Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Registrazioni della voce e degli strumenti oppure esibizioni dal vivo in locali o all’aperto. Per ottenere il risultato migliore occorre il dispositivo adatto.

 

Il microfono può sembrare un dispositivo molto semplice da utilizzare, ma la sua funzione va ben oltre quella di amplificare la voce per cantare o per parlare, infatti per poter ottenere un’ottima qualità audio in registrazione e dal vivo sono necessari i migliori microfoni. La conoscenza nell’utilizzo di una tipologia rispetto a un’altra deriva da uno studio del suono e dell’ingegneria sonora molto profondo difficile da riassumere in poche righe. 

Se però siete stati ad un qualsiasi concerto probabilmente avrete notato che anche alcuni gli strumenti venivano amplificati tramite l’uso di microfoni particolari. Allo stesso modo negli studi di registrazione non si useranno gli stessi microfoni per un live, ma si ricorrerà a prodotti ideali per catturare i suoni ad alta qualità. Solitamente in base all’ambiente si utilizzano diverse tipologie di tra le quali quelli direzionali e quelli con condensatore a cardioide che vengono applicati per l’amplificazione o la registrazione della voce e di altri strumenti. In realtà più che all’ambiente, la scelta del microfono va fatta in base allo strumento da amplificare. Vediamo quali sono le principali tipologie e per quali situazione si utilizzano.

 

Microfono cardioide

La voce umana è probabilmente lo strumento più complesso di tutto il panorama musicale, d’altronde è l’unico ad essere completamente ‘incorporato’ dentro di noi e può dipendere da tantissimi fattori fisici, tecnici e di posizionamento. Magari i cantanti sono fortunati a non doversi portare dietro la pesantissima strumentazione, ma d’altra parte devono stare molto a ‘trattare’ la loro voce, evitando di bere, fumare o di fare una vita un po’ troppo ‘libertina’. 

Certo, in alcuni generi più ‘heavy’ questi concetti vengono praticamente ignorati, ma questo dipende anche dallo stile della voce. Il microfono cardioide è il preferito da tutti i cantanti in quanto riduce nettamente il ‘feedback’. Cos’è il feedback? Avete presente quel fastidiosissimo fischio che ogni tanto produce il microfono? Questo viene prodotto dalle casse quando i microfoni è troppo vicino o i volumi sono alti. 

La dinamica cardioide permette di oscurare i rumori dal retro, con un diagramma proprio a forma di cuore dal quale prende il nome. Sono ideali per registrazioni o per live in ambienti di pochi metri quadri. Il microfono cardioide viene spesso usato anche per registrare le chitarre acustiche e classiche in quanto riesce a sottolineare l’attacco della pennata o l’armonia creata dal finger-picking.

 

 

Microfono dinamico

I cantanti dei generi più aggressivi come l’hard rock e il metal solitamente preferiscono i microfoni dinamici in quanto hanno un range espressivo molto ampio. Magari non hanno la stessa precisione dei microfoni cardioidi, ma sono particolarmente adatti a contesti live su palcoscenici. Le chitarre elettriche dal vivo vengono potenziate dai microfoni dinamici in quanto riescono a catturare il suono avvolgente della distorsione, i quali volumi verranno modificati dal tecnico del suono usando il mixer. 

I vari strumenti della batteria si amplificano usando i microfoni dinamici posti sul rullante, sulla cassa e sui tom per poter amplificare o registrare correttamente le frequenze medie e quelle basse. Solitamente per il rullante il microfono si posiziona sopra per poter catturare la maggior parte del suono prodotto. Questa scelta di microfoni è universale, sia per suonare al chiuso, sia all’aperto. Quindi se i microfoni cardioide sono adatti per le registrazioni e per la musica più leggera, quelli dinamici vanno bene per i generi dove voce e strumenti sono decisamente più duri e aggressivi.

 

Microfono a condensatore

Non sono molto usati per la voce, ma in alcuni casi si utilizzano per registrare i tom e i piatti della batteria negli studi di registrazione, quindi ottimi per gli ambienti chiusi. Se osservate le registrazioni di una batteria dal vivo o magari su qualche video di Youtube noterete che è praticamente coperta da microfoni! Probabilmente si tratta dello strumento più difficile da microfonare, per via della sua estrema dinamicità. In linea di massima gli strumenti acustici come le percussioni, i fiati e quelli a corda non amplificati sono i più complessi a livello di amplificazione e registrazione.

 

Microfoni a fucile

Quando vedete le partite di calcio potete notare come a bordo campo siano sistemati dei microfoni molto lunghi, chiamati a canna di fucile. Questi sono posizionati all’esterno e agli angoli del campo da gioco per poter registrare suoni, voci e tifo, ricreando un’atmosfera autentica e facendo immergere nella partita lo spettatore. Spesso gli operatori di questi microfoni (controllare qui la lista delle migliori offerte) sono gli stessi cameraman che oltre a riprendere l’immagine ne catturano anche l’audio. La regia si occuperà di cambiare inquadratura, per questo è importante avere un suono preciso da ogni punto, anche dietro la rete.

 

 

Microfoni a collo d’oca

Questi sottili e compatti microfoni sono utilizzati solitamente per i discorsi in ambienti chiusi e ampi come le chiese. Producono un suono chiaro, senza però esagerare a livello di dinamicità e potenza, inoltre risultano molto semplici da montare e da utilizzare. Il loro vantaggio principale sta nell’estrema flessibilità, ideale per poter essere direzionato in base alla posizione di chi sta parlando. Questi microfoni solitamente si presentano con uno schema cardioide ideale per evitare feedback e per amplificare correttamente la voce.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Registrare, cantare dal vivo e parlare in diretta richiedono talento, presenza e anche una buona attrezzatura, prodotta dalle ditte più importanti del settore

 

Se vi state chiedendo quali sono i migliori microfoni per la voce, allora dovete cercare quelli prodotti dalle marche più famose. La qualità dei componenti e la fedeltà sonora sono le parole d’ordine quando si parla di microfoni di alto livello, due caratteristiche davvero importanti cantare in contesti live o registrare in studio. Qui di seguito vi presentiamo le 10 migliori marche produttrici di microfoni, consigliate in base alla loro reputazione nel campo della musica e ovviamente per la qualità dei loro prodotti. 

 

Shure

Nata nel 1925 e partita come società venditrice di componenti radio, la ditta statunitense Shure si trasformò in produttrice di microfoni negli anni ‘30 creando il primo modello unidirezionale. Questo tipo di microfono viene ancora utilizzato per i programmi radio, le registrazioni, per i podcast o per le dirette streaming. Nel corso degli anni la ditta si è dimostrata capace di tenere il passo dei tempi, producendo microfoni moderni utilizzati da tantissimi musicisti come Bruce Springsteen, Coldplay, Paul McCartney e tanti altri. Nel 2016 Shure ha presentato il primo microfono dinamico con doppio diaframma, l’ennesima innovazione nel suo campo.

 

 

Behringer

La ditta svizzera Behringer è famosa non solo per i suoi microfoni, ma anche per mixer, casse e altri dispositivi audio. La prima invenzione della ditta fu un sintetizzatore con tastiera, costruito a soli 16 anni dal fondatore della compagnia Uli Behringer. Sebbene i microfoni prodotti dalla ditta non siano particolarmente utilizzati dai cantanti per i live, per registrare sono probabilmente i migliori sulla piazza. Il recente Studio-Grade C-1 Mic riesce a catturare il suono con un incredibile realismo utilizzando un pattern cardioide per separare le fonti sonore e diminuire il feedback. 

 

RØDE 

L’australiana RØDE Microphones è una delle più apprezzate per i suoi prodotti d’avanguardia.  La sede dell’azienda si trova a Sydney e dispone di un team internazionale di ben 250 professionisti specializzati in diversi settori. Oltre ai microfoni dinamici per i live, i microfoni cardioide per le registrazioni, RØDE vanta una serie di prodotti dedicati alle videocamere come microfoni direzionali e interfacce XLR per dispositivi iOS. Non mancano microfoni di dimensioni compatte per le interviste o semplici auricolari per le videochiamate. 

 

AKG

Fondata in Austria nel 1947, AKG è partita come ditta produttrice di equipaggiamenti per il cinema, creando nel 1953 il primo microfono cardioide. Recentemente il brand è stato acquistato da Samsung, ditta ormai famosissima per i suoi smartphone d’avanguardia. AKG produce microfoni di tutti i tipi, da quelli per la voce a quelli per gli strumenti, ideali sia per esibirsi dal vivo sia per registrare. Oltre ai microfoni, AKG propone cuffie e auricolari in grado di fornire all’ascoltatore una qualità di suono eccellente. 

 

NEUMANN

La ditta tedesca nasce a Berlino nel 1928 e da allora ha sempre prodotto microfoni di alta qualità che ormai sono presenti nella maggior parte degli studi di registrazione. L’affidabilità, la qualità del suono e l’incredibile longevità di ogni singolo modello sono i punti di forza dei microfoni Neumann, prodotti con estrema cura. I suoi prodotti non costano poco, infatti vengono utilizzati prevalentemente negli studi professionali. Altro punto a favore è la versatilità grazie alla quale i Neumann si possono adattare a qualsiasi genere musicale. 

 

Sennheiser

Insieme a Neumann, Sennheiser è la ditta tedesca più importante per la produzione di microfoni e auricolari. Il suo punto di forza principale sta nella creazione di microfoni wireless di altissima qualità capaci di garantire un segnale che rasenta la perfezione ed un suono davvero stupefacente. La serie XSW è un esempio di innovazione nel campo della strumentazione senza fili, inoltre i prezzi dei prodotti sono abbordabili. 

 

Line 6

Molto conosciuta in ambito hard rock e metal, Line 6 è una ditta molto giovane fondata solo 23 anni fa nel 1996. I suoi prodotti trasudano sound americano da ogni circuito, valvola o pick-up, creati con cura unendo tecnologie analogiche e digitali. Nel suo catalogo ci sono diversi microfoni wireless di ottima qualità per cantare dal vivo particolarmente indicati per gli stili vocali legati al metal estremo. Trattandosi di Line 6, ogni microfono (ecco la lista dei migliori prodotti) disporrà di una serie di funzioni digitali, come la possibilità di emulare il suono di altri microfoni famosi e di scegliere l’equalizzazione.

 

sE electronics

Giovanissima ditta fondata a Shanghai dal musicista Si Wei Zou, sE electronics si è rapidamente fatta un nome nel mondo dei microfoni grazie a dei prodotti altissima qualità realizzati a mano. Questa è la particolarità della ditta ed il suo principale vanto, nonché filosofia. Secondo Siwei Zou infatti la qualità del suono registrato e quello prodotto dal vivo sono misurate dalla capsula del microfono. Come potete immaginare, il prezzo di alcuni modelli è davvero alto, si tratta infatti di microfoni professionali consigliati solo a studi di registrazione e musicisti. 

 

Roland

Fondata a Osaka nel 1972, Roland si è fatta un nome nel mondo della musica grazie ai suoi drum kit per la produzione musicale e alle tastiere. Magari non è la più conosciuta per quanto riguarda i microfoni per il cantato, ma per quanto riguarda le attrezzature si difende davvero molto bene. I suoi Vocal Trainer e Voice Transformer sono adatti sia per allenarsi con tracce audio, sia per sperimentare alterando la propria voce. 

 

 

Sontronics

Nata in Inghilterra, la Sontronics vanta un buon catalogo di microfoni a condensatore e cardioidi di diverse dimensioni dedicati al mondo della musica. Nello specifico la ditta si è specializzata nella creazione di microfoni per la batteria adibiti ad amplificare la cassa, il rullante e i tom. Se suonate la batteria e dovete prepararvi per dei live in spazi di media o grande ampiezza, potete dare a Sontronics una chance.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Stili di canto e generi musicali contribuiscono a creare voci uniche al mondo, capaci di emozionare e spesso anche di innovare.

 

Che fine avrebbero fatto i Queen senza Freddie Mercury? I Pearl Jam sarebbero diventati ugualmente famosi senza la voce unica di Eddie Vedder? Il cantante è spesso la vera forza trainante di una band, mentre altre volte viene relegato in seconda posizione dietro il talento dei musicisti. A volte il frontman della band è anche uno dei musicisti: chitarrista, bassista e in rari casi il batterista. Dietro il microfono si sono create leggende, miti e dei veri e propri idoli che ancora adesso riescono ad emozionare con la loro voce. 

Ma quali sono i segreti del canto? In realtà sebbene molti cantanti abbiano studiato tecnica e solfeggio, stranamente quelli più famosi sono spesso autodidatti. Il merito di queste star è aver proposto il loro timbro vocale distintivo, sfruttando il loro incredibile talento, inoltre solitamente dietro ogni grande cantante c’è anche una grande band.

Potremmo descrivervi le varie tipologie di microfoni e quali hanno usato i più grandi cantanti della storia, ma in questo articolo vi daremo qualche dritta su come usare al meglio la voce nella musica e soprattutto quali sono le tecniche più utilizzate dai cantanti famosi.

 

Diaframma o no?

La maggior parte dei cantanti usa il diaframma, ovvero canta ‘di pancia’ sfruttando alcune tecniche di respirazione per usare tutto il ‘range’ vocale. Con il diaframma è possibile raggiungere altezze notevoli con la voce o toni molto bassi. Solitamente si impara a usare il diaframma nelle lezioni di canto, dove viene insegnato anche il solfeggio. 

