Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Abbiamo sintetizzato (parola che non abbiamo usato a caso…), cercando di essere il più possibile chiari, i passi da fare per programmare questo dispositivo, che può sembrare complicato ma che, con un po’ di pratica, riuscirete a sfruttare senza problemi.

 

Dobbiamo pensare al sintetizzatore com qualcosa di recente, anche se nel campo musicale se n’è cominciato a fare un utilizzo significativo negli anni ‘60. Naturalmente lo strumento non è rimasto immutato fino ai giorni nostri, basti pensare al passaggio dall’analogico dei primi sintetizzatori a quelli digitali degli anni ‘80 senza dimenticare quei sintetizzatori che pur essendo digitali simulano l’analogico e naturalmente i virtual synth. 

Insomma, di acqua sotto i ponti n’è passata ma una cosa, almeno concettualmente, non è cambiata ed è la programmazione; ciò vale tanto per il sintetizzatore più economico quanto per quello più costoso.

 

Le fasi della programmazione

Per semplificare la programmazione del sintetizzatore conviene procedere seguendo l’ordine delle sei fasi che elenchiamo: oscillatore, filtro, inviluppo, velocity e LFO. Per una maggiore chiarezza divideremo queste fasi in paragrafi separati così da dare a ciascuna il necessario risalto e presentare un quadro più chiaro.

Oscillatore

Cosa fa un oscillatore? Genera una forma d’onda, si tratta di un suono grezzo che verrà modificato nelle fasi seguenti. Alcune di queste forme sono note ai più per averle studiate a scuola, come ad esempio la sinusoide. Questa particolare onda è priva di armonici, ragion per cui è poco usata nella sintesi sottrattiva mentre è ottima per la sintesi additiva in quanto la somma di più sinusoidi permette di creare qualsiasi tipo di onda. 

Proseguiamo con l’onda quadra, composta da armoniche dispari, e con l’onda triangolare che da un punto di vista armonico è simile alla quadra con la differenza che l armoniche superiori si attenuano velocemente quindi si ottiene un timbro diverso. Nell’onda a dente di sega, invece, si trovano tutte le armoniche; è caratterizzata da un segnale di partenza più ricco. Quindi cosa si fa? Si sceglie la forma d’onda e si impostano l’ottava e il pitch.

 

I filtri

I filtri più comuni, quindi che non mancano in nessun sintetizzatore, sono quattro ovvero, low pass, high pass, band pass e band reject. Il low pass permette di ottenere un suono più cupo escludendo la parte alta dello spettro delle frequenze della forma d’onda scelta. Il filtro high pass è l’opposto: la parte bassa dello spettro di frequenze della forma d’onda viene eliminata e questo fa ottenere un suono più squillante. 

Il band pass, invece, è un filtro che opera intorno a una certa frequenza e ha un raggio di intervento variabile in base al parametro resonance (sul quale torneremo tra un attimo). Il band reject è l’opposto del band pass: le frequenze intorno al punto di cut off (anche qui ci torneremo tra un attimo) sono attenuate, non ci sono variazioni, invece, per il resto dello spettro. 

Per dare la forma al suono bisogna intervenire su due parametri dei filtri che sono il cut off e la resonance. Il primo rappresenta la frequenza in base alla quale il filtro high pass o low pass comincia ad agire, nel caso del band pass o del band reject, invece, è la frequenza intorno alla quale l filtro lavora. Quando si imposta il valore resonance si enfatizza l’intervento del filtro.

 

Inviluppo

L’inviluppo controlla il volume dei cosiddetti sub eventi del suono ovvero i diversi livelli di tensione che sono programmabili nella durata. Quali sono questi sub eventi? Il tempo di attacco, il tempo di decadimento, il tenuto e il decadimento finale. Il parametro del tempo è controllato da attacco, decadimento e decadimento finale. 

Il livello di tensione di stazionamento, invece, è controllato dal tenuto. Si produce l’inviluppo quando il generatore riceve due comandi: trigger e gate. Il trigger è un impulso di tensione caratterizzato da una durata molto breve e che fa cominciare da capo l’inviluppo. Il gate, invece, è una tensione continua la cui durata è legata al sustain.

 

Velocity

La regolazione del velocity interviene, com’era facile immaginare, sulla velocità dei tasti e serve per ottenere un suono soft, forte o dinamico.

LFO

LFO sta per Low Frequency Oscillator e può generare una forma d’onda base. Questa forma, che non è controllata da una tastiera, non produce una nota specifica, bensì si aggancia a una frequenza impostata. In sostanza l’LFO ha la funzione di una modulazione ritmica in base alla frequenza impostata. Ma di preciso, cosa si può modulare? La frequenza dell’oscillatore o la sezione di amplificazione allo scopo di generare effetti come il tremolo. Se l’LFO è applicato a un filtro, si creano oscillazioni ritmiche. Assegnando la modulazione al pitch dell’oscillatore si ottiene l’effetto vibrato.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Nel corso del tempo il synth, più di altri strumenti, si è evoluto passando dall’analogico al digitale per poi, in un certo senso, tornare al punto di partenza con una soluzione che potremmo definire ibrida.

 

Il sintetizzatore ha avuto un impatto non indifferente sul modo di fare musica, diciamo pure che si è trattato di un evento rivoluzionario, una innovazione che ha spalancato nuovi orizzonti ai musicisti più creativi che per primi hanno saputo incorporare questo strumento nelle loro composizioni e che oggi è diventato diffusissimo. È interessante notare poi l’evoluzione del sintetizzatore più venduto dagli albori, quando era parecchio ingombrante e analogico ad oggi, decisamente più compatto e digitale, persino virtuale.

 

A cosa serve

Ma in sostanza a cosa serve un sintetizzatore? Cosa fa? È uno strumento che appartiene alla categoria degli elettrofoni ed è in grado di generare dei segnali audio che possono esser sotto il controllo diretto di un musicista o di un sequencer. Il synth imita strumenti musicali reali ma può anche creare suoni ed effetti che magari neanche esistono in natura. Principalmente il sintetizzatore è comandato grazie a una tastiera, per intenderci una come quella del pianoforte. Ad ogni modo esistono anche synth che possono essere comandati mediante altri controller.

Come funziona

Ci sono una serie di componenti che danno il loro contributo alla creazione del suono, vedremo quali tra un attimo. Prima, però, vogliamo sottolineare che la tecnologia in fatto di synth è mutata non poco dagli anni ‘60 ad oggi, basti pensare che i primo modelli erano analogici, caratterizzati da un suono instabile, erano privi di memoria quindi non si potevano salvare i suono creati e richiamarli semplicemente premendo un pulsante. 

La riproduzione degli strumenti, poi, non era il massimo in fatto di fedeltà fatta eccezione per i sintetizzatori davvero costosi usati in campo professionale. Oltretutto, almeno fino agli anni ‘70, questi apparecchi erano monofonici. Poi cosa accade? Successe che negli anni ‘80 si passò dall’analogico al digitale: la rivoluzione nella rivoluzione. Tra i vantaggi più evidenti con il passaggio c’è la possibilità di memorizzare i suoni creati, la polifonia e una fedeltà di riproduzione degli strumenti anche in modelli di sintetizzatori più economici. 

Nel frattempo, però, cresce la nostalgia verso il suono analogico così nel nuovo decennio appaiono nuovi sintetizzatori. Negli anni ‘90, infatti, fanno la loro comparsa i virtual analog synth. In sostanza si tratta di strumenti capaci di emulare i circuiti dei vecchi synth analogici pur tuttavia restando digitali. 

 

Le componenti chiave

Come promesso, vediamo alcune delle componenti chiave di un sintetizzatore e come si comportano. Cominciamo dall’oscillatore; la sua funzione è di scegliere l’onda sonora caratterizzante il suono. A disposizione ci sono cinque onde, ovvero, sine, triangle, noise, square e sawtooth. All’oscillatore vanno applicati dei parametri: il volume, che riguarda l’onda ma non il suono, l’octave che serve a scegliere l’ottava sulla quale suona l’oscillatore, con il parametro semi si sceglie la tonalità in semitoni e infine il detune. 

