mondo hanno origine nel gioco e quindi non sempre le invenzioni sono la conseguenza di dover soddisfare una necessità. 

La condizione mentale del gioco ci porta a ricercare nuove possibilità, è esplorativa. Lo spirito di ricerca è esplicativo del perché tante cose nate per il solo fine di divertire hanno avuto come conseguenza delle profonde innovazioni. In conclusione del suo ragionamento Johnson afferma: “Troverete il futuro ovunque la gente si diverta di più”.