La tecnica è sicuramente molto importante, ma non è necessaria per tutti gli stili. Cantare dei pezzi di artisti famosi richiede una grande precisione, così come esprimersi in stili musicali complessi come il jazz e il progressive, mentre nell’hard rock invece conta molto più l’istinto e la presenza scenica. Le voci più famose del genere si sono spesso espresse cantando di gola, con il risultato che spesso alcuni cantanti hanno dovuto letteralmente abbassare i toni una volta sopraggiunta l’età.

 

 

Dal vivo e in studio

Vi sarà capitato di andare finalmente ad ascoltare il vostro artista preferito e rimanere delusi dalla sua performance vocale dal vivo, completamente diversa da quella su disco. Anche con un ottimo microfono non è possibile nascondere gli errori e le cosiddette ‘steccate’ sulle note. Magari vi state chiedendo perché un artista di alto calibro non riesce a cantare come sul CD. Le motivazioni sono davvero tante: prima di tutto in studio di registrazione si possono fare tantissime ‘magie’ per aggiustare i vari errori, senza contare che si possono fare vari ‘take’.

Questa cosa vale per la voce come per gli altri strumenti, ma dal vivo gli errori sulla voce sono quelli più facilmente riconoscibili anche dall’ascoltatore casuale. In secondo luogo non tutti i cantanti professionisti seguono uno stretto regime di allenamento. Specialmente quelli delle band rock e hard rock spesso si lasciano andare in eccessi che si riflettono poi nelle performance vocali. Anche se non si direbbe, dei generi più duri sono i cantanti heavy metal quelli più ligi al dovere e alla tecnica, basta ascoltare voci come Rob Halford o Bruce Dickinson capaci di cantare ad alti livelli nonostante la veneranda età.

 

Cantare e suonare

Suonare uno strumento è già molto complicato e richiede tantissima pratica, farlo mentre si canta non è assolutamente facile. Spesso i cantanti sanno suonare almeno uno o due strumenti, soprattutto la chitarra con la quale scrivono le loro canzoni. Coordinare la tecnica sullo strumento con la voce richiede moltissimo allenamento, ma anche qualche pratico trucco.

Per esempio molti cantanti regolano le linee vocali sul ritmo delle pennate e sui giri di accordi. Sono rari, ma alcuni batteristi sono allo stesso tempo i frontman delle loro band. Lo strumento più adatto per la voce è senza dubbio il pianoforte dato che consente di studiare il solfeggio e di imparare i giri armonici, gli arpeggi e la coordinazione.

 

 

Voci non convenzionali

Non tutte le voci sono ‘lineari’, belle e precise come quelle che siamo soliti sentire nei talent show. Pensiamo per esempio al rap, un genere musicale che usa la voce per raccontare storie e creare rime sul ritmo di una base. Il rap ha una tecnica tutta sua che si basa sulla metrica e sul flow, oltre che sulla scrittura di rime convincenti e interessanti. Come tutti gli altri stili, anche il rap richiede tantissimo studio e pratica a differenza della trap dove spesso funziona più la ‘magia musicale’ dell’autotune. 

L’autotune non è altro che un dispositivo in grado di ‘aggiustare’ l’intonazione del cantato con delle frequenze digitali. Altri stili vocali particolari e decisamente ‘poco orecchiabili’ si possono sentire nel metal estremo. Le voci profonde da ‘mostro’ o quelle gridate sono semplicemente frutto di tecnica del diaframma. Anche per questo tipo di stile vocale ci vuole un po’ di studio e anche molta disciplina, perché per tirare fuori tutta la potenza di un buon growl o di uno scream occorre stare ‘in campana’ con alcolici e sigarette, sebbene nel mondo del metal sia praticamente impossibile stare alla larga dalla birra e dal tabacco. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Un super-microfono è in grado di registrare la “musica” prodotta dalle cellule nervose. Un passo avanti nella comunicazione tra uomo e macchina.

 

Il cervello è l’organo più potente e anche più misterioso di tutti gli esseri viventi. In anni e anni di studio ci sono ancora angoli inesplorati, domande lasciate senza risposta e teorie. Sapevate che alcuni studiosi hanno teorizzato che la nostra vita potrebbe essere una simulazione creata da altre entità? Certo a pensarlo fa un po’ sorridere, d’altronde l’idea sembra presa direttamente dal film Matrix, ma chi può mai dirlo? 

Il nostro cervello lavora in modo strano, spesso alterando il concetto di tempo, regalandoci viaggi onirici nel sonno e i misteriosi deja-vu. Alcuni filosofi hanno scritto trattati e libri sui ‘sogni lucidi’, ovvero sulla capacità umana di poter controllare i sogni e quindi fare fondamentalmente tutto ciò che si vuole durante l’attività onirica nel sonno.

Tra tutti i segreti del cervello probabilmente quello più affascinante riguarda la telepatia e la telecinesi. Potreste mai pensare di poter ordinare al vostro televisore di accendersi solo con la forza del pensiero? Se avete visto film come Guerre Stellari o Scanners probabilmente sapete cosa sono i poteri telepatici, certo che però poterli sfruttare nella realtà di tutti i giorni sembra veramente impossibile. 

 

 

Eppure a quanto pare la tecnologia non si ferma proprio davanti a niente, infatti tra i progetti futuri c’è proprio quello di migliorare la comunicazione tra uomo e macchina per aumentare ulteriormente le possibilità di utilizzo di dispositivi e macchinari. Pensate ad un futuro dove possiamo ordinare alla nostra automobile di venirci a prendere solo con la forza del pensiero, oppure ad un’intera catena di montaggio gestita da una sola persona.

Potrebbe anche essere possibile controllare le condizioni del proprio cervello, l’attività e anche il rischio di possibili malattie. D’altronde se avessimo la possibilità di monitorare il nostro organismo in maniera più efficace potremmo scoprire molto di più su noi stessi e sulla nostra condizione fisica generale. Sembra quasi un’idea da transumanesimo, momento ipotetico nel quale ci uniremo alle macchine per trascendere la nostra mortalità da esseri umani. Sono concetti futuristici ovviamente, ma le basi per poterlo fare sono già state create in una collaborazione tra ricercatori italiani e statunitensi.

Il dispositivo SiNaps (Simultaneous Neural Recording Active Pixel Sensor) non è e non sarà mai tra i microfoni venduti online, infatti si tratta di un prototipo creato dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e Harvard, finanziato dalla società americana Brain Initiative. In cosa consiste questa invenzione? Semplice, si tratta di un piccolissimo dispositivo capace di ascoltare i segnali delle miriadi di cellule nervose presenti nel nostro cervello che oltre a muovere il primo passo verso la comunicazione mentale uomo-macchina contribuirà a capire con più efficacia il linguaggio del cervello. Avete presente quando si dice che usiamo solo una parte delle nostre capacità cerebrali? Magari con il SiNaps si riuscirà a capire come sbloccare quelle rimanenti, senza usare strani medicinali come il film Limitless.

 

Singoli strumenti

Dobbiamo tenere conto che il cervello è costituito da centinaia di milioni di cellule che comunicano tra di loro usando segnali bioelettrici. Prima dell’invenzione del SiNaps se ne poteva arrivare ad ascoltare un centinaio, cosa che rendeva abbastanza complicato lo studio del linguaggio. Se vogliamo, possiamo considerare ogni singola cellula come un musicista chiuso in una stanza che suona la sua parte senza nessun tipo di accompagnamento, armonia o modulazione. 

Ascoltare un solo strumento alla volta non potrà mai dare l’idea della completezza di un’intera sinfonia. Immaginate se nelle opere classiche di Beethoven e Mozart poteste ascoltare solo un violino o le percussioni, il risultato sarebbe incompleto e ci inviterebbe a chiederci se non c’è qualcosa di più. SiNaps si propone come soluzione per poter raccogliere tutti gli strumenti e poterli poi riascoltare insieme, per ricomporre così la vera e propria sinfonia del nostro cervello.

 

 

Le applicazioni

Tra gli scopi principali di questa collaborazione italo-americana c’è l’applicazione del dispositivo in campo biomedico per studiare il cervello con applicazioni in campo diagnostico, farmacologico e terapeutico. Immaginate a quanto si potrebbe fare per poter scoprire malattie legate al sistema nervoso e magari capire quali sono effettivamente le cause per intervenire in modo tempestivo. In futuro si potrebbe usare anche per reti neurali di sensori nel campo della sicurezza ambientale e alimentare.

Ovviamente si tratta di sperimentazioni che ancora non hanno trovato un utilizzo concreto, ma possiamo solo sperare nell’effettiva applicazione di questa interessante tecnologia che potrebbe farci fare passi da gigante in diversi campi. Bisogna vedere se il progetto continuerà a ricevere finanziamenti, inoltre per poterlo vedere effettivamente applicato si dovranno attendere anni. Lo sviluppo di simili tecnologie richiede molto tempo, quindi non ci resta che fantasticare sulle potenzialità del SiNaps e di altri dispositivi che potrebbero aiutarci a sfruttare al massimo le nostre potenzialità cerebrali. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Divertirsi cantando i propri brani preferiti con un buon microfono e senza spendere troppo. Il fenomeno del Karaoke dal Giappone direttamente a casa vostra.

 

Cantare per passione o per divertimento può essere davvero divertente e liberatorio, per questo un microfono per karaoke è una bella idea regalo per bambini, ragazzi e adulti appassionati di musica. Sapete che la parola è nata in Giappone? Il termine è composto dall’unione della parola ‘kara’ che significa vuota e la parola ‘ōkesutora’, ovvero orchestra. 

Per fare un po’ di karaoke potete sia acquistare un microfono singolo con cassa integrata, oppure un mini impianto portatile per avere tutto il necessario. L’ideale per potersi divertire al massimo sarebbe avere anche uno schermo come quello dello Smart TV o del PC dove poter leggere i testi trovati su Internet. 

Da cosa si distingue un buon microfono per il karaoke? Prima di tutto sappiate che se acquistate un modello per bambini con cassa integrata, la qualità del suono non sarà eccellente, infatti questi microfoni sono per lo più giocattoli con i quali i piccoli si potranno divertire. Noterete che questi prodotti dispongono di molti pulsanti che attiveranno diverse funzioni, alcuni avranno delle canzoni incorporate sulle quali cantare, mentre altri con cassa Bluetooth potranno riprodurre le playlist salvate sui vostri dispositivi portatili.

 

 

Per quanto riguarda i microfoni per karaoke veri e propri, questi possono presentarsi in due modi: con cavo o wireless. I microfoni con cavo vanno collegati necessariamente al mixer, ad una cassa attiva oppure al vostro PC, sempre se dispone dell’entrata adatta. I microfoni per karaoke wireless invece dispongono di un comodo ricevitore che andrà attaccato ad una cassa per l’amplificazione del suono. 

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle due tipologie? Il microfono con cavo è più ingombrante, ma è più preciso in quanto il segnale audio passerà attraverso il cavo. Viceversa i modelli wireless non hanno una ricezione eccezionale e possono perdere il segnale facilmente. Il loro pregio sta nell’elevata mobilità garantita dall’assenza del cavo, ideale per le feste tra amici quando magari si è alzato anche un po’ il gomito.

In alternativa potete decidere di comprare un set microfoni + cassa, sebbene questi siano decisamente ingombranti. Il suono espresso dai microfoni per karaoke non è mai di gran livello, perché si tratta comunque di prodotti adibiti allo svago, per questo non aspettatevi la qualità di uno Shure. Vediamo adesso quali sono i microfoni più venduti online adatti a divertirsi con un po’ di sano karaoke. Ricordate sempre di puntare sulla qualità-prezzo così sarete sicuri di non spendere troppo e fare comunque un buon investimento.

 

Nine Cube Microfono Karaoke Bluetooth Wireless

Questo ottimo modello è perfetto per far divertire i bambini, sebbene possa andare bene anche per ragazzi e adulti che vogliono passare qualche serata in cantando canzoni in compagnia. Dispone di cassa bluetooth integrata grazie alla quale si potrà cantare senza alcun collegamento con casse o mixer. Oltretutto se possedete smartphone o tablet potrete connetterli con il microfono e riprodurre playlist per cantare i vostri pezzi preferiti. Il peso leggero consente ai bambini di poterlo maneggiare senza fare sforzi, inoltre le luci colorate li faranno sentire delle vere e proprie star. Il microfono è disponibile in diversi colori.

 

LESHP S9-UHF

Un microfono Bluetooth con ricevitore con il quale potrete esibirvi in duetti con i vostri amici e familiari, oppure usarlo per divertenti serate di cabaret improvvisato, conferenze e spettacoli. Il ricevitore dispone di due pratiche antenne grazie alle quali è possibile potenziare il segnale aumentandone la distanza. I due microfoni sono resistenti alle interferenze, quindi potrete cantare o parlare senza fastidiose interruzioni. Tenete sempre conto che trattandosi di apparecchi Bluetooth potrebbe esserci qualche calo di performance dovuto alla latenza della connessione. Per quanto riguarda le funzioni, avrete a disposizione il riverbero e una vasta gamma di connessioni disponibili.

 

HAMA Microfono Dynamic

Economico e pratico, il microfono di HAMA va benissimo sia per il karaoke, sia per registrazioni o per esibizioni live. Il suono espresso è di buon livello, sebbene il microfono sia monodirezionale, quindi per farlo funzionare correttamente vi occorre almeno una cassa. Si può usare con diversi dispositivi, ma non con smartphone o tablet. La presa jack mono 3,5 mm e l’adattatore da 6,3 mm lo rendono adatto per l’utilizzo con laptop, PC, Mac oppure con mixer e casse attive. I materiali non sono particolarmente resistenti, ma ricordate sempre che si tratta di un microfono ‘entry level’ con il quale divertirsi un po’.