Un’altra componente importante è il filtro o meglio, i filtri visto che ce n’è più di uno. Il lowpass, per esempio, taglia le frequenze che superano la soglia impostata tramite il cutoff. Lo highpass, invece, taglia le frequenze inferiori alla soglia precedentemente impostata. Per tagliare tutti i suoni esterni alla banda selezionata c’è il notch. Naturalmente anche il filtro ha dei parametri come il cut off che abbiamo citato un attimo fa e che indica le frequenze sulle quali lavorare. 

Per enfatizzare le frequenze, si agisce sul parametro della risonanza. 

Adesso parliamo dell’inviluppo. Cos’è o meglio, cosa fa? Determina una variazione di tensione nel tempo. Per fare ciò, si serve di alcuni parametri. L’attack, ad esempio, riguarda il tempo necessario per arrivare al massimo. Il decay, invece, indica l’ammontare di tempo necessario all’inviluppo per arrivare al livello di sustain precedentemente indicato. Il sustain, infine, agisce in modo tale che il decay si mantenga stabile in un dato tempo.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Sembra una calcolatrice ma serve a fare musica elettronica. Andiamo alla scoperta di questo particolare synth realizzato da Teenage Engineering.

 

Di tanto in tanto saltano fuori nuovi strumenti, almeno nella forma e nelle dimensioni. Per esempio, a quanti di voi piacerebbe mettere in tasca il miglior sintetizzatore, andarsene in giro e tirarlo fuori all’occorrenza perché magari si è colti da improvvisa ispirazione? Chissà quante potenziali hit sono andate perse proprio perché non si aveva lo strumento a portata di mano. Pazienza. 

A ogni modo le cose sono cambiante e s vi piace la musica elettronica, potreste riuscire a comporre un pezzo EDM mentre siete sull’autobus, magari ispirati dal traffico, dalle porte che si aprono e chiudono o da qualsiasi altra cosa. Ma lasciamo perdere questi ipotetici e bizzarri scenari per lasciare spazio al protagonista del nostro articolo: il Pocket Operator che c’è addirittura chi gli ha attribuito il merito di aver cambiato la musica elettronica, noi però, non ci spingiamo a tanto.

 

Di cosa stiamo parlando

Wow un articolo sui Pocket Operator! Ma di cosa stiamo parlando? Comprendiamo che a molti il nome possa dire ben poco pertanto diamo una doverosa spiegazione a chi ha meno dimestichezza con il mondo dei sintetizzatori. Non possiamo dire che si tratti di una novità assoluta perché sono in commercio dal 2015. L’idea è venuta agli ingegneri della Teenage Engineering. 

Apriamo un attimo una parentesi su cosa sia un sintetizzatore così che anche il profano abbia gli elementi necessari a capire di cosa stiamo parlando. Il sintetizzatore è uno strumento musicale che genera dei segnali audio. Questi segnali possono imitare strumenti musicali, suoni ed effetti di vario genere. 

Capito cosa fa un sintetizzatore è il momento di capire cos’ha di così particolare un Pocket Operator: è tascabile, sta nel palmo della mano, ricorda una calcolatrice ma non serve per fare moltiplicazioni, divisioni ecc. Presenta 23 tasti, due potenziometri e uno schermo LCD per un design decisamente spartano. Ora, un Pocket Operator da solo non basta a svolgere il lavoro di un sintetizzatore ma soltanto una parte, tanto è vero che al momento esistono nove tipi diversi. 

Considerato che in media questi synth costano sui 60 euro (qualcuno di più, qualcun altro di meno), comprali tutti è una spesa non indifferente. Ad ogni modo i modelli indispensabili sono tre: la drum machine PO-12 Rhythm, il PO-16 Factory per le melodie e il PO-14 Sub per le linee di basso. Questi strumenti possono essere collegati tra loro ma anche con altri synth.

 

Come si usa

Chiaramente il principiante dovrà fare un po’ di pratica per destreggiarsi con disinvoltura tra tanti pulsanti che, lo ricordiamo, sono 23 per synth. L’alimentazione è a batteria. Il synth ha una cassa incorporata ma come potete immaginare non è la soluzione migliore per apprezzare l’audio, meglio se vi servite delle cuffie. Sintetizziamo i passi da fare per cominciare a produrre musica, ad ogni modo se avete difficoltà i trovano un bel po’ di tutorial su YouTube. 

Potete scegliere tra sedici pattern preimpostati oppure crearne uno voi. Potete scegliere tra due modalità: quella detta a griglia e la live. Nel primo caso selezionate un punto del brano dove inserire un suono mentre in modalità live suonate sulla base selezionata. Potete arricchire il tutto con degli effetti. Se il risultato vi piace, potete salvarlo. A proposito c’è spazio per sedici pattern che possono anche essere combinati tra loro.

A chi serve

Il Pocket Operator può essere usato a livello professionale? Sebbene altrove leggerete di sì e che anche i più grandi producer se ne sono immediatamente innamorati, è nostra convinzione che si tratti di uno strumento adatto a un utilizzo amatoriale. È sicuramente comodo da trasportare ma quanto all’uso, i tasti sono davvero piccoli. 

Oltretutto, come già accennato in precedenza, per avere tutti i suoni ed effetti a disposizione, bisognerebbe comprare l’intera serie e comunque per produrre qualcosa di interessante servono almeno i tre modelli di Pocket Operator che abbiamo citato prima. Potete certamente togliervi lo sfizio ma non aspettatevi che il Pocket Operator possa sostituire i synth cui siamo stati abituato fino a oggi.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

C’è più di un modo per acquisire il suono di un piano con il computer, perciò vediamo quali sono le alternative e come procedere.

 

Un tempo, anche chi non era professionista, aveva un solo modo per registrare la propria musica: recarsi presso uno studio di registrazione. Le cose sono cambiate e per fortuna oggi basta un computer cui collegare un pianoforte digitale e un buon software musicale. E, se fino a qualche anno fa, la procedura era più complicata oggi è tutto plug and play, perciò basta collegare lo strumento e si è pronti per registrare.

 

I cavi

Come avviene il collegamento tra il computer e lo strumento musicale? Naturalmente via cavo. Quale? Ma certo, quello USB. Oggi tutto si collega in questo modo… peccato che avete un pianoforte digitale economico privo di interfaccia USB, disdetta! Quindi che si fa? Rinunciate all’idea di incidere il vostro brano? Assolutamente no perché c’è un’alternativa. Ciò che vi serve è un cavo con due jack da 3,5. Se l’uscita delle cuffie del piano richiede un jack più grande, allora avete bisogno anche di un adattatore ma non preoccupatevi perché non costano praticamente nulla, così com il cavo. 

Allora, come si procede? Inserite un’estremità del cavo nell’ingresso cuffie del piano mentre l’altra estremità va collegata nell’ingresso microfono del vostro computer. Non spaventatevi se dalle casse integrate del vostro piano non sentite l’audio, non si è rotto nulla, semplicemente l’audio bypassa le casse proprio perché è inserito il jack nell’uscita dell cuffie pertanto dovete ascoltare la musica che suonate dalle casse del computer. 

Prima abbiamo accennato all’interfaccia USB. Rispetto alla prima soluzione la preferiamo sicuramente, pertanto se il vostro piano digitale è dotato dell’interfaccia succitata, è preferibile servirsene anche perché la qualità audio della registrazione è migliore. Il collegamento è semplicissimo, basta usare una delle porte USB libere del vostro computer. 

C’è un altro tipo di cavo che potete usare ma in questo caso vi serve anche una scheda audio con interfaccia MIDI. Il cavo in questione, lo avrete capito dal tipo di scheda audio che vi serve, è appunto quello MIDI. Cercate sul vostro piano digitale l’uscita MIDI OUT e inserite il cavo mentre l’altra estremità va collegata alla porta MIDI IN della scheda audio che naturalmente a sua volta va collegata al computer.

