Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Erroneamente ritenuto uno strumento ad esclusivo uso e consumo dei principianti, il flauto dolce richiede una buona preparazione per essere suonato ad alti livelli, tuttavia i rudimenti sono di facile apprendimento.

 

Vogliamo affrontare un argomento che riguarda moltissimi dei nostri lettori. Perché diciamo ciò? Ricordate le lezioni di musica alle scuole medie? La parte pratica, ovvero, l’imparare a suonare uno strumento prevedeva due possibili scelte: la diamonica o il flauto dolce. Quest’ultimo era quello più popolare, è quasi come se gli insegnanti spingessero per il flauto discriminando la diamonica. Ma perché il percorso didattico di educazione musicale prevedeva proprio il flauto?

Tra le ragioni c’è che è uno strumento adatto ai principianti: fin dal primo approccio, senza particolari difficoltà, si riesce a produrre un suono accettabile. Il flauto dolce non richiede particolare manutenzione, è facile da portare con sé e va benissimo anche per le mani piccole dei bambini. Insomma, sembra avere proprio tutte le caratteristiche per essere studiato a scuola, oltretutto senza comportare una spesa significativa per le famiglie poiché se ne trovano di economicissimi acquistabili anche presso cartolerie e altri esercizi che vendono articoli per la scuola. Poi è chiaro che i flauti che hanno un suono migliore costano di più.

 

Anche per professionisti?

Quanto detto fino ad ora non deve far incorrere in errore il lettore. Se da un lato il flauto dolce è utilissimo per imparare le basi della musica in modo relativamente semplice è altrettanto vero che per suonarlo con perizia e professionalmente è necessario un lungo studio volto all’approfondimento della teoria musicale e al padroneggiamento della tecnica di respirazione e dell’articolazione.

 

 

Tra legno e resina

Principalmente il flauto dolce può essere di legno oppure di resina sintetica. Un artigiano specializzato è in grado di realizzare ottimi flauti di legno. Il suono dipende dall’abilità del liutaio e dal legno. Due legni molto usati, ad esempio, sono l’acero e il pero che conferiscono allo strumento un suono pieno e morbido. Un buon suono lo si può ricavare anche dai flauti di resina ma questi sono più adatti ai bambini e agli studenti al loro primo flauto e con un budget ridotto.

 

La posizione

Come va tenuto il flauto dolce? Questo va mantenuto con le due mani, le braccia sono piegate. Le dita si muovono al fine di tappare con i polpastrelli i fori. Le dita delle mano sinistra chiudono i tre fori superiori e quello della parte posteriore mentre le dita della mano destra chiudono i restanti fori della parte inferiore. Le labbra si appoggiano sul becco per poi soffiare.  

È importante dosare la forza del soffio onde evitare di ottenere un suono stridulo. Fate in modo che il flusso d’aria sia continuo e leggero. 

 

La riproduzione delle note

C’è più di un modo per produrre le note; vediamo il più semplice di tutti. Con il flauto si possono suonare le seguenti note che sono Si, La, Sol, Fa, Mi, Re basso e alto, Do basso e alto. Per ottenere il Si, bisogna chiudere il primo foro mentre chiudendo il secondo si ottiene il La. Per il Sol si chiude il terzo foro. Se si chiude il quarto foro si ha la nota Fa. Chiudendo sesto o settimo foro si ottengono le note Re basso e Do basso. Per suonare il Mi si chiude il quinto foro. 

In aggiunta, per riprodurre le note sopra indicate, bisogna chiudere sempre il foro posteriore. Ma abbiamo detto che si possono suonare anche il Do e il Re alto. Nel primo caso si chiude il secondo foro mentre nel secondo si chiude esclusivamente il foro posteriore.

 

 

La diteggiatura barocca o tedesca

Se avete deciso di comprare un esemplare di questo strumento non dovete limitarvi a scegliere il flauto più venduto
(i migliori modelli), dovete valutare anche il tipo di diteggiatura. Questa può essere tedesca o barocca. Per i principianti è preferibile un flauto con diteggiatura tedesca poiché più semplice. Tuttavia per tutti quei brani che presentano dei passaggi cromatici di una certa complessità serve un flauto con diteggiatura barocca. Ma come si distingue un flauto con diteggiatura tedesca da una barocca? Il flauto con diteggiatura tedesca ha il quinto foro più piccolo mentre in quello barocco è il quarto foro a essere più piccolo.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Il flauto ha saputo ricavarsi il suo spazio nella musica rock, soprattutto in ambito prog: andiamo alla scoperta di Jethro Tull e altre band che ne hanno fatto uso.

 

Contrariamente a quanti molti pensano, il rock nelle sue svariate ramificazioni è un genere musicale aperto alle contaminazioni e non di rado si utilizzano strumenti che potrebbero essere ritenuti quantomeno inusuali. Al fianco della formazione classica che prevede voce, chitarra, batteria e basso, ci può essere spazio anche per i migliori flauti. Non ci credete? Stiamo inventando tutto? Vi dimostreremo che non è così. Di seguito trovate una selezione di brani dove il flauto è presente: in alcuni casi ricopre un ruolo marginale mentre in altri la sua presenza si fa sentire, eccome.

 

Locomotive Breath (Jethro Tull)

Quando si parla di musica rock e flauto è impossibile non citare i Jethro Tull di Ian Anderson, carismatico vocalist nonché flautista. Abbiamo scelto Locomotive Breath, brano tratto da quello che probabilmente è riconosciuto come il disco di maggior successo: Aqualung. L’importanza di Locomotive Breath è tale da avere l’onore di chiudere i live set della band. Si tratta di un brano che i fan adorano.

 

My God (Jethro Tull)

Sempre sul fondamentale Aqualung troviamo My God, un pezzo caratterizzato da vari cambi di ritmo. La canzone è tra quelle più note e, neanche a dirlo, amate dai fan. Grande risalto è dato al flauto con un assolo centrale.

 

 

Ruby Tuesday (Rolling Stones)

Quando nel 1967 i Rolling Stones pubblicarono per il mercato statunitense Between the Buttons, inserirono la track Ruby Tuesday. Qui il flauto è lasciato un po’ sullo sfondo ma è comunque presente e ben distinguibile.

 

Stairway to Heaven (Led Zeppelin)

Come non citare la fantastica Stairway to Heaven dei Led Zeppelin? Il brano fa parte dell’album Led Zeppelin IV del 1971. È opinione diffusa che questo sia uno dei brani più belli della storia del rock e noi siamo d’accordo con quanti la pensano così. Il flauto dolce si sente fin da subito, in studio fu suonato dal bassista John Paul Jones.

