Ultimo aggiornamento: 14.10.19

 

Venite allo scoperta di alcuni dei sassofonisti più influenti della storia: i grandi maestri del sax sono concentrati in questo articolo.

 

Se state spulciando tra i sassofoni venduti online, forse è perché siete rimasti folgorati da un grande sassofonista del passato, lontano o recente oppure da qualcuno ancora in piena attività. Magari, invece, vi state appena avvicinando a questo strumento e vorreste alcune dritte su qualche musicista da scoprire. Qualunque siano le vostre motivazioni vogliamo presentarvi alcuni sassofonisti meritevoli della vostra (e nostra attenzione). Chiaramente questo è quello che in statistica si chiamerebbe campione non rappresentativo perché 10 è un numero esiguo ma non preoccupatevi perché la qualità è comunque tanta.

 

Coleman Hawkins

Cominciamo con Coleman Hawkins perché è unanimemente riconosciuto come il padre del sassofono jazz. Molti ritengono che si debba a lui l’identificazione del sassofono con il jazz. Nato il 21 novembre del 1904 a St Joseph, trascorse la gioventù tra Chicago e Topeka. Si diplomò in musica e iniziò la sua carriera di musicista in Kansas per poi stabilirsi a New York dove ebbe l’occasione di frequentare Louis Armstrong. La sua versione di Body and Soul è ritenuto un classico assoluto della musica jazz.

 

 

Lester Young

Lester Young può essere considerato come l’antagonista di Coleman Hawkins. Di Young è esaltato il suo stile molto personale ed è stato fonte d’ispirazione per quei jazzisti che successivamente hanno dato vita a due rami del jazz: il cool jazz e il bebop. Classe 1909, passò l’infanzia a New Orleans, patria della musica nera; già a dieci anni entrò a far parte dell’orchestra del padre che di professione faceva l’operaio ma il suo primo strumento non fu il sassofono bensì la batteria.

 

Stan Getz

Stan Getz è stato uno degli esponenti di spicco della scena cool jazz in fatto di sassofonisti. La sua carriera di musicista professionista iniziò molto presto, quando aveva 16, con il trombettista Jack Teagarden. Seguirono altre importanti collaborazioni con l’orchestra di Stan Kenton e Benny Goodman. Il periodo più prolifico della sua carriera è senza dubbio quello tra il 1955 e il 1961 durante il quale pubblica nove lavori discografici adorati da critica e pubblico. Seguì un periodo non fortunatissimo al quale Stan Getz provò a reagire cimentandosi con la bossa nova.

 

Charlie Parker

Charlie Parker oltre a essere stato un grande sassofonista jazz dalla tecnica sopraffina, ha il merito di essere stato uno dei padri del Bebop.

Dopo essersi stabilito nella “Grande Mela” nel 1947, lui che già aveva alle spalle una buona carriera, cominciò a collaborare con gli artisti più influenti della della scena newyorkese. Parker, come molti altri jazzisti della sua epoca, ebbe problemi di droga, faceva uso di eroina e sebbene la causa ufficiale del decesso fu la polmonite, in tanti ritengono che  a ucciderlo fu una overdose. La droga e gli altri eccessi segnarono talmente la sua vita che il medico legale aveva stimato la sua età in circa 53 anni. Quando Charlie Parker morì, invece, ne aveva soltanto 34.

 

John Coltrane

John Coltrane merita di stare nell’Olimpo dei sassofonisti visto che fu anche un innovatore. A lui, infatti, si deve la tecnica Sheets of Sound. Gli assoli che eseguiva si caratterizzavano per lunghezza e velocità; era come se le note che uscivano dal suo sax si fondessero tra loro. Pur essendo un virtuoso, sapeva bene (a differenza di altri) che la tecnica doveva stare al servizio della musica e non viceversa.

 

Sonny Rollins

In campo Hard Bop il vecchio Sonny Rollins ha ben pochi rivali. Il suo approccio è aggressivo e innovativo. L’educazione musicale è sempre stato un caposaldo per tutta la sua famiglia tanto è vero che non solo lui ha studiato musica ma anche i fratelli e le sorelle. Un simile contesto ha favorito non poco questo straordinario sassofonista e compositore. Nato nel 1930, sul finire degli anni ‘40 era già considerato una celebrità.

 

Michael Brecker

Tra i sassofonisti venuti fuori negli anni ‘80 Michael Brecker è stato tra i migliori, se non il migliore di quel periodo. Originario di Philadelphia, pur avendo solide basi jazz e una passione innegabile per Coltrane, Brecker non disprezzava la musica pop, rock e le sperimentazioni; ad esempio negli anni 90 si dedicò all’uso dell’Electronic Wind Instrument che può essere considerato come un sax soprano elettronico con il quale si possono usare suoni campionati. Insomma, non si può dire che fosse un integralista del jazz. La leucemia se lo portò via a 57 anni.

 

Wayne Shorter

Figlio di un grande appassionato di musica jazz, seppur come semplice ascoltatore, ben presto Wayne Shorter familiarizza con questo genere musicale. È cresciuto ascoltando musicisti come Lester Young, Coleman Hawkins e Charlie Parker ma in lui, almeno durante la prima parte della sua carriera, è Coltrane l’influenza più evidente. Dall’ingombrante ombra si libera successivamente sviluppando uno stile più personale pur sempre facendo tesoro dei maestri della sua giovinezza.

 

Gerry Mulligan

Newyorkese DOC, classe 1927, Gerry Mulligan è stato tra i fondatori della corrente cool jazz. Sebbene il suo strumento principale sia il sax baritono, fin da giovane si è cimentato con diversi strumenti. La sua abilità si rispecchia anche nelle tantissime collaborazioni con la maggior parte dei grandi musicisti del suo tempo. Aveva un legame particolare con l’Italia e in particolare Milano dove visse e dove trovo moglie. Le sue apparizioni al Capolinea, storico locale jazz del capoluogo lombardo, erano tutt’altro che sporadiche e spesso jammava con i musicisti presenti al club.

 

 

Phil Woods

Formatosi con Lennie Tristano e presso la Juilliard School dove ha conseguito il diploma in clarinetto (non c’era una classe di sassofono), diventò celebre grazie alla sua partecipazione con l’orchestra di Dizzy Gillespie. Da lì in poi seguono svariate collaborazioni e progetti vari, anche in Europa.