 

Software musicali

I software musicali hanno grandi potenzialità e permettono a un solo utente di comporre un intero brano utilizzando diversi strumenti, chiaramente non è il software a darvi le doti tecniche necessarie e tantomeno il talento ma non è questo il punto. Ad ogni modo se commettete un errore potete sempre intervenire successivamente per apportare le correzioni. 

Vediamo alcuni di questi programmi. Vorremmo cominciare con Garage Band che i possesori di computer Mac a anche iPad e iPhone trovano già installato sul loro dispositivo, dunque non c’è neanche bisogno di comprare una licenza. Questo non deve far pensare che il programma sia fatto male, anzi. Possiamo considerarlo come uno studio di registrazione racchiuso nel vostro computer. 

Per Windows è molto utilizzato Audacity. Graficamente magari non sarà molto attraente ma è abbastanza semplice da usare e, cosa da non sottovalutare, è gratis. Magari si incomincia a fare pratica con Audacity e in seguito, volendo, si può passare a qualcosa di più completo. 

Molto popolare è Cubase che negli anni ‘90 ha spopolato e che, nel corso del tempo, si è arricchito sempre più di nuove funzioni che ne hanno fatto uno dei preferiti da professionisti. Logic Pro è un altro programma che dovrebbe interessare ai possessori di Mac con la differenza che, rispetto a GarageBand, va comprato (tuttavia parliamo di un prezzo competitivo). 

Se ciò che vi interessa è la musica elettronica, la EDM, Ableton Live è il programma che fa per voi. Il software mette a disposizione tanti effetti e strumenti virtuali. Ma lo ribadiamo, prendete in considerazione Ableton solo se vi piace la musica da ballare e poco impegnativa. Reason mette a vostra completa disposizione uno studio di registrazione virtuale ed è fedele amico di molti artisti famosi.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Scegliere il giusto strumento per cominciare lo studio non è semplice ma noi proviamo ad aiutarvi suggerendovi alcuni modelli in grado di rispondere sia ai più esigenti sia a chi non ha tanti soldi da spendere.

 

La decisione è presa, volete cominciare a suonare il pianoforte digitale. Questa consapevolezza, però, è solo il primo passo. Si deve decidere quale piano comperare e la scelta non è poi così semplice viste le tante marche e modelli disponibili. Certo, bisogna fare i conti con il budget ma se l’intenzione è quella di studiare fin da subito con serietà lo strumento, la spesa dovrà necessariamente essere alta. Ad ogni modo abbiamo selezionato strumenti per tutte le tasche che passiamo subito a presentarvi.

 

Yamaha NYDPS52

Abbiamo pensato di partire subito forte con quello che probabilmente è il pianoforte elettrico più venduto o comunque uno dei più venduti. Non lo diciamo noi, Yamaha in fatto di tastiere e pianoforti è da considerarsi leader del settore insieme  a pochi altri. Questo modello lo consigliamo a chi è deciso a studiare con serietà e dedizione lo strumento, anche perchè la spesa da sostenere è alta, siamo sui 1.160 € ma la cifra è coerente con la qualità del piano, disponibile in bianco e nero. 

Punto di forza è sicuramente la fedeltà del suono che si richiama al pianoforte a coda CFIIIS usato da tanti musicisti di alto livello. Il piano può simulare quattro diversi reverberi che sono quelli di una sala di medie dimensioni, una sala concerti grande, quello tipico di una sala raccolta e infine il riverbero di un live club. Molto bene anche i tasti dinamici e che restituiscono un feeling simile a quello di un piano acustico.

Yamaha Arius NYD143

Chi non vuol rinunciare al marchio Yamaha, può comprare un buon piano ma spendere meno di quanto servirebbe per l’NYDPS52, dunque possiamo suggerire il modello Arius NYPD143 al costo di circa 899 €. Anche in questo caso la spesa da sostenere non è irrisoria ma permette comunque di avere uno strumento affidabile e un prezzo ragionevole per chi aspira, un giorno, a diventare pianista. 

Parliamo dunque di un piano digitale non professionale ma comunque ricco di spunti interessanti come il tocco e la qualità del suono. La meccanica dei tasti facilita il miglioramento della tecnica e abitua a sviluppare la forza delle dita così da rendere più semplice il passaggio al pianoforte acustico. Anche in questo caso il suono si avvicina a quello dello Yamaha CFIIIS. La 192 note di polifonia danno modo di eseguire le composizioni pianistiche più complesse. Molto fedele anche il sustain ottenuto con i pedali.

 

Roland RP102

In fatto di tastiere e pianoforti digitali il grande competitor di Yamaha è sicuramente Roland e pertanto non potevamo esimerci da proporvi questo marchio. Per l’occasione abbiamo scelto lo RP102. Anche in questo caso si tratta di uno strumento per chi ha ambizioni che vanno ben oltre a quelle dello strimpellatore medio. Chi decide di comprare l’RP102 è perché vuole studiare seriamente lo strumento e quindi è disposto a investire un migliaio di euro o poco meno. 

Di questo strumento vi innamorerete della tastiera, caratterizzata da meccanica pesata che supporta un suono pieno è un tocco dal grande feeling. Il timbro è ricco, espressivo mentre il suono vi avvolge grazie agli ottimi diffusori audio. L’interfaccia del piano è semplice ed è dotato anche di Bluetooth per un rapido collegamento con smartphone e tablet  così sfruttare le potenzialità della app Roland Piano Partner 2.

 

Gear4Music SDP-2

Fino a questo momento abbiamo visto strumenti, per così dire, impegnativi, destinati soprattutto a chi ha le idee ben chiare in merito alla sua volontà di studiare con profitto il piano o comunque esibirsi a certi livelli. Per i meno decisi, ma soprattutto per quei genitori che vogliono regalare un piano digitale al figlio e capire se la passione per la musica è sincera e tale da richiedere in futuro una strumentazione migliore, abbiamo pensato di segnalare il piano SDP-2 che si porta a casa con circa 300 € ed è pure accessoriato. 

Nella confezione, infatti, sono compresi oltre allo strumento uno stand, lo sgabello ad altezza regolabile, un paio di cuffie per esercitarsi senza disturbare, il pedale del sustain e un leggio. I tasti sono 88 mentre le voci sono 8: due pianoforti classici, clavicembalo, vibrafono e due tipi di organo. Non mancano riverbero, chorus e metronomo. C’è l’interfaccia USB per collegare il piano al computer. Non aspettatevi molto dai tasti, che sono leggeri e poco dinamici così come la qualità del suono che è piacevole ma non si avvicina neanche lontanamente a quella dei tre modelli sopraelencati Yamaha e Roland.

Casio VDP-S100

Concludiamo con il Casio CDp-S100, pianoforte digitale entry level che costa sui 350 €. Ha 88 tasti e 10 timbri. In dotazione c’è il pedale per il sustain. Un piano piuttosto semplice e senza grosse pretese ma rappresenta comunque un buon punto di partenza per quanti non vogliono spendere troppi soldi. Immancabile l’app dedicata, in questo caso c’è la Chordana Play For Piano con una libreria che contiene 60 brani ed un menù chiaro e leggibile. Due possibilità di alimentazione: a corrente (l’alimentatore è compreso) oppure a batteria.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Prima di precipitarvi in negozio o ad acquistare online questo strumento, prendete nota di alcune informazioni importanti da conoscere.

 

Il pianoforte è uno degli strumenti più conosciuti e apprezzati dagli amanti della musica. Quando se ne vede uno da vicino difficilmente si resiste alla tentazione di sfiorare i suoi tasti ma possederne uno proprio è tutt’altra cosa rispetto a un fugace incontro. Magari vi piacerebbe averne uno ma ci sono almeno due problemi da affrontare, il primo è sicuramente lo spazio; un pianoforte a coda è abbastanza ingombrante e poi il costo senza contare che accordare uno strumento del genere non è cosa da tutti e spesso bisogna far venire a casa una persona esperta. Che fare… lasciare il sogno chiuso nel cassetto? Beh magari quel cassetto potreste lasciarlo socchiuso per il momento e comprare il miglior pianoforte digitale.