 

Inis Mona (Eluveitie)

Nel 2008 gli Svizzeri Eluveitie pubblicarono l’album Slania che comprende uno dei brani più famosi della folk metal band: Inis Mona. Non si tratta dell’unico pezzo dove si può ascoltare il flauto ma lo abbiamo scelto appunto perché tra i più noti. Oltretutto gli Eluveitie impiegano anche altri strumenti particolari come gaita, cornamuse, mandolino, ghironda ecc.

 

Dancing With the Moonlit Knight (Genesis)

Nel 1973 i Genesis diedero alle stampe Selling England by the Pound, uno dei dischi di maggior successo della band guidata da Peter Gabriel e Phil Collins. È il primo a suonare il flauto. Dal disco abbiamo scelto la canzone Dancing with the moonlit che, nonostante i suoi 8 minuti di durata, non è neanche la più lunga del disco.

 

I Talk to the Wind (King Crimson)

Ian McDonald interviene con il flauto nella ballad I Talk To The Wind, pezzo presente su In the Court of King Crimson del 1969. Il disco è ritenuto tra i migliori lavori usciti in ambito prog rock ed è un must per tutti i fan del genere. Secondo la critica questo album va ben oltre i confini della musica rock in quanto pesca dal jazz dalla classica.

 

Rainmaker (Traffic)

Un’altra band che fa uso del flauto nella sua musica sono i Traffic, prog band rock proveniente da Birmingham, città che ha regalato al mondo non poche band di fama mondiale, soprattutto in ambito rock. Abbiamo scelto Rainmaker tratta dal quinto studio album The Low Spark of High Heeled Boys del 1971.

 

 

John Barleycorn (Traffic)

Sempre dei Traffic abbiamo scelto la canzone John Barleycorn tratta dal disco John Barleycorn Must Die. L’album vide la luce nel 1970 ed è un perfetto connubio tra folk, jazz e rock. La band pare mettere da parte la componente progressive per dare maggior corposità al sound. Ma c’è anche un’altra possibile spiegazione. Inizialmente doveva essere l’album solista di Steve Winwood che probabilmente voleva anche tracciare una linea di demarcazione con quanto fatto con i Traffic prima della momentanea separazione.

 

La carrozza di Hans (P.F.M.)

Crediamo nessuno possa smentirci se diciamo che la P.F.M. sia stata la migliore prog rock band italiana, stimata anche all’estero. La carrozza di Hans è tratta dal debut album Storia di un minuto, pubblicato nel 1971, disco sul quale c’è anche la più famosa Impressioni di settembre.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Non è facile scegliere quando a disposizione ci sono centinaia di opere e brani eseguibili con il flauto. Adesso però potete prendere spunto dalla nostra selezione.

 

Un flautista che si rispetti deve avere un buon repertorio dal quale attingere in caso di esibizioni. Chiaramente, almeno agli inizi, questo sarà esiguo, limitato per numero di brano e autori ma è auspicabile che il repertorio diventi sempre più consistente con il passare del tempo. Capita spesso che uno o più brani possano sfuggire al flautista; è nostra intenzione, con questo articolo, suggerire alcune opere che a pieno titolo possono far parte di una selezione di pezzi sui quali esercitarsi ma soprattutto mettersi in mostra al cospetto degli ascoltatori. I brani che vi proporremo di qui a breve non sempre sono stati inizialmente pensati per il miglior flauto, tuttavia possono tranquillamente essere eseguiti con questo strumento.

 

1 – Rosamunde (Franz Schubert) 

Abbiamo scelto di cominciare con un brano del compositore austriaco Franz Schubert: Rosamunde. Questa è un dramma scritto da Helmina von Chézy famoso principalmente per la musica. Purtroppo per l’autrice la messa in scena del dramma non fu un successo; la prima fu il 20 dicembre del 1823, in quel di Vienna, presso il Theatre an der Wien. Vista la scarsa affluenza di pubblico ci fu una sola replica il giorno seguente. Il brano, per essere eseguito, richiede una buona preparazione di base.

 

2 – Sonate per flauto e clavicembalo (Johann Sebastian Bach)

Si tratta di sei composizioni ritenute essere opera di Johann Sebastian Bach. In merito alle loro origini non si sa molto. Ad esempio non è noto per quale occasione il musicista tedesco le compose e tantomeno si conosce l’anno. Vi diremo di più: non tutti i musicologi sono concordi della paternità di Bach per alcune di queste composizioni. In particolare vi proponiamo la Sonata in SI minore BWV 130 sulla quale non c’è alcun dubbio: è certamente opera di Bach come conferma l’esistenza dello spartito autografato dal compositore. La sonata è la riproposizione di una precedente composizione inizialmente scritta per oboe e basso continuo.

 

 

3 – Il volo del calabrone (Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov)

Il volo del calabrone è un brano celebre e richiede una certa dose di virtuosismo. Si tratta del terzo episodio de La Favola dello zar Saltan, un‘opera composta tra il 1899 e il 1900 da Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov. Ad accompagnare la composizione c’è anche un testo ma questo nella maggior parte dei casi è omesso. È opportuno precisare che questo brano non ha un titolo ma viene identificato come Il volo del calabrone per la scena che accompagna, ovvero, quando il protagonista viene trasformato in un insetto.

 

4 – Concerto per flauto e orchestra n.1 in sol maggiore K 313 (Wolfgang A. Mozart)

Il concerto fu scritto da Wolfgang A. Mozart durante i primi mesi del 1778. La composizione del musicista austriaco esalta le caratteristiche foniche del flauto che è sostenuto dall’orchestra. Questa, dunque, non gioca un mero ruolo di accompagnamento. L’opera fu realizzata su commissione di De Jean, un musicologo olandese appassionato di flauto.

 

5 – 12 fantasie per flauto solo (Georg Philipp Telemann)

Telemann pubblicò l’opera ad Amburgo tra il 1732 e il 1733. La struttura è ordinata per tonalità. Da notare la progressione (quasi) continua da La maggiore a Sol minore. Sono state volutamente evitate le tonalità più complicate per il flauto a una chiave. È interessante sottolineare come le dodici fantasie siano le sole composizioni risalenti al periodo barocco a comprendere pezzi che erano ritenuti impossibili per un flauto a una chiave che è uno strumento monofonico. A tale scopo Telemann si servì di una serie di espedienti.

