Ultimo aggiornamento: 24.08.19

 

Stradivari è il nome sulla bocca di tutti quando si parla di violini, ma la liuteria nostrana, e in particolare quella cremonese, ci ha regalato tanti altri maestri.

 

Ci sono liuterie e liutai entrate a far parte della storia e della cultura Italiana. Il nostro Paese, da secoli, vanta una tradizione senza uguali. I preziosi segreti sono stati tramandati di generazione in generazione, molto spesso da padre a figlio, anche se non sono mancati illustri allievi che come si suol dire, hanno imparato l’arte e l’hanno messa da parte per poi diventare essi stessi liutai di fama mondiale. In un tale contesto il centro del mondo non può che essere Cremona con la sua liuteria tradizionale, un’arte tipica dell’artigianato locale, riconosciuta anche dall’UNESCO, specializzata soprattutto nella costruzione di strumenti ad arco come violini, viole e violoncelli.

 

Andrea Amati e famiglia

Il mito della liuteria cremonese ha avuto inizio con Andrea Amati che iniziò a costruire violini nel 1520. Pur non essendoci precise fonti a riguardo, molti studiosi sono concordi nel ritenere che fosse lui l’inventore del violino. Tutto ciò che resta della sua opera si riduce a 16 strumenti musicali costruiti tra il 1564 e il 1574. Gli strumenti sono divisi tra il museo di Oxford (UK), il South Dakota Museum (USA), il comune di Cremona e due collezioni private. 

Andrea ha avuto due figli che hanno seguito le sue orme, Antonio nato nel 1540 e Girolamo nato nel 1550. Non è certo se i due fossero effettivamente fratelli oppure fratellastri poiché Andrea si era risposato. Anche sulla vita dei due fratelli si sa molto poco. Di certo c’è che il rapporto tra i due non fu sempre idilliaco tanto è vero che si separarono nel 1588 come testimoniano anche alcune etichette riportanti solo i nomi dell’uno e dell’altro. 

Morto Antonio nel 1607 Girolamo riprese a usare etichette con i nomi di entrambi, evidentemente fu una scelta di marketing. Dei dieci figli avuti da Girolamo, il terzogenito Nicolò seppe tenere in alto il nome degli Amati diventando uno dei liutai più famosi della storia. L’ultimo liutaio della famiglia Amati sarà Girolamo II, secondogenito nato dal matrimonio con Lucrezia Pagliari.

 

 

Guarneri

Un’altra famiglia celebre della liuteria cremonese è Guarneri. Di loro, in vero non si sa molto. Tra le poche cose note c’è che Andrea Guarneri si formò presso la bottega di Nicolò Amati dal 1641 fino al 1645 come apprendista ma è certo che collaborò con Amati fino al 1654. Imparò molto dal maestro ma non lo superò mai. Dei suoi due figli Pietro e Giuseppe, solo quest’ultimo seguì le orme del padre. Il ruolo di Giuseppe nella realizzazione del piccolo violoncello (costruito un decennio prima di quello di Stradivari), fu determinante. 

Un discorso analogo lo si può fare con la viola contralto e anche in questo caso giocò d’anticipo su Stradivari. Dopo la morte del padre, Giuseppe proseguì con l’attività perfezionando e modificando il suo stile. Ebbe tre figli, il terzultimo Bartolomeo Giuseppe, conosciuto anche come Guarneri del Gesù, che si prefisse di fondere lo stile Stradivari con quello della scuola bresciana. 

Lo strumento più noto di Guarneri del Gesù è il Cannone di Paganini che è custodito presso il Palazzo Municipale di Genova dal 4 luglio del 1851. Lo strumento fu donato alla Civica Amministrazione dal suo proprietario Achille Paganini, figlio del celebre Nicolò, dopo la sua morte come espresso nel testamento.

 

Antonio Stradivari

Quando si parla di violini (ecco la lista dei migliori prodotti) storici non si può evitare di parlare del maestro dei maestri Antonio Stradivari; naturalmente nato a Cremona, anno 1644. Apprese l’arte presso la bottega di Nicola Amati. Sposò Francesca Ferraboschi, rimasta vedova e incinta; una condizione cui bisognò far fronte con un matrimonio combinato. 

Paganini aprì la sua bottega a Piazza S. Domenico nel 1680 insieme ai figli Omobono e Francesco. Quattro anni dopo morì Nicola Amati così lo scettro di liutaio più importante di Cremona passò ad Antonio Stradivari. Nei primi del ‘700 stradivari costruì alcuni dei suoi strumenti più famosi come l’Hellier, il Toscano e la viola Medicea. Pur non essendoci la certezza assoluta, è plausibile ritenere che fi stradivari il primo a portare avanti gli studi sulla modifica dell’inclinazione del manico. 

 

 

Quando la musica cominciò a essere ascoltata nei teatri, dunque in ambienti più grandi rispetto a quelli sui si era abituati, si presentò la necessità di un suono più potente. Di qui l’idea di inclinare il manico all’indietro incastrando e incollando parte di esso all’interno dello zocchetto così da resistere alla tensione. Si presentò anche l’esigenza di allungare la catena e la tastiera così da accedere alle posizioni più alte. Per la tastiera, inoltre, fu usato l’ebano poiché più resistente. Fu così che nacque il violino moderno. 

L’attività di Stradivari è distinta in quattro periodo. Il primo va dal 1666 al 1680. Durante questa fase si nota l’influenza stilistica del maestro Nicolò Amati. I violini realizzati in quest’epoca hanno l’etichetta “Antonius Stradivarius Cremonensis alunnum Nicolò Amati”. I secondo periodo, detto “amatizzato” va dal 1680 al 1690. In questi anni i suoi violini rispecchiano tutte le caratteristiche degli strumenti creati dalla famiglia Amati, sono più rotondi e ampi rispetto a quelli del primo periodo. 

In questa fase Stradivari realizza i primi violoncelli in forma grande. Tale forma è detta “A”. Nel terzo periodo che va dal 1690 al 1700 è il decennio degli strumenti lunghi caratterizzati da un suono più cupo. Il primo ventennio del ‘700 è detto “periodo d’oro”. Gli strumenti realizzati durante questo periodo sono i più costosi e ricercati. Il quinto periodo la mano di Nicolò è quasi assente; è il figlio Francesco a fare il grosso del lavoro ma ciò coincide con un peggioramento qualitativo del livello di produzione.