 

Tastiera e pianoforte digitale non sono la stessa cosa

Per cominciare è opportuno uscire subito da un equivoco piuttosto frequente: tastiera e pianoforte digitale non sono la stessa cosa. Indubbiamente ad occhi profani le similitudini sono fin troppe ed è facile cadere in errore. Allora mettiamo in evidenza quelle che sono le differenze principali cominciando dal numero dei tasti. 

Un pianoforte digitale ha un minimo di 76 tasti mentre la tastiera può averne di meno. Per pesatura e dimensioni i tasti del piano digitale si avvicinano molto di più a quelli di un pianoforte acustico. Ora immaginiamo un’ipotetica domanda di un aspirante musicista: voglio imparare a suonare il piano ma al momento non ho lo spazio e il denaro per comprarne uno, mi conviene cominciare gli studi su una tastiera o su un piano digitale? La risposta, forse anche scontata, è che sì, conviene studiare sul piano digitale. Vogliamo comunque essere chiari, questa soluzione va intesa come un ripiego.

Il tipo di tasti

I tasti vanno valutati con attenzione, non è soltanto una questione di numeri, la quantità serve a poco se non accompagnata dalla qualità. Toccate con mano, percepite con attenzione le sensazioni che vi danno i tasti, queste devono essere il più possibile simili a quelle di un pianoforte acustico dove la forza impressa dalle dita deve essere tale da spingere il martelletto a colpire la corda e farla vibrare. 

Chiaramente ciò non avviene in un piano digitale ma, a seconda della qualità dello strumento, si può simulare la dinamica. I tasti possono essere in plastica oppure in legno e possono essere semipesati oppure pesati. Va da sé che la sensazione più realistica la danno i tasti pesati di legno.

 

Il pedale per il sustain

A seconda del modello che comprate potrebbe esserci oppure no il pedale del sustain; magari c’è ma non è soddisfacente. Fatto sta che il pedale vi serve e dovete imparare a usarlo. Per convincervi di ciò vi spieghiamo di cosa si tratta. Il sustain, questo è un discorso che vale per tutti gli strumenti, è la capacità di mantenere il suono nel tempo. 

Tale caratteristica è naturale per lo strumento ma la durata del sustain non è identica per tutti ed esigenze musicali possono richiederne una maggiore dilatazione nel tempo; è qui che entra in gioco il pedale. Lasciate perdere i pedali troppo economici, compratene uno solido e che non si sposti di continuo sul pavimento.

Gli accessori indispensabili

Dopo aver dedicato un paragrafo a parte al pedale per il sustain allo scopo di dargli il meritato risalto, vediamo quali altri accessori sono indispensabili o quasi per cominciare lo studio dello strumento. Di sicuro non deve mancare un metronomo da usare durante gli esercizi. Se il piano non n’è dotato, vi serve anche uno stand ad altezza regolabile. 

Le tastiere si suonano anche stando in piedi ma non un pianoforte, quindi visto che un giorno vi piacerebbe comprarne uno, vi serve anche un buono sgabello. Quanto al leggio, solitamente è compreso con il piano elettrico. Se dovete esibirvi in pubblico, vi servirà anche un buon amplificatore. 

Ora, amplificatore a parte, molto spesso questi accessori possono essere tutti compresi insieme al piano digitale e magari ci sono anche le cuffie tuttavia si tratta di strumenti piuttosto economici che potrebbero non far al caso di chi vuole studiare musica seriamente. Da uno strumento economico non potete aspettarvi dei tasti che si avvicinino a quelli di un pianoforte tradizionale e, come avrete capito, questo è uno degli aspetti più importanti.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Quante volte avete sentito di invenzioni o importanti scoperte scientifiche nate per caso? Insomma, anche nella scienza il “fattore c” ha la sua importanza ma non è l’unico. 

 

Per inventare qualcosa di rivoluzionario ci vuole anche un po’ di fortuna ma se vi dicessimo che pure dal gioco possono nascere delle invenzioni? Beh, a essere sinceri non lo diciamo noi ma Steven Johnson, anzi, Steven Berlin Johnson così se lo “googlate” non rischiate di imbattervi in informazioni su una brutta malattia che niente ha a che vedere con il nostro articolo. 

Ma chi è Steven Berlin Johnson? È un giornalista e scrittore statunitense con numerosi libri all’attivo e collaborazioni con Wired, Slate e Discover Magazine. Vogliamo proporvi il suo ragionamento sulle invenzioni perché lo riteniamo parecchio interessante e riguardano anche gli strumenti musicali, anzi, praticamente è da lì che parte il suo discorso, subito dopo la morte di alcuni dinosauri. Cosa c’entrano? Lo scoprirete tra un attimo ma mettetevi comodi perché il nostro viaggio comincia da molto lontano.

 

Il flauto

Il ragionamento di Johnson comincia con la morte, quella di un orso, un mammut e un grifone. Il primo muore in Slovenia, il secondo e il terzo in quella che oggi conosciamo come la Germania. Si tratta di animali diversi morti in epoche differenti. All’apparenza non hanno nulla in comune se non l’appartenenza al mondo animale, ma c’è dell’altro; le loro ossa, finite nelle mani dell’uomo, sono state trasformate in flauto. 

Dal flauto alla tastiera

Pensateci un attimo: l’uomo inventa praticamente da sempre. Crea oggetti utili, pratici, fondamentali alla sua sopravvivenza. Un flauto che utilità può mai avere? Perché inventarlo se non serve a cacciare, a coltivare e così via? Eppure è questo che l’uomo fa, inventa cose anche per divertirsi. Detta in questo modo sembra tutto troppo frivolo eppure gran parte delle invenzioni ludiche sono la scintilla per grandi trasformazioni non solo nella scienza ma anche a livello politico e sociale. 

Ma torniamo al flauto. Alla fine si trattava di soffiare l’aria in un tubo al fine di produrre dei suoni ma poi l’idea alla base stessa dello strumento è stata usata per qualcosa di più complesso come l’organo, nato circa 2000 anni fa. In questo caso i suoni erano attivati mediante l’uso di piccole leve con le dita: è così che è nata la prima tastiera musicale economica. Si è passati al clavicembalo poi al pianoforte. Alla metà del diciannovesimo secolo la tastiera non serviva più solo per generare suoni ma anche lettere. Sapete come veniva chiamata la prima macchina da scrivere? Il clavicembalo scrivente. 

 

L’evoluzione musicale

Sempre dall’idea del flauto nacque un altro strumento. Durante il rinascimento islamico tre fratelli di Bagdad costruirono un organo automatizzato, una sorta di carillon gigante. L’organo suonava le canzoni grazie a delle istruzioni codificate impresse su un cilindro. Per cambiare canzone bastava sostituire il cilindro. In sostanza si trattava di uno strumento programmabile. 

Comprendete l’importanza di questa invenzione e quali sono state le sue conseguenze? Non gente che ballava in strada, era nato un rudimentale concetto di hardware e software. Riflettete, giustamente associamo hardware e software ai computer che nacquero per scopi militari ma questi concetti sono giunti a noi non per necessità e ancor meno per attaccare o difendersi da un nemico ma solo per la felicità di osservare una macchina che suona da sola. Per 700 anni le macchine programmabili servivano solo per fare musica, nel 1700 erano un oggetto destinato all’elite parigina, giocattoli nelle mani di persone facoltose. 

Molti uomini di spettacolo usavano cilindri codificati per controllare i movimenti dei cosiddetti automi. Jacques de Vaucanson inventò un suonatore automatico di flauto e da lì prese l’idea per realizzare il telaio programmabile. Il problema era il costo dei cilindri e il tempo necessario per farli. Le cose cambiarono con un altro inventore francese, Jacquard che pensò bene di sostituire i cilindri con schede di carta perforate che successivamente ispirarono Charles Babbage per inventare il motore analitico ossia il primo computer programmabile. Lo sapevate? Fino agli anni ‘70 la schede perforate sono state usate per i computer.