 

6 – Concerto n°2 in Sol maggiore (François Devienne)

Non poteva mancare una composizione del compositore e flautista François Devienne. Il nome tradisce le sue origini francesi. Fu allievo di Felix Rault. Proveniente da Joinville, il suo nome ben presto divenne celebre a Parigi dove diede prova delle sue abilità di flautista ma eccelleva anche con il fagotto. In generale le sue composizioni sono parecchio note tra chi si dedica allo studio del flauto ma non al cosiddetto “grande pubblico”. Ad ogni modo François Devienne è considerato gran maestro e assolutamente non può mancare nel repertorio di quanti suonano il flauto.

 

7 – Concerto in Sol maggiore op 29 (Carl Stamitz) 

Esponente del classicismo, Stamitz era un violinista e compositore tedesco, anche se di origine ceca. Figlio del violinista Johann Stamitz ricevette fin da piccolo una educazione musicale. Se il padre fu il suo primo maestro, dopo la morte fu guidato da Christian Cannabich e Franz Xaver Richter. Stamitz scrisse diversi concerti per orchestra e strumenti solisti. Il concerto in Sol maggiore op 29 è un chiaro esempio.

 

8 – Concerto in Re maggiore (Franz Anton Hoffmeister)

Compositore austriaco dalla indubbia abilità fu allievo di Johann Georg Albrechtsberger, noto per essere stato il maestro di un altro genio della musica come Beethoven. Scrisse sessanta concerti, tra le altre opere. Di questi concerti, venticinque erano per flauto: abbiamo estratto Concerto in Re maggiore.

 

 

9 – Serenata op. 41 per flauto e pianoforte (Ludwig van Beethoven)

Questa serenata del celebre Beethoven è ritenuto un brano da eseguirsi all’aria aperta. L’opera è in sette movimenti, adatta per piacevoli ricorrenze e festeggiamenti, è caratterizzata da una semplicità di scrittura ed eleganza melodica.

 

10 – Concerto in Mi minore (Saverio Mercadante)

Concludiamo la selezione tributando un compositore italiano, Saverio Mercadante. Scrisse tantissime opere ma abbiamo pensato di proporre ai flautisti una in particolare: il Concerto in Mi minore.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Cosa c’è da sapere prima di decidere di suonare il sassofono? La guida di un insegnante è fondamentale? Meglio lezioni individuali o collettive? Ne parliamo qui.

 

Vi piace il suono del sassofono e vi piacerebbe imparare a suonarlo, tuttavia non siete certi di esserne in grado. Avete tanti dubbi sulle possibili difficoltà e problemi vai nei quali potreste incorrere. Un buon sassofono, poi, non costa poco e sarebbe uno spreco di denaro se alla fine restasse a prendere polvere. Insomma, queste e altre motivazioni vi frenano un po’. È comprensibile. Oltretutto, serve un maestro? Se ne può fare a meno? Comprare un metodo e studiare da autodidatta è possibile? Con il nostro articolo cercheremo di risolvere quanto è più possibile i vostri dubbi al fine di aiutarvi a capire se siete davvero convinti di imparare a suonare il sax oppure no.

 

Insegnante sì oppure no

Probabilmente la risposta alla domanda se è un bene affidarsi a un insegnante la conoscete già. Sapete, infatti, che non c’è niente di meglio per imparare a suonare un qualsiasi strumento. Che poi si tratti di seguire lezioni individuali oppure frequentare una scuola è una questione da valutare anche in base alle specifiche esigenze. Resta il fatto che avere una valida guida è importante, soprattutto se si vuole studiare seriamente lo strumento e magari diventare un musicista degno di essere definito tale, quindi con abilità tecnica e profonda conoscenza della teoria musicale. 

Ok, vi siete convinti. Volete un insegnante, ottima scelta. Qui sorgono altri problemi, volendo mettere da parte la questione economica che pur non è di poco conto, bisogna innanzitutto trovare un buon insegnante, cosa meno semplice di quanto sembri e possibilmente nelle vicinanze di casa. Ecco, magari prima di comprare il sassofono, informatevi sulla disponibilità di insegnanti in zona o comunque presente in un certo numero di km che siete disposti a fare pur di inseguire la vostra passione. Una volta trovato l’insegnante giusto per voi, chiedetegli consigli sullo strumento da comprare, la sua esperienza sarà fondamentale nell’evitarvi un acquisto sbagliato.

 

 

Quale sassofono

Non essendoci un solo tipo di sassofono, è necessario sceglierne uno, almeno per cominciare. Le possibili soluzioni sono il soprano, il sassofono alto, tenore e baritono. Le caratteristiche fisiche giocano un ruolo nella scelta del sassofono. Ad esempio se tenore e il baritono sono scomodi da suonare per persone che hanno una corporatura esile o magari le mani piccole. Il sassofono soprano non deve ingannare per le sue dimensioni più piccole perché più degli altri richiede esercitare una maggior pressione durante la fase di emissione dell’aria.

 

L’ancia

Il fatto che quando comprate un sassofono (ecco i migliori modelli) questo sia completo di ancia, non significa che questa vada bene, anzi, nella maggior parte dei casi va cambiata. Per capirlo, però, il giovane studente deve poter fare un confronto con altre ance di differente gradazione: si comincia con quella più morbida e si procede con le più dure. La durezza è indicata da un numero che va da 1,5 in su. 

Il principiante non dovrebbe avere a disposizione tutte le ance comprese tra la durezza minima che è appunto di 1,5 e la numero 3. Per evitare spese eccessive conviene comprare quelle sfuse anche se non tutte le marche le vendono in questo formato. Per esempio Vandoren impacchetta singolarmente le ance, evitando così di comprare un pacco da 10.

 

 

La questione dell’età

Quando si tratta di imparae a  suonare uno strumento si pone sempre la questione dell’età: sono troppo vecchio per imparare? Mio figlio è troppo piccolo per il sassofono? Se escludiamo i limiti fisici che ad esempio potrebbe avere un bimbo troppo piccolo, è nostra convinzione che l’età, in nessun caso, costituisca un ostacolo. 

È chiaro che imparare seriamente a suonare uno strumento richieda tanto studio, quindi per diventare musicisti è opportuno iniziare da giovanissimi per non dire piccoli. Insomma, iniziare a quarant’anni, non esclude la possibilità che nel giro di 20 anni diventerete grandissimi sassofonisti, peccato che per allora avrete 60 anni, un po’ tardi per una carriera musicale di alto livello. Ma affrontiamo la faccenda dei più piccoli che soprattutto per uno strumento un po’ ingombrante come il sassofono, impone un attimo di riflessione ai genitori. È chiaro che un bimbo di 6 o 7 anni non può reggere un sassofono baritono ma può comunque iniziare con un sax soprano curvo.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Venite allo scoperta di alcuni dei sassofonisti più influenti della storia: i grandi maestri del sax sono concentrati in questo articolo.