 

 

LESHP Microfono Wireless

Una particolare coppia di microfoni wireless dotati di funzionalità Bluetooth con controller per poter gestire il volume e fare il pairing. I due microfoni possono funzionare ad un a distanza di 15 metri, ideali quindi per serate in casa o per esibizioni su un palcoscenico. Il vantaggio principale sta nella possibilità di sfruttare una particolare app per smartphone e tablet grazie alla quale potete gestire l’eco, il volume in uscita e quello di input esterno. Potete collegare i microfoni a diversi dispositivi tra i quali speaker portatili per poter cantare con amici e parenti ovunque andiate.

 

Auna Karaboom

La cassa a torre di Auna con due microfoni è perfetta per poter ottenere subito tutto il necessario per poter cantare. Si tratta di un prodotto principalmente dedicato ai bambini, sebbene ci si possa divertire anche da adulti. Le misure compatte della cassa si adattano anche a piccoli ambienti, inoltre la funzione Bluetooth permette di riprodurre musica da diversi dispositivi, oppure usare l’ingresso AUX o USB. La potenza è abbastanza elevata, quindi attenzione a non alzare troppo il volume. La qualità del suono si attesta su livelli medi, ma per il karaoke va più che bene. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Come tutti gli strumenti musicali e dispositivi per l’amplificazione, anche il microfono si presenta con diverse forme e tipologie.

 

Il microfono è probabilmente il più conosciuto strumento del mondo, specialmente in Italia dove tutta la musica popolare si basa praticamente sulla voce. Con la popolarità dei talent show che anno dopo anno macinano cantanti e li lanciano in pasto al pubblico, il microfono è diventato il simbolo di un’intera generazione in cerca di fama. D’altronde anche la recente crescita della musica rap e trap nel nostro paese ha contribuito ad una crescita di interesse da parte dei giovani, per non parlare della possibilità di creare i propri v-log su Youtube o fare lo streaming dei videogame. Difficile trovare un giovane appassionato di tecnologia o di canto che non abbia un microfono in casa con il quale allenarsi o produrre video.

Sia per cantare sia per creare i propri v-log però è necessario avere un modello adatto alla situazione. Chi invece suona uno strumento come la batteria, sa bene che per registrare in studio o per amplificare alcune percussioni durante un live servono i microfoni giusti, lo stesso vale per altri strumenti come chitarre e bassi. 

Scegliere un buon microfono però non è affatto facile, perché il mondo della tecnica del suono e dell’ingegneria sonora è molto complesso, al punto che ci sono interi studi su quale microfono usare anche solo per amplificare un semplice rullante di una batteria in un locale di pochi metri quadri.

Partiamo però dalla questione principale: cos’è un microfono? A livello tecnico le corde vocali creano un’onda sonora che si trasmette nell’aria e all’interno del microfono che grazie a un particolare componente trasforma le vibrazioni in energia elettrica. In questo modo la nostra voce si trasforma in dei veri e propri impulsi elettrici che si possono registrare o amplificare. 

Questo a grandi linee è il funzionamento base del microfono, fondamentalmente è proprio come se fosse un amplificatore della voce. Vediamo adesso quali sono le diverse tipologie di microfono e a cosa sono più adatte.

 

Microfono dinamico

Questa è la tipologia più conosciuta, quella che viene in mente quando si pensa ad un microfono. Il suono viene creato da un diaframma e da una bobina in un campo magnetico che amplificano la voce tramite le vibrazioni, modulate a loro volta dall’energia elettrica. Il microfono dinamico è quello più utilizzato da tutti i cantanti, specialmente dai vocalist da discoteca e dai cantanti rock, hard rock e metal. Oltre alla musica viene usato per conferenze stampa, congressi e conferenze. 

 

 

Si tratta di una tipologia estremamente versatile che può funzionare anche con batteria o via wireless, inoltre è uno dei microfoni più robusti e allo stesso tempo meno costosi sul mercato. L’unico problema del microfono dinamico è che crea tantissimo feedback, ovvero il ronzio fastidioso quando i volumi sono troppo altri o ci sono interferenze.

 

Microfono a condensatore

Il principio a condensazione sfrutta due lamine metalliche, chiamate armature. Parlando nel microfono si farà vibrare la lamina mobile, le vibrazioni verranno poi trasformate in impulsi elettrici per l’amplificazione o la registrazione. Se il microfono dinamico è il preferito per i live, quello a condensazione è il non plus ultra per le registrazioni, infatti ogni studio professionale che si rispetti ne ha più di uno da far utilizzare ai cantanti. 

Il suo utilizzo si estende anche alle radio, alle stazioni televisive e alle cabine di doppiaggio in quanto il suono registrato è di alta qualità. Il prezzo del prodotto è abbastanza alto, con modelli che superano addirittura i 1.000 euro.

 

Microfono a nastro

Uno strumento di nicchia usato negli anni ‘60 e ‘70 ricercato solo dai collezionisti o dagli appassionati della musica di quel periodo. Ormai il suo funzionamento è superato, ma viene utilizzato in alcuni studi di registrazione per ottenere un suono ‘vintage’ molto caldo. Ovviamente trattandosi di un prodotto professionale difficile da trovare sul mercato, i prezzi saranno davvero elevati.

 

 

Microfono piezoelettrico

Conosciuto anche come microfono a cristallo o microfono ceramico, il piezoelettrico è il membro più economico della famiglia e funziona grazie a dei cristalli in grado di creare energia elettrica tramite le onde sonore della voce. Vengono usati prevalentemente per accordare strumenti e in diversi campi professionali come quello delle traduzioni simultanee. La qualità non è il punto di forza di questo microfono, quanto più la compattezza che permette di portarlo ovunque e usarne più di uno senza ingombrare troppo spazio.

Queste sono le principali tipologie di microfono che si possono presentare con diverse forme e soprattutto con diverse direzionalità del suono. Prima di scegliere il modello giusto dovete tenere conto dello scopo per il quale volete comprarlo. Per esempio se volete cantare allora il modello migliore sarà quello dinamico, mentre per le registrazioni, podcast, v-log o altro allora vi converrà puntare su un prodotto a condensatore, magari investendo qualcosa di più per avere una migliore qualità. 

Per amplificare la voce dal vivo potrete aiutarvi con un mixer collegato a delle casse, o lavorare con il tecnico del suono per ottenere il risultato migliore. Se invece dovete creare dei video o delle registrazioni della voce in casa, allora dovrete fare un po’ di pratica e cercare di capire quale può essere la configurazione ottimale.  

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Il microfono del cellulare può ascoltare tutto ciò che diciamo, minando la nostra sfera privata. Difendiamoci disattivando questa piccola spia nascosta.

 

Gli smartphone hanno rivoluzionato completamente la nostra vita e il nostro modo di pensare. Inutile negarlo, anche se odiate la tecnologia con tutto il vostro cuore non potete negare che il mondo sia cambiato grazie a dispositivi portatili in grado di connettersi al web in qualsiasi momento. Mai come in questo periodo storico l’umanità è stata così unita da un’unica rete… e forse è proprio il motivo per il quale odiate gli smartphone! 

In effetti sebbene ci siano numerosi vantaggi nell’usare uno smartphone, il rischio di violazione della propria privacy è molto elevato. Ma d’altronde internet non è stato mai particolarmente famoso per la riservatezza, anche prima della nascita di telefonini e social network. Chi ha visto il world wide web arrivare si ricorderà molto bene dell’allarmismo riguardante il tracciamento dell’IP che poteva permettere agli hacker di accedere ai diversi PC per rubare i dati contenuti. Insomma, l’idea di essere connessi piace, ma quella di vedere la propria privacy violata un po’ meno.

 

Invasione della privacy

Al giorno d’oggi non si tengono solo file sui propri dispositivi ma addirittura informazioni sensibili come quelle riguardanti il proprio conto in banca, la carta di credito prepagata e le miriadi di password che usiamo per poter accedere ai vari servizi streaming, social network, e-mail e piattaforme per il gaming. Vorreste mai vedere il vostro conto in banca ridursi a uno 0 assoluto nel giro di un giorno perché i dati di accesso al vostro portale di home banking sono stati rubati?

Gli appassionati di videogame possessori di una PS4 si ricorderanno del recente hacking della piattaforma PS Network, uno dei più grossi ‘phishing’ degli ultimi anni che ha costretto Sony a dover reinventare completamente il sistema di account del servizio. Per non parlare dei problemi di Facebook con la questione delle fotografie liberamente utilizzabili dalla società. Certo, chi non vorrebbe vedere la propria faccia su una pubblicità in Cina? 

 

 

I complottisti ovviamente non fanno che elaborare teorie sul controllo e sul ‘nuovo ordine mondiale’, mentre ci sono tantissime persone per le quali la privacy non è assolutamente un problema e continuano a usare senza tregua i propri smartphone per andare sui social network e navigare il web.

In realtà sebbene sia impossibile salvaguardare la propria privacy quando si usa il web, si possono avere delle accortezze che possono migliorare la qualità della vita ed evitare di incorrere in spiacevoli inconvenienti. Sapevate infatti che un qualsiasi microfono economico per PC o quello integrato nello smartphone, se lasciato attivo, può trasferire tantissime informazioni ai data center? 

 

Algoritmi spia

Sarà capitato anche a voi di fare due chiacchiere con amici o familiari su un prodotto o un qualsiasi argomento per poi trovarvi la pubblicità su Facebook o altri social network. No, non è magia e no, il vostro cervello non è in grado di comunicare telepaticamente con il web. Semplicemente il microfono attivo registra tutte queste informazioni e le trasferisce in modo da permettere ai motori di ‘ottimizzare’ la ricerca e proporti le soluzioni che vorresti. Comodo, ma anche un po’ spaventoso. 

D’altronde adesso su Facebook le bacheche sono praticamente invase di qualsiasi pubblicità che in qualche modo sembra inerente con i vostri interessi. Se per esempio suonate, eccovi un po’ di band di generi musicali dei quali magari non ve ne importa niente, oppure il link alla pubblicità di un negozio di strumenti.

Gli algoritmi dei social e delle app che sfruttano il microfono sono capaci di calcolare tutto questo grazie all’analisi del timbro di voce, delle parole e degli orari in cui parliamo di un determinato argomento. Per prevenire questa invasione della nostra privacy occorre disattivare il microfono, sebbene occorra farlo ogni volta che si apre l’app. 

Ma non è solo Facebook l’unico social afflitto da queste problematiche, infatti anche Twitter sembra avere qualche problema abbastanza grave. Alcuni utenti si sono trovati dei like sotto alcuni contenuti non condivisi, questo perché avevano accettato alcune condizioni d’uso che permettevano al sistema di piazzare dei like a piacimento.

 

 

Come evitare il problema

Gli esperti di sicurezza internet consigliano di leggere attentamente le condizioni d’uso di ogni applicazione e programma, evitando di autorizzare l’accesso ai propri dati personali se non strettamente necessario. Ad esempio è inutile dare questo tipo di autorizzazione a app per lo svago come ad esempio videogiochi o magari un metronomo e accordatore per chitarra. 

Se notate che la vostra privacy è stata invasa e vi trovate in una della situazione descritte sopra, potete o cancellare l’app oppure disattivare le autorizzazioni ritirando il consenso all’uso dei dati personali in qualsiasi momento.

Il problema della privacy però rimane sempre abbastanza intricato, d’altronde se per certi versi si cerca di migliorare l’esperienza del consumatore, per altri questa tende a diventare un po’ troppo invadente. Nel corso degli anni si dovrà trovare una via di mezzo, oppure limitare i contenuti e le pubblicità alle quali però molti social network devono la loro fortuna. D’altronde niente è mai completamente gratis, quindi se non paghiamo l’uso dei social con la moneta, in un certo verso la paghiamo regalando informazioni personali.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Metronomo – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

I primi due metronomi della nostra classifica sono: Tama RW200, uno strumento elettronico digitale molto completo perché è programmabile e consente di regolare velocità e volumi separati per quarti, ottavi e terzine. Permette anche di archiviare i pattern e viene fornito con una custodia protettiva di qualità. Un’alternativa valida ma più economica è Seiko SQ50V, un modello al quarzo molto compatto, tanto che sta nel palmo di una mano. Consente di regolare il volume e di accordare lo strumento.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Guida all’acquisto – Come scegliere il miglior metronomo?

 

In questa guida cerchiamo di offrirti qualche spunto che potresti trovare utile per acquistare il metronomo più adatto alle tue esigenze. Un aiuto più concreto lo trovi nella classifica in basso dove puoi leggere la recensione dei modelli più apprezzati quest’anno sul mercato. Se non sai quale scegliere, dagli un’occhiata.

 

 

Digitale, al quarzo o meccanico?

Fondamentale specialmente all’inizio della propria carriera musicale, il metronomo è disponibile in diverse modalità. Ci sono quelli online che hanno il vantaggio di essere gratuiti e non occorre scaricare alcunché, al massimo JavaScript se non presente tra i propri programmi.

Poi ci sono le app scaricabili anche qui gratuitamente o pagando una cifra irrisoria che trasformano il proprio smartphone in metronomo.

In questa sezione ci occuperemo però dei modelli tradizionali: la scelta che andrà fatta sarà tra quelli digitali, al quarzo o meccanici. Tutti aiutano a tenere il tempo emettendo il classico clic che, attenzione, deve essere ben udibile anche durante l’esecuzione del brano musicale. Meglio dare un’occhiata alle recensioni degli utenti in merito.