Antenati dei PC

La domanda da porsi, a questo punto, è la seguente: cosa ha reso possibile la nascita dei computer così come li conosciamo oggi? Ok, i militari hanno avuto il loro ruolo, tuttavia sono stati indispensabili altri oggetti come carillon robot suonatori di flauto, tastiere, disegni su tessuto ecc. Il succo del discorso è che un sacco di idee e tecnologie che hanno cambiato il mondo hanno origine nel gioco e quindi non sempre le invenzioni sono la conseguenza di dover soddisfare una necessità. 

La condizione mentale del gioco ci porta a ricercare nuove possibilità, è esplorativa. Lo spirito di ricerca è esplicativo del perché tante cose nate per il solo fine di divertire hanno avuto come conseguenza delle profonde innovazioni. In conclusione del suo ragionamento Johnson afferma: “Troverete il futuro ovunque la gente si diverta di più”.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Basta cercare alla cieca i MIDI di cui avete bisogno, ci sono tanti siti con database infiniti che permettono il download gratuito.

 

C’è tanta fame di file MIDI, sappiamo che molti dei nostri lettori ne sono alla costante ricerca. Ma perché tante difficoltà nel trovarli? Beh, in vero il problema non è tanto reperire file MIDI perché com’è noto con il denaro si ottiene tutto o quasi. Ciò che è complicato, quindi, è trovare file MIDI senza dover sborsare un euro e naturalmente farlo in modo legale. Come dite, è impossibile? Non è affatto così e ve lo dimostreremo tra un attimo. Vi presenteremo alcuni siti che vi danno modo di scaricare legalmente i file. Ad ogni modo, forse è il caso di spiegare prima cos’è un MIDI, poi penseremo al resto.

 

Il MIDI

MIDI è un acronimo, significa Musical Instrument Digital Interface. In sostanza si tratta di un protocollo standard concernente l’interazione degli strumenti elettronici. Ma a noi in questo caso più che parlare dell’interazione con gli strumenti come, per esempio, la tastiera musicale più venduta, interessano i file MIDI. In questo caso l’acronimo è SMF e sta per Standard MIDI File. 

Parliamo, quindi, di un archivio che contiene dati o, per dirlo in altre parole, informazioni sotto forma di byte. L’insieme di queste informazioni dà vita a un sistema di regole, ovvero, il protocollo MIDI. Ma vi avevamo promesso alcuni siti da dove scaricare dei file MIDI ed è nostra intenzione tenere fede a quanto affermato.

Dripchord

Su Dripchord potete trovare una grandissima quantità di file MIDI, si tratta di loop scaricabili gratuitamente e utilizzabili come meglio si crede. È un sito che è adatto soprattutto per quanti si cimentano con la musica elettronica. I loop possono essere modificati, basta disporre di software come Ableton, Cubase, FL Studio, GarageBand, Studio One o Reaper. Naturalmente non mancano file da scaricare anche a pagamento.

 

Prosonic Studios

Prosonic Studios mette a disposizione quelli che chiama “motifs”. Di cosa si tratta? Sono dei pattern musicali che aiutano a chi compone musica. In sostanza questi file sono una sorta di fonte d’ispirazione utile a superare il blocco creativo. A disposizione c’è una libreria con centinaia di migliaia di file scaricabili gratuitamente. In particolare segnaliamo MIDI Arpeggio Patterns, MIDI Chord Progression e MIDI Drum Patterns, Beats and Loops.

 

Partner In Rhyme

Per un impiego esclusivamente personale, quindi non utilizzabile per pezzi da presentare al pubblico ricavandone un guadagno, c’è il sito Partner In Rhyme. Una cosa molto interessante e che si possono scaricare anche file come quei suoni tipici da film ed effetti vari. In particolare abbiamo dato un’occhiata a quelli per horror e suspense e sono davvero eccezionali. Anche qui non mancano i file a pagamento per chi lo desidera.

 

Versione Karaoke

In tanti cercano i file MIDI per cantare sulle basi musicali delle loro canzoni preferite. Anche in questo caso i siti interessanti non mancano. Ad esempio c’è Versione Karaoke. Il sito è totalmente italiano e oltre ai file a pagamento dal costo di 1,99 euro ciascuno, ci sono anche file gratuiti, nonché basi di singoli strumenti come chitarra, batteria e basso.

 

vanBasco

Sempre per i fanatici del karaoke c’è il sito vanBasco, anche in questo caso i contenuti testuali sono in italiano. Attraverso il solito box per la ricerca potete controllare se è presente il brano di vostro interesse. Scaricando anche il player potete riprodurre i file visualizzando anche il testo. È tutto gratis e senza pubblicità.

Mirsoft

Per i fanatici dei videogame e delle loro musiche un salto sul Mirsoft è d’obbligo, Qui ci sono un’infinità di basi midi da poter scaricare, tutte inerenti il mondo dei videogiochi. In sostanza si tratta di un database senza alcuna velleità di grafica accattivante anche perché, come spiega il proprietario di Mirsoft, tutto è nato da un’esigenza personale e inizialmente i file dovevano essere a esclusivo uso e consumo suo. Poi un bel giorno si è detto: “Perché non mettere questi file a disposizione di tutti?”, e così ha fatto. 

Invece di scorrere la lista e pescare nel mucchio, potete usare il box di ricerca: basta inserire il titolo del gioco, del musicista o band oppure anche della compagna che ha prodotto il gioco e in un attimo avrete le musiche che rispondono ai parametri di ricerca. Un’ultima cosa importante da dire è che è tutto gratis.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Non avete uno strumento musicale ma tanta voglia di suonare? Qui per voi abbiamo una serie di siti che vi garantiscono divertimento e tante ore spensierate trascorse a fare musica.

 

Si sa il web è pieno di risorse e non sono esclusi i musicisti o aspiranti tali. A disposizione ci sono un bel po’ di app e siti su cui potersi divertire suonando. Come in tutte le cose alcuni sono migliori di altri ma con un po’ di fortuna o con i nostri consigli potete scoprire delle cose parecchio interessanti, come per esempio le migliori lezioni di tastiera musicale. Sappiamo che siete impazienti quindi basta chiacchiere e andiamo alla scoperta dei siti dedicati ai musicisti in erba e magari anche per qualcuno che di musica ci capisce per davvero.

 

Color Piano

Cominciamo la nostra carrellata con Color Piano. Si tratta di sito dalla grafica poco accattivante a dire il vero ma che ha lo scopo di insegnare a suonare il pianoforte servendosi di marcatori colorati che indicano quali tasti suonare per eseguire un dato brano. Potete scegliere in che tonalità suonare. Libera scelta anche per le scale.

 

Multiplayer piano

Se vi piace suonare in compagnia c’è Multiplayer piano. Ci ha ricordato una chatroom, ve le ricordate? Quei luoghi dove tutti parlavano insieme in pubblico fatta salva la possibilità di conversare in privato. Qui è proprio la stessa cosa solo che invece di parlare si suona. Dobbiamo ammettere che viene fuori un qualcosa di parecchio cacofonico ma c’è sempre la possibilità di ritirarsi in privato e suonare da soli ma chissà che per qualcuno Multiplayer piano non diventi l’occasione per avviare una proficua collaborazione musicale.

Chordify

Un altro sito parecchio interessante è Chordify. C’è una canzone che vorreste suonare ma non conoscete gli accordi? Basta cercare su Chordify e, se il brano non c’è, potete cercarlo su YouTube e incollare il link nel box per la ricerca. In pochi secondi il sito vi mostra tutti gli accordi. Per caricare i brani così come per vedere gli accordi di tutti i pezzi presenti nel database c’è un limite di tre per i non abbonati al servizio premium.

 

Virtual drumming

Per gli amanti della batteria c’è Virtual drumming. Una volta giunti sulla homepage vi trovate immediatamente davanti un drumkit di tutto rispetto per la quantità di pezzi che lo compongono. Per suonare lo strumento potete usare la tastiera del vostro computer. Ad occhio, osservando la disposizione di piatti e tamburi, si riesce a individuare al primo colpo la corrispondenza dei tasti. Volendo questa può essere modificata ma noi lo sconsigliamo perché le impostazioni iniziali sono perfette. 