 

Se state spulciando tra i sassofoni venduti online, forse è perché siete rimasti folgorati da un grande sassofonista del passato, lontano o recente oppure da qualcuno ancora in piena attività. Magari, invece, vi state appena avvicinando a questo strumento e vorreste alcune dritte su qualche musicista da scoprire. Qualunque siano le vostre motivazioni vogliamo presentarvi alcuni sassofonisti meritevoli della vostra (e nostra attenzione). Chiaramente questo è quello che in statistica si chiamerebbe campione non rappresentativo perché 10 è un numero esiguo ma non preoccupatevi perché la qualità è comunque tanta.

 

Coleman Hawkins

Cominciamo con Coleman Hawkins perché è unanimemente riconosciuto come il padre del sassofono jazz. Molti ritengono che si debba a lui l’identificazione del sassofono con il jazz. Nato il 21 novembre del 1904 a St Joseph, trascorse la gioventù tra Chicago e Topeka. Si diplomò in musica e iniziò la sua carriera di musicista in Kansas per poi stabilirsi a New York dove ebbe l’occasione di frequentare Louis Armstrong. La sua versione di Body and Soul è ritenuto un classico assoluto della musica jazz.

 

 

Lester Young

Lester Young può essere considerato come l’antagonista di Coleman Hawkins. Di Young è esaltato il suo stile molto personale ed è stato fonte d’ispirazione per quei jazzisti che successivamente hanno dato vita a due rami del jazz: il cool jazz e il bebop. Classe 1909, passò l’infanzia a New Orleans, patria della musica nera; già a dieci anni entrò a far parte dell’orchestra del padre che di professione faceva l’operaio ma il suo primo strumento non fu il sassofono bensì la batteria.

 

Stan Getz

Stan Getz è stato uno degli esponenti di spicco della scena cool jazz in fatto di sassofonisti. La sua carriera di musicista professionista iniziò molto presto, quando aveva 16, con il trombettista Jack Teagarden. Seguirono altre importanti collaborazioni con l’orchestra di Stan Kenton e Benny Goodman. Il periodo più prolifico della sua carriera è senza dubbio quello tra il 1955 e il 1961 durante il quale pubblica nove lavori discografici adorati da critica e pubblico. Seguì un periodo non fortunatissimo al quale Stan Getz provò a reagire cimentandosi con la bossa nova.

 

sassofonisti famosi, sassofonisti jazz

Breve descrizione di dieci sassofonisti che hanno fatto la storia

 

Charlie Parker

Charlie Parker oltre a essere stato un grande sassofonista jazz dalla tecnica sopraffina, ha il merito di essere stato uno dei padri del Bebop.

Dopo essersi stabilito nella “Grande Mela” nel 1947, lui che già aveva alle spalle una buona carriera, cominciò a collaborare con gli artisti più influenti della della scena newyorkese. Parker, come molti altri jazzisti della sua epoca, ebbe problemi di droga, faceva uso di eroina e sebbene la causa ufficiale del decesso fu la polmonite, in tanti ritengono che  a ucciderlo fu una overdose. La droga e gli altri eccessi segnarono talmente la sua vita che il medico legale aveva stimato la sua età in circa 53 anni. Quando Charlie Parker morì, invece, ne aveva soltanto 34.

 

John Coltrane

John Coltrane merita di stare nell’Olimpo dei sassofonisti visto che fu anche un innovatore. A lui, infatti, si deve la tecnica Sheets of Sound. Gli assoli che eseguiva si caratterizzavano per lunghezza e velocità; era come se le note che uscivano dal suo sax si fondessero tra loro. Pur essendo un virtuoso, sapeva bene (a differenza di altri) che la tecnica doveva stare al servizio della musica e non viceversa.

 

Sonny Rollins

In campo Hard Bop il vecchio Sonny Rollins ha ben pochi rivali. Il suo approccio è aggressivo e innovativo. L’educazione musicale è sempre stato un caposaldo per tutta la sua famiglia tanto è vero che non solo lui ha studiato musica ma anche i fratelli e le sorelle. Un simile contesto ha favorito non poco questo straordinario sassofonista e compositore. Nato nel 1930, sul finire degli anni ‘40 era già considerato una celebrità.

 

Michael Brecker

Tra i sassofonisti venuti fuori negli anni ‘80 Michael Brecker è stato tra i migliori, se non il migliore di quel periodo. Originario di Philadelphia, pur avendo solide basi jazz e una passione innegabile per Coltrane, Brecker non disprezzava la musica pop, rock e le sperimentazioni; ad esempio negli anni 90 si dedicò all’uso dell’Electronic Wind Instrument che può essere considerato come un sax soprano elettronico con il quale si possono usare suoni campionati. Insomma, non si può dire che fosse un integralista del jazz. La leucemia se lo portò via a 57 anni.

 

Wayne Shorter

Figlio di un grande appassionato di musica jazz, seppur come semplice ascoltatore, ben presto Wayne Shorter familiarizza con questo genere musicale. È cresciuto ascoltando musicisti come Lester Young, Coleman Hawkins e Charlie Parker ma in lui, almeno durante la prima parte della sua carriera, è Coltrane l’influenza più evidente. Dall’ingombrante ombra si libera successivamente sviluppando uno stile più personale pur sempre facendo tesoro dei maestri della sua giovinezza.

 

Gerry Mulligan

Newyorkese DOC, classe 1927, Gerry Mulligan è stato tra i fondatori della corrente cool jazz. Sebbene il suo strumento principale sia il sax baritono, fin da giovane si è cimentato con diversi strumenti. La sua abilità si rispecchia anche nelle tantissime collaborazioni con la maggior parte dei grandi musicisti del suo tempo. Aveva un legame particolare con l’Italia e in particolare Milano dove visse e dove trovo moglie. Le sue apparizioni al Capolinea, storico locale jazz del capoluogo lombardo, erano tutt’altro che sporadiche e spesso jammava con i musicisti presenti al club.