I modelli digitali e al quarzo prevedono anche l’ingresso da 3,5 mm per inserire le cuffie. Quelli meccanici non hanno il display e sono come dei pendoli capovolti che hanno un’asta graduata e un peso per misurare i battiti al minuto (BPM) tenendo conto della categoria del tempo (andante, allegro, ecc.). Variando la posizione del peso sull’asta varia anche l’oscillazione. Questi modelli non necessitano di batterie.

Se sei in cerca del modello col prezzo minore, dovresti orientarti su un metronomo elettronico digitale semplice e tascabile. Altri modelli digitali, al contrario, sono molto più costosi perché programmabili, più completi degli altri e più ricchi di funzioni, per esempio lo spegnimento automatico del clic dopo alcune battute.

 

Per chi è consigliato

Il metronomo è consigliato per chi muove i primi passi e vuole imparare bene a tenere il tempo, a modificare la velocità e la scansione ritmica.

Tuttavia non è consigliatissimo per chi non ha alcuna nozione di tempo e per chi brancola totalmente nel buio: in questo caso si rischia di apportare ulteriore confusione, più che un gradito aiuto.

Anche quando si ha già un certo senso del ritmo, è bene non utilizzare il metronomo troppo spesso ma solo per migliorare la propria tecnica. Certo, chi si esercita tutti i giorni può tenerlo sempre a portata di mano, ma questo non significa che debba utilizzarlo costantemente, ma solo per migliorare la precisione nel ritmo o in passaggi tecnicamente più complicati.

La musica non è solo tecnica, è ben altro e l’esecuzione di un brano non deve diventare pura meccanica.

 

 

Design

Confronta prezzi e recensioni prima di acquistare il tuo metronomo, ma dai un’occhiata anche al design di questo strumento che ti deve soddisfare dal punto di vista estetico e funzionale.

I modelli della migliore marca spiccano sugli altri anche per la particolare cura nelle rifiniture e nel look. Un metronomo che sia particolarmente gradevole potrà essere tenuto in bella vista, senza contare che potrebbe durare decine di anni.

Molto graditi, per esempio, sono quelli meccanici in stile vintage: insuperabili nell’estetica ma un po’ più ingombranti da portare. I modelli digitali tascabili sono invece i migliori da trasportare.

Dai un’occhiata in basso, c’è un elenco di metronomi per tutte le esigenze e per tutte le tasche.

 

I 5 Migliori Metronomi – Classifica 2020

 

Come promesso, eccoci giunti ai nostri consigli d’acquisto su quale metronomo comprare. Abbiamo selezionato quelli che riteniamo i migliori modelli per il rapporto tra prestazioni offerte e prezzo e, soprattutto, quelli più apprezzati dagli appassionati. Non ti resta che scoprire quali sono.

 

 

1. Tama RW200 Metronomo

 

Tama è un marchio internazionalmente riconosciuto da professionisti e semplici appassionati. Apprezzatissimi sono gli strumenti a percussione e, in particolare, le batterie, di grandissima qualità.

Lo strumento di cui parliamo non fa eccezione e, anzi, molti lo considerano uno dei migliori, se non il miglior metronomo per qualità/prezzo sul mercato.

Va bene per chi è agli inizi e anche per chi vuole cimentarsi in pezzi più complicati e per chi già suona in una band. È programmabile, ha velocità e volumi regolabili separati per quarti, ottavi e terzine.

Si tratta di un metronomo digitale con display LCD retroilluminato piuttosto ampio e facile da leggere. Insomma, ha tutto l’occorrente per accompagnare il musicista in maniera efficace durante le sue performance.

Non manca la tastiera, un’ottima memoria per archiviare tutti i pattern desiderati e, in questa versione rinnovata, viene inclusa anche una custodia protettiva resistente e di qualità.

Il prezzo è superiore alla media ma ampiamente giustificato dalle prestazioni e dalla completezza. Manca l’alimentatore che, invece, è indispensabile perché le batterie potrebbero non garantire un’autonomia sufficiente.

Uno dei migliori metronomi digitali sul mercato, secondo i pareri degli utenti che l’hanno acquistato. Può essere utilizzato sia da chi è alle prime armi sia da chi ha necessità di avere uno strumento di livello professionale, visto la grande quantità di opzioni che mette a disposizione.

 

Pro

Digitale: Offre uno display LCD retroilluminato dove è possibile visualizzare le informazioni necessarie per eseguire al meglio le proprie performance musicali.

Memoria: Tra le dotazioni, spicca la presenza di una memoria interna dove è possibile salvare tutti i pattern desiderati, che potrebbero servire durante le registrazioni o esibizioni live.

Velocità e volume: Il nuovo metronomo digitale Tama consente, tra le altre cose, di regolare separati sia la velocità sia il volume per quartine, terzine e ottavi.

 

Contro

Alimentazione: Nonostante il prezzo un po’ alto non viene fornito di un alimentatore esterno. Funziona quindi solo a batterie, meglio se ricaricabili, per non spendere troppo quando si esauriscono.

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2. Seiko SQ50V Metronomo al Quarzo con Controllo Volume

 

Tra i più popolari in rete, questo Seiko non poteva mancare nella nostra classifica dei migliori metronomi del 2020.

È un modello al quarzo molto compatto tanto che sta nel palmo di una mano. Il funzionamento è semplice e proprio per questo viene apprezzato dai consumatori, anche da quelli meno esperti e più giovani.

Si sente molto bene durante le prove al pianoforte ma in alternativa è possibile sfruttare il jack da 3,5 mm per collegare le cuffie.

È piccolo ma completo perché, grazie al SIb e al LA, permette di accordare lo strumento e in più consente di regolare il volume. Misura il tempo da 40 fino a 208 battiti per minuto con l’indicazione della categoria (andante, adagio, ecc.).

Maneggevole, preciso, è solido e resistente. Grazie al piccolo supporto sulla parte posteriore può essere appoggiato ovunque. Ha un design gradevole esteticamente e viene fornito con le pile incluse.

Nella guida per scegliere il miglior metronomo abbiamo deciso di inserire questo modello Seiko al quarzo per la sua semplicità d’uso abbinata a ottime caratteristiche tecniche. Mette a disposizione anche una presa  jack da 3,5 mm dove inserire una paio di cuffie per sentire ancora meglio i battiti al minuto, compresi in un range tra 40 e 208.

 

Pro

Accordatura: Quando serve accordare uno strumento velocemente questo manometro viene in aiuto mettendo a disposizione via audio un SIb e un LA.

Cuffie: È possibile anche collegare cuffie che siano dotate del classico jack da 3,5 mm da inserire nella relativa presa presente sul dispositivo.

Supporto: Grazie alla presenza di un piccolo supporto nella parte posteriore, il metronomo si può posizionare ovunque ci sia un piano d’appoggio.

 

Contro

Prezzo: Rispetto ad altri metronomi al quarzo non è il più economico sul mercato, e questo senza apparenti motivi.

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3. Wittner 903082.0 Metronomo Piccolo

 

Per chi cerca un metronomo meccanico consigliamo di dare un’occhiata a questo modello, tra i più venduti sul mercato.

Uno strumento di questo tipo, come detto, funziona in base all’oscillazione di un pendolo, a un’asta graduata e a un peso. Sono riportate anche le indicazioni tradizionali come presto, moderato, adagio, ecc. Non occorrono quindi batterie e sarà possibile misurare il tempo sempre, senza sorprese.

Questo modello, in particolare, è molto gradevole esteticamente grazie allo stile vintage e al suo colore rosso rubino. È completo di coperchio in plastica da applicare quando non in uso per proteggere lo strumento.

Facile da trasportare, ha dimensioni molto ridotte ma, nonostante questo, produce un clic ben udibile (non c’è il campanello).

È facile anche impostare e modificare il tempo, specialmente per chi è ai primi passi nel campo della musica e, come confermano le recensioni entusiastiche degli appassionati, si è rivelato estremamente affidabile e preciso.

Chi non si vuole affidare a tutti i costi alla tecnologia può prendere in considerazione il metronomo meccanico Wittner. Funziona in base all’oscillazione della barra centrale e sono riportare tutte le indicazioni basilari come, moderato, adagio, presto e via dicendo. Piace anche per l’estetica un po’ retrò e per la facilità con cui si imposta e modifica il tempo.

 

Pro

Compatto: Le sua dimensioni davvero contenute consentono di portarlo sempre con sé e averlo magari come “muletto” nel caso non funzioni il metronomo digitale.

Facile da usare: Questo tipo di metronomo è indicato per chi è alle prime armi vista la facilità con cui è possibile impostare e modificare il tempo che serve.

Retrò: Esteticamente ricorda i modelli utilizzati molti anni fa quando il digitale non era ancora contemplato per questo tipo di prodotto.

 

Contro

Plastica: Il costo basso è dovuto alla costruzione in plastica di quasi tutto il manometro, sicuramente meno resistente e di pregio rispetto a un modello in legno.

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4. Rayzm Metronomo Meccanico di Alta Precisione

 

Metronomo dal buon rapporto qualità/prezzo, fa sicuramente al caso dei giovani studenti di musica. C’è tanta plastica ma non si ha mai quella preoccupante sensazione di avere tra le mani un oggetto fragile, anzi, agli utenti è piaciuta l’idea di avere un metronomo leggero ma al tempo stesso parecchio resistente da potersi portare dietro anche a lezione. 

Se c’è una cosa che ha dato fastidio è stato il rumore del battito che il metronomo usa per scandire il tempo; molti musicisti lo ritengono troppo forte e si sono detti disturbati. D’altro canto tale caratteristica può sicuramente fare al caso di quanti suonano strumenti come la batteria. 

Ma veniamo alla questione fondamentale per un metronomo: è preciso? Secondo noi sì e ne sono convinti anche tanti altri clienti che, oltretutto, hanno avuto il conforto dei loro maestri. Ciò ci convince definitivamente che il metronomo Rayzm sia in grado di soddisfare non solo i principianti ma anche quanti hanno già una certa esperienza.

 

Pro

Preciso: Un metronomo non può prescindere dalla precisione e, anche se in questo caso si tratta di uno strumento per principianti, non delude.

Solido: Nonostante sia uno strumento realizzato per gran parte in plastica, è molto solida pertanto possiamo dirci soddisfatti per la qualità dei materiali.

Prezzo: Da non sottovalutare il costo di questo metronomo che, vista la sua qualità generale, è da noi ritenuto vantaggioso.

 

Contro

Rumoroso: Il volume dei battiti è molto forte, ciò può anche andar bene per chi suona la batteria ma molti altri lo ritengono un fastidio.

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5. Korg Métronome MA-1 Black

 

Vuoi spendere il meno possibile per acquistare un metronomo? Se fai una comparazione tra i modelli più economici venduti online, potresti incrociare questo Korg che ha un prezzo imbattibile ed è quindi molto molto gettonato.

È un modello digitale, semplice ma completo. Funge anche da accordatore per i vari strumenti grazie al segnale audio di riferimento.

La velocità del tempo può essere regolata in due modi: pendulum steps come nel caso di un metronomo meccanico e full steps aumentando o diminuendo i battiti per minuto singolarmente. Una terza funzione, tap, consente di impostare velocemente il tempo desiderato.

Non manca il jack per le cuffie, la funzione memoria per non perdere le impostazioni settate e lo spegnimento automatico che ottimizza la durata della batteria (inclusa).

Si possono selezionare nove movimenti e otto tipi di ritmo per i vari generi musicali. Davvero difficile chiedere di più a uno strumento con un prezzo del genere.

Prezzo molto appetitoso per questo modello digitale che consente di impostare la velocità del tempo in due modalità, pendulum step, come i metronomi meccanici o full steps scegliendo di aumentare o diminuire i battiti anche per ogni singolo minuto. Chi volesse sapere dove acquistare questo apparecchio può trovare i link dei rivenditori online sotto i pro e contro di questa pagina.

 

Pro

Impostazioni: Tra la varie impostazioni che si possono scegliere piace quella chiamata “tap” che permette di impostare con facilità il tempo di cui si necessita per un particolare brano musicale.

Jack: Non manca un comoda porta audio da 3,5 millimetri dove inserire il jack della cuffia, per concentrarsi meglio sulle battute.

Spegnimento automatico: Altra caratteristica molto apprezzata riguarda lo spegnimento automatico del metronomo quando non viene utilizzato per un lasso di tempo predefinito.

 

Contro

Retroilluminato: Qualche utente avrebbe preferito che il display digitale fosse retroilluminato per poter vedere i tempi anche con luce tenue.

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Come utilizzare un metronomo

 

Il metronomo è uno strumento fondamentale per chi studia musica: scandisce il tempo entro il quale le battute vanno suonate. È impensabile suonare senza andare a tempo e il metronomo aiuta proprio in questo senso. Di conseguenza, se volete essere musicisti, sappiate che non potrete farne a meno, indipendentemente dallo strumento che si suona. Quindi la risposta è sì, perfino se volete studiare canto, dovrete avere a che fare con un metronomo, meccanico o digitale che sia.

 

 

Scegliere tra un metronomo meccanico oppure digitale

Come abbiamo accennato un attimo fa, il metronomo può essere meccanico oppure digitale. Entrambi danno il tempo e lo fanno in modo preciso ma chi cerca un approccio più professionale alla musica, predilige il modello meccanico. D’altro canto un metronomo digitale può avere delle funzioni in più (dipende dal modello) come, per esempio, l’accordatore.

