Ultimo aggiornamento: 27.09.22

 

Il pianoforte è uno strumento affascinante e complesso. Scopriamo di più sui pedali e sulla loro funzione. 

 

Spesso gli appassionati di musica discutono su quale sia lo strumento più completo. La risposta a tale quesito è molto semplice: il pianoforte. Magari qualcuno non sarà d’accordo con questa affermazione, ma il pianoforte permette di eseguire brani di grande complessità ed offre una versatilità davvero incredibile. Dalla musica classica, passando dal pop e per finire al jazz, il pianoforte si trova in qualsiasi genere musicale, persino in quelli più ‘duri’ come il rock e il metal.

Come strumento, il pianoforte non è proprio il più accessibile, infatti per cominciare è sempre una buona idea prendere qualche lezione per apprendere i rudimenti. A differenza della chitarra o di altri strumenti, il pianoforte è decisamente ingombrante, per questo molti optano per un più compatto pianoforte digitale o per una buona tastiera Yamaha. 

La tastiera però non dispone dei pedali del pianoforte, elemento fondamentale dello strumento che permette di ‘giocare’ con il suono e di creare interessanti variazioni. 

 

A cosa servono i pedali del pianoforte?

Il pianoforte è dotato di tre pedali: il pedale sinistro viene chiamato ‘pedale di una corda’ o ‘soft pedale’, il centrale è il ‘pedale tonale’. 

Il pedale di una corda si utilizza per alterare il suono, rendendolo più dolce, quindi adatto per eseguire passaggi più lenti e delicati. 

Il pedale tonale non si trova in tutti i tipi di pianoforte. Conosciuto anche come pedale di mezzo, è usato prevalentemente su pianoforti a coda, sebbene si possa trovare anche su modelli verticali di alcune particolari marche. Fondamentalmente, questo pedale si utilizza per ‘sostenere’ una nota e farla durare per più battute. A livello meccanico, il pedale tonale tiene sollevati gli smorzatori, facendo vibrare le corde fino al rilascio del pedale del pianoforte. L’invenzione di questo pedale è abbastanza ‘recente’, infatti i suoi primi utilizzi risalgono alla seconda metà dell’Ottocento da parte di musicisti come Debussy, e Brahms. 

Il pedale di risonanza spesso si trova come sostituto del pedale tonale nei pianoforti verticali. In generale il suo funzionamento è molto simile a quello tonale, ovvero permette di far vibrare le corde per ottenere un suono sostenuto e lungo. Il pedale viene usato anche per creare armonizzazioni particolari che vanno ad arricchire le composizioni e le improvvisazioni. 

 

Come si riconoscono i pedali sugli spartiti?

Probabilmente avete dato un’occhiata ai vostri spartiti e avete trovato delle linee sotto le barre del pentagramma. Ebbene queste indicano proprio l’uso del pedale, nello specifico la velocità del movimento del piede e quando occorre alzare o abbassare il pedale. Queste particolari scritture si possono combinare a seconda dello spartito, in generale comunque l’uso del pedale va fatto a ritmo con il brano. I pianisti più esperti possono creare loro stessi le variazioni con il pedale a seconda dell’esecuzione. 

Come usare il pedale

Come tutte le cose in musica, anche il pedale del pianoforte obbedisce ad una regola principale, ovvero quella che ne impone l’uso quando cambia l’armonia. I passaggi armonici infatti possono creare un po’ di confusione tra le note del pianoforte, facendo letteralmente ‘impastare’ il suono e rendendolo particolarmente fastidioso. Per questo i pedali vengono usati per rendere l’esecuzione più chiara e precisa. In alcuni casi però, questa regola non viene rispettata, ad esempio Liszt usava il pedale tonale o di risonanza anche sulle armonie sovrapposte. 

Usare correttamente il pedale richiede molta pratica, in quanto sarà necessario esercitare l’orecchio ad ascoltare chiaramente le armonie e i vari passaggi. Il pedale quindi è meno superfluo di quanto si possa immaginare, specialmente nella musica classica di fine ottocento dove è assolutamente necessario per poter eseguire correttamente i brani. Nei brani di musica classica di alcuni compositori come ad esempio Mozart, il pedale non è necessario in quanto i brani sono incentrati sulla precisione del suono più che sulla creazione di armonie particolari. Lo stesso vale per il jazz ed altri generi musicali dove la tecnica di suono necessita di suoni più precisi su ogni nota. 

 

Chi ha inventato il pianoforte?

Come abbiamo visto, i pedali sono stati aggiunti al pianoforte nel corso degli anni. Il pianoforte è uno strumento a corde che si è evoluto nel corso degli anni venendo incontro alle esigenze dei musicisti e dei compositori. L’invenzione del pianoforte risale però al diciottesimo secolo, nello specifico tra la fine del 1600 e il primo decennio del 1711. L’inventore Bartolomeo Cristofori, costruì il primo pianoforte partendo dal cembalo. La prima versione del pianoforte è assolutamente rudimentale, senza i pedali e con martelletti posti sotto le corde. Il suono iniziale non era paragonabile a quello dei pianoforti moderni, in quanto risultava molto più simile allo stesso cembalo o al clavicembalo. 

L’innovazione però stava nella possibilità di imprimere al suono delle gradazioni dinamiche, scegliendo di suonare una stessa nota sia piano sia forte. Così il nome ‘gravecembalo col piano, e forte’, diventa il significato di pianoforte. Questa definizione fu trovata in un inventario degli strumenti della famiglia Medici, i mecenati di Bartolomeo Cristofori che da Padova si trasferì a Firenze. 

Il successo del pianoforte arriva nel 1711, anno nel quale comincia a diffondersi in Europa, con la versione a pedali prodotta da Johann Gottfried Silbermann. Proprio in Germania il pianoforte diventa lo strumento principale di tutti i grandi compositori. 

Ancora oggi, il pianoforte è uno strumento largamente utilizzato e che attira tantissimi appassionati di musica grazie alla sua completezza, versatilità e al suono. 

 

 

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