 

 

Phil Woods

Formatosi con Lennie Tristano e presso la Juilliard School dove ha conseguito il diploma in clarinetto (non c’era una classe di sassofono), diventò celebre grazie alla sua partecipazione con l’orchestra di Dizzy Gillespie. Da lì in poi seguono svariate collaborazioni e progetti vari, anche in Europa.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Abbiamo immaginato per i nostri lettori una ipotetica compilation dove l’unico protagonista è il sassofono: buon ascolto.

 

Il sassofono è uno strumento che pur avendo avuto un grandissimo protagonismo soprattutto nella musica jazz, è comunque riuscito a ritagliarsi il suo spazio nei generi musicali più disparati e i brani dove gioca un ruolo da protagonista oppure da semplice comparsa, tanto per usare un termine caro al cinema, sono tanti. Noi ve ne presentiamo dieci e credeteci, la selezione non è stata semplice. 

Siamo certi che qualcuno resterà deluso per qualche esclusione eccellente e ce ne scusiamo fin da ora, altri invece, magari saranno d’accordo con noi nella scelta dei pezzi. Anzi, che siate d’accordo o meno con noi, fatecelo sapere. Ma basta chiacchiere e andiamo a scoprire le dieci canzoni famose con il sassofono più venduto.

 

Careless Whisper (George Michael)

Cominciare con Careless Whisper è d’obbligo essendo un pezzo noto a chi non è un appassionato di sax, oltretutto è presente in più film. Il brano è cantato e scritto da George Michael insieme al compagno degli Wham! Andrew Ridgeley. Il sax, invece, è suonato da Steve Gregory. Per capire l’impatto che ebbe questo brano basti pensare che dalla sua uscita ci mise due settimane a raggiungere il primo posto della classifica dei singoli in UK dopo aver esordito al dodicesimo posto.

 

Songbird (Kenny G)

Songbird rappresenta l’apice del successo ottenuto da Kenny G. Il brano fa parte dell’album Duotones pubblicato nel 1986, per essere più precisi è la canzone di apertura. Il singolo raggiunse la quarta posizione di Billboard. È un brano che piacerà ai fan di smooth jazz, meno ai puristi del jazz.

 

 

Body and Soul (Coleman Hawkins)

Body and Soul è un brano jazz registrato originariamente da Louis Armstrong ma è stata scritta da Robert Sour, Frank Eyton e Johnny Green per Gertrude Lawrence. Sono stati tanti i jazzisti che ne hanno proposto una loro versione. Coleman Hawkins ne ha fatto una versione strumentale per sassofono.

 

Take Five (Dave Brubeck Quartet)

Questo è un brano che a molti di voi sarà noto anche se magari non siete addentro alla scena cool jazz. Take Five è un brano del 1956 suonato dal Dave Brubeck Quartet, scritta da Paul Desmond che era il sassofonista del quartetto. A onor di cronaca va sottolineato come lo stesso Dave Brubeck ebbe un ruolo fondamentale nella realizzazione del brano avendone curato l’arrangiamento e altri aspetti, tuttavia, anche in nome della profonda amicizia che lo legava a Desmond, decise di lasciare a lui la paternità del brano.

 

Here’s that Rainy Day (Stan Getz)

Here’s that Rainy Day è uno dei brani più famosi di Jimmy Van Heusen e fu pubblicato nel 1953. Proprio perché famoso, il brano è stato ripreso da più artisti. Tra questi c’è Stan Getz che ha fatto una cover per sassofono.

 

Just Friends (Charlie Parker) 

Just Friends è un brano molto noto agli appassionati di Jazz. Il pezzo fu scritto nel 1931 da John Klenner e fu ripreso per il suo disco Charlie Parker with strings del 1949. Gli amanti del genere sicuramente gradiranno.

 

In alto alcuni dei brani più noti agli amanti del sax

 

Theme For Ernie (John Coltrane)

Ancora jazz con John Coltrane e la song Theme for Ernie presente sull’album del 1958 Soultrane. Il brano è un omaggio a Ernie Henry, talentuoso sassofonista di Dizzy Gillespie morto a soli 31 anni in seguito a un’overdose di eroina.

 

St. Thomas (Sonny Rollins)

È un brano calypso/jazz, tra i più celebri eseguiti da Sonny Rollins. St. Thomas, dedicato all’omonima isola, in realtà è una riproposizione di una canzone folk inglese, The Lincolnshire Poacher, molto nota a Sonny Rollins in quanto la madre gliela cantava da bambino per farlo addormentare.

 

 

Escher Sketch (Michael Brecker)

Michael Brecker è stato uno dei sassofonisti più importanti della scena jazz. È stato fonte di grande ispirazione per molti sassofonisti dagli anni ‘80 in poi e non solo; basti pensare alle tante illustri collaborazioni con artisti che non facevano parte del circuito jazz come gli Aerosmith, Lou Reed, Dire Straits e tanti altri. Morto a soli 57 anni in seguito alla leucemia, ha lasciato una grande eredità di cui Escher Sketch ne fa parte a pieno titolo.

 

Footprints (Wayne Shorter)

Footprints è un altro brano classico del jazz. Lo troviamo sull’album Adam’s Apple di Wayne Shorter, pubblicato nel 1966. Ci piace sottolineare che in questo disco Shorter è accompagnato da musicisti del calibro di Herbie Hancock al pianoforte, Reggie Workman al contrabbasso e Joe Chambers alla batteria.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Abile costruttore di strumenti a fiato, musicista e professore di musica invidiato dai colleghi e persino boicottato con le cattiva maniere.

 

Se oggi siete possessori del miglior sassofono lo dovete a un uomo in particolare ma prima di svelarvi il suo nome, vi siete mai chiesti perché spesso sassofono di abbrevia con sax? Credeteci, la domanda è strettamente collegata al suo inventore. Lo strumento di cui siete appassionati è frutto della mente di Adolphe Sax. Ci sembra giusto raccontarvi la sua storia, visto la grande importanza che ricopre per la musica.

 

Sulle orme del padre

Nato a Diant, cittadina del Belgio francofono, il 6 novembre del 1814 Antoine-Joseph Sax era il maggiore di undici fratelli. È un figlio d’arte poiché suo padre, che si chiamava Charles-Joseph, lavorava a Bruxelles come costruttore di numerosi strumenti a fiato, come fagotti, flauti e clarinetti.

Ben presto Adolphe, come preferiva farsi chiamare, cominciò a lavorare con il padre e maestro, a 16 anni espose i flauti e clarinetti da lui costruiti all’Esposizione Industriale Belga. L’inventiva del giovane Adolphe si manifestò già nel 1833 quando brevettò il Cor omnitonique e un anno dopo il clarinetto basso. Nel 1928 si iscrisse all’Ecole Royale de Musique a Bruxelles dove studiò flauto, clarinetto e armonia.