 

Non solo per suonare più veloci

Sbaglia chi pensa che il metronomo serva ai virtuosi dello strumento che aspirano a suonare più veloci di Malmsteen. Certamente serve anche a quello ma non basta essere veloci, ci vuole il controllo o, nel nostro caso specifico, bisogna andare a tempo e vi risparmiamo i discorsi sulla velocità fine a se stessa. Utilizzando il metronomo si familiarizza con le basi della divisione ritmica. È chiaro che, dovete avere la conoscenza di ottave, terzine, sedicesimi e così via; in caso contrario non capirete mai se state “suonando a metronomo”.

 

Andare meno veloci di quanto si può

Quando vi esercitate con il metronomo, fatelo a una velocità inferiore rispetto a quella di cui siete capaci. In questo modo si potrà migliorare la resistenza e studiare per più tempo. Insomma, un maratoneta non parte a tutta velocità altrimenti non arriverebbe al traguardo. Lo sprint, proprio come con la maratona, lasciatelo per il finale, quando avrete imparato bene la scala sulla quale vi state esercitando, anche perché a cosa serve eseguire una scala velocissima se poi lo si fa con errori e sbavature?

 

 

Registratevi

Registrarsi mentre si suona con il metronomo può essere molto utile, anzi, secondo noi lo è sicuramente. Avendo la possibilità di riascoltarvi potrete rendervi conto di eventuali errori e imperfezioni e dunque, la volta successiva prestare maggior attenzione fino ad avvicinarsi alla perfezione.

 

 

 

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Questi prodotti sono tra quelli più consigliati, ma al momento non sono disponibili

 

Finether Metronomo, Tradizionale Meccanico Metronomo

 

Ecco un’altra valida soluzione per chi non sa come scegliere un buon metronomo meccanico. Il funzionamento senza batterie è molto semplice perché tutto quello che bisogna fare è girare la chiave, anche se la durata della carica è piuttosto breve.

Oltre alla facilità d’uso, segnaliamo altre tre vantaggi di questo modello: in primo luogo, il prezzo assolutamente competitivo, ideale per chi ha un budget molto risicato.

In secondo luogo, la presenza del campanello che segnala l’inizio della battuta e la possibilità di impostare le battute da 2/4 fino a 6/4.

In terzo luogo, il design molto apprezzato dagli utenti. Il materiale non è pregiato, si tratta di plastica, ma è molto molto simile al legno e, complessivamente, fa una gran bella figura. Anche la confezione è molto curata e pertanto potrebbe essere un’ottima idea regalo. È infine possibile scegliere tra due diversi colori.

Disponibile in due diversi colori, il metronomo meccanico Finether non necessita di pila per funzionare ma si può ricaricare manualmente tramite una chiave, come nei vecchi orologi. Le battute si possono impostare da 2/4 fino a 6/4. Ideale per chi ha un budget risicato.

 

Pro

Manuale: Il metronomo è sempre pronto a funzionare non avendo bisogno di pile e ma solo di una ricarica manuale.

Battute: Come i migliori metronomi, consente di impostare le battute in range compreso tra 2/4 e 6/4.

Design: Piace senza dubbio per il design gradevole che ricorda i pregiati metronomi in legno, anche se questo è costruito in plastica.

 

Contro

Ricarica: Quella manuale non dura molto e quindi serve ricaricarlo spesso se si deve utilizzare per diverso tempo.

 

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Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Mixer – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Chi bazzica gli ambienti musicali o televisivi in qualità di addetto ai lavori, dunque non parliamo di semplici fan, sa di dover avere a che fare con un mixer. Ora può essere che ci sia qualcuno a gestirlo al posto suo o farlo in prima persona. È opportuno, prima di proseguire con il nostro discorso dare una spiegazione sintetica di cosa sia, o meglio cosa faccia un mixer. Ok, è vero, se ne state cercando uno dovreste comunque saperlo già ma a noi piace dare informazioni il più possibile complete. Si tratta di un’apparecchiatura che miscela i segnali audio che trova impiego anche in contesti molto distanti tra essi: per esempio, si usa in teatro, durante i concerti, in televisione, negli studi radiofonici e sono anche il pane quotidiano dei DJ. L’argomento vi incuriosisce parecchio, lo sappiamo, dunque vi indichiamo subito due delle apparecchiature che abbiamo scelto per voi: Alto professional ZMX52 è un mixer compatto nelle dimensioni e nel prezzo mentre Hercules DJ Control Instinct S Series Party Pack è una consolle per DJ entry level ma ben costruita e con funzioni interessanti.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

I 10 Migliori Mixer – Classifica 2020

 

Di seguito trovate i mixer selezionati e ordinati secondo una classifica. Leggete la recensione scritta per ogni articolo frutto anche dei pareri espressi da altri utenti e confrontate i prezzi. Siamo sicuri che troverete il mixer più adatto alle vostre esigenze.

 

 

Mixer audio

 

1. Alto professional ZMX52 Mixer Portatile Professionale 5 Canali

 

È un nuovo mixer audio a cinque canali; nello specifico troviamo un canale mono, con ingresso per microfono, l’ingresso bilanciato di linea TRS con equalizzatore a due bande e due canali stereo con ingressi bilanciati. Chiaramente non si tratta di un mixer professionale (il nome non deve trarre in inganno), si adatta a piccole esigenze ossia feste, karaoke o per gestire l’impianto audio di casa o fare un po’ di musica insieme agli amici. In generale il rapporto qualità prezzo è certamente buono.

Le dimensioni compatte ne facilitano anche il trasporto ma come potete immaginare presenta alcuni aspetti negativi che segnaliamo subito.

Come prima cosa gli effetti si percepiscono appena con quello per la voce più criticato di altri. Il segnale di uscita della cuffia è ritenuto troppo basso e tanto per concludere, mancano le spiegazioni in italiano.

 

Pro

Prezzo: Il costo del mixer è basso ma più in generale possiamo dirci soddisfatti del rapporto tra la qualità e il prezzo che caratterizza questo modello.

Compatto: Come mixer è molto compatto, una caratteristica che torna utile non solo in casa ma anche se c’è la necessità di trasportarlo.

 

Contro

Effetti: Molti utenti sono rimasti delusi dagli effetti, questi sono poco percettibili. Il più criticato di tutti è quello per la voce.

Uscita cuffie: Non convince la potenza dell’uscita di segnale per le cuffie: secondo gli utenti è troppo basso e così non va affatto bene.

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Mixer DJ

 

2. Hercules DJ Control Instinct S Series Party Pack

 

Hercules è tra i marchi più apprezzati per questo genere di prodotti. In questo caso, più che di un semplice mixer si tratta di una consolle per DJ dedicata ai principianti. Qui trovate tutto il necessario per instradarvi verso la carriera dei vostri sogni: ci sono i mini jog con sensore di pressione grazie ai quali esercitarvi con lo scratch, dei tasti molto reattivi (cosa importante e non scontata per una consolle entry level), due leve per gestire i valori del pitch, due fader per il volume e i potenziometri per gli equalizzatori.

I pulsanti sono retroilluminati dunque non avrete problemi neanche al buio. Ma cosa manca: non c’è il selettore Cue utile per assegnare il canale di preascolto. Inoltre non c’è un potenziometro per il gain, anche se il software in dotazione ha la funzione auto-gain.

Per essere mixer DJ entry level la scheda audio è buona, un giudizio analogo lo riserviamo per i materiali. In definitiva, il suo utilizzo è intuitivo.

 

Pro

Mini jog: Dotati di sensore di pressione, rispondono ottimamente e permettono di fare pratica con lo scratch, seppur nella sua forma più elementare.

Facilità d’uso: Sicuramente da apprezzare per questa consolle la sua semplicità d’uso. Tutto è molto intuitivo e ci si mette poco a capire dove mettere le mani.

Tasti reattivi: Abbiamo apprezzato la risposta di tutti i tasti che si sono rivelati reattivi; questa, secondo noi, è una caratteristica da non sottovalutare.

 

Contro

Selettore Cue assente: Che si tratta di una console entry level si capisce da assenze come quella del selettore Cue che serve per assegnare il canale di preascolto e il mix del canale in cuffia.

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Mixer Behringer

 

3. Behringer XENYX 802 Mixer Audio per DJ

 

Behringer è uno di quei marchi che molto spesso si fa preferire ad altri per il buon rapporto qualità/prezzo dei suoi articoli e chi ha a che fare con la musica sicuramente ne ha sentito parlare. Abbiamo scelto di proporre questo mixer entry level che ha il minimo indispensabile per imparare a districarsi con il mixaggio.

Il mixer Behringer ha otto ingressi (sorprendente vista la fascia di prezzo) e due preamplificatori Xenyx con alimentazione phantom; in questo modo si possono usare due microfoni dinamici o a condensatore.

L’equalizzatore è a tre bande e si fa apprezzare per il suo suono caldo. Va sicuramente bene per un piccolo home studio, per una serata karaoke o per il DJ alle prime armi che si esibisce a feste private. È abbastanza compatto dunque il trasporto non è un problema. La presenza di una porta USB sarebbe stata gradita inoltre non ci sono effetti per la voce.

 

Pro

Otto ingressi: Per questa fascia di prezzo otto ingressi sono da considerarsi come un pregio tutt’altro che scontato; siamo davvero soddisfatti di ciò.

Rapporto qualità/prezzo: Behringer conferma la sua fama di fornire buona strumentazione a prezzi concorrenziali. Questo mixer è la conferma.

 

Contro

Ingresso USB: Il mixer non è provvisto di una porta USB la cui presenza è sempre cosa gradita: sarebbe stata la ciliegina sulla torta.

Effetti voce: Segnaliamo l’assenza di effetti per la voce, dunque se necessari per le vostre esigenze dovrete provvedere in altro modo.

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Mixer Yamaha

 

4. Yamaha AG03 Mixer USB a 3 Canali

 

Il mixer Yamaha è pensato soprattutto per essere collegato a un computer. Torna certamente utile per registrare le idee musicali che vengono in mente, in questo senso la possibilità di poterlo collegare non solo a un computer ma anche all’iPad è ancor più utile di quanto si possa pensare.

Sinceramente non lo consigliamo a chi cerca un mixer per la sua attività di DJ mentre invece può fare sicuramente al caso, ad esempio, di uno YouTuber: il mixer AG03, infatti, permette di produrre contenuti online sia per trasmissioni live streaming sia per podcast e video on demand. Il suono è ad alta risoluzione, una dote che è stata riconosciuta praticamente da tutti quelli che sono entrati in possesso di questo mixer.

A proposito, la versione che vi proponiamo è a tre canali ma è disponibile anche quella a sei canali. I controlli rispondono egregiamente. Nella confezione è presente il noto programma per la produzione musicale Cubase. Per l’alimentazione si può scegliere tra quella USB oppure a batteria. Peccato manchi la possibilità di sfruttare una comune presa elettrica. Ottimi i materiali.

 

Pro

Qualità del suono: In tantissime recensioni che abbiamo letto in rete, gli utenti esaltano la qualità del suono; questa è stata la cosa che più ha sorpreso in positivo.

Controlli: La risposta dei controller per l’audio e il fader hanno superato le più rosee aspettative: reattive e affidabili.

Materiali: Un altro particolare che ha soddisfatto le persone entrate in possesso del mixer Yamaha è la sua buona qualità costruttiva; è molto solido.

 

Contro

Alimentazione: Per alcuni potrebbe essere un problema, per altri no ma riteniamo opportuno segnalare che non è possibile alimentare il mixer con la corrente elettrica.

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Mixer digitale

 

5. Behringer Digital Pro Mixer DDM 4000

 

Mixer digitale di fascia media venduto a un prezzo che sicuramente farà gola a molti. Ha due processori di effetti, quattro canali stereo e un campionatore Sampler. Offre, inoltre, la possibilità di collegare fino a due microfoni. Dobbiamo dire che le recensioni su questo prodotto sono state quasi tutte entusiaste ma è bene fare delle precisazioni.

Per l’uso amatoriale è certamente ottimo, una bomba che lascerà a bocca aperte se è la prima volta che avete a che fare con un mixer e noi crediamo che per un dilettante, a queste cifre non si possa immaginare qualcosa di meglio. Poi è robusto, pesante il giusto: queste cose danno la sensazione di grande qualità. Ma una persona più esperta non potrà che restare un po’ deluso dalla meccanica degli slider, troppo morbidi.

La delusione, poi, aumenterà alla prova del vinile. Secondo noi se la vostra intenzione è collegare questo mixer ai vostri giradischi, orientatevi su altro o meglio, fatelo se siete DJ di un certo livello mentre per le feste private ci si può anche accontentare della qualità del suono.

 

Pro

Rapporto qualità/prezzo: Come sempre la casa tedesca conferma di essere particolarmente abile con la sua politica dei “prezzi popolari” riuscendo comunque a commercializzare un prodotto valido come questo mixer.

Qualità costruttiva: Il mixer è ottimamente costruito, un giudizio che vale sia per la parte elettronica sia per quella esterna: tutto appare molto solido e resistente.

 

Contro

Non adatto ai vinili: Chi ha collegato il giradischi a questo mixer è rimasto parecchio deluso giudicandolo inadeguato a questo scopo a causa della qualità del suono non soddisfacente.

Slider morbidi: Non ha convinto tutti la meccanica degli slider. Il problema che è stato evidenziato in alcune recensioni è che sono troppo morbidi.

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Mixer Pioneer

 

6. Pioneer DJ Controller DJ a 2 Canali per Serato DJ Lite

 

È una consolle entry level ma costa più di tante altre. Eh sì perché sappiate che Pioneer si fa pagare bene per i suoi giocattolini e fa anche un’importante operazione di marketing grazie alla quale tutti gli aspiranti DJ vogliono una consolle realizzata dall’azienda giapponese. Attenzione, perché con quanto appena detto non vogliamo dire che la DDJ-SB3 non valga il suo costo, anzi.

