Ultimo aggiornamento: 15.06.21

 

Scopriamo di più sul nostro inno nazionale a livello storico e culturale, decifrando il contenuto del testo. 

 

Fratelli d’Italia

L’Italia s’è desta,

Dell’elmo di Scipio

S’è cinta la testa.

Dov’è la Vittoria?

Le porga la chioma,

Ché schiava di Roma

Iddio la creò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli

Calpesti, derisi,

Perché non siam popolo,

Perché siam divisi.

Raccolgaci un’unica

Bandiera, una speme:

Di fonderci insieme

Già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,

l’Unione, e l’amore

Rivelano ai Popoli

Le vie del Signore;

Giuriamo far libero

Il suolo natìo:

Uniti per Dio

Chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia

Dovunque è Legnano,

Ogn’uom di Ferruccio

Ha il core, ha la mano,

I bimbi d’Italia

Si chiaman Balilla,

Il suon d’ogni squilla

I Vespri suonò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano

Le spade vendute:

Già l’Aquila d’Austria

Le penne ha perdute.

Il sangue d’Italia,

Il sangue Polacco,

Bevé, col cosacco,

Ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Evviva l’Italia

Dal sonno s’è desta

Dell’elmo di Scipio

s’è cinta la testa

Dov’è la vittoria?

Le porga la chioma,

Ché schiava di Roma

Iddio la creò

Conosciuto anche come Fratelli d’Italia o il Canto degli Italiani, l’Inno Nazionale del nostro Paese deve la sua odierna fama al calcio. Durante i vari Mondiali o Europei le nuove generazioni possono scoprire gli Inni di varie nazioni, oltre ovviamente a quello italiano. Sebbene sia il nostro Inno Nazionale, in pochi lo ricordano a memoria, d’altronde parliamo di un brano che non tutti hanno nella propria playlist di Spotify. Si tratta di una canzone decisamente datata, ma ancora d’effetto, con l’introduzione a ritmo di tromba che accende gli animi dei tifosi e dei calciatori prima di ogni partita della Nazionale. 

In realtà l’Inno di Mameli fu scritto da Goffredo Mameli dei Mannelli nel diciannovesimo secolo, per celebrare la cacciata degli Austriaci da Genova, avvenuta nel 1746. L’opera di Mameli però non fu utilizzata immediatamente come Inno Italiano, infatti dopo l’unità d’Italia nel 1861, l’inno ufficiale fu la Marcia Reale, ovvero quello della Casa Savoia. Questo perché Fratelli d’Italia venne considerato un inno ‘repubblicano’, poco consono a rappresentare una monarchia. Il brano divenne l’Inno del nostro Paese solo dopo la seconda Guerra Mondiale, quando effettivamente l’Italia diventò una repubblica. Il processo per ufficializzare l’opera però è stato decisamente più lungo, infatti ha raggiunto il suo status di Inno per legge solo nel 2017. 

Il testo dell’Inno di Mameli viene accompagnato dalla composizione del musicista Michele Novaro. Sia le parole sia la musica hanno un incedere drammatico e dinamico, realizzato proprio per omaggiare la libertà e la liberazione dell’Italia dai sovrani stranieri.

La prima strofa è quella che un po’ tutti ricordiamo, dove troviamo l’analogia con le guerre puniche combattute da Roma e a Scipione (dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa), mentre nella seconda strofa si passa ad una dichiarazione esplicita sulla mancata unione del popolo italiano, diviso dai contrasti politici del tempo. La terza strofa ci presenta l’idea di Mameli, convinto che gli italiani uniti e con l’aiuto di Dio potranno finalmente liberare il paese. La quarta strofa, forse la meno conosciuta, narra di alcuni avvenimenti storici come la battaglia di Legnano della Lega dei Comuni Lombardi contro il Sacro Romano Impero. Si celebrano anche altre figure storiche italiane che diedero prova di grande coraggio, sempre contro gli invasori stranieri, come ad esempio il condottiero fiorentino Ferruccio Ferrucci. La sesta strofa riprende la prima, con una ripetizione, ma non viene mai eseguita salvo rare eccezioni. 

Il ritornello è una vera e propria esortazione al coraggio, con un richiamo storico alle Legioni dell’Antica Roma. I soldati delle Legioni avanzano senza paura e uniti nel dovere verso il nemico, infatti la frase ‘Stringersi a coorte’ significa ‘serrare i ranghi’ e tenersi pronti alla battaglia.

 

 

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