 

 

La legge acustica

Nel 1842 Sax si trasferì  a Parigi. In questa fase il suo lavoro si concentrò sugli ottoni a pistoni che brevettò nel 1843. Gli strumenti furono molto apprezzati per i grandi vantaggi che avevano rispetto a strumenti analoghi. Questi vennero detti saxhorns e furono seguiti dai cosiddetti saxtrombe e saxtube.

Il 1844 è un anno importante perché Sax elaborò la sua Legge Acustica secondo la quale “la timbrica di ogni singolo suono è stabilita non tanto dal materiale con cui è fatto il corpo che contiene la colonna d’aria bensì dalle proporzioni della stessa”. Tale legge consentì di migliorare notevolmente l’intonazione degli strumenti, il timbro e l’estensione.

 

Una sfida tra bande

In un certo senso Adolphe Sax può essere considerato anche un precursore dei talent show. Sebbene la TV non esistesse ancora (e per fortuna anche certi programmi), Adolphe organizzò una sfida tra due bande musicali militari. Quello, infatti, era un mercato cui Sax, evidentemente anche abile imprenditore, puntava con decisione.

Tuttavia ottenere le commesse era un compito arduo quindi decise di dare prova della superiorità dei suoi strumenti. Da un lato c’era una banda di 45 elementi che suonava strumenti tradizionali, dall’altro una banda che di elementi ne aveva 38 ma che suonava gli strumenti inventati o perfezionati da Sax. Testimoni della sfida che si tenne il 22 aprile del 1845 (al Champ de Mars), furono 20mila spettatori e una giuria di esperti. A vincere fu la banda di Sax.

 

Il sassofono

Nonostante i tanti strumenti inventati o modificati, il più celebre è senza ombra di dubbio il sassofono. Sax ottenne lo strumento unendo l’imboccatura ad ancia del clarinetto a un sistema di chiavi preso anch’esso da quest’ultimo. Inoltre prese spunto dall’oboe, dal flauto e da un canneggio conico interamente realizzato in metallo. Il volume del suono ottenuto da questo strumento ibrido era molto presente e paragonabile a quello degli ottoni pur appartenendo ai legni dei quale mutuava la flessibilità dal punto di vista tecnico. 

Il gruppo completo, composto da contralto, sopranino, soprano, tenore,  basso, baritono e contrabbasso fu brevettato nel 1846. Nel 1857 (e fino al 1870), Sax divenne il primo insegnante di sassofono in assoluto a lavorare per il Conservatorio Superiore con sede a Parigi.

 

Il boicottaggio

L’attività di Sax fu più volte messa a dura prova a causa del boicottaggio di alcuni colleghi, evidentemente invidiosi della sua bravura. Più volte la sua azienda fu data alle fiamme, gli incendi erano di chiara matrice dolosa. Sax dava lavoro a 200 dipendenti, alcuni furono minacciati, altri allettati da proposte economiche per lasciare il lavoro. Lo stesso Sax fu vittima di aggressioni e fu portato in tribunale.

A tutto ciò si aggiunse un cancro alla bocca dal quale guarì. Il boicottaggio continuo lo ridusse in miseria e fu così che morì a parigi nel 1894.

 

 

Dopo la morte

La fama di Sax, soprattutto del sassofono, continuò a crescere dopo la sua morte. IL sassofono divenne molto popolare negli Stati Uniti, tra i jazzisti. È interessante riportare una frase di Joy Santy del museo degli strumenti musicali di Bruxelles: “I musicisti jazz suonano come se cantassero e il sax è il miglior strumento per farlo. Si può piangere, parlare e gridare nel sassofono, proprio come con la voce”.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Scopriamo il primo approccio a questo strumento, impariamo le sue componenti e le nozioni fondamentali che ogni principiante deve conoscere.

 

Avete visto un famoso flautista suonare ed è stato subito colpo di fulmine, non per il flautista ma per il suo strumento. Avete deciso: volete imparare a suonarlo. Perfetto ma sappiate che c’è tanto lavoro da fare e voi dovete partire da zero. Ispirarvi a quel virtuoso che vi ha conquistato può essere da stimolo ma può anche scoraggiarvi. Dovete sapere che l’importante è fare un passo alla volta, procedere con gradualità e con il giusto impegno, la necessaria dedizione, riuscirete a suonare il flauto. Con questo non vogliamo dire che diventerete bravi come il suddetto flautista, anche se ve lo auguriamo. La prima cosa è comprare il flauto traverso più venduto.

 

I componenti del flauto traverso

È fondamentale conoscere lo strumento dal punto di vista strutturale. Il flauto traverso si compone di tre parti: la testata, il corpo e il trombino altrimenti detto piede. La testata comprende la boccola che, in sostanza, è l’imboccatura. Dunque, come notate non c’è il bocchino che invece troviamo in altri strumenti a fiato, ciò significa che la boccola non va sostituita periodicamente. Una delle domande più frequenti poste dai principianti è se esistono testate adatte a chi sta appena cominciando a suonare. La risposta è no. Piuttosto, una volta acquisita un bel po’ di esperienza, potreste avere l’esigenza di procurarvi una testata che vi dia un timbro particolare.

 

 

Meccaniche aperte o chiuse

C’è un aspetto costruttivo, al netto dei materiali, che marca le differenze tra flauti: le meccaniche. Queste possono essere con chiavi aperte oppure chiuse. Un principiante dovrebbe prediligere le meccaniche con chiavi aperte al fine di impostare la mano nel modo corretto. Per suonare, infatti, i fori vanno chiusi alla perfezione quindi lo studente dovrà mettere il massimo impegno nel posizionare le dita sui tasti e quindi le mani sul flauto.

 

La produzione del suono

Per produrre il suono le labbra devono essere appoggiate sulla boccola in modo tale da coprire parzialmente il foro di emissione. Al fine di prendere confidenza con la corretta posizione delle labbra, si soffia nella sola testata. Se non si è monitorati da un maestro, è utile eseguire l’esercizio stando di fronte a uno specchio al fine di controllare la posizione ed eventualmente correggerla. In un tempo breve, diciamo qualche ora di pratica, l’aspirante flautista è in grado di produrre i primi due suoni con la sola testata. 