La consolle è a due canali, l’uso è intuitivo e ha un lay-out che sa come fare conquiste visto che si ispira ai modelli professionali marchiati Pioneer. Sebbene la consolle sia compatta, ci sono i Jog Wheel, grandi e comodi da usare: la risposta scratch è ottima. In allegato c’è il programma Serato DJ Lite ma qui siamo alla cosa che più ha fatto arrabbiare gli utenti.

Abbiamo detto che pur essendo una consolle entry level, il mixer Pioneer costa molto più di altri e, proprio in virtù dell’investimento richiesto, ha suscitato non poca rabbia apprendere che per sfruttare la versione pro di Serato DJ bisogna acquistarla.

 

Pro

Uso comodo: Il layout professionale unitamente alla facile navigazione tra i vari pulsanti e potenziometri fanno di questa consolle uno strumento non solo bello da vedere ma anche intuitivo nell’utilizzo.

Jog grandi: Gli utenti sono rimasti molto contenti dei Jog, non solo per la loro risposta ma anche per le dimensioni generose, nonostante la consolle sia compatta.

 

Contro

Costo: Pur essendo una consolle entry level, ha un prezzo che potrebbe far pensare al contrario. L’investimento impone di meditare bene l’acquisto.

Serato DJ Lite: Il software in dotazione è quella base, agli utenti ha dato parecchio fastidio aver scoperto che devono pagare altri soldi per la versione Pro.

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Mixer 4 canali

 

7. Ammoon Mini Consolle Mixer 4 Canali Mixer

 

Se volete spendere poco e al tempo stesso restare piacevolmente sorpresi, dovreste prestare la vostra attenzione al mixer 4 canali di Ammoon. È adatto per un home studio e trasmissioni in diretta.

È chiaramente destinato a un uso dilettantistico; qualcuno ha notato un po’ di ritardo nella voce dunque probabilmente per cantare vi conviene puntare su altro di più performante sotto questo punto di vista. Può essere collegato al computer, vista la presenza di una porta USB ma non ci sono software in dotazione. Certo, va detto che il suo costo è contenuto ma almeno una versione base di un qualsiasi programma musicale avrebbe fatto comodo.

Manca anche l’interruttore per spegnerlo. Le dimensioni sono compatte, il peso è leggero ma non parliamo di un oggetto fragile, anzi, ci sembra abbastanza robusto.

 

Pro

Economico: Il prezzo di vendita per questo mixer, a nostro avviso, è da considerarsi positivamente. Spendendo poco si porta a casa un oggetto di buon valore.

Porta USB: È dotato di questa tipologia di ingresso grazie al quale non solo si collega al computer per essere impiegato con dei programmi o per registrare video ma anche per essere alimentato.

Compatto e resistente: Il mixer è di dimensioni compatte, facile da trasportare anche perché molto leggero ma non per questo fragile.

 

Contro

Nessun software: Peccato manchi la dotazione di un software musicale, ciò significa che bisognerà comprarne uno a parte.

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Mixer Soundcraft

 

8. Soundcraft EFX 12

 

È un mixer Soundcraft a dodici canali che impiega il processore AudioDNA. Ampia la disponibilità degli effetti che sono ben 32; tra questi, quello che pare aver stupito più di tutti è il riverbero.

La sezione effetti si inserisce alla perfezione nella struttura compatta del mixer. Buone critiche sono state riservate anche per gli equalizzatori. Un mixer a dodici canali indubbiamente richiede un po’ di dimestichezza nel giostrarsi tra tanti controlli ma comunque si prende rapidamente confidenza con il dispositivo, dunque possiamo parlare di uso semplice.

Non è un mixer professionale ma sicuramente un buonissimo strumento di livello intermedio che consigliamo per le piccole serate live. La struttura è solida e pur non costando poco, il prezzo ci sembra comunque conveniente.

 

Pro

Numero di canali: Il mixer mette a disposizione ben dodici canali: può far fronte a qualsiasi esigenza che possa presentarsi in piccoli contesti live.

Effetti: Chi si è convinto a comprare questo mixer è rimasto molto soddisfatto per la qualità degli effetti, in particolare è piaciuto il riverbero.

Compatto: Contrariamente a quanto le caratteristiche potrebbero far pensare, il mixer è compatto, dote che torna sempre utile.

 

Contro

Peso: Il mixer è un po’ pesante, si sfiorano i 6 chili. Questo può causare delle piccole difficoltà in caso di trasporto.

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Mixer Allen & Heath

 

9. Allen & Heath ZED60-10FX DJ Console

 

In fatto di mixer Allen & Heath è considerata tra i leader del settore. Fondamentalmente lo ZED60-10-FX si basa sullo ZED-10FX ma in più ha il fader da 60 mm che è stato apprezzato per la sua precisione tattile. Sui canali (quattro in totale) mono l’equalizzatore è a tre bande mentre su quelli stereo le bande sono due.

Gli effetti non sono tantissimi ma neanche pochi; sedici per essere precisi.

Le dimensioni sono compatte; il mixer si adatta bene tanto in studio quanto dal vivo. La qualità dei materiali è buona, toccando con mano la sensazione è che si tratti di un oggetto robusto e semplice da trasportare. Forse le note dolenti riguardano il prezzo ma se avete già sentito parlare di Allen & Heath, sapete anche che i suoi prodotti non li regala.

 

Pro

Fader: Il mixer ha un fader da 60 mm che ha praticamente sorpreso tutti per la sua precisione al tatto; è degno di un mixer di fascia superiore.

Compatto: Le dimensioni sono contenute al massimo; ciò facilita le cose quando si hanno problemi di spazio ma anche durante il trasporto.

Resistente: La qualità costruttiva è quella tipica dei prodotti Allen & Heath; il mixer è solido, resistente. Si capisce subito di avere tra le mani uno strumento destinato a durare.

 

Contro

Costo: Abbiamo davvero poco da ridire si questo mixer, certo è che il prezzo è un po’ salato ma questa non è una novità per i prodotti Allen & Heath.

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Mixer Montarbo

 

10. Montarbo FiveO F124CX Mixer 12 Canali

 

Il mixer Montarbo vanta dodici canali, è compatto e affidabile e per questo non ha deluso le aspettative. Ben si presta alle situazioni più svariate: va bene per i concerti e per la sala prove, anche per registrare ovviamente. Il suono risulta naturale, morbido. I misuratori grafici hanno una precisione molto buona.

Precisi anche i controlli rotativi. La qualità audio è eccellente ma come fatto notare giustamente qualche utente nel recensire il mixer, manca il preascolto in cuffia. Tale assenza fa abbassare il voto di almeno mezzo punto.

Questa è davvero l’unica critica negativa che possiamo muovere al Montarbo; per il resto parliamo di un mixer ben concepito, di utilizzo intuitivo e resistente che non mancherà di soddisfare quanti decideranno di portarlo a casa o meglio, sul palco o in sala prove.

 

Pro

Qualità del suono: Gli utenti entrati in possesso del mixer Montarbo hanno manifestato la loro piena soddisfazione per la qualità del suono che esce naturale e pulito.

Preciso: La precisione pare essere un altro degli aspetti più graditi e questo vale tanto per i controlli rotativi quanto per i misuratori grafici.

Qualità costruttiva: Il mixer è costruito molto bene, nel complesso si ha un senso di assoluta affidabilità, è robusto e questo fa presupporre una lunga durata.

 

Contro

Niente preascolto: Agli utenti più attenti non è sfuggita l’assenza della possibilità del preascolto in cuffia; in questo modo non si può verificare cosa accade agli ingressi prima di metterli in onda.

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Guida all’acquisto – Come scegliere un buon mixer?

 

Come abbiamo visto il mixer trova impiego in diversi campi. Per evitare di fare un discorso dispersivo ci concentreremo sulle offerte per DJ o aspiranti tali o comunque su apparecchiature piccole dunque nulla che possa trovare spazio in uno studio di registrazione. In questo modo sarà anche più facile per il lettore fare una comparazione tra le varie apparecchiature proposte e disponibili sul mercato.

La scelta è piuttosto ampia e se siete agli inizi non dovete necessariamente affidarvi al mixer della migliore marca spendendo più soldi di quanti sia necessario; anche comprando un apparecchio più economico si possono fare delle cose interessanti e dare al principiante la possibilità di fare la pratica necessaria con un investimento contenuto. A proposito, se volete sapere dove acquistare il mixer che più di altri vi ha convinto, potete fare riferimento al link che vi segnaliamo per ognuno dei prodotti venduti online.

 

 

I mixer per DJ

Per chiarire le idee ai meno esperti vediamo le caratteristiche generali del miglior mixer usato dai DJ, anche per capire a grandi linee le differenze con quelli, ad esempio, usati per la regia, per i grandi concerti e negli studi di registrazione. La prima cosa che balza agli occhi sono le dimensioni più compatte rispetto ai mixer impiegati nei succitati ambiti.

La seconda differenza che si nota è il numero dei canali audio che nel caso di un mixer per DJ va da due a otto. Tenete presente, poi, che l’apparecchiatura da Disk Jockey è stereo di conseguenza quando si alza il volume di un canale in realtà si alza a due. Le apparecchiature di recente generazione sono dotate di un generatore di effetti detto DSP che dà la possibilità al DJ di aggiungere, appunto, degli effetti al brano. Alcuni modelli hanno anche un campionatore grazie al quale si possono registrare pochi secondi di un brano e metterlo in loop.

 

DJ a tempo perso

Fare il DJ può diventare un’attività a tempo pieno e anche molto remunerativa. È probabile che il vostro sogno sia proprio questo o magari no; forse vi accontentate di fare qualche soldo esibendovi a piccole feste oppure ancora volte semplicemente imparare a usare un mixer perché vi piace certa musica e non avete secondi fini. In tutti questi casi la domanda che vi starete ponendo è sempre la stessa: quale mixer comprare tra quelli venduti online?

Beh, in attesa che possiate raggiungere i livelli di fama di Tiesto o Steve Aoki, giusto per citare un paio di big, vi conviene volare basso. In altre parole prendete in considerazione i mixer venduti a prezzi bassi. Un modello a quattro canali può bastare per cominciare, poi è chiaro, dipende anche dalle esigenze nell’immediato. Se volete esibirvi alle feste di amici e conoscenti potete anche alzare un po’ l’asticella e prendere qualcosa di più costoso ma non professionale; per quello c’è tempo. In questa fase l’importante è fare pratica.

 

Per professionisti

Dopo aver fatto la vostra gavetta e capito che quella del DJ è la strada che volete intraprendere a livello professionale, necessariamente bisogna investire sull’attrezzatura. Avete fatto tante feste in case private, avete accumulato esperienza, magari fatto dei demo apprezzati dalla critica, e cosa fondamentale, avete messo da parte un po’ di soldi per comprare uno dei migliori mixer del 2020.

 

 

Ma chiariamo un punto: essere un DJ professionista non significa essere un DJ di successo. Ve lo spieghiamo con un esempio: diverse discoteche vi chiamano per presenziare alle loro serate e far ballare la gente, vi pagano e anche bene tanto è vero che non dovete preoccuparvi di non fare tardi perché la mattina dopo vi aspetta il turno in fabbrica; le bollette le pagate con quanto guadagnate con le serate. Bene, siete DJ professionisti e pagate pure le tasse com’è ovvio che sia.

Ora passiamo alla definizione di DJ di successo: Tiesto, Steve Aoki. Dunque, se vi chiedete come scegliere un buon mixer vi diciamo che deve essere sicuramente un’apparecchiatura avanzata, professionale ma non serve prendere la stessa strumentazione impiegata dai succitati artisti perché loro fatturano milioni, voi ancora no.

Certamente la qualità generale del vostro mixer deve essere di livello superiore e questo significa che deve potersi associare a altri dispositivi che possano supportare un numero elevato di frequenze e che abbia anche tante funzioni ed effetti combinabili tra loro. Tutto ciò vi permette di personalizzare il vostro stile e dare vita al vostro marchio di fabbrica.

 

 

 

Domande frequenti

 

Come collegare un mixer a PC e cassa?

Se il mixer dispone di porta USB basta stabilire un collegamento con il computer mediante l’apposito cavo, così come fareste con qualsiasi periferica. Purtroppo la porta USB non è presente in tutti i mixer. IN questo caso individuate l’uscita e l’entrata che potete riconoscere dalla dicitura OUT e IN. Collegate un cavo RCA all’uscita del mixer e l’altra estremità nell’ingresso per il microfono del PC. Un altro cavo RCA va collegato in questo modo: una estremità del cavo va inserita nella porta di uscita audio del computer mentre l’altra va nella porta IN del mixer.

 

Come funziona un mixer audio?

In pratica un mixer audio accetta ingressi da differenti fonti audio per poi combinarle al fine di personalizzarle secondo le preferenze di chi gestisce il mix. Il risultato finale viene inviato alle casse oppure a un dispositivo di registrazione.

 

Qual è la differenza tra mixer da regia e mixer per DJ?

Un mixer da regia ha molti più canali rispetto a quello per DJ. I canali, infatti, possono arrivare fino a 196 e trovano impiego in teatri, grandi spettacoli e studi di registrazione. Un mixer per DJ, invece ha dai due a massimo dodici canali. I modelli per DJ sono stereo mentre quelli da regia sono mono. Un’altra differenza tra i due tipi è che quello per DJ può avere un generatore di effetti e un campionatore che dà la possibilità di registrare pochi secondi di un brano e mandarlo in loop.

 

A cosa serve il mixer?