Avete modo di seguire una serie di regolazioni come quella del volume generale così come quello di ciascun elemento del drumkit. Potete scegliere diverse batterie divise per genere e si rifanno a batteristi famosi. Non è finita perché a disposizione ci sono anche delle lezioni di batteria. Insomma, il sito è completo. 

 

Chordfinder

Dalla grafia parecchio semplice Chordfinder vi insegna gli accordi mostrandoli su quello che è la riproduzione del manico di una chitarra. Viene evidenziata anche la diteggiatura. 

 

Noteflight

Che cos’è Noteflight? È un notation editor online, ovvero vi permette di scrivere le note su un pentagramma e alla fine avere uno spartito per uno o più strumenti. Chiaramente qui dovete conoscere la teoria musicale. Ma tutto qui? Con Noteflight scrivete la vostra musica su un foglio elettronico? In effetti potete anche stampare il vostro lavoro e persino vendere gli spartiti di vostra creazione su Arrangeme.com ma ne parliamo tra un attimo.

Arrangeme

Arrangeme è un sito di self publishing per compositori che permette di guadagnare vendendo spartiti che possono essere brani originali o arrangiamenti di brani famosi. A riguardo il database mette a disposizione oltre un milione di canzoni da arrangiare. È tutto legale, nessun copyright è violato.

 

Virtual Piano

Torniamo a parlare di pianoforte con Virtual Piano, che si fa apprezzare per il buon suono. La grafica è semplice ma al tempo stesso curata. A disposizione ci sono dei corsi online per imparare a suonare il piano. Il sito, inoltre, mette in contatto maestri di musica con studenti. I maestri interessati possono registrarsi compilando un form online

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Tastiera Musicale – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Sono tante le persone che iniziano la loro avventura nel mondo della musica con una tastiera. I motivi sono diversi, tra questi c’è sicuramente il costo, visto che se ne possono trovare in vendita a prezzi bassissimi, anche se naturalmente si tratta di strumenti non professionali ma comunque buoni per cominciare. C’è poi l’idea che, a differenza del pianoforte, sia semplice da imparare a suonare; purtroppo non è così in quanto presenta tutte le difficoltà di un qualsiasi strumento che voglia essere studiato seriamente. C’è poi l’ingombro, che è sicuramente inferiore rispetto a quello del succitato pianoforte, ma anche la possibilità di avere a disposizione, con un solo strumento, svariati suoni. Abbiamo scelto per voi una serie di tastiere e vogliamo anticiparvene immediatamente due. La Alesis Melody 61 MKII porta in dote parecchi accessori interessanti mentre la Yamaha PSR-F51, tra i suoi punti di forza ha la funzione duo grazie alla quale si può suonare in due.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 7 Migliori Tastiere Musicali – Classifica 2020

 

Di seguito trovate le tastiere da noi selezionate ordinate secondo una classifica. Per ogni strumento potete leggere la nostra recensione accompagnata da un link che vi suggerisce dove acquistare a prezzi bassi il vostro nuovo strumento tra quelli venduti online. Non vi resta altro da fare che confrontare prezzi e caratteristiche valutando pro e contro di ogni tastiera.

 

 

Tastiera musicale elettronica

 

1. Alesis Melody 61 MKII Tastiera Musicale Portatile

 

La tastiera musicale elettronica Alesis ha tutte le caratteristiche per essere messa nelle mani di un giovane aspirante tastierista. Oltre allo strumento, infatti, sono compresi uno stand, lo sgabello e il legio. È finita? No, perchè trovate anche un microfono nel caso in cui oltre a suonare vogliate cantare e delle cuffie per suonare senza disturbare gli altri. 

Come vedete il kit è completo e il tutto è venduto a un prezzo interessante. La tastiera ha 61 tasti che però non sono dinamici, gli altoparlanti sono integrati. Ci sono 300 timbri interni e altrettanti ritmi di accompagnamento tra cui scegliere, mentre i brani dimostrativi sono 40. 

Si tratta di uno strumento per dilettanti, dunque come potete immaginare la qualità del suono non è delle migliori e in ciò includiamo la fedeltà di riproduzione degli strumenti. La tastiera può essere alimentata anche a batteria (ad ogni modo è compreso l’alimentatore), da segnalare l’assenza di una porta USB.

 

Pro

Accessoriata: La tastiera è completa di accessori di sicura utilità come lo stand, lo sgabello per sedersi comodamente, un microfono e le cuffie.

Costo: Il prezzo di vendita è interessante, con un investimento modesto si porta a casa lo strumento e tanti accessori che, se comprati separatamente, costerebbero di più.

 

Contro

Tasti non dinamici: Non si può quindi incidere sul suono con la pressione esercitata, si tratta di una mancanza da tenere in considerazione.

Niente porta USB: La tastiera non è provvista di USB di conseguenza non c’è modo di collegare lo strumento al computer, questo è un limite non da poco.

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Tastiera musicale Yamaha

 

2. Yamaha PSR-F51 Tastiera Portatile, 61-Tasti

 

La tastiera musicale Yamaha oggetto della nostra recensione è uno strumento per principianti, adatto soprattutto ai giovanissimi senza con questo volerla definire un giocattolo. Ha 61 tasti che però non sono dinamici. Leggera e compatta, si trasporta senza difficoltà, dunque per portarla, ad esempio a lezione, non ci sono problemi. 

Per quanto riguarda l’alimentazione, oltre alla corrente elettrica, si possono usare le batterie. I suoni disponibili sono 160 mentre i ritmi di accompagnamento sono 114. Una delle funzioni che ha catturato la nostra attenzione è la modalità duo che dà la possibilità a due persone di suonare insieme e questo può pure risolvere qualche problema, pensiamo a due fratellini che si contendono la tastiera, in questo modo si risolve la disputa, ma la modalità duo torna anche utile nel caso un genitore voglia insegnare al figlio a suonare. 

Insomma, le possibilità sono diverse. Il prezzo è di quelli accessibili. Segnaliamo l’assenza della porta USB e di quella MIDI.

 

Pro

Modalità duo: Uno dei dettagli che riteniamo più interessanti è la modalità duo, grazie alla quale due persone possono suonare insieme.

Costo: Riteniamo il prezzo della tastiera molto conveniente, anche qualora chi l’acquista dovesse capire che la tastiera non è lo strumento che fa per lui, non avrà sprecato troppo denaro.

 

Contro

Tasti: Che è un modello molto economico lo si capisce anche dall’assenza dei tasti dinamici. Tale mancanza è da valutare con attenzione.

Niente USB: La tastiera non può essere collegata al PC in quanto priva della necessaria porta USB. Assente anche la porta MIDI.

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Tastiera musicale professionale

 

3. Native Instruments Komplete Kontrol S88 Tastiera

 

La S88 è una tastiera professionale ed è uno dei modelli più venduti. I tasti (in totale sono 88) sono dinamici e sensibili al tocco. Il feeling è molto reale a si capisce immediatamente di essere in presenza di uno strumento valido pensato per soddisfare tutte le esigenze del musicista, sia in studio che dal vivo. 

Tutti i comandi sono touch, basta un tocco per creare delle melodie arpeggiate ed è sufficiente un solo tasto per suonare gli accordi. La compatibilità con software quali Logic X, il famoso Cubase e Pro Tools è totale. La qualità dei materiali è decisamente buona, la tastiera e molto solida. 

La multicolor light guide è molto utile al musicista e non solo nel caos in cui si suoni in condizioni di scarsa illuminazione come spesso accade quando si suona dal vivo. L’unica nota negativa potrebbe essere il prezzo ma dobbiamo dire che, oltre a costare tanto perché è uno strumento professionale, vale fino all’ultimo centesimo.

 

Pro

Compatibilità: La S88 è compatibile con tutti i programmi musicali più importanti e famosi, inoltre è plug & play. 

Tasti: La loro risposta è molto buona, sono dinamici e realmente sensibili al tocco. Il carattere professionale della tastiera qui emerge con forza.

Materiali: Un altro aspetto che denota il carattere professionale della tastiera è la qualità dei materiali che è molto buona.

