Ultimo aggiornamento: 05.06.20

 

Genio assoluto, violinista inarrivabile: su Paganini si è detto di tutto e di più, persino che avesse stretto un patto con il diavolo ma alla base della sua bravura potrebbe esserci una rara malattia.

 

Più di chiunque altri il violino si associa inevitabilmente a Niccolò Paganini, il più grande violinista di tutti i tempi. Il suo talento finì ben presto sulla bocca di tutti, i suoi Capricci sono celebri in tutto il mondo, divenne una sorta di rockstar che tutti volevano ascoltare suonare e sarebbe riuscito a tirare fuori della musica incredibile persino da un violino economico.

 

Un losco figuro

L’aspetto di Paganini, il suo stile, diciamo così, si avvicinava a quello del losco figuro. Il suo look non passava inosservato e probabilmente ha contribuito ad alimentare alcune dicerie sulle quali torneremo tra un attimo. Aveva i capelli lunghi, arruffati, qualche dente gli mancava e il naso era piuttosto pronunciato. Cupo, indossava solo abiti neri e portava sempre delle lenti blu che spiccavano sul magro viso pallido. Chissà se ci fosse un calcolo dietro il suo look, fatto sta che l’aurea di mistero che aveva intorno a sé contribuì ad accrescere la sua fama. 

Ma a differenza di tante presunte star moderne della musica, Paganini il talento ce l’aveva davvero. Era talmente bravo che sul suo conto iniziarono a circolare delle voci oltretutto avvalorate dal suo aspetto. La sua abilità era tale da spingersi oltre i limiti umani. Si diceva che il musicista avesse siglato un patto con Satana. Quando sopraggiunse la morte nel 1840, Il vescovo di Nizza vietò la sepoltura in terra consacrata, allora il corpo fu imbalsamato e sistemato nella cantina della casa, dove era deceduto. Solo nel 1853 ricevette degna sepoltura nel cimitero di Gaione prima e in quello della Villetta a Parma.

 

 

Una malattia rara il segreto di Paganini

Che Paganini non godesse di ottima salute è cosa nota aveva contratto la tubercolosi e la sifilide ma secondo le ricerche più recenti soffriva anche di una malattia che probabilmente fu il segreto della sua abilità tecnica. Secondo alcuni studiosi è molto probabile che Paganini soffrisse della sindrome di Marfan, una patologia autosomica dominante che interessa il tessuto cognitivo. 

Le manifestazioni della sindrome sono diverse ma tra quelle che riguardano i muscoli e lo scheletro, le persone colpite dalla sindrome denotano una maggiore altezza rispetto alla media, eccessivamente magri, dita lunghe e affusolate. Sembra essere l’identikit di Paganini che proprio grazie alle sue dita riusciva a correre velocemente sulla tastiera del suo violino, a compiere salti melodici di diverse ottave e alternare rapidamente note suonate con l’arco a pizzicate. Il grandioso violinista, dunque, era un disabile che seppe trarre un vantaggio dalla sua condizione, anche se pagato a caro, carissimo prezzo.

 

Paganini non ripete

“Io sono come Paganini, non concedo il bis”. “Paganini non ripete”. Quante volte avrete sentito dire queste frasi cult pensando che il violinista fosse un tipo altezzoso, snob, pieno di sé. Ma come spesso è accaduto con Paganini, si tratta di una diceria o quasi. In vero la famosa frase ebbe origine nel 1818. Era febbraio e in programma al Teatro Carignano di Torino c’era una esibizione di Paganini alla quale assistette Carlo Felice di Savoia. Il nobile mandò un suo emissario per chiedere al Maestro di ripetere un brano. La risposta del violinista fu netta: “Paganini non ripete”.  

Ci fu immediata ritorsione: a Paganini fu fatto divieto di suonare il terzo concerto in programma per l’affronto subito da Carlo Felice. Va detto che non si trattava di un affronto, semplicemente Paganini non era in grado di ripetere innanzitutto perché gran parte di ciò che suonava era frutto di improvvisazione, poi perché il suo modo frenetico, viscerale, di suonare gli causava lesioni ai polpastrelli.

 

Un uomo generoso

Probabilmente le sofferenze provate da Paganini hanno contribuito ad avvicinarlo alle persone meno agiate. A dispetto delle voci che giravano sul suo conto, in più occasioni ha sfoggiato la sua generosità (senza mai farne vanto, sia chiaro) aiutando i bisognosi e musicisti in difficoltà.

Non di rado i proventi dei suoi spettacoli venivano destinati ai poveri e agli ammalati delle città che ospitavano le sue esibizioni. Tutto ciò era in netto contrasto con un’altra diceria che circolava sul conto di Paganini, ossia, che era uno spilorcio.

 

 

L’importanza del figlio

Nella vita di ogni genitore i figli hanno una grande importanza ma Achille, così si chiamava il figlio del violinista diede un grande aiuto al genitore quando i suoi problemi di salute si aggravarono.

Quando perse l’uso della parola, il figlio fungeva da messaggero poiché era in grado di leggere dalle labbra del padre. Dopo la morte di Niccolò, Achille si attivò finché tutto il lavoro del padre non andasse perduto, riordinò le opere e tramandò ai nipoti l’affetto per il nonno.

 

 

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