Il mixer ha lo scopo di miscelare i segnali audio. Trova impiego negli studi televisivi, nei teatri durante i concerti musicali, in sala di registrazione e presso i DJ.

 

Che cos’è il cross-fader?

Il cross-fader determina l’ampiezza relativa dei segnali di due canali. Ciò avviene all’interno di un suono complessivo uscente dal mixer. Il cursore è posto su un binario: se si trova al centro allora i due canali hanno la stessa un’intensità se invece è spostata più verso destra, il canale destro ha maggiore influenza. Il discorso si inverte se il cursore tende a sinistra.

 

 

 

Come utilizzare il mixer

 

La configurazione del mixer non è una cosa così semplice; chi si trova ad affrontare questo compito la prima volta può essere colto dallo sconforto l quale è proporzionato alle dimensioni del mixer. In effetti, si tratta di uno strumento complesso ma proveremo ad aiutarvi nel capire come collegarlo al resto della strumentazione.

 

 

Dove posizionare il mixer

La scelta della posizione del mixer è tutt’altro che trascurabile poiché il volume diminuisce all’aumentare della distanza dalla fonte del suono. Per trovare la posione migliore bisogna testarla in prima persona poiché dovete trovarvi sufficientemente distante dalle casse per non essere investiti dal suono ma anche abbastanza vicini da saggiare la qualità dell’audio senza dover aumentare il volume.

Chiaramente va tenuta in considerazione anche la lunghezza dei cavi del microfono e di tutti gli altri strumenti che per ovvie ragioni hanno bisogno di una presa elettrica.

 

I collegamenti

Come prima operazione collegate amplificatore e casse: L’output degli amplificatori va collegato all’input delle casse a meno che le casse non abbiano un amplificatore integrato.

 

Preparate una lista degli input

Dovete stabilire un ingresso e un’uscita per ogni elemento del mixer. A tale scopo si crea una lista numerata da riportare poi su delle etichette che vanno incollate sotto ogni fader. Questo è il modo migliore per sapere cosa corrisponde a ogni canale e di conseguenza si rende più intuitiva la gestione audio.

 

 

Verificate che tutto sia in ordine

È importante presentarsi al luogo dell’evento con un sufficiente margine di tempo; non solo perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo ma anche perché bisogna fare un’accurata prova audio. Oltretutto non è mai bene agire con la fretta addosso perché aumenta la probabilità di commettere errori o dimenticare qualcosa. Accendete tutta la strumentazione e controllate che non ci siano problemi con i collegamenti.

Se riscontrate dei problemi, è probabile che siano di facile soluzione: un cavo mal collegato o danneggiato. Ciò ci porta a un’altra raccomandazione, anzi, due. La prima è che non dovete risparmiare sui cavi, servitevi dei migliori in commercio. La seconda raccomandazione è di avere sempre dei cavi di scorta per eventuali sostituzioni.

 

 

Ultimo aggiornamento: 02.06.20

 

Lezione di Chitarra – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

Strumento dal fascino innegabile, la chitarra fin dalla sua nascita ha saputo conquistare tantissime persone che si sono appassionate allo strumento da spingerle a imparare a suonarlo o quantomeno strimpellarlo. Ma non sono da meno quanti si limitano ad ascoltare qualcuno suonare perché ammaliati dal suono scaturito dalle sei corde. Chiaramente, affinché qualcuno si fermi ad ascoltare anche voi, dovete essere in grado di suonare bene. Come fare? Dovete studiare, esercitarvi ore ed ore e avere talento. Poi è chiaro, dipende da dove volete arrivare: magari vi accontentate di fare colpo su quella ragazza che avete notato in spiaggia oppure tenere in pugno la folla oceanica accorsa al concerto della vostra band. Qualunque siano le vostre motivazioni, è opportuno prendere delle lezioni di chitarra. Avete davanti a voi le seguenti opzioni: fare le cose in grande e iscrivervi al conservatorio, frequentare una scuola per chitarristi, rivolgervi a un maestro che vi dia delle lezioni individuali oppure fare tutto da soli studiando da autodidatti con il supporto di un metodo per chitarra. Nel frattempo che ci pensate, vi suggeriamo due metodi che anticipano la nostra selezione: il primo è il metodo del chitarrista argentino Sagreras, di sicuro interesse per gli amanti della chitarra classica mentre il secondo, Chitarra elettrica per negati, affronta lo studio dello strumento con un po’ di sana ironia.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 8 Migliori Lezioni di Chitarra – Classifica 2020

 

Abbiamo selezionato sul mercato le lezioni di chitarra della migliore marca e stilato una classifica realizzata tenendo conto dei pareri espressi in rete dagli utenti. Per ogni metodo trovate una recensione e un link che vi suggerisce dove acquistare la lezione. Leggete tutto con molta attenzione e confrontare i prezzi.

 

 

Lezioni di chitarra classica

 

1. Sagreras Prime Lezioni

 

Julio Salvador Sagreras è stato un chitarrista e maestro dello strumento: i suoi metodi sono tra quelli più consigliati dai maestri di chitarra classica poiché ricchi di esercizi chiari e mai banali. Prime lezioni, come suggerisce il nome, si rivolge a chi non ha ancora le basi dello strumento e della teoria musicale.

L’approccio è quello a difficoltà crescente in grado di accompagnare gradualmente la crescita dell’allievo. In ogni pagina l’autore dà prova della sua abilità didattica e attenzione per lo studente che fin da subito ha ben chiaro le finalità degli esercizi proposti. L’edizione non è delle più recenti e manca un qualsiasi tipo di supporto audio o video di conseguenza sarebbe opportuno accompagnare il testo con un maestro in carne ed ossa.

Aspetto certamente secondario ma che vogliamo ugualmente segnalare per una informazione più completa, la copertina non ci è piaciuta neanche un po’; graficamente il testo poteva essere più curato. Quanto al prezzo di queste lezioni di chitarra classica, è accessibile.

 

Pro

Autorevole: È certamente un corso autorevole visto l’autore che è da più parti stimato non solo come chitarrista ma anche come maestro.

Chiaro: Le lezioni di chitarra di Sagreras hanno il pregio di essere molto chiare; è una cosa fondamentale soprattutto quando si ha a che fare con i principianti.

Prezzo: Il costo proposto per questo metodo ci sembra decisamente abbordabile; l’investimento è trascurabile a nostro avviso.

 

Contro

Assenza di DVD o CD: Il testo prevede il solo cartaceo, mancano supporti audio e/o video che secondo noi sono sempre molto utili per meglio comprendere gli esercizi da svolgere.

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Lezioni di chitarra elettrica

 

2. Jon Chappell Chitarra Elettrica per Negati

 

Si può imparare a suonare la chitarra elettrica con un pizzico d’ironia? A giudicare dal lavoro dell’autore Jon Chappell è possibile. Il testo, uno dei più venduti e accompagnato da un CD che si rivela molto utile, ha il fine di insegnare non solo la chitarra solista ma anche quella ritmica, spesso colpevolmente trascurata. Vi invitiamo a riflettere bene sull’importanza che la parte ritmica ha in un brano visto che ne costituisce la maggior parte.

Nel testo di queste lezioni di chitarra elettrica, inoltre, ci sono anche utili consigli sulla creazione degli effetti, sulla strumentazione e la loro manutenzione. Dobbiamo dire che il titolo scelto potrebbe trarre in inganno, noi non lo consigliamo a chi parte da zero, una opinione che pare piuttosto diffusa leggendo i commenti pubblicati online.

Il testo è piuttosto corposo, visto che supera di poco le 400 pagine e si fa apprezzare per la sua versatilità in quanto risponde tanto alle esigenze di chi predilige un sound più duro quanto ai chitarristi più melodici e ballad oriented.

 

Pro

CD in allegato: La presenza di un disco in allegato costituisce un valido supporto per meglio comprendere ed eseguire gli esercizi proposti.

Spazio alla chitarra ritmica: All’interno del metodo viene dato il giusto spazio alla chitarra ritmica che fin troppo spesso è sottovalutato dagli studenti. Se avete lacune da questo punto di vista, con questo titolo potete colmarle.

Versatile: È un metodo piuttosto versatile in quanto dà soddisfazione sia agli amanti delle sonorità più dure sia a quanti prediligono la melodia.

 

Contro

Titolo fuorviante: Qualcuno potrebbe essere tratto in inganno dal titolo perché lascia pensare si tratti di un metodo per principianti, invece, per meglio affrontare gli esercizi è meglio avere già un po’ di esperienza.

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Lezioni di chitarra per bambini

 

3. Roberto Fabbri Suoniamo la Chitarra. Metodo Facile per Piccoli Chitarristi

 

L’amore per la musica è bene che vada coltivato fin da piccoli: i bimbi sono delle autentiche spugne, assorbono rapidamente gli insegnamenti. Bisogna dar sfogo al loro lato artistico, assecondarlo.

È chiaro che non bisogna forzare la mano ma se notate che il piccolo ha un certo interesse per la chitarra, serve un metodo adatto all’età dell’aspirante chitarrista: è il caso di queste lezioni di chitarra per bambini, che si propongono di insegnare a suonare giocando. È un testo semplice com’è giusto che sia: per affrontare le difficoltà tipiche della chitarra ci sarà tempo più avanti quando necessariamente bisognerà servirsi di un metodo più avanzato, sempre che la passione del piccolo sia rimasta.

Tutti i brani sono di facile esecuzione, il tutto è semplificato ulteriormente dal CD in allegato. Tutto è spiegato in modo chiaro ma l’aspetto più interessante, secondo noi, è l’uso di disegni da completare con i colori. Il testo è adatto per i bimbi di età compresa tra i 5 e gli 8 anni. Unico appunto, mancano dei brani più recenti, sicuramente più familiari ai bimbi di oggi.

 

Pro

Imparare divertendosi: Il metodo ha il pregio di consentire ai piccoli di imparare i rudimenti della chitarra, divertendosi. L’approccio ci sembra indovinato e funzionale allo scopo.

Disegni da colorare: Non solo il bimbo è spronato a scoprire le sue abilità musicali, ma è stimolato anche con dei disegni da colorare.

CD in allegato: Sicuramente positiva la presenza del disco in allegato; secondo noi è un ulteriore e fondamentale aiuto per il piccolo chitarrista.

 

Contro

Brani poco recenti: La selezione dei brani non è recentissima, in molti casi si tratta di canzoni che un bimbo di 5/8 anni non ha mai sentito prima in vita sua.

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Lezioni di chitarra moderna

 

4. Marco Gerace Manuale di Chitarra Moderna

 

Manuale molto interessante quello di Gerace. Mettiamo subito in chiaro che si tratta del primo di tre volumi complessivi dunque riteniamo l’acquisto inutile se poi non siete disposti a comprare i restanti due. Il nuovo manuale non è di quanto più economico ci sia anche perché va detto che non ci sono in allegato CD o DVD. Si tratta di un’assenza che si fa sentire soprattutto da chi non è seguito da un maestro.

Il lavoro è certamente ambizioso oltre che completo. L’opera si divide in tre parti più un’utile appendice. I temi fondamentali quali accordi, scale e tecnica meccanica sono affrontati in profondità e non è trascurata la parte ritmica.

Insomma, pur essendo solo il primo di un percorso che prevede tre volumi, queste lezioni di chitarra moderna ci sembrano molto complete. Lo sottolineiamo, va bene per i principianti ma è preferibile essere accompagnati da un maestro.

 

Pro

Temi ben trattati: Pur essendo solo il primo dei tre volumi, tutti i temi proposti nel manuale sono trattati in modo approfondito e con innegabile competenza.

Chitarra ritmica: È dedicato il giusto spazio anche alla chitarra ritmica con una serie di esercizi molto validi e di innegabile importanza per un chitarrista che vuole essere completo.

 

Contro

Assenza di CD o DVD: Il manuale non prevede in allegato un disco, di conseguenza non vi è alcun tipo di supporto nell’esecuzione degli esercizi.

Difficile se si è da soli: Un volume del genere, anche in virtù dell’assenza di supporti audio e video, richiede di essere seguiti da un maestro che possa dare le necessarie indicazioni e suggerimenti.

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Lezioni di chitarra per principianti

 

5. Donato Begotti Chitarrista da Zero! Metodo per Principianti

 

È un metodo a difficoltà progressiva che ha tra i suoi pregi il fatto di essere abbastanza completo: tanto la parte solista quanto quella ritmica sono trattate ampiamente.

Spazio anche alla parte teorica: lo studente ha modo di imparare a leggere non solo la tablatura ma anche il pentagramma come ogni vero musicista sa fare. Interessante, poi, la parte dedicata alla conoscenza della strumentazione dunque non solo la chitarra ma anche gli amplificatori e gli effetti. Importante la presenza del DVD contenente l’esecuzione video degli esercizi.

Gli esercizi di queste lezioni di chitarra per principianti sono a difficoltà crescente e qualcuno si è lamentato delle spiegazioni poco chiare per quegli esercizi che presentano un livello di difficoltà maggiore. Forse l’autore ha dato per scontati che arrivato a quel punto del percorso didattico lo studente non ha più bisogno di tante spiegazioni, scelta che sentiamo di non condividere.

 

Pro

Completo: Il metodo in questione ci sembra essere abbastanza completo; il DVD è un valido aiuto nell’eseguire correttamente gli esercizi proposti.

Conoscenza della strumentazione: Non si parla solo di teoria e di esercizi: c’è anche una utilissima sezione dedicata alla conoscenza della strumentazione, cosa importante per un chitarrista.

Diteggiatura: La spiegazione della diteggiatura e della posizione delle mani, a nostro avviso, sono spiegate ottimamente.