Solo dopo questa fase si può procedere a montare il flauto per iniziare la pratica per la posizione corretta delle mani ma anche della postura del corpo; questo deve essere rilassato così come il viso che, molti principianti erroneamente, contraggono. Inutile dire che in questa fase un insegnante sarebbe in grado di correggere eventuali errori. Questa cosa non è da sottovalutare perché c’è il serio rischio che errori di postura diventino l’abitudine se non corretti in tempo.

 

La respirazione

Per suonare il flauto è necessario una insufflazione abbondante e un considerevole sostegno della colonna d’aria. Tutto ciò si ottiene grazie a un corretto uso della respirazione diaframmatica. Lo sviluppo della tecnica flautistica, infatti, si ottiene anche grazie a specifici esercizi volti a perfezionare l’emissione e la flessibilità tra le note con l’altezza che mano mano cresce.

 

Alcuni effetti

Dopo aver imparato a emettere le note, ci si può cimentare nella produzione di alcuni semplici effetti che sono molto utilizzati. Ad esempio legato e steccato si eseguono occludendo il flusso d’aria con la lingua. Per ottenere il doppio e il triplo steccato si alternano le consonanti T e K. Un altro effetto molto usato è il frullato. Vediamo come ottenerlo. In sostanza l’esecuzione richiede si soffiare pronunciando TR, VR o VR.

 

 

L’età giusta per cominciare

Ci si chiede a che età sia giusto cominciare  a studiare il flauto. Come nella maggior parte dei casi è sempre meglio cominciare da piccoli ma è ovvio che nulla vieta agli adulti di cominciare a prender elezioni. Torniamo ai piccoli. In questo caso l’età adatta è dagli 8 anni in poi. Dobbiamo segnalare che portare l’apparecchio per i denti complica le cose, anche se questo non significa che sia impossibile suonare il flauto in tali condizioni. 

In passato si era soliti far iniziare i bambini suonando l’ottavino perché più piccolo e le posizioni delle mani solo le stesse che per il flauto traverso (controllare qui la lista delle migliori offerte). Tuttavia l’emissione dell’ottavino è più complicata e modificare l’impostazione durante il passaggio al flauto non è una cosa così immediata. Con l’avvento delle testate curve grazie alle quali diminuisce la distanza tra la boccola e i tasti, l’uso del flauto fin da bambini e caldamente consigliato.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

Siete a corto di idee per mettere in piedi un repertorio di facile esecuzione? Allora prendete spunto dalla nostra selezione.

 

Non c’è canzone o quasi che non possa essere suonata con i migliori flauti traversi. Il vero problema è rappresentato dalla difficoltà di esecuzione del brano. In alcuni casi serve una tecnica  a livello avanzato, anche se in commercio si trovano spartiti semplificati per suonare musiche dei grandi compositori del passato. Quando si è agli inizi bisogna necessariamente cimentarsi con qualcosa di semplice; nonostante la banalità esecutiva è un buon sistema per fare pratica, esercitarsi per poi alzare sempre di più l’asticella. Dopotutto l’apprendimento di uno strumento deve essere progressivo, bisogna procedere per tappe. Adesso vi proporremo una serie di brani semplici che potete eseguire con il vostro flauto.

 

Un canto antico (Ennio Morricone)

Il primo brano che vogliamo suggerirvi è Un canto antico, scritto da Ennio Morricone. Il brano ha fatto da colonna sonora e canzone d’apertura per il film Perlasca. Ok magari dal punto di vista cinematografico si è visto di meglio ma indubbiamente le musiche erano il suo valore aggiunto. 

 

 

L’estasi dell’oro (Ennio Morricone)

Proseguiamo con un altro celebre (più del precedente) brano del maestro Ennio Morricone. L’estasi dell’oro fu composto per il film Il Buono, Il Brutto e il Cattivo di un altro grande maestro: il regista Sergio Leone. Il brano, in particolare, è ricordato per essere il sottofondo nella scena dove Tuco, interpretato da Eli Wallach, cerca nel cimitero la tomba dov’è nascosto l’oro.

 

Main Title (Ramin Djawadi)

Dite la verità, leggendo il titolo del brano avete strabuzzato gli occhi. Proprio non sapete di cosa si tratti. Come dite? Leggere il nome del compositore non vi è di aiuto? Le cose sono due: o non siete dei fan de Il Trono di Spade oppure non vi siete mai posto il problema di come si intitolasse la sigla della fortunata serie. È un brano che è stato coverizzato con gli strumenti più svariati e tra questi il flauto traverso è uno dei più adatti. Il pezzo, poi, è di facilissima esecuzione.

 

He’s a Pirate

Restiamo in campo cinematografico con un altro brano che in tanti riconoscono udendolo ma di cui pochi conoscono il titolo. Si tratta di He’s a Pirate che fa parte della colonna sonora de I Pirati dei Caraibi – La Maledizione della Prima Luna. Anche in questo caso parliamo di un brano molto semplice da eseguire e perfetto per il flauto traverso.

 

morricone, funiculì funiculà, havana

Ecco alcuni brani tradizionali e moderni per chi sta imparando a suonare il flauto traverso

 

My heart will go on 

Leggermente più impegnativo ma comunque ben lontano dall’essere di difficile esecuzione è il brano My heart will go on, cantato da Céline Dion e composto da Will Jennings (testo) e James Horner (musica). Il brano è famosissimo e come certamente saprete è la colonna sonora di Titanic, film del 1997 diretto da James Cameron e che ha visto nel ruolo di protagonista Leonardo di Caprio.

 

Funiculì Funiculà

Qualcosa di più movimentato? Allora che ne dite di un classico della canzone napoletana? Funiculì Funiculà è una canzone famosa in tutto il mondo. Fu composta nel 1880 dal giornalista Giuseppe Turco che si occupò del testo mentre la musica è opera di Luigi Denza. A ispirare il celebre brano fu l’apertura della funicolare del Vesuvio, costruita un anno prima.

 

The sound of silence (Simon and Garfunkel)

Chi non conosce The sound of silence di Simon and Garfunkel? Il brano fu scritto nel 1964 e ancora oggi capita di ascoltarlo in un film o magari in qualche pubblicità. Inoltre è stato coverizzato da diversi musicisti (notevole la versione dei Disturbed) e in tutte le salse. Chiaramente esistono varie versioni eseguite con il flauto traverso e, anche in questo caso, parliamo di un brano di facile esecuzione.

 

Someone like you (Adele)

Someone like you è un hit single di Adele; è presente sull’album 21 e di fatto è il brano di chiusura. Originariamente è stato scritto per pianoforte e voce ma si adatta molto bene all’esecuzione con il flauto.

