Ultimo aggiornamento: 27.09.21

 

Il leggendario batterista dei Genesis è stato per anni uno dei musicisti più acclamati del panorama prog rock e pop internazionale. 

 

Elaborare l’invecchiamento e il passaggio del tempo non è mai semplice, per quanto siano due fenomeni naturali che vanno affrontati. Stranamente, questo effetto di stupore e di sorpresa si moltiplica quando si tratta dei musicisti. Per quanto alcune rockstar attempate riescano a tenere ancora il palcoscenico e scrivere dischi, il rock non è la fonte dell’eterna giovinezza e anche i musicisti, come tutti, invecchiano. Certo, nella mente degli appassionati e dei fan rimangono sempre giovani, pronti a scatenarsi sul palco e a scrivere dischi leggendari, spesso si rimane sorpresi nello scoprire che anche i propri idoli hanno dei problemi legati all’età. 

Spesso chi è appassionato di musica non vuole mai invecchiare, ritiene che i suoi ascolti siano immortali e difficilmente abbraccia le nuove correnti musicali o ascolta le band più giovani. Si rimane come attaccati ai miti della propria gioventù, specialmente quando si è vissuto un periodo musicale fiorente come quello degli anni ‘70 e ‘80 del quale serba un vivido ricordo. Eppure le cose cambiano, la musica si trasforma e viene influenzata a sua volta da elementi esterni, come ad esempio il web, la tecnologia e ovviamente i social. Per i fan di vecchia data è un duro colpo vedere Phil Collins oggi, dato che gli anni sono inevitabilmente passati anche per lui.

Phil Collins, il mitico batterista del gruppo prog rock\pop britannico da qualche anno deve fare i conti con la perdita dell’udito, un problema abbastanza comune tra i musicisti degli anni ‘70 e ‘80, dove si tendeva a suonare per ore in sala prove a volumi altissimi. Per non parlare dei concerti, dove spesso viene usata un’amplificazione ancora più potente, specialmente per le esibizioni nei luoghi più ampi. Il rock d’altronde è anche questo, sebbene negli anni i musicisti hanno cercato dei modi per evitare danni all’udito, ad esempio usando cuffie, gli in-ear o i tappi per le orecchie.

Bisogna anche tenere conto del fatto che la batteria è uno degli strumenti più rumorosi, specialmente quella acustica sulla quale non è assolutamente possibile regolare i volumi. I più oltranzisti potrebbero affermare che usare i tappi in sala prove non è ‘rock’, ma d’altronde perdere l’udito è molto peggio, specialmente per un musicista. Phil Collins cominciò ad avvertire i primi problemi durante i concerti più recenti, dove non riusciva a sentire i suoni della sua band o i suoi, neanche tramite le spie sul palco. 

Ma per Phill Collins i problemi non si limitano all’udito, infatti il musicista ha dovuto fare i conti anche con dei problemi alla colonna vertebrale, per i quali si è dovuto sottoporre a più di un intervento. 

Nonostante i notevoli acciacchi e le varie terapie, Phil Collins la malattia l’ha combattuta e non si è certo fermato, infatti nel 2017 ha comunque suonato dal vivo, apparendo in pubblico con un bastone e una sedia dove accomodarsi per cantare. Phil Collins oggi appare in pubblico raramente, anche a causa della pandemia causata dal Covid-19, ma non è detto che una volta finito questo periodo difficile non tornerà a salire sul palco. E questo è segno di grande passione per la musica, anche perché al buon vecchio Phil non servono certo i soldi, visto che è praticamente il secondo batterista più ricco al mondo dopo Ringo Starr dei Beatles e uno degli uomini più benestanti di tutto il Regno Unito.

Phil Collins: tra i Genesis e la carriera solista

Phil Collins è uno di quegli strani esempi di musicista che nonostante abbia avuto un successo straordinario, ha ricevuto un trattamento decisamente amaro da parte della critica e di alcuni appassionati. Il motivo? Molti gli attribuiscono la svolta ‘pop’ della band avvenuta negli anni ‘80, nella quale Collins prese le redini (e il microfono) della band sostituendo il cantante dei Genesis Peter Gabriel che aveva deciso di intraprendere la carriera solista. 

Il sound di album come Invisible Touch d’altronde è ben diverso da quello del leggendario Selling England by The Pound: la band abbandona il prog rock per lanciarsi in un pop dalla forma canzone più definita. Lo stesso Phil Collins passa dai virtuosismi degli esordi (ispirazione per batteristi del calibro di Mike Portnoy e tanti altri) a ritmi più lineari, spesso prediligendo i suoni elettronici a quelli acustici. I tempi cambiano e così i Genesis diventano il gruppo di Phil Collins, adattandosi alla corrente ottantiana, pur mantenendo comunque la loro classe e unicità nelle composizioni.  

Nonostante gli album degli anni ‘80 dei Genesis siano stati un successo (Bret Easton Ellis dedica un intero capitolo nel suo romanzo American Psycho), i fan amanti delle sonorità sperimentali e del prog britannico non hanno mai perdonato a Phil Collins questo cambiamento. Sebbene adesso c’è un altro concetto di musica ‘commerciale’, negli anni ‘80 l’uso di synth, effetti campionati da vari strumenti particolari come il kalimba e la batteria elettronica era praticamente un must. Per questo vedere una band passare da elaborate composizioni a quelle più semplici, e un filo accomodanti anche per il panorama della musica internazionale, fu un vero e proprio shock. 

E da qui in poi che Collins Phil ha cominciato la sua ascesa verso l’Olimpo dei musicisti più ricchi e più odiati della storia. Probabilmente parte dell’astio deriva anche dal suo carattere non proprio facile, oltre al fatto che la sua carriera solista ha prodotto successi commerciali distanti anni luce persino dai Genesis ottantiani, per sfociare nel pop più orecchiabile in assoluto. Bisogna dire inoltre che il Collins cantante non raggiunge certo le altissime doti di Gabriel, così come non eguaglia quelle dello stesso Collins batterista. A sua difesa bisogna dire però che oltre ad essere un batterista eccezionale, Phil Collins ha avuto anche l’ardire di sostituire l’insostituibile Peter Gabriel e di lanciare i Genesis verso il successo internazionale.