 

Contro

Spiegazioni non sempre adeguate: Una lacuna evidenziata dagli utenti per questo manuale riguarda le spiegazioni poco curate nel caso degli esercizi più difficili.

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Lezioni di chitarra Cicolin

 

6. Claudio Cicolin Chitarra: Principianti! Corso di Chitarra

 

Claudio Cicolin è piuttosto famoso tra quanti navigano su YouTube in cerca di utili consigli per l’apprendimento della chitarra. Il maestro ha realizzato una serie di volumi che compongono il suo corso base. Noi vi presentiamo il primo costituito da 14 unit.

Il metodo si prefigge di accompagnare passo dopo passo l’allievo nell’apprendimento dei principi basilari dello strumento. Aspetto di sicuro interesse è che il cartaceo si integra con una serie di video lezioni tenute dallo stesso Claudio Cicolin. L’approccio del maestro è paziente e chiaro; torna più volte suo vari passaggi, in particolare quelli più difficili.

Grossi aspetti negativi non ne abbiamo trovati, certo completare il percorso con i 5 volumi potrebbe essere un po’ costoso per qualcuno ma è davvero l’unico appunto che possiamo muovere.

 

Pro

Linguaggio chiaro: Il metodo si caratterizza per la chiarezza del linguaggio con il quale sono spiegati gli esercizi: l’approccio è immediato, diretto.

Supporto video: Le lezioni si accompagnano a una serie video molto utili per una migliore comprensione del contenuto del volume.

Materiali: Il volume è realizzato con carta di buona qualità, la rilegatura è ben fatta quindi non c’è il pericolo di ritrovarsi con fogli volanti come accade con certi metodi realizzati al risparmio.

 

Contro

Costo: Di per sé quello del singolo volume non è così eccessivo ma per portare a termine il corso base bisogna comprarne ben cinque.

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Lezioni di chitarra acustica

 

7. Umberto Ferrarazzo Modern Acoustic Guitar

 

Ci sono due chiavi di lettura per questo metodo e a seconda del punto di vista si può restare soddisfatti o meno. Se volete tenere sotto mano tutte le tecniche (o quasi) e nozioni sulla chitarra moderna acustica può essere un titolo interessante. Se invece si è interessati a un lavoro che tratti gli argomenti approfonditamente, allora o cercate dell’altro o lo integrate con un altro corso. Non crediamo che questo lavoro faccia al caso di chi parte da zero e troviamo conferma anche nei DVD.

La presenza è certamente una cosa buona ma in tanti si sono lamentati del fatto che gli esercizi sono eseguiti a velocità normale, insomma, il desiderio da più parti espresso è che fossero ripetuti anche a velocità ridotta.

A parte ciò, è un insieme di lezioni di chitarra acustica che non stanca, visto che non ci annoia e ciò è sicuramente positivo.

 

Pro

Concentrato: Il metodo racchiude in poche pagine (un centinaio) una gran quantità di esempi di tecniche chitarristiche e nozioni varie.

DVD in allegato: Il metodo presenta ben due dischi per aiutare gli studenti a eseguire al meglio gli esercizi.

 

Contro

Poco approfondito: Le lamentele maggiori ruotano tutte intorno allo stesso punto: chi critica il metodo ritiene che ci sia troppa carne al fuoco con il risultato che si parla di tante cose ma senza approfondirne nessuna.

Velocità degli esercizi: Soprattutto chi è ancora alle prime armi lamenta il fatto che gli esercizi spiegati sui DVD sono eseguiti a velocità normale e questo complica le cose, sarebbe stato meglio proporre lo stesso esercizio anche a velocità ridotta.

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Lezioni di chitarra blues

 

8. John Wheatcroft Improvvisare il Blues Alla Chitarra

 

In questo testo di John Wheatcroft è racchiusa la storia del blues sintetizzata in circa 200 pagine. L’autore propone un lavoro ricco su un imprescindibile genere musicale come il blues. È interessante l’idea di affrontare stili e artisti in successione cronologica così come la suddivisione per aree geografiche. Il primo degli undici capitoli che compongono il lavoro affronta il blues acustico tipico del Mississippi e dunque spazio alla pentatonica di Mi minore suonata con corde a vuoto e naturalmente al fingerstyle.

Dal Mississippi si vola alla Chicago degli anni ’20, altra tappa obbligatoria così com’è obbligatorio menzionare Muddy Waters. È qui che il blues si arricchisce di nuovi elementi, pensiamo all’armonica e al pianoforte ma soprattutto è dove comincia l’evoluzione della chitarra elettrica blues. Il terzo capitolo è un tributo ad altri due mostri sacri del genere come BB King e Albert King e si prosegue così fino Jeff Beck ed Eric Clapton e dunque alla scuola inglese dove l’uso della leva diventa importante.

Ma probabilmente il materiale è troppo per essere racchiuso in 200 pagine e infatti qualcuno si lamenta affermando che ci sono temi trattati superficialmente. Inoltre, il testo di queste lezioni di chitarra blues non è adatto ai principianti, secondo noi.

 

Pro

Una sorta di enciclopedia: È molto più di un metodo per chitarra; è qualcosa di assimilabile a una sorta di enciclopedia del blues con interessanti cenni storici.

Struttura: Il lavoro è ben strutturato secondo un filo logico che tiene conto dell’ordine cronologico dell’evoluzione del genere.

 

Contro

Troppo materiale: Il lavoro di Wheatcroft è molto ambizioso ma probabilmente andava suddiviso in almeno due volumi. In questo modo ci sono alcuni argomenti trattati in modo non approfonditi.

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Guida all’acquisto – Come scegliere una buona lezione di chitarra?

 

Ci sono tantissimi metodi per chitarra venduti online, forse troppi e dunque orientarsi tra tante offerte può essere complicato. Ogni maestro, autore di un metodo, ha il suo particolare approccio e nella maggior parte dei casi sono tutti validi. Dunque, cosa può far prediligere il metodo X rispetto al metodo Y? Ad esempio il genere che si vuol suonare. A parte i corsi a carattere generale, a nostro avviso da tenere sempre in considerazione per il primo approccio allo strumento, ci sono corsi dedicati alla chitarra jazz, blues, heavy metal ecc.

A seconda del genere c’è una maggiore attenzione per determinate tecniche, anche se dobbiamo dire che spesso altre restano escluse. Tuttavia è chiaro che se volete imparare a fare il dive bomb non lo troverete spiegato su un corso di chitarra jazz bensì su uno per heavy metal.

 

 

Non abbiate fretta

Se non avete mai suonato prima d’ora e vi chiedete quale lezione di chitarra comprare, la risposta può essere una sola: un metodo per principianti. L’errore più grosso che può commettere un chitarrista o meglio, un aspirante tale, è avere fretta, bruciare le tappe. Lo studio della chitarra deve procedere per gradi, si deve iniziare dalle cose (relativamente) semplici. Un esercizio troppo complicato ha un effetto deleterio su chi non ha le basi necessarie per eseguirlo.

Apriamo una parentesi: un esercizio non solo va eseguito, va fatto bene; non basta arrivare fino all’ultima nota, conta come si arriva. Dicevamo degli effetti negativi di un esercizio troppo difficile per le capacità dello studente. Cosa accade di fronte a delle difficoltà che sembrano insormontabili? Succede che ci si scoraggia, ci si annoia e si rischia di abbandonare lo studio. Dunque il nostro consiglio è di comprare una delle migliori lezioni di chitarra del 2020 per principianti.

 

I corsi dedicati ai generi musicali

Dopo aver spiegato come scegliere una buona lezione di chitarra quando si deve cominciare il percorso di studi, vediamo qual è il passo successivo. Padroneggiate gli accordi principali, il barrè non è più un incubo e avete una buona infarinatura della teoria musicale. È arrivato il momento di specializzarsi. Qui entrano in gioco i corsi dedicati a specifici generi musicali e tecniche. Potete scegliere tra la migliore lezione di chitarra jazz, heavy metal, rock, blues e così via.

Se avete da poco abbandonato il corso per principianti, vi suggeriamo di prediligere quei metodi che, pur concentrati su uno specifico genere, presentino esercizi a difficoltà progressiva perché il discorso è sempre lo stesso: portare a termine un esercizio e farlo bene è gratificante ma se non si riesce a causa della difficoltà spropositata rispetto alle vostre attuali capacità, diventa frustrante.

Vogliamo darvi un altro consiglio. Se il vostro scopo è diventare bravissimi chitarristi e anche compositori, non limitatevi a studiare solo il metodo dedicato al genere che più vi piace. Cominciate con quello, divertitevi ma poi allargate i vostri orizzonti e bagaglio tecnico anche con generi distanti dalle vostre preferenze. In altre parole fate una comparazione tra i diversi approcci, a un chitarrista heavy metal, non fa male studiare anche su un corso di chitarra jazz.

 

 

Lezioni con supporto audio e video

Vogliamo essere sinceri, non c’è metodo che possa sostituirsi al prezioso lavoro di un maestro che vi segua, che corregga i vostri errori e sia prodigo di consigli. Questo è il modo migliore per imparare a suonare la chitarra. Purtroppo le lezioni di un maestro non hanno prezzi bassi, senza contare che non è semplice trovarne uno bravo e vicino casa. Comprare un metodo è il sistema più economico e pratico ma vi suggeriamo di cercare quelli più completi.

Cosa vogliamo dire? In allegato deve esserci almeno un supporto audio che faccia da punto riferimento per lo studente, anche se a nostro avviso la soluzione migliore è rappresentata dai DVD didattici grazie ai quali non solo si possono ascoltare gli esercizi ma vederli anche eseguiti.

 

 

 

Domande frequenti

 

Che cosa è un lick?

Un lick altro non è che una sequenza di note, una frase che insieme ad altri permette al chitarrista di crearsi il suo vocabolario. I lick possono essere suonati su una sequenza di accordi e tornano molto utili nelle improvvisazioni.

 

Che cos’è il bending?

Il bending è un effetto di glissando che ha come conseguenza l’alterazione della nota musicale di partenza; lo scopo è portarla a una nota d’arrivo più alta. L’intervallo tra la nota di partenza può essere compreso tra un semitono e due toni. Per eseguire il bending si suona una nota (mai a vuoto) per poi spingere la corda verso l’alto o il basso.

 

Che cos’è il tapping?

Il tapping prevede l’utilizzo di entrambe le mani sulla tastiera. Con la mano sinistra di eseguono i legati mentre con la destra si suonano delle note aggiuntive sulla tastiera: generalmente per fare ciò si usa il dito medio poiché pollice e indice tengono il plettro.

 

Che cosa sono l’hammer on e il pull off?

L’hammer on è quando con una sola plettrata si suonano due note ascendenti (di fatti è un legato). Il suono della seconda nota si ottiene semplicemente pigiando con forza il tasto, dunque la plettrata viene data solo sulla prima nota da suonare. Il pull off, invece, è il processo inverso. Si tratta di un legato discendente che si ottiene dando la plettrata per la prima nota per poi “strappare via” il dito e ottenere così una nota più bassa.

 

 

 

Come dare lezioni di chitarra

 

Dopo aver finalmente comprato la chitarra arriva il momento di suonarla. Ma come far se questo è in assoluto il vostro primo strumento? La scelta più ovvia se si vuole imparare a suonare seriamente lo strumento è di trovare un buon maestro. Tuttavia le lezioni costano e poi non è facile trovare un insegnante nelle vicinanze. L’alternativa è costituita dai metodi per chitarra e dunque, imparare a suonare da autodidatti.

 

 

L’accordatura

Senza uno strumento accordato non si va da nessuna parte e ogni chitarrista deve essere in grado di accordare il suo strumento. L’accordatura è fondamentale tanto per suonare le vostre canzoni preferite quanto eseguire gli esercizi. Per ottenere l’intonazione giusta delle corde bisogna girare le chiavi in un senso o nell’altro a seconda che la nota debba essere alzata o abbassata.

C’è più di un sistema per accordare lo strumento ma secondo noi quello più preciso veloce è utilizzando l’accordatore, un apparecchio che riconosce la frequenza della corda suonata e vi mostra la nota. Per esempio, il MI corrisponde alla E sull’accordatore dunque la corda va tesa o allentata fin quando non compare la E sul display.

 

Come eseguire gli esercizi

Sul vostro metodo trovate una serie di esercizi. Dovete seguirli secondo l’ordine proposto perché in generale hanno una difficoltà crescente e sono ordinati in modo tale che al completamente di ogni esercizio avete acquisito le conoscenze necessarie per eseguire il successivo correttamente.

 

Andateci piano

Mettete da parte la vostra voglia di spaccare il mondo. Gli esercizi vanno fatti bene, non velocemente. Poi per la velocità troverete degli altri esercizi dedicati a questo scopo ma quella viene in un secondo momento. Correre (a vuoto) sulla tastiera è controproducente: concentratevi sulla pulizia dell’esecuzione; andate piano.

 

 

Usate un metodo adatto alle vostre capacità

La scelta del metodo deve tenere conto del vostro grado di preparazione. In altre parole se siete principianti, studiare su un metodo per chi è a un livello avanzato, non vi trasformerà più velocemente in ottimi chitarristi. Un metodo avanzato presuppone che abbiate già determinate conoscenze e abbiate sviluppato una certa abilità tecnica. Di conseguenza gli esercizi saranno difficili per voi e finirete per non imparare nulla. Studiate su un metodo pensato per chi è agli inizi poiché troverete spiegate nel dettaglio cose fondamentali che vi serviranno per accedere a un livello superiore e più complesso.