 

 

Hallelujah (Leonard Cohen)

Hallelujah è diventata una sorta di tormentone nel 2016 in seguito alla morte del suo autore Leonard Cohen. Le cover non si contavano più, anche su YouTube c’è stata una vera invasione di ragazzi e ragazze, uomini e donne che proponevano la loro versione ora con voce a cappella, poi con chitarra, pianoforte e naturalmente con il flauto traverso. Se non ci avete ancora pensato, questo brano, pubblicato nel 1984 sull’album Various Positions, può far parte del vostro repertorio.

 

Havana (Camila Cabello)

Concludiamo con un brano di Camila Cabello: Havana. La song è tratta dal disco Camila pubblicato nel 2017. È il classico brano di pop latino facile da memorizzare e ancor di più da suonare.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25.09.20

 

La resa sonora di un flauto dipende dalla qualità dello strumento, che deve essere costruito da mani sapienti: scopriamo i marchi più prestigiosi.

 

La scelta del flauto traverso non è cosa semplice. Certo, quando si è agli inizi si possono prendere in considerazione anche produttori meno blasonati. Attenzione perché non stiamo dicendo di comprare flauti economici, tenete presente che per iniziare a studiare seriamente lo strumento e avere tra le mani qualcosa di decente dovreste spendere tra i 400 e i 600 euro. 

Quando però diventerete davvero bravi, magari dei professionisti, dei musicisti affermati, avrete bisogno del miglior flauto traverso. A quel punto anche la marca, il produttore, giocheranno un ruolo fondamentale anche perché presentarvi al pubblico con un flauto realizzato da un marchio non conosciuto non è un buon biglietto da visita. Vi proponiamo dieci marchi affermati tra i quali scegliere il vostro prossimo flauto.

 

Muramatsu Flute

La compagnia fu fondata da Koichi Muramatsu. È tra i produttori più antichi presenti sul mercato. La Muramatsu, infatti, realizza flauti fin dal 1923. Si tratta di strumenti esclusivi e molto ambiti dai grandi musicisti e fatti a mano da bravissimi artigiani. I materiali utilizzati sono di prim’ordine: si va dall’argento al platino passando per l’oro di diversa caratura. 

Per capire lo spirito di questo marchio è interessante riportare una frase celebre del fondatore, Koichi Muramatsu, che era solito dire che durante le pause in fabbrica bisognava esercitarsi suonando il flauto. Soltanto facendo così – riteneva l’abile artigiano – è possibile comprendere le richieste di tutti i flautisti. Muramatsu dai suoi collaboratori non prentende soltanto che siano ottimi artigiani ma anche ottimi flautisti. La ricerca e lo sviluppo per nuovi prototipi è un’opera costante al fine di produrre il miglior flauto possibile.

 

 

Miyazawa

Nel 1969 Masashi Miyazawa fondò l‘azienda che porta il suo nome (o cognome, se preferite). L’obiettivo fin dall’inizio è stato di trovare il perfetto punto d’incontro tra l’artigianato tradizionale e le nuove tecnologie. Fondamentale la collaborazione negli anni ‘70 con il flautista P.L. West che permise di adattare i flauti Miyazawa alle esigenze dei flautisti nordamericani: il risultato è stato l’impiego di nuove leghe, una nuova e ampia collezione di testate e la scala migliorata. Oggi flautisti di fama internazionale si affidano a questo marchio. Qualche esempio? Christian Artmann, Clare Southworth, Yanami Sakahashi e molti altri.

 

Haynes

Hynes realizza i suoi flauti secondo un metodo artigiano. Le sue tecniche e metodi di costruzione sono diventati veri e propri paradigmi cui poi hanno fatto riferimento altri produttori. Il marchio ha alle spalle una tradizione vecchia oltre 130 anni, quindi l’esperienza è davvero tanta. I flauti sono realizzati su commissione e naturalmente tutti fatti a mano con materiali di prim’ordine. Il suono dei flauti Haynes è unico e apprezzato da grandissimi flautisti di tutto il mondo.

 

Pearl Flute

Il Giappone era uscito con le ossa rotte dalla Seconda Guerra Mondiale, nonostante ciò nel 1946 stava prendendo vita un’azienda che presto avrebbe fatto parlare di sé: la Pearl Flute. Dietro questo importante marchio c’era Katsumi Yanagisawa. All’inizio l’azienda produceva supporti e accessori per gli strumenti musicali. Nel 1969 la Pearl realizzò il suo primo flauto. Da quel momento c’è stata una costante opera di ricerca nel realizzare strumenti dal meccanismo perfetto. Un perfezione che ha conquistato flautisti del calibro di Ned McGowan, Daniela Koch, Patricia de No, Herve Hotier e Juan Jesus Silguero, tra gli altri.

 

Azumi

I Flauti Azumi si caratterizzano per il suono aperto e brillante. Sono realizzati dall’artigiano giapponese Shuichi Tanaka che si avvale dell’aiuto di pochi ma fidati collaboratori. Si è formato presso i grandi maestri giapponesi: ha fatto esperienza presso la Muramatsu, per poi passare alla Miyazawa dove ha ricoperto un ruolo manageriale e infine alla Takumi prima di realizzare la sua personale azienda.

 

Altus

C’è uno stretto legame tra Altus e Azuni anche se possiamo parlare di due marchi distinti o se preferite, possiamo parlare di due gamme. Altus nasce dalla proficua collaborazione tra Shuichi Tanaka e il flautista William Bennet. I flauti Altus sono fatti a mano, realizzati con tecniche moderne hanno però un look vintage. L’intonazione è eccellente, ottimi gli armonici e il registro è bilanciato.

 

Yamaha

Indubbiamente Yamaha è un marchio più commerciale di quelli visti fino a questo momento, tuttavia ha una linea di flauti traversi (e strumenti a fiato) professionali di tutto rispetto. I più esigenti possono guardare con fiducia alla serie handmade, molto apprezzata anche da noti artisti. 

 

 

Gemeinhardt

Si tratta di uno dei marchi storici in fatto di strumenti a fiato. Le intenzioni erano quelle di una produzione contenuta: pochi flauti fatti a mano, in argento ma vista la bontà degli strumenti, nel 1951 la fabbrica si spostò in un luogo più grande per aumentare la produzione. Nel catalogo, oltre a flauti per professionisti, ce ne sono anche per principianti e musicisti di livello medio.