 

Contro

Costosa: Trattandosi di una tastiera professionale di buonissimo livello, inevitabilmente non costa poco, anche se i soldi spesi li vale tutti.

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Mini tastiera musicale

 

4. AKAI Professional MPK Mini MKII Tastiera Controller MIDI

 

Vogliamo mettere subito in chiaro una cosa circa questo mino controller MIDI. Come avrete notato dal nom, c’è il termine “Professional”. Ebbene, secondo noi lo strumento non è adatto ai professionisti, non è in grado di rispondere alle esigenze di chi fa musica per professione e il prezzo dovrebbe far sorgere quantomeno il sospetto. 

Ci siamo andati giù pesante, vero, ma non fraintendeteci, non stiamo bocciando senza appello il controller. Andiamo ai tasti, che sono 25 se da un lato questo ci dice che le ottave sono poche, dall’altro si intuisce che lo strumento è abbastanza compatto da essere usato anche in viaggio oppure sistemarlo facilmente on stage quando si suona su un palco piccolo, cosa che si verifica sempre per i musicisti emergenti. 

Ci sono un bel po’ di controlli come il joystick a quattro vie utile alla gestione dinamica  di pitch bend e modulation. Troviamo, poi, otto pad retroilluminati che però riteniamo essere poco reattivi. Le otto manopole presenti, sono assegnabili a piacimento. Akai mette a disposizione per il download un software ma a quanto pare la procedura per scaricarlo è complessa.

 

Pro

Compatto: Il punto di forza di questo controller è da ricercarsi nelle sue dimensioni compatte grazie alle quali può essere usato in viaggio ma anche agevolmente quando ci si esibisce su palchi con poco spazio.

Costo: Riteniamo il prezzo di vendita del controller MIDI molto interessante. Una spesa così contenuta invoglia sicuramente all’acquisto.

 

Contro

Pad: Non possiamo nascondere una certa delusione per i pad. Motivo del nostro malcontento è la loro scarsa reattività.

Download: La procedura necessaria a scaricare il software messo a disposizione da Akai è troppo macchinosa.

Istruzioni: Il manuale d’uso presente nella confezione è striminzito e poco chiaro, non è stato di grande aiuto.

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Tastiera musicale USB

 

5. M-Audio Keystation 61 MK3 Tastiera Controller MIDI USB

 

La prima sensazione che abbiamo avuto con questa tastiera musicale USB è stata quella di un buon rapporto qualità/prezzo. I 61 tasti (chi lo desidera può prende anche la versione da 49 o 88) sono semipesati, sensibili alla velocity cosa che permette di cogliere le diverse sfumature derivanti dal tocco. 

Chi compra la tastiera ha la disponibilità di alcuni software  e piattaforme che sarebbero anche interessanti se l’accesso e tutto il processo di registrazioni fossero meno macchinosi, invece sono tante le persone ad essersi lamentate in merito. Sicuramente utile l’ingresso da ¼” per collegare il pedale del sustain che però, è bene dirlo, non è compreso nella confezione. 

Chi lo desidera, può abbinare come pedale lo SP2 che è il modello suggerito da M-Audio. Poco convincenti i materiali tanto è vero che se spulciate tra le recensioni in rete, l’aggettivo “plasticoso” comparirà più volte.

 

Pro

Estensione: La tastiera ha una buona estensione in termini di ottave, 61 tasti sono un numero più che sufficiente a soddisfare le esigenze dei musicisti ma se non dovessero bastare, c’è sempre la versione a 88 tasti.

Tasti dinamici: Ci sono piaciuti parecchio i tasti, grazie ai quali si possono cogliere tutte le sfumature delle note quando si suona.

 

Contro

Gestione complicata dei software: Quando si mette a disposizione degli utenti uno o più software per fare musica bisognerebbe preoccuparsi di agevolare al massimo il processo di registrazione e downloading.

Plasticosa: Non poche critiche sono state mosse ai materiali della tastiera. Non ha convinto la plastica, tanta e di discutibile qualità.

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Tastiera musicale Casio

 

6. Casio SA-77 Mini Tastiera Polifonica ad 8 Voci e 44 Tasti

 

La Casio SA-77 è una tastiera che vediamo principalmente tra le mani di ragazzini che magari devono farne uso a scuola. Piccola e facile da trasportare, può tranquillamente entrare in uno zaino. I tasti sono 44, non dinamici. 

Per quanto riguarda toni e ritmi, sono rispettivamente 50 e 100. La fedeltà dei suoni lascia a desiderare così come i materiali. Chi lo desidera può suonare ascoltandosi in cuffia. Diciamo che i limiti dello strumento erano intuibili quindi ci si può lamentare fino a un certo punto. Ciò che invece proprio non è andato giù agli utenti è l’assenza di un alimentatore. 

È vero, la tastiera musicale Casio può anche essere alimentata dalle batterie ma, considerato il prezzo, riteniamo che il cavo avrebbe potuto essere compreso, invece chi ne ha la necessità, dovrà comprarlo a parte.

 

Pro

Compatta: La tastiera ha dimensioni e peso ideali per essere portata a scuola dai ragazzi e seguire la lezione di musica: sta in uno zaino.

 

Contro

Cavo di alimentazione: Tra gli aspetti più criticati dai consumatori c’è l’assenza dell’alimentatore, un accessorio che visto il costo dello strumento, pur non proibitivo, ci si aspettava compreso nella confezione.

Materiali: La qualità è modesta, le plastiche sono di quelle parecchie economiche, tipiche di un giocattolo più che di uno strumento musicale.

Suoni: La fedeltà è pessima, anche da qui si vede che la tastiera è molto più simile a un giocattolo che a uno strumento.

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Tastiera musicale per bambini

 

7. Bontempi Tastiera 37 Tasti, 12 3780

 

La Bontempi è una tastiera musicale per bambini. Fondamentalmente è un giocattolo ma dobbiamo dire che ci sono stati genitori che l’hanno comprata per le lezioni di musica a scuola dei figli. Certamente è facile da trasportare, ha 37 tasti, dodici suoni (quattro sono di batteria) e sei ritmi. Troviamo, poi, cinque basi preregistrate. 

L’aspetto più interessante, a nostro avviso, è la presenza di una porta USB che permette di collegare una pendrive. Chi lo desidera può anche collegare un microfono che però non è compreso così com’è assente l’adattatore di rete. In mancanza, si può sfruttare l’alimentazione a batterie. 

Una cosa che avrebbe fatto comodo è l’ingresso per le cuffie che purtroppo manca. Tuttavia il volume della tastiera non è alto, anzi, se impostato al massimo il suono esce distorto. I materiali sono scadenti.

 

Pro

Porta USB: Confessiamo che la presenza della porta USB, utile al collegamento di una pendrive, ci ha sorpresi favorevolmente.

Trasportabile: La tastiera è comoda da trasportare, anche per questo molti genitori l’hanno comprata affinché i figli potessero portarla  a scuola e seguire le lezioni di musica.

 

Contro

Audio: La qualità è scadente, se si imposta il volume al massimo, il suono si distorce e questo non va affatto bene.

Ingresso cuffie: La sua assenza è ancor più grave se si pensa che c’è persino quello USB.

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Supporto per tastiera musicale

 

RockJam RJX29 Supporto per Tastiera Musicale

 

Il supporto per tastiera musicale RockJam si è messo in luce per la sua ottima stabilità.

È pieghevole e da chiuso può stare dietro una porta, sotto il letto oppure su un armadio, giusto per fare qualche esempio. Tutto ciò per dire che non è per nulla ingombrante.

L’altezza è regolabile in cinque posizioni.

Va detto che da seduti può capitare che le gambe cozzino contro la struttura.

C’è una cinghia di sicurezza che serve per fissare ancor meglio lo strumento al supporto, tuttavia per far ciò la tastiera deve essere compatibile, ossia presentare dei fori per l’inserimento delle viti.

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Guida all’acquisto – Come scegliere una buona tastiera?

 

Ci avete chiesto come scegliere una buona tastiera e quindi ci siamo messi subito al lavoro per realizzare una guida che possa darvi le risposte che cercate. Non ci siamo limitati a stilare un semplice elenco degli strumenti della migliore marca disponibili sul mercato ma abbiamo preferito mettere insieme una serie di consigli a carattere generale che possano permettere a voi lettori di individuare anche in totale autonomia quale tastiera comprare tra le tante offerte disponibili. 

Ad ogni modo è preferibile che, prima di prendere qualsiasi decisione, facciate una attenta comparazione tra i vari modelli al fine di individuare quello che faccia davvero al caso vostro. Approfittate, poi, dai pareri espressi online da altri consumatori come voi: queste esperienze dirette possono mettere in luce difetti (oltre che i pregi) che per ovvie ragioni un venditore tenderebbe a nascondervi.

Tastiera o pianoforte digitale

Crediamo sia il caso di cominciare marcando una differenza fondamentale al fine di evitare un acquisto sbagliato. Dire che una tastiera ha tasti bianchi e neri e funziona elettricamente è corretto (per quanto la descrizione sia piuttosto maccheronica) ma non sufficiente perché si potrebbe dire lo stesso di un pianoforte digitale. Allora come prima cosa bisogna imparare a distinguere tra i due strumenti. 

Come prima cosa un pianoforte digitale non ha mai meno di 76 tasti mentre le migliori tastiere del 2020 possono anche averne di meno. Chiaramente non è solo una questione di numeri di tasti. Un pianoforte acustico ha i tasti più simili a quelli di un pianoforte per dimensione e pesatura (la resistenza alla pressione esercitata dal dito di chi suona). Poi è chiaro che tastiere professionali offrono comunque una pesatura abbastanza realistica. 

Ora, se il vostro scopo è l’apprendimento pianistico ma almeno per il momento non potete permettervi un piano acustico, vuoi per mancanza di denaro oppure di spazio, dovete necessariamente prendere un pianoforte digitale e rinunciare alla migliore tastiera. Tenete comunque presente che si tratta di un ripiego perché chi vuol diventare pianista dovrebbe studiare su un pianoforte.

 

Per i più piccoli

Capita che a scuola si tengano corsi di musica extra durante le ore pomeridiane. In questo caso che tipo di tastiera serve? Beh, ci sono un paio di requisiti da tenere presente. Lo strumento deve essere semplice da trasportare per il ragazzino, dunque serve una tastiera compatta e leggera. L’importante è non scendere sotto i 37 tasti che, secondo noi, sono il minimo indispensabile. Lasciate perdere le tastiere con i tasti mini, a meno che non si parli di bambini, mentre per i ragazzi in età da scuola media non vanno bene.

 

Il budget

Quanto costa comprare una tastiera? Poco o molto, dipende se avete bisogno di uno strumento professionale oppure no. Il consiglio che possiamo darvi è che se avete davvero intenzione di imparare a suonare di puntare sicuramente su una buona tastiera, ma questo non vuol dire che debba essere professionale e quindi spendere oltre i 1.000 euro. 

Potete sicuramente prendere qualcosa di più economico, diciamo sui 600 euro e avere tra le mani una tastiera discreta con la quale cominciare ed eventualmente, se in futuro si presenterà la necessità, passare a qualcosa di miglio livello. Il budget, si riduce nel caso lo strumento vada suonato da un ragazzino (o ragazzina) che ancora non sa se si appassionerà.

Connettività

Valutate la connettività dello strumento. I modelli più recenti sicuramente consentono di interfacciarsi con il computer mediante porta USB, ma importanti sono anche un ingresso per le cuffie, eventuali porte MIDI In/Out e chiaramente uno o più ingressi per i pedali come quello del sustain. A proposito, il pedale del sustain non di rado è compreso con la tastiera. Resta da valutare se sia un pedale sufficientemente buono.

 

 

 

Domande frequenti

 

Quanto costa una tastiera musicale?

I prezzi di una tastiera musicale sono molto vari. Tutto dipende da cosa si cerca dallo strumento. Se si tratta di una tastiera per bambini possono bastare poche decine di euro. I modelli per dilettanti ma comunque adatti ai più grandi richiedono una spesa compresa tra i 100 e i 150 euro mentre modelli per chi ha già una certa dimestichezza richiedono un investimento compreso tra i 500 e i 700 euro. 

Con un migliaio di euro si può cominciare a parlare di tastiere per professionisti ma comunque di livello base mentre gli strumenti più avanzati adatti a chi si guadagna da vivere con la musica, vanno da circa 2.000 euro in su.

 

Come pulire una tastiera musicale?

Come prima cosa, la prevenzione è sempre meglio della cura. Con questo cosa vogliamo dire? Che la tastiera andrebbe tenuta in una custodia o comunque coperta per evitare il deposito di polvere. Poi, prima di suonare, bisognerebbe lavare le mani e avere a portata uno straccio per asciugare eventuale sudore che si genera mentre si suona. Per le macchie più resistenti si può usare un panno morbido leggermente imbevuto di alcool facendo molta attenzione ad evitare gocciolamenti della sostanza.

 

Come trasformare la tastiera del PC in una tastiera musicale?

Servendosi di uno dei tanti software musicali, la tastiera del computer può sostituirsi a quella musicale, anche se per ovvie ragioni non è una soluzione pratica e comoda.

 

Come collegare la tastiera musicale al PC?

È molto semplice. Innanzitutto la tastiera deve disporre di una porta USB, se presente, basta collegare il cavo. È preferibile che il collegamento avvenga prima dell’apertura del software per essere certi che lo strumento venga immediatamente riconosciuto.

 

Che cosa è il pedale sustain?

Molto spesso insieme alla tastiera è compreso un pedale, in altri casi lo strumento presenta solo un ingresso detto sustain. Di cosa si tratta? Innanzitutto spieghiamo cos’è il sustain? È la capacità dello strumento (dunque un discorso che non vale solo per le tastiere musicali) di mantenere il suono per un certo tempo. Nel caso delle tastiere il pedale serve proprio a prolungare il sustain del suono emesso. Chiaramente il pedale non va azionato a casaccio ma bisogna intervenire secondo le esigenze del brano e del musicista che vuole esprimersi con la musica.

 

 

 

Come utilizzare la tastiera

 

Dopo aver comprato la tastiera musicale, che poi l’acquisto dello strumento è il primo passo da compiere per imparare a suonarlo, c’è la fase successiva che è sempre più complicata del recarsi in un negozio con i soldi e uscire con la tastiera. Vediamo alcuni consigli.

 

 

Trovate un buon maestro

Non staremo qui a darvi lezioni di teoria musicale, insegnarvi scale ecc. Questo è un compito che spetta a un maestro, possibilmente uno bravo. Dunque, la prima mossa da fare è trovarne uno, possibilmente nelle vicinanze. L’alternativa è un metodo per autodidatta. Chiaro, è un ripiego ma è altrettanto vero che c’è chi, studiando da solo, è comunque riuscito a diventare un musicista affermato.

 

Attenti alla polvere

La polvere è nemica di tutti gli strumenti musicali, ecco perché dovete proteggere la vostra tastiera. Quando non suonate copritela con un telo, se ne vendono di appositi a prezzi bassissimi. Ancor meglio se potete tenere lo strumento in una custodia rigida, utilissima anche per il trasporto.

 

Servitevi di uno stand

Per suonare la tastiera conviene servirvi di uno stand piuttosto che appoggiarla su un tavolo. Regolate l’altezza in modo tale che possiate suonare comodamente sia da seduti sia in piedi. 

 

Amplificare il suono

Potreste aver necessità di maggior volume perché magari volete esibirvi dal vivo, in questo caso è necessario collegare alla tastiera un amplificatore per suddetto strumento.

 

 

Collegare la tastiera al computer

La maggior parte delle tastiere ha una porta USB che serve a stabilire un collegamento con il computer. In questo caso potete sfruttare tantissimi programmi musicali che vi permettono di registrare e provare nuove soluzioni musicali. Potete registrare più tracce in un unico brano, dunque realizzare anche arrangiamenti complessi, e aggiungere svariati strumenti. Tutto dipende dalle potenzialità del software